"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Dicembre 2025 Pagina 6 di 34

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Figlioli, vi abbraccio con tenerezza

Carissimo Padre Livio

Ho terminato di leggere il suo ultimo libro, “Figlioli vi abbraccio con tenerezza” e mi dispiace di essere arrivato fine.

Le varie tematiche di vita spirituale che ha svolto mi hanno toccato interiormente e mi hanno risvegliato dalla tiepidezza nella quale mi trovavo.

Continui , caro Padre ad esortarci lungo il cammino di santità perché, ne abbiamo bisogno in questo mondo dal quale l’anima è stata sfrattata.

Grazie per il gran lavoro che fa per noi

Ave Maria

Giulia da Roma

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San Giovanni


autore: Carlo Dolci anno: XVII secolo titolo: San Giovanni Evangelista luogo: Palazzo Pitti, Firenze

Nome: San Giovanni

Titolo: Apostolo ed evangelista

Nascita: I secolo , Betsaida

Morte: 104 circa, Efeso

Ricorrenza: 27 dicembre

Tipologia: Festa

Patrono di:
San Giovanni la Punta, Sansepolcro, Ponsacco, Teverola, Montelupo Fiorentino, Montopoli in Val d’Arno, Montale, Gavirate, Galbiate, Mariglianella >>> altri comuni

Figlio di Zebedeo e Maria Salome e fratello di Giacomo il Maggiore, esercitava la professione del pescatore nel lago di Tiberiade, quando Gesù lo chiamò all’apostolato.

Giovanni allora era nel fiore degli anni, purissimo, e per questa sua purità meritò singolari favori dal Signore; udita la voce di Dio, abbandonò le reti e assieme al fratello seguì Gesù.

I due fratelli ricevettero il nome di figli del tuono per la loro impetuosità.

autore Valentin de Boulogne anno 1625-1626 titolo Ultima Cena

Giovanni, assieme a Pietro e Giacomo, fu testimonio della trasfigurazione e, nell’ultima cena poté reclinare il capo sul petto adorabile del Salvatore.

Fu poi vicino a Gesù non solo nel tempo della letizia, ma anche in quello del dolore: nell’orto del Getsemani, e unico degli Apostoli, sul Calvario.

autore Guido Reni anno 1619 titolo Gesù Cristo Crocifisso, la Vergine Addolorata, Santa Maria Maddalena e San Giovanni

Ricevuto lo Spirito Santo nella Pentecoste, infiammato di ardente amore, annunziò il Vangelo ai Giudei, in compagnia del Principe degli Apostoli.

Fu messo in prigione, flagellato, ma tutto sopportò con allegrezza, contento di essere reputato degno di patire contumelie pel nome di Gesù Cristo.

Passò la maggior parte dei suoi anni in Efeso in compagnia della Madonna: quivi fondò una fiorente comunità religiosa e governò le Chiese circonvicine.

Chiamato da Domiziano, dovette recarsi a Roma, ove fu condannato alla immersione in una caldaia di olio bollente. Il Santo però non ne ricevette alcun danno, anzi usci dal supplizio più vegeto di quanto vi era entrato.

autore Battista Dossi anno XVI sec titolo Visione di San Giovanni Evangelista

Allora gli fu commutata la pena di morte in quella dell’esilio nell’isola di Patmos, ove scrisse l’Apocalisse. Domiziano mori ed avendo Nerva, suo successore, annullato il di lui operato, Giovanni ritornò ad Efeso riprendendo il governo delle sue Chiese. Sorsero in quel tempo eresiarchi che spargevano dottrine false contro i dogmi della fede e specie contro la divinità di Gesù Cristo.

Essendo l’unico Apostolo ancora vivente, fu pregato dai fedeli e vescovi di mettere per iscritto la dottrina che predicava: così scrisse il quarto Vangelo che suppone i primi tre e li completa. È il Vangelo della divinità di Cristo. Lasciò pure in dono alla Chiesa tre lettere canoniche, nelle quali trasfuse tutto l’amore di cui ardeva la sua grand’anima.

Già cadente per gli anni, né potendosi più reggere, si faceva portare in chiesa per predicare, ma non ripeteva che queste parole: « Figliuolini miei, amatevi l’un l’altro ». Stanchi di udire sempre lo stesso ritornello i fedeli gli fecero rimostranze; ma egli rispose: « È questo il gran precetto del Signore, fate questo e avrete fatto abbastanza ».

