Mese: Settembre 2025 Pagina 25 di 32

autore: Trevisani Francesco anno: 1726 titolo: Nascita di Maria Vergine
Titolo: Nascita della SS. Vergine
Ricorrenza: 8 Settembre
Tipologia: Festa
I fortunati genitori di Maria furono S. Gioachino e S. Anna. La nascita della SS. Vergine fu preannunziata fin dall’inizio quando il Signore promise all’umanità decaduta un’altra donna che avrebbe schiacciato il capo al serpente. E giunta la pienezza dei tempi, Maria apparve come stella mattutina nel mare tempestoso del mondo, pura, santa, piena di grazia.
Maria nacque santa, poiché fu concepita senza macchia originale e piena di ogni grazia. La grazia che ebbe la SS. Vergine sorpassò la grazia non solo di ciascun santo, ma di tutti gli Angeli ed i Beati del cielo, e questo a ben ragione perché Maria era destinata a divenire Madre di Dio. Ora se Maria fu eletta ad essere Madre di Dio, era necessario che Dio l’adornasse d’una grazia corrispondente alla dignità eccelsa cui l’aveva destinata. Inoltre Maria era destinata ad essere mediatrice d tutte le grazie e perciò ebbe una grazia superiore quella di tutte le altre creature.
La SS. Trinità concorse a gara per preparare la Madre di Dio. Concorse il Padre rendendo Maria immune dalla macchia originale, perché era la sua figlia e figlia primogenita: « Io uscii dalla bocca dell’Altissimo primogenita prima di tutte le creature »; perché la destinò a riparatrice del mondo e mediatrice di pace tra gli uomini e Dio, e infine perché la prescelse come Madre del suo Unigenito. Concorse il Figliuolo che aveva eletto Maria per sua Madre: Maria fu degna del Divin Salvatore. Concorse lo Spirito Santo conservandola intatta perché doveva essere la sua sposa. E sappiamo che questo Sposo Divino amò Maria più che tutti gli altri Santi ed Angeli assieme.
E Maria corrispose a tutti i favori celesti: fin dal primo istante usò fedelmente delle grazie che le erano state concesse. Ai piedi della culla di Maria diciamole con San Bernardo: Ricordati, o Maria, che non per te fosti fatta così grande, ma per noi poveri peccatori.
PRATICA. Facciamo un atto di fede nella grandezza di Maria e preghiamola affinché ci ottenga un grande odio al peccato.
PREGHIERA. Deh! Signore elargisci ai tuoi servi il dono della grazia celeste, affinché come la maternità della Vergine fu per essi il principio della salvezza, così la devota solennità della sua nascita aumenti la loro pace.
MARTIROLOGIO ROMANO. Natività della beatissima sempre Vergine Maria, Madre di Dio.
La devozione a Maria Bambina
Le prime tracce di un culto legato alla Natività di Maria risalgono alla tradizione orientale. Infatti, il calendario liturgico della Chiesa orientale greca non inizia con l’Avvento, ma il 1° settembre, e la prima festa importante è proprio quella della Nascita della Madonna. La Chiesa di Roma adottò questa celebrazione dai greci, e con il tempo, essa si diffuse in tutto l’Occidente. Fu Papa Sergio I, di origine siriana, a introdurre ufficialmente questa ricorrenza nel VII secolo.
L’evento della nascita di Maria ci è narrato nel Protovangelo di Giacomo, un testo apocrifo che racconta come la Vergine nacque a Gerusalemme, nella casa dei suoi genitori, Gioacchino e Anna. Nel IV secolo, su quel luogo venne costruita la basilica di Sant’Anna, e la sua dedicazione coincide con la celebrazione della Natività della Madre di Dio.
La Natività nella Tradizione Ambrosiana
Nel X secolo la devozione per Maria Bambina crebbe ulteriormente con la dedicazione del Duomo di Milano a Maria Nascente, avvenuta il 20 ottobre 1572 per mano di San Carlo Borromeo. Tra il 1720 e il 1730, suor Isabella Chiara Fornari, una francescana di Todi, realizzò un simulacro in cera di Maria Bambina, che divenne oggetto di venerazione quando fu donato a Mons. Alberico Simonetta. Alla sua morte, il simulacro passò nelle mani delle suore Cappuccine di Milano, e dopo diverse vicissitudini, arrivò all’Ospedale Ciceri di Milano, nelle cure delle Suore della Carità di Lovere. Queste monache divennero note come le “Suore di Maria Bambina” e custodirono il simulacro fino al suo trasferimento definitivo nella loro Casa generalizia di Milano, dove è tuttora conservato.

titolo Il simulacro di Maria Bambina
autore suor Isabella Chiara Fornari anno 1720-1730
Il Miracolo del 9 settembre 1884
Uno degli eventi più significativi nella devozione a Maria Bambina avvenne il 9 settembre 1884, quando una postulante gravemente malata, Giulia Macario, baciò il simulacro mariano e, dopo aver chiesto con fede la guarigione, si alzò miracolosamente dal letto. Da quel giorno, il 9 settembre è ricordato come “il giorno del miracolo”. Un altro episodio straordinario avvenne il 16 gennaio 1885, quando il volto del simulacro, fino ad allora scolorito e consumato dal tempo, divenne improvvisamente luminoso e bello, come quello di una bambina vera.
Espressioni di Fede e Iconografia
Il culto di Maria Bambina ha ispirato artisti di diverse epoche, che hanno immortalato la sua nascita in capolavori d’arte sacra. Tra questi, spiccano opere come la “Nascita della Vergine” di Pietro Lorenzetti, datata tra il 1335 e il 1342 e custodita nel Museo dell’Opera del Duomo di Siena, e quella di Vittore Carpaccio, dipinta tra il 1504 e il 1508, esposta all’Accademia Carrara di Bergamo. Un’altra rappresentazione significativa è la tempera su tavola del Maestro dell’Osservanza, realizzata tra il 1430 e il 1435 e conservata nel Museo di Palazzo Corboli di Asciano.
PREGHIERA A MARIA BAMBINA
titolo Maria Bambina
autore Bartolomé Esteban Murill anno 1687
Dolce Bambina Maria,
che destinata ad essere madre di Dio
sei pur divenuta augusta sovrana
e amatissima madre nostra,
per i prodigi di grazie che compisti fra noi,
ascolta pietosa le mie umili supplice.
Nei bisogni che mi premono da ogni parte,
e specialmente nell’affanno che ora mi tribola,
tutta la mia speranza è in te riposta.
O santa Bambina,
in virtù dei privilegi che a te sola furono concessi
e dei meriti che hai acquistati,
mostrati ancora oggi verso di me pietosa.
Mostra che la sorgente dei tesori spirituali
e dei beni continui che dispensi è inesauribile,
perché illimitata è la tua potenza sul cuore paterno di Dio.
Per quell’immensa profusione di grazie
di cui l’Altissimo ti arricchì
fin dai primi istanti del tuo immacolato concepimento,
esaudisci, o celeste Bambina, la mia supplica,
e loderò in eterno la bontà del tuo cuore. Amen
“LA NOSTRA FEDE E’ CRESCIUTA CON RADIO MARIA”
di Redazione Roma – 7 Settembre 2025
Leone XIV ha rivolto un saluto particolare ai giovani. La piazza gremita di fedeli già all’alba, la Santa Sede ne ha calcolati 80mila. Presente il capo dello Stato. La formula di proclamazione in latino e l’applauso. Sulla papamobile ha preso in braccio un neonato

