"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Giugno 2025 Pagina 16 di 31

🔴LIVE🔴Medjugorje: Perchè non ho dubbi – di P. Livio – 3. Le apparizioni della Madonna a Medjugorje sono in prospettiva apocalittica

🔴LIVE🔴 VOI SIETE LA MIA SPERANZA – Catechesi di P. Livio – Puntata 1

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NOVENA SUL PODBRDO CON RADIO MARIA

🙏CARISSIMI! ALLE H 14.40 circa SU RADIO MARIA 〽⭐LIVE DA #MEDJUGORJE : COLLINA DELLE #APPARIZIONI🙏〽 I SETTE PATER AVE E GLORIA NELLA NOVENA ALLA REGINA DELLA PACE🙏GLI ASCOLTATORI PARTECIPERANNO IN DIRETTA TELEFONICA ALLA PREGHIERA E SAREMO INSIEME SUL PODBRDO – 031 610610🙏 🙏〽💐LA MADONNA HA DETTO CHE TUTTI POSSIAMO VEDERLA CON GLI OCCHI DEL CUORE

🙏〽 MEDJUGORJE 〽💐 Carissimi! Il CARDINALE ERNEST SIMONI in diretta dalla SEDE di RADIO MARIA MEDJUGORJE con P.LIVIO DOMANI ore 9:30 🙏

La quarta notte di guerra in Medio Oriente: Trump: «Putin può mediare». Bombe a raffica su Fordow, il reattore nucleare più protetto di Teheran

di Davide Frattini – Corriere della Sera – 16 Giugno 2025

Netanyahu visita i luoghi colpiti dagli attacchi missilistici a Bat Yam e punta al coinvolgimento Usa. Gli ayatollah non chiudono la porta alla ripresa delle trattative sul nucleare: il giallo del veto su Khamenei

DAL NOSTRO INVIATO 
TEL AVIV – Perfino Superman ha le mani tra i capelli e lo sguardo angosciato sopra la scritta «Niente panico», perché il panico si può forse controllare ma non rimuovere quando il palazzo a un centinaio di metri da questo murale è stato sventrato da un missile. Gli appartamenti senza i muri esterni, visibili da fuori come una casa di bambole con cui nessuno vuole più giocare. E sono in tanti a venire tra le rovine di questo quartiere a Bat Yam, pochi chilometri a sud di Tel Aviv, per vedere, per capire che la guerra sta colpendo ovunque, soprattutto quella grande area metropolitana dove abitano due milioni di persone con al centro la città che è più vecchia dello Stato di Israele (è stata fondata nel 1909) e ne simboleggia la volontà di restare giovane a costo di sfiancarsi.

È questa forza — la vitalità — che gli ayatollah vogliono spossare, considerano la società israeliana il punto debole dello Stato ebraico, il cosiddetto ventre molle: forse non si rendono conto che mentre risuonano gli allarmi, qualcuno sta facendo gli addominali in spiaggia e altri sono usciti a correre. Usano l’inquietudine dell’attesa, l’incertezza che diventa paura costante, per svuotare le strade, spegnere le luci della città che una volta non dormiva mai festaiola e ora resta insonne nei rifugi. Le sirene sono rimbombate di nuovo in tutto il Paese, pure nel pomeriggio, le ondate di missili si sono succedute: le testate esplosive riescono ancora a bucare il sistema di difesa, ad Haifa i palazzi sono in fiamme. I pasdaran proclamano da Teheran: «Arriverà una risposta devastante».

La divisa in nero da comandante in capo

Il premier Benjamin Netanyahu visita gli edifici in macerie a Bat Yam, dove le persone uccise sono 7, indossando la camicia scura che considera la divisa da comandante in capo. «L’Iran pagherà un prezzo altissimo per questi attacchi contro i civili». Tocca a lui — che per qualche voto in più ha aizzato gli elettori della destra contro i cittadini arabi di Israele — condannare l’entusiasmo e l’esaltazione via social media per le vittime di Tamra: «Quattro nostri cittadini sono stati uccisi. Ho sentito le urla di gioia e le rigetto con disgusto. I missili non distinguono tra arabi ed ebrei».

La scelta di camminare davanti alle telecamere nella polvere degli edifici di Bat Yam dimostra quanto questa sia la sua guerra, quella che immagina e pianifica da 16 anni: nei kibbutz devastati dai terroristi palestinesi il 7 ottobre del 2023 non è mai andato. Mister Sicurezza — come si faceva chiamare prima della mattanza — vuole cancellare quella devastante sconfitta con questa vittoria, è convinto di poter lasciare in eredità agli storici e agli israeliani un Medio Oriente mutato. Anche se i generali avrebbero avvertito — secondo i telegiornali locali — che le vittime civili nel conflitto con l’Iran potrebbero essere tra 800 e 4.000. In un’intervista all’emittente Fox Bibi vagheggia «di un cambio di regime come risultato della guerra», un obiettivo che il suo stato maggiore smentisce.
E smorza subito le voci sul veto che sarebbe stato posto dal presidente Donald Trump «all’eliminazione di Ali Khamenei»: la Guida suprema resta un bersaglio per gli israeliani, sottintende. Sempre al canale americano spiega che «gli iraniani erano in grado di produrre la Bomba in pochi mesi e l’avrebbero passata agli Houthi in Yemen», i ribelli sciiti armati dalla Repubblica islamica.

