Mese: Gennaio 2025 Pagina 6 di 24
Cari amici, dopo l’operazione alle corde vocali devo stare in silenzio assoluto per 15 giorni e poi incominciare gradualmente ad usare la voce. Stamane, però, essendo il 25 del mese, ho voluto fare una prova per vedere se si incomincia a sentire qualcosa. Dopo solo 4 giorni mi è stato possibile recitare un’Ave Maria con un tono di voce che mi fa ben sperare. Come non vedere qui il dito della Gospa?
Grazie infinite per le vostre preghiera…Ma siamo solo all’inizio.
I veggenti di Medjugorje sono stati sottoposti a diversi esperimenti scientifici durante l’apparizione da staff italiani e francesi. Qui sotto sono esaminate le reazioni ( Occhi – Corde vocali) di Marija e Ivanka



Il SENSO DEGLI GLI ESPERIMENTI SCIENTIFICI SUI VEGGENTI
Confesso di non aver mai dato particolare importanza agli esperimenti scientifici sui veggenti, anche se capisco che possano avere la loro utilità. Il discernimento degli spiriti è una scienza spirituale ben conosciuta dalla Chiesa ed è ad essa che fa riferimento quando si tratta di dare il suo autorevole giudizio sull’origine soprannaturale di un’apparizione.
La Chiesa guarda giustamente ai frutti spirituali, in primo luogo alle conversioni, perché sono esse il segno che commuove e apre i cuori. La diffusione delle apparizioni nel mondo è avvenuta sulle ali dell’entusiasmo di coloro che, toccati dalla grazia, ne hanno dato testimonianza col cambiamento della loro vita.
Gli abitanti di Medjugorje, che conoscevano bene i veggenti, non hanno certo atteso il parere dei medici del regime per credere che i ragazzi dicevano la verità. Quando tu condividi la vita con una persona e la conosci nella sua quotidianità, ti rendi subito conto se è sincera e credibile. D’altra parte fin dai primi giorni delle apparizioni i ragazzi sono stati visitati e dichiarati sani di corpo e di mente. Non c’era bisogno di tale responso per saperlo. Nessuno di loro ha mai avuto patologie psichiche prima delle apparizioni, né le ha mai avute fino ad ora.
Per quanto interessante, il contributo degli esperimenti scientifici in questo ambito è piuttosto limitato. La Madonna ha lasciato fare quando i medici hanno elaborato le loro sperimentazioni prima, durante e dopo l’apparizione. Solo una volta, quando qualcuno voleva varcare il limite da Lei posto, se ne é andata dicendo: “Non è necessario”. Si era tentato infatti di verificare come mai durante l’apparizione i veggenti parlano, ma non si sente la voce, benché le corde vocali vibrino regolarmente.
La Madre sa che noi abbiamo bisogno di segni e Lei stessa ne ha concessi molti, ma non si fa illusioni. Se il cuore rimane indurito non servono a nulla. Riguardo al grandioso segno che lascerà sulla collina ci ha ammonito dicendo: “ Anche quando sulla collina lascerò il segno che vi ho promesso, molti non crederanno. Verranno sulla collina, si inginocchieranno, ma non crederanno. E’ ora il tempo di convertirsi e di fare penitenza” ( 19.07-1981).
Sappiamo bene come i notabili di Gerusalemme hanno reagito al più grande miracolo di Gesù, la resurrezione di Lazzaro. Irritati dall’evento, hanno deciso si ucciderli ambedue. Bisogna essere consapevoli che la battaglia fra il bene e il male si svolge in primo luogo nell’intimo dei cuori. Il vero pericolo nel campo delle apparizioni non viene dalle patologie psichiche, ben note alla scienza, e facilmente accertabili.
Gli inganni più sottili vengono dal Principe delle tenebre, che si manifesta come angelo di luce. Satana infatti, come insegna S. Giovanni della Croce, è in grado di riprodurre la quasi totalità dei fenomeni soprannaturali, salvo i “tocchi” dello Spirito nell’anima, che sono il vertice dell’esperienza mistica.
L’ambito in cui si sono mossi gli esperimenti scientifici sui veggenti di Medjugorje è per sua natura limitato. Tuttavia vale la pena metterlo in luce, se non altro per tappare la bocca a chi, ancora oggi, cerca di liquidare lo straordinario evento, relegandolo nel campo delle allucinazioni.
