"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Aprile 2025 Pagina 20 di 34

✝🌿DA GERUSALEMME : VIA CRUCIS DEI FRANCESCANI DI TERRA SANTA LUNGO LA VIA DOLOROSA🛐 a cura di RADIO MARIA NAZARETH

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✝LIVE DA #GERUSALEMME : QUI DAL SANTO SEPOLCRO PER LA 🌿PROCESSIONE NELLA DOMENICA DELLE #PALME🌿🛐 a cura di RADIO MARIA #NAZARETH

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🌿🌿LIVE✝ SIAMO SULLA CIMA DEL MONTE DEGLI ULIVI

🌿🌿LIVE✝ SCENDIAMO VERSO BETFAGE DALLA CIMA DEL MONTE DEGLI ULIVI

🌿🌿LIVE✝ SCENDIAMO VERSO #BETFAGE DALLA CIMA DEL MONTE DEGLI #ULIVI: SIAMO SOTTO LA PIOGGIA

🌿🌿LIVE✝ SCENDIAMO VERSO #BETFAGE DALLA CIMA DEL MONTE DEGLI #ULIVI: SIAMO SOTTO UNA FORTE PIOGGIA

🛐🌿SIAMO A BETFAGE! 🌿🌿LIVE

🛐🌿SIAMO TORNATI A GERUSALEMME🛐🌿🙏 A TRA POCO ! 🌿🌿LIVE

🛐🌿IN CHIUSURA A #GERUSALEMME🛐🌿🙏BENEDIZIONE 🌿🌿LIVE✝ GRAZIE A RADIO MARIA #NAZARETH PER QUESTO POMERIGGIO IN DIRETTA DALLA #TERRASANTA🌿🕊💜🌿💜🌿💜🌿💜🌿💜🌿💜🌿

Medjugorje – Domenica delle Palme

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🙏🟣LIVE🌿🛐TUTTE LE VOSTRE INTENZIONI PRESENTI ADESSO ALLA SANTA MESSA DI P.LIVIO 🌿🛐DOMENICA DELLE PALME🌿

Sorpresa. Crescono i cristiani “praticanti” in UK. Soprattutto giovani e cattolici

Andrea Galli – venerdì 11 aprile 2025 – AVVENIRE

I risultati di un sondaggio commissionato dalla Bible Society che fotografa una inaspettata ripresa,

Erano in 10.800, giovani e giovanissimi, alla Wembley Arena di Londra lo scorso 25 marzo, protagonisti di una giornata in stile Gmg all’insegna di musica – tanta – testimonianze di laici, religiosi e conclusasi con un’adorazione eucaristica guidata dal cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster. Si è trattato di “Flame”, un raduno organizzato ogni due anni dalla Catholic Youth Ministry Federation (CYMFed), servizio di pastorale giovanile promosso dalle diocesi, dagli ordini religiosi e dalle più importanti sigle associative cattoliche di Inghilterra a Galles. Quest’anno i posti disponibili per l’evento si sono esauriti con largo anticipo creando un’ attesa che non è stata tradita, dal momento che l’edizione di “Flame” è stata la più partecipata e, a detta di molti, la più vibrante tra le sei che si sono svolte dal 2012 a oggi.

Questo segnale di vitalità che arriva da Oltremanica, l’ultimo di una nutrita serie negli ultimi mesi, sembra trovare una chiave interpretativa in un sondaggio commissionato dalla Bible Society, storica associazione di matrice anglicana per la diffusione della Bibbia nel mondo, realizzato da YouGov e i cui risultati sono stati divulgati pochi giorni fa, con un certo clamore. “The Quiet Revival”, il risveglio silenzioso, è il titolo dello studio statistico fatto nel 2024 su un campione di 13mila persone e confrontato con uno studio analogo compiuto nel 2018 su un campione di 19mila persone. Agli intervistati è stata posta la seguente domanda: «A parte matrimoni, battesimi e funerali, quante volte, se mai è accaduto, sei andato a una funzione religiosa lo scorso anno?», intendendo riti cristiani. I risultati sono stati sotto diversi punti di vista sorprendenti, soprattutto considerando la convinzione diffusa che la religiosità nel Regno Unito sia un fenomeno in continuo declino. Coloro che hanno detto di essere andati in chiesa almeno una volta al mese sono saliti come percentuale dall’8% al 12% nel giro di soli sei anni. Il maggiore incremento si è avuto nella fascia d’età tra i 18 e i 24 anni (dal 4% al 16%) e in quella tra i 25 e i 34 anni (dal 4% al 13%). Positiva la tendenza anche nella fascia tra i 35 e i 44 anni (dal 5% all’8%) e in quella degli over 65 (dal 14% al 19%). Le uniche due fasce d’età a registrare un calo della partecipazione a riti e atti di culto sono state quella tra i 45 e i 54 anni (dal 6% al 5%) e quella tra i 55 e i 64 anni (dal 10% all’8%).

