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Mese: Agosto 2025 Pagina 4 di 34

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🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio – Puntata 8 – Godiamoci ogni bene

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Martirio di San Giovanni Battista


autore: Fausto Raineri anno: XIX sec. titolo: Decollazione del Battista

Nome: Martirio di San Giovanni Battista

Titolo: La richiesta di Salome

Ricorrenza: 29 agosto

Tipologia: Memoria liturgica

Nell’anno XV del regno di Tiberio Cesare, Giovanni Battista dal deserto venne alle rive del Giordano, nelle vicinanze di Gerico, per predicarvi il battesimo di penitenza, in preparazione alla venuta del Messia. Tutta Gerusalemme e i paesi circonvicini andavano in massa ad ascoltarlo e molti si convertivano alle sue parole, confessando i loro peccati e ricevendo il battesimo di penitenza.

Un giorno che Giovanni, come d’uso, battezzava ed istruiva i peccatori, anche Gesù di Nazareth venne alle rive del Giordano. Il Battista, alla vista di Gesù, interiormente illuminato, riconobbe in lui il Messia aspettato, onde non voleva battezzarlo, stimandosi indegno anche di sciogliergli i legacci dei calzari. Tuttavia Gesù insistette e Giovanni dovette accondiscendere. In quel tempo Erode Antipa, figlio di Erode il Grande, conviveva con Erodiade, moglie di suo fratello. Giovanni, all’udire tale mostruosità, riprese il re di quella colpa, dicendogli francamente che non gli era lecito vivere con la moglie di suo fratello. Erode, sdegnato e istigato da Erodiade, lo fece rinchiudere in una tetra prigione del castello di Macheronte. Non contenta Erodiade di vederlo in prigione, voleva anche farlo morire. Erode però si opponeva, temendo una sommossa, perché Giovanni era venerato dal popolo come un profeta.

Qualche tempo dopo, tuttavia, Erodiade ebbe l’occasione tanto desiderata e propizia per soddisfare il suo odio contro il Precursore di Cristo. Mentre Erode celebrava il suo compleanno e teneva un banchetto a tutta la corte, Salome, figliola di Erodiade e nipote di Erode, si presentò nella sala del convito e si pose a danzare. Ciò piacque a tutti, tanto che Erode le promise di concederle qualunque cosa avesse domandato, fosse anche la metà del regno. Salome a queste parole, non sapendo cosa domandare, corse da sua madre e questa le ordinò di chiedere la testa di Giovanni. Salome ritornò in fretta dal re e lo pregò di farle portare subito in un bacile la testa del santo Precursore. Erode, benché sorpreso ed afflitto da questa domanda, ordinò di accontentarla. La fanciulla come ebbe tra le mani quel sacrosanto capo, lo portò a sua madre, la quale, a tal vista, esultò di gioia e si dice che per vendicarsi della libertà con cui il Santo aveva disapprovato i suoi disordini, trafisse con un ago quella sacra lingua.

La morte del Battista avvenne tra la fine dell’anno 31 e il principio del 32 dopo la nascita di Gesù Cristo.

PRATICA. La castità trasforma gli uomini in angeli: e chi è casto, è un angelo in carne (S. Ambrogio)

Trump vuole un esercito forte a Kyiv. Meloni? Eroina. Parla il diplomatico ucraino Kyslytsya

Kristina Berdynskykh – 28 ago 2025 – IL FOGLIO – 28.08.2025

Il primo viceministro degli Esteri, per cinque anni rappresentante permanente all’Onu, ci racconta i negoziati con Mosca, la mappa del Donbas di Trump e il sostegno europeo

Kyiv. Sergiy Kyslytsya, primo viceministro degli Esteri ucraino, vanta oltre trent’anni di esperienza diplomatica. “I negoziati non sono come il jazz, dove puoi improvvisare, sono una grande responsabilità”, afferma in un’intervista esclusiva al Foglio, concessa presso il palazzo del ministero in piazza Mykhailivska, nel centro di Kyiv. Per cinque anni, Kyslytsya è stato rappresentante permanente dell’Ucraina presso le Nazioni Unite. Durante le riunioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, si è spesso opposto duramente al rappresentante russo Vasily Nebenzya. Nel febbraio 2025, Kyslytsya è tornato a Kyiv, ricevendo un nuovo incarico al ministero degli Esteri. Quest’anno, come parte della delegazione ucraina, si è recato più volte a Istanbul per negoziati diretti con i russi. Durante uno di questi incontri, Vladimir Medinsky, a capo della squadra negoziale russa, ha dichiarato che la Russia era pronta a combattere a lungo, quindi gli ucraini “avrebbero perso altri familiari”.