La prima indagine scientifica, effettuata nel 1984 dalla dottoressa Federica Maria Magatti anestesista, era volta a valutare “la sensibilità dei veggenti e la loro reattività a stimoli sensori, tattili, luminosi, dolorifici”. La sperimentazione conferma ciò che era già noto fin dai primi giorni, e cioè che prima e dopo le apparizioni i veggenti rispondono agli stimoli di diversi tipo, ma durante l’apparizione non manifestano alcuna sensibilità agli stimoli anche di tipo doloroso, pur mantenendo un’assoluta normalità di atteggiamento.
E’ noto il caso di Vicka che, bucata da un tale, per ben due volte, con uno spillone, non ha avvertito alcuno dolore né ha mostrato alcune reazione, rendendosi conto al termine dell’apparizione di una macchia di sangue apparsa sulla spalla. Sono stati studiati, dal dottor Luciano Cappello, tre inspiegabili sincronismi provocati dall’apparizione. All’inizio tutti i veggenti cadono contemporaneamente in ginocchio. Durante l’apparizione la loro voce scompare, ma ricompare improvvisamente, e senza che nessun comando arrivi dall’esterno, con le parole. “Che sei nei cieli”, quando la Madonna inizia il Padre nostro. Alla fine dell’apparizione tutti i veggenti, con un assoluto parallelismo dello sguardo, innalzano contemporaneamente gli occhi al cielo, seguendo un punto solo a loro visibile.
Successivamente sono arrivate équipes attrezzate con macchinari sofisticati. Il professor Henry Joyeux, dell’Università di Montpellier, in tre spedizioni del 1984 applica ai veggenti degli apparecchi in grado di controllare i dati fisiologici durante l’apparizione. La conclusione è che non si tratta di sonno, di sogno, né di epilessia e non si tratta di allucinazioni nel senso patologico del termine. Non si tratta di isteria, di nevrosi o di estasi patologica, perché i veggenti non hanno alcun sintomo di queste affezioni. Non si tratta di catalessi, perché i muscoli della faccia funzionano normalmente.
La conclusione è che “ a Medjugorje le estasi non sono patologiche e non c’è imbroglio….Il fenomeno delle apparizioni di Medjugorje si rivela scientificamente inspiegabile”. La èquipe del dottor Luigi Frigerio e del Dottor Giacomo Mattalia l’anno seguente ripete le sperimentazioni precedenti arrivando alle medesime conclusioni, con alcuni particolari riguardanti la pupilla del veggente che, durante l’apparizione, a condizioni immutate di luce, si dilata straordinariamente, per poi ritornare come prima al termine.
Il professor Marco Margnelli neurofisiologo, ha utilizzato a Medjugorje il poligrafo psicofisiologico, una specie di macchina della verità, per stabilire se i veggenti mentivano. Dopo la sperimentazione il professore ha dichiarato che “posso concludere che non c’è frode o simulazione”. Che dire del contributo di questi esperimenti scientifici? Sono preziosi nella misura in cui escludono patologie e inganni, mettendo nel medesimo tempo a fuoco fenomeni a cui la scienza non sa rispondere. La strada è così stata sgombrata dai dubbi e dai pregiudizi ed è stata lasciata aperta la porta che introduce al mistero. Fare un passo oltre non appartiene più all’ambito della scienza.
Accertato che il fenomeno dell’estasi è scientificamente inspiegabile e che i veggenti sono sani e sinceri, il vero problema è quello di valutarne la credibilità nell’insieme dei loro comportamenti. Questo è stata fin dal principio l’ossessione del parroco, Fra Jozo, che li ha sottoposti a interrogatori estenuanti. La credibilità dei veggenti si è manifestata sempre più nel corso degli anni. Il tempo è un fattore straordinario di verità. Sono trascorsi i decenni e l’albero ha dato i suoi frutti, anche nella vita di quelli che allora erano solo dei ragazzi. La Gospa stessa ha indicato loro la strada dicendo: “Voi mi chiedete il segno perché si creda alla mia presenza. Il segno verrà, ma voi non ne avete bisogno: voi stessi dovete essere un segno per gli altri” (08-02-1982). In effetti è quanto è avvenuto.
