"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Gennaio 2025 Pagina 16 di 24

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 214 – I MISTERI DELLA VITA PUBBLICA DI GESU’

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Russia, l’ennesima stretta di Putin sulle libertà religiose

23/12/2024 Famiglia Cristiana

Alla Duma si discute una proposta di legge di un partito di governo per vietare i riti religiosi fuori dai luoghi di culto ufficiali. Proteste trasversali, anche dal Patriarcato di Mosca, contro una norma che potrebbe limitare il diritto di culto

Il cuore del potere russo torna a stringersi intorno alla società civile, e questa volta il bersaglio è la libertà di culto. La Duma, il parlamento russo, si prepara nelle prossime settimane a discutere un disegno di legge controverso, che potrebbe cambiare radicalmente la vita religiosa del Paese. L’iniziativa, promossa dal partito Nuova Gente – saldamente sostenuto dalla maggioranza presidenziale – mira a vietare le attività religiose svolte in case private o condomini, obbligando ogni forma di celebrazione al rispetto delle sedi ufficiali di culto. Le motivazioni ufficiali sembrano uscite da un manuale di regolamentazione urbana: prevenire «disturbi dell’ordine pubblico», «conflitti tra vicini» e persino ridurre il rischio di incendi. Tuttavia, dietro le parole si legge la consueta strategia di centralizzazione: tutto ciò che non può essere facilmente monitorato deve essere neutralizzato.

Religioni sotto sorveglianza

La Russia è un mosaico di fedi, ma con un ordine ben preciso. L’ortodossia è la religione dominante e simbolo dell’identità nazionale; islam, buddismo ed ebraismo godono di uno status ufficiale, mentre le altre confessioni vivono nell’ombra di un rigido controllo statale. La proposta legislativa si inserisce perfettamente in questa logica di sorveglianza: uno Stato che non tollera spazi liberi, nemmeno spirituali. «Si tratta di una mossa che rafforza il controllo su tutta la società», spiega Antoine Nivière, professore all’Università della Lorena e studioso di storia religiosa russa. Le minoranze religiose sono le prime a tremare. Tra di loro, i protestanti, che rappresentano appena l’1% della popolazione, si ritrovano in una posizione vulnerabile, minacciati di perdere i luoghi dove coltivano la loro fede al di fuori dei canali ufficiali.

Una ribellione inaspettata

Questa volta, però, il dissenso non arriva solo dalle minoranze. Anche voci interne al Patriarcato di Mosca, tradizionalmente allineato con il Cremlino, hanno espresso preoccupazione. «L’adozione di questa norma porterà alla chiusura delle chiese domestiche ortodosse», ha dichiarato l’abadessa Xenia Chernega, a capo del dipartimento legale della Chiesa ortodossa russa. Ha aggiunto che sacramenti fondamentali come la comunione e l’unzione per i malati e i morenti rischiano di essere vietati se celebrati in abitazioni private. Dall’altro lato, il pastore battista Vitaly Vlasenko, leader dell’Alleanza Evangelica Russa, ha condannato apertamente l’iniziativa, definendola un attacco diretto alla libertà di culto. «Le organizzazioni religiose sono pilastri morali della società. Le loro attività vanno sostenute, non ostacolate», ha dichiarato, esortando il governo a cercare soluzioni condivise con le comunità religiose.

Un futuro incerto

L’approvazione del disegno di legge nella sua forma attuale non è affatto scontata. Non è la prima volta che il Cremlino tenta di inasprire i controlli sulle pratiche religiose. Già nel 2019, una proposta simile fu bloccata dalla Corte Costituzionale, che la dichiarò incostituzionale. Ma oggi, con il partito Nuova Gente saldamente appoggiato dalla maggioranza parlamentare, il clima appare diverso. Ciononostante, l’insolita opposizione della Chiesa ortodossa russa potrebbe rappresentare un ostacolo importante. «Non si tratta solo di religione, ma di un ulteriore tentativo di disciplinare ogni aspetto della vita dei cittadini», osserva un cristiano moscovita. Il dibattito alla Duma si preannuncia come un test cruciale per misurare la capacità della società civile di resistere all’ennesima stretta autoritaria.

In una Russia dove le libertà individuali si restringono a vista d’occhio, anche la fede rischia di diventare un privilegio concesso e revocabile dallo Stato.

