La Chiesa avrà il coraggio di annunciare i segreti?
Buonasera padre Livio,
Oggi mi è sorto un pensiero che vorrei condividere con lei: se la Chiesa sarà responsabile di annunciare i segreti, può succedere, come a Fatima, che è passato tanto tempo e quando è stato fatto, il terzo segreto non è stato rivelato completamente? Può essere che chi sarà responsabile di parlare e annunciare cose tremende, indori la pillola per evitare il panico?
Grazie
Monica
Cara Monica,
La Chiesa nel corso della sua storia ha compiuto cose straordinarie per testimoniare la sua fede. Basti pensare che i Papi dei primi secoli sono stati quasi tutti martiri.
Lo Spirito Santo guida e sostiene la Chiesa con i doni della Sapienza e della Fortezza.
Il nostro compito è quello di aiutare i nostri Pastori con la nostra fede, la nostra preghiera e il nostro coraggio.
Il mese di ottobre, oltre che al Santwo Rosario, è dedicato agli Angeli. Gli Angeli e i Demoni, che sono anch’essi Angeli, ma ribelli e decaduti, esistono. Essi sono puri spiriti, persone reali e distinte, creature dotate di anima e non di corpo. La Chiesa lo ha professato fin dall’inizio con il simbolo niceno-costantinopolitano e lo ha confermato nel Concilio Lateranense IV (1215), la cui formulazione è ripresa dal Concilio Vaticano I che dice: Dio «creò insieme dal nulla fin dall’inizio del tempo l’una e l’altra creatura, quella spirituale e quella corporea, cioè l’angelica e la terrena, e quindi creò la natura umana come ad entrambi comune, essendo costituita di spirito e di corpo». Ossia, Dio creò fin dal principio entrambe le realtà: quella spirituale e quella corporale, il mondo terreno e quello angelico.
Il teatro della creazione degli Angeli fu il Cielo dove, al loro primo aprirsi alla coscienza, essi furono chiamati ad adorare Dio, i suoi piani, la sua volontà. Gli Angeli furono le prime creature razionali e libere dell’universo. In quanto esseri razionali ebbero la possibilità di conoscere in maniera immediata e intuitiva la Verità di Dio, loro Causa e loro Bene supremo. In quanto esseri liberi, ebbero la possibilità di rifiutare la Volontà di Dio, il suo piano dell’universo. Lucifero, il primo degli angeli, ammirò la propria bellezza, pretese di essere uguale a Dio, rifiutò di servirlo. Una terza parte degli Angeli lo seguì (Apoc. 12, 14), ma tutti gli altri Angeli, guidati da san Michele insorse al grido “Quis ut Deus?”, “Chi è come Dio?”.
Il bene e il male entravano nella storia dell’universo. Una battaglia avvenne in cielo (Ap. 12,7-9): Michele e gli Angeli buoni precipitarono nell’inferno Satana e gli Angeli ribelli. Non fu però uno scontro tra il bene e il male, ma tra buoni e cattivi: e questo perché il male non è una sostanza, come dice sant’Agostino perché, se fosse una sostanza sarebbe buono (Confessioni, III, 7, n. 12). Se Satana fosse il male, esisterebbe un dualismo ontologico nell’universo, come ritenevano i catari, che contrapponevano il Dio del male dell’Antico Testamento, al Dio buono del Nuovo. Gli Angeli, invece, insegna la Chiesa nel Concilio Lateranense IV (1215) contro i catari, «sono stati creati buoni da Dio ma sono diventati cattivi per loro propria volontà».
Ciò che ha diviso il mondo dei puri spiriti in buoni e cattivi non è stata quindi una divisione ontologica, né una separazione stabilita da Dio, ma una scelta morale, frutto della libertà propria della natura spirituale degli Angeli. I buoni hanno scelto Dio come Bene supremo e definitivo, rivolgendosi a Lui con tutta la forza interiore della loro libertà. I cattivi lo hanno invece rifiutato e odiato, radicandosi irreversibilmente nel loro rifiuto.