Degno di nota il fatto che gli uomini (13%) hanno più probabilità di frequentare la chiesa rispetto alle donne (10%) e aumenta la diversità etnica dei cristiani “attivi”: uno su cinque appartiene a una minoranza, un dato che si è percepito anche al “Flame 2025”, con una forte presenza di cattolici di origine indiana e nigeriana. Per quanto riguarda il peso delle singole denominazioni e Chiese, se nel 2018 gli anglicani costituivano il 41% dei “praticanti”, nel 2024 la loro percentuale è scesa al 34%, con i cattolici passati nel frattempo dal 23% al 31% e i pentecostali passati dal 4% al 10%. Anche qui è il dato giovanile ad attirare l’attenzione: nella fascia tra i 18 e i 34 anni solo il 20% dei cristiani “praticanti” è anglicano (nel 2018 era il 30%), contro il 41% di cattolici e il 18% di pentecostali. Questo dato ha fatto titolare un quotidiano come il Times «I cattolici superano del doppio gli anglicani tra chi frequenta la chiesa della Generazione Z» e notando che il cattolicesimo «potrebbe presto superare l’anglicanesimo, diventando la confessione religiosa più numerosa del Paese, per la prima volta dalla Riforma di cinque secoli fa».

Ma qual è il motivo di questa ripresa silenziosa del rapporto soprattutto fra i giovani e la Chiesa o meglio le Chiese? Secondo Rob Barward-Symmons, uno dei curatori del rapporto della Bible Society, una possibile spiegazione sta nella ricerca di significato: «Con gran parte della popolazione, in particolare i giovani, alle prese con problemi di salute mentale, solitudine e perdita di significato nella vita, la Chiesa sembra offrire una risposta. Abbiamo scoperto che chi va in chiesa ha maggiori probabilità, rispetto a chi non ci va, di dichiarare una maggiore soddisfazione di vita e un maggiore senso di connessione con la propria comunità. Ha anche meno probabilità di dichiarare di sentirsi ansioso o depresso, in particolare le giovani donne».

Certamente si tratta di dati che andranno corroborati con ulteriori ricerche e che non devono far perdere di vista l’altro aspetto del panorama religioso britannico, ossia che nel Paese la percentuale di coloro che si dicono cristiani è la più bassa di sempre, il 46,2%, e che negli ultimi anni è cresciuta la percentuale di chi si dichiara di nessuna religione. Tuttavia è come se le minoranze rimaste, cattolici e pentecostali soprattutto, stiano vivendo una fase di ricompattamento e di ripresa, almeno di alcuni indici. Ciò insieme al fatto che, si legge nel rapporto della Bible Society, «c’è stato un notevole cambiamento nell’atteggiamento culturale nei confronti del cristianesimo, nell’opinione pubblica. Mentre la percezione del cristianesimo tra le generazioni più anziane può essere associata in modo significativo dall’ostilità del “nuovo ateismo” negli anni 2000, questa non è più la narrativa culturale dominante. Si è passati dall’ostilità all’apatia e, infine, all’apertura.