È improbabile che la frase sia stata pronunciata per caso in presenza di Kyslytsya: il nipote del diplomatico ucraino è morto al fronte. Kyslytsya era presente anche all’incontro tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, svoltosi alla Casa Bianca il 18 agosto con la partecipazione dei leader europei. Non c’è stata alcuna pressione sulla parte ucraina riguardo allo “scambio di territori”, racconta il diplomatico. “Inoltre, il presidente degli Stati Uniti ha affermato che si tratta di una questione che gli ucraini dovrebbero risolvere nei negoziati con la Federazione russa”. Di fronte a una mappa dell’Ucraina esposta alla Casa Bianca, Zelensky ha spiegato dettagliatamente a Trump come, quando e quali territori sono passati sotto il controllo russo. La mappa è stata preparata dagli americani, presentava alcune imprecisioni nella percentuale di territori occupati per ogni regione, “ma era molto dettagliata”, afferma Kyslytsya, secondo il quale è persino positivo che si trattasse di una versione americana della mappa: “Nessuno potrà più affermare che questa sia la visione della parte ucraina”, aggiunge. Zelensky ha detto a Trump che la stragrande maggioranza dei territori presi dai russi sono quelli occupati tra il 2014 e il 2022, e non tra il 2022 e il 2025. Durante questo incontro, Sergiy Kyslytsya ha infranto il protocollo e si è rivolto al presidente degli Stati Uniti, raccontando gli eventi di 11 anni prima. Il 12 marzo 2014, il diplomatico ucraino era seduto sullo stesso divano dello Studio Ovale di oggi. All’epoca, c’era Barack Obama e durante un incontro con gli ucraini si era espresso contro l’inizio di una guerra in Crimea. Questa conversazione ebbe luogo pochi giorni prima del referendum illegale sull’annessione della penisola, che alla fine fu occupata praticamente senza resistenza. L’Ucraina ha ricevuto le  prime armi letali dagli Stati Uniti solo quattro anni dopo l’inizio dell’aggressione russa, nel 2018, durante la prima presidenza di Trump. “La percentuale di territori conquistati dai russi tra il 2022 e il 2025 non è così elevata rispetto a quella relativa ai tempi in cui l’Ucraina non riceveva un’adeguata assistenza dai paesi occidentali”, spiega Kyslytsya. “L’ultima  conversazione alla Casa Bianca è stata a volte difficile”, ammette. Gli americani hanno presentato la loro visione, la parte ucraina ha mostrato le sue argomentazioni. Gli ucraini si sono preparati con cura, nonostante il vertice sia stato organizzato rapidamente. Prima di recarsi alla Casa Bianca, Zelensky ha incontrato a Washington l’inviato speciale di Trump, Keith Kellogg. “Kellogg ha dato alcuni consigli, la maggior parte li abbiamo preso in considerazione”, racconta Kyslytsya. Il viceministro afferma che molti in Ucraina ora criticano Trump per l’incontro con Putin in Alaska. Ma ritiene che la questione debba essere affrontata in modo più pragmatico. “Se questo è il prezzo da pagare per porre fine a questa guerra, allora Trump è stato bravo per aver costretto Putin ad andare negli Stati Uniti e a parlargli”, osserva Kyslytsya. Secondo le sue osservazioni, Trump è una persona molto astuta, in senso positivo. Controlla abilmente il corso della conversazione, ascolta attentamente le argomentazioni e dice ciò che pensa. “Dopotutto, lo stile diplomatico americano è  fatto di un linguaggio diretto”, spiega il diplomatico.
   