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

“Le mie parole vi siano preziose” ci ha esortato la Gospa

Carissimo Padre Livio,

in merito al suo commento al messaggio a Jacov di questo Natale vorrei dirle che mi ha scaldato tantissimo il cuore, soprattutto per come la Madonna ha usato le parole “avvolte” e “avvolgere”.

Ci chiede di non lasciare che la nostra vita sia avvolta dalle tenebre, e anzi ci chiede di permettere a Gesù di avvolgere tutta la vostra vita.

 Mi piace tantissimo questa parola e mi dà una sensazione immediata, in ogni circostanza, di quello che devo fare, dello spirito con cui devo cercare di viverla: non lasciarmi avvolgere dalle tenebre, ma permettere a Gesù di avvolgere tutta la mia vita.

Per me è bellissimo! Grazie per avermi dato l’occasione di condividerlo con lei. Magari l’aveva già detto a voce ma io ho solo letto il suo commento.

L’abbraccio con tanto affetto e sempre Ave Maria

Claudia


Cara Claudia,

i Messaggi della Madonna traboccano di espressioni che irradiano di bellezza, verità e grazia, tanto da poter dire che solo la Madonna è capace di parlare così.

“Le mie parole vi siano preziose” ci ha esortato la Gospa ed effettivamente, se mettiamo da parte la Sacra Scrittura, che è Parola di Dio, personalmente non conosco testi che possono uguagliare i messaggi della Regina della pace per elevatezza spirituale, semplicità e perfezione letteraria.

Ogni messaggio della Madonna è un capolavoro, una perla spirituale, una medicina miracolosa per le nostre anime stanche e affamate.

Evangelizzano più i messaggi della Madre del Verbo, in questi tempi di oscurità e di empietà, che le montagne di libri e i fiumi di parole che sono usciti dai nostri cuori inariditi.

Fin dalla seconda apparizione il 25 Giugno 1981, quando sua la voce melodiosa (“parla come se cantasse” dicono i veggenti) ha i cominciato a diffondersi nell’etere, una diga insuperabile ha fermato e respinto l’avanzare del potere delle tenebre, della menzogna e della morte.

Nelle parole di grazia della Madonna vibrano le espressioni, le immagini, i suoni e i colori della pagine immortali della Sacra Scrittura, che la Madonna intesse con un Sapienza divina. Non è forse Lei la Sede della Sapienza?

A quelli che non prendono in considerazione i messaggi, che li criticano e li irridono, vorrei dire: scuotiti dalla sordità che ti impedisce di sentire, dalla presunzione che ti offusca la mente, dalla durezza che rende impenetrabile il cuore.

Beati quelli che oggi accolgono i Messaggi della Gospa e li vivono con umiltà e perseveranza perché, nel momento della grande selezione, quando i Segreti verranno rivelati, comprenderanno la potenza salvifica di quelle parole e le “divoreranno”.

Ave Maria

Padre Livio

LIVE DALLA CAPPELLA DI RADIO MARIA – PENSIERO DI PADRE LIVIO SUL VANGELO DELLA DOMENICA – BATTESIMO DEL SIGNORE GESÙ

Alessandro de Franciscis: «Da medico di Lourdes ho verificato quattro miracoli, l’ultimo lo scorso dicembre»

di Stefano Lorenzetto – Corriere della Sera – 11 Gennaio 2025

È il presidente del Bureau des constatations médicales che vaglia i presunti prodigi, primo non francese dal 1883.«La prima volta che arrivai a 17 anni ero arrabbiato con la Madonna: come poteva guarire una persona e un’altra no?»

Alessandro de Franciscis guida una corte giuridico-scientifica unica al mondo: deve sentenziare sul fatto che Dio possa compiere miracoli. Che il Padreterno esista è invece fuori discussione per il pediatra Alessandro de Franciscis, 69 anni, primo italiano dopo 14 francesi a presiedere il Bureau des constatations médicales di Lourdes, l’Ufficio delle constatazioni mediche istituito nel 1883 dal dottor George Fernand Dunot de Saint-Maclou per indagare sui presunti miracoli che avvengono nel santuario mariano ai piedi dei Pirenei. 

