"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Luglio 2025 Pagina 2 di 29

Mattarella: «Mosca ha demolito l’equilibrio della pace». E sulla crisi di Gaza: «Disumano ridurre un popolo alla fame». Il presidente tra i «russofobi»

di Redazione Esteri online – Corriere della Sera – 30 Luglio 2025

Durante la cerimonia del Ventaglio il presidente della Repubblica ha condannato quanto accade a Gaza e la posizione della Russia in Ucraina. Ma prima il suo nome è apparso sul sito del ministero degli Esteri russo tra i «russofobi»

«Da tanti secoli, da Seneca a S. Agostino, ci viene ricordato che “errare humanun est, perseverare diabolicum”. Si è parlato di errori anche nell’avere sparato su ambulanze e ucciso medici e infermieri che recavano soccorso a feriti, nell’aver preso a bersaglio e ucciso bambini assetati in fila per avere acqua, per l’uccisione di tante persone affamate in fila per ottenere cibo, per la distruzione di ospedali uccidendo anche bambini ricoverati per denutrizione». Queste le parole su quanto accade a Gaza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, espresse durante la cerimonia del Ventaglio tenuta oggi al Quirinale. «Difficile, in una catena simile, vedere una involontaria ripetizione di errori e non ravvisarvi l’ostinazione a uccidere. Disumano anche ridurre un popolo alla fame», ha precisato. 

Poi il suo discorso è passato sul fronte ucraino, spiegando che «angosciosa la postura aggressiva della Russia in Ucraina: un macigno sulle prospettive del continente europeo e dei suoi giovani. Questi mutamenti, così  profondi e inattesi hanno provocato, tra le altre conseguenze, un comprensibile disorientamento nelle pubbliche opinioni. Disorientamento aggravato da una abile e perversa opera di diffusione di false notizie e false raffigurazioni. Sul piano della realtà delle relazioni internazionali la scelta e la postura della Russia hanno, più che stravolto, cancellato l’equilibrio; equilibrio che garantisce la pace e dissuade da avventure di guerra».

Tutte situazioni, quelle citate dal presidente della Repubblica, che necessitano una «adeguate capacità difensive dei Paesi raccolti nell’Unione Europea, perché questa possa realmente svolgere il ruolo cui è chiamata: essere attrice di sicurezza e promotrice di pace. A questo corrisponde l’urgente necessità della costruzione della politica estera e di difesa comune. Comune politica estera e di difesa anche allo scopo di rendere effettiva e non illusoria la sovranità dei suoi Paesi membri, condividendone aspetti di dimensione sovranazionale». 

E infine: «Diffuso il tentativo di screditare e demolire il ruolo dell’Onu, dei suoi Organismi, delle sue Agenzie, facendo perno su lacune e scarsa efficacia della sua azione, condizioni che, in larga misura, derivano da limiti e privilegi prodotti da egoismi di potere di singoli stati, a partire dall’antistorico diritto di veto. Ottanta anni fa, nel 1945, a San Francisco, veniva adottata la Carta delle Nazioni Unite. Chiediamoci: il mondo sarebbe stato migliore senza l’Onu?».

Prima dell’incontro in Quirinale, è stata pubblicata una sezione sul sito del ministero degli Esteri russo dal titolo «Esempi di manifestazioni di russofobia» che è, a tutti gli effetti, una vera e propria lista di proscrizione dei «nemici» della Federazione. Tra questi compare anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e quello della Difesa Guido Crosetto. La Farnesina ha diramato una nota affermando che convocherà l’ambasciatore russo in Italia Aleksej Paramonov.

In una nota la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha bollato la lista come «l’ennesima operazione di propaganda, finalizzata a distogliere l’attenzione dalle gravi responsabilità di Mosca, ben note alla comunità internazionale e che la comunità internazionale ha condannato fin dall’inizio». La premier rivolge la sua «solidarietà al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ai ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto e a tutti coloro che sono stati destinatari di questa inaccettabile provocazione». E ricorda che «l’Italia ha scelto con fermezza di stare al fianco dell’Ucraina di fronte alla brutale guerra di aggressione scatenata dalla Russia ormai tre anni fa, e continua a garantire il proprio sostegno al popolo ucraino nella sua eroica resistenza». 

