"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Agosto 2025 Pagina 10 di 34

Leone XIV: nessun popolo può essere costretto all’esilio forzato

Ricevendo in udienza una delegazione del Chagos Refugees Group, il Papa ricorda le sofferenze e la determinazione soprattutto delle donne chagossiane per la rivendicazione pacifica dei propri diritti. I popoli, anche più piccoli e deboli, ricorda il Papa, vanno rispettati dai potenti nella loro identità. Invita poi a guardare al futuro, confidando nella grazia del perdono

Vatican News

Tutti i popoli, anche i più piccoli e i più deboli, devono essere rispettati dai potenti nella loro identità e nei loro diritti, in particolare il diritto di vivere nelle proprie terre; e nessuno può costringerli a un esilio forzato.

Sono parole importanti, pronunciate in francese, quelle che il Papa rivolge alla delegazione dell’associazione Chagos Refugees Group ricevuta stamani, 23 agosto, in Vaticano e impegnata nella restituzione delle Isole Chagos alla Repubblica di Mauritius. Una vicenda conclusasi nel maggio 2025 con la firma da parte del Regno Unito di un trattato che prevede la cessione dell’arcipelago al Paese africano e il mantenimento di una base militare statunitense sull’isola Diego Garcia, nell’Oceano Indiano. Per il Pontefice si tratta di “un segno incoraggiante” che ha una “forza simbolica sulla scena internazionale”.

Un passo significativo

Leone XIV ricorda poi l’incoraggiamento di Papa Francesco  ad andare avanti nelle trattative, nel corso di un incontro del giugno 2023, ed esprime la sua soddisfazione per l’intesa raggiunta, “un passo significativo – afferma – verso il vostro ritorno a casa”. “Ringrazio tutte le persone delle parti coinvolte che, aprendo il loro cuore, hanno compreso la sofferenza del vostro popolo e sono giunte a questo accordo”. Dialogo e rispetto delle decisioni del diritto internazionale, auspicate già da Francesco al suo ritorno dalle Mauritius, che hanno “potuto finalmente porre rimedio a una grave ingiustizia”

Rendo omaggio alla determinazione del popolo chagossiano, e in particolare a quella delle donne, nella rivendicazione pacifica dei propri diritti.

Il Papa con una delegazione del Chagos Refugees Group (@Vatican Media)

Guarire dalle ferite

L’auspicio del Papa è che il ritorno “avvenga nelle condizioni migliori possibili”, assicura l’impegno e il contributo, soprattutto spirituale, della Chiesa locale, presente anche “nei giorni di prova”.

Questi anni di esilio hanno causato molte sofferenze tra voi. Avete conosciuto la povertà, il disprezzo e l’esclusione. Possa il Signore, nella prospettiva di un futuro migliore, guarire le vostre ferite e concedervi la grazia del perdono verso quanti vi hanno fatto del male.  Vi invito a guardare risolutamente al futuro.

Una lunga vicenda

L’arcipelago delle Isole Chagos, situato nell’Oceano indiano, è territorio britannico d’Oltremare dal 1965, anno in cui le Isole Mauritius accettarono di separarsene in cambio dell’indipendenza. Divenne un avamposto strategico quando, da lì a pochi anni, nacque la base statunitense di Diego Garcia, coinvolta negli anni ’70 nelle operazioni militari in Vietnam e in seguito in Afghanistan e Iraq. In totale furono circa duemila le persone costrette all’esilio per consentire la costruzione della base militare. La vicenda nel corso del tempo è arrivata davanti a molte Corti britanniche, nel 2019 una sentenza non vincolante della Corte internazionale di giustizia definì «illegale» il mantenimento della sovranità sull’arcipelago da parte del Regno Unito. Nello stesso anno l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato a larga maggioranza la richiesta al Regno Unito di restituire l’arcipelago alle Isole Mauritius, e nel 2021 anche il Tribunale marittimo dell’ONU si è espresso a favore della restituzione. Iniziati i negoziati nel 2022, la firma di un trattato avvenuta quest’anno ha posto fine alla questione.

