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Inondazioni in Bosnia. Le piogge delle ultime ore hanno messo in ginocchio il Paese, alcune zone sono letteralmente state sommerse dall’acqua. La regione di Jablanica, tra Sarajevo e Mostar, è completamente isolata: blackout, strade interrotte così come la linea ferroviaria. Il bilancio dei morti è drammatico: il ministro della Difesa, venerdì 4 ottobre, ha riferito che ce ne sarebbero almeno 20. Decine, invece, i dispersi.

Nella zona delle precipitazioni a Jablanica, 125 Km da Medjugorje, vi è un diga che forma il grande lago di Rama. Se dovesse tracimare sarebbe un disastro per buona parte dell’Erzegovina.



LE RIVELAZIONI SUL PRIMO SEGRETO DELLA VEGGENTE MIRIANA

“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.
L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.
Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.
“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”
e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.
La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.
Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.
Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:
”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.
Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere
Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:
“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.
“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“
Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:
“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.
Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:
“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.
Fonte: Medjugorje Italia
(blogdipadrelivio.it)
“Attaccheremo ancora la Palestina occupata”
La Repubblica – 5 Ottobre 2024 – dai nostri inviati Gabriella Colarusso (Beirut) e Fabio Tona
I media israeliani dicono che Safieddine, successore di Nasrallah è stato ucciso a Beirut. Biden: “Israele valuti di non colpire“
Un discorso breve, da belligerante, armato. «Il 7 ottobre è stato un atto legittimo, così come legittima è la nostra risposta contro Israele», ha esordito la Guida Suprema della Repubblica islamica dell’Iran durante la preghiera del venerdì nella grande moschea di Teheran, dove si teneva la commemorazione per la morte di Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah. Accanto all’ayatollah Ali Khamenei c’era un fucile, come vuole la tradizione sciita secondo cui un sermone senza impugnare un’arma non è efficace. In questo momento, però, dopo i 181 missili balistici lanciati sulle città di Israele e l’attesa dell’annunciata rappresaglia, la tradizione si carica di simbolismo e dei più neri presagi.
«Se necessario attaccheremo ancora la Palestina occupata», promette la Guida Suprema, mentre il governo dello Stato ebraico sta studiando quando e come colpire l’Iran, cercando un punto di compromesso col presidente Biden che ieri ha invitato Israele a «valutare obiettivi alternativi ai pozzi petroliferi» e ha aggiunto: «Si evitino le vittime civili».
Nel giorno della commemorazione di Nasrallah («Era un fratello, il mio orgoglio, il volto amato dell’Islam»), Khamenei si è rivolto ai libanesi invitandoli a «non disperare», perché «il regime sionista non sarà mai vittorioso su Hamas ed Hezbollah». Ha poi lanciato un appello ai Paesi arabi, compresi quelli di fede sunnita: «Il nemico dell’Iran è il nemico della Palestina, del Libano, dell’Iraq, dell’Egitto, della Siria e dello Yemen».
Ad ascoltarlo tra i funzionari del regime c’era Abdullah Safieddine, capo dell’ufficio di Hezbollah e fratello di Hashem Safieddine, il possibile successore di Nasrallah. Di cui, però, da ventiquattr’ore non si ha più traccia. Secondo i media israeliani è rimasto ucciso anche lui, come il capo delle comunicazioni del Partito di Dio Muhammad Rashid Sakafi, nel massiccio raid dell’aviazione israeliana di giovedì notte, avvenuto ancora una volta nel quartiere sciita di Dahieh, a Beirut. Sul bunker di al-Marija, ritenuto essere la sede dell’intelligence di Hezbollah e al cui interno secondo i giornali locali era in corso la riunione per nominare Hashem Safieddine, i jet israeliani hanno scaricato 73 tonnellate di bombe. Per eliminare Nasrallah ne avevano usate 80.
Trump: Israele dovrebbe colpite i siti nucleari iraniani
Israele dovrebbe colpire i siti nucleari iraniani. Lo afferma Donald Trump, nel corso di un comizio in North Carolina. «La risposta doveva essere: colpite il nucleare prima e preoccupatevi poi», ha detto il tycoon a chi gli chiedeva cosa pensasse della risposta data dal presidente americano Joe Biden sulla possibilità che lo Stato ebraico colpisca gli impianti atomici di Teheran. Biden si è detto contrario e nelle ultime ore ha frenato anche sul colpire i giacimenti petroliferi. «Se lo faranno, lo faranno. Scopriremo quali sono i piani» di Israele, ha aggiunto Trump. Il governo israeliano, secondo quanto riferito da Biden, non ha ancora definito la sua risposta all’attacco dell’Iran.