Il questore Massucci: «Primo impegno di direzione tutta in rosa»
«Anche oggi le adesioni e le presenze sono state al di sopra delle aspettative» è il bilancio della lunga mattinata di celebrazioni del questore di Roma Roberto Massucci. «Oggi è stato il primo impegno di una direzione tutta in rosa – ha sottolineato il questore – perché la dirigenza del Distretto di polizia Aurelio e del commissariato Borgo sono state affidate dal capo della polizia su mia proposta a due dirigenti: Susanna Simone che dirige il commissariato Aurelio e Tiziana Latino che dirige il commissionato Borgo. Saranno le responsabili dei servizi di vario livello a piazza San Pietro e nell’area fino al termine del Giubileo. Una novità per la Questura di Roma che ci darà ulteriori soddisfazioni».
13:14 | 07 Settembre
Lorenzo Fontana: «A San Carlo Acutis affidai la mia presidenza»
«La canonizzazione di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati offre al mondo l’esempio straordinario di due giovani italiani diventati santi con l’impegno quotidiano. A San Carlo Acutis ho affidato, fin dall’inizio del mio mandato, la legislatura e la mia presidenza. Lo citai nel mio discorso di insediamento ed è una forte emozione essere qui oggi. Le vite di questi due nuovi santi hanno tanto da dire al nostro tempo e sono la risposta alla sete di valori dei giovani. Facciamone tesoro ogni giorno»: parole del presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, presente questa mattina alla messa a San Pietro.
12:32 | 07 Settembre
Santi che hanno usato mezzi «alla portata di tutti»
Un passaggio fondamentale dell’omelia di Papa Leone XIV è stato l’aver sottolineato che «Acutis e Frassati hanno coltivato l’amore per Dio e i fratelli con mezzi alla portata di tutti. Carlo ha incontrato Gesù in famiglia, e poi a scuola, e soprattutto nei Sacramenti, celebrati nella comunità parrocchiale. È cresciuto, così, integrando naturalmente nelle sue giornate preghiera, sport, studio e carità. Un’altra cosa essenziale era la confessione frequente. Carlo ha scritto “L’unica cosa che dobbiamo temere veramente è il peccato. Gli uomini si preoccupano tanto della bellezza del proprio corpo e non si preoccupano della bellezza della propria anima”». «Entrambi i santi – ha proseguito il pontefice – avevano una grande devozione per i santi e per la Vergine Maria, e praticavano generosamente la carità. Perfino quando la malattia li ha colpiti e ha stroncato le loro giovani vite, nemmeno questo li ha fermati e ha impedito loro di amare, di offrirsi a Dio, di benedirlo e di pregarlo per sé e per tutti».

12:18 | 07 Settembre
Il giro in papamobile. Leone XIV ha afferrato al volo i gadget
Papa Leone XIV ha compiuto un giro in papamobile per salutare i fedeli che hanno partecipato alla cerimonia di canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, accolto da applausi e cori. Leone ha benedetto e accarezzato tanti bambini, tentando di prendere al volo i gadget che gli venivano lanciati sull’auto scoperta e scusandosi con uno dei collaboratori, sfiorato durante un lancio. Ha anche preso in braccio un neonato.