Sotto accusa sono le frasi ufficiali, pronunciate in sedi istituzionali, in cui viene denunciata l’aggressione russa all’Ucraina. Per quanto riguarda il presidente della Repubblica si trovano due citazioni: uno stralcio della lectio magistralis tenuta quest’anno all’Università di Marsiglia, in cui il presidente aveva definito l’invasione dell’Ucraina un’aggressione paragonabile al progetto del Terzo Reich, e il discorso pronunciato l’anno scorso per l’ottantesimo anniversario della battaglia di Montecassino, dove Mattarella ha ricordato «la tragedia inumana del popolo ucraino» e l’impegno per difendere pace, libertà e Stato di diritto.

Sul sito compaiono anche due dichiarazioni rilasciate al Messaggero nel 2024 da Tajani e Crosetto. Il primo aveva espresso l’auspicio di vedere le bandiere ucraine alla manifestazione del 25 aprile, il secondo aveva spiegato che Putin vuole prendersi tutta l’Ucraina. Si tratta di dichiarazioni politiche, di sicuro non violente, che non dovrebbero essere scambiate per prove di aperta ostilità. 

🔴LIVE🔴 LA CONFESSIONE – Puntata 6 – IL PECCATO E’ SCHIAVITU’

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Essere cristiani nello spirito di Nicea

2 Luglio 2025 – di Roberto de Mattei – CR 1905

E’ ricorso quest’anno, nel mese di maggio, il 1700 anniversario del Concilio di Nicea, il primo Concilio ecumenico della Chiesa e Papa Leone XIV ha annunciato di voler andare in Turchia, dove oggi Nicea si trova, per commemorare questo grande evento.

Nicea ci può apparire come un luogo e come un tempo lontani, distante dalle preoccupazioni di ogni giorno, eppure tutto ciò che riguarda la storia della Chiesa deve essere per noi sempre attuale, perché è carico di insegnamenti che non si perdono nel tempo. Internet talvolta ci assorbe, leggiamo di tutto, crediamo di sapere tutto, ma dobbiamo chiederci quale posto ha nelle nostre occupazioni lo studio della storia della Chiesa, lo studio della teologia e della filosofia cristiana. Senza questo studio la vita spirituale di un cristiano non potrà mai svilupparsi, sarà solo superficiale e sentimentale, destinata ad inaridirsi.

 Cristiani significa essere discepoli di Gesù Cristo, ma come si può essere discepoli di Gesù Cristo, senza approfondirne la conoscenza? Nel suo primo discorso, alla Cappella Sistina, il 9 maggio 2025, il Papa ha detto: «Gesù va annunciato a tutti. Non come superuomo, come talvolta è considerato, ma come il Cristo, Figlio del Dio vivente». 

Fu il Concilio di Nicea, furono i primi quattro Concili della Chiesa, a chiarire la vera natura di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, promulgando le prime grandi verità di fede. San Gregorio Magno ha paragonato i primi quattro Concili ecumenici della Chiesa ai quattro Vangeli: «Confesso che vennero con devozione i primi quattro Concili come i quattro libri del santo Vangelo» (Epistola I, 24: PL 77, col. 478).I quattro Concili a cui si riferisce sono Nicea (325); Costantinopoli I(381);Efeso(431)e Calcedonia (451). Essi formularono quelli che sono i dogmi fondamentali della Chiesa: il dogma trinitario e quello cristologico, assieme a quello, altrettanto importante, della Maternità divina di Maria.

Gli antitrinitari del IV secolo, seguaci del prete Ario, negavano la divinità di Cristo. Essi sostenevano che solo il Padre sarebbe l’unico e vero Dio. Il Verbo, intermediario tra Dio e il mondo, sarebbe invece di una sostanza diversa da quella divina. Nicea definì, contro gli ariani, che il Verbo è vero Figlio di Dio, della stessa sostanza del Padre e perciò veramente Dio. Il termine consustanziale esprime la perfetta uguaglianza del Verbo e del Padre. Il Concilio di Costantinopoli confermò il simbolo niceno, stabilendo che lo Spirito Santo è veramente Dio come il Figlio e il Padre. 

Il Concilio di Efeso affermò, contro l’eretico Nestorio, la maternità divina di Maria e l’unità vera e sostanziale dell’elemento divino e umano di Cristo nell’unità della Persona del Verbo, unico soggetto a cui dobbiamo attribuire la proprietà e le operazioni dell’una e dell’altra natura. Quando, in opposizione a Nestorio, un altro eretico, Eutiche, volle difendere l’unità sostanziale di Cristo, fino al punto di porre in essa non solo una Persona, ma anche una sola natura, il Concilio di Calcedonia stabilì che le due nature in Cristo sono unite in una sola persona. ma distinte, non confuse, né mutate o comunque alterate.