De Franciscis vive qui da 15 anni. Il suo ambulatorio dista 400 metri dalla Grotta di Massabielle in cui Bernadette Soubirous, quattordicenne analfabeta oggi santa, raccontò di aver visto apparire la Vergine per diciotto volte dall’11 febbraio al 16 luglio 1858. Per statuto, potrebbe restare in carica sino alla morte, ma questo sarà il suo ultimo anno a Lourdes: dal 2022, su nomina di papa Francesco, sta visitando le zone calde del pianeta (Ucraina, Israele, Gaza, Sud Sudan, Camerun, Uganda) come grande ospedaliere del Sovrano militare Ordine di Malta, cioè ministro della Sanità di uno Stato senza territorio che, retto dal canadese fra’ John Dunlap, intrattiene relazioni diplomatiche con 114 Paesi. In lui la calma del frate (ha emesso i voti di castità, povertà e obbedienza) all’occorrenza cede il passo all’irruenza del napoletano, come ha scoperto Zac Efron. Arrivato a Lourdes con una troupe di Netflix a girare il documentario Con i piedi per terra, l’attore pretendeva di fargli recitare un’entrata in scena: de Franciscis s’è strappato il microfono lavalier e ha abbandonato il set.

Una collera tuttora visibile su Netflix.

«Manca il prologo, però. Efron mi aveva messo a soqquadro l’ufficio e fatto firmare decine di liberatorie, persino per le foto appese alle pareti, compresa quella di Bernadette, prima santa di cui esista un’immagine vera. La veggente, costretta a stare in posa 20 minuti per quel dagherrotipo, alla fine lamentava d’aver fatto la più grande penitenza della sua vita. A me è capitato altrettanto con Netflix».

Crede che a Lourdes si possa guarire?

«Certo. Mi diverto sempre a sconcertare l’uditorio, come ho fatto di recente a Napoli, quando nell’aula magna della facoltà di medicina ho turbato i presenti dicendo loro: diffidate di me, perché nel terzo millennio credo nei miracoli di guarigione, credo nella resurrezione dei morti, credo che nell’ostia ci sia Gesù».

Prodigi constatati in questi 15 anni?

«Quattro. L’ultimo, riconosciuto dalla diocesi di Liverpool lo scorso 8 dicembre, riguarda John Traynor, morto nel 1943. Marinaio della Royal Navy, ferito alla testa nella Prima guerra mondiale, soffriva di epilessia e crisi convulsive. Per farle cessare, gli trapanarono il cranio: perse l’uso delle gambe e la capacità di generare. Nel 1923 arrivò da emiplegico a Lourdes. Nel 1926 ci tornò risanato da barelliere. Era anche diventato padre».

Ha conosciuto molti miracolati?

«Sì. Tra i viventi, Vittorio Micheli di Trento, guarito da un osteosarcoma del bacino e della testa del femore. Luigina Traverso, suora di Alessandria, viveva sdraiata nel letto in posizione fetale per una lombosciatica paralizzante e un meningocele. Danila Castelli di Bereguardo, madre di quattro figli, stava morendo di feocromocitoma, tumore del surrene che le causava picchi d’ipertensione fino a 300 di minima. Bernadette Moriau, suora francese di Beauvais, paralizzata da 42 anni per la sindrome della cauda equina, fu la prima che esaminai. Ero arrivato a Lourdes da tre mesi».

Quanti eventi inspiegabili registrate?

«La correggo: inspiegati. Nei 167 anni dalle apparizioni sono stati oltre 7 mila, solo 71 dei quali dichiarati miracoli».

Come reagisce alle segnalazioni?

«Informo l’Ordine dei medici di Tarbes, capoluogo degli Alti Pirenei, e convoco i colleghi presenti a Lourdes. C’è un registro degli alberghi in cui soggiornano. Ciascuno consulta la cartella clinica ed esprime la sua opinione, anche se è ateo. Parliamo di medicina, non di fede».

Quante volte ha riunito il consesso?

«Nel 2024 una sola volta. Due nel 2023 e nel 2022. Mai nel 2021 e nel 2020».

Il presunto miracolo come si accerta?

«Devono ricorrere tutti i sette criteri fissati dal cardinale Prospero Lambertini, il futuro papa Benedetto XIV che avviò la riabilitazione di Galileo Galilei: diagnosi certa; prognosi grave; guarigione imprevista; guarigione istantanea; guarigione completa; guarigione durevole nel tempo; guarigione scientificamente inspiegata».

Poi che cosa accade?

«Se ricorrono tutte le sette condizioni, giriamo il caso al Comité médical international di Lourdes, composto da 38 luminari della medicina mondiale: sei gli italiani, incluso me, segretario. Il Cmil si esprime con votazione segreta. Spetta poi alla Chiesa riconoscere il miracolo».

Però non s’è mai visto un portatore della sindrome di Down liberato dalla trisomia 21 alla Grotta di Massabielle.