Anche Zelensky è pronto a incontrare Putin, ma non c’è ancora una risposta chiara da Mosca. Ci sono solo dichiarazioni di Sergei Lavrov, il ministro degli Esteri russo, che in un’intervista alla Nbc ha affermato che l’Ucraina deve prima soddisfare tutte le richieste di Mosca. “È un disco rotto, sentiamo queste parole da molti anni”, afferma Kyslytsya, che racconta come “parte della conversazione con europei e americani alla Casa Bianca riguardava cosa sarebbe successo se Putin avesse rifiutato un incontro bilaterale con Zelensky o un incontro trilaterale tra Zelensky e Trump”. Kyiv spera che gli Stati Uniti aumentino la pressione delle sanzioni sulla Russia. Il diplomatico ha una certezza: indipendentemente da come si evolveranno gli eventi, il fatto che Washington abbia già accettato di partecipare alle garanzie di sicurezza per l’Ucraina è un punto di svolta. L’elemento chiave resta l’esistenza di un esercito ucraino forte, e questo è un elemento su cui concordano sia gli americani sia gli europei. “La dimensione del nostro esercito e la qualità delle nostre armi non è una questione russa, è una questione che riguarda l’Ucraina e i suoi partner”, spiega il funzionario ucraino.

A suo dire, la presenza dei leader europei alla Casa Bianca, inclusa la presidente del Consiglio italiano, è stata molto importante per il sostegno all’Ucraina. “Meloni è una supereroina”, osserva Kyslytsya con emozione. “Dice cose molto sobrie. Sarò felice se la maggior parte di queste cose verrà attuata”, spera.

Ma nonostante i buoni risultati della visita negli Stati Uniti, Sergiy Kyslytsya è cauto nelle sue previsioni. In fin dei conti, l’esperto diplomatico ha visto tutto. Per esempio, quando la Russia ha iniziato la sua presidenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel luglio 2024, ha organizzato un pranzo di gala per l’occasione e il menù includeva la “cotoletta alla Kyiv”. Il pranzo ha avuto luogo il giorno dopo il lancio di missili da parte della Russia contro l’ospedale pediatrico Okhmatdit di Kyiv. “Alla riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di quel giorno, molti paesi hanno stigmatizzato la Russia, e poi hanno partecipato al pranzo”, ricorda il diplomatico. “Il mondo è molto crudele e molto cinico”, conclude pragmaticamente il diplomatico.

Kristina Berdynskykh – 28 ago 2025 – IL FOGLIO – 28.08.2025

Il primo viceministro degli Esteri, per cinque anni rappresentante permanente all’Onu, ci racconta i negoziati con Mosca, la mappa del Donbas di Trump e il sostegno europeo

Kyiv. Sergiy Kyslytsya, primo viceministro degli Esteri ucraino, vanta oltre trent’anni di esperienza diplomatica. “I negoziati non sono come il jazz, dove puoi improvvisare, sono una grande responsabilità”, afferma in un’intervista esclusiva al Foglio, concessa presso il palazzo del ministero in piazza Mykhailivska, nel centro di Kyiv. Per cinque anni, Kyslytsya è stato rappresentante permanente dell’Ucraina presso le Nazioni Unite. Durante le riunioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, si è spesso opposto duramente al rappresentante russo Vasily Nebenzya. Nel febbraio 2025, Kyslytsya è tornato a Kyiv, ricevendo un nuovo incarico al ministero degli Esteri. Quest’anno, come parte della delegazione ucraina, si è recato più volte a Istanbul per negoziati diretti con i russi. Durante uno di questi incontri, Vladimir Medinsky, a capo della squadra negoziale russa, ha dichiarato che la Russia era pronta a combattere a lungo, quindi gli ucraini “avrebbero perso altri familiari”.