Raggiunse l’età di 100 anni e fu l’unico fra gli Apostoli che non suggellò col sangue il suo apostolato. San Giovanni è sempre raffigurato insieme ad un’aquila perché lui, rispetto agli altri tre evangelisti, nel vangelo ha parlato con una visione più alta e ampia verso l’assoluto.

🔴LIVE🔴I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio – Puntata 22 – MAGIA E SPIRITISMO


IL VEGGENTE JACOV DURANTE L’APPARIZIONE ANNUALE DI IERI

Papa Leone XIV: Forza dell’amore, più forte della forza delle armi

All’Angelus nella festa di santo Stefano di oggi in piazza San Pietro

Papa Leone XIV | Papa Leone XIV | Credit Vatican MediaPapa Leone XIV | Papa Leone XIV | Credit Vatican Media

Di Antonio Tarallo

Città del Vaticano, venerdì 26 dicembre 2025, 12:06 (ACI Stampa).

Finalmente, oggi, pare che il tempo dia un po’ di tregua ai pellegrini giunti a Roma. Dopo questi giorni piovosi un po’ di sole si scorge nella piazza più famosa al mondo, piazza San Pietro. Alle ore 12 di oggi, festa di santo Stefano, diacono e primo martire, papa Leone XIV dal suo studio del palazzo apostolico vaticano si è rivolto alla folla per il tradizionale Angelus. Prima della preghiera mariana, una meditazione incentrata sul senso del martirio:  

“Il martirio è nascita al cielo: uno sguardo di fede, infatti, persino nella morte non vede più soltanto il buio. Noi veniamo al mondo senza deciderlo, ma poi passiamo attraverso molte esperienze in cui ci è chiesto sempre più consapevolmente di “venire alla luce”, di scegliere la luce” così il pontefice ai pellegrini riuniti nella piazza. 

E segue: “Il racconto degli Atti degli Apostoli testimonia che chi vide Stefano andare verso il martirio fu sorpreso dalla luce del suo volto e delle sue parole. È scritto: «E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo» . È il volto di chi non se ne va indifferente dalla storia, ma la affronta con amore. Tutto ciò che Stefano fa e dice rappresenta l’amore divino apparso in Gesù, la Luce brillata nelle nostre tenebre”, ha continuato.

La sua attenzione poi si rivolge alla nascita di Gesù che “chiama alla vita di figli di Dio”. E poi sottolinea come questa nasciata abbia suscitato comunque “fin dall’inizio, la reazione di chi teme per il proprio potere, di chi è smascherato nella sua ingiustizia da una bontà che rivela i pensieri dei cuori”. E ribadisce che “nessuna potenza, però, fino a oggi, può prevalere sull’opera di Dio. Dovunque nel mondo c’è chi sceglie la giustizia anche se costa, chi antepone la pace alle proprie paure, chi serve i poveri invece di sé stesso. Germoglia allora la speranza, e ha senso fare festa malgrado tutto” afferma il pontefice.

Il suo sguardo poi si rivolge al presente in cui potrebbe sembrare “impossibile la gioia”. E chi oggi “crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici” precisa il pontefice. Tuttavia, il cristiano non ha nemici, ma “fratelli e sorelle, che rimangono tali anche quando non ci si comprende.

Il Mistero del Natale ci porta questa gioia: una gioia motivata dalla tenacia di chi vive già la fraternità, di chi già riconosce attorno a sé, anche nei propri avversari, la dignità indelebile di figlie e figli di Dio. Per questo Stefano morì perdonando, come Gesù: per una forza più vera di quella delle armi” sottolinea il pontefice.

E dopo la recita dell’Angelus, aggiunge: “Nel ricordo di Santo Stefano, primo martire, invochiamo la sua intercessione perché renda forte la nostra fede e sostenga le comunità che maggiormente soffrono per la loro testimonianza cristiana. Il suo esempio di mitezza, di coraggio e di perdono (0:45) accompagni quanti si impegnano nelle situazioni di conflitto  per promuovere il dialogo, la riconciliazione e la pace.  A tutti auguro una buona festa!”.