«Ero diciassettenne la prima volta che giunsi a Lourdes. Ci sono tornato tutti gli anni da barelliere. Studiavo medicina quando fui adibito alle piscine dei bambini. Ero arrabbiato con la Madonna: come poteva guarire una persona e un’altra no? Ignoravo che questo è il dilemma della teodicea, cioè il rapporto fra giustizia divina ed esistenza del male. Più stavo lì e più soffrivo. Verso sera, scoppiai a piangere vedendo un preadolescente cieco dalla nascita. Oggi ho imparato che le guarigioni di Lourdes non sono mai contro le leggi di natura. Sa che cosa mi hanno chiesto tutti i miracolati?».

Che cosa?

«“Perché è capitato proprio a me?”. Non si conoscevano, non potevano essersi messi d’accordo. Ho avuto una crisi. Ma questa è la libertà di Dio, la gratuità del dono. E meno male, altrimenti i malati a Lourdes si suiciderebbero».

Temo di non riuscire a seguirla.

«Se vi fosse una giustizia retributiva, la donnina pia che recita tre rosari al giorno e sta morendo di cancro si dispererebbe vedendo risanata la vicina di letto che per tutta la vita non è mai andata a messa. Credo nella preghiera collettiva, perché lì dentro c’è la fede dei semplici. Gente che sa amare e non sa spiegare».

Vittorio Messori, nel libro «Il miracolo», ha descritto la storia del mendicante Miguel Juan Pellicer, cui fu restituita la gamba destra amputata due anni prima.

«Il milagro de los milagros della Vergine del Pilar. Era la Spagna del 1640. Non credo ciecamente, non sono un cacciatore di visioni. Sono stato la prima volta in pellegrinaggio a Fatima solo nel 2024».

E dunque?

«Mi bastano le cartelle cliniche e le lastre custodite nell’archivio del Bureau. Nessuno è mai riuscito a contarle, credo che non siano meno di 20 mila. Ecco, legga questa. È la nota di Alexis Carrel, chirurgo agnostico di Lione, scritta di suo pugno il 28 maggio 1902. Dieci anni dopo riceverà il premio Nobel per la medicina. Si convertì vedendo una gravissima peritonite settica tubercolare che si riduceva sotto i suoi occhi: “Non posso capirlo, ma non posso dubitare di ciò che ho osservato”».

Ha visto casi come quello di Carrel?

«Jean-Yves Rouillard, medico del pellegrinaggio annuale proveniente da Nizza, mi ha confidato: “Lourdes mi ha interrogato fino a scoprire la fede in Dio”. Alla Harvard University nel 2019 conobbi Arthur Kleinman, docente di antropologia medica e psichiatria, non credente, autore del saggio Ciò che conta davvero. Mi confessò: “Lourdes è l’unico posto al mondo dove, senza corsi di addestramento, s’impara a rendersi utili agli altri”. Lo aveva capito aiutando la moglie, colpita dal morbo di Alzheimer, a infilarsi le pantofole. Blaise Pascal diceva che Dio ha messo nel mondo abbastanza luce per chi vuole credere e lasciato abbastanza ombre per chi non vuole credere».

Come grande ospedaliere dell’Ordine di Malta il mondo le tocca girarlo.

«Vado dove c’è bisogno di opere mediche e umanitarie, che sono la missione dello Smom. Ho accompagnato a Gaza il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini. È superfluo che le racconti che cosa abbiamo visto. A Betlemme abbiamo l’Holy Family, ospedale universitario specializzato in ginecologia e ostetricia, che in 30 anni ha fatto nascere più di 100 mila bambini».

In questo momento di che si occupa?

«Della povertà dei Paesi ricchi: la demenza. Ne discuteremo con Vincenzo Silani, docente di neurologia all’Università di Milano, nella conferenza internazionale degli ospedalieri dello Smom, il 4 aprile a Vienna. La regina Silvia di Svezia ha accettato di aprire i lavori: la sua Fondazione Silviahemmet rappresenta la più significativa iniziativa privata in Europa per formare medici e infermieri e accompagnare i malati di Alzheimer».

Ha dato i voti. Perché non è prete?

«Ci ho pensato. Ma resto un pediatra».

Le manca l’ospedale?

«Mi mancano le famiglie. Ho lavorato in neonatologia all’ospedale di Caserta e in pediatria al policlinico Federico II di Napoli. Il bimbo arrivava con mamma e nonna. Io dicevo: non vedo il padre, alla prossima visita portate qui il papà».