Chi conosce i veggenti fin dal principio li ha visti crescere “in sapienza, età e grazia”, pur in un quadro di normalità che li rende ancora più credibili. Innanzi tutto, in un tempo in cui gioventù è esposta a sbandamenti, sono stati perseveranti nel loro cammino di fede, fino ad arrivare a diventare dei bravi e padri e madri di famiglia. Hanno anche loro i limiti e i difetti propri della natura umana, ma sono maturati progressivamente, dimostrando equilibrio, saggezza, fedeltà e bontà. E’ straordinaria la loro umiltà, che si manifesta nella consapevolezza di avere avuto una grazia e un compito da loro non voluto e non meritato, ma di cui dovranno rendere conto. Non hanno mai cercato di diventare delle star, evitando i pericoli del mondo mass-mediatico. Non si sono però mai sottratti alla testimonianza, incontrando i pellegrini a Medjugorje e accogliendo gli inviti a partecipare a incontri di preghiera, spesso promossi da sacerdoti nelle loro parrocchie. Per la conoscenza che ho di loro fin dai primi anni, devo dire che hanno adempiuto nel migliore dei modi all’invito della Gospa di essere loro stesso un segno per gli altri
“Chi riceve un compito riceve anche le grazie necessarie per adempierlo. La Madonna vede i cuori e sa trarre il meglio da ognuno. Ai ragazzi di Medjugorje ha affidato una missione la cui ampiezza e importanza non si sono ancora pienamente manifestate. Non è mai accaduto in apparizioni pubbliche che la Vergine abbia chiesto un impegno così intenso e prolungato, tale da assorbire l’intera vita di una persona. Si tratta di un compito che esige fedeltà, coraggio, spirito di sacrificio, costanza e perseveranza.
Ci chiediamo se questa straordinaria missione affidata a dei giovanissimi venga adempiuta bene. A questo riguardo la risposta è una sola: i ragazzi, ormai divenuti persone adulte, hanno risposto nel migliore dei modi. Dio non pretende da loro che pervengano a tappe forzate alle vette della santità. I due pastorelli di La Salette non saranno mai elevati agli onori degli altari. La loro vita è stata piuttosto travagliata. Essi però hanno perfettamente compiuto la loro missione nella più grande fedeltà, rimanendo leali fino alla fine alla loro testimonianza sul messaggio ricevuto. Anche i santi hanno i loro difetti. Figuriamoci dei ragazzi ancora agli inizi del cammino spirituale. In questo tipo di missione contano due virtù fondamentali: l’umiltà e la fedeltà.
La prima è la consapevolezza evangelica di essere dei servi inutili e difettosi. La seconda è il coraggio della testimonianza del dono ricevuto, senza mai rinnegarlo. I veggenti di Medjugorje, come li conosco io, pur con i loro limiti e difetti, sono umili e fedeli. Lo sa soltanto Dio quanto siano santi. Questo d’altra parte è vero per tutti. La santità è un lungo cammino che siamo chiamati a percorrere fino all’ultimo istante della vita.” ( Padre Livio – Perché credo a Medjugorje – pag 19 – Sugarco edizioni).
( Padre livio – Il Cielo sulla terra – Edizioni PIEMME – Cap 53)

Chi ha avuto l’opportunità di partecipare alla vita quotidiana dei veggenti, sia pure per qualche giorno, si è reso conto che l’apparizione quotidiana della Madonna è una grazia ma anche un impegno che richiede fedeltà e dedizione. Nei miei soggiorni a Medjugorje ho spesso accompagnato Marija e Jakov in Chiesa per il Rosario, l’apparizione e la S. Messa. Il ragazzino arrivava nella casa di Marija ogni giorno verso le quattro del pomeriggio e, dopo aver atteso che Marija si preparasse, si partiva alla volta della Chiesa per l’inizio del Rosario alla ore 17. In autunno e in inverno il cielo era già buio e raramente c’era una automobile per portare i due ragazzi. Dopo la Messa Marija sostava in sacristia per salutare i sacerdoti concelebranti, mentre fuori della Chiesa c’erano sempre dei pellegrini da salutare. Il rientro a casa avveniva non prima della 19.30. Così ogni giorno dell’anno, con lo spostamento di orario nel periodo dell’ora legale.
