Mese: Giugno 2025 Pagina 7 di 31

Ha detto la Madonna alla Veggente Marija al termine della Novena sul Podbrdo con apparizione quotidiana alle h. 5 del mattino
E’ un fatto nuovo tutto da decifrare.
Ci saranno delle comunicazione particolari?
Come è noto tre dei veggenti (Vicka – Marija – Ivan) sono in attesa del decimo Segreto.
Oppure ci sarà il consueto messaggio del 25 del mese?
La Madonna in tutta la novena non ha parlato, ma solo pregato.
Ave Maria
Padre Livio

FOTO DI GRUPPO DEI SACERDOTI-DIRETTORI PARTECIPANTI AGLI ESERCIZI
🙏🙏🙏IN PREGHIERA SI VA VERSO SAN DAMIANO #ASSISI : I SACERDOTI DIRETTORI DELLE RMARIA NEL MONDO -in corso ritiro esercizi spirituali dei Direttori di Radio Maria dai vari continenti in preparazione al #Giubileo dei sacerdoti col #Papa
CONVENTO DI SAN DAMIANO ( ASSISI)








La vera battaglia ora è all’interno dell’Iran
Carissimo Padre Livio,
stamane l’ho sentito molto felice per le notizie sul Medio Oriente, tanto da gridare al miracolo. Non le sembra che bisogna essere più cauti, visto i personaggi che si muovono sul palcoscenico?
Un caro saluto
Luigi da Imola
Caro Luigi,
il cessate il fuoco è reale ed è un’ottima notizia, che ha preso tutti in contropiede e che ha messo fuori uso i giornali che sono usciti al mattino.
Sicuramente bisogna essere prudenti e continuare a pregare, perché il vero problema riguarda chi prevarrà a Teheran, dove si confrontano quelli che vogliono la pace con Israele e quelli che vogliono distruggerlo.
Ave Maria
Padre Livio