DONIAMO UN RAMOSCELLO DI ULIVO

La crescita impetuosa della ‘Comunità Russa’

di Stefano Caprio – Asia News – 13 aprile2025

Fondato nel 2020 questo movimento che conta ormai centinaia di migliaia di aderenti si caratterizza per un nazionalismo di impronta sempre più xenofoba. I suoi gruppi sono una sorta di “Guardia nazionale” dedita allo squadrismo che sta mettendo in ombra la stessa idea di “Mondo Russo”, che prevedeva ancora l’aggregazione degli altri popoli, proiettando sul futuro di Mosca un senso sempre maggiore di chiusura aggressiva. 

Si moltiplicano negli ultimi tempi i raduni della Russkaja Obščina, la “Comunità Russa” degli ultra-conservatori e nazionalisti russi, dopo il II grande congresso dello scorso 14 febbraio, che ha fatto seguito a quello di ottobre 2023, il primo evento pubblico di questo movimento che sta sempre più caratterizzando la vita politica e sociale interna a tutta la Federazione russa. Nel 2023 si radunarono soltanto 200 persone, diventate 1200 lo scorso febbraio, ed ora diventa impossibile valutare la reale diffusione di questo fenomeno, soprattutto nelle varie sezioni regionali.

Aumentano in modo sempre più significativo anche gli ospiti e sostenitori dalle alte sfere, che rivolgono i loro sentimenti di partecipazione e sostegno anche attraverso le reti social. Spicca un gerarca ecclesiastico di primo livello, il vicario moscovita del patriarca Kirill e arcivescovo di Zelenograd, il 47enne Savva (Tutunov) originario di una famiglia russa emigrata in Francia, che ha trasmesso ai membri della Comunità Russa la benedizione del patriarca, intervenendo a suo nome durante il congresso. Al raduno nazionalista si sono presentati anche i deputati della Duma Mikhail Matveev e Nikolaj Nikolaev, e l’autore di uno Z-canale social dal nome “Figli della monarchia”, Roman Antonovskij, che è recentemente riuscito a bloccare le presentazioni di un libro sull’antifascismo, considerando le molte tendenze filo-naziste dei membri del gruppo.

Molte altre note personalità hanno fatto sentire la loro voce, concordando sostanzialmente nella dichiarazione che “Non avremo altro futuro oltre a quello russo”, ponendo come scopo delle attività politiche e sociali di “far tornare il popolo russo padrone del proprio Paese, essendo il popolo che ha istituito lo Stato”, con evidenti minacce nei confronti di tutte le altre nazionalità presenti sul territorio federale. Le relazioni del congresso e dei raduni regionali insistono su questa tematica razzista di fondo, cominciando dall’evidenziare la superiorità dei russi sugli ucraini, come quella del blogger Jurij Kot: “Gli aspetti storici dell’origine dell’ucrainesimo e il significato della Malorossija [Piccola Russia] per il popolo russo”.

La lingua ucraina viene considerata “una versione semplificata della grande e poderosa lingua russa, adattata per i contadini semianalfabeti della Malorossija”, ma oltre alle questioni linguistiche e storiosofiche si cerca anche di organizzare le “cyber-compagnie” (kiberdružiny) in grado di segnalare ogni fenomeno o manifestazione inaccettabile per i veri patrioti, come i concerti dove si cantano canzoni ucraine o in altre “lingue minori”, facendo in modo di bloccare la loro esecuzione. Da movimento marginale di estrema destra, la Russkaja Obščina ha ormai travalicato i confini ristretti di altri gruppi analoghi, come “L’uomo settentrionale” di Miša Mavaša o “L’aquila bicipite” dell’oligarca ortodosso Konstantin Malofeev. Secondo i calcoli del centro sociologico Sova, i membri della Comunità sono passati tra il 2023 e il 2024 da 166,5 mila a 644 mila, considerando che le prime attività risalgono al 2020.

