Ai piedi della Croce Maria riceve una maternità universale, che riguarda l’umanità intera e che suo Figlio le affida perché allo stesso modo si prenda cura di ogni essere umano. Grazie al dono di Gesù noi possiamo rivolgerci a Maria come madre nostra. Questo libro cerca di descrivere, per quanto possibile, la maternità di Maria nei nostri confronti, come lei si prenda cura di ognuno di noi come si è presa cura di Gesù. Nel medesimo tempo l’orizzonte si allarga alla comprensione di tutto ciò che la Madre sta facendo per l’umanità intera, come mai era avvenuto in passato. Proprio in questo passaggio storico Maria è presente ed esorta i suoi «cari figli» ad avere fiducia in lei, a mettersi al riparo sotto il suo manto e ad affrontare il tempo della «grande tribolazione» con la piena fiducia nella sua vittoria. Il libro propone, sulla scia di San Luigi Maria Grignion de Montfort, un itinerario semplice ma profondo per la consacrazione di se stessi a Maria, un cammino quotidiano di affidamento, perché sia lei la guida della nostra vita. Camminando con Maria la strada è sicura e la meta è una certezza. Accogliendola come madre abbiamo messo al sicuro la nostra vita e la salvezza eterna della nostra anima. Lei sarà con noi ogni momento e ci proteggerà da ogni pericolo (Padre Livio). ~~~~ Su tutti gli store online WhatsApp Radio Maria 031/610610 Segreteria 031/610600
Ilja, padre spirituale di Kirill, era stato insignito del più alto titolo monastico, quello di “archimandrita con lo skhima”, un sovra-mantello con simboli che attestano i più alti voti della vita spirituale e delle regole ascetiche più rigide. Taumaturgo e profeta della “Ortodossia patriottica”, la sua personalità ha molto influito su quelle del patriarca di Mosca e del presidente Putin.
Lo scorso 15 marzo è morto all’età di 93 anni nel celebre monastero di Optina Pustyn, nella Russia centro-meridionale, lo starets ortodosso Ilja (Nozdrin), il padre spirituale del patriarca di Mosca Kirill. Era stato insignito del più alto titolo monastico, quello di skhiarkhimandrit, “archimandrita con lo skhima”, un sovra-mantello con simboli che attestano i più alti voti della vita spirituale e delle regole ascetiche più rigide, come quelle degli anacoreti egiziani dei primi tempi di questa modalità speciale di vivere la fede cristiana. I funerali dello starets Ilja, celebrati dallo stesso patriarca Kirill tre giorni dopo la morte, sono stati un evento straordinario, per la massa di migliaia di partecipanti e la presenza di molti alti funzionari regionali e federali.
Negli ultimi anni la visita allo starets Ilja era diventata un appuntamento quasi obbligato per le stelle dello spettacolo, i politici e gli uomini d’affari dei più alti livelli. Lo stesso Vladimir Putin lo aveva incontrato più volte, assicurando di “volere molto bene allo starets, e di ascoltare sempre quello che ha da dirmi”. L’intera storia contemporanea della Chiesa russa si riflette nella vita dello starets, taumaturgo e profeta della “Ortodossia patriottica”, e la sua personalità ha molto influito su quelle del patriarca e del presidente.
L’autorevolezza degli startsy, i padri spirituali russi, non dipende mai dal loro ruolo formale nella vita monastica ed ecclesiastica in generale, anzi proprio la tradizione russa li esalta nella loro superiorità puramente “spirituale” che trascende ogni gerarchia, come afferma lo stesso scrittore Fëdor Dostoevskij nel capitolo iniziale dei Fratelli Karamazov, in cui raffigura proprio l’atmosfera di Optina Pustyn. L’intero romanzo, uno degli snodi fondamentali della letteratura e della cultura russa, è dedicato alla ricerca del “monachesimo nel mondo”, confrontando le diversità dei tre fratelli Dmitrij, Ivan e Aleša, i tre volti contraddittori dell’anima russa. Così Ilja Nozdrin è rimasto nell’ombra eremitica per i lunghi anni della semi-clandestinità sovietica, finché nel 2009 il patriarca Kirill ne ha sottolineato l’importanza per la sua stessa formazione, appena dopo l’elezione al trono patriarcale.