In totale tre ore ogni pomeriggio, a cui andrebbero aggiunti gli incontri notturni sulla montagna che nei primi anni avvenivano anche più volte alla settimana. Alla domanda se non si fosse mai stancato, Jakov rispondeva candidamente che una sola volta, avendo visto dei compagni che giocavano al pallone, aveva sentito un po’ di rammarico per non poter giocare anche lui. Tuttavia si era poi subito pentito, rendendosi conto che il suo piccolo sacrificio era ricompensato dalla grazia immensa dell’incontro con la “Gospa”
Ora che i veggenti sono padri e madri, l’apparizione quotidiana, preceduta dal S. Rosario, è un appuntamento che coinvolge tutta la famiglia e che richiede una preparazione corrispondente. Non si riceve la Madonna come una qualsiasi visita di amici o di conoscenti. Anche nel caso di impegni importanti, che mai mancano nella vita degli adulti, la giornata va organizzata in modo tale che l’incontro con la Madonna sia al primo posto.
Non di rado, specialmente in caso di viaggi, i veggenti concordano con la Madonna il momento dell’apparizione del giorno dopo. Ciò potrebbe stupire chi non si è calato nella realtà di Medjugorje, dove la Madre di Dio appare in un modo completamente nuovo rispetto al passato, adattandosi con straordinaria flessibilità al nostro modo attuale di vivere. E’ della Madonna e non dei veggenti l’iniziativa, spesso imprevista, di ogni incontro. Nella sua materna condiscendenza la Madre Si adatta ai bisogni e alle richieste dei suoi “Angeli”. Tuttavia resta il fatto che l’apparizione quotidiana richiede una disponibilità che, col passare degli anni, anzi dei decenni, acquista il valore di un segno di credibilità, ma anche di generosa disponibilità.
Chi infatti potrebbe portare avanti un impegno del genere se non fosse compensato dall’incontro con la Madre di Dio? Chi alla fine non proverebbe stanchezza? I veggenti che ora hanno solo l’apparizione una volta all’anno (Ivanka e Jakov) o una volta al mese, come nel caso di Mirjana, sentono con sofferenza la privazione del loro incontro quotidiano con la Gospa.
Il settimo giorno delle apparizioni, martedì 30 Giugno, i sei veggenti si sono resi conto a loro spese come l’appuntamento quotidiano con la “Gospa” abbia cambiato la loro vita. Non possono più fare quello che vogliono, ma devono rispondere a una chiamata quotidiana. Anche la scuola e il lavoro sono un impegno quotidiano, ma non così tassativo da non prevedere scappatoie. Con la Madonna non si possono fare le cose alla leggera. Che cosa è accaduto? Verso le due del pomeriggio sono arrivate due ragazze che hanno invitato i veggenti di fare un giro in macchina. La proposta era allettante, specie per ragazzi che si avvicinano all’età per imparare a guidare. Io stesso ho preso familiarità con Ivan invitandolo a fare qualche giro con la mia macchina, mentre si esercitava per prendere la patente. Ivan però quella volta non aveva voglia di andare, mentre gli altri cinque hanno accettato l’invito, pensando che non ci fosse nulla di male.
In realtà l’obbiettivo era di tenere lontano i veggenti dalla collina nell’ora dell’apparizione. “Ci hanno ingannati, ci hanno portato a fare una passeggiata. Siamo tornati tardi; perciò non siamo andati a Podbrdo” (Vicka). Il giro è stato lungo, intervallato da uno spuntino, e il ritorno è avvenuto verso le nove di sera. Una leggerezza? Senza dubbio, ma comprensibile in ragazzi non ancora addestrati alle insidie della vita. Ma, nel medesimo tempo, una lezione salutare della quale non si dimenticheranno.
Durante il viaggio i cinque ragazzi si rendono conto che le due giovani li hanno tratti in inganno. Ovviamente il piano era stato accuratamente studiato. Il regime ogni giorno ne inventava una, prima di usare la mano pesante. Verso le sei, quando è l’ora dell’apparizione, i veggenti chiedono di fermarsi per potersi raccogliere in preghiera. “Non volevano acconsentire. Facevano finta di non capire. Solo quando noi abbiamo detto che, se non si fermavano, ci saremmo buttati fuori dalla macchina, si sono fermate. Siamo usciti, ci siamo allontanati un po’ dalla strada. Abbiamo incominciato a pregare. La Madonna ci è apparsa” (Vicka). Il fatto non è da sottovalutare. Il settimo giorno evidenzia una particolarità delle apparizioni di Medjugorje. La Madonna non ha scelto un posto specifico, ma la persona dei veggenti. La “Gospa” appare in qualsiasi luogo o parte del mondo dove i veggenti si trovino. Nulla è di ostacolo alla sua venuta. Nel frattempo è apparsa anche a Ivan, che era rimasto a casa. Non avendo osato salire da solo sul Podbrdo stipato di gente, si è fermato un po’ più in basso, dove si è fermato a pregare e la Madonna gli è apparsa.
