"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Settembre 2025 Pagina 14 di 32

Medjugorje: Le mie parole vengono dal Cielo – di P. Livio – 3. “Pregate con tutto il cuore perché si realizzino tutte le mie opere” (25-08-2025)

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🔴LIVE🔴LE TROMBE DELL’APOCALISSE di Padre LIVIO – puntata 9

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🔴LIVE🔴 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA – Di Padre Livio – 18/09/2025

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – Giovedì 18 Settembre 2025

h. 9.00 : Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

h. 8.50 – 9.20 ATTUALITA’ MONDO – CHIESA

Israele: Pericolo di Isolamento internazionale

L’Europa non è grado di fermare una possibile invasione russa

Erika Kirk: un modello di donna controcorrente


h. 9.25 – h. 9.35: VIATICO QUOTIDIANO

Pensieri sulla Fede


h. 9.35 – 9.55: MEDJUGORJE: LE MIE PAROLE VENGONO DAL CIELO (Nuova Serie – Ogni giorno una frase speciale della Gospa)

3. “Pregate con tutto il cuore perché si realizzino tutte le mie parole” (25 – 2025)

+E’ la prima volta che la Madonna questa espressione

+Si tratta di tutte le sue parole, cioè del suo piano di salvezza

+Il piano di salvezza di Maria si realizzerà nel tempo dei Segreti

 +Si tratta in primo luogo del ritorno del mondo a Dio

+ In secondo  luogo del futuro stesso dell’umanità

+Queste obbiettivi sono certi, ma esigono un grande impegno

+Preghiere con tutto il cuore, sacrifici, mane tese a chi ha bisogno di aiuto

+Il tempo dei Segreti è eroico ed esige la presenza di apostoli

+In palio non c’è solo la nostra anima

+La Madonna vuole il nostro aiuto per salvare tutte le anime e presentala a Dio


h. 10.05: TELEFONATA A PADRE LIVIO


h. 10.o5: LE TROMBE DELL’APOCALISSE (7)


BLOG: blogdipadrelivio.it

Erika Kirk una donna controcorrente


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Russia-Ucraina, il generale Camporini: «Mancano uomini e mezzi. Ed è ottimistico pensare che non saremo attaccati»

di Rinaldo Frignani – Corriere della Sera – 18 Settembre 2025

L’esperto in geopolitica, ex capo di Stato maggiore di Difesa e Aeronautica: «Italia in difficoltà? Vale per tutta l’Europa. Abbiamo 95 mila soldati e al fronte potremmo schierarne 15-20 mila per volta. I britannici ne hanno 70 mila. E i russi 600 mila»

C’è una sola certezza. «Ci vorranno anni per adeguare il nostro sistema difensivo, non solo investimenti. E anche volontà politica. Ma al momento maggioranza e opposizione non mi sembrano così convinte». Dopo la cruda constatazione del ministro della Difesa Guido Crosetto sulle potenzialità militari interne delle nostre forze armate — «Non siamo pronti né ad un attacco russo né ad un attacco di un’altra nazione, abbiamo il compito di mettere questo Paese nella condizione di difendersi se qualche pazzo decidesse di attaccarci: non dico Putin, dico chiunque», ha spiegato qualche giorno fa — il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica, esperto di geopolitica, conferma un quadro con molte ombre.

Generale, quella del ministro è stata una provocazione?

«Penso che giustamente il responsabile della Difesa nazionale debba dire apertamente quali sono le criticità e le necessità da colmare. È inutile nascondersi, lo scenario è quello descritto. Bisogna aggiungere, e forse è anche peggio, che questa è una situazione generalizzata in tutta l’Europa occidentale dal crollo del Muro di Berlino: dovunque le risorse militari sono state ridotte in modo drastico. Ci siamo concentrati sul peacekeeping, come se le difese nazionali e della Nato non fossero più necessarie. Da tre anni almeno tutto è cambiato. Siamo coinvolti, abbiamo doveri d’intervento nei confronti degli alleati, ma organici insufficienti. E Trump ha dato la mazzata finale: sta evaporando la copertura Usa fornita finora, magari anche controvoglia».

L’Italia è in grado di difendersi da un blitz di droni russi come in Polonia?

«Sì, ma non da sola. Anche se non sarebbe una difesa improvvisata ma il frutto di continue esercitazioni con i Paesi alleati. Del resto in Polonia a individuare i droni è stato il nostro aereo Caew, capace di intercettare qualsiasi velivolo in un raggio di 500 chilometri. Ma il tema della protezione dai droni e dai missili è collettivo: progetti ci sono, ma devono essere finanziati con un impegno diretto dell’Ue che invece ritarda a concretizzarsi».

Quali sono le forze che oggi l’Italia potrebbe schierare per la Difesa nazionale?