I fondatori sono ritenuti l’ex-deputato regionale di Omsk in Siberia, Andrej Tkačuk, la coordinatrice dell’associazione anti-aborto “Per la vita!”, Evgenija Česnokova, e il conduttore del canale televisivo Spas (“Il Salvatore”), Andrej Afanasev. Formalmente il movimento si occupa della “promozione della cultura russa”, riunendo persone di nazionalità russa cristallina, che indossano la maglia nera con il simbolo di San Giorgio che uccide il drago, per partecipare insieme alle liturgie ortodosse e organizzare i Russkye Dvori, le “Feste russe di cortile” con canti, danze e giochi popolari, conducendo pellegrinaggi ai monasteri dove si trovano gli autentici startsy russi, e dove spesso gli uomini si addestrano al combattimento a mani nude, mentre le donne tessono reti da mascheramento delle trincee. Insomma: una specie di “comunità parrocchiale” piuttosto militarizzata. In realtà la maggior parte delle iniziative prevede diverse forme di azioni “anti-migranti”, che vengono chiamate “assistenza a chi soffre per le migrazioni illegali”, usando per definire i migranti il termine dispregiativo di abu-bandity, i “banditi bru-bru”. La Comunità Russa si evolve quindi come una “Guardia nazionale” dedita allo squadrismo, come già visto un secolo fa in Italia e Germania, e sta indirizzando la Russia verso un futuro “comunitario” sempre più cupo.

Le squadracce nazionaliste intervengono per reprimere crimini di tipo etnico, commessi sempre e solo da migranti, per lo più del Caucaso o dell’Asia centrale, e certo mai da cittadini russi. Le loro azioni vengono controllate dall’occhio benevolo del Comitato investigativo (l’Fbi russo) guidato dal “generale della giustizia” Aleksandr Bastrykin, uno dei principali ispiratori della guerra interna ai migranti in Russia. Il caso più clamoroso è dello scorso novembre, quando gli obščinniki (i membri della Obščina) divulgarono un video che mostrava trenta migranti mascherati che picchiavano due membri della Comunità, e si sentivano degli spari. I giornalisti hanno poi recuperato la versione completa del video, in cui i mascherati erano i nazionalisti che assalivano due giovani migranti uzbeki, poi soccorsi dai loro connazionali. In un altro video, a scopo di “lotta contro l’aborto”, si vedono due “compagni” družinniki con la svastica slava neopagana, il kolovrat, che sorvegliano da un ripostiglio i medici di una clinica, pronti a intervenire nel caso di operazione per interrompere la gravidanza.

La propaganda della Comunità Russa diventa sempre più ossessiva e tambureggiante su tutti i media disponibili. Anche se sui social si assicura che è “tutto sostenuto dalle libere offerte”, appare evidente che dietro al gruppo stanno ingenti finanziamenti, viste anche le manifestazioni sempre più eclatanti e numerose, come i festival della cultura popolare dal titolo Sretenie, “L’Incontro”, dal titolo della festa religiosa della Presentazione al Tempio del 2 febbraio, giorno sacro per il nazionalismo russo ortodosso e in cui si è tenuto l’ultimo congresso (il 14 secondo il calendario giuliano). In questi eventi sono presenti molti Z-attivisti, i propagandisti della guerra russa universale, finanziati da oligarchi e organi statali. La Comunità del resto non è neppure tanto “unitaria”, e diverse cellule regionali agiscono per conto proprio, come quelle di Sakhalin, Kaliningrad e Krasnodar, ai poli opposti del territorio federale, che non intendono “sottoporsi agli ordini del centro moscovita”, e in queste regioni il gruppo prende il titolo di Russkaja Družina, la “Compagnia Russa” – secondo l’evocazione dei primi gruppi di boiari della Rus’ di Kiev – e al posto del San Giorgio espone sulle magliette il saluto romano.

Naturalmente la colpa delle divisioni, secondo i dirigenti della Comunità, è da attribuirsi ai “servizi segreti occidentali”, come ha affermato Andrej Tkačuk in un messaggio: “se vi invitano a un’altra comunità o družina, sappiate che si tratta di nemici della Russia”. Esistono comunque organizzazioni super-patriottiche attive da diversi anni, come la Sorok Sorokov, “Quaranta quarantine”, che ricorda il numero sacro delle chiese di Mosca, e altre simili che sostengono le politiche dello zar Putin fin da prima dell’inizio dei conflitti in Georgia e Ucraina, e ancora non si riesce a vedere la reale prospettiva di questa arrembante recrudescenza di attivismo aggressivo interno alla Russia, al di là della sempre più diffusa xenofobia derivante da attentati come quello al Krokus City Hall di marzo 2024, che nell’atmosfera della nuova consacrazione dello zar Putin costituì uno stimolo a rendere ancora più radicale la politica bellica russa.

