"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Agosto 2025 Pagina 5 di 34

🟡LIVE 🟡 “LOTTE E TENTAZIONI DEI PADRI DEL DESERTO” di PADRE LIVIO – Puntata 26 – 28/08/2025 🕊️🌿

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🔴LIVE🔴 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA – Di Padre Livio – 28/08/2025

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Giovedì 28 Agosto 2025

h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

H. 9.00 – 9.30: ATTUALITA’

DUE GIGANTI DELLA SANTITA’: SANT’AGOSTINO E SANTA MONICA


h. 9.30: MEDJUGORJE: PERCHE’ NON HO DUBBI

Gli eventi nel tempo dei Segreti (30)

+Quali eventi conosciamo dalle rivelazioni di Medjugorje?

+Quali eventi conosciamo dalle rivelazioni di Fatima?

+I riferimenti della Sacra Scrittura

+Sintesi: Le profezie dei tre giorni prima – Eventi disastrosi della natura -Eventi disastrosi dalla guerra – Persecuzioni alla Chiesa – Inganni satanici – Manifestazioni soprannaturali.


h. 10.00 LOTTE E TENTAZIONI DEI PADRI DEL DESERTO (26)


BLOG: blogdipadrelivio.it

Santa Monica e la scuola del Cuore (Rocco Ronzani – Asia News)


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Santa Monica e “la scuola del cuore”

LA’ DOVE SEI TU SARA’ ANCHE LUI

Il 27 agosto la Chiesa ricorda la madre di Sant’Agostino, nel giorno che precede la memoria liturgica del figlio. È stata per il figlio la prima immagine della Chiesa, bisognosa di purificazione, fiduciosa nella preghiera, sempre in cammino

Rocco Ronzani*

Madre, maestra di fede e donna di pace. Sono questi i lineamenti essenziali del volto di santa Monica che tratteggia nelle sue opere il figlio Agostino, la cui riflessione teologica e spirituale risente in misura assai ampia delle esperienze vissute e, in particolare, dell’educazione cristiana che gli impartì sua madre fin dall’infanzia.

Negli scritti di Agostino, il primo riferimento a Monica si trova nel dialogo di Cassiciaco sulla felicità, De beata vita: Monica è immagine della vera sapienza e Agostino le attribuisce il merito di «tutto quello che sta vivendo» (I,6).

 Nella campagna dell’odierna Brianza, infatti, egli maturò la conversione che lo avrebbe condotto al battesimo, la vocazione alla vita ascetica e la decisione di tornare in Africa per vivere gli ideali evangelici e dedicarsi alla ricerca di Dio. Qui, poi, sarebbe diventato presbitero e vescovo.

Nel De ordine spiega il ruolo della madre nella conversione: «Io credo senza incertezze e affermo che per le tue preghiere, [madre], Dio mi ha concesso l’intenzione di non preporre, non volere, non pensare, non amare altro che il raggiungimento della verità» (II,20,52).

Agostino ne scriverà ancora nelle Confessioni e altrove, fino al termine della vita. Nel De dono perseverantiae precisa: «In quei libri [Confessioni] ho narrato della mia conversione … con il mio racconto mostrai che mi fu concesso di non perire grazie alle lacrime quotidiane e piene di fede di mia madre» (20,53).

Monica è modello di fede semplice e profonda, animata dall’amore, dall’ascolto delle sacre Scritture (De ordine I,11,32; II,17,46) e dalla preghiera della comunità: «Non lasciava passare giornata senza recare l’offerta all’altare»; «due volte al giorno, mattina e sera, visitava la chiesa … per udire la parola di Dio e far udire a Dio la propria parola» (Confessioni V,9,17).

Agostino ne esalta la virtù della speranza e ne elogia la fede (I,11,17). È la madre a instillare nel cuore del figlio l’amore al nome di Cristo: «Quel nome … nel latte stesso della madre, tenero ancora il mio cuore aveva devotamente succhiato e conservava nel suo profondo. Così qualsiasi opera ne mancasse, fosse pure dotta e forbita e veritiera, non poteva conquistarmi totalmente» (III,4,8).