È improbabile che la frase sia stata pronunciata per caso in presenza di Kyslytsya: il nipote del diplomatico ucraino è morto al fronte. Kyslytsya era presente anche all’incontro tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, svoltosi alla Casa Bianca il 18 agosto con la partecipazione dei leader europei. Non c’è stata alcuna pressione sulla parte ucraina riguardo allo “scambio di territori”, racconta il diplomatico. “Inoltre, il presidente degli Stati Uniti ha affermato che si tratta di una questione che gli ucraini dovrebbero risolvere nei negoziati con la Federazione russa”. Di fronte a una mappa dell’Ucraina esposta alla Casa Bianca, Zelensky ha spiegato dettagliatamente a Trump come, quando e quali territori sono passati sotto il controllo russo. La mappa è stata preparata dagli americani, presentava alcune imprecisioni nella percentuale di territori occupati per ogni regione, “ma era molto dettagliata”, afferma Kyslytsya, secondo il quale è persino positivo che si trattasse di una versione americana della mappa: “Nessuno potrà più affermare che questa sia la visione della parte ucraina”, aggiunge. Zelensky ha detto a Trump che la stragrande maggioranza dei territori presi dai russi sono quelli occupati tra il 2014 e il 2022, e non tra il 2022 e il 2025. Durante questo incontro, Sergiy Kyslytsya ha infranto il protocollo e si è rivolto al presidente degli Stati Uniti, raccontando gli eventi di 11 anni prima. Il 12 marzo 2014, il diplomatico ucraino era seduto sullo stesso divano dello Studio Ovale di oggi. All’epoca, c’era Barack Obama e durante un incontro con gli ucraini si era espresso contro l’inizio di una guerra in Crimea. Questa conversazione ebbe luogo pochi giorni prima del referendum illegale sull’annessione della penisola, che alla fine fu occupata praticamente senza resistenza. L’Ucraina ha ricevuto le  prime armi letali dagli Stati Uniti solo quattro anni dopo l’inizio dell’aggressione russa, nel 2018, durante la prima presidenza di Trump. “La percentuale di territori conquistati dai russi tra il 2022 e il 2025 non è così elevata rispetto a quella relativa ai tempi in cui l’Ucraina non riceveva un’adeguata assistenza dai paesi occidentali”, spiega Kyslytsya. “L’ultima  conversazione alla Casa Bianca è stata a volte difficile”, ammette. Gli americani hanno presentato la loro visione, la parte ucraina ha mostrato le sue argomentazioni. Gli ucraini si sono preparati con cura, nonostante il vertice sia stato organizzato rapidamente. Prima di recarsi alla Casa Bianca, Zelensky ha incontrato a Washington l’inviato speciale di Trump, Keith Kellogg. “Kellogg ha dato alcuni consigli, la maggior parte li abbiamo preso in considerazione”, racconta Kyslytsya. Il viceministro afferma che molti in Ucraina ora criticano Trump per l’incontro con Putin in Alaska. Ma ritiene che la questione debba essere affrontata in modo più pragmatico. “Se questo è il prezzo da pagare per porre fine a questa guerra, allora Trump è stato bravo per aver costretto Putin ad andare negli Stati Uniti e a parlargli”, osserva Kyslytsya. Secondo le sue osservazioni, Trump è una persona molto astuta, in senso positivo. Controlla abilmente il corso della conversazione, ascolta attentamente le argomentazioni e dice ciò che pensa. “Dopotutto, lo stile diplomatico americano è  fatto di un linguaggio diretto”, spiega il diplomatico.

Anche Zelensky è pronto a incontrare Putin, ma non c’è ancora una risposta chiara da Mosca. Ci sono solo dichiarazioni di Sergei Lavrov, il ministro degli Esteri russo, che in un’intervista alla Nbc ha affermato che l’Ucraina deve prima soddisfare tutte le richieste di Mosca. “È un disco rotto, sentiamo queste parole da molti anni”, afferma Kyslytsya, che racconta come “parte della conversazione con europei e americani alla Casa Bianca riguardava cosa sarebbe successo se Putin avesse rifiutato un incontro bilaterale con Zelensky o un incontro trilaterale tra Zelensky e Trump”. Kyiv spera che gli Stati Uniti aumentino la pressione delle sanzioni sulla Russia. Il diplomatico ha una certezza: indipendentemente da come si evolveranno gli eventi, il fatto che Washington abbia già accettato di partecipare alle garanzie di sicurezza per l’Ucraina è un punto di svolta. L’elemento chiave resta l’esistenza di un esercito ucraino forte, e questo è un elemento su cui concordano sia gli americani sia gli europei. “La dimensione del nostro esercito e la qualità delle nostre armi non è una questione russa, è una questione che riguarda l’Ucraina e i suoi partner”, spiega il funzionario ucraino.
 
A suo dire, la presenza dei leader europei alla Casa Bianca, inclusa la presidente del Consiglio italiano, è stata molto importante per il sostegno all’Ucraina. “Meloni è una supereroina”, osserva Kyslytsya con emozione. “Dice cose molto sobrie. Sarò felice se la maggior parte di queste cose verrà attuata”, spera.