I primi quattro Concili della Chiesa stabilirono dunque che c’è un unico Dio, in tre persone e che Gesù Cristo, Verbo Incarnato, ha due nature, la divina e la umana, ma una sola Persona divina. 

Da questi misteri scaturiscono quattro grandi verità:

1) Innanzitutto la divinità di Gesù Cristo. Egli è Dio, la seconda delle persone divine. E’ Dio dall’eternità ed è tale per tutta l’eternità. 

2) Dio però è anche uomo, e come ogni uomo ha anima e corpo, ha mente, volontà e sensi.  Gesù Cristo ha tutte le facoltà e le qualità umane, perché, accanto a una natura divina, ha una natura umana.  

3) In terzo luogo, le due nature di Gesù Cristo, la natura divina e la natura umane sono in Lui unite, ma non confuse. Gesù Cristo è nel medesimo tempo perfetto Dio e perfetto uomo. 

4) Infine, è nell’unità della persona del Verbo che sussiste l’unione di Dio e dell’uomo. Ciò significa che la natura umana è in Gesù Cristo assorbita nella persona divina. La natura umana può essere mossa solo da quella divina, così come il corpo di ogni uomo è incapace di alcuna attività che non provenga dall’anima. 

Chi ignora queste verità non può dirsi cristiano. Essere cristiani significa essere fatti ad immagine di Gesù Cristo, essere formati e trasformati da Cristo, ricevere la vita da lui e per mezzo di Lui crescere nella vita divina.

Don Francesco Pollien, nel suo aureo libro Cristianesimo vissuto (tr. it. Edizioni Fiducia, Roma 2023), ci spiega che non può esistere vita cristiana se non si trovano riuniti i quattro caratteri che costituiscono Cristo: il perfetto elemento divino; il perfetto elemento umano; l’unione del divino con l’umano; l’annientamento dell’indipendenza umana di fronte a Dio.

Il primo elemento è quello divino: il primato di Dio nella nostra vita. Se crediamo in Dio e comprendiamo chi è Dio, dobbiamo indirizzare tutta la nostra vita a Lui e alla sua gloria, cercando di ingrandire continuamente in noi la gloria di Dio. 

Il secondo elemento è quello umano: dobbiamo sviluppare il corpo, il cuore, la mente, orientandoli al loro fine, che è Dio. Questo elemento ha come modello la natura umana di Gesù Cristo, in cui però tutto era perfetto fin dal principio. Per noi, al contrario, la perfezione è un punto di arrivo a cui dobbiamo tendere con tutte le nostre forze.

Il terzo elemento è l’unione del divino e dell’umano, attraverso l’azione della grazia, che porta alla nostra anima la vita divina. Non possiamo fare nulla di buono senza l’azione della grazia divina che vivifica le nostre facoltà umane. Questo elemento corrisponde all’unione, senza confusione, delle due nature in Cristo, quella umana e quella divina.

Infine, il quarto elemento è la completa sottomissione dell’umano al divino, della nostra volontà alla volontà di Dio, in modo che, per così dire, ci sia una sola Persona, che non è la nostra, ma quella di Gesù Cristo che vive in noi. E’ quanto avviene in Cristo, in cui l’unica Persona divina, assorbe le due nature.

La nostra vita di cristiani è un germe che deve svilupparsi, tendendo verso la perfezione dei quattro caratteri che abbiamo ritrovato in Cristo. Questo è il grande orizzonte, la grande meta dell’anima cristiana: un Cristianesimo vissuto, forte e virile, carico di grande passione, ma senza nulla di languido e di mellifluo. In tal modo alla domanda di Gesù: «Ma voi, chi dite che io sia?», potremmo rispondere, con le nostre parole e con la nostra vita, come rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16, 13-20). 

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla vita che è una missione da compiere

Cari amici, in occasione del Giubileo dei giovani vorrei dedicare due parole non solo ai giovani ma anche ai genitori e agli educatori. È difficile per i giovani crescere in un tipo di società che non è riuscita a trasmettere il messaggio cristiano, dobbiamo confessare questo fallimento.

Abbiamo assistito in questi decenni in modo graduale e accelerato a un’emorragia di giovani che si sono allontanati dalla fede e dalla Chiesa, fino ad essere delle piccole minoranze. Questo è dovuto al fatto che la generazione dei nonni e dei padri non hanno saputo trasmettere la fede, anzi molti di loro l’hanno addirittura persa.