La vita di Monica, segnata dall’iniziativa di Dio, è ripercorsa per tappe nel libro IX delle Confessioni, dall’infanzia fino alla morte. «Tu la creasti senza che neppure il padre e la madre sapessero quale figlia avrebbero avuto» (IX,8,17);

«Mia madre fu allevata nella modestia e nella sobrietà, sottomessa piuttosto da te ai genitori, che non dai genitori a te» (IX,9,19).

 Nel rapporto con il marito Patrizio, iracondo e adultero, Dio è presente e opera.  Lei: «Si adoperò per guadagnarlo a te [o Dio], parlandogli di te attraverso le virtù di cui tu la facevi bella e con cui le meritavi il suo affetto rispettoso e ammirato» (IX,9,19).

Agostino è grato a Dio anche per la capacità di Monica di portare pace nelle discordie: «Mia madre faceva proprio questo, istruita da te, il Maestro interiore, nella scuola del cuore» (IX,9,19).

Quanto riferisce della madre potrebbe a ragione affermarlo di sé che, nei lunghi anni di ministero, spese le migliori energie per comporre scismi e sanare i morsi delle eresie che laceravano il corpo ecclesiale, attribuendone il merito unicamente a Dio che illumina i discepoli “nella scuola del cuore” ed effonde, per mezzo dello Spirito Santo, la soave carità che genera l’unità.

Nel narrare gli ultimi giorni di vita di Monica, Agostino descrive l’ultimo colloquio con la madre. Come ogni genitore, anche Monica aveva avuto le sue aspirazioni: una brillante carriera per il figlio e vederlo sposato, un nugolo di nipoti, ma soprattutto saperlo cristiano cattolico prima di morire.

 Quando Agostino abbraccia totalmente la fede, Monica, ormai matura nel suo cammino spirituale, confessa: «Il mio Dio mi ha concesso più di quanto mai potessi sperare: di vederti addirittura disprezzare la felicità terrena per metterti al suo servizio» (IX,10,26). Non c’era davvero più motivo di indugiare in questa vita; era stata esaudita oltre ogni aspirazione.

 Per altro, lei che si era sempre preoccupata della sepoltura, preparata con cura accanto a quella del marito, ora raccomanda ai figli di tumulare: «questo corpo dove che sia, senza darvene pena», pregandoli di una sola cosa: «Ricordatevi di me, dovunque siate, innanzi all’altare del Signore» (IX,11,27).

È l’ultimo magistero di una donna semplice che aveva sperimentato la potenza della grazia e la forza della comunione dei santi.

Monica, i cui meriti sono splendido coronamento dei doni di Dio, è stata per il figlio la prima immagine della Chiesa, bisognosa di purificazione, fiduciosa nella preghiera, sempre in cammino. Il modello scritturistico dell’una e dell’altra, della madre Monica e della madre Chiesa, è la vedova di Nain e le sue lacrime, come ci aiuta a comprendere Agostino raccontando:

«[Mia madre] mi considerava come un morto, ma un morto da risuscitare con le sue lacrime versate innanzi a te e che ti presentava sopra il feretro del suo pensiero affinché tu dicessi a questo figlio della vedova: “Giovane, dico a te, alzati”, ed egli ritornasse a vivere e cominciasse a parlare e tu lo restituissi a sua madre» (Confessioni VI,1,1).

 E in riferimento alla fede della madre Chiesa, che con le preghiere e le lacrime è strumento di salvezza per l’umanità, riflette: «Cosa poteva giovare al figlio della vedova la propria fede che, essendo morto, certamente neanche aveva? Ma per risuscitare gli giovò la fede della madre» (De libero arbitrio III,23,67).