Tuttavia la modalità dell’apparizione ai cinque ragazzi è particolarmente significativa. Il luogo dove si sono fermati a pregare si trova a Cerno, sulla strada che da Medjugorje porta a Ljubusky. Quando si sono messi a pregare, la Madonna non è apparsa improvvisamente. “Noi, da quel luogo vedevamo il Podbrdo e la gente che vi si era radunata. Quando abbiamo iniziato a pregare, sopra la gente è apparsa una nube luminosa. Però subito ci si era accorti che si trattava della Madonna; noi l’abbiamo vista subito chiaramente. Si librava nell’aria; i suoi vestiti ondeggiavano. Veniva verso di noi. Era una cosa meravigliosa; non si può descriverla” Vicka).
La “Gospa” vuole evidentemente ricordare ai suoi “Angeli” che Lei li aspettava sulla collina, insieme alla gente, come gli altri giorni e ha voluto sottolinearlo anche nel momento del commiato “Quando se ne è andata ha fatto la stessa cosa, come quando è venuta. Dopo aver recitato insieme a noi sette Padre nostro, dopo aver cantato e dopo aver conversato, ci ha salutato ed è andata via…nella stessa direzione dalla quale era venuta. Ancora una volta si è librata in aria lentamente verso Podbrdo; è scesa sopra la gente che aspettava lassù e poi è scomparsa. Ci è dispiaciuto proprio tanto per la gente; ma che cosa potevamo fare?” (Vicka).
La Madonna non ha fatto alcun rimprovero ai suoi “Angeli”. Si impara sbagliando. Forse non c’era soltanto la voglia di fare una passeggiata, ma, la curiosità di sapere se la Madonna sarebbe apparsa anche in un altro posto. La “Gospa” ha maternamente sorvolato e non ha commentato l’accaduto. “Non era proprio contenta, ma ha cantato con noi” Vicka). Verrebbe da dire che è mamma più delle nostre mamme. Più indulgente e meno ansiosa, a meno che non si sia di mezzo il peccato. Non ha però lasciato perdere il fatto che abbiano lasciato Ivan solo. Ha chiesto “Dov’è quel ragazzo?”. La Madonna ben sapeva dov’era, dal momento che stava apparendo anche a lui. Ha però voluto richiamare una cosa che le stava a cuore e cioè che i sei prescelti stessero uniti.
Il rientro si prospettava tribolato. La gente scendeva dal Podbrdo delusa. Aveva aspettato invano i veggenti e la Madonna. Si diceva di tutto: che i veggenti erano fuggiti, che erano stati portati in carcere e via via fantasticando. Intanto le loro famiglie erano in pena. Temevano che ci fosse stato un incidente o che avessero messo i ragazzi in prigione. Non sapevano che cosa pensare. Le due giovani scaricano i cinque ragazzi presso la canonica e se ne vanno. Non si vedranno più da quelle parti.
In compenso Padre Jozo non si lascia sfuggire l’occasione per fare una lavata di testa e replicare il suo micidiale interrogatorio. “Fra Jozo quella volta ci ha veramente torchiati da tutte le parti: chiedeva questo, chiedeva quest’altro…E poi di nuovo ritornava sulle stesse cose. Roba da bloccare il cervello! …Mi sento male quando mi ricordo di quell’interrogatorio. Tutti noi eravamo già angosciati, perché ci eravamo lasciati ingannare, perché avevamo completamente abbandonato la gente a se stessa. Cercavamo solo di tornare a casa senza essere visti. E lui non ci mollava” Vicka). Finalmente i ragazzi arrivano a casa, dove raccontano tutto alle loro famiglie. Il bilancio della passeggiata non era certo positivo. La Madonna ci educa anche con i nostri errori. Ad ogni giorno la sua pena. Quella che li attendeva il giorno dopo era ancora più pesante.