Il nazionalismo è certamente un aspetto sempre caratteristico del patriottismo russo fin da tempi antichi, con forme di antisemitismo e disprezzo dei popoli di “pelle scura”, la černota che si riferisce principalmente alle etnie caucasiche più che a quelle africane, o con epiteti di vario genere per le etnie settentrionali, siberiane e di ceppo mongolico, che sono del resto oggi la “carne da cannone” della guerra in Ucraina, coinvolgendo perfino i nord-coreani. I russi non riescono a compatire le vite perdute di questi soldati al fronte, che del resto vengono ritenuti per lo più “mercenari” che vanno in guerra per ottenere forti compensi. Fin dalle origini della Rus’, la sensazione di essere “accerchiati” da tutte le parti è una dimensione molto radicata nell’anima di un popolo disperso su un territorio troppo vasto per le sue reali dimensioni. Oggi la “Comunità Russa” sta prevalendo sul “Mondo Russo”, che prevede l’aggregazione degli altri popoli, e proietta sul futuro della Russia un senso sempre maggiore di chiusura aggressiva, rendendo perfino le smanie imperiali di Putin un atteggiamento più aperto e disponibile ai suoi simili nel resto del mondo, a cominciare dall’imperatore dei dazi americani.družinniki invece non cercano amici, vogliono rimanere da soli, e il resto del mondo può anche sprofondare nella distruzione atomica e apocalittica.

DOMENICA DELLE PALME

🌿🌿Osanna al Figlio di Davide!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!
Osanna nell’alto dei cieli! 🌿🌿
(Cf. Mt 21, 9)

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Piazza San Pietro
XXVII Giornata Mondiale della Giovent
Domenica, 1° aprile 2012

Cari fratelli e sorelle!

La Domenica delle Palme è il grande portale che ci introduce nella Settimana Santa, la settimana nella quale il Signore Gesù si avvia verso il culmine della sua vicenda terrena. Egli sale a Gerusalemme per portare a compimento le Scritture e per essere appeso sul legno della croce, il trono da cui regnerà per sempre, attirando a sé l’umanità di ogni tempo e offrendo a tutti il dono della redenzione. Sappiamo dai Vangeli che Gesù si era incamminato verso Gerusalemme insieme ai Dodici, e che a poco a poco si era associata a loro una schiera crescente di pellegrini. San Marco ci racconta che già alla partenza da Gerico c’era una «grande folla» che seguiva Gesù (cfr 10,46).

In quest’ultimo tratto del percorso si verifica un particolare evento, che aumenta l’attesa di ciò che sta per accadere e fa sì che l’attenzione si concentri ancora di più su Gesù. Lungo la strada, all’uscita da Gerico, sta seduto a mendicare un uomo cieco, di nome Bartimeo. Appena egli sente dire che sta arrivando Gesù di Nazaret, incomincia a gridare: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!» (Mc 10,47). Si cerca di farlo tacere, ma inutilmente; finché Gesù lo fa chiamare e lo invita ad avvicinarsi. «Che cosa vuoi che io faccia per te?», gli chiede. E quegli: «Rabbunì, che io veda di nuovo!” (v. 51). Gesù risponde: «Va’, la tua fede ti ha salvato». Bartimeo riacquistò la vista e si mise a seguire Gesù lungo la strada (cfr v. 52). Ed ecco che, dopo quel segno prodigioso, accompagnato da quella invocazione «Figlio di Davide», un fremito di speranza messianico attraversa la folla facendo sorgere in molti una domanda: quel Gesù, che camminava davanti a loro verso Gerusalemme, era forse il Messia, il nuovo Davide? E con il suo ingresso ormai imminente nella città santa, era forse giunto il tempo in cui Dio avrebbe finalmente restaurato il regno davidico?