È stato anche deputato e presidente della Provincia di Caserta.

«Quel de Franciscis, dc demitiano, non esiste più. Ho mollato tutto per venire a Lourdes. Spero che ogni italiano dedichi un tratto della sua vita alla cura della cosa pubblica. Qui in Francia, ma anche nel Regno Unito, è un orgoglio per l’artigiano, l’avvocato, il medico spendersi come consigliere civico».

Ha mai chiesto a Nostra Signora di Lourdes un miracolo per i suoi cari?

«Spesso. Miracoli di guarigione e di conversione. Una volta mi ha esaudito».

Di chi si trattava?

«Non conta. Era un tumore del pancreas, fra i più insidiosi. È stato sconfitto»

I 25 anni cupi dello zar Putin

di Stefano Caprio – Asia News – 10m Gennaio 2025

È passato ormai un quarto di secolo dall’ascesa dalla cessione dei poteri da parte di Boris Eltsin. Nessuno allora pensava che sarebbe scomparsa quella pacifica e fiorente Russia che nel 1997 aveva festeggiato gli 850 anni di Mosca. Oggi invece gli auguri per il nuovo anno ripetono sinistramente “andremo avanti, fino alla vittoria” mentre tutto sembra riportare la Russia sempre più indietro.

È trascorso ormai un quarto di secolo dall’ascesa al trono del Cremlino di Vladimir Putin, l’evento che – secondo la definizione di Andrej Kolesnikov su Novaja Gazeta – ha provocato “la più grande catastrofe antropologica del XXI secolo”. In realtà la scelta di affidargli le sorti del Paese dopo “la svolta più tragica del XX secolo”, come Putin ha definito la fine dell’Urss, era avvenuta prima dell’inizio del terzo millennio dell’era cristiana, quando Boris Eltsin innescò la “mina a effetto ritardato” dell’oscuro funzionario del Kgb-Fsb, mettendolo a capo del governo a fine 1998 e cedendogli la presidenza alla vigilia del nuovo secolo, uscendo di scena e dalla storia, raccomandando all’ex-vicesindaco di San Pietroburgo di “aver cura della Russia”.

Fu la fine dell’incerta democrazia post-sovietica, che si era espressa fin dall’elezione di Eltsin nel 1990 a presidente della repubblica sovietica russa Rsfsr nel tentativo gorbacioviano di salvare il sistema, riformandolo dall’interno. Nel 1996 Eltsin era poi stato rieletto come presidente della Federazione russa, sconfiggendo a fatica il rinato partito comunista di Gennadij Zjuganov, sostenuto dalla Chiesa ortodossa del metropolita Kirill (Gundjaev), e già allora si era capito che la Russia stava tornando indietro nella storia, rievocando le sue pretese imperiali. Nel 2000 l’elezione di Putin, già facente funzioni al posto di Eltsin, si tenne il 26 marzo e vide la vittoria del “democratico” successore, con il 53% contro il 30% del comunista Zjuganov, che da allora divenne un suo devoto sostenitore, sommando quindi il “consenso popolare” al fatidico 80%, cifra minima della tradizione totalitaria. La democrazia russa si era ormai esaurita.

Il “totalitarismo di ritorno”, come lo chiama il sociologo Lev Gudkov, direttore del Levada-Centr, ha generato la progressiva regressione antropologica del popolo russo, un senso di auto-repressione prima ancora delle leggi anti-tutto e delle liste di proscrizione, ormai all’ordine del giorno nella Russia in guerra permanente. Uomini e donne che vivevano l’ebbrezza della libertà di espressione e del confronto di idee diverse sul presente e sul futuro della Russia, hanno cominciato progressivamente a pensare e comportarsi in modo servile e ciecamente “patriottico”. Nelle trasmissioni di Capodanno dei giorni scorsi, faceva impressione vedere cantanti libertari some Filipp Kirkorov esibirsi quasi in divisa militare, e uomini di cultura che addobbano l’albero con bombe e munizioni, augurando lo sterminio degli ucraini “se non entro l’anno, almeno tra due o tre anni”.