🔴LIVE🔴 DAL NOSTRO STUDIO – STAND – MEETING RIMINI – Interviste a cura dell’inviato Giuseppe Ferrari – 23/08/2025

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

In Francia si vedono le chiese aperte con l’adorazione. Facciamolo anche in Italia. Parlatene ai vostri Parroci.

Carissimo Padre Livio,

Sono di ritorno con la mia famiglia dalla Francia, ed è stata una sorpresa entrare in molte Cattedrali e Chiese che avevano il Santissimo esposto e l’adorazione.

In una Francia che vuole identificare come periodo di riferimento di sé stessa l’illuminismo e Napoleone, vedere il Santuario di rue de Bac in contrapposizione è toccante. 

Notre-Dame è tornata ancora più bella, con file di gente che quando entrano sono in silenzio e moltissime pregano.

Stessa cosa per l’enorme chiesa dedicata alla Maddalena, che subito dopo la messa ha esposto il Santissimo e così il Sacro Cuore a Montmartre. 

Anche in una piccola città come Tour vicino i castelli della Loira entrando in una chiesa c’era il Santissimo con persone in preghiera. 

Avevo lasciato la Francia qualche anno fa con le Chiese chiuse per paura di vandalismo e oggi ho trovato tante luci in un contesto che non nascondo rimane o vorrebbe rimanere un baluardo del progressismo ateo.

Sono sicura che la Madonna sta inesorabilmente spalancando la porta di tanti cuori, e si inizia a vedere. Anche l’omelia del sacerdote che aveva celebrato la Messa a Parigi era veramente illuminante e chiara.

Sono stata molto critica durante le olimpiadi e gli scenari proposti, ma oggi rientro rincuorata.

Grazie per la sua guida instancabile.

Un abbraccio sincero


Carissima,

mi ha molto rallegrato la tua testimonianza che ha confermato il risveglio religioso in Europa occidentale, in quei paesi di antica cristianità dove la secolarizzazione sembrava aver preso il sopravvento.

In realtà non è così e non potrebbe esserlo perché lo Spirito Santo è l’infaticabile evangelizzatore che il Padre e il Figlio ci hanno donato e che Maria, come già nel Cenacolo, espande su tutta la Chiesa.

Di qui il rifiorire della fede dove meno te l’aspetti, non solo in Francia, ma anche nel Regno unito, nei Paesi Bassi e persino nei Paesi Scandinavi.

Noi ce ne accorgiamo con le nostre Radio Maria che, con l’apporto di Sacerdoti e di laici, fioriscono e si diffondono con le ali dell’entusiasmo e della generosità.

Per quanto riguarda le Chiese aperte, dove il Santissimo è esposto per l’adorazione, è un’esperienza di evangelizzazione che dovrebbe venire promossa ovunque, perché, come ha detto la Regina della pace, l’Eucaristia è il cuore della fede.

Mi auguro che anche qui in Italia questa forma di preghiera e di evangelizzazione si possa diffondersi in un modo significativo.

Parlatene ai vostri Parroci.

Ave Maria

Padre Livio

Pensiero Spirituale sull’Eucarestia, cuore della fede

Cari amici,

l’Eucarestia è il cuore della fede. La Madonna fin dall’inizio delle apparizioni a Medjugorje ha scelto questa parrocchia per guidarla e ha iniziato proprio mettendo al centro l’Eucarestia.

A Medjugorje la Madonna ha voluto che la gente partecipasse alla Santa Messa quotidianamente, mettendola al centro della giornata. L’Eucarestia è una realtà da vivere concretamente, ce lo insegna la Regina della pace.

Domandiamoci: che cos’è la Santa Messa per noi? Guardandoci intorno possiamo ben affermare che la Santa Messa non è frequentata dai cristiani con l’intensità e la regolarità che la grandezza del Sacramento richiede. Nell’Eucarestia si riceve la forza di Cristo, la Sua reale presenza. Ricevendo l’Eucarestia si riceve Cristo Vivo nella totalità della sua persona divina e nelle pienezza di grazia della sua natura umana.