Alle radici del peccato di Lucifero, come di ogni peccato, vi è una profonda superbia. Alle radici della fedeltà di san Michele, il suo avversario, vi è una ancor più profonda umiltà. La superbia e l’umiltà sono i due assi della storia del mondo creato. Attorno a questi due atteggiamenti dello spirito si sono formate due città, la città di Dio e la città di Satana di cui parla sant’Agostino, destinate a scontrarsi nella storia fino alla fine dei tempi. La scelta degli Angeli infatti continua a ripetersi sulla terra ogni istante per gli uomini, fino al momento della morte.
L’Apocalisse descrive l’ultimo atto di questa battaglia che si concluderà alla fine dei tempi, quando il Signore manderà i suoi Angeli per raccogliere tutti i giusti dai quattro punti cardinali. Gli Angeli imprimeranno il sigillo del Dio vivente sugli eletti che guideranno con sicurezza nella battaglia (Apoc. 7, 2). Al suono delle trombe eseguiranno i castighi di Dio sulla terra, annunciando la vittoria di Cristo (Ap. 8,2). Alla fine del mondo, «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella gloria con tutti gli angeli, allora siederà sul trono della gloria e tutte le nazioni saranno adunate innanzi a lui ed egli separerà gli uni dagli altri» (Mt. 25, 31-32).
La battaglia degli Angeli che avvenne quando Dio Creò l’universo, non è una raffigurazione mitica ma un evento storico perché è avvenuta nel tempo, un attimo dopo la creazione del tempo stesso: è un evento che apre per così dire il tempo, ed ha perciò un valore paradigmatico, di modello di tutto ciò che da allora sarebbe accaduto nel corso della storia.
La storia, dal suo inizio alla sua fine, è la ripetizione ininterrotta di questo evento: la scelta radicale pro o contro Dio e il suo Provvidenziale disegno sull’universo. I protagonisti però non sono più solo gli Angeli e Demoni, ma soprattutto gli uomini che nella storia vivono, operano e muoiono.
La loro scelta non è di un attimo, come quella degli Angeli, ma dura il tempo di una vita, si conclude nel momento della morte, che è l’ora della scelta ultima e definitiva, da cui non si torna indietro. È nella radicalità e nella universalità di questa scelta che si esprime nella sua forma più alta la libertà delle creature spirituali, Angeli o uomini che siano.
«Un aborto è un omicidio, si uccide un essere umano», così ha dichiarato il Papa durante il ritorno dal suo recente viaggio apostolico in Belgio, il 46°, conclusosi il 29 settembre. Abbiamo così avuto modo di ascoltare parole di netta verità su un principio assolutamente inconfutabile e il Papa, nel farlo, ha usato parole senza pericolo di ambiguità: «i medici che si prestano a questo sono, permettetemi la parola, sicari». Quindi «su questo non si può discutere», perché «la scienza ti dice che al mese del concepimento ci sono tutti gli organi già… Si uccide un essere umano».
Non siamo più abituati, purtroppo, alla verità dei concetti, seppure evidenti come lo sono la cultura/politica a favore della vita e la cultura/politica a favore della morte.
A partire dagli ultimi decenni del XX secolo, l’assassino di una persona “in erba” è una pratica autorizzata per legge in numerosi Paesi nel mondo, soprattutto in Occidente, a discrezione della donna e nei primi mesi della gestazione. Nonostante ci sia, quindi, un’ampia diffusione di questa pratica legislativa, i dibattiti e i dubbi sulla liceità dell’aborto continuano ad essere parte integrante delle nostre società. Con l’edulcorata espressione linguistica «interruzione volontaria di gravidanza», questo tragico problema, che trafigge le coscienze, continua a circolare, e ciò avverrà fin tanto che non sarà chiara a tutti la sacro santa verità pronunciata dal Papa: «Un aborto è un omicidio, si uccide un essere umano», a cui si sono aggiunte le parole, altrettanto reali: «Le donne hanno diritto alla vita, la vita loro e la vita dei figli». Uccidere i figli significa commettere un abominio, indipendentemente da quanti mesi abbia la creatura destinata alla vita e indipendentemente dai problemi che può avere la madre. Non ha forse scandalizzato tutta quanta l’opinione pubblica l’orrenda fine dei piccoli, senza nome, che Chiara Petrolini ha sepolto in giardino a Parma? E che cosa c’è di diverso dai piccoli, senza nome, assassinati nel grembo materno?