(Corriere della Sera 5 Ottobre 2024)
L’appello del Papa: il 7 ottobre preghiera e digiuno per implorare la pace nel mondo
Come già per Siria, RD Congo e Sud Sudan, Libano, Afghanistan, Ucraina e Terra Santa dal 2013 al 2023, Francesco indice per il prossimo lunedì, primo anniversario dell’attacco terroristico di Hamas a Israele, una giornata di orazione e astensione di pasti per invocare il dono della pace. E annuncia una visita domenica 6 ottobre a Santa Maria Maggiore per recitare il Rosario e pregare la Madonna, chiedendo la partecipazione di tutti i membri del Sinodo
(Vatican News)
🙏🕊LUNEDÌ 7 OTTOBRE : IN DIRETTA SU RADIO MARIA H.16.00 ROSARIO MONDIALE DI RADIO MARIA DAL LIBANO presso IL SANTUARIO NOSTRA SIGNORA DI HARISSA
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Francesco Ognibene venerdì 4 ottobre 2024
Il premier che annuncia di voler esprimere al nunzio la protesta ufficiale per quel che il Papa ha detto sull’aborto mostra l’idea che la Chiesa possa essere zittita quando dà voce pubblica al Vangelo
L’incomprensione della parola del Papa durante e dopo il suo breve viaggio in Lussemburgo e Belgio appare persino eclatante se si pensa alla sintonia profonda che invece Francesco ha suscitato dall’altro capo del mondo, tra Indonesia e Singapore, Paesi visitati solo qualche settimana prima e che si riconoscono in tradizioni culturali e identità religiose profondamente diverse rispetto a quelle che plasmano l’Europa.
La lode che Francesco ha rivolto alla testimonianza di Baldovino, sovrano belga amato per la sua integrità e coerenza, gli ha fruttato addirittura lo sdegno del primo ministro di Bruxelles Alexander De Croo che ha annunciato l’intenzione di convocare il nunzio in Belgio per dirgli con un «messaggio chiaro» che «ciò che è successo è inaccettabile». Il Papa ha osato indicare l’esempio di un re che antepose la coscienza a ogni altro potere scegliendo di cedere lo scettro – fosse pure per poche ore: ma lo fece davvero – piuttosto che lasciare che a far entrare in vigore la legalizzazione dell’aborto fosse la sua firma. Sarà pur vero che il liberale De Croo, sconfitto alle recenti politiche, è dimissionario e che il suo annuncio potrebbe essere stato reso a uso dei media, cercando di recuperare quell’approvazione che lo ha allontanato dal potere (una coazione, stavolta, e non una scelta…). Resta che l’ha veramente detto, spingendosi oltre il limite del rispetto istituzionale che sarebbe comunque il minimo esigibile nelle relazioni tra Stato e Chiesa. Un’uscita sgarbata e infelice, singolarmente muscolare, che suona ancor più stonata se si pensa che intende sanzionare parole di accorata ammirazione pronunciate dal Papa come omaggio non rituale a uno dei simboli del Paese.
L’aria che tira in Belgio (e non solo: si pensi ai toni belligeranti riservati da mesi in Italia ai volontari per l’accoglienza della vita nascente) era già chiara quando, con il Papa ancora a Bruxelles, l’Università Cattolica di Lovanio aveva preso le distanze dalle sue riflessioni sulla specificità femminile, come imbarazzata dalla parola evangelicamente chiara di Pietro. Tutto lascia traccia, nulla va considerato come un semplice episodio: e qui si coglie ancora l’eco dell’irruzione dei gendarmi 14 anni fa nell’Arcivescovado di Bruxelles dov’era in corso una riunione della Conferenza episcopale, 9 ore di sequestro dei vescovi a caccia di prove sugli abusi, con tanto di tombe di cardinali scoperchiate nella cripta della cattedrale. Quando si diceva che andando in Belgio il Papa avrebbe affrontato il centro della scristianizzazione europea era a un simile contesto estremo che si pensava. Ed è questa realtà di cesura immemore delle radici cristiane che stiamo sperimentando. Con tutte le sue incredibili manifestazioni pubbliche.
La convocazione di un ambasciatore per esternargli una protesta formale la si riserva in diplomazia ad atti ostili, provocazioni aggressive, atteggiamenti e scelte che contrastano con la propria mentalità. Ed è questo il punto. Ribadendo il giudizio etico della Chiesa sull’aborto, con la franchezza in difesa della vita che usa quando parla anche di poveri e migranti, il Papa di certo ormai scandalizza ma non fa altro che esprimere liberamente un pensiero che può non essere condiviso eppure resta il riferimento per tutta la Chiesa, segno di unità, voce pubblica di una comunità credente che si riconosce in un’autorità differente dai poteri del mondo. Dentro ciò che la Chiesa dice in forza di questo suo nutrirsi del Vangelo e del suo sguardo sulla persona, originale in ogni tempo, c’è una libertà che nessun potere può pretendere di ridurre alle sue ragioni, nessuna cultura deve credere assoggettabile alle proprie logiche, e che di certo non si può sperare di zittire, meno che mai con parole e gesti intimidatori.