Facendo memoria della santa madre di Agostino, possiamo prendere in prestito queste sue: «Io, al pensiero dei doni che spargi, Dio invisibile, nei cuori dei tuoi fedeli, e che vi fanno nascere stupende messi, gioivo e a te rendevo grazie» (Confessioni IX,11,28). E anche noi, grati a Dio, gioiamo con lui.

*Prefetto dell’Archivio Apostolico Vaticano

Sant’ Agostino


autore: Philippe de Champaigne anno: 1645 – 1650 titolo: Sant’Agostino luogo: Museo d’Arte della Contea di Los Angeles

Nome: Sant’ Agostino

Titolo: Vescovo e dottore della Chiesa

Nascita: 13 novembre 354, Tagaste, Africa

Morte: 28 agosto 430, Ippona, Africa

Ricorrenza: 28 agosto

Tipologia: Memoria liturgica

Luogo reliquie: Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro

Sito ufficiale:www.augustinus.it

(LA) « Fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum, donec requiescat in te.»
(IT) « Ci hai creati per Te, [Signore,] e inquieto è il nostro cuore fintantoché non trovi riposo in Te. »


Agostino nacque a Tagaste in Africa da famiglia benestante. Il padre, Patrizio, era pagano, ma sua madre Monica era un’ardente cristiana.

Verso la fine dell’anno 370 si portò a Cartagine per studiare retorica. Trovava nello studio un’attrattiva sì grande, che era costretto a farsi violenza per lasciarlo; ma le cognizioni che acquistava non gli servivano che a nutrire l’orgoglio. I manichei, conosciuta la sua bramosia per gli studi, solleticarono la sua vanità e l’indussero ad abbracciare la loro dottrina. Nauseato però dalle loro ciance, li abbandonò e si recò a Roma. Da Roma andò a Milano, per insegnare eloquenza.

Monica, addolorata della partenza del figlio, lo raggiunse. Una sera il giovane si sentiva afflitto nello spirito e provava un grande bisogno di spargere lacrime. Si ritirò nel giardino, sotto la chioma di un ombroso fico, e diede libero sfogo al pianto. Sentiva la sua anima coperta di peccati e se ne rammaricava. Ad un certo momento gli parve di sentire nel giardino una cantilena come di fanciullo che diceva: Prendi e leggi, prendi e leggi! Aprì il libro delle lettere di S. Paolo e lesse: Non nei conviti e nelle ubriachezze, non nelle morbidezze e nelle disonestà si trova la pace… Bastò questo perché scosso dalla grazia divina si risolvesse a darsi senza riserva al servizio di Dio.

Ritornato in Africa, ad Ippona, si diede a vita ascetica. Qualche tempo dopo fu consacrato prete e poi vescovo.

Allora ebbe inizio la sua grande attività contro gli eretici. Ario, Nestorio, Donato, Pelagio tentavano di sfaldare la chiesa. Contro di essi combatterono i grandi Padri della Chiesa: Atanasio, Gregorio Nazianzeno, Cirillo di Gerusalemme, Cirillo di Alessandria, Giovanni Crisostomo, Ambrogio, Gregorio Magno, ma sopra tutti il grande Agostino.

Ben duecentotrentadue sono le sue opere. Nell’anno 400 scrisse il De libero arbitrio per confutare le dottrine manichee. Nel 411 e 412 diresse un’epistola ai cattolici sull’Unità della Chiesa contro i Donatisti. Contro Pelagio scrisse il trattato Della natura e della grazia nel quale dimostra la necessità della grazia divina per sostenere la volontà indebolita dal peccato originale. A quest’opera si riannoda l’altra De gratia et libero arbitrio.

Quando poi finalmente il Pelagianesimo veniva condannato da Papa Zosimo, S. Girolamo ormai vecchio, entusiasta per la grande vittoria riportata dai cattolici, per merito specialmente di S. Agostino, non esitò a scrivergli: Salve! Ti onora l’universo! I cattolici ti venerano e ti ammirano come il nuovo fondatore dell’antica fede!

Non vanno poi dimenticate le opere colossali: La Città di Dio e l’altro libro De Trinitate contro Ario.