Il viaggio apostolico in Belgio è stata anche occasione per annunciare una importante iniziativa del Pontefice: a conclusione della visita ha annunciato che avvierà il processo di beatificazione di Baldovino (1930-1993), re del Belgio dal 1951 al 1993, il quale, salito al trono in una fase di crisi politica, di cui peraltro fu costellato il suo lungo regno, affrontò la questione dell’aborto, manifestando la propria fede cattolica; non gestendola, quindi, come fatto religioso privato, ma come realtà pubblica che ha inciso sulle sue scelte a livello nazionale. Atteggiamento ben diverso rispetto a figure di potere che dichiarano di essere cattoliche e poi si comportano come non lo fossero, pensiamo, per esempio, a molti esponenti della vecchia Democrazia Cristiana oppure a contemporanei politici.
Figlio di re Leopoldo III (1901-1983) e della regina Astrid (1905-1935), Baldovino rimase orfano a cinque anni della madre, morta in seguito ad un incidente automobilistico. Durante la Seconda guerra mondiale, la famiglia reale fu tenuta prigioniera nel castello di Laeken (1940-1944); successivamente, i sovrani furono deportati prima in un campo di prigionia tedesco e poi in uno austriaco, per essere poi liberati dagli americani nel maggio del 1945.
Con la fine del conflitto bellico la famiglia reale visse in esilio, in Svizzera, fino al 1950, quando, dopo un referendum popolare, Leopoldo III ebbe poté far ritorno in patria. Tuttavia, il referendum aveva decretato che le Fiandre erano favorevoli al Re, mentre la Vallonia era contraria. Al fine di non dividere il Paese, Leopoldo III abdicò il 16 luglio del 1951 in favore del figlio maggiore Baldovino, che all’età di 21 anni divenne sovrano e quinto Re dei belgi. Sono anni segnati dalla questione che vedeva contrapposti i sostenitori della scuola cattolica, di cui il sovrano era fautore convinto, e quelli della scuola pubblica e sono anche gli anni della fondazione della CECA (Comunità Europee del Carbone e dell’Acciaio), 1951, e della CEE (Comunità Economica Europea), 1957. Intanto, pesanti rivolte si susseguono per l’indipendenza del Congo dal Belgio. Il 30 giugno 1960 Baldovino assiste alla cerimonia d’indipendenza a Leopoldville e, al Parlamento riunito in seduta comune, dopo una inaspettata ovazione da parte di tutti i deputati congolesi, il Re espone un elogio alla colonizzazione e a quanti progetti belgi erano stati messi in atto con ottimi risultati per i congolesi in quella terra africana.
Proprio nel 1960 sposò nella cattedrale di Bruxelles la contessa Fabiola de Mora y Aragón (1928-2014), che divenne la regina Fabiola del Belgio, la quale ebbe cinque gravidanze, ma tutte quante terminate con aborti spontanei: fu una pesante croce che la coppia reale dovette sopportare e lo fece con fede, speranza e carità. Pertanto, la successione dinastica passò al principe Filippo, classe 1960, figlio del fratello Alberto II, classe 1934.
Nel 1976, con i fondi raccolti durante i festeggiamenti per il venticinquesimo anno di regno, venne istituita la Fondazione re Baldovino con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita della popolazione sul piano economico, sociale, culturale e scientifico.
Nonostante il Belgio sia una monarchia parlamentare, dove il monarca non può esprimere pubblicamente le sue opinioni senza l’approvazione del Parlamento, Baldovino, molto amato dal popolo, ebbe sempre un’importante influenza sui governi che si susseguirono durante i suoi quarantadue anni di regno. Sotto il suo mandato il Belgio si trasformò in uno Stato federale e il suo Re difese profondamente l’unità della Nazione, benché, nell’ambito della questione linguistica, esistano delle divisioni con le due lingue ufficiali: il fiammingo e il francese.