Tsahal penetra sempre più in profondità in Iran, i jet hanno colpito l’aeroporto di Mashhad nel nord-est del Paese. Gli scienziati impegnati nel programma atomico uccisi sono diventati 14, mentre i missili hanno allargato gli obiettivi nella capitale Teheran: il quartiere generale dei servizi segreti (eliminati il capo e il vice), la caserma centrale della polizia, le persone uccise in totale sarebbero 224. Nella notte sono emerse immagini che mostravano fiamme vicino alla zona del reattore di Fordow, il più importante e protetto, mentre i sismografi registravano le scosse di un terremoto: l’ipotesi è che siano state causate dal bombardamento massiccio.

Casa Bianca riluttante

Bibi, rivela la testata digitale Axios, preme perché gli americani entrino nello scontro per distruggere totalmente il programma atomico degli ayatollah. La Casa Bianca resta riluttante anche se le forze del Centcom hanno partecipato in queste notti alla difesa di Israele. «Potremmo decidere di intervenire», commenta Trump. In realtà Bibi è preoccupato che l’amico Donald lo costringa nei prossimi giorni a fermare l’operazione Leone che sorge, fonti nel governo a Gerusalemme ammettono al quotidiano Yedioth Ahronoth che «gli sforzi per il cessate il fuoco sono già in corso, non ci sono ancora proposte concrete».

Il presidente minaccia il regime a Teheran — «se colpite le nostre basi, risponderemo con una potenza mai vista» — e allo stesso tempo predice: «Iran e Israele dovrebbero trovare un accordo e troveranno un accordo». Trump vuole ancora ottenere un’intesa sul nucleare con gli ayatollah: a quello il suo invitato Steve Witkoff stava lavorando, ieri avrebbe dovuto incontrare in Oman gli emissari del regime. Anche gli iraniani sembrano disposti a riprendere le trattative, con la condizione dello stop ai raid israeliani: «Qualunque intesa deve garantirci il diritto di sviluppare un programma atomico civile — dichiara Abbas Araghchi, il ministro degli Esteri — e in cambio siamo pronti ad assicurare che non produrremo armi nucleari». È evidente che la Casa Bianca conta sulla pressione militare israeliana. Vladimir Putin ha chiamato Trump due giorni fa per il compleanno e quando ha messo giù i suoi assistenti hanno composto il numero di Khamenei che ha ricevuto — scrive il quotidiano Israel Hayom — un messaggio meno festoso: «Siete in pericolo, vi conviene negoziare».

NOVENA SUL PODBRDO CON APPARIZIONE ALLA VEGGENTE MARIJA

OGNI GIORNO ALLE h. 5 DEL MATTINO

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Cari amici, ecco il nuovo schema della lettura cristiana della cronaca e della storia

Lunedì 16 Giugno 2025

h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita


h. 9.oo: ATTUALITA’ NEL MONDO E NELLA CHIESA

Breve prospetto degli eventi più importanti


h. 9.15: MEDJUGORJE: PERCHE’ NON HO DUBBI

3. Le apparizioni della Madonna a Medjugorje sono in prospettiva apocalittica

*La Madonna lo ha rivelato in due messaggi fin dall’inizio

*“Queste mie apparizioni qui a Medjugorje sono le ultime per l’umanità. Affrettatevi a convertirvi!” (17 Aprile 1982)

*“Sono venuta a chiamare il mondo alla conversione per l’ultima volta. In seguito non apparirò più sulla terra: queste sono le mie ultime apparizioni.” (2 Maggio 1982)

*Con queste apparizioni la Madonna ha dato inizio agli “ultimi tempi” della storia della salvezza.