La Chiesa, il Papa, i credenti restano liberi, della libertà dei figli di Dio che ha un’origine ben diversa da quella assicurata da una legge o dal consenso dell’opinione pubblica, vero, presunto, o solo cercato. Essere in disaccordo, anche radicale, con ciò che essa dice grazie a questa inattaccabile libertà è ovviamente del tutto legittimo. Chiamarla a rapporto per dirle in faccia che non può farlo è tutt’altra cosa, e va a ledere la stessa natura democratica delle società europee, fondata su quella visione della persona che proprio il cristianesimo ha piantato nel cuore della civiltà continentale.
Definire «criminali» e «omicide» leggi che mettono in discussione la vita umana fino a consentire di sopprimerla può essere soggetto a discussioni e dibattiti – e lo è, eccome –, ma la stessa libertà di scelta che si dice di voler difendere dovrebbe impedire di mettere a tacere chi la pensa diversamente: tanto più se è la Chiesa, che quella libertà ha scolpito nei suoi inconfondibili tratti umani dentro la coscienza europea. Non è nemmeno immaginabile una società o un Paese dove la Chiesa per non vedersi richiamata all’ordine dal governo di turno deve allinearsi silente a mentalità, leggi e provvedimenti che non riconoscono l’infinita dignità di ogni vita umana, sia essa ancora avviata alla nascita oppure alla deriva dentro un barcone stipato di migranti, sfruttata nei campi o reclusa in luoghi disumani di detenzione.
È a nome di tutti loro che il Papa leva la sua libera voce. Lo fa anche per restituire sia evidenza a una realtà che spesso manipoliamo per rendercela accettabile sia, a noi credenti troppo spesso àfoni, la voce che a volte sembra spegnercisi in gola

Pensiero spirituale sulla Nota di approvazione di Medjugorje: 10) Il forte peso del male e del peccato
Cari amici, esaminiamo quella parte della Nota della Congregazione per la Dottrina della fede che parla del forte peso del male e del peccato. La Nota ha voluto analizzare quei Messaggi attraverso i quali la Madonna in qualche modo ha reso consapevole la nostra generazione di peccato; uno dei carismi dello Spirito Santo è proprio quello di convincere il mondo di peccato, di rendere consapevoli che il male esiste e fa male, quindi dobbiamo liberarcene.
In questo senso la Regina della pace ha dato molti messaggi attraverso i quali abbiamo compreso la grande apostasia che il nostro tempo ha vissuto, l’allontanamento da Dio, l’abbondare del peccato e quindi anche il valore enorme della conversione, se collocato in un cammino controcorrente che è necessario fare.
Il figliol prodigo, dopo essersi allontanato da casa, si è ritrovato in una situazione non più vivibile dal punto di vista esistenziale e quindi ha sentito il bisogno di alzarsi e fare ritorno a casa. È proprio nella Parabola del Padre Misericordioso che si collocano molti Messaggi della Madonna che esortano a tornare a Dio dal quale ci siamo allontanati. Nel medesimo tempo, la Regina della pace ha usato anche espressioni molto severe a riguardo: «Oggi molti vanno all’inferno» (25 luglio 1982), è una affermazione che richiama le parole dette a Fatima.
A Medjugorje la Madonna ha dato una serie di Messaggi che ci spingono ad aprire gli occhi sulla realtà del peccato e su chi lo ispira, che è il principe di questo mondo. Sono numerosi i Messaggi riportati dalla Nota e che descrivono il male, ma sempre in una prospettiva di redenzione. La Madonna parla del peccato come una malattia dalla quale si può e si deve guarire con la preghiera e con la conversione. I Messaggi della Gospa sul peccato sono una sorta di catechesi per fare un’autoanalisi e capire se siamo prigionieri del peccato.
Il forte peso del male e del peccato
16 Allo stesso tempo, appare un’insistente esortazione a non sottovalutare la gravità del male e del peccato e a prendere molto sul serio la chiamata di Dio a lottare contro il male e contro l’influsso di Satana.
Umanamente, errando, siamo portati a edulcorare la realtà e a sminuire i peccati declassandoli a piccole mancanze. A volte trasmutiamo in diritti quelli che sono dei delitti. Questa è una delle responsabilità della Chiesa, ovvero rendere consapevoli del peccato. Sappiamo che la Madonna ha dato numerosi Messaggi che riguardano satana.