(Padre Livio – Medjugorje il Cielo sulla terra – cap 15 – Edizioni Piemme)
22 Gennaio 2025 ore 16:46
di Roberto de Mattei – Corrispondenza Romana 1882

Tutti conoscono i santuari mariani di Loreto e Pompei e, a Roma, le grandi basiliche, ma non tutti sanno che nel cuore della città eterna esiste una piccola basilica parrocchiale, Sant’Andrea delle Fratte, conosciuta anche con il nome di Santuario della Madonna del Miracolo. Qui, infatti, il 20 gennaio del 1842 la Madonna apparve all’ebreo Alfonso Ratisbonne e lo convertì istantaneamente. Una lapide posta in uno dei pilastri della cappella dell’apparizione, così ricorda l’avvenimento: «Il 20 gennaio 1842, Alfonso Ratisbonne, venne qui ebreo indurito. La Vergine gli apparve come tu la vedi. Cadde ebreo si rialzò cristiano. Straniero: porta con te questo prezioso ricordo della misericordia di Dio e del potere della SS. Vergine».
Alfonso Ratisbonne, nato a Strasburgo nel 1814 da una famiglia di ricchi banchieri ebrei, per migliorare il suo malfermo stato di salute aveva deciso di intraprendere un lungo viaggio che dalla Francia, avrebbe dovuto condurlo a Costantinopoli. Capitò a Roma, per un breve soggiorno il giorno dell’Epifania del 1842. Tra le persone che incontrò fu un amico, che, nel corso di un’animata discussione religiosa, lo sfidò a portare una medaglia con l’effigie dell’Immacolata, come era apparsa quattro anni prima a santa Caterina Labouré a rue du Bac e a recitare il Memorare o piissima Virgo Maria, l’antica preghiera mariana tradizionalmente attribuita a san Bernardo.
Ratisbonne, per mostrare la sua superiorità sulle “superstizioni” cattoliche, accettò ridendo la sfida e cinse al collo la medaglietta detta miracolosa. Ma il gruppo di amici cattolici che aveva a Roma pregava per la sua conversione. Un imprevisto aveva intanto costretto Ratisbonne a rinviare la sua partenza da Roma. Si giunse così al 20 gennaio 1842.
Ratisbonne, si trovò a passare davanti alla chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, situata tra la Fontana di Trevi e piazza di Spagna, quando sentì un impulso ad entrare nella chiesa, dove si preparava il funerale per uno degli amici che pregava per lui, il conte francese de La Feronnays, morto improvvisamente il 17 gennaio: «Se in quell’istante (era mezzogiorno) un terzo interlocutore mi si fosse avvicinato, e mi avesse detto: “Alfonso, fra un quarto d’ora adorerai Gesù Cristo, tuo Dio e tuo Salvatore, sarai prosternato in una povera chiesa, ti batterai il petto dinanzi a un sacerdote, in un convento di Gesuiti dove trascorrerai il carnevale per prepararti al battesimo, pronto ad immolarti per la fede cattolica; e rinuncerai al mondo, alle sue pompe, ai suoi piaceri, alla tua fortuna, alle tue speranze, al tuo avvenire; … e non aspirerai più che a seguire Gesù Cristo e a portare la sua croce fino alla morte!…”. Dico che se qualche profeta mi avesse fatto una predizione simile, avrei giudicato solo un uomo più insensato di lui: l’uomo che avesse creduto possibile una simile follia! Eppure, è proprio questa follia che costituisce oggi la mia sapienza e la mia felicità».
Fu infatti quello che accadde. «La chiesa di Sant’Andrea – ricorda Ratisbonne – è piccola, povera e deserta. Camminavo, meccanicamente, con lo sguardo in giro, senza soffermarmi su nessun pensiero; mi ricordo soltanto di un cane nero che saltellava e balzava dinanzi a me… Non appena scomparso il cane, la chiesa intera disparve, non vidi più nulla … o piuttosto, Dio mio, vidi una sola cosa! Come potrei parlarne? Oh! no, la parola umana non deve tentare d’esprimere l’inesprimibile; ogni descrizione, per quanto sublime possa essere, non sarebbe che una profanazione dell’ineffabile verità. Ero là, prosternato, bagnato nelle mie lacrime, col cuore fuori di me stesso. Non sapevo dove mi trovavo; non sapevo se ero Alfonso o un altro; sentivo un così totale mutamento, che mi credevo un altro me stesso … La gioia più ardente si sprigionava dal fondo della mia anima; sentivo in me qualcosa di solenne e di sacro che mi fece chiamare un sacerdote … Vi fui condotto, e solo dopo avuto l’ordine positivo ne parlai, per quanto mi era possibile, in ginocchio e col cuore tremante».