Negli anni Novanta si era diffuso il tipo del “nuovo russo”, dedito al consumismo sfrenato dopo decenni di astinenza brezneviana, che viaggiando tra le coste del Mediterraneo e le Alpi francesi cercava di non dare importanza al complesso d’inferiorità rispetto all’opulenza dell’Occidente, e di scacciare i rigurgiti del risentimento per la perdita della super-potenza sovietica, ciò che invece caricava la mina di Putin fino all’esplosione degli anni Venti. Le pallide riforme liberali del primo quinquennio post-sovietico sono state rapidamente messe da parte per conservare l’illusione del benessere oligarchico, che è stato quindi piegato al servizio del potere centrale fino all’investimento dell’economia bellica attuale, il vero scopo della ricchezza accumulata nel primo ventennio della Russia eltsin-putiniana.

Come diceva Aleksandr Rubtsov, uno dei più importanti politologi recentemente scomparso, il vertice della piramide del potere putiniano si è costruita sulla base di una selezione dei quadri dirigenti definita come “sistema di elevazione dei canali fognari”, creando una casta di “simil-Putin” che rende oggi impossibile pensare a un futuro di cambiamento e rinnovamento politico, qualunque sia il destino personale dello zar. Lo scrittore Denis Dragunskij afferma che il 2025 si apre in Russia come “un invitante quadro di pro-retrospettive”.

Nessuno pensava un quarto di secolo fa che sarebbe scomparsa quella pacifica e fiorente Russia che nel 1997 aveva festeggiato gli 850 anni di Mosca, e nel 2003 i 300 anni di San Pietroburgo, rimettendo a lustro le due storiche capitali del Paese nel turbinio dell’evroremont, la costruzione di edifici moderni in stile europeo. La Russia non provava l’umiliazione di sentirsi esclusa, essendo molto attiva sui mercati internazionali con le sue infinite risorse energetiche, la scienza e la formazione si intersecavano con le istituzioni più importanti di tutti i Paesi d’Oriente e Occidente, il moderno sistema pensionistico, garantito dalla rete oligarchica, assicurava un sereno mantenimento delle famiglie e degli anziani, perfino la sanità funzionava per tutti, al di là delle inevitabili derive di corruzione.

Oggi invece gli auguri per il nuovo anno ripetono sinistramente “andremo avanti, fino alla vittoria”, quando è evidente che la Russia corre sempre più all’indietro, ripercorrendo le tratte siberiane dei lager sovietici fino alle russificazioni forzate degli ucraini da parte degli zar ottocenteschi, e ai sogni della Terza Roma del primo zar, Ivan il Terribile. Come diceva l’eroe di un romanzo del filosofo e scrittore Aleksandr Zinov’ev, “noi andiamo avanti, superando di molto le nostre terga”, senza concedere a nessuno una pausa per ripensare a ciò che accade. Chi esprime anche solo dei dubbi viene marginalizzato, o addirittura escluso dalla società come “traditore della nazione”, con tendenze all’estremismo per chi non si arrende alla catastrofe. L’epoca dei droni che si abbattono sulle città, e degli aerei che crollano per cause oscure, viene chiamata “era della sicurezza”, e la disgregazione delle famiglie e delle relazioni umane viene celebrata nell’Anno della Famiglia appena concluso, in vista dell’Anno della Vittoria e dell’Unità che sarà celebrata il prossimo 9 maggio, per gli ottant’anni dalla fine gloriosa della Grande Guerra Patriottica.

L’isolamento dalla cultura e dalla società mondiale, con l’esclusione da ogni possibile scambio di studenti e ricerche con università straniere, la chiusura dei mercati energetici e tecnologici, perfino lo scisma ecclesiastico con le altre Chiese ortodosse, tutto questo viene esaltato come la nuova “sovranità” della Russia, contro ogni ingerenza dall’esterno. Nelle scuole si tengono rituali arcaici e grotteschi, con le marce dei bambini dell’asilo sotto i ritratti di Stalin, per difendere i “valori tradizionali morali e spirituali”. La difesa dei diritti più elementari, da quelli dei dieci comandamenti biblici alla carta dell’Onu, o perfino quelli elencati nella stessa costituzione della Federazione russa, risulta essere una “ideologia distruttiva”, superando nella realtà perfino le fantasie di Orwell e Kafka, o di Bulgakov e Zamjatin.