Nessun patriarca precedente aveva dichiarato pubblicamente il nome del proprio padre spirituale, né tanto meno se ne accennava nei documenti ufficiali. Quali fossero in realtà le relazioni tra Kirill e Ilja non è dato sapere, e lo starets non aveva cercato forme di notorietà in precedenza, se non per il fatto di incarnare l’immagine classica dell’anziano, significato appunto di starets, di bassa statura e con lunga barba fluente, una specie di oracolo in grado di prevedere gli eventi e di palesarsi misticamente nell’anima dei suoi devoti. I due si erano conosciuti nei giovanili anni Sessanta, quando portavano ancora i nomi di battesimo di Vladimir Gundjaev e Aleksej Nozdrin, negli studi del seminario di Leningrado sotto l’occhio vigile dei servizi del Kgb. Entrambi facevano parte dell’entourage ristretto del più carismatico tra i gerarchi russi dei tempi di Brežnev, il metropolita Nikodim (Rotov), che morì per un infarto a Roma nel 1978 tra le braccia del neo-eletto papa Giovanni Paolo I, prima ancora di compiere cinquant’anni.
Nikodim era anche il capo del dipartimento patriarcale per gli affari esterni, e divenne esarca patriarcale per l’intera Europa orientale, rappresentando il riferimento per le politiche di Ostpolitik dei governi europei e della Santa Sede nei confronti del potere sovietico. Il suo capolavoro fu l’accordo per la partecipazione di una delegazione ortodossa russa al Concilio Vaticano II, ottenendo l’impegno a non condannare esplicitamente il comunismo, e in generale Nikodim seppe raggiungere compromessi molto audaci con il regime, cercando in questo modo di proteggere la Chiesa da ulteriori persecuzioni, e guadagnando per i suoi gerarchi una serie di privilegi, facendoli equiparare agli agenti propagandisti della politica sovietica.
Uno dei privilegi che Nikodim ottenne per sé stesso fu proprio la possibilità di formare un gruppo di suoi seguaci, da insediare quindi nei principali posti di responsabilità della struttura ecclesiastica, come lo stesso Kirill, ordinato vescovo a soli 29 anni nel 1976 e considerato già allora il più promettente dei nikodimtsy, i “discepoli di Nikodim”. Anche Ilja fu ammesso alla vita monastica e ordinato sacerdote da Nikodim, ma scelse una via meno appariscente rispetto al giovane Kirill, rimanendo nel chiuso delle pareti monastiche, anzitutto nella comunità delle Grotte di Pskov, l’unico monastero maschile rimasto aperto sotto i sovietici, dove negli anni Ottanta si consacrò anche l’attuale metropolita della Crimea Tikhon (Ševkunov), poi divenuto il giovane starets e padre spirituale dello stesso Vladimir Putin.
Il monastero di Pskov era rimasto aperto negli anni dopo la rivoluzione bolscevica poiché si trovava sul territorio dell’Estonia indipendente, e durante la seconda guerra mondiale era diventato il centro di una speciale “missione antisovietica” su tutti i territori occupati dalla Germania nazista. Dopo il 1945 era rimasto nella provincia sovietica di Pskov, riuscendo a conservare la tradizione monastica, unico punto di riferimento oltre alla Lavra della Trinità di S. Sergij nel villaggio vicino a Mosca di Zagorsk, come era stato rinominato in onore dell’eroe rivoluzionario Sergej Zagorskij, e che fu la sede sovietica del patriarcato di Mosca. Nelle Grotte di Pskov si ripararono diversi monaci e semplici fedeli passati attraverso i lager staliniani, tra cui alcuni startsy molto rinomati tra il popolo ortodosso, facendo del monastero una meta incessante di pellegrinaggi da tutta l’Urss.