Ma nonostante i buoni risultati della visita negli Stati Uniti, Sergiy Kyslytsya è cauto nelle sue previsioni. In fin dei conti, l’esperto diplomatico ha visto tutto. Per esempio, quando la Russia ha iniziato la sua presidenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel luglio 2024, ha organizzato un pranzo di gala per l’occasione e il menù includeva la “cotoletta alla Kyiv”. Il pranzo ha avuto luogo il giorno dopo il lancio di missili da parte della Russia contro l’ospedale pediatrico Okhmatdit di Kyiv. “Alla riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di quel giorno, molti paesi hanno stigmatizzato la Russia, e poi hanno partecipato al pranzo”, ricorda il diplomatico. “Il mondo è molto crudele e molto cinico”, conclude pragmaticamente il diplomatico.

🔴LIVE🔴 Incontro di Padre Livio con il veggente Jakov di Medjugorje – Dicembre 1999

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“MI SALUTI TANTO PADRE LIVIO”

CHE COSA È SUCCESSO? NIENTE DI INTRIGANTE. LE NOSTRE RAGAZZE AL MEETING VOLEVANO CONSEGNARE AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIORGIA MELONI UNA BORSETTA DI RADIO MARIA CON UN ROSARIO PER LEI E DUE ANGIOLETTI PER LA SUA BAMBINA. MI HANNO INTERPELLATO ED IO HO DATO L’OK.

GIORGIA È STATA GENTILISSIMA. CONTRACCAMBIO IL SALUTO E ASSICURIAMO LA NOSTRA PREGHIERA A LEI E A TUTTI QUELLI DI OGNI COLORE CHE LAVORANO SINCERAMENTE PER LA PACE.

Padre Livio

PS: MI SONO DIMENTICATO DI DIRE CHE È STATO MESSO NELLA BORSETTA PER GIORGIA IL MIO LIBRO “VOI SIETE LA MIA SPERANZA” CON LA MIA BENEDIZIONE.

Medjugorje: perché non ho dubbi – Di P. Livio – 29. Gli eventi nel tempo dei Segreti – 28/08/2025

Inferno di missili e droni russi su Kiev e su tutta l’Ucraina: almeno 10 morti. Kiev fatica a «tenere» sul fronte, ma a Mosca si aggrava la crisi

di Lorenzo Cremonesi – Corriere della Sera – 28 Agosto 2025

Nella notte Mosca spara colpendo abitazioni e palazzi residenziali: l’obiettivo erano i civili. Gli inviati Yermak e Umerov a New York da Witkoff. I militari di Kiev: «Dobbiamo combattere, lo zar mira a prendere tutto, non solo il Donbass». E il Cremlino dice no a qualunque presenza di truppe della Nato in Ucraina

KRAMATORSK (Donbass) – Quello che ieri sera era paventato dai militari è diventato tragica realtà nelle prime ore della mattina a Kiev: un massiccio attacco di missili russi anche sul centro della città

Missili lanciati per uccidere, massacrare civili e incutere terrore nella popolazione. Il bilancio è tragico. Almeno 10 morti, tra loro anche bambini, ma sembra destinato a crescere perché ci sono feriti gravi tra la cinquantina di feriti. Colpiti palazzi residenziali vicino allo stadio, danneggiate abitazioni non lontano da Maidan, presso le zone del parlamento, nei quartieri più noti. Dunque non solo fabbriche o aree militari. 

Zelensky accusa la Russia «di preferire i missili balistici, piuttosto che la diplomazia» per mettere fine alla guerra. «Ancora un attacco massiccio alle nostre città, ancora tanti morti. La Russia non ha alcun interesse nei negoziati, sceglie di continuare a uccidere piuttosto che mettere fine alla guerra», scrive il presidente sui social.

Un inferno di fuoco, con macerie incandescenti lanciate a decine di metri, auto in fiamme, sirene e orrore: le foto della mattina mostrano i volti dei civili disperati, gente in pigiama che chiede aiuto. In alcuni casi un secondo missile ha seguito il primo, uccidendo sopravvissuti e soccorritori

Erano alcune settimane che la capitale non veniva devastata in modo tanto grave. Gli ultimi bombardamenti massicci su Kiev erano avvenuti a luglio. Danneggiata anche la sede della delegazione europea, non lontana dall’ambasciata italiana

Raid anche in altre parti dell’Ucraina, specie a Vinnytsia e Zaporizhzhia. Secondo lo Stato maggiore ucraino, la Russia avrebbe tirato 536 droni e 26 missili sul Paese in poco tempo. Nel frattempo Mosca sostiene di avere abbattuto 102 droni ucraini. 

I raid ucraini delle ultime settimane hanno causato seri danni alle maggiori raffinerie russe. Tutto questo non può che tornare a mettere in dubbio il processo di diplomatico.