L’espressione della Madonna: «La croce e la fede sono rifiutate» (Messaggio del 25 luglio 2020) è rivolta non ai ragazzi ma ai padri. Ci sono due o tre generazioni che hanno visto dissolvere la fede e abbracciare le ideologie di cui ci ha parlato la Gospa nel Messaggio del 25 giugno 2025: «Le ideologie che demoliscono voi e la vostra vita spirituale sono passeggere».

Di conseguenza, oggi abbiamo una generazione di giovani nei Paesi dell’antica cristianità – come l’Europa e l’America – che sono cresciuti con i Sacramenti dell’iniziazione cristiana e che crescendo hanno perso la fede, la preghiera, la pratica religiosa. Non hanno avvertito la partecipazione alla Chiesa come la loro casa, la loro casa e la loro Madre. Per questo motivo, sono andati in cerca nel mondo delle ragioni per vivere, per dare un senso alla loro vita.

A tal proposito vengono in mente le parole di San Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Vangelo di Giovanni capitolo 6 versetto 68). Il dramma che ha vissuto la nostra generazione è che ha abbandonato l’unica ragione di vita e di salvezza che è stata donata all’umanità: Cristo che è il Figlio di Dio fatto uomo. Egli ha sofferto e redento il mondo con l’amore, ha insegnato a vivere secondo Dio, è Risorto e vive glorioso nella Gloria della sua Resurrezione. Egli è fonte di vita per tutta l’umanità che sceglie la verità e non le ideologie o la morte. Alla fine, o Cristo che è la Via, la Verità e la Vita oppure il mondo che è l’abisso che porta alla perdizione, la menzogna che inganna, la morte che inghiotte.

Queste sono realtà che una persona sperimenta vivendo. Se ne accorgono soprattutto i ragazzi e i giovani che non hanno trovato nella fede Cristo vivo, non hanno trovato Maria che è il paradigma e l’esempio di come la fede viene vissuta, con amore totale e assoluto, come compimento di una Missione divina, come una dedizione d’amore. Non essendo entrati in contatto con questa realtà che sono persone vive, i nostri ragazzi hanno trovato ben poco nelle famiglie e nelle nostre parrocchie.

Questo sono i fatti, abbiamo una generazione della quale la Madonna ha detto: «L’umanità ha deciso per la morte» (Messaggio del 25 ottobre 2022). Bisogna essere conseguenti nell’analizzare gli effetti delle scelte. Se una persona nella vita sceglie per Dio e Cristo, non è una scelta illusoria come dicono i non credenti. Essi affermano che Dio, Gesù, la Madonna e l’eternità non esistono. Chi è consapevole della propria scelta sa che non c’è illusione. Chi ha la Grazia della fede sa di aver trovato l’ancora, la forza, la luce, la via, la gioia, la ragione, la missione della vita. Non è un teorema ma una realtà che vivono tutti quelli che sono veramente cristiani e che vivono Cristo. Sono persone felici, positive, una benedizione per il mondo e gli altri. Questa è la realtà che ci conferma che è la via giusta da seguire.

Nel mondo quando non c’è il Verbo di Dio – che si è fatto carne, che è la Via, la Verità e la Vita, che è la Resurrezione, che è la vita eterna – c’è il vuoto perché tutto quello che sperimentiamo è effimero, è qualcosa che inganna e illude di felicità e di sazietà. Di conseguenza, ci sono gli sbandamenti della vita senza una meta, il correre verso la morte, il tempo che divora, il peccato che ci rende prigionieri dei vizi e che abbruttisce e degrada, la potenza del male che prende possesso e fa di noi delle persone cattive, delle serpi che danno veleno. Una realtà che porta verso la morte che è una perversione, una malvagità assoluta, significa entrare nell’abisso senza fondo, dove satana ingoia le anime per assimilarle a sé e farle diventare parte della sua maledizione eterna. Chi ha la fede vede la bellezza di Dio e la profondità del male. i ragazzi invece, vanno nel mondo che è fatto di vanità, falsi luci, false promesse, di pescecani che divorano.