«Tutto ciò che posso dire è che al momento del fatto la benda mi cadde dagli occhi; non una sola, ma tutta la moltitudine di bende che mi avevano avvolto, scomparvero una dopo l’altra rapidamente, come la neve e il fango e il ghiaccio sotto l’azione di un sole cocente. Uscivo da una tomba, da un abisso di tenebre, ed ero vivo, perfettamente vivo … Ma piangevo! Vedevo nel fondo dell’abisso le miserie estreme dalle quali ero stato strappato da una misericordia infinita; rabbrividivo alla vista di tutte le mie iniquità, ed ero stupito, intenerito, sprofondato in ammirazione e riconoscenza … Oh! quanti discendono tranquillamente in questo abisso con gli occhi chiusi dall’orgoglio o dalla spensieratezza! Vi discendono, s’inabissano vivi nelle orribili tenebre!»
«Non posso spiegare questo cambiamento che con l’immagine di un uomo il quale si risvegliasse da un sonno profondo, o con quella di un cieco nato che vedesse la luce tutto d’un colpo; vede, ma non può definire la luce che lo illumina e nella quale contempla gli oggetti della sua ammirazione».
Quando la notizia si diffuse a Roma il Papa Gregorio XVI fece svolgere un’accurata inchiesta che confermò il fatto miracoloso. Alfonso Maria Ratisbonne fu battezzato il 31 gennaio 1842 nella chiesa del Gesù, divenne sacerdote e volle dedicare la propria vita all’apostolato tra gli ebrei.
A Rue du Bac, a La Salette, a Lourdes, a Fátima, la Madonna scelse anime innocenti per trasmettere i suoi messaggi al mondo. A Roma la Beata Vergine Maria apparve a un peccatore, che sembra rappresentare nella sua persona il mondo moderno, incredulo e ostinato nei suoi errori. La conversione di Ratisbonne fu perfetta e istantanea come quella di san Paolo, ma la Madonna volle che fosse accompagnata da piccoli gesti: l’accettazione della Medaglia miracolosa, la recita del Memorare, le preghiere insistenti degli amici.
Nulla è impossibile alla Madonna, regale dispensatrice di grazie, quando essa è invocata da cuori ardenti e devoti. Preghiamo dunque la Regina del Cielo e della terra, affinché voglia manifestare ancora la sua potenza e la sua misericordia. Allo stesso modo in cui convertì l’ebreo Ratisbonne e regnò nel suo cuore, conceda ai nostri giorni la conversione del mondo, il trionfo del Cuore Immacolato, l’instaurazione del Regno di Maria sulle anime e sulla società.

di Marco Imarisio – Corriere della Sera – 24 Gennaio 2024
Dopo le uscite velatamente minacciose del nuovo presidente Usa sulla guerra in Ucraina la galassia di giornalisti, blogger e militari vicini al Cremlino ha cambiato i toni
Anche a mente fredda, prevalgono i bollenti spiriti. Dopo il post di mercoledì, e le frasi pronunciate ieri in collegamento con la platea di Davos, i media più vicini al Cremlino e la propaganda patriottica hanno cambiato tono nei confronti di Donald Trump, verso il quale avevano finora tenuto un atteggiamento cauto, se non ossequioso. Il via libera è arrivato da Dmitry Peskov, portavoce fidato di Vladimir Putin, che ha affermato come la presidenza russa stia «registrando minuziosamente» ogni parola del nuovo inquilino della Casa Bianca. «Finora, non vediamo elementi di particolare novità. Durante il suo primo mandato, Trump fu il presidente americano che più di ogni altro fece ricorso alle sanzioni nei nostri confronti. È un metodo che gli è sempre piaciuto. Noi rimaniamo pronti al dialogo, ma che sia paritario e di reciproco rispetto».