12:16 | 07 Settembre
Il saluto affettuoso a vescovi e presbiteri
Al termine della cerimonia di proclamazione dei nuovi santi e prima dell’Angelus, il pontefice ha concluso: «Desidero ringraziare tutti voi che siete venuti così numerosi a festeggiare. Saluto con affetto vescovi e presbiteri. Accolgo con deferenza le delegazioni ufficiali e le autorità». Leone XIV prima della celebrazione a piazza San Pietro, aveva stretto la mano privatamente al capo dello Stato, Sergio Mattarella.
12:09 | 07 Settembre
La Santa Sede: «Ottantamila presenze»
È salito alla cifra di 80mila presenze il bilancio della messa a piazza San Pietro presieduta da Papa Leone XIV nella quale sono stati canonizzati i beati Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis: lo rende noto la sala stampa della Santa Sede. La folla di fedeli è imponente e arriva ancora fino a metà di via della Conciliazione.
11:58 | 07 Settembre
«Dio sostiene chi vuole uscire dalla spirale di odio»
Il Papa si è soffermato anche sul tema delle guerre in corso nel mondo: «Dio sostiene chi vuole uscire da spirale di odio. Dio vuole la pace». Leone XIV ha rinnovato l’invito a pregare in maniera «incessante» per «la pace specialmente in Terra Santa e in Ucraina e in ogni altra terra insanguinata dalla guerra. Ai governanti ripeto, ascoltate la voce della coscienza. Le apparenti vittorie ottenute con le armi seminando morte e distruzione, sono in realtà sconfitte, e non portano mai serenità e sicurezza».
11:56 | 07 Settembre
Centinaia di giovani cattolici thailandesi nel centro di Bangkok
Si sono riversati a centinaia, nelle strade del centro di Bangkok, i giovani cattolici thailandesi: accanto alle reliquie, simboli della Giornata mondiale della gioventù, ovvero la Croce e l’icona della Salus Populi Romani, giunte il 3 settembre nel Paese. Fino al 19 ottobre viaggeranno in tutte le undici diocesi della Thailandia prima di giungere in Indonesia dove proseguiranno il loro «pellegrinaggio» nel continente asiatico per poi approdare in Corea del Sud dove, nell’agosto 2027, si celebrerà la 49esima Gmg.
11:46 | 07 Settembre
Amirante (Nuovi Orizzonti): «Una grazie per l’umanità»
«Con gioia e gratitudine viviamo oggi questa straordinaria grazia per la Chiesa e per l’intera umanità»: così Chiara Amirante, fondatrice della comunità Nuovi Orizzonti, commenta la canonizzazione di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati. «Carlo Acutis – sottolinea Amirante – ha mostrato come la tecnologia possa essere uno strumento potente di evangelizzazione. Con la sua passione per l’Eucaristia e la sua abilità informatica, ha parlato al cuore dei giovani, unendo linguaggio digitale e profonda spiritualità. Frassati ci ricorda che la santità è vivere il Vangelo nel quotidiano, attraverso gesti concreti di amore, servizio e giustizia. Con la sua passione per la montagna e l’impegno verso i poveri, è stato un testimone autentico della fede incarnata».
11:37 | 07 Settembre
L’invocazione ai responsabili delle nazioni: «Dialogo e concordia»
Si prega anche «per i responsabili dei popoli e delle nazioni» alla messa di canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis presieduta da Papa Leone XIV. In una delle preghiere dei fedeli, in lingua francese, si invocano i responsabili di tutti i Paesi del mondo «perché ricerchino sempre il bene comune, custodiscano la dignità della persona umana e perseverino nella via del dialogo e della concordia».
11:28 | 07 Settembre
Anche il sottosegretario Mantovano, a rappresentare il governo
Anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, era presente in piazza San Pietro per la canonizzazione di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati in rappresentanza ufficiale del presidente Meloni e del governo italiano. «Si racconta spesso di una gioventù smarrita e incapace di guardare e far guardare al futuro con speranza. Nella canonizzazione di Frassati e Acutis c’è la smentita viva e concreta di questo luogo comune – osserva il sottosegretario alla conclusione della cerimonia -. La forza della fede in Cristo e la carità operosa, semplice e umile, esistono anche ai nostri giorni e, attraverso i due nuovi santi, insegnano a tutti qual è la ricchezza anche civile della nostra fede. A nome del governo, ribadisco il ringraziamento per tutti i servitori dello Stato che a ogni livello hanno garantito il sereno svolgimento dell’evento e la sicurezza dei pellegrini arrivati a Roma da ogni parte del mondo».
11:22 | 07 Settembre
La famiglia Acutis porta offertorio durante canonizzazione
La famiglia Acutis ha portato al Papa l’offertorio durante la messa
di canonizzazione presieduta in piazza San Pietro. Il papà di Carlo, Andrea, la
mamma Antonia e i fratelli Michele e Francesca sono stati salutati dal Pontefice sul sagrato davanti all’altare.

11:15 | 07 Settembre
La citazione: «Ci preoccupa la bellezza del corpo e non dell’anima»
Papa Prevost parla della spiritualità di Acutis: «Carlo ha incontrato Gesù in famiglia, grazie ai suoi genitori, Andrea e Antonia – presenti qui oggi con i
due fratelli, Francesca e Michele – e poi a scuola, anche lui, e soprattutto nei
Sacramenti, celebrati nella comunità parrocchiale. È cresciuto, così, integrando naturalmente nelle sue giornate di bambino e di ragazzo preghiera, sport, studio e carità. Un’altra cosa essenziale per loro era la Confessione frequente. Carlo ha scritto: “L’unica cosa che dobbiamo temere veramente è il peccato”; e si meravigliava perché – sono sempre parole sue – “gli uomini si preoccupano tanto della bellezza del proprio corpo e non si preoccupano della bellezza della propria anima”».

11:11 | 07 Settembre
La devozione per i santi e la vergine Maria
«Entrambi, Pier Giorgio e Carlo, hanno coltivato l’amore per Dio e per i
fratelli attraverso mezzi semplici, alla portata di tutti: la santa Messa
quotidiana, la preghiera, specialmente l’Adorazione eucaristica», ha ricordato il Papa. «Tutti e due, infine, avevano una grande devozione per i
Santi e per la Vergine Maria, e praticavano generosamente la carità. Perfino quando la malattia li ha colpiti e ha stroncato le loro giovani vite, nemmeno questo li ha fermati e ha impedito loro di amare, di offrirsi a Dio, di benedirlo e di pregarlo per sé e per tutti», ha aggiunto Prevost.
11:07 | 07 Settembre
Ai giovani: «Non sciupate la vita ma fatene un capolavoro»
«I santi Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis sono un invito rivolto a tutti noi,
soprattutto ai giovani, a non sciupare la vita ma a orientarla verso l’alto e a
farne un capolavoro». Così Papa Leone XIV nell’omelia della messa: «Ci incoraggiano con le loro parole: “Non io, ma Dio”, diceva Carlo. E Pier Giorgio: “Se avrai Dio per centro di ogni tua azione, allora arriverai fino alla fine”. Questa è la formula semplice, ma vincente, della loro santità. Ed è pure la testimonianza che siamo chiamati a seguire, per gustare la vita fino in fondo e andare incontro al Signore nella festa del Cielo», ha detto il Pontefice.
10:58 | 07 Settembre
Leone XIV: «Rischio grande sprecare vita fuori da progetto di Dio»
«Il rischio più grande della vita è quello di sprecarla al di fuori del progetto di Dio». Così Papa Leone XIV nell’omelia della messa presieduta con il Rito della Canonizzazione dei beati Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis. «Gesù, nel Vangelo, ci parla di un progetto a cui aderire fino in fondo, ci chiama cioè a buttarci senza esitazioni nell’avventura che Lui ci propone, con
l’intelligenza e la forza che vengono dal suo spirito e che possiamo accogliere nella misura in cui ci spogliamo di noi stessi, delle cose e delle idee a cui siamo attaccati, per metterci in ascolto della sua parola», ha sottolineato il pontefice.
Papa Leone XIV celebra la messa di canonizzazione di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati – La diretta video