Santo Stefano


autore: Girolamo da Santacroce anno: 1530 – 1540 titolo: Santo Stefano luogo: Pinacoteca di Brera, Milano

Nome: Santo Stefano

Titolo: Primo martire

Nascita: 5 dopo Cristo

Morte: 34 dopo Cristo, Gerusalemme, Israele

Ricorrenza: 26 dicembre

Protettore:
dei muratori

Luogo reliquie: Basilica di San Lorenzo fuori le mura – Cattedrale di San Ciriaco

Stefano fu il primo a dare la vita e il sangue per Gesù Cristo. Ebreo di nascita, e convertito alla fede dalla predicazione di S. Pietro, mostrò subito un meraviglioso zelo per la gloria di Dio e una grande sapienza nel confutare i Giudei, che increduli disprezzavano il Nazareno.

Fu eletto dagli Apostoli primo dei sette diaconi per provvedere ai bisogni dei primi fedeli, specialmente delle vedove e degli orfani di cui la Chiesa ebbe sempre cura particolare.

E S. Stefano pieno di grazia e di fortezza, animato dallo Spirito Santo predicava con forza e confermava la predicazione coi miracoli.

Per questo si attirò l’odio dei Giudei che non potevano soffrire tanto zelo, né resistere alla sua sapienza, operatrice di numerose conversioni.

Essi vollero dapprima disputare con Stefano, ma vedendosi vinti dallo Spirito che parlava per bocca di lui, cercarono falsi testimoni per accusarlo di bestemmia contro Mosè e contro Dio. Il Signore però volle manifestare la innocenza del suo servo facendo apparire il suo volto bello come quello di un Angelo.

Dopo la lettura delle accuse, il sommo sacerdote Caifa gli disse di parlare per difendersi, ed egli fece la sua apologia, rappresentando loro la bontà e la misericordia del Signore verso il popolo ebreo, cominciando da Abramo fino a Davide.

Se da una parte mostrò i benefici che il Signore aveva concesso alla nazione dei Giudei, dall’altra ricordò pure le ingiurie fatte a Dio dai loro padri. Ma non facendo quelle parole alcuna impressione in quei cuori induriti, pieni di malizia, mutando d’un tratto tono disse: « O uomini di dura cervice e incirconcisi di cuore, voi sempre resistete allo Spirito Santo; come fecero i vostri padri, così fate anche voi». Essi all’udire queste cose fremettero nei loro cuori e digrignarono i denti contro di lui. Ma egli pieno di Spirito Santo, fissati gli occhi nel cielo, esclamò: « Ecco io vedo i cieli aperti e il Figlio dell’Uomo stare alla destra di Dio ».

autore Giorgio Vasari anno 1569-1571 titolo Lapidazione di Santo Stefano

Quelli, alzando grandi grida, si turaron le orecchie e tutti insieme gli si avventarono addosso e trascinatolo fuori della città si diedero a lapidarlo, deponendo le loro vesti ai piedi d’un giovane chiamato Saulo.

E lapidarono Stefano che pregava dicendo: « Signore Gesù, ricevi il mio spirito », e ad alta voce: « Signore, non imputare loro questo peccato ». Ciò detto s’addormentò nel Signore.

Santo Stefano è il protettore dei muratori infatti nell’iconografia è sempre raffigurato con il suo principale attributo: le pietre della lapidazione. Indossa quasi sempre la ‘dalmatica’ la veste liturgica dei diaconi. È invocato contro il mal di pietra ossia i calcoli.

IL MISTERO DEL NATALE

I pastori e i Magi alla grotta di Betlemme

I pastori di Betlemme erano accampati nelle vicinanze della grotta dov’è nato Gesù Bambino; un angelo è apparso loro e ha dato il lieto annuncio.       
In quella stessa regione c’erano anche alcuni pastori. Essi passavano la notte all’aperto per fare la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro, la gloria del Signore li avvolse di luce ed essi ebbero una grande paura. L’angelo disse: «Non temete! Io vi porto una bella notizia che procurerà una grande gioia a tutto il popolo: oggi per voi, nella città di Davide, è nato il Salvatore, il Cristo, il Signore. Lo riconoscerete così: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia». Subito apparvero con lui molti altri angeli. Essi lodavano Dio con questo canto: Gloria a Dio in cielo e sulla terra pace per quelli che egli ama. Poi gli angeli si allontanarono dai pastori e se ne tornarono in cielo. (Lc 2,8-14).