Ho letto di un giovane che cercava una professione in un determinato ambito – che non specifico per non demonizzare nessun ambiente – dove cercava una sua affermazione di vita. Era un giovane molto ingenuo che dopo un po’ di tempo che è entrato in quella realtà ne è uscito spaventato perché si è reso conto che è un mondo di squali che si mangiano a vicenda. Questo è il mondo che senza Dio diventa a immagine del maligno che distrugge. Al di là delle false luci che il mondo presenta, quello che c’è nel mondo è la morte concepita, non solo come dissoluzione del corpo, ma come perversione dell’anima. Nel festival dei giovani di Medjugorje nei primi anni la Madonna numerose volte ha detto: «Non fatevi ingannare dalle false luci» (Messaggio del 2 ottobre 2003).

I nostri giovani crescono, cercano un lavoro, mettono su famiglia che sarebbe già una grande grazia. È un modo degno di riempire anche se non si ha una fede completa e matura. Ma la maggioranza “vivendo si scava la fossa”. Il destino eterno è come la terra senza il sole, un’eternità senza Dio, senza luce, senza pace, senza gioia.

In questa situazione, di gravissimo allarme, è venuta la Madonna da più di 44 anni, che ha scelto dei ragazzi giovani con cui ha iniziato un cammino di evangelizzazione, per far conoscere suo Figlio a un mondo che l’aveva rifiutato. La fede e il Cristianesimo sono stati dimenticati e la Gospa è venuta per confortare e ravvivare la Chiesa, chiamando tanti giovani da tutto il mondo per riscoprire la via, la salvezza, la vita di Cristo Risorto.

L’evangelizzazione dei giovani è aprire i cuori a Gesù Cristo vivo, che è il Figlio di Dio fatto uomo, risorto glorioso dai morti e propone l’eternità, la gioia, la verità, la pienezza della vita. Questa pienezza è Dio stesso che Cristo, nella sua Santa umanità, ci ha portato e che la Madonna già vive nella sua pienezza divina, nel suo splendore immacolato, come Creatura più bella, completa e totale. È la vita umana, è l’essere umano nel suo compimento completo, nella Sua bellezza, nella Sua immortalità, nel Suo amore, è un’immagine viva di Gesù Cristo. Noi saremo come Lei, è lo sbocco della nostra vita, il cammino della vita che dobbiamo fare con Lei verso l’eternità. Questo non ci distoglie dalla vita concreta, ma dobbiamo vivere la professione, il lavoro, gli impegni e tutto ciò che fa crescere il mondo. Tutto questo lo collochiamo in questa visione di speranza, di luce e di eternità.

Riempite la vita stringendo un’amicizia eterna con Gesù Cristo e con Maria santissima, che sono persone vive e concrete, con cui potete parlare ogni giorno, potete aprire loro il cuore, potete chiedere le grazia di cui avete bisogno. Se manca la pienezza di Dio che ci illumina andiamo a prendere le false luci. Nel momento in cui manca Colui che ci ha creato, ci ha redento e che per noi è tutto, mettiamo al suo posto gli idoli o gli uomini stessi, andando a fondo.

Cari ragazzi, incominciate orientandovi verso Dio, aprite le orecchie alla voce profonda del cuore, esso è inquieto finché non Lo trova. Incominciate con una preghiera e vedrete che si concretizza una luce, una fede, una presenza che parla ed esorta, risveglia, chiama, dà la gioia. Una presenza da scoprire perché Gesù bussa alla porta di ogni cuore, anche dei più disperati e lontani. Dobbiamo abbandonare le paludi, spezzare i legami che ci tengono prigionieri e schiavi del demonio, aprire il cuore a Dio, sentire la voce di Gesù che ci chiama, chiedere il suo aiuto.

Potremo scoprire il Mistero, la presenza di Gesù e della Madonna, la bellezza della Chiesa, i Sacramenti, la Confessione, la Santa Messa, la Comunione, la bellezza della Bibbia, la storia dei Santi, dei Santuari e tutto ciò che di bello ha fatto il Cristianesimo nella storia. Anche la vita acquista un valore diverso, si orienta a Dio, diventa una ricerca di Dio, un volere amare, conoscere e aiutare Dio nella sua grande opera della Creazione e della Redenzione. Perché il Signore ci vuole tutti felici nei Cieli nuovi e nella Terra nuova, nel Paradiso.