Nell’anno 430, allorché i Vandali invasa l’Africa assediavano Ippona, Agostino esalò l’ultimo respiro: era il 28 agosto. Fu pure il fondatore degli Agostiniani e la sua è una delle quattro regole fondamentali dello stato religioso.

PRATICA. Leggiamo un tratto delle Lettere di San Paolo.

PREGHIERA. Sii propizio, Dio onnipotente, alle nostre suppliche, e poiché ci infondi la speranza, concedici benigno per intercessione del tuo beato confessore e vescovo Agostino, l’abbondanza della tua misericordia.

🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio – Puntata 7 – La nostra vita è breve e triste

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Meeting di Rimini: Ai nostri microfoni il Vicepresidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana Matteo Salvini

Il Papa: la speranza cristiana non è evasione ma decisione di amare anche nel dolore

All’udienza generale Leone XIV si sofferma sull’inizio della passione di Cristo, il suo arresto nell’orto degli Ulivi: la presenza di Dio “si manifesta proprio dove l’umanità sperimenta l’ingiustizia, la paura, la solitudine”, la “vita liberamente offerta per amore non ci può essere tolta da nessuno”

Isabella H. de Carvalho – Città del Vaticano

Gesù rivela che la presenza di Dio si manifesta proprio dove l’umanità sperimenta l’ingiustizia, la paura, la solitudine. Proprio lì, la luce vera è disposta a brillare senza timore di essere sopraffatta dall’avanzare delle tenebre.

È un’esortazione a sperare nell’amore di Cristo anche davanti alle situazioni più difficili, quello che fa Leone XIV nella catechesi pronunciata oggi, 27 agosto, durante l’udienza generale, svoltasi nell’aula Paolo VI. Il Papa si sofferma sull’inizio della passione di Cristo – il suo arresto nell’orto degli Ulivi – tratto dal Vangelo di Giovanni, e sottolinea come l’evangelista “non ci presenta un Gesù spaventato, che fugge o si nasconde” ma “un uomo libero, che si fa avanti e prende la parola, affrontando a viso aperto l’ora in cui si può manifestare la luce dell’amore più grande”. “Nel cuore della notte, quando tutto sembra crollare”, continua il Papa, “Gesù mostra che la speranza cristiana non è evasione, ma decisione”.

Questo atteggiamento è il frutto di una preghiera profonda in cui non si chiede a Dio di essere risparmiati dalla sofferenza, ma di avere la forza di perseverare nell’amore, consapevoli che la vita liberamente offerta per amore non ci può essere tolta da nessuno.

Nella sofferenza, una vita nuova

Il Pontefice riconosce che anche Gesù “prova turbamento” davanti alla sua passione, “di fronte a un cammino che sembra condurre solo alla morte e alla fine”. Ma ha anche “vissuto ogni giorno della sua vita come preparazione a quest’ora drammatica e sublime”, evidenzia il Papa, e quindi non fugge davanti alla tribolazione. Rimane nella convinzione “che solo una vita perduta per amore, alla fine, si ritrova”.

In questo consiste la vera speranza: non nel cercare di evitare il dolore, ma nel credere che, anche nel cuore delle sofferenze più ingiuste, si nasconde il germe di una vita nuova.

Un amore libero, donato

Infatti, evidenzia Leone XIV, Cristo “si consegna” a coloro che lo vogliono arrestare, “non per debolezza” ma per “un amore così pieno, così maturo, da non temere il rifiuto”. E non solo “si lascia prendere” ma si preoccupa anche che le guardie lascino liberi i discepoli, “i suoi amici”, dimostrando, aggiunge, “che il suo sacrificio è un vero atto di amore”. “Non è vittima di un arresto, ma autore di un dono” in cui “si incarna una speranza di salvezza per la nostra umanità: sapere che, anche nell’ora più buia, si può restare liberi di amare fino in fondo”.