A queste persone semplici e umili l’angelo ha annunciato la grande gioia della nascita del Salvatore del mondo, Cristo Signore. Il solo fatto che appare una angelo è un evento soprannaturale, è il Cielo che si apre agli uomini per stupirli e coinvolgerli. Il mistero annunciato poteva essere compreso solamente da persone umili e povere: il Salvatore era nato in una grotta adibita a rifugio di animali, al freddo e al gelo. I pastori hanno accolto l’annuncio dell’angelo senza scandalizzarsi del fatto che quel Bambino nato in una grotta e deposto in una mangiatoia era il Figlio di Dio. I pastori hanno accolto l’annuncio dell’angelo e sono accorsi ad adorare il Bambino Gesù.

Sicuramente i pastori hanno imitato l’atteggiamento di Maria e Giuseppe che adoravano e contemplavano Gesù; in questa adorazione hanno manifestato la fede nel Messia, Figlio di Dio. Possiamo dire che – dopo Maria, Giuseppe ed Elisabetta – i pastori sono i primi cristiani nel vero senso della parola, sono stati i primi a professare la fede cristiana che consiste nel credere che quel Bambino è veramente il Figlio di Dio, è il Verbo eternamente generato dal Padre che si è fatto uomo nel grembo della Vergine Maria. Seguendo la letteratura dei santi, sappiamo che i pastori hanno poi evangelizzato, sono stati portatori delle tradizioni originarie e hanno costituito loro stessi un gruppo di evangelizzazione, soprattutto con la loro testimonianza, nel momento della nascita del Signore.

L’altro gruppo accorso alla grotta è del tutto diverso. Era composto dai Magi, studiosi astronomi, che venivano dall’Oriente. Nel Messaggio del 25 settembre 2022 la Regina della pace ci ha esortati a essere “gioiosi cercatori di Dio”, coniando un neologismo in croato proprio per sottolineare l’importanza di essere cercatori di Dio in questo mondo ateo. I Magi rappresentano questa parte dell’umanità, che non è quella del popolo di Israele ma è quella dei gentili, di cui ci sono varie testimonianze in diverse religioni. I Magi venuti dall’Oriente sono proprio quei “cercatori di Dio” di cui ha parlato la Madonna.

I Magi hanno avuto la grazia di essere stati guidati da una stella; sono riusciti a sviare Erode dal tentativo di uccidere il Bambino e hanno raggiunto il loro obiettivo e cioè hanno trovato Dio. Anche i Magi sono stati condotti fino al luogo in cui era nato il Bambino, si sono inginocchiati e lo hanno adorato. Meditando l’atteggiamento dei pastori e dei Magi, anche noi cerchiamo il Bambino Gesù, prostriamoci davanti a Lui e adoriamolo. Il Natale non è solamente il ricordo di quello che è accaduto, bisogna riviverlo. Prepariamo il nostro cuore come se fosse un trono su cui la Madonna può deporre il Bambino Gesù nella Notte di Natale.

Gesù rimanga nel nostro cuore per sempre, per tutta la vita e per l’eternità. Il senso della vita è proprio accogliere Gesù e farne il Re del nostro cuore. Come i pastori, accorriamo alla Santa Messa di Natale, adoriamo Gesù Bambino nel nostro cuore per sperimentare la vera pace che viene dal Cielo.

Zelensky, il sogno della morte di Putin, l’Armata che avanza e il negoziato «in stallo»: il Natale d’inferno e guerra in Ucraina

di Francesco Battistini- Corriere  della Sera – 26 Dicembre 2025

Kiev e gli Stati Uniti hanno lavorato a una nuova proposta di piano di pace, in 20 punti, ma Trump parla di «odio» e si dimostra poco ottimista, mentre dal Cremlino arrivano accuse all’Europa e segnali negativi. E sul campo Mosca continua a fare passi avanti