Il candidato all’onore degli altari, su espressa volontà di papa Francesco, fu un uomo profondamente cattolico e tutta la sua esistenza è stata testimonianza del suo credo. Nel 1990, non volendo firmare la legge favorevole all’aborto approvata dal Parlamento, espose le sue ragioni in una lettera all’allora primo ministro Wilfried Martens. Fu così che il Parlamento, applicando una particolare interpretazione dell’articolo 93 della Costituzione (art. 82 secondo la precedente numerazione), prese atto di una temporanea «impossibilità di regnare» da parte di Baldovino, promulgando, in vece del Re, il provvedimento in data 3 aprile. Il 5 aprile seguente, con una nuova constatazione della pienezza delle funzioni del sovrano, quest’ultimo fu ristabilito dal Parlamento alle proprie funzioni.
Pensiero spirituale sulla Nota di approvazione di Medjugorje: 8) L’azione dello Spirito Santo
Cari amici, nel documento della Santa Sede viene messa a fuoco la presenza di Dio, che ha un primato assoluto nei Messaggi di Medjugorje. Gesù Cristo è centrale per la Madonna che lo chiama “Mio Figlio”. Lo Spirito Santo, invece, fino a non molto tempo fa, veniva chiamato chiamato “il Dio sconosciuto”. Mentre al Padre viene data la raffigurazione umana che esprime la paternità e al Figlio la figura storica di Gesù Cristo, lo Spirito Santo viene rappresentato come una colomba, oppure con elementi della Creazione, il vento e il fuoco.
Nel nostro tempo l’azione dello Spirito Santo è stata messa in evidenza e anche la Madonna torna spesso sulla necessità di invocarlo. La sequenza che recita “Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce […]” è stata messa proprio dalla Gospa all’inizio della Santa Messa della sera a Medjugorje. Questa ampiezza di vedute nei Messaggi – che tocca i temi fondamentali della spiritualità cristiana – ci indica il loro valore. Come prova di questo abbiamo ciò che raccoglie la Nota sullo Spirito Santo nei Messaggi.
L’azione dello Spirito Santo
14. Molti messaggi invitano a riconoscere l’importanza di chiedere l’aiuto dello Spirito Santo:
La teologia sistematica assegna al Padre l’opera della Creazione, al Figlio l’opera della Redenzione e allo Spirito Santo la santificazione. Ma la realtà è che le Tre Persone agiscono in comunione fra loro, non c’è una Creazione senza il Figlio e lo Spirito Santo, così come la Redenzione e la Santificazione. Il Padre genera eternamente il Figlio, il Figlio e il Padre spirano il soffio d’amore che è lo Spirito Santo. Perciò, lo Spirito Santo è colui che ci conduce interiormente – con il suo amore purificatore – sulla via della santità.
«La gente si sbaglia quando si rivolge unicamente ai santi per chiedere qualcosa. L’importante è pregare lo Spirito Santo perché scenda su di voi. Avendolo si ha tutto» (21.10.1983).
La Regina della pace ci invita all’invocazione ordinaria della grazia dello Spirito Santo. Esso è l’amore di Dio che ci viene donato. I doni dello Spirito Santo sono numerosissimi e tutti contenuti nella Bibbia, specialmente nelle Lettere di San Paolo e degli Apostoli. Sono doni di carattere spirituale codificati nella sapienza, nell’intelletto, nel consiglio, nella fortezza, nella scienza, nella pietà e nel Santo timor di Dio. Ce ne sono tanti altri, come il dono delle lingue, delle guarigioni, della predicazione, delle esortazioni. Ma come ci insegna San Paolo fra tutti il più grande è la carità diffusa nei nostri cuori.
Una giaculatoria mariana che si può recitare ogni giorno è: “Vieni Spirito Santo, vieni per Maria”. Infatti, il dono dello Spirito Santo nella Pentecoste– come ci è stato descritto dai mistici, teologi e artisti – vede al centro Maria Santissima. È Colui che ha fatto sì che il Figlio si incarnasse e diventasse uomo nel grembo di Maria. Sant’Agostino, commentando il Salmo che recita “Tutti là sono nati”, afferma che il “là” indica il grembo di Maria dove è stato concepito Cristo e tutte le membra – che siamo noi – attraverso lo Spirito Santo.