10:55 | 07 Settembre
Papa: «Acutis e Frassati hanno amato Cristo nei poveri»
«Pier Giorgio e Carlo hanno vissuto questo amore per Gesù Cristo soprattutto nell’Eucaristia ma anche nei poveri, nei fratelli e nelle sorelle». Lo ha detto Papa Leone parlando dei due nuovi giovani santi, Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis.
10:46 | 07 Settembre
Le reliquie: un frammento cuore e un pezzo di vestito
Un frammento di cuore e un pezzo di indumento. Sono le due reliquie dei nuovi due Santi, rispettivamente di Carlo Acutis e di Pier Giorgio Frassati, portate all’altare.
10:44 | 07 Settembre
Quasi 70 mila fedeli a San Pietro
Sono quasi 70 mila i fedeli in piazza San Pietro, dove è in corso la cerimonia di canonizzazione di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati. L’affluenza, secondo quanto si apprende dalla Sala per la gestione dei Grandi Eventi della Questura di Roma, è regolare.
10:40 | 07 Settembre
Il fratello di Carlo Acutis, prima lettura in lingua inglese
È stato il fratello di Carlo Acutis, Michele, a restituire, in lingua inglese, la prima lettura durante la solenne messa di canonizzazione che si sta celebrando, presieduta da papa Leone, a piazza San Pietro. Presenti anche i postulatori di Pier Giorgio Frassati, il cardinale di Torino Roberto Repole e l’assistente ecclesiastico dell’Azione cattolica, monsignor Claudio Giuliodori e, di Carlo Acutis, i vescovi di Milano e Assisi Mario Delpini e Domenico Sorrentino.
10:34 | 07 Settembre
L’applauso di migliaia di fedeli
Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati sono santi. Alla proclamazione da parte di papa Leone è esploso l’applauso spontaneo delle migliaia di fedeli in piazza San Pietro. Quindi la processione all’altare per la venerazione delle reliquie.

10:28 | 07 Settembre
Il Papa: «Dichiariamo santi i beati Frassati e Acutis»
Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis sono santi. Papa Leone XIV ha pronunciato, in latino, la formula di canonizzazione durante la messa presieduta sul sagrato della Basilica di San Pietro. «Dichiariamo e definiamo santi – ha detto Leone – i beati Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis e li iscriviamo nell’Albo dei santi, stabilendo che in tutta la Chiesa essi siano devotamente onorati tra i santi». Al termine della formula è stato offerto l’incenso per la venerazione delle reliquie.

10:16 | 07 Settembre
In piazza i genitori di Carlo Acutis
A piazza San Pietro è presente, per la canonizzazione di Carlo Acutis, tutta la sua famiglia: il papà Andrea, la mamma Antonia, il fratello Michele e la sorella Francesca. Si tratta di un evento eccezionale considerato che i tempi di canonizzazione normalmente sono lunghi ed è difficile vedere un genitore sopravvivere all’evento. Un precedente ci fu nel 1950 con la canonizzazione di Maria Goretti. Alla messa, celebrata a San Pietro da Pio XII, era presente la mamma Assunta.
10:12 | 07 Settembre
File ad Assisi davanti alla teca con il corpo di Acutis
Centinaia i fedeli che affollano anche Assisi per la canonizzazione di Carlo Acutis. Davanti al Santuario della Spogliazione, dove è custodita la teca con il suo corpo, si sono formate lunghe file di pellegrini fin dalle prime ore di domenica per rendergli omaggio. Alcuni schermi consentono di seguire in diretta la proclamazione. Beatificato ad Assisi nel 2020, Acutis ha visto riconosciuti due miracoli per la sua intercessione: la guarigione di un bambino in Brasile e quella di una ragazza del Costa Rica. Riposa nella città di San Francesco, dove in queste ore si registrano arrivi continui di pellegrini anche dall’estero.

10:09 | 07 Settembre
Sul sagrato anche il capo dello Stato Sergio Mattarella
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è sul sagrato di piazza San Pietro per partecipare alla messa per la canonizzazione. Accanto a lui ci sono il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Alfredo Mantovano, e Pier Ferdinando Casini.

10:05 | 07 Settembre
Concelebrano 1.700 sacerdoti
È cominciata la messa di canonizzazione dei beati Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, presieduta da Papa Leone XIV sul sagrato della Basilica di San Pietro. A concelebrare con il pontefice 1.700 sacerdoti, 36 cardinali, 270 vescovi. Sono presenti le delegazioni ufficiali da Italia, Gran Bretagna, Polonia e dall’Ordine di Malta.

10:00 | 07 Settembre
Il pontefice: «Buona domenica e benvenuti!»
Buongiorno a tutti! Buona domenica e benvenuti! Grazie!»: papa Leone XIV prima della messa di canonizzazione dei beati Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, è arrivato sul sagrato della Basilica di San Pietro per salutare a braccio i fedeli in piazza. «Fratelli e sorelle, oggi è una festa bellissima per tutta l’Italia, per tutta la Chiesa, per tutto il mondo. E prima di cominciare la solenne celebrazione della canonizzazione, volevo salutare e dire una parola a tutti voi perché, se da una parte la celebrazione è molto solenne, è anche un giorno di molta gioia. E volevo salutare soprattutto tanti giovani che sono venuti per questa santa messa. Veramente è una benedizione del Signore, trovarci insieme con voi che siete venuti da diversi Paesi. Un dono di fede che vogliamo condividere».
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
L’OMELIA DI PAPA LEONE XIV
Leone XIV presiede il rito che rende santi i due giovani laici. Nell’omelia richiama il loro “essere innamorati di Gesù” e la loro incessante volontà di “donare tutto per Lui”. Un amore coltivato attraverso “mezzi semplici, alla portata di tutti”, per vivere autenticamente la “santità della porta accanto”
Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano 7 Settembre 2025
Un “bivio della vita” si apre davanti a ogni giovane: il rischio più grande è lasciarsi sfuggire il tempo. Ma c’è “un’avventura” che chiama, invitando a gettarsi “senza esitazioni”, a spogliarsi di sé, delle “cose”, delle “idee” che ci tengono prigionieri. Basta alzare lo sguardo verso il cielo, assaporare ogni respiro della propria esistenza e camminare “incontro al Signore, nella festa eterna del Cielo”.