Un’Ucraina sovrana. Il congelamento della linea di fuoco nel Donbass, senza concessioni dei territori del Donetsk non (ancora) occupati dai russi: al massimo, una zona economica libera e demilitarizzata. Basta aggressioni, con la garanzia di controlli Nato e la presenza d’almeno 800mila soldati ucraini. Una futura membership di Kiev nell’Unione europea (e quanto all’Alleanza atlantica, mai dire mai). La cogestione Ucraina-Russia-Usa della centrale atomica di Zaporizhzhia. E poi la ricostruzione, da concordare con gli Usa, e la libera navigazione sul Dnipro e sul Mar Nero, la restituzione dei bambini rapiti…

C’è voluto un mese, per trasformare in una (im)possibile pace il piano di resa che – senza consultare l’Ucraina – i proconsoli di Donald Trump e di Vladimir Putin avevano apparecchiato al Cremlino

I ventotto punti, inizialmente scesi a diciotto, ora sono diventati venti: la bozza d’un accordo che stavolta piace più a Kiev che a Mosca, tanto da essere stata subito resa pubblica dal leader ucraino Volodymyr Zelensky

L’ennesima proposta che fa scuotere la testa al presidente americano: c’è «odio», si limita a commentare, tutt’altro che ottimista.

Le speranze ucraine

Dopo le ripetute umiliazioni davanti al mondo, Zelensky è soddisfatto per aver ottenuto dagli Usa la revisione del piano. Le novità più importanti sono le linee del fronte congelate, senza che si discutano adesso questioni territoriali o le due richieste-chiave di Mosca: a Kiev (punto 14) non s’impone più il ritiro delle truppe in quel che le resta del Donbass (ovvero il 20% del territorio conteso); in nessun punto, s’impegna l’Ucraina a non aderire in futuro alla Nato. «Siamo in una situazione in cui i russi vogliono il nostro ritiro dalla regione di Donetsk, mentre gli americani stanno cercando di trovare una soluzione», assicura il presidente ucraino. 

In realtà, gli Usa non hanno concesso nulla su Donetsk. E difficilmente Putin accetterebbe qualcosa di meno di un’annessione. Lo stesso vale per la Nato: «Spetta all’Alleanza decidere se accoglierci come membro – dice Zelensky -. La nostra scelta è fatta. Abbiamo abbandonato l’idea di modificare la Costituzione per includere una clausola che stabilisca che il Paese non aderirà alla Nato». Tutto questo significa poco, però. La nuova bozza non chiede più impegni «costituzionali» di Kiev, è vero, ma resta insuperabile la netta opposizione di Washington e di diversi Paesi Nato all’adesione.

Il gelo russo

«Lento ma costante», dichiara Maria Zakharova dal ministero degli Esteri russo, il negoziato «avanza». Verso dove? La portavoce si rifà sempre allo «spirito di Anchorage», all’incontro che Trump e Putin ebbero a Ferragosto in Alaska, e accusa l’Europa – al solito – di «boicottare questi sforzi e di vanificare tutti i risultati diplomatici». Secondo Bloomberg, che cita fonti del Cremlino, Mosca vuole soprattutto modifiche sostanziali al piano. Anche il New York Times prevede un rifiuto generale della proposta. In particolare, non s’accettano le capacità militari ucraine (un mese fa, la Russia chiedeva di concedere al nemico un esercito di non più di 600mila soldati), le questioni territoriali e lo status di Zaporizhzhia. Putin insiste con le garanzie su una non-estensione della Nato a Est, con lo status di neutralità dell’Ucraina, con la revoca delle sanzioni e con lo scongelamento dei beni in Europa. Un ritiro militare da alcune regioni non sarebbe escluso, nell’ipotesi d’aree totalmente smilitarizzate. Siamo però alle ipotesi: Putin non s’è pronunciato e i suoi portavoce definiscono «false» le indiscrezioni.

Territori e smilitarizzazione

«Nelle regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson – si legge nel nuovo piano -, la linea di dispiegamento delle truppe è di fatto riconosciuta come linea di contatto. La Russia deve ritirare le sue truppe dalle regioni di Dnipropetrovsk, Mykolaiv, Sumy e Kharkiv. Forze internazionali saranno dispiegate lungo la linea di contatto per monitorare il rispetto dell’accordo». 