Nell’Eucarestia andiamo alle fonti della grazia che ci dà la forza di migliorare in tutto. Ogni volta che si partecipa alla Santa Messa e ogni volta che si riceve la Comunione, ci si accosta a Cristo. Se non si è in grazia di Dio, è necessario confessarsi. La Confessione è l’altro Sacramento che la Madonna ha messo al centro della vita cristiana. Ciò che caratterizza Medjugorje sono proprio questi due Sacramenti: Confessione ed Eucarestia.

Tutte le altre devozioni come il Santo Rosario, l’Adorazione Eucaristica, i pellegrinaggi, fanno da contorno a queste due fonti di grazia inesauribili che sono il Sacramento della Confessione, con il quale otteniamo il perdono dei peccati e il Sacramento dell’Eucarestia, con cui veniamo assimilati a Cristo Risorto.

Il diavolo è stato abile a diffondere menzogne secondo le quali partecipare alla Santa Messa e ricevere la Santa Comunione sia superfluo, inutile. La menzogna dilagante del “basta credere” ha screditato i Sacramenti. Il Cristianesimo è ben altro, è necessario ricevere i Sacramenti per essere uniti a Cristo!

Non c’è paragone fra la preghiera personale e la grazia dell’Eucarestia e della Confessione. Come possiamo dirci cristiani se non ci confessiamo e non riceviamo l’Eucarestia? Pregando solamente per conto proprio ci si separa dalla Chiesa che è il Corpo mistico di Cristo alla quale ci si unisce innanzitutto con il Sacramento del Battesimo e poi con gli altri Sacramenti.

L’Eucarestia e la Confessione sono i Sacramenti che alimentano la vita cristiana. Senza di essi siamo come fiori senz’acqua. La Madonna ha fatto di tutto per farci comprendere l’importanza della centralità dell’Eucarestia nella nostra vita quotidiana.

Dobbiamo guardarci dentro ed esaminarci: che posto ha la Santa Messa nella nostra vita? Dalla risposta a questa domanda possiamo misurare la portata della nostra fede e l’intensità della vita cristiana. Se l’Eucarestia non ha un posto centrale nella nostra settimana (o nella nostra giornata), significa che siamo molto indietro nel cammino di santità perché manca la grazia necessaria per fare questo cammino.

Dobbiamo vivere la Santa Messa domenicale al di là del Comandamento “ricordati di santificare le feste”, deve essere una piacevole abitudine, un desiderio dell’anima, un appuntamento al quale non vogliamo mancare.

Chiediamoci anche: come partecipiamo alla Santa Messa? In che stato esistenziale dell’anima ci accordiamo al Sacramento dell’Eucarestia? Qual è il nostro rapporto con il Pane Vivo disceso dal Cielo?

Vi consiglio di leggere i capitoli de l’Imitazione di Cristo dedicati proprio all’Eucarestia per capire appieno l’intensità con cui ci dobbiamo accostare a questo Sacramento.

Con la Consacrazione il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue di Cristo, Gesù è realmente presente nel Santissimo Sacramento. Genuflettiamoci davanti al Tabernacolo; accostiamoci alla Comunione in grazia di Dio, con fede, con il cuore pieno di gioia per l’incontro con Gesù; ringraziamolo per essere venuto a noi nella Santa Comunione; sostiamo davanti al Santissimo Sacramento nel silenzio della preghiera intima.   

La Santa Messa è per eccellenza la preghiera della Chiesa, è la celebrazione del Mistero della Redenzione. La salvezza del mondo è avvenuta con il sacrificio di Cristo sulla Croce e con la sua gloriosa Resurrezione.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

All’ Aventino a Roma un leone per Papa Leone XIV

L’omaggio al Pontefice dell’ Ordine di Malta e Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.

Di Redazione

Città del Vaticano, giovedì 3 luglio, 2025 16:00 (ACI Stampa).