Accuse e recriminazioni
Guarda e aspetta, almeno per ora senza reagire. Questa è la posizione ufficiale. Ma un altro conto sono i toni perentori e quelle che ben presto verranno additate come inaccettabili provocazioni da parte di Trump. Prima la Russia che «ha aiutato» gli Usa a vincere la Seconda guerra mondiale. Poi, ieri a Davos, il risultato «francamente ridicolo» delle recenti elezioni presidenziali russe. Più delle eventuali proposte, sembra contare la poca cortesia o la lesa maestà nei confronti di Putin, che, quando parlava ancora con i leader occidentali, ha sempre preteso di essere trattato da pari a pari, e ha trascorso gli ultimi due anni e mezzo accusando Usa ed Europa di avere un complesso di superiorità e un disegno egemonico nei confronti della Russia.
Contrasti
Aleksander Kots, corrispondente di guerra dal grande seguito, è il più esplicito nel mettere in risalto il contrasto tra le personalità dei due leader. «Forse Trump», che lui definisce come un «teppista politico di quartiere» non conosce bene Putin, afferma. «E quindi, ignora che il nostro presidente non comunica con i social, appartenendo all’epoca ante TikTok della politica mondiale, quella dove gli statisti seri discutevano di temi importanti dialogando tra loro. Inoltre, ricordiamo alla Casa Bianca che la spina dorsale al Terzo Reich fu spezzata a Stalingrado, e non in Normandia dove invece voi americani sbarcaste quando era già assolutamente chiaro chi avrebbe vinto».
«Inutile illudersi»
L’inversione di rotta nella percezione del vecchio-nuovo presidente americano è stata impressa già mercoledì sera da Vladimir Soloviov, il più popolare tra i conduttori dei talk show serali. «Non dobbiamo farci alcuna illusione: Trump è senza alcun dubbio un nostro nemico di sistema».
Gli ha fatto eco il generale Andrei Gurulev, deputato della Duma, generale e vicepresidente della Commissione Difesa. «L’unico scopo degli americani è quello di sottomettere il mondo intero attraverso l’intelligenza artificiale». Altro giro, altro generale. Leonid Ivlev, deputato di Russia Unita nel collegio di Crimea. «Trump sta propinando un frullato di ultimatum, illazioni e minacce in risposta alle posizioni serie auspicate da Putin. Ma se ha deciso di parlare alla Russia con il linguaggio dell’intimidazione, si sta infilando da solo in un vicolo cieco».
A prescindere dai contenuti, le prime uscite pubbliche di Trump sembrano aver sancito la fine dell’illusione su un nuovo corso delle relazioni russo-americane. «Presto ripenseremo al mandato di Biden con nostalgia», scrivono su Telegram i blogger di guerra, i quali non aspettavano altro che l’occasione per soffiare sul fuoco dell’antiamericanismo, mai così vivo in Russia. Anche per questo, forse, il calo improvviso del credito verso Trump viene espresso persino da quel che resta dell’opposizione liberale.
Lev Shlosberg, storico esponente del partito Yabloko, da mesi sotto sorveglianza delle forze dell’ordine e dichiarato «agente straniero», sostiene che Trump abbia scelto «il peggior modo possibile» per avviare colloqui tra Russia e Ucraina. «Dipanare questa matassa sanguinaria attraverso proposte pubbliche, è una via diretta verso un ulteriore disastro. Frettoloso e troppo insistente, il presidente Usa è un grosso elefante che si muove in una casa di cristallo cosparsa di sangue». Dall’esilio, e da una sponda opposta, mostra la sua delusione anche Ilya Yashin, il dissidente scarcerato pochi mesi fa. «Accusando Biden di avere provocato l’inizio del conflitto, Trump sta sfumando le responsabilità di Putin». Insomma, ammesso e non concesso che questo sia un inizio, si parte in salita. Ma al riguardo c’erano pochi dubbi.

MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE 25 GENNAIO 2025
Di Padre Livio Fanzaga
il 25 Gennaio 2025
in COMMENTO AI MESSAGGI DELLA REGINA DELLA PACE
“Cari figli!
In quest’ anno di grazia vi invito alla conversione.
Cari figli, mettete Dio al centro del vostro vivere ed i frutti saranno l’amore verso il prossimo e la gioia di testimoniare; la santità della vostra vita diventerà la testimonianza veritiera della fede.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
(Con approvazione ecclesiastica)