Una vista di Piazza San Pietro (@Vatican Media)
Così Papa Leone XIV dipinge le figure di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, canonizzati oggi, 7 settembre, durante la celebrazione eucaristica presieduta dal Pontefice sul sagrato della Basilica di San Pietro. La domenica soleggiata, gli 80mila fedeli festanti, fanno da sfondo alla Messa concelebrata, tra gli altri, dal cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino; monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano; monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica Italiana; monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e Foligno. Tra i presenti, anche presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella.
“Oggi è una festa bellissima”
Mancano pochi minuti all’inizio della celebrazione e la piazza già trabocca di volti, canti e attese. Tra la folla sventolano striscioni che custodiscono le parole ardenti dei due giovani laici: “Vivere, non vivacchiare”, “Tutti nasciamo come originali”. All’improvviso, lo sguardo della piazza si accende: Papa Leone XIV compare sul sagrato e il suo saluto a braccio si leva come un abbraccio universale. “Oggi è una festa bellissima per tutta l’Italia, per tutta la Chiesa, per tutto il mondo!”. La liturgia, “molto solenne”, non spegne – assicura – la gioia che riempie questa giornata.
Uno striscione in Piazza San Pietro
E volevo salutare, soprattutto, tanti giovani, ragazzi, che sono venuti per questa Santa Messa! È veramente una benedizione del Signore trovarci insieme, voi che siete arrivati da diversi Paesi. È un dono di fede che desideriamo condividere
Il saluto del Papa prima della celebrazione eucaristica (@Vatican Media)
Il Papa chiede “un po’ di pazienza” a quanti non si trovano nelle prime file della piazza, promettendo loro un saluto in papamobile al termine della celebrazione. Rivolge poi un pensiero particolare ai familiari di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, invitando tutti a custodire nel cuore ciò che loro hanno testimoniato: l’amore per Cristo, “soprattutto nell’Eucaristia ma anche nei poveri, nei fratelli e nelle sorelle”.
Tutti voi, tutti noi, siamo chiamati a essere santi. Dio vi benedica! Buona celebrazione! Grazie per essere qui!
“Cosa devo fare perché nulla vada perduto?”
Nell’omelia, il Papa evoca una domanda della Prima Lettura, tratta dal Libro della Sapienza e proclamata da Michele Acutis, fratello di Carlo. Una domanda attribuita “proprio a un giovane”, come i due nuovi santi: il re Salomone.
Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?
Alla morte di Davide, suo padre, Salomone possiede apparentemente tutto: potere, ricchezza, salute, giovinezza, bellezza. Un regno da governare. Ma proprio l’abbondanza gli suscita un interrogativo:
Cosa devo fare perché nulla vada perduto?
La risposta è la richiesta di un dono più grande: la Sapienza di Dio, per conoscere e aderire ai suoi progetti.
Si era reso conto, infatti, che solo così ogni cosa avrebbe trovato il suo posto nel grande disegno del Signore. Sì, perché il rischio più grande della vita è quello di sprecarla al di fuori del progetto di Dio
Chiamati a “buttarci”
Leone XIV si sofferma poi sul Vangelo, dove viene delineato un altro progetto radicale, “a cui aderire fino in fondo”. Quello indicato da Gesù:
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo
E ancora:
Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo
Una chiamata a “buttarci”. A seguire Cristo senza vacillare, con “l’intelligenza e la forza” – doni dello Spirito – da accogliere spogliandosi delle proprie convinzioni, “per metterci in ascolto della sua Parola”.
Un momento della celebrazione eucaristica (@Vatican Media)
“Signore, che vuoi che io faccia?”
Non solo Salomone, ma anche san Francesco d’Assisi si trova davanti allo stesso bivio. Giovane, ricco e “assetato di gloria”, sogna di diventare cavaliere. Ma l’incontro con Cristo lo spinge a domandarsi:
Signore, che vuoi che io faccia?
Il resto è una “storia diversa”, quella “meravigliosa” e conosciuta universalmente, di una spogliazione che all’oro e all’argento, oltre che alle stoffe preziose del padre, preferisce “l’amore per i fratelli, specialmente i più deboli e i più piccoli”.
“Una nuova logica”
L’elenco potrebbe proseguire. D’altro canto, nota il Papa, spesso la santità nasce da un “sì” pronunciato in gioventù. “Voglio te”, era la voce che sant’Agostino ascoltava “nel nodo tortuoso e aggrovigliato” della sua vita.
E così Dio gli ha dato una nuova direzione, una nuova strada, una nuova logica, in cui nulla della sua esistenza è andato perduto
“Frassati Impresa Trasporti”
In questa cornice, Leone XIV ripercorre le vite di Frassati e Acutis. Del primo sottolinea l’impegno nella scuola, nei gruppi ecclesiali – Azione Cattolica, Conferenze di San Vincenzo, FUCI (Federazione universitaria cattolica italiana) e Terz’Ordine domenicano. La sua fede si esprime nella preghiera, nell’amicizia e nella carità. “Frassati Impresa Trasporti” è il soprannome affettuoso con cui gli amici lo chiamano, vedendolo portare aiuti ai poveri per le strade di Torino. La sua testimonianza è “una luce per la spiritualità laicale”
Per lui la fede non è stata una devozione privata: spinto dalla forza del Vangelo e dall’appartenenza alle associazioni ecclesiali, si è impegnato generosamente nella società, ha dato il suo contributo alla vita politica, si è speso con ardore al servizio dei poveri
Preghiera, sport, studio e carità
Di Carlo, il Papa ricorda l’incontro con Gesù attraverso la famiglia – menziona Michele, Francesca, la sorella, e i genitori, Andrea e Antonia, tutti presenti in basilica – e la scuola, ma “soprattutto nei Sacramenti celebrati nella comunità parrocchiale.
È cresciuto, così, integrando naturalmente nelle sue giornate di bambino e di ragazzo preghiera, sport, studio e carità