Il risentimento della Russia putiniana ripercorre le accuse della più classica domanda della letteratura e della pubblicistica russa, “di chi è la colpa?”. Si risale a Nikita Khruscev, che permise di indossare i blue-jeans che “mortificano il genere maschile” e regalò la Crimea agli ucraini, a Mikhail Gorbačëv che fece a pezzi il sistema immutabile della “stagnazione brezneviana” e consegnò agli occidentali tutta l’Europa orientale, fino a Egor Gajdar, l’economista di Eltsin che con le privatizzazioni ha “svenduto la Russia agli americani”. Viene accusato perfino il semi-divino Vladimir Lenin, che non seppe tenere unito l’impero e “inventò l’Ucraina”, costringendo Stalin a rimettere insieme i pezzi “facendo qualche vittima”. Non mancano le accuse all’oligarca ungherese-americano George Soros, personaggio emblematico dei “poteri forti” che tramano nell’ombra, che con le sue azioni “umanitarie” ha infettato la Russia con sistemi di istruzione e pubblicazioni totalmente estranei al vero spirito patriottico.

Da venticinque anni in Russia domina un regime sempre più cupo e oppressivo, su cui non si può discutere né obiettare, e si è costretti a discettare delle colpe di Eltsin e Gajdar. La storia viene continuamente riscritta e riadattata, nei manuali obbligatori per le scuole di ogni ordine e grado, fino alla rimozione della lapide commemorativa delle vittime del lager delle Solovki dalla piazza della Lubjanka, il regno del Kgb-Fsb da cui proviene il tipo antropologico putiniano. In molte città vengono invece nuovamente eretti i monumenti a Stalin, il vero capostipite di questa forma di umanità insensibile e aggressiva, retrograda e apocalittica che oggi domina un Paese sempre più irriconoscibile e degenerato, anche rispetto alle sue epoche più sanguinarie.

Uno dei massimi sostenitori e ideologi putiniani, l’oligarca ortodosso Konstantin Malofeev, ha rivolto un augurio di Capodanno dagli schermi del suo canale televisivo Tsargrad, assicurando che “quest’anno sarà tutto diverso, senza quel vecchio fanatico di Biden e con una persona pragmatica e amante della Russia come Trump”, rivelando i veri sentimenti dei russi per una figura che riflette in gran parte le dimensioni della “antropologia sovranista”. Un quarto di secolo è un lungo periodo, che ha superato quelli di molti altri dittatori della Russia antica e moderna, e soprattutto ha fatto dimenticare le luminose visioni della “fine della storia” nella globalizzazione economica e tecnologica. Si apre un’era di isolamento universale, da Trump a Putin, dall’Oriente all’Occidente, dove ciò che sembra scomparire non è soltanto la democrazia e la pace, le libertà e i diritti, ma la stessa persona umana.

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 213 – I MISTERI DELLA VITA PUBBLICA DI GESU’

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BUONA DOMENICA

BATTESIMO DEL SIGNORE (C)

Cari amici, con la Festa del Battesimo di Gesù inizia la Vita pubblica del Signore, che si reca presso  il fiume Giordano dove Giovanni sta preparando il popolo alla venuta del Messia con un battesimo di conversione.

Ciò che colpisce in primo luogo è la fede di Giovanni che, vedendo Gesù avvicinarsi, mescolandosi con i peccatori, lo indica come l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo,

Sono queste parole del Precursore che ci aiutano a comprendere il significato del Battesimo che Gesù si appresta a ricevere.

Con questo gesto Gesù rivela il significato profondo della sua missione redentrice, che è quello di prendere sulle sue spalle tutti i peccati del mondo al fine di espiarli con il sacrificio della sua vita mediante la morte in Croce.

Per questo motivo il nostro Battesimo ha l’efficacia di purificarci radicalmente dai nostri peccati, perché Cristo li ha espiati al nostro posto e per nostro amore.

L’efficacia del Battesimo cristiano è tale che, chi lo ricevesse con fede dalla Chiesa e subito dopo dovesse morire, andrebbe direttamente in paradiso.

Per questo immenso dono di grazia la Chiesa battezza i bambini fin dalla nascita, perché siano purificati dalla macchia del peccato originale e divengano il Tempio della Santissima Trinità.

La veste candida dell’innocenza battesimale viene perduta col peccato mortale, ma può essere riacquistata con il pentimento e la Confessione sacramentale.

Beati coloro che trascorrono tutto il tempo della vita senza profanare  la presenza di Dio nel loro cuore e arrivano al traguardo dell’eternità rivestiti della santità e della grazia ricevute nel Battesimo.

Chi siano e quanti siano solo Dio lo sa, ma non c’è dubbio che fra i santi non manchino queste figure straordinarie che illuminano il mondo.

Non meno importanti per il Regno di Dio sono le moltitudini che peccano ma poi si pentono cambiando vita e aprendo il cuore a Dio.