Un leone per Papa Leone omaggio dell’Ordine di Malta e della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.

Nel cuore dell’Aventino, un maestoso leone in bronzo dell’artista Davide Rivalta è stato collocato nei giardini della Villa Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta, in un dialogo silenzioso tra arte, natura e spiritualità.

Il leone, in posizione eretta, è visibile attraverso il celebre “buco della serratura” di Piazza dei Cavalieri di Malta, allineato alla cupola di San Pietro: una visione iconica di Roma che si arricchisce di un nuovo elemento di significato.

Grazie alla collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e alla disponibilità della sua Direttrice, Renata Cristina Mazzantini, l’Ordine ha potuto ottenere in prestito uno dei celebri Leoni in bronzo di Rivalta, due dei quali sono già esposti sotto il porticato del Cortile d’Onore del Quirinale.

Avvicinando l’occhio al “buco della serratura” del grande portale decorato da Giovan Battista Piranesi nel 1765, si potrà ora ammirare non solo il profilo della Cupola, ma anche – ai suoi piedi – la figura vigile di un Leone: una presenza solenne e discreta che vuole essere un omaggio silenzioso e reverente a Sua Santità il Papa “qui sibi nomen imposuit Leonem Decimum Quartum.

“Il leone parla senza ruggire,” ha dichiarato Fra’ John T. Dunlap, Gran Maestro del Sovrano Ordine di Malta. “E nella sua nobile immobilità ci ricorda la forza silenziosa che protegge, serve e contempla: una forza che è al cuore della nostra missione.”

Il progetto espositivo è stato voluto dal Gran Maestro e realizzato a cura dell’Ambasciata del Sovrano Ordine presso la Santa Sede.

Davide Rivalta, bolognese classe 1974 è uno scultore italiano noto per le sue monumentali rappresentazioni animali, realizzate prevalentemente in bronzo, alluminio e fibra di vetro. Le sue opere raffigurano leoni, gorilla, lupi, bufali e altri animali in atteggiamenti solenni e silenziosi, sospesi tra realismo e presenza simbolica. Le sue creature invadono spazi pubblici e istituzionali – cortili, piazze, giardini – senza retorica, ma con intensità espressiva e profonda eleganza.

Pensieri sui Vangeli Festivi: XXI Domenica del Tempo Ordinario – Di Padre Livio

Vangelo

Verranno da oriente e da occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 13,22-30
 
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
 
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
 
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
 
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
 
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Parola del Signore

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BENEDETTO XVI

ANGELUS

Palazzo Apostolico, Castel Gandolfo
Domenica, 26 agosto 2007

Cari fratelli e sorelle!

Anche l’odierna liturgia ci propone una parola di Cristo illuminante e al tempo stesso sconcertante. Durante la sua ultima salita verso Gerusalemme, un tale gli chiede: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. E Gesù risponde: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno” (Lc 13, 23-24). Che significa questa “porta stretta”? Perché molti non riescono ad entrarvi? Si tratta forse di un passaggio riservato solo ad alcuni eletti? In effetti, questo modo di ragionare degli interlocutori di Gesù, a ben vedere è sempre attuale: è sempre in agguato la tentazione di interpretare la pratica religiosa come fonte di privilegi o di sicurezze. In realtà, il messaggio di Cristo va proprio in senso opposto: tutti possono entrare nella vita, ma per tutti la porta è “stretta”. Non ci sono privilegiati. Il passaggio alla vita eterna è aperto a tutti, ma è “stretto” perché è esigente, richiede impegno, abnegazione, mortificazione del proprio egoismo.