autore: Andrea Sacchi anno: XVII sec. titolo: Nascita di San Giovanni Battista
Titolo: Precursore di Gesù
Nascita: I secolo a. C., Ain Kerem, Israele
Morte: 29 circa d. C., Macheronte, Perea
Il culto e l’alto onore tributato dalla Chiesa al grande Battista col celebrarne la natività è certo un segno della grandezza di questo uomo santificato prima ancora della sua nascita.
Zaccaria, suo padre, era della classe di Abia, e come sacerdote attendeva agli uffici del tempio. Elisabetta, sua consorte, era sterile e avanzata negli anni: ambedue però camminavano irreprensibili nella legge del Signore.
Or avvenne che mentre il bianco vegliardo Zaccaria, entrato nel tempio, vi offriva l’incenso, gli apparve l’Angelo del Signore. Egli si turbò alla vista del celeste messaggero, ma questi con voce dolce e soave: « Non temere, gli disse, o Zaccaria, perché le tue preghiere sono state esaudite e la tua moglie Elisabetta darà alla luce un figliuolo a cui porrai nome Giovanni. Egli sarà per te di allegrezza e di giubilo, e molti per la sua nascita si rallegreranno poichè sarà grande al cospetto dell’Altissimo… sarà ripieno dello Spirito Santo e precederà dinanzi al Signore con lo spirito e la potenza di Elia ». « Ma come avverrà questo, rispose tremante Zaccaria, se io e la mia moglie siamo vecchi? ». A cui l’inviato misterioso: « Io sono Gabriele chè sto al cospetto di Dio, e sono stato inviato ad annunciarti questa bella notizia, ma giacché hai esitato, rimarrai muto fino a tanto non sia compiuto quello che ti ho detto”.
Così dicendo l’Angelo scomparve. Quando furono compiti i giorni del suo ministero se ne tornò a casa. Allora si compì la parola del Signore; Un altro spettacolo ci si presenta. Gabriele lascia nuovamente il cielo; sorvola le montagne della Giudea e si porta a Nazareth ad una verginella in dolce contemplazione.
Ave grazia piena! A questo saluto Maria si turba ma rassicurata dall’Angelo, crede e diviene all’istante madre di Dio. Saputo poi che la cugina Elisabetta deve partorire, Maria si dirige frettolosa verso la città. L’abbraccio colla cugina, la purificazione di Giovanni, le parole ispirate di Elisabetta fanno proromper Maria in quel cantico di lode e di benedizione a Dio che è la più bella e la più sublime di tutte le poesie, il più dolce di tutti i canti: il Magnificat. Ecco i prodigi coi quali fu circondata la Natività del Battista, il Precursore di Cristo, l’ultimo e il più insigne tra i personaggi che nel corso di quaranta secoli preannunziarono il Salvatore. La sua vita mortificatissima trascorsa quasi tutta nel deserto e nella predicazione del regno messianico, fanno di S. Giovanni uno dei santi più grandi.
Le sue relazioni con il Salvatore sono intime. È Giovanni che lo battezza nel Giordano: ancora lui che lo mostra ai discepoli con quelle parole: « ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati dal mondo ». E a chi, stupito della sua vita e della sua predicazione, domandava: « Sei tu il Messia? » rispondeva: « Io sono la voce di colui che grida nel deserto: raddrizzate le vie del Signore. Io non sono il Cristo: ma fui mandato innanzi a lui. Bisogna che Egli cresca e che io diminuisca ».
E Giovanni diminuì veramente. Dopo aver additato il Messia, insegnato ad ogni ceto di persone il modo di ricevere il Salvatore, è preso e decapitato in odio alla verità. Più splendido coronamento alla sua missione non poteva desiderare.
Quando la ricorrenza del Sacro Cuore di Gesù cade il 24 giugno la solennità della Natività di san Giovanni Battista è anticipata al 23 giugno.
PRATICA. Impariamo dal Battista la fermezza nella fede, l’amore alla mortificazione e alla penitenza.
Luca Geronico – Avvenire – 24/06/2025
Bersagli, senza una motivazione se non quella di essere simbolo di una diversità, vuoi religiosa, vuoi sociale, vuoi storica da cancellare in una società che si va rimodellando con la violenza…
«Perché ci hanno colpito? Non abbiamo interessi, se non quello di vivere in pace in Siria. Non abbiamo armi e non siamo contro nessuno, né domandiamo posizioni di governo. Perché tutto questo è accaduto contro la nostra popolazione pacifica?». L’angoscia di Bassim Khoury, cristiano di Damasco subito dopo la strage di domenica sera alla chiesa greco ortodossa di Mar Elias può essere interpretato come il “cantus firmus” di tanti, se non tutti i cristiani d’Oriente. Essere stranieri nella propria nazione, sentirsi respinti, anzi diventare un vero e proprio obiettivo da colpire nella terra in cui si vive da due millenni e di cui si custodisce una preziosissima eredità spirituale e storica.
Bersagli, senza una motivazione se non quella di essere simbolo di una diversità, vuoi religiosa, vuoi sociale, vuoi storica da cancellare in una società che si va rimodellando con la violenza. Uno spartito suonato con diverse tonalità in questi ultimi due decenni in Medio Oriente dalle comunità cristiane, un doloroso lamento che non si riesce a percepire ora sotto i boati delle Mop sganciate dai B-2 statunitensi sugli impianti nucleari dell’Iran o il sibilo mortale dei missili Qassem Bassir iraniani su Tel Aviv.
Ma, in un Medio Oriente infuocato da un conflitto a dimensione regionale, la sopravvivenza dei cristiani mediorientali è sempre più in pericolo. L’attentato di domenica sera a Mar Elias, con le sue trenta vittime, riporta subito alla memoria un’altra strage contro i cristiani: quella del 31 ottobre 2010. Era la vigilia della festa di “Ognissanti” quando un manipolo armato di al-Qaeda fece irruzione durante la Messa nella chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Baghdad: 48 i “martiri” iracheni compresi padre Thaer Abdal e padre Wassim Kas Boutros.
Due anni prima, il 29 febbraio del 2008, il vescovo caldeo Paulos Faraj Rahho era stato rapito e poi ucciso dai suoi stessi sequestratori di al-Qaeda a Mosul, la futura “capitale” del Daesh nel nord dell’Iraq. Due date simbolo a segnalare il progressivo spopolamento prima interno – da Baghdad verso il Kurdistan – e poi dall’Iraq all’estero con il miraggio di raggiungere la diaspora in Europa, Usa o Australia. Una sorte simile a quella dei cristiani in Libano nella tenaglia, però, della catastrofe economica. E lo stesso potrebbe accadere in una Siria senza un governo stabile e inclusivo, in cui milizie estremiste possono avere facilmente il controllo di parte del territorio e colpire, oltre a cristiani, alauiti e drusi.
Il timore, praticamente certezza, è che ora nel nuovo Medio Oriente che si va disegnando – un crimine di guerra dopo l’altro – dal 7 ottobre in poi, la minoranza cristiana vada perdendo le residue possibilità di permanenza nella sua terra di origine. Possibilità che, sia pure in misura attenuata, riguarda pure la Terra Santa. L’equazione è semplice. I cristiani mediorientali, da un lato, sono percepiti dai fondamentalisti islamici come naturali fiancheggiatori dell’Occidente e per questo un simbolo facile da colpire e con enorme risonanza mediatica. I cristiani mediorientali, d’altra parte, in società riplasmate da attese millenaristiche di regimi teocratici e di destre fondamentaliste, sono una minoranza da strumentalizzare per fini politici, non cittadini.
La sorte di queste comunità è un dilemma aperto: il Libano, con il delicato equilibrio confessionale stabilito nel 1989 dagli Accordi di Taif è indicato come un modello da cui partire, ma da anni ormai Beirut è la capitale di uno Stato fallito più che un laboratorio per il futuro del Medio Oriente. Chiave di una possibile convivenza nel pluralismo culturale e religioso è indubbiamente il Documento di Abu Dhabi sulla Fratellanza umana.
Papa Francesco e il grande iman Al-Tayyeb, oltre alla «protezione dei luoghi di culto» invitavano le società del Mediterraneo a elaborare un modello di convivenza basato sul «concetto di cittadinanza» e rinunciando «all’uso discriminatorio del termine minoranze, che porta con sé i semi del sentirsi isolati e dell’inferiorità». Premessa a questo obiettivo, ora quanto mai lontano, non può essere la ricerca di un regime change (cambio di regime, ndr) al suon di bombe o rivoluzioni fomentate dall’esterno – con imprevedibili effetti domino – ma il ritorno alla diplomazia. E poi alla possibilità di convivenza di cui i cristiani mediorientali sono per l’ora natura una garanzia. Questa migrazione forzata, ha ricordato il cardinale Bechara Rai, patriarca maronita di Beirut «sta riducendo il numero dei cristiani che, in Medio Oriente, hanno contribuito alla formazione di un islam moderato. Se il Medio Oriente si svuoterà di cristiani, i musulmani perderanno la loro moderazione».