La famiglia di Carlo Acutis con il Papa (@Vatican Media)
“Basta un semplice movimento degli occhi”
Ciò che unisce Carlo e Pier Giorgio è la scelta di vivere l’amore di Dio e dei fratelli con “mezzi semplici, accessibili a tutti”: la Messa quotidiana, la preghiera, in particolare l’adorazione eucaristica. “Davanti al sole ci si abbronza. Davanti all’Eucaristia si diventa santi”, diceva Carlo. E ancora:
La tristezza è lo sguardo rivolto verso sé stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio. La conversione non è altro che spostare lo sguardo dal basso verso l’Alto, basta un semplice movimento degli occhi
“Una luce che noi non abbiamo”
Entrambi sono attenti al Sacramento della Riconciliazione. Carlo ammoniva: “L’unica cosa che dobbiamo temere veramente è il peccato”, meravigliandosi di come “gli uomini si preoccupano tanto della bellezza del proprio corpo e non si preoccupano della bellezza della propria anima”. Altro tratto comune, la devozione per i santi e la Vergine Maria, oltre alla pratica della carità. Pier Giorgio, ricorda ancora Leone XIV, scriveva: “Intorno ai poveri e agli ammalati io vedo una luce che noi non abbiamo”.
Come Carlo, la esercitava soprattutto attraverso piccoli gesti concreti, spesso nascosti, vivendo quella che Papa Francesco ha chiamato la santità della porta accanto
“Il Cielo ci aspetta da sempre”
Un amore, un’offerta a Dio, che neppure la malattia sa scalfire. “Il giorno della morte sarà il più bel giorno della mia vita”, un’altra frase di Frassati ricordata dal Papa, che menziona anche la sua ultima foto, che lo ritrae intento a scalare una montagna. “Col volto rivolto alla meta, aveva scritto: ‘Verso l’alto’”.













