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È possibile vivere un pezzetto di paradiso qui sulla terra?
Il desiderio di felicità è connaturale al cuore dell’uomo. Potremmo dire che la vita intera è una ricerca della felicità. Quanti però sono quelli che riescono a conseguirla?
I sogni della giovinezza si scontrano inevitabilmente con la durezza di una vita che richiede fatica, coraggio e lotta incessante contro le asperità esterne e le fragilità interne.
I frammenti di felicità fuggono via veloci non appena li afferri e prima ancora che il cuore possa gustarli, mente le amarezze e le disillusioni si accumulano di giorno in giorno.
Arriva il momento in cui si pensa alla resa, come se la felicità fosse impossibile, come quei sogni che finiscono con brutti risvegli.
Eppure la Madonna ci assicura, nei suoi messaggi, che già su questa terra è possibile vivere un pezzetto di paradiso. È una esperienza che Lei stessa ha vissuto e che vorrebbe condividere con noi.
Non si tratta ovviamente di quelle felicità mondane che sono illusorie e passeggere, ma di quella felicità che viene da Dio, piena, inesauribile ed eterna.
È un sorgente di felicità che è a disposizione di tutti quelli e che escono dall’egoismo che li intossica e che vanno oltre sé stessi, verso la verità che illumina e l’amore che li infiamma.
Si tratta di aprire il cuore a Dio che cerca ogni uomo, perché possa essere liberato dal male che lo inquina e lo deforma, per venire rivestito della bellezza che non perisce e della gioia che non ha fine.
Questo incontro è la fonte di una felicità che va oltre ogni nostro intendimento. È l’anticipo della vita eterna qui sulla terra, è la dimora di Dio nel cuore dell’uomo, è l’origine e il fine di ogni cosa.
Questo traguardo è un dono di Dio per gli umili e i puri di cuore, che lottano per sradicare il male fin alle radici, che perseverano nell’aspra salita lungo la via stretta e che, come i piccoli del Vangelo, si lascino abbracciare da Gesù.
Tu li puoi osservare nel cammino della vita questi volti di persone serene e gioiose, eppure tribolate e non di rado disprezzate, che effondono il paradiso che portano nel cuore. Tu sforzati di essere una di loro e sarai felice.
( 19 Dicembre 2025)
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di Leone XIV -Corriere della Sera 19 Dicembre 2025
«Tutta l’etica cristiana si può davvero riassumere in questo fare memoria del fatto che Dio è presente. Questa memoria supera ogni moralismo e ogni riduzione del Vangelo a regole»

Pubblichiamo la prefazione del Papa alla nuova edizione di «La pratica della presenza di Dio» di frate Lorenzo della Risurrezione, un classico del Seicento. Leone XIV ne aveva parlato ai giornalisti di ritorno dal Libano: «Leggetelo, se volete sapere qualcosa di me, di quella che è stata la mia spiritualità per molti anni, in mezzo a grandi sfide… Io confido in Dio e questo messaggio è qualcosa che condivido con tutte le persone»
Come ho avuto modo di dire, insieme agli scritti di Sant’Agostino ed altri libri, questo è uno dei testi che più hanno segnato la mia vita spirituale e mi hanno formato su quale possa essere il cammino per conoscere e amare il Signore.
Questo piccolo libro mette al centro l’esperienza, anzi la pratica, della presenza di Dio, così come l’ha sperimentata e insegnata il frate carmelitano Lorenzo della Risurrezione, vissuto nel Seicento.
La via che fra Lorenzo ci indica è semplice ed ardua allo tempo stesso: semplice perché non richiede altro che di fare memoria costantemente di Dio, con piccoli atti continui di lode, preghiera, supplica, adorazione, in ogni azione e in ogni pensiero, avendo come orizzonte, fonte e fine Lui solo.
Ardua, perché esige un cammino di purificazione, di ascesi, di rinuncia e di conversione della parte più intima di noi, della nostra mente e dei nostri pensieri ben più che delle azioni. È quanto già San Paolo scriveva ai fedeli di Filippi: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2,5): quindi, sono da uniformare a Dio non solo gli atteggiamenti e i comportamenti, ma proprio i nostri sentimenti, il nostro stesso sentire.
In questa interiorità troviamo la Sua presenza, la presenza amorosa e ardente di Dio, così «altra» eppure familiare al nostro cuore. Come scrive sant’Agostino, «l’uomo nuovo canterà il cantico nuovo» (Discorsi 34,1).
L’esperienza di unione con Dio, descritta nelle pagine di fra Lorenzo come un rapporto personale fatto di incontri e colloqui, di nascondimenti e di sorprese, di abbandono fiducioso e totale, richiama le esperienze dei grandi mistici, in primis Teresa d’Avila che aveva anche lei testimoniato questa familiarità con il Signore tanto da parlare di un «Dio delle pentole». Tuttavia, indica una via praticabile da tutti, proprio perché semplice e quotidiana.
Come molti mistici, anche fra Lorenzo parla con grande umiltà ma anche con umorismo, poiché sa bene che ogni cosa terrena, anche la più grandiosa e perfino drammatica, è ben piccola cosa davanti all’amore infinito del Signore. Così, può dire ironicamente che Dio lo ha «ingannato», perché egli, entrato forse un po’ presuntuosamente in monastero per sacrificarsi ed espiare duramente i suoi peccati di gioventù, vi ha invece trovato una vita piena di gioia.
Attraverso il cammino che fra Lorenzo ci propone, man mano che la presenza di Dio diviene familiare e occupa il nostro spazio interiore, cresce la gioia di stare con Lui, fioriscono grazie e ricchezze spirituali, e perfino le faccende quotidiane diventano facili e leggere.
Gli scritti e le testimonianze di questo converso carmelitano del Seicento, che ha attraversato con fede luminosa le vicende travagliate del suo secolo, non certo meno violento del nostro, possono essere di ispirazione e di aiuto anche per la vita di noi uomini e donne del terzo millennio.
Ci mostrano che non esiste circostanza che possa separaci da Dio, che ogni nostra azione, ogni nostra occupazione e perfino ogni nostro errore acquistano un valore infinito se sono vissuti alla presenza di Dio, continuamente offerti a Lui.
Tutta l’etica cristiana si può davvero riassumere in questo fare memoria continuamente del fatto che Dio è presente: Egli è qui. Questa memoria, che è qualcosa di più di un semplice ricordo, perché coinvolge i nostri sentimenti e affetti, supera ogni moralismo e ogni riduzione del Vangelo a un mero insieme di regole, e ci mostra che davvero, come Gesù ci ha promesso, l’esperienza dell’affidamento a Dio Padre ci dà già il centuplo quaggiù. Affidarci alla presenza di Dio significa assaggiare un anticipo del Paradiso.