Anche la preparazione dell’ingresso, che Gesù fa insieme ai suoi discepoli, contribuisce ad aumentare questa speranza. Come abbiamo ascoltato nel Vangelo odierno (cfr Mc 11,1-10), Gesù arriva a Gerusalemme da Betfage e dal Monte degli ulivi, cioè dalla strada su cui avrebbe dovuto venire il Messia. Da lì, Egli manda avanti due discepoli, comandando loro di portargli un puledro di asino, che avrebbero trovato lungo la via. Essi trovano effettivamente l’asinello, lo slegano e lo conducono a Gesù. A questo punto, gli animi dei discepoli e anche degli altri pellegrini sono presi dall’entusiasmo: prendono i loro mantelli e li mettono sul puledro; altri li stendono sulla strada davanti a Gesù, che avanza in groppa all’asino. Poi tagliano rami dagli alberi e cominciano a gridare parole del Salmo 118, antiche parole di benedizione dei pellegrini che diventano, in quel contesto, una proclamazione messianica: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!» (vv. 9-10). Questa acclamazione festosa, trasmessa da tutti e quattro gli Evangelisti, è un grido di benedizione, un inno di esultanza: esprime l’unanime convinzione che, in Gesù, Dio ha visitato il suo popolo e che il Messia desiderato finalmente è giunto. E tutti sono lì, con la crescente attesa per l’opera che il Cristo compirà una volta entrato nella sua città.

Ma qual è il contenuto, la risonanza più profonda di questo grido di giubilo? La risposta ci viene dall’intera Scrittura, la quale ci ricorda che il Messia porta a compimento la promessa della benedizione di Dio, la promessa originaria che Dio aveva fatto ad Abramo, il padre di tutti i credenti: «Farò di te una grande nazione e ti benedirò … e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gen 12,2-3). È la promessa che Israele aveva tenuto sempre viva nella preghiera, in particolare nella preghiera dei Salmi. Per questo, Colui che è acclamato dalla folla come il benedetto è, nello stesso tempo, Colui nel quale sarà benedetta l’umanità intera. Così, nella luce del Cristo, l’umanità si riconosce profondamente unita e come avvolta dal manto della benedizione divina, una benedizione che tutto permea, tutto sostiene, tutto redime, tutto santifica.

Possiamo scoprire qui un primo grande messaggio che giunge a noi dalla festività di oggi: l’invito ad assumere il giusto sguardo sull’umanità intera, sulle genti che formano il mondo, sulle sue varie culture e civiltà. Lo sguardo che il credente riceve da Cristo è lo sguardo della benedizione: uno sguardo sapiente e amorevole, capace di cogliere la bellezza del mondo e di compatirne la fragilità. In questo sguardo traspare lo sguardo stesso di Dio sugli uomini che Egli ama e sulla creazione, opera delle sue mani. Leggiamo nel Libro della Sapienza: «Hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento. Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; … Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue, Signore, amante della vita» (Sap 11,23-24.26).

Ritorniamo alla pagina evangelica odierna e domandiamoci: che cosa c’è realmente nel cuore di quanti acclamano Cristo come Re d’Israele? Certamente avevano una loro idea del Messia, un’idea di come dovesse agire il Re promesso dai profeti e a lungo aspettato. Non è un caso che, pochi giorni dopo, la folla di Gerusalemme, invece di acclamare Gesù, griderà a Pilato: «Crocifiggilo»! E gli stessi discepoli, come pure altri che lo avevano visto e ascoltato, rimarranno ammutoliti e smarriti. La maggior parte, infatti, era rimasta delusa dal modo in cui Gesù aveva deciso di presentarsi come Messia e Re di Israele. Proprio qui sta il nodo della festa di oggi, anche per noi. Chi è per noi Gesù di Nazaret? Che idea abbiamo del Messia, che idea abbiamo di Dio? È una questione cruciale, questa, che non possiamo eludere, tanto più che proprio in questa settimana siamo chiamati a seguire il nostro Re che sceglie come trono la croce; siamo chiamati a seguire un Messia che non ci assicura una facile felicità terrena, ma la felicità del cielo, la beatitudine di Dio. Dobbiamo allora chiederci: quali sono le nostre vere attese? quali i desideri più profondi, con cui siamo venuti qui oggi a celebrare la Domenica delle Palme e ad iniziare la Settimana Santa?