*Tuttavia, secondo i Veggenti, non sarebbero escluse apparizioni personali

*Maria si presenta come la Donna dell’Apocalisse in lotta contro satana

*Segni apocalittici sono la Corona di 12 stelle e il duplice colore del vestito

*Il trionfo del Cuore Immacolato prepara un tempo di pace per l’umanità


+ h. 9.35: blogdipadrelivio.it

L’appello del papa ai giovani


+h. 9.40: VOI SIETE LA MIA SPERANZA (1)

Versione radiofonica dell’ultimo libro di Padre Livio


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Khamenei nel mirino di Israele, chi è (e dov’è) l’ayatollah che non lascia l’Iran dal 1989: in corsa per la successione il figlio Mojtaba

di Viviana Mazza e Greta Privitera – Corriere della Sera – 15 Giugno 2025

Ritratto dell’uomo più potente di Iran ora messo in pericolo dall’operazione Rising Lion

Dicono che sia vivo. Che stia seguendo tutti gli sviluppi delle guerra da un luogo segreto. E che sia ancora lui a prendere tutte le decisioni. In che città si trovi Ali Khamenei è difficile da sapere. Da Teheran raccontano che l’ayatollah potrebbe essere a Mashhad, dove è nato. «L’avrebbero trasferito lì in concomitanza con l’evacuazione dei funzionari americani dalle ambasciate d’Iraq, Bahrein e Kuwait», racconta una fonte iraniana. I suoi sostenitori sono certi, invece, che la Guida suprema, da vero leader, sia rimasto nella capitale, accanto al suo popolo bombardato dai jet israeliani.

C’è ansia tra l’entourage del capo che da 36 anni guida e reprime l’Iran. L’uccisione dei suoi comandanti, gli annunci di Benjamin Netanyahu e le dichiarazioni dei funzionari israeliani, fanno pensare che tra gli obiettivi finali di questa nuovo conflitto ci sia la sua eliminazione

È dalla morte di Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah libanese, che le misure di sicurezza intorno all’ayatollah sono state notevolmente rafforzate. La protezione di Khamenei è affidata a un apparato gestito principalmente dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Ircg), attraverso una sua unità speciale, la «Vali Amr Protection Corps». «Nessuno si fida più di nessuno», continua la fonte, «è evidente che il Mossad sia ben radicato anche intorno a i suoi fedelissimi». Per mettere al sicuro il religioso 86enne il regime ha investito anche su tecnologie avanzate: telecamere termiche, scanner, controlli rigorosi all’ingresso degli eventi pubblici e privati. Ogni apparizione pubblica o viaggio è preceduto da un meticoloso lavoro di preparazione.

Khamenei non mette piede fuori dall’Iran dal lontano 1989, l’anno in cui fu incoronato grande capo. «Fu una sorpresa» quando diventò Guida suprema, il 6 agosto 1989, dopo la morte del fondatore della Repubblica islamica Ruhollah Khomeini, ha raccontato al Corriere Gary Sick, che fu il principale negoziatore della Casa Bianca durante la crisi degli ostaggi del 1979 .

«Era un alto funzionario nel Consiglio di Comando della Rivoluzione, il governo rivoluzionario iraniano, e aveva occupato una serie di ruoli chiave, incluso quello di viceministro della Difesa, ma non era mai stato considerato uno di quelli che davvero avevano fatto la rivoluzione o uno dei leader. Era un religioso, ma molti clerici di alto rango non lo ritenevano qualificato per la presidenza né per sostituire Khomeini», ha detto Sick, che oggi ha 90 anni, quattro in più dell’attuale leader iraniano, il cui arto destro è parzialmente paralizzato dopo un attentato del 1981 ed è sopravvissuto ad un cancro nel 2014.

Eppure Khamenei è stato presidente per due mandati, a partire dal 1981, e nel 1989 diventò Guida suprema con una modifica della Costituzione. «E immediatamente lo chiamarono ayatollah, anche se non lo era affatto». Era un hojatolleslam, un religioso di rango più basso (i critici negli anni lo hanno deriso con il soprannome «Shish Kelaseh», cioè «sei anni di scuola»).

Per la sua ascesa fu fondamentale l’appoggio di Hashemi Rafsanjani, che nel 1989 era capo del Parlamento: esibì una lettera dichiarando che esprimeva la volontà del defunto Khomeini che Khamenei fosse il suo successore. Rafsanjani pensava di servirsi di Khamenei per detenere il vero potere (e fu presidente fino al 1997) ma i rapporti si deteriorarono: Khamenei e i suoi alleati lo ridimensionarono pian piano, etichettandolo come «capitalista» e «sostenitore dell’Islam americano». Khamenei è stato in grado di mantenere il potere, e la «fiamma» della rivoluzione islamica, pur non avendo il carisma di Khomeini, grazie all’alleanza con i conservatori e i pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione.

«Quando diventò leader nel 1989, aprì la porta ai pasdaran in campo economico e in politica, soprattutto per contrastare il movimento riformista», ha raccontato Mohsen Sazegara che all’età di 24 anni tornò a Teheran dall’esilio con l’ayatollah Khomeini e fondò per lui questa milizia che risponde direttamente alla Guida suprema. Sazegara, che risiede in America dal 2003, diventato riformista si scontrò con Khamenei e finì in carcere. Da allora la Guida e i pasdaran si sono appoggiati l’un l’altro. «E su questa strada Khamenei ha trasformato l’Iran nel tipo di dittatura che solo lo scià avrebbe potuto sognare», afferma Sick.