«L’Esercito è sotto organico: ha 95 mila uomini e donne, un terzo dei quali con compiti logistici-addestrativi. Ne restano circa 60mila ma che in caso di combattimento dovrebbero ruotare almeno su base quattro o cinque per poter usufruire di periodi di riposo e addestramento: quindi diciamo circa 12-15 mila soldati al fronte per volta. I russi ne hanno 600 mila. I britannici, accreditati come i più pronti a scendere in campo, sono 70 mila».

Meno di noi. E i carri armati? Gli aerei? La Marina?

«Per anni, senza giustificazioni, abbiamo rinunciato ai mezzi corazzati. Abbiamo 200 carri Ariete, obsoleti e non adeguati alle guerre di oggi. Solo il 10% è efficiente. I Panther progettati con la tedesca Rheinmetall saranno disponibili negli anni Trenta. L’Aeronautica è messa meglio, ma servono più Eurofighter ed F35: per fabbricarli ci vogliono anni. La Marina ha una flotta di tutto rispetto con problemi di organico: stare in mare per mesi lontani dalla famiglia scoraggia molti. E poi mancano le munizioni: va incrementata la produzione. La Russia fabbrica 4 milioni di proiettili d’artiglieria all’anno, noi tutti insieme uno».

Il ritorno alla leva obbligatoria è una soluzione?

«No, costa troppo sia in termini di addestramento sia di strutture che dovrebbero essere adeguate allo scopo. Però bisogna fare qualcosa perché ci sono difficoltà a coprire i posti messi a bando nelle forze armate. Tempo fa ho proposto di aprire le caserme agli stranieri con permesso di soggiorno, con la prospettiva in caso di servizio per l’Italia senza macchie, di ottenere la cittadinanza».

Guardando anche al fronte Sud?

«Che non è uno scherzo. I russi hanno spostato in Cirenaica la base aerea e navale sfrattata dalla Siria. Ce li abbiamo davanti, siamo a portata dei bombardieri Sukhoi. Pensare che non ci attaccheranno mai è una visione ottimistica, invece un soldato deve pianificare tutto in previsione dello scenario peggiore».

NUOVA STAZIONE DI RADIO MARIA IN NIGERIA

CARI AMICI PIAN PIANO RADIO MARIA SI ESPANDE IN NIGERIA, MA IL LAVORO DA FARE È IMMENSO PER UN PAESE CHE HA 230 MILIONI DI ABITANTI (PREVISTI 500 MILIONI NEL 2050). CONTINUATE A SOSTENERE LO SFORZO PER RAGGIUNGERE LA MAGGIOR PARTE DELLE POPOLAZIONE. È UN TRAGUARDO DECISIVO PER LA CHIESA.

LA STAZIONE DI RADIO MARIA DI PORT HARCOURT – NIGERIA IN ATTESA DELLA INAUGURAZIONE

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🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio – Puntata 28 – La presenza reale, immenso dono d’amore

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I DIBATTITI UNIVERSITARI DI CHARLIE KIRK

l’OPERA DI SATANA CHE SCARDINA I CUROI E DEVASTA LE MENTI LA SI VEDE IN QUESTI POVERI GIOVANI CHE VAGANO NEL NON SENSO E NEL NULLA TOTALE

ERIKA KIRK, UNA DONNA CRISTIANA CONTROCORRENTE

17 Settembre 2025

di Raffaella Frullone – IL TIMONE

Erika Kirk, modello di donna che disturba il mainstream

Fosse stata progressista, femminista e magari anche bruttarella o almeno spettinata,  la sua foto sarebbe sulle copertine patinate, con titoli agiografici: “La forza silenziosa di una donna tutta d’un pezzo”, “La first lady del dolore e della rinascita”, “Un esempio per tutte”. Qualcuno l’avrebbe già paragonata a Evita Perón. Ma Erika Frantzve, 38 anni il prossimo novembre, non ha sposato Juan Domingo Perón bensì Charlie Kirk. Che oltre ad essere pro life e conservatore, era pure cristiano e per giunta un sostenitore di Donald Trump. Non poteva andarle peggio. Il trattamento che i media nostrani le hanno riservato è stato quindi la conseguenza diretta di queste insanabili colpe.

Nelle prime ore successive al delitto, diverse testate, per calcare la mano sul marito etichettato come razzista, omofobo e suprematista, hanno sottolineato che per giunta “aveva sposato una Miss”, come per dire che uno così non poteva far altro che una scelta estetica e quindi del tutto superficiale. Il Corriere è il primo a dedicarle un trafiletto venerdì titolato: «E la vedova dell’attivista sventola un rosario dall’auto». In realtà la donna non sventolava nulla, è stata ritratta in una fotografia in cui, con gli occhi nascosti dagli lenti scure, mostra un rosario in mano per dire al mondo a cosa si aggrappa nel dolore più atroce. Ma quello “sventolare” era un – nemmeno tanto velato – riferimento a Salvini come a dire “guardate, sono fatti della stessa pasta”.