Anche nel Donbass ogni notte le esplosioni delle bombe russe fanno vibrare i vetri delle abitazioni affacciate alle strade deserte del coprifuoco. A Kramatorsk, che ormai è il capoluogo della parte del Donbass ancora controllata dagli ucraini, le sirene degli allarmi sono incessanti. Qui e nei villaggi vicini, a tutti gli effetti la linea di contenimento contro i tentativi di avanzata russi, è evidente che la massiccia presenza delle brigate di rinforzo dà vita e attività economiche a centri urbani ormai svuotati dei suoi abitanti giovani sfollati in massa verso l’Ucraina occidentale o nei Paesi europei.
 
Vista dal Donbass la sfida militare tra Mosca e Kiev resta più intensa e aggressiva che mai. E negli ultimi due giorni si è aggravata a causa di alcuni successi delle fanterie russe nella regione di Dnipro. Mosca sostiene di avere catturato i due piccoli villaggi di Zaporizke e Novohoriyivka, che assieme contano un paio di centinaia di abitanti. Già a fine giugno i russi avevano occupato il villaggio non molto distante di Dachne.

E già allora i dirigenti ucraini avevano presentato questo episodio bellico come l’ennesima dimostrazione per cui Putin non si limita a volere la completa occupazione delle regioni che le sue truppe già controllano in parte (Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia), ma in effetti si prende tutto ciò che può.

 «Dobbiamo combattere perché Putin mira a tutta l’Ucraina», continuano a ripeterci ufficiali e soldati. Il dato grave delle ultime ore resta che, sebbene Kiev neghi di avere perso i due villaggi, molti soldati ucraini confermano però che l’offensiva russa «è particolarmente massiccia e minacciosa». I blogger militari denunciano la perdita della foresta di Sebrianske. «I russi entrano nelle aree boscose con piccole pattuglie autosufficienti, che vengono poi rifornite dai loro droni nella notte. Operano nelle nostre retrovie e creano il caos», ci diceva due giorni fa un maggiore delle forze speciali a Sloviansk. Ancora più minacciosa appare nelle ultime ore l’avanzata russa nel settore di Zaporizhzhia, dove gli ucraini stanno difendendo il villaggio di Stepnohirsk.

Non incoraggiano i dati diffusi ieri dalla Procura generale dello Stato a Kiev, che riportano i numeri di soldati che hanno lasciato le loro unità senza autorizzazione e quelli dei disertori. Nel 2022 sono stati rispettivamente 6.900 e 3.500; nel 2023, 17.600 e 7.800; nel 2024, 67.800 e 23.300. Nei primi 7 mesi di quest’anno si sale a 110.500 e 15.300: una media complessiva di 15.700 al mese, ovvero circa il 50 per cento dei mobilitati nello stesso periodo, dato che spiega in sé la carenza delle fanterie ucraine.

Sul fronte diplomatico i riflettori si concentrano su New York, dove il capo dell’ufficio presidenziale di Kiev, Andryi Yermak, si è diretto assieme al ministro della Difesa, Rustem Umerov, per incontrare l’inviato di Trump incaricato di negoziare la questione russo-ucraina, Steve Witkoff. Ma gli attacchi su Kiev e i continui raid lanciano ombre scure su ogni possibilità di successo. 

Nonostante questo, si tratta di cercare di definire le garanzie di sicurezza per Kiev con la partecipazione degli alleati europei, che dovrebbero facilitare il negoziato coi russi in vista di un possibile summit tra Putin e Zelensky. Mosca comunque continua a puntare i piedi, negando vi siano le condizioni per l’incontro. Ieri il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, è tornato a ribadire l’opposizione del suo governo a truppe Nato in Ucraina, sottolineando che la maggioranza dei Paesi europei è nell’Alleanza. 

Ma, se Kiev piange, Mosca non ride. La posizione russa è minata dalla gravità della crisi economica, adesso incrementata dagli attacchi dei droni ucraini sulle raffinerie. Lo stesso ministro delle finanze, Anton Siluanov, ha dichiarato che il 2,5 per cento di crescita previsto a inizio anno scende di almeno un punto percentuale.

🔴LIVE🔴DAL NOSTRO STUDIO-STAND – #MEETING #RIMINI – Interviste a cura dell’inviato Giuseppe Ferrari – 28/08/2025

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