Entriamo, allora, in questa grande visione nella quale anche noi siamo una persona irripetibile, unica, con una missione da compiere, con una vocazione propria. In questo modo la nostra vita diventa qualcosa per cui lavoriamo nella prospettiva dell’eternità. Non siamo più strumenti di questo mondo, rotelle di un ingranaggio, pietre di scarto. Diventiamo persone alle quali Dio ha assegnato un compito da realizzare e con il quale costruiamo la felicità eterna già in questa vita. Quando si lavora per Dio la vita ha un altro senso e le paure, le angosce che cercano di assalirci dal risveglio non fanno paura perché abbiamo la presenza di Dio nel cuore che illumina la nostra giornata. Senza Dio siamo come in balìa delle onde, con il rischio di essere divorati dagli squali. È vita? No, è morte!

Entrando nella luce di Dio scopriamo tutta la bellezza del Cristianesimo, della nostra vita e qualsiasi cosa la facciamo riscattandola dagli egoismi e dal male, ne facciamo uno strumento di bene e di amore. In questo modo la nostra vita diventa utile anche agli altri. All’interno di questa valorizzazione, come Papa Leone ha detto diverse volte, ci sono anche delle vocazioni straordinarie che sono importanti più delle altre. Il Santo Padre ha esortato i giovani a essere missionari di Cristo, anche nel mondo digitale e in tutti gli ambiti in cui i ragazzi sono presenti, come ci ha insegnato Carlo Acutis. Ci sono poi chiamate speciali, come quella di Gesù a Pietro: “vieni e seguimi!”; dedicare la propria vita a Cristo è certamente la più alta delle vocazioni per essere pastore di anime come lo è stato lui. Cristo sceglie molti giovani al suo servizio per diffondere la bellezza della fede e accompagnare le anime alla salvezza eterna. Siate generosi nel rispondere a Cristo!

Personalmente anche io posso testimoniare di aver fatto una scelta radicale da giovanissimo, ero un ragazzino quando sono entrato in seminario e sono sempre stato convinto di voler dedicare tutta la mia vita al Signore. È una scelta che rinnovo ogni giorno. Se avessi avuto dei tentennamenti, dei ripensamenti, certamente la mia vita sarebbe stata molto diversa e certamente non sarebbe stata così gratificante com’è poi diventata al servizio di Dio. Cristo chiama anche oggi, chiama i ragazzi e le ragazze a una speciale Consacrazione, al dono totale di sé. Una vita così dedicata è un albero che produce frutti incredibili! Benedirete per sempre il Signore per avervi dato questa possibilità. Chi non avrà avuto il coraggio della scelta, sarà accompagnato dal rimpianto per aver perso un’occasione unica.

Ho una lunga sequela di anni alle spalle, sono stato ordinato sacerdote nel 1966 e se c’è una cosa di cui mi pento è di non aver fatto abbastanza. Avrei potuto fare molto di più. Come accade a tutti, si matura man mano e molte volte ci si perde in cose che non servono. Nell’insieme, però, la perseveranza porta frutti straordinari. È bene che i giovani sappiano queste cose e riflettano.

Ci aspettano tempi difficili, la gente avrà bisogno di un ponte abbastanza solido che la porti al di là del Mar Rosso, conducendoli al tempo della pace. Questo ponte ,su cui passa l’umanità che ha scelto per Maria, sarà formato dai sacerdoti e la Madonna ha bisogno di coloro che Suo Figlio ha scelto, coloro le cui mani consacrate benedicono e trasformano la loro voce in voce di Cristo, il pane e il vino in Corpo e Sangue di Cristo, la loro assoluzione nell’ assoluzione di Cristo. C’è bisogno urgente di queste vite dedicate a Dio, soprattutto adesso. I tempi stringono e bisogna essere pronti alla grande battaglia che avrà come esito finale il trionfo del Cuore Immacolato di Maria e un tempo di pace per l’umanità.

Quanto è importante che i giovani ascoltino il proprio cuore e rispondano alla chiamata del Signore. È altrettanto importante che i genitori, fin da piccoli, orientino la vita dei loro figli a Dio, facciano loro capire che con Lui si vive meglio.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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🔴LIVE🔴LA TESTIMONIANZA DI ANTONIA, MAMMA DEL BEATO CARLO ACUTIS – Tenuta ad assisi ai Direttori di Radio Maria in occasione del loro ritiro spirituale

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🔴LIVE🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Mercoledì 29 Luglio 2025

h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)


+h. 9.oo: PENSIERO SPIRITUALE

La vita è una missione da compiere


h. 9.30 – 10.15  LA TESTIMONIANZA DI ANTONIA, MAMMA DEL BEATO CARLO ACUTIS

Tenuta ad assisi ai Direttori di Radio Maria in occasione del loro ritiro spirituale