Ancora una volta, come nelle scorse domeniche, il Vangelo ci invita a considerare il futuro che ci attende e al quale ci dobbiamo preparare durante il nostro pellegrinaggio sulla terra. La salvezza, che Gesù ha operato con la sua morte e risurrezione, è universale. Egli è l’unico Redentore e invita tutti al banchetto della vita immortale. Ma ad un’unica e uguale condizione: quella di sforzarsi di seguirlo ed imitarlo, prendendo su di sé, come Lui ha fatto, la propria croce e dedicando la vita al servizio dei fratelli. Unica e universale, dunque, è questa condizione per entrare nella vita celeste. Nell’ultimo giorno – ricorda ancora Gesù nel Vangelo – non è in base a presunti privilegi che saremo giudicati, ma secondo le nostre opere. Gli “operatori di iniquità” si troveranno esclusi, mentre saranno accolti quanti avranno compiuto il bene e cercato la giustizia, a costo di sacrifici. Non basterà pertanto dichiararsi “amici” di Cristo vantando falsi meriti: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze” (Lc 13, 26). La vera amicizia con Gesù si esprime nel modo di vivere: si esprime con la bontà del cuore, con l’umiltà, la mitezza e la misericordia, l’amore per la giustizia e la verità, l’impegno sincero ed onesto per la pace e la riconciliazione. Questa, potremmo dire, è la “carta d’identità” che ci qualifica come suoi autentici “amici”; questo è il “passaporto” che ci permetterà di entrare nella vita eterna.

Cari fratelli e sorelle, se vogliamo anche noi passare per la porta stretta, dobbiamo impegnarci ad essere piccoli, cioè umili di cuore come Gesù. Come Maria, sua e nostra Madre. Lei per prima, dietro il Figlio, ha percorso la via della Croce ed è stata assunta nella gloria del Cielo, come abbiamo ricordato qualche giorno fa. Il popolo cristiano la invoca quale Ianua Caeli, Porta del Cielo. Chiediamole di guidarci, nelle nostre scelte quotidiane, sulla strada che conduce alla “porta del Cielo”.

Le rivincite della Cina

di Federico Rampini| 22 agosto 2025- Federico Rampini – Corriere della Sera – 23 Agosto 21925

Sembra vincere la partita che sta ridisegnando gli equilibri, nonostante l’opacità del regime. Ma serve cautela

Qualora si arrivi a un accordo in Ucraina, Putin fa sapere che nel futuro dispositivo di sicurezza vuole truppe cinesi. L’India, allarmata per i dazi minacciati da Trump, fa le prove di un disgelo con Xi Jinping. La più grossa società americana di microchip per intelligenza artificiale, Nvidia, ha supplicato la Casa Bianca di poter esportare in Cina e alla fine ha ottenuto il permesso, pagando una tassa del 15%. Sono tre segnali di una rinnovata centralità della Repubblica Popolare, gigante da 1,4 miliardi di abitanti, e seconda economia del pianeta. Nella partita commerciale è l’unico grande a non aver ancora raggiunto un accordo con gli Stati Uniti. È anche l’unico ad avere minacciato serie ritorsioni, con l’embargo sulle terre rare, un ricatto così efficace che Trump ha rinunciato ai superdazi, e di proroga in proroga le due superpotenze stanno ancora negoziando (l’ultima sospensione dei dazi da parte della Casa Bianca offre tre mesi di tempo).
Questo quadro dà l’impressione che la Cina sia al momento l’unico vincitore, in una partita complicata che ridisegna gli equilibri macroeconomici e geopolitici.