L’attuale Guida suprema è una figura complessa, secondo Mehdi Khalaji, teologo che ha studiato a Qom, poi andato in America. «Da giovane indossava abiti casual, parlava del suo amore per la letteratura, componeva poesie. E da leader ha mostrato quella che ha definito “flessibilità eroica”, per esempio accettando l’accordo sul nucleare con l’Occidente nel 2015, in un momento in cui vedeva un rischio di coesione sociale. Ha permesso l’ascesa di leader relativamente moderati come Khatami o Rouhani, quando pensava che potessero rafforzare la stabilità nazionale». 

Noto per uno stile di vita sobrio e ascetico, odia il lusso. Raccontano che  rifiutata i doni preziosi, o li vende devolvendo il ricavato ai più bisognosi. Ideologicamente, Khamenei si presenta come il custode dei valori della rivoluzione islamica del 1979: giustizia sociale, indipendenza nazionale e governo islamico. Ma il suo modello è chiaramente autoritario e repressivo, finalizzato a garantire la sopravvivenza del regime e il mantenimento del potere personale. Gli ayatollah imprigionano, torturano e uccidono qualunque forma di dissidenza, lo abbiamo visto con i tentativi di rivoluzione degli ultimi venti anni. Dal 2009, con il Movimento verde, fino al 2023, con Donna, Vita, Libertà, dove sono state imprigionate oltre ventimila persone e uccise 500. 

La rivoluzione islamica era condotta prima di tutto all’interno dell’Islam, assorbendo i valori della contestazione giovanile degli Anni ’60 e ’70, attaccando il clero tradizionalista sciita timoroso di ogni coinvolgimento nelle lotte politiche e invitando gli iraniani a ribellarsi, anche se poi li portava a sottomettersi all’autorità delle «fonti di emulazione» sciite — come nota Alberto Zanconato nella sua biografia di Khomeini — e rivendicava che alla guida della società dovesse esserci un giurisperito islamico, secondo la dottrina del «velayat-e-faqih».

Deciso a difendere la sopravvivenza della Repubblica islamica, Khamenei si è scontrato negli anni con altre figure che — all’interno dello stesso regime — ritenevano necessarie delle riforme per quella stessa sopravvivenza. E il rispettato ayatollah Hossein Ali Montazeri, dagli arresti domiciliari, avrebbe accusato la Guida suprema di commettere «gravi peccati, usando la forza contro gli innocenti» e rinnegando l’imparzialità e giustizia necessaria a chi governa in quanto interprete della volontà divina.

Se negli obiettivi di Netanyahu c’è l’eliminazione della Guida Suprema, diventa rilevante provare a immaginare quali siano gli scenari del dopo Khamenei. La sua uccisione aprirebbe scenari opposti e avrebbe conseguenze esplosive ben oltre il campo di battaglia. La costituzione prevede l’attivazione di un processo per eleggere un altro religioso al suo posto tramite l’Assemblea degli Esperti. Sono anni che circola il nome del secondogenito, il figlio prediletto Mojtaba, come predecessore. Il favorito tra i suoi sei figli (accusati peraltro dai critici di detenere ricchezze all’estero) potrebbe dare il via a una monarchia ereditaria. Anche se lo stretto consigliere del padre non gode della stima di tutti: non è mai stato eletto, ha qualifiche religiose ma non è un ayatollah..

C’è la possibilità che il vuoto di potere sia talmente destabilizzante da spingere anche altri a farsi avanti.
L’Iran rischia di precipitare in lotte intestine che allargherebbero il caos anche alla regione, vista la sua influenza su Iraq, Libano, Siria e Yemen, dove sostiene milizie da decenni. Non si può escludere un colpo di stato militare o una guerra civile. I riformisti potrebbero tentare di prendere il potere cercando il sostegno dell’Occidente, oppure potrebbe tornare un leader della diaspora, come Reza Pahlavi.

RITAGLI DI PAGINE INEDITE

TROVI LE PRECEDENTI PUNTATE NELLA SEZIONE “CATECHESI DI PADRE LIVIO”

NOVITÀ estrapolazioni da ascoltare ritagli di pagine inedite dal LIBRO di P.LIVIO: “SONO VOSTRA MADRE E VI AMO”
{Qui nella versione radiofonica a cura di Roberta
IL LIBRO è DISPONIBILE su
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CON LUNEDI’ 16 GIUGNO QUESTO PROGAMMA INCOMINCERA’ COL NUOVO LIBRO: “VOI SIETE LA MIA SPERANZA”

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 368 – LA COMUNIONE DEI BENI SPIRITUALI – LA COMUNIONE DELLA CHIESA, DEL CIELO E DELLA TERRA

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