Radio Maria England è presente perché san Carlo Acutis è nato a Londra



di Stefano Caprio – Asia News – 7 Settembre 2025
Se in Ucraina lo scontro è tutto interno all’Ortodossia, sulle rive del Baltico sono le grandi tradizioni cristiane di tutta Europa a contendersi una piccola terra e un piccolo popolo, in cui si concentrano i destini di tutti gli altri. E tra i terreni di scontro c’è anche lo storico monastero femminile Pjukhtitskij che si trova a soli venti chilometri dal confine con la Russia.
L’Estonia è da tempo in allerta per una possibile “nuova operazione speciale” della Russia, alla stregua di quella in Ucraina, peraltro ancora lontana da una conclusione. Il Paese più settentrionale dei tre Stati che si affacciano sul mar Baltico, insieme a Lettonia e Lituania, è da sempre uno degli obiettivi sensibili per le mire imperiali della Russia: nel Cinquecento fu assalita da Ivan il Terribile, quando questa zona si chiamava Livonia, con l’intenzione esplicita di imporre la Russia come “Terza Roma” in tutta l’Eurasia, dai baltici agli ultimi khanati dei tataro-mongoli, dalla Turchia alla Siberia. A Narva, il principale porto dell’Estonia, agli inizi del Settecento il giovane Pietro il Grande subì la sua sconfitta più umiliante ad opera degli svedesi, comandati dal re quindicenne Carlo XIII, e per rifarsi l’imperatore russo dovette sacrificare centinaia di migliaia di vite di russi, per costruire nella malefica laguna poco più a nord la nuova capitale di San Pietroburgo, la Nuova Roma che proiettava la Russia sul Baltico e su tutta l’Europa.
Ora Narva segna il punto di confine – di ukraina – tra Estonia e Russia sul fiume da cui deriva il nome estone della città, che i russi chiamano Ivangorod, “città di Ivan”, proprio in onore del primo zar. Le armate dei due eserciti sono schierate sulle sponde del fiume, con evidente sproporzione a favore dei russi e timori crescenti da parte occidentale, considerando che l’Estonia fa parte della Ue e della Nato. Qui del resto si giocò una partita importante anche durante la seconda guerra mondiale, dopo che Stalin aveva stretto con Hitler il patto firmato dai ministri degli esteri Vjačeslav Molotov e Joachim von Ribbentrop, il 23 agosto 1939. I tre Paesi baltici furono concessi al dominio sovietico, e quando poi i nazisti decisero l’invasione dell’Urss con l’Operazione Barbarossa del 1941, proprio gli estoni furono i più convinti sostenitori del regime hitleriano, nella speranza di affrancarsi dall’oppressione dei russi, che in caso di attacco oggi proclamerebbero la “liberazione degli estoni dal nazismo” con ancor maggiore convinzione rispetto agli ucraini.
Più ancora di Narva, i russi rivendicano la “russicità” della seconda città del Paese dopo la capitale Tallin, quella di Tartu (Jur’ev per i russi, Dorpat per i tedeschi) sul fiume Emajygi, che secondo le antiche cronache venne fondata dal principe Jaroslav il saggio, figlio di Vladimir il “battezzatore”, che assunse poi il titolo di Gran Principe di Kiev e “unificatore” dei principati della Rus’. Qui si sono succeduti i conflitti nelle varie fasi storiche, dalla libera repubblica di Novgorod all’Ordine Livonico dei Cavalieri Teutonici, la Reczpospolita di Polonia e Lituania e il regno di Svezia, fino all’impero russo e alla repubblica socialista di Estonia nell’Urss. All’università di Tartu i sovietici concentrarono i migliori specialisti di slavistica, su tutti il padre della semiotica Jurij Lotman, ma anche Boris Uspenskij, Vjačeslav Ivanov e molti altri.
La popolazione estone non raggiunge il milione e mezzo di persone, eppure le percentuali etniche hanno grande significato simbolico, con un 25% di russofoni che oggi vengono spinti sempre più a tornare nella patria originaria. La lingua estone è di ceppo ugro-finnico, sparso in Europa da nord a est e ovest, apparentandosi con i magiari e i baschi, ma la lingua russa è difficile da sradicare nella vita culturale e sociale della popolazione. Tanto più che oltre alle differenze linguistiche contano molto anche quelle religiose, con la pretesa secolare dei russi di imporre l’Ortodossia a un popolo molto latinizzato dai Teutonici e quindi in maggioranza affidato alla libera professione cristiana dei luterani, che raggiunsero l’Estonia già nel 1523, sei anni dopo le tesi sulle indulgenze dello stesso Martin Lutero.
Per questi motivi in Estonia si gioca un confronto “atomico” tra le confessioni cristiane, per certi aspetti molto più pericoloso di quello delle testate nucleari. Se in Ucraina lo scontro è tutto interno all’Ortodossia, sulle rive del Baltico sono le grandi tradizioni cristiane di tutta Europa a contendersi una piccola terra e un piccolo popolo, in cui si concentrano i destini di tutti gli altri. Non a caso l’ultimo patriarca di Mosca del Novecento, Aleksij II, predecessore e “tutore” dell’attuale Kirill (Gundjaev), era un nobile estone di stirpe teutonica, come attesta il suo cognome Ridiger, il “barone Alexis von Rüdiger” che ha guidato la Chiesa russa dal 1990 al 2008, vescovo di Tallinn dal 1961 al 1978, quindi metropolita di Leningrado fino all’elezione patriarcale, alla fine dell’epoca sovietica. Da patriarca egli volle conferire alla Chiesa estone un’autonomia simile a quella concessa a quella ucraina che pretendeva l’autocefalia, come Chiesa autonoma nell’ambito del patriarcato di Mosca.
In Estonia esisteva però anche una Chiesa ortodossa dipendente dal patriarcato di Costantinopoli, eretta nel 1922 con tanto di Tomos di autocefalia poi soppresso dai sovietici, che dopo la fine dell’Urss costituì un forte motivo di contesa con lo stesso patriarca russo-estone Aleksij, anticipando quanto poi avvenuto in Ucraina negli anni successivi. In seguito all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, il parlamento estone ha preteso da tutti gli ortodossi del Paese di interrompere ogni legame con il patriarcato di Mosca, pena la soppressione della giurisdizione, incorporandola in quella autocefala costantinopolitana, e come in Ucraina questo processo sta provocando forti reazioni e grande confusione nei fedeli.
Un caso particolarmente eclatante riguarda una delle roccaforti dell’ortodossia russa in Estonia, il monastero femminile Pjukhtitskij a soli venti chilometri dal confine con la Russia. Fu fondato a fine Ottocento sul luogo dove si era verificata una miracolosa apparizione della Madre di Dio, chiamato pjukhtitsa che in estone significa “luogo santo”; una specie di Lourdes russo-estone dove avvenivano guarigioni con l’immersione nelle acque fluviali, e dove un contadino aveva trovato nella fessura di una quercia un’icona miracolosa di Maria con il Bambino Gesù. Ancora oggi è meta di pellegrinaggi, che si erano susseguiti anche in epoca sovietica, quando il monastero era l’unica comunità religiosa femminile permessa dalle autorità di Mosca.
Oggi nel monastero vivono quasi cento monache, e il ministero degli interni di Tallinn lo ha definito in questi giorni “il simbolo del mondo russo nel nostro Paese, dove si sovrappongono la religione, il nazionalismo e la nostalgia imperiale”, insistendo sulla necessità di chiuderlo definitivamente, ciò che potrebbe davvero indurre i russi a invadere anche il Paese baltico. L’igumena Filaretja, superiora del monastero, ha protestato vivacemente affermando “pensate ai vostri figli, che hanno un bravo padre, e li vogliono costringere ad accettare un altro padre che ha tante arance nel frigorifero… non vi sembra un inganno e un tradimento?”. Le monache si rifiutano categoricamente di rompere con il patriarcato di Kirill, accusato dagli estoni di essere uno dei principali ispiratori della guerra di Putin.
L’igumena insiste sul fatto che “noi non partecipiamo a nessuna guerra, tutti lo sanno, tantissimi seguono le nostre celebrazioni connettendosi al nostro sito, non c’è neppure bisogno di venire direttamente a trovarci, ascoltate per chi preghiamo, per la pace in tutto il mondo… Noi non siamo responsabili per tutte le parole del nostro patriarca, vogliamo solo essere fedeli alla nostra tradizione”. Le 95 monache vivono in autonomia, lavorando i campi e allevando animali, con un grande alveare per la produzione di miele, molto apprezzato non solo in Estonia e in Russia. Eppure nei loro confronti si accaniscono le accuse “russofobe”, come lamentano i sacerdoti ortodossi locali, al punto che The Telegraph ha pubblicato un lungo articolo dal titolo “La Russia usa le monache come spie e agitatrici della propaganda in Estonia”.
I sacerdoti della giurisdizione costantinopolitana insistono sulla necessità di contrastare l’ideologia eretica del “mondo russo”, che caratterizza il “magistero” del patriarca Kirill. Il padre Aleksandr (Sarapik), parroco della chiesa della Trasfigurazione a Tallinn, dove celebra la liturgia ortodossa in lingua estone, racconta a Currentime la storia della sua vocazione, quando da giovane cercava risposte alla sua sete di rinascita nella fede presso i luterani, i battisti e i cattolici, fino a sentirsi accolto veramente solo nella Chiesa ortodossa, in cui ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale negli anni Ottanta nella Chiesa patriarcale moscovita. Quando negli anni Novanta gli ortodossi locali si sono spaccati tra Mosca e Costantinopoli, “abbiamo visto il mondo accendersi in una nuova guerra santa”, racconta padre Aleksandr, “come se fossimo tornati al Medioevo nelle crociate contro i musulmani, e oggi il patriarca Kirill deve rispondere delle sue parole e delle sue azioni davanti a Dio”. Nell’Estonia del grande nord dell’Europa si vive in attesa di una nuova apocalisse, pregando nei monasteri e nelle chiese in lingue diverse, sperando che l’Altissimo riesca a capire tutti coloro che vogliono davvero la pace.
di Floriana Rullo 7 Settembre – 2025
Giovanna Gawronska è la nipote del torinese che oggi, 7 settembre, verrà canonizzato da Leone XIV. Il padre che non capiva, la preghiera notturna a Santa Maria di Piazza e la montagna: «Mi ha lasciato la sua piccozza»