Torna ad affacciarsi lo scenario di un «secolo cinese». La Pax Americana verrebbe gradualmente sostituita da un altro ordine globale, con la Cina al centro, nuove gerarchie e nuove regole, ispirate al grande disegno della Belt and Road Initiative, quelle Vie della Seta del terzo millennio che avvolgono il pianeta in un reticolato di infrastrutture fisiche e digitali, un sistema in cui «tutte le strade portano a Pechino». Un ruolo speciale verrebbe svolto dai Brics, l’associazione dei Paesi emergenti nata un po’ per caso all’inizio del millennio e cresciuta per progressivi allargamenti fino a diventare una sorta di alternativa al G7. Anche la decisione di inseguire gli Stati Uniti sulla strada degli stablecoin, verso una moneta digitale della banca centrale, rientra nel progetto cinese di offrire un’alternativa alla centralità del dollaro. L’emergere di questo nuovo ordine era nei piani da tempo, era anche nella logica delle cose — visto il declino dell’Occidente almeno in termini relativi, come peso demografico ed economico — ma l’accelerazione finale l’ha data Trump con i suoi strappi verso il protezionismo, le azioni unilaterali, gli sgarbi agli alleati, il nazionalismo di America First.
L’ultimo numero della più autorevole rivista americana di geopolitica, «Foreign Affairs», contiene un’analisi che trasuda ammirazione per il progresso scientifico-tecnologico della Cina, addita a modello la sua strategia di politica industriale varata dieci anni fa da Xi Jinping («Made in China 2025»), esorta Washington a imparare come si costruiscono complessi eco-sistemi per accelerare l’innovazione e promuovere la leadership di interi settori industriali. Essendo espressione di un establishment globalista e anti-trumpiano, il pensiero dominante su «Foreign Affairs» è che la Cina rischia di essere il modello vincente perché Washington fa tutte le scelte sbagliate.

Il passaggio dalla centralità americana ad un mondo sinocentrico però non è scontato. Gli scenari troppo «perfetti» nascondono sempre qualche difetto. Una cautela generale dovremmo applicarla quando parliamo di potenze autoritarie: investono molte risorse nella propaganda e quindi ci appaiono invincibili perché così vogliono sembrare. Hanno stabilità perché è tipica di sistemi senza alternanza e senza pluralismo. La storia insegna che la loro solidità ci appare totale fino al momento in cui entra in crisi, di colpo e spesso senza un preavviso.
Nonostante l’opacità del regime, ne sappiamo abbastanza per dire che l’elenco dei punti deboli cinesi è lungo. Sul piano esterno, per cominciare. La Cina ha dei limiti enormi di soft power, più i paesi le sono vicini più sono allarmati dalla sua prepotenza militare: Giappone, Corea del Sud, Filippine, Vietnam, per non parlare di quella Taiwan che come «provincia ribelle» viene predestinata all’annessione con le buone o le cattive. L’India può cercare un disgelo a fini tattici per accrescere il proprio potere negoziale verso Trump, ma nei fatti considera la Cina come la rivale strategica più pericolosa; e la recente visita di Xi in Tibet ha ravvivato preoccupazioni antiche.

A livello globale la Cina ha costruito una formidabile macchina da guerra per il dominio industriale del pianeta, la cui forza è l’altra faccia della sua debolezza: trainata dalle esportazioni, l’economia cinese è «condannata» a rovesciare eccedenze di produzione sui mercati altrui, con effetti distruttivi. Per questo non è mai decollata l’ipotesi di un’alleanza Ue-Cina contro i dazi di Trump, anzi nell’accordo fra Washington e Bruxelles ci sono delle chiare disposizioni anti-cinesi.

Ma è soprattutto all’interno della Repubblica Popolare che bisogna scrutare per ravvisare i problemi. Il miracolo della politica industriale di Pechino non è un inedito: ha copiato il modello del Giappone, poi emulato da altri dragoni asiatici, all’insegna del dirigismo statale, aiuti e sussidi pubblici, sovvenzioni all’export, protezionismo occulto e forme di autarchia. In Giappone fece faville per trent’anni e poi si schiantò, per tante ragioni a cominciare dal fatto che i pianificatori perfetti, onniscienti e onnipotenti, non appartengono a questo mondo. Sorvolo sui problemi più noti come declino demografico, crisi immobiliare, alta disoccupazione giovanile, bassa produttività nei settori tradizionali. Il tallone d’Achille più micidiale è politico. Xi deve preparare la sua successione, non ha un delfino designato. In passato, ai tempi di Mao Zedong e poi di Deng Xiaoping, la Cina comunista non seppe gestire queste successioni in modo pacifico, indolore, e senza ribaltamenti strategici traumatici. Questo include la politica estera.