È forse la principale novità: americani e ucraini hanno estratto dal cilindro l’idea – già avanzata negli incontri a Miami – d’una «zona economica libera», un’area speciale libera sia dai soldati ucraini che dalle truppe russe. Questo, sul cuore industriale orientale del Paese, è il maggior compromesso accettato da Zelensky. Ma quanto dovrebbero ritirarsi i due contendenti? E dove si schiererebbero i monitor internazionali?

La centrale nucleare

Gli Usa propongono di gestire Zaporizhzhia – la più grande centrale atomica d’Europa, occupata nel 2022 da Putin – in consorzio con l’Ucraina e la Russia, in cui ciascuna parte avrebbe una quota uguale. 

Zelensky invece rilancia una joint-venture solo tra Washington e Kiev, in cui gli americani potrebbero decidere come distribuire la loro quota: anche cedendone una parte a Mosca. Al momento, non c’è alcun consenso. La gestione congiunta coi russi, per Zelensky, è «molto inappropriata e non del tutto realistica».

A che punto è la guerra, intanto

La Russia ha finora respinto qualsiasi richiesta di cessate il fuoco, senza un accordo di conciliazione a lungo termine, sostenendo che una pausa nei combattimenti servirebbe solo all’Ucraina per riarmarsi. Sul campo, l’esercito russo ha accelerato la sua avanzata negli ultimi mesi

Martedì, le forze ucraine hanno annunciato d’essere state costrette a ritirarsi dalla città di Siversk, una delle ultime roccaforti che impediscono alle forze russe di avvicinarsi a Sloviansk e Kramatorsk, le grandi città della regione del Donbass rimaste sotto il controllo ucraino. «La Russia non ha interrotto i suoi brutali bombardamenti sui civili in Ucraina nemmeno nella notte di Natale», denuncia il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha: «Gli attacchi su Odessa hanno ucciso una persona e ne hanno ferite altre due. Un civile è stato ucciso nella regione di Kharkiv e un altro in quella di Chernihiv. Odessa è la città che soffre di più, in questi giorni», la popolazione è senza elettricità, acqua e riscaldamento a temperature gelide. 

Un genocidio, dice Kiev: «Non c’è nessuno scopo militare, solo l’intenzione della Russia di uccidere persone perché sono ucraine». Non se ne esce, insomma, e a Kiev non rimane che sperare in un intervento soprannaturale: «Oggi abbiamo tutti un sogno – confessa Zelensky a proposito del presidente russo -: che possa morire». «Viene da chiedersi», gli risponde piccato il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, se un leader che augura la morte allo Zar «sia in grado di prendere decisioni adeguate a risolvere la situazione con mezzi politico-diplomatici».

Raid americano in Nigeria contro lo Stato islamico. Cosa c’è dietro l’intervento militare

Redazione  26 dic 2025 -IL FOGLIO

L’operazione americana, annunciata da Trump, è avvenuta con il consenso di Abuja. Dall’insurrezione jihadista alle accuse di violenze settarie, l’operazione di Washington si inserisce in una strategia più ampia contro l’Isis

Gli Stati Uniti hanno condotto una serie di attacchi aerei contro obiettivi riconducibili allo Stato islamico nel nord-ovest della Nigeria. L’operazione, annunciata dal presidente Donald Trump, è stata confermata dal Dipartimento della Difesa e dal Comando statunitense per l’Africa (Africom), che ha precisato come l’azione sia avvenuta in coordinamento con le autorità nigeriane e abbia colpito basi jihadiste nello stato di Sokoto, vicino al confine con il Niger.

Secondo quanto riferito da un funzionario militare statunitense, gli attacchi avrebbero coinvolto oltre una dozzina di missili da crociera Tomahawk lanciati da una nave della Marina nel Golfo di Guinea.

Gli obiettivi sarebbero stati due campi operativi di una diramazione dello Stato islamico attiva nella regione, nota come Islamic State-Sahel, responsabile di attacchi contro forze di sicurezza e civili in una zona attraversata da reti jihadiste e gruppi armati locali. Africom ha comunicato che la valutazione iniziale indica l’uccisione di “molteplici” miliziani.