L’articolo va anche oltre: «Manicure perfetta, vestiti neri: dal sedile posteriore di un Suv, ieri Erika Lane Frantvze, ha sventolato un rosario come a dire di pregare per il marito Charlie Kirk». Immaginate se quella nota sulla manicure perfetta fosse stata scritta per qualunque altra donna, le vestali del neofemminismo nostrano starebbero ancora gridando al sessismo, al maschilismo e all’oppressione del patriarcatoh. Erika viene anche privata del cognome con cui si presenta, quello del marito, e en passant, si fa notare che viaggia a bordo di un Suv, mica di un’utilitaria come tutti i comuni mortali. Non solo. Poche righe dopo si legge che è «Madre di due figli, di uno e tre anni» e si specifica che «li tiene a casa», ma dove dovrebbe tenerli? Venderli ai trafficanti di organi?

Erika paga diverse colpe. Intanto è bianca, conservatrice, ed è cattolica. E’ una moglie devota e una madre presente. Non rivendica autodeterminazione, emancipazione, diritti e ha sposato l’uomo più detestato dalla stampa mainstream. E poi è bella, molto bella, troppo bella. E quindi è stata descritta prima come la bambola silenziosa, moglie trofeo da compiangere con sufficienza; poi come la fanatica religiosa, pronta a brandire il rosario per vendicare il marito, poi stratega occulta, rea di voler capitalizzare politicamente sul lutto. Per altro è pure amica della famiglia dell’impresentabile vicepresidente Vance. Insomma le ha davvero tutte.

In pochi si sono anche sprecati a tradurre come si deve il toccante discorso che ha fatto sabato notte e hanno titolato “L’urlo di battaglia della vedova di Kirk”, “Il grido di battaglia della vedova di Kirk”, come fosse una virago pronta a partire per una crociata, quando in realtà bastava ascoltare il discorso per intero capire che quel cry non era grido, ma pianto, e la traduzione corretta : «Il pianto di questa vedova riecheggerà per il mondo come un grido di battaglia». Un messaggio ben diverso, che dice che saranno le lacrime a generare una reazione. E infatti questo è quello che sta accadendo anche col sangue versato dal marito.

In pochi hanno ripreso altri passaggi del suo discorso, come quello in cui ha detto: «Mio marito ogni giorno mi chiedeva: “Come posso servirti meglio? Come posso essere un marito migliore? Come posso essere un padre migliore?” » Troppo scomodo. Addirittura la narrazione di un marito che serve la moglie! Un marito che chiede come poter servire meglio la moglie, come essere un buon padre, e dire che dovrebbe essere l’antidoto perfetto a quel “patriarcatoh” che ci circonda. E invece.

Erika Kirk è un imprenditrice, ha un podcast di successo e un’organizzazione di beneficienza. Cresciuta in Arizona da una famiglia cattolica, ha studiato scienze politiche e relazioni internazionali, ha giocato a basket, a pallavolo, ed è stata Miss Arizona. Si è sposata nel 2021 e quello è stato il suo turning point, da quel momento suo marito e i suoi figli sono diventati la cosa più importante. Del suo matrimonio scriveva:

«L’amore, quando è ordinato secondo Dio, non è soltanto affetto, ma un’offerta, una chiamata, un’alleanza. Non amo mio marito con un sentimento superficiale o passeggero. Lo amo con la gravità di un voto. Con il fuoco costante di un cuore che sa che è stato Dio a sceglierlo per me e me per lui. E in quella scelta, Egli mi ha dato un uomo che fa piegare la mia anima in ginocchio per la gratitudine. Questo amore non è un possesso, né un’ossessione, è una missione sacra. Rispettarlo, servirlo, custodirlo, e gioire dell’uomo che Dio ha scelto perché camminasse al mio fianco. Non lo idolatro. Non lo adoro. Ma lo ammiro con tutto ciò che ho. E proprio in questo, adoro Colui che lo ha creato. Il nostro non è un amore fondato solo sull’emozione, ma sulla resistenza, la fiducia e la forza silenziosa di un’alleanza.  Questo tipo di amore non chiede poesia. Chiede fedeltà. E per grazia di Dio, passerò la mia vita profondamente innamorata e devota a quest’uomo che, ancora e ancora, mi indica Cristo».

Una provocazione vivente. Che irrita il mondo ma conquista quelli che non sono del mondo.

(Foto: Screenshot FoxNews, YouTube)

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