Santa Rosa da Lima


autore: Carlo Dolci anno: 1640-1687 ca. titolo: Santa Rosa luogo: Palazzo Pitti, Firenze

Nome: Santa Rosa da Lima

Titolo: Vergine

Nome di battesimo: Isabel Flores de Oliva

Nascita: 20 aprile 1586, Lima

Morte: 24 agosto 1617, Lima

Ricorrenza: 23 agosto

Beatificazione:
15 aprile 1668, Roma, papa Clemente IX

Canonizzazione:
12 aprile 1671, Roma, papa Clemente X

Luogo reliquie: Basilica e Convento di San Domenico

Fu il primo fiore dell’America meridionale. Nacque da ricchi genitori verso la fine del secolo XVI. Fu veramente una « rosa » che crebbe fra le spine; la vita di lei fu tutta un profumo di celestiali virtù tra eroiche penitenze. Fin da fanciulla si distinse per la pietà e per la docilità ai propri genitori. All’età di cinque anni fece il voto di perpetua verginità, eleggendosi per sposo Gesù Cristo. Appena seppe leggere, per prima cosa lesse la vita di S. Caterina da Siena, che scelse a protettrice e di cui cercò di imitare le virtù.

Cresciuta negli anni, cominciò a fare vita più ritirata. I genitori volevano che si sposasse, ma essa, benché dolente per dover contraddire i genitori, stette ferma nel suo proposito.

Più tardi, meditando le parole del Vangelo: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri e vieni e seguimi», si ritirò in un monastero di Domenicane.

In questo nuovo stato di vita, si accrebbe in lei il fervore della carità verso il Signore e attese a vivere nel nascondimento, accettando i lavori più umili e più faticosi, facendo tutto allegramente, come penitenza dei propri peccati.

Questo suo grande amore verso il Signore fu messo a una prova che durò per circa 15 anni, durante i quali ebbe anche a patire persecuzioni da parte di estranei. Ebbe inoltre lo straordinario dono delle nozze mistiche.

In questa lotta, essa andava ripetendo: «Signore, fatemi soffrire di più, purché non mi sia tolto il vostro amore». Passata finalmente la bufera, il Signore la volle consolare, favorendola di molte visioni.

S’intratteneva familiarmente con la sua protettrice S. Caterina da Siena, che le appariva di frequente, e Gesù Cristo in un’apparizione le disse: «O Rosa del mio cuore, tu sei la mia sposa». Ormai Gesù era l’unico suo pensiero e persino durante la notte vegliava pregando.

Gesù, intrattenendosi con lei, le disse: «Preparati: gli sponsali si avvicinano». E il giorno seguente, 24 agosto 1617, tra il pianto delle consorelle, lasciava questa terra per andare incontro allo Sposo Celeste.

Santa Rosa da Lima fu inizialmente sepolta privatamente nel chiostro del convento domenicano di San Domenico a Lima, come lei stessa aveva desiderato, ma in seguito le sue spoglie furono traslate nella chiesa vero e proprio del convento, dove iniziarono a essere oggetto di venerazione divina. Oggi il suo corpo è venerato nella Basilica Domenicana della Madonna del Rosario (nota anche come Convento di Santo Domingo) a Lima, all’interno di una cappella riccamente decorata sotto l’altare, dove riposano anche le reliquie di San Martín de Porres e altri santi peruviani

PRATICA. Bisogna ubbidire prima a Dio che agli uomini.

PREGHIERA. O Dio onnipotente, dispensatore di tutti i beni, che, avendo prevenuta con la rugiada della grazia celeste la beata Rosa, volesti che fiorisse nelle Indie come modello di verginità e di pazienza, da’ a noi tuoi servi che, correndo dietro l’odore delle sue virtù, meritiamo di divenire il buon odore di Cristo.

🔴LIVE🔴🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: SONO VOSTRA MADRE E VI AMO – Puntata 6🙏

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🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio – Puntata 2 – La sapienza è la vera ricchezza

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