Cari giovani, che siete qui convenuti! Questa è in modo particolare la vostra Giornata, dovunque nel mondo è presente la Chiesa. Per questo vi saluto con grande affetto! La Domenica delle Palme sia per voi il giorno della decisione, la decisione di accogliere il Signore e di seguirlo fino in fondo, la decisione di fare della sua Pasqua di morte e risurrezione il senso stesso della vostra vita di cristiani. E’ la decisione che porta alla vera gioia, come ho voluto ricordare nel Messaggio ai Giovani per questa Giornata – «Siate sempre lieti nel Signore» (Fil 4,4) -, e come avvenne per santa Chiara di Assisi, che, ottocento anni or sono, trascinata dall’esempio di san Francesco e dei suoi primi compagni, proprio nella Domenica delle Palme, lasciò la casa paterna per consacrarsi totalmente al Signore: aveva diciotto anni ed ebbe il coraggio della fede e dell’amore, di decidersi per Cristo, trovando in Lui la gioia e la pace.

Cari fratelli e sorelle, siano in particolare due i sentimenti di questi giorni: la lode, come hanno fatto coloro che hanno accolto Gesù a Gerusalemme con i loro «osanna»; ed il ringraziamento, perché in questa Settimana Santa il Signore Gesù rinnoverà il dono più grande che si possa immaginare: ci donerà la sua vita, il suo corpo e il suo sangue, il suo amore. Ma a un dono così grande dobbiamo rispondere in modo adeguato, ossia con il dono di noi stessi, del nostro tempo, della nostra preghiera, del nostro stare in comunione profonda d’amore con Cristo che soffre, muore e risorge per noi. Gli antichi Padri della Chiesa hanno visto un simbolo di tutto ciò nel gesto della gente che seguiva Gesù nel suo ingresso in Gerusalemme, il gesto di stendere i mantelli davanti al Signore. Davanti a Cristo – dicevano i Padri – dobbiamo stendere la nostra vita, le nostre persone, in atteggiamento di gratitudine e di adorazione. Riascoltiamo, in conclusione, la voce di uno di questi antichi Padri, quella di sant’Andrea, Vescovo di Creta: «Stendiamo, dunque, umilmente innanzi a Cristo noi stessi, piuttosto che le tuniche o i rami inanimati e le verdi fronde che rallegrano gli occhi solo per poche ore e sono destinate a perdere, con la linfa, anche il loro verde. Stendiamo noi stessi rivestiti della sua grazia, o meglio, di tutto lui stesso … e prostriamoci ai suoi piedi come tuniche distese … per poter offrire al vincitore della morte non più semplici rami di palma, ma trofei di vittoria. Agitando i rami spirituali dell’anima, anche noi ogni giorno, assieme ai fanciulli, acclamiamo santamente: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele”» (PG 97, 994). Amen!

RITAGLI DI PAGINE INEDITE

– 55 – Ritagli di pagine inedite dal #bestseller di P. Livio: Il segno di #MEDJUGORJE scuoterà il mondo [a cura di Roberta]

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DOMENICA H. 15 SU RADIO MARIA: VIA CRUCIS DALLA TERRA SANTA

NELLA DOMENICA DELLE PALME TRASMETTIAMO DA GERUSALEMME LA VIA CRUCIS LUNGO LA VIA DOLOROSA GUIDATA DA FRATI FRANCESCANI DI TERRA SANTA

(A cura di Radio Maria Nazareth)

La Via Crucis è stata celebrata Venerdì 11 Aprile per le vie di Gerusalemme – Domenica 12 Aprile verrà trasmessa integralmente alle h. 15 da Radio Maria Nazareth su Radio Maria Italia – Facebook – blogdipadrelivio.it

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