BLOG: blogdipadrelivio.it

Messaggio di Padre Livio ai giovani del Giubileo

Il Papa ai giovani: siate luce e speranza, il nostro grido sia per la pace nel mondo

Fra i 120 mila radunati in piazza San Pietro e in via della Conciliazione per la Messa di apertura del Giubileo dei giovani, presieduta dal pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione monsignor Fisichella, arriva a sorpresa, al termine della celebrazione, Leone XIV che invita ragazzi e ragazze ad essere testimoni della pace di Gesù Cristo e della riconciliazione

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

“Buonasera! Buenas tardes! Good evening! Gesù ci dice: “Voi siete il sale della terra”, ‘Voi siete la luce del mondo!’”. A sorpresa, in Piazza San Pietro, al termine della Messa di apertura del Giubileo dei giovani, presieduta da monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione e responsabile dell’organizzazione dell’Anno Santo, arriva il Papa. Dopo un lungo giro in papamobile tra i 120 mila presenti che riempiono anche Piazza Pio XII e via della Conciliazione, Leone XIV saluta calorosamente ragazzi e adolescenti. Esplode la festa tra la folla quando il Pontefice giunge con la sua vettura scoperta. In tanti si accalcano alle transenne per vederlo passare e salutarlo. Intonano inni, alzano i loro telefoni per immortalare il momento, gli lanciano regali.

Il Papa sul sagrato della basilica vaticana

Il Papa sul sagrato della basilica vaticana (@Vatican Media)

Un grido per la pace nel mondo

I cori gioiosi accompagnano tutto il percorso del Papa, che giunto sul sagrato della basilica vaticana, in spagnolo, risponde così all’entusiasmo di ragazzi e ragazze: “Le vostre grida, tutte per Gesù Cristo, saranno ascoltate fino alla fine del mondo”. E prosegue: “Il mondo ha bisogno di messaggi di speranza. Voi siete questo messaggio, e dovete continuare a dare speranza a tutti”. “Speriamo che tutti voi siate sempre segni di speranza nel mondo!” auspica, poi, il Pontefice rivolgendosi in italiano ai giovani che ‘commentano’ ogni sua parola con urla di approvazione e applausi. “Oggi stiamo cominciando. Nei prossimi giorni avrete l’opportunità di essere una forza che può dare la grazia di Dio, messaggio di speranza, una luce alla città di Roma, all’Italia e a tutto il mondo”, aggiunge Leone XIV, che poi invita: “Camminiamo insieme con la nostra fede in Gesù Cristo. Il nostro grido deve essere anche per la pace nel mondo”. Alla piazza, poi, il Pontefice chiede di ripetere: “Vogliamo la pace nel mondo”. Tutti rispondono: “Vogliamo la pace nel mondo”.

Leone XIV tra i giovani in via della Conciliazione

Leone XIV tra i giovani in via della Conciliazione (@Vatican Media)

L’arrivederci a Tor Vergata

“Oremos por la paz”. “Preghiamo per la pace – termina il Papa tornando a parlare in spagnolo -. Siamo testimoni della pace di Gesù Cristo, della riconciliazione, questa luce del mondo che tutti stiamo cercando. Sorelle e fratelli, il Signore è con noi, il nostro aiuto è nel nome del Signore. Benedetto sia il nome del Signore”. Poi, dopo aver impartito la benedizione l’arrivederci: “Ci vediamo. Ci troviamo a Tor Vergata. Buona settimana!”.

Alcuni giovani festanti

Alcuni giovani festanti (@Vatican Media)

Il benvenuto ai giovani

A dare il benvenuto ai giovani, all’inizio della liturgia – concelebrata dai cardinali Baldo Reina, vicario generale per la diocesi di Roma, e Marc Ouellet – monsignor Fisichella, che ha ringraziato i presenti “per aver accolto l’invito” del Pontefice a partecipare a questo Giubileo dedicato alle nuove generazioni “e alla speranza che ognuno porta dentro di sé”. Con lo sguardo al variopinto emiciclo del Bernini e alla contigua piazza Pio XII, dove sventolavano bandiere di svariati Paesi del mondo, bandane e cappellini, mentre il sole cala e gli ultimi raggi rischiaravano piazza San Pietro e via della Conciliazione,  monsignor Fisichella ha indirizzato le sue parole, in particolare, agli “amici che provengono anche da molte zone di guerra”. “Dall’Ucraina dalla Palestina giunga a tutti l’abbraccio di fraternità che ci rendi uniti e un corpo solo” ha detto, esortando i giovani a  non fare “mancare” ai loro coetanei giunti da aree dilaniate da conflitti “segni” di “amicizia”.