«Cominciate a invocare ogni giorno lo Spirito Santo. La cosa più importante è pregare lo Spirito Santo. Quando lo Spirito Santo discende su di voi, allora tutto si trasforma e vi diventa chiaro» (25.11.1983).
Lo Spirito Santo ha degli attributi particolari, prima di tutto il dono della sapienza, poi l’intelletto, il consiglio, la scienza. Sono doni che elevano l’intelligenza umana e la rende partecipe della scienza divina. Altri doni molto importanti per la vita spirituale sono la fortezza, che ci sostiene nel combattimento spirituale e nella testimonianza. Mentre i doni di carattere affettivo sono la pietà e il Santo timor di Dio, che riguardano l’atteggiamento di umiltà, di amore, di affidamento, di devozione e totale fiducia che dobbiamo avere. Invocando lo Spirito Santo abbiamo tutti questi doni che ci portano alla comprensione di Dio, al combattimento spirituale e all’umiltà.
«Prima della Messa bisogna pregare lo Spirito Santo. Le preghiere allo Spirito Santo devono sempre accompagnare la Messa» (26.11.1983).
L’invocazione allo Spirito Santo non deve avvenire solamente a inizio Messa ma per tutta la sua durata, anche attraverso i canti. La consacrazione viene compiuta invocando lo Spirito Santo, esso fa sì che il Pane e il Vino diventino il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo.
«La gente prega in modo sbagliato. Si reca nelle chiese e nei santuari per chiedere qualche grazia materiale. Pochissimi, invece, chiedono il dono dello Spirito Santo. La cosa più importante per voi è proprio implorare che discenda lo Spirito Santo, perché se avete il dono dello Spirito Santo avete tutto» (29.12.1983).
Sono tutti Messaggi del 1983, evidentemente la Regina della pace sentiva il bisogno che la gente entrasse nella dimensione della vita spirituale soprannaturale, dovuta alla grazia dello Spirito Santo.
La Gospa ha esortato molte volte a invocare lo Spirito Santo perché è grazie ad esso che noi possiamo comprende i Suoi Messaggi e la sua presenza a Medjugorje. L’evento dell’Apparizione è soprannaturale – è il Cielo che scende sulla Terra – per crederci e comprenderlo nel suo valore abbiamo bisogno della grazia dello Spirito Santo. Diversamente rischiamo che, durante le numerose Apparizioni, rimaniamo nella nostra carnalità, nella selva oscura, nella caverna. Il Mistero di Dio è inscrutabile ma lo Spirito Santo ci dà la possibilità di conoscerlo con grande umiltà, come Maria.
Maria, piena di grazia, è ricolma di tutti i doni dello Spirito Santo, gli stessi che vediamo in modo divino in Gesù Cristo. Anche noi possiamo ricevere questi doni se siamo nell’umiltà.
Lo Spirito Santo è l’attore della nostra vita spirituale, più siamo umili più riceviamo doni, più siamo presuntuosi più perdiamo questi santi doni.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”
H. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivo.it – Facebook – YouTube (in differita)
LA NOTA SU MEDJUGORIE: 8) L’azione dello Spirito Santo
«La gente prega in modo sbagliato. Si reca nelle chiese e nei santuari per chiedere qualche grazia materiale. Pochissimi, invece, chiedono il dono dello Spirito Santo. (Regina della pace)
UCCISO IL COORDINATORE DI RADIO MARIA A GOMA (REP. DEM. DEL CONGO)
Il coordinatore di Radio Maria/Goma è stato raggiunto da almeno due colpi di armi da fuoco sparati a bruciapelo al petto. Lascia la moglie e tre figli. Anche Radio Maria ha i suoi martiri
MEDIO ORIENTE: GLI ACCORDI DI ABRAMO SONO VIVI
Buona parte del mondo arabo esulta per il colpo che le forze armate israeliane hanno sferrato a Hezbollah. E non si tratta solo delle leadership arabe, ma anche della popolazione.
Articolo di Federico Rampini – Corriere della Sera – 2 Ottobre 2022
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Parlando dell’aiuto degli angeli, il Catechismo afferma una verità che conforta: «Dal suo inizio fino all’ora della morte la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione» (CCC 336).
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