Ilja Nozdrin non vide gli sviluppi più recenti, quando Tikhon condusse il futuro presidente Putin dall’altro famoso starets di Pskov, Ioann (Krestjankin), perché già nel 1976 era riuscito a trasferirsi sul monte Athos, il punto di riferimento in Grecia di tutta la vita del monachesimo russo fin dai primi tempi. Si era trattato probabilmente di una scelta strategica del metropolita Nikodim, concordata con il Kgb, per avere un riferimento sicuro nello storico monastero russo di san Panteleimon sull’Athos, rimasto quasi vuoto durante il periodo sovietico, per non lasciarlo totalmente in mano ai greci. Ilja aveva l’esperienza e l’autorevolezza necessaria per riprendere il controllo del luogo da cui erano venuti durante i secoli i principali evangelizzatori della Russia, e rimase sulla penisola calcidica per tredici anni, fino al crollo del muro di Berlino, acquistandosi la fama di “starets dell’Athos”, anche se i greci lo guardavano con sospetto come “quasi cattolico”, nella linea ecumenista del metropolita Nikodim.
Tornò quindi nella Russia gorbacioviana alla fine degli anni Ottanta, prendendo parte alla preparazione dei festeggiamenti del Millennio del Battesimo della Rus’, la fine delle persecuzioni religiose da cui ebbe inizio la restituzione di chiese e monasteri, prima ancora del crollo dell’impero; e proprio il monastero degli startsy ottocenteschi di Optina Pustyn, ridato alla Chiesa nel 1989, fu uno dei primi simboli della rinascita religiosa della Russia. Fu affidato all’ormai skhiigumen Ilja, l’abate con lo skhima ricevuto al monte Athos come il fondatore del primo eremo delle Grotte di Kiev, Antonij Pečerskij, ai tempi della Rus’ originaria del X secolo. Accanto al monastero si organizzò un villaggio per gli ospiti più eminenti, intellettuali e quindi politici della nuova Russia post-sovietica, grazie in particolare all’iniziativa dell’oligarca Andrej Belousov, attuale ministro putiniano della difesa in tempi di guerra, che intendevano ricostruire “la Russia che abbiamo perso”. Il villaggio di Kozelsk, accanto al monastero del “deserto di Opta”, ricordando il nome del brigante medievale che si era convertito all’ortodossia monastica, divenne la prima centrale della resistenza ideologica alla “invasione dell’Occidente” nel decennio eltsiniano, fornendo le ragioni spirituali per un ritorno ai “valori tradizionali della Russia” nel successivo regno dello zar Putin.
Lo starets Ilja insegnava ai suoi discepoli ad opporsi a tutte le istituzioni della Russia post-sovietica, istillando sfiducia nei confronti di scuole e università, politici e funzionari e perfino gerarchi ecclesiastici, finché non ricevette la visita dell’antico sodale dei tempi di Nikodim, l’allora metropolita “eltsiniano” Kirill, che gli promise di rimettere la barra della vita ecclesiastica sulla giusta direzione. La nuova alleanza tra Kirill e il suo “padre spirituale” si evidenziò fin dal Concilio giubilare del 2000, con la proclamazione del “sovranismo ortodosso” nella dottrina sociale della Chiesa, che funse da programma politico del nuovo presidente Vladimir Putin, per annientare l’eresia di una Russia “liberale” e schiava dell’Occidente, e proclamare la rinascita di un “mondo russo” destinato a salvare l’umanità intera.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen
Ti adoro
Ti adoro, mio Dio e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte. Ti offro le azioni della giornata, fa che siano tutte secondo la Tua santa volontà e per la maggior Tua gloria. Preservami dal peccato e da ogni male. La Tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari. Amen
Padre Nostro
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il Tuo nome, venga il Tuo regno, sia fatta la Tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen
Gloria
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen
Ave Maria
Ave Maria, Piena di Grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno: Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen
Credo
Io credo in Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa Cattolica, la comunione dei Santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen
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Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei.
Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 8,1-11
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».