Un gruppo di suore

Un gruppo di suore (@Vatican Media)

Vivere i giorni del Giubileo con gioia e spiritualità

Il pensiero del presule è andato anche ai “molti” ragazzi che “hanno fatto tanti sacrifici per essere” nella capitale. Poi a tutti ha annunciato: “Il Signore non vi deluderà. Vi viene incontro”. Ed ha esortato: “Siate vigili per cogliere la sua presenza. Vivete questi giorni con gioia e spiritualità, scoprendo nuove amicizie, ma soprattutto contemplate Roma e le tante opere d’arte espressione della fede che ha generato tanta bellezza”. Infine, nel suo saluto, ripetuto anche in inglese, spagnolo, francese, portoghese e tedesco, il pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione ha spiegato che motivo del raduno giovanile giubilare nel cuore della cristianità è “trasmettere la fede e comprendere il grande valore che Gesù Cristo possiede nella nostra vita” ed ha incoraggiato a rispondere “con entusiasmo”.

Monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione

Monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione (@Vatican Media)

Gesù ci viene incontro per primo

Nella sua omelia, poi, monsignor Fisichella, ha preso spunto dal racconto evangelico della risurrezione di Lazzaro, che narra anche del dialogo con le sorelle Marta e Maria, per evidenziare che Gesù, saputo che l’amico stava male, ritardando la sua visita “insegna a noi qualcosa di importante”, che “la fede è un incontro, ma il primo che ci viene incontro è Gesù”, “quando vuole, come vuole, nel tempo stabilito da Lui, non da noi”. “Noi siamo chiamati solo a rispondere” quando ci “viene incontro”, “a metterci in cammino verso di Lui”, ha sollecitato il presule, che ha poi definito Marta “il segno della nostra fede, segno che quando il Signore vuole incontrarci, deve trovare in noi delle persone vigilanti, pronte, pronte a correre verso di Lui senza esitare”.

Alcuni concelebranti

Alcuni concelebranti (@Vatican Media)

La fede una scelta di libertà

Ma la fede “è una scelta di libertà”, ha proseguito monsignor Fisichella, “libertà con la quale vogliamo metterci alla sequela. A seguire il Signore”, “dove Lui vuole condurci” e “ha stabilito per ognuno di noi la vera felicità”. Questa scelta di libertà ce la mostrano Marta e Maria, che avvisando Gesù delle condizioni di salute del fratello “non gli dicono vieni e compi un miracolo”. “Gesù deve decidere Lui quello che è opportuno fare”, ha chiarito il pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, “non solo il tempo, ma anche le modalità, i modi con i quali ci viene incontro, perché dobbiamo rispettare la libertà di Dio”, “che non ci abbandona” mai, perché siamo amati da Lui. “Non saremo mai soli, non potremo mai essere abbandonati, perché Gesù è nostro compagno di strada”, ha continuato il presule, avvertendo che “ogni gesto di libertà comporta una rinuncia, per essere autenticamente liberi di dover seguire il Signore”.

Il Papa tra la folla

Il Papa tra la folla (@Vatican Media)

Essere costruttori di pace

“Siamo realmente liberi nel momento in cui compiamo qualche rinuncia, ma soprattutto quando questa rinuncia è finalizzata ad incontrare il Signore e a doverlo seguire”, ha affermato Fisichella, il quale ha rimarcato, inoltre, che la fede “è anche ascolto”, una fede che ci rende testimoni del Risorto e ci deve porta all’azione a “dar da mangiare a chi ha fame, dar da bere a chi ha sete” a “essere presenti” quando qualcuno “ha bisogno di noi”, è malato o in carcere, o quando viene meno “il diritto fondamentale alla dignità”. “Viviamo un periodo di grande violenza”, “nelle nostre strade e nelle nostre città”, ha concluso il responsabile dell’organizzazione del Giubileo, che invita a “dare certezza della speranza che l’amore vince sempre, che la bontà supera la violenza” e ad essere “costruttori di pace”.

Il Papa mentre saluta i giovani

Il Papa mentre saluta i giovani (@Vatican Media)

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