Il suo cuore sa bene che perdere la vita per amore non è un fallimento, ma possiede una misteriosa fecondità. Come il chicco di grano che proprio cadendo a terra non rimane solo, ma muore e diventa fruttuoso.

La speranza della nostra fede

“E noi?”, si interroga il Papa durante la catechesi, “quante volte difendiamo la nostra vita, i nostri progetti, le nostre sicurezze, senza accorgerci che, così facendo, restiamo soli”. “La logica del Vangelo è diversa”, ribadisce, “solo ciò che si dona fiorisce, solo l’amore che diventa gratuito può riportare fiducia anche là dove tutto sembra perduto”. “Nel tentativo di seguire Gesù, viviamo momenti in cui siamo colti alla sprovvista e restiamo spogliati delle nostre certezze” ammette Leone XIV, riconoscendo che “sono i momenti più difficili, nei quali siamo tentati di abbandonare la via del Vangelo perché l’amore ci sembra un viaggio impossibile”. Ma anche in questi momenti, Dio rimane vicino:

Questa è la speranza della nostra fede: i nostri peccati e le nostre esitazioni non impediscono a Dio di perdonarci e di restituirci il desiderio di riprendere la nostra sequela, per renderci capaci di donare la vita per gli altri.

Scegliere ogni giorno di amare con libertà

Infine, il Pontefice esorta i fedeli a “scegliere ogni giorno di amare con libertà”. “Impariamo anche noi a consegnarci alla volontà buona del Padre, lasciando che la nostra vita sia una risposta al bene ricevuto – conclude – nella vita non serve avere tutto sotto controllo”.

È questa la vera speranza: sapere che, anche nel buio della prova, l’amore di Dio ci sostiene e fa maturare in noi il frutto della vita eterna.

Il pensiero a Santa Monica

Nei saluti i ai pellegrini di lingua spagnola il Pontefice ha anche ricordato, nella loro lingua, Santa Monica – la cui memoria ricorre oggi – madre di Sant’Agostino, che invece viene festeggiato domani. “Chiediamo al Signore, per intercessione di questi cari santi – seguendo la logica del Vangelo –  di saper amare e donare la vita in modo libero e gratuito, come ha fatto Cristo, nostra speranza”.

Prima dell’udienza generale, Papa Leone ha salutato i pellegrini che hanno seguito l’udienza dagli schermi collocati nel Cortile Petriano, ringraziandoli della loro presenza. A fine udienza è passato di nuovo per il cortile e salutando i presenti ha citato in particolare quelli venuti da Brescia. Ha inoltre ricordato di nuovo le feste di Santa Monica e Sant’Agostino, santi – ha osservato – che ci hanno “chiamato tutti a essere sempre uniti in Cristo”.

Dio è sempre con noi

Raggiungendo poi nella Basilica di San Pietro per salutare i fedeli riuniti lì – sempre in inglese, italiano e spagnolo – Leone XIV ha aggiunto qualche riflessione ispirata alla catechesi pronunciata in precedenza. Ringraziandoli per la pazienza ha evidenziato come l’attesa è segno della presenza dello Spirito. “Tante volte – ha osservato il Papa – nella vita vorremmo ricevere una risposta subito, una soluzione immediata, e per qualche ragione Dio ci fa aspettare, e c’è tanto da imparare”. “Però, come Gesù stesso ci insegna – ha proseguito – bisogna avere quella fiducia che viene solo perché noi sappiamo che siamo figli e figlie di Dio, e che Dio ci dà sempre la grazia”. Quindi Leone XIV ha concluso: “Non sempre ci toglie il dolore, non sempre toglie la sofferenza, ma ci dice che è vicino a noi. Dio è sempre con noi, e bisogna rinnovare questa fede. Dio sta sempre con noi, e per questo siamo felice”. 

🔴LIVE🔴 POMERIGGIO INSIEME CON ROBERTA – LIVE DAL NOSTRO STUDIO STAND DI #RIMINI#MEETING

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Cappella di Radio Maria: Visitatori quotidiani alle reliquie di San Carlo Acutis

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