L’annuncio di Trump è arrivato tramite un messaggio sui social media, in cui il presidente ha definito l’azione una “potente e mortale” risposta contro l’Isis, accusando il gruppo di colpire in modo particolare la popolazione cristiana. “Sotto la mia guida, il nostro paese non permetterà al terrorismo islamico radicale di prosperare”, ha scritto Trump sul social Truth. “Avevo già avvertito questi terroristi che se non avessero smesso di massacrare i cristiani, avrebbero pagato un prezzo altissimo, e stasera è successo”.

Nelle scorse settimane, Trump aveva ordinato al Dipartimento della Difesa di preparare opzioni militari per un possibile intervento in Nigeria, sostenendo la necessità di proteggere i cristiani da violenze degli islamisti. Una posizione che ha trovato eco in ambienti conservatori ed evangelici statunitensi. 

Da allora, però, si erano intensificate le azioni violente, come ha sottolineato l’arcivescovo di Lagos, Alfred Adewale Martins, in un intervento pubblicato sull’organo diocesiano The Catholic Herald, che nel suo titolo di copertina parla di “campi di sterminio”. L’arcivescovo afferma che “sembra vi siano persone che stanno deliberatamente cercando di gettare questa nazione nel caos”. 

Il governo nigeriano esclude motivazioni religiose

Le autorità di Abuja hanno più volte contestato la narrazione di una persecuzione sistematica dei cristiani. Il ministro degli Esteri nigeriano, Yusuf Maitama Tuggar, ha confermato alla BBC che l’operazione è stata “congiunta” e pianificata da tempo, sulla base di informazioni di intelligence fornite anche dalla Nigeria. Tuggar ha sottolineato che l’intervento “non ha nulla a che vedere con una particolare religione” e ha parlato di un’azione mirata contro gruppi terroristici.

Una linea ribadita dal ministero degli Esteri nigeriano in una nota ufficiale, nella quale si fa riferimento a una cooperazione strutturata con partner internazionali, inclusi gli Stati Uniti, per contrastare terrorismo ed estremismo violento.

Trump ha recentemente designato la Nigeria come “paese di particolare preoccupazione” per le violazioni della libertà religiosa, una classificazione prevista dalla normativa americana che può aprire la strada a sanzioni.

 La Nigeria è oggi il paese più pericoloso al mondo per i cristiani, ha denunciato in un’intervista Vicky Hartzler, da giugno scorso presidente della US Commission on International Religious Freedom (Uscirf), organismo bipartisan incaricato di monitorare e promuovere il rispetto della libertà religiosa nel mondo: qui, nel 2023, si è concentrato il 69 per cento di tutti i cristiani uccisi a livello globale, dal 2009 ne sono stati assassinati oltre 50.000. Solo in un attacco a una chiesa cattolica, avvenuto lo scorso giugno, i morti sono stati più di 2.000. Secondo la World Watch List 2025 di Open Doors, 3.100 cristiani sono stati assassinati e 2.830 rapiti in un solo anno. 

Il presidente nigeriano Bola Tinubu ha risposto riaffermando l’impegno del suo governo per la tutela di tutte le comunità religiose e per la collaborazione con partner internazionali nel contrasto ai gruppi armati. La Nigeria è divisa quasi equamente tra le due principali confessioni religiose e i conflitti che attraversano il paese hanno origini e dinamiche differenti a seconda delle regioni.

Nel nord-est della Nigeria, da oltre un decennio, l’insurrezione jihadista di Boko Haram e della sua scissione più recente, l’Islamic State West Africa Province (Iswap), ha causato decine di migliaia di vittime, in larga maggioranza musulmane. Nel nord-ovest e nel centro del paese, invece, la violenza è spesso legata ad attività di banditismo armato, sequestri a scopo di riscatto e scontri tra pastori, in prevalenza musulmani, e comunità agricole, spesso cristiane, per il controllo di terre e risorse idriche.

Una panoramica

L’operazione in Nigeria rappresenta il secondo intervento militare statunitense contro lo Stato islamico in pochi giorni. La settimana scorsa, Washington aveva condotto una vasta serie di raid in Siria, colpendo oltre 70 obiettivi in risposta a un attentato che aveva causato la morte di due soldati americani e di un interprete civile. Nel caso nigeriano, funzionari del Pentagono hanno tuttavia espresso dubbi sull’impatto a lungo termine di attacchi mirati, considerata la natura radicata e frammentata dei conflitti locali.