«Pier Giorgio era il San Francesco torinese. Un giovane pieno di vita e talento che, di nascosto, donava agli ultimi i suoi averi. Lo si è scoperto ai funerali, quando gran parte di Torino si è presentata fuori dalla chiesa. Di lui conservo la piccozza che usava durante le sue escursioni in montagna e le tante foto che mi fanno compagnia in camera da letto». Giovanna Gawronska, 94 anni, è la nipote di Pier Giorgio Frassati, che oggi verrà canonizzato in Vaticano. Torinese allegro e pieno di vita, Frassati è morto a 24 anni nel 1925 per una poliomielite fulminante contratta in una delle tante case povere, tra cui il Cottolengo, dove aiutava i meno fortunati di lui. Veniva da una famiglia più che benestante: suo padre Alfredo era stato il fondatore e proprietario della Stampa, sua madre Adelaide una pittrice. «Se penso a Pier Giorgio lo vedo ancora oggi circondato dai giovani — dice la nipote —. Se diventerà santo, cento anni e due mesi dopo la morte, è sicuramente grazie a mia mamma Luciana che ha girato l’Italia per raccogliere testimonianze sulla sua bontà e ce lo ha raccontato».
Che cosa ricorda di suo zio?
«Ciò che mi raccontava mia mamma. Lo descriveva come impegnato: nella vita sociale, in quella politica ed ecclesiale, ma anche come un ragazzo sportivo e antifascista. Amava stare con i compagni di università, senza mai dimenticare i poveri e i bisognosi. Pier Giorgio era un giovane dell’altro secolo, ma è anche attuale e moderno. È stato un grande esempio. Se penso a lui al giorno d’oggi, lo immagino mentre cammina per strada con gli amici, mentre ride e scherza con loro. Un giovane capace di parlare agli altri con semplicità».
Verrà proclamato santo. Come immagina la cerimonia?
«Un evento. Peccato che mancheranno tantissimi ragazzi che si erano organizzati per venire da tutto il mondo a Roma il 3 agosto scorso».
E la decisione di celebrarlo nello stesso giorno di Carlo Acutis?
«Penso sia sbagliata. Non perché l’uno sia più santo dell’altro, ma perché sono diversi: Carlo era un ragazzino, Pier Giorgio un uomo. E mi sorprende un po’ vedere che l’iter della canonizzazione di Acutis sia stato breve, mentre per Pier Giorgio ci sono voluti 100 anni».
Suo zio è stato definito il San Francesco torinese.
«Era molto umile e allo stesso tempo generoso. Ha vissuto in una Torino molto povera. Erano i primi anni del ‘900. Lui, benestante, andava tutti i giorni al Cottolengo a trovare gli ultimi. E a loro donava ogni cosa avesse in tasca».
Donazioni segrete, almeno fino al giorno dei funerali.
«Tutto è stato chiaro quando tutta Torino si è presentata fuori dalla chiesa. Tra loro molti poveri della città».
Che cosa si è scoperto?
«Che si era sempre mosso in sordina. Sapeva che i suoi genitori lo avrebbero ostacolato. Pur arrivando da una famiglia dell’alta borghesia aveva deciso di aiutare con tutte le sue forze poveri e malati. Le sue giornate erano divise tra preghiera, aiuto ai bisognosi, studio e amici».
Come aiutava gli altri?
«Dando tutto il denaro che aveva in tasca. Nei suoi libri contabili abbiamo trovato le pagine della gestione dei suoi soldi. Scriveva: elemosina, elemosina e ogni tanto aggiungeva la parola sigaro. Anche lui era un ragazzo normale».
Perché non ha mai detto nulla?
«Lo ha fatto in punto di morte. Ha lasciato un messaggio, scritto, per dire che bisognava portare delle medicine che erano nella tasca della sua giacca a una persona malata. Ma il problema era il rapporto difficile che aveva con il padre. Alfredo aveva capito che c’era qualcosa di diverso in lui e non sapeva come affrontarlo. Voleva però obbedienza».
In che cosa?
«Nelle sue scelte. Ad esempio, Pier Giorgio voleva fare l’ingegnere militare così da poter aiutare i minatori. Suo padre si era opposto e arrabbiato: voleva che facesse il giornalista. Stessa cosa capitata in amore: ha rinunciato alla ragazza di cui si era innamorato sapendo che non sarebbe piaciuta alla famiglia. Lei non lo ha mai saputo».
Morì negli stessi giorni di sua nonna, nessuno si accorse della sua malattia?
«Non si fece in tempo ad avere il vaccino a causa del maltempo. Lui morì a casa a Torino, la nonna a Pollone. In quel momento la madre gli disse: “Giorgio, Dio vorrebbe che tu raggiungersi la nonna in Paradiso. E lui rispose: sarebbe il più bel giorno della mia vita”».
E dopo la morte?
«Mio nonno non ha più pronunciato il suo nome: quando parlava di Pier Giorgio diceva “quello che non c’è più”. Mia madre, che ha allevato sei figli, ha cominciato a scrivere del fratello dopo la morte dei suoi genitori».
Oggi in molti si ispirano a lui.
«È un esempio. Quest’estate oltre ai gruppi di americani nella casa di Pollone sono arrivati anche dei filippini. La sua figura continuerà sempre ad attirare fedeli. Pier Giorgio era un giovane normale, pur essendo speciale. Ha fatto la vita che tutti potrebbero fare. È ciò che piace».
Era un appassionato di montagna.
«Da sempre era iscritto al Cai. Era abituato, quando era nella casa di Pollone, nel Biellese, ad andare a piedi al santuario di Oropa per seguire la Messa. Ma aveva scalato il Monviso, il Mucrone e tutte le vette piemontesi. A lui bastava poter pregare…».
È vero che lo faceva di notte?
«Sì, andava alla Chiesa Santa Maria di Piazza a Torino. Quello stesso ostensorio Papa Leone lo ha voluto a Tor Vergata per la messa che gli ha dedicato».
Quali miracoli hanno permesso la sua santificazione?
«Una guarigione avvenuta nel 1933, dal morbo di Pott, una forma di tubercolosi, del friulano Domenico Sellan, e la guarigione avvenuta nel 2017, a Los Angeles, del seminarista Juan Manuel Gutierrez, sacerdote dal 2023. Aveva avuto una grave lesione del tendine d’Achille mentre giocava a basket».
Che cosa le ha lasciato in eredità?
«La piccozza, quella che usava in montagna. Alcuni abiti, che sono stati distribuiti tra gli amici, le sue foto e i suoi minerali che sono stati donati al Politecnico dove era laureando e, post mortem, ha ricevuto la laurea honoris causa. Nel cuore porto il racconto di mia madre».
Come si convive con uno zio santo?
«Più che come zio, sento Pier Giorgio come un fratello: è morto così giovane. In questi giorni sono andata spesso a San Pietro. Ci tornerò anche domani (oggi, ndr). Se diventa santo è anche grazie a mia madre: si deve tutto a lei. Era una donna straordinaria onorata di avere un santo in famiglia»