Mettiamo perciò come obbiettivo in questo Giubileo l’impegno di riacquistare la Grazia battesimale e di lottare per conservarla, in modo tale da testimoniare la presenza salvifica di Cristo in questo mondo dove abbonda la schiavitù del peccato.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Mentre Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 3,15-16.21-22
 
In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
 
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

La Chiesa sa che le apparizioni di Medjugorje sono terribilmente vere

Spett. Padre Livio!

Un sincero grazie Padre, per queste Sue lucidissime osservazioni (Editoriale: “Il significato profetico del rotolo di Mirjana”)  e le novità in riferimento alla divulgazione dei segreti (non più tramite Padre Petar Ljubičić)… Un fatto, sicuramente di estrema importanza…

Ma lascio a Voi e allo Spirito Santo, che cosi spesso illumina le Vostre interpretazioni, di scoprirci in prossime puntate qualche dettaglio in più in questa direzione!

Ma, comunque sia, una cosa è certa: anche se qualcuno osasse di ostacolare le intenzioni della Regina della Pace, Lei vincerà!

Padre, se Lei sapesse quanto bene Le vogliamo e preghiamo per la Sua salute!

Un cordiale saluto da Nova gorica, Slovenia!  

E.


Caro E.

Personalmente penso che la Madonna fin dall’inizio abbia voluto che a rendere noti i Segreti fosse la Chiesa, sia pure tramite il Rotolo profetico di Mirjana. Già la Veggente nella sua Autobiografia aveva ipotizzato che potesse essere il Papa a rivelarli. “Ne avrebbe l’Autorità” ha scritto.

Infatti uno degli effetti più importanti del “Nulla Osta” è la decisione di Roma di occuparsi sia dei Messaggi come dei Segreti. Lo stesso Delegato a Medjugorje ha affermato che Lui fa solo da tramite, mentre le decisioni vengono prese in Alto.

Che sia il Papa a me sembra assolutamente necessario perché la posta in gioco è la massima che si possa immaginare.  Si tratta infatti del futuro della Chiesa e della stessa umanità.

Ciò che la Chiesa ai vertici  pare sempre meglio  comprendere, anche se è molto prudente nel parlare, è che le apparizioni di Medjugorje siano tremendamente vere e che le parole della Madonna non possono averle inventate i Veggenti.

Il progetto mariano  da Fatima a Medjugorje è una realtà troppo seria per essere sottovalutata da chi guida la Chiesa e ciò che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno è la conferma di questa profezia in  atto.

D’altra parte le convinzioni personali di Giovanni Paolo II al riguardo, un grande Papa e un grande Santo, appaiono sempre più degne di considerazione. Fra l’altro è stato proprio Giovanni Paolo II a invitare Mirjana a Castel Gandolfo per parlare personalmente di Medjugorje.

Noi non abbiamo ancora messo a fuoco che cosa sia il  Tempo dei Segreti. Manca, una riflessione teologica adeguata perché siamo imbevuti dell’eresia modernista.

Eppure abbiamo i Vangeli, l’Apocalisse e le Lettere Apostoliche che parlano degli “Ultimi Tempi” e degli eventi che accadranno. Abbiamo il Catechismo della Chiesa Cattolica che ci spiega la realtà dell’impostura anticristica. Abbiamo le rivelazioni, mariane, di mistici e di santi che hanno profetizzato sul tempo nel quale siamo entrati.

Non vi è dubbio che il messaggio di Medjugorje sia di carattere apocalittico, perché la Madonna è scesa in campo come la Donna vestita di sole, incoronata di dodici stelle, in lotta contro il grande drago rosso.

E’ una battaglia spirituale mai vista nella storia precedente e terminerà con il trionfo di Maria e della Chiesa cattolica. Così il mondo potrà godere di un tempo di pace, prima dell’ultima rivolta e la venuta del Signore Gesù sulle nubi del Cielo a giudicare il mondo.

Man mano che andiamo avanti tutte queste profezie divine diventeranno sempre più chiare a tutti quelli che hanno un cuore puro. La stessa Chiesa diventerà il soggetto con quale la Madonna combatterà e vincerà.

Noi, nel nostro accecamento, non abbiamo idea di ciò che accadrà sulla terra dal terzo Segreto fino al decimo. Si tratta di avvenimenti inimmaginabili che scuoteranno il mondo e lo cambieranno.

Prepariamoci rinnovando noi stessi e prendiamo sul serio la presenza della Regina della pace che abbiamo colpevolmente snobbato fin troppo a lungo.

Ave Maria

Padre Livio

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