Nel frattempo, la situazione della sicurezza in Nigeria resta critica. Secondo Acled, nel corso dell’anno più di 12.000 persone sono state uccise da vari gruppi armati, un bilancio che colloca il paese tra quelli con il più alto numero di vittime da violenza organizzata, pur non essendo formalmente in guerra.

 Proprio nei giorni degli attacchi statunitensi, un attentato suicida in una moschea a Maiduguri, nel nord-est, ha provocato numerosi morti e feriti, a conferma di un contesto segnato da instabilità diffusa e minacce multiple.

 In questo quadro, la cooperazione militare tra Stati Uniti e Nigeria appare destinata a proseguire

Forze diverse, sigle e sequestri di massa (che rendono milioni): Nigeria, un teatro complesso

di Guido Olimpio – Corriere della Sera – 25 Dicembre 2025

L’operazione americana scattata la notte di Natale con i raid del Pentagono. Nel Paese coesistono forze diverse e il nemico non è ben delineato

Lo strike americano in Nigeria non rappresenta una sorpresa, risponde ad una strategia della Casa Bianca e si svolge in un teatro complesso dove non sempre il nemico è ben delineato. Ci sono infatti sovrapposizioni, sigle, scissioni, personalismi.

La campagna

Donald Trump aveva promesso un’azione decisa in difesa dei cristiani nigeriani, una campagna presentata come la difesa di una comunità perseguitata dai terroristi islamici. Un messaggio forte che ha l’appoggio della base evangelica del suo elettorato. Tuttavia, molti esperti sottolineano che le violenze colpiscono non solo i cristiani e rappresentano una minaccia che coinvolge altre componenti della nazione. Con punti critici nel nord est e nel nord ovest per quanto riguarda gli islamici mentre sono profondi i contrasti tra clan di agricoltori/allevatori, lotte enfatizzate da questioni etniche.

I movimenti

Da anni agiscono militanti di ispirazione jihadistaeredi del qaedismo e poi associati, in forme diverse, al Califfato. Un recente report statunitense del CTC ha indicato almeno cinque entità. Mahmudawa: guidato da Mallah Mahmuda, presente anche in Niger e in alcune zone del Benin; JAS, fazione nata dalle ceneri di Boko Haram, che continua le sue incursioni in diverse aree; Provincia dell’Africa Occidentale dello Stato Islamico, è ritenuto il gruppo più poderoso; Ansaru, altra costola staccatisi da Boko Haram; Lakurawa, composto da guerriglieri locali ma soprattutto da combattenti provenienti da Stati vicini. Alcuni dei movimenti hanno condotto attentati suicidi in serie, usando anche un alto numero di donne e persino di minori. Tattiche che hanno confermato la ferocia del terrorismo nigeriano.

Il banditismo

Esiste una minaccia multipla: accanto all’offensiva mossa dall’ideologia radicale ci sono le scorrerie di predoni. In alcuni casi queste gang operano insieme ai miliziani, ci sono punti di contiguità, aree grigie dove si mescolano spinte e interessi. Non di rado le fazioni cercano di sfruttare legami territoriali. A questo si aggiunge la piaga dei sequestri di massa, una “economia” parallela che rende milioni ai rapitori.

La regione

Siamo in un quadrante altamente instabile, con gli attacchi continui di qaedisti e Califfato lungo l’intero Sahel. Burkina, Niger, Mali sono le realtà più esposte ma è evidente il tentativo degli estremisti di avanzare verso la costa occidentale del continente. È cambiato anche il contesto internazionale, così come sono mutati i rapporti di alleanza. I francesi sono stati scalzati via dai russi che hanno inviato prima mercenari e poi militari, impegno profondo legato allo sfruttamento minerario. La missione di Mosca, se da un lato ha puntellato i regimi, dall’altro non è riuscita ad allontanare i pericoli. La prova evidente è il Mali sotto assedio. Washington, sotto Trump, ha preferito dedicarsi ad altro. Così il Pentagono ha chiuso una base per droni in Niger ed ha ridotto la presenza nello scacchiere preferendo concentrarsi sulla Somalia dove ha condotto molti raid contro gli Shebab (qaedisti). Ora, però, ha aperto il nuovo fronte nigeriano.

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