Altro invito frequente, poi, è quello a non spaventarsi dinnanzi alle prove.
Le prove possono essere quelle che viviamo quotidianamente o quelle che si prospettano all’orizzonte, il tempo dei dieci Segreti.
Si annuncia, a seconda dei casi, che il presente è un tempo di grazia e un tempo di prova. Quest’ultimo elemento è espresso, a volte, anche con toni molto forti: c’è disperazione ovunque, tutto crolla, etc., ed è legato soprattutto alla mancanza di fede e alla lontananza da Dio di buona parte delle persone.
La Madonna non ci nasconde il male, allo stesso modo di Gesù che nel Vangelo ne parla apertamente. La Regina della pace ci invita alla conversione, alla Confessione e al cammino di santità. La differenza fra le profezie false catastrofiche e quelle vere mariane è che le prime non aprono il cuore alla speranza, la Regina della pace mette sempre all’orizzonte il trionfo del Suo Cuore Immacolato, cioè la vittoria dell’amore.
Da qui nasce l’invito ad offrire a Dio ogni sofferenza e difficoltà perché portino frutti di grazia e di consolazione interiore: «Io non piango solamente perché Gesù è morto. Io piango perché Gesù è morto dando fino all’ultima goccia del suo sangue per tutti gli uomini, ma molti miei figli non vogliono trarre da questo alcun beneficio» (01.04.1983).
La Nota prosegue citando dei Messaggi della Regina della pace. In questo è racchiusa la profezia di Simeone: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione e anche a te una spada trafiggerà l’anima, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2, 34-35).
«Guardatevi intorno, cari figli, e vedrete quanto è grande il peccato che domina su questa terra. Perciò pregate perché Gesù trionfi» (13.09.1984).
La Madonna ci mostra il peccato ma anche Colui che lo sconfigge, Cristo.
«Cari figli, sapete che vi ho promesso un’oasi di pace, ma sapete che accanto all’oasi esiste il deserto, dove satana sta in agguato e cerca di tentare ciascuno di voi. Cari figli, solo tramite la preghiera potrete vincere ogni influenza di satana nel luogo in cui vivete. Io sono con voi, ma non posso privarvi della vostra libertà» (07.08.1986).
La Madonna ha detto che ovunque Lei va con Suo Figlio viene subito raggiunta da satana; inoltre ha aggiunto che la preghiera vince su satana e che dipende da noi accogliere o meno la salvezza. La grandezza della libertà umana è paragonabile alla sua pericolosità e nel tempo dei Segreti tutti saremo posti davanti alla scelta di credere alla salvezza che viene da Cristo o alla falsa salvezza che viene dall’anticristo.
«In qualunque luogo io vada, ed è con me pure mio Figlio, là mi raggiunge anche satana. Voi avete permesso, senza accorgervene, che prendesse il sopravvento in voi, che vi dominasse […]. Non cedete, figli miei! Asciugate dal mio volto le lacrime che verso osservando quello che fate. Guardatevi intorno! Trovate il tempo per accostarvi a Dio in Chiesa. Venite nella casa del Padre vostro. Trovate il tempo per riunirvi in famiglia e supplicare la grazia da Dio. […] Non guardate con disprezzo il povero che vi supplica per una crosta di pane. Non cacciatelo dalla vostra mensa piena. Aiutatelo! E anche Dio aiuterà voi […]. Voi, figli miei, avete dimenticato tutto questo. In ciò ha contribuito anche satana. Non cedete! […]. Non voglio rimproverarvi ulteriormente; voglio invece invitarvi ancora una volta alla preghiera, al digiuno, alla penitenza» (28.01.1987).
Questo Messaggio è puramente evangelico.
«Cari figli, vi invito tutti in modo speciale alla preghiera e alla rinuncia perché, adesso come mai prima, satana desidera sedurre più gente possibile sul cammino della morte e del peccato. Perciò, cari figli, aiutate il mio Cuore Immacolato affinché trionfi in un mondo di peccato» (25.09.1991).
Anche questo Messaggio è un forte appello alla conversione, ad andare controcorrente di fronte a un mondo tentatore e corruttore. La preghiera e la rinuncia sono le due armi necessarie per combattere il maligno. La rinuncia è un esercizio spirituale importantissimo, davanti alle offerte del maligno dobbiamo imparare a dire di no. La Madonna prima esorta alla lotta e poi ci indica come ottenere la vittoria del Suo Cuore Immacolato in un mondo di peccato. Si trionfa praticando il bene e rinunciando al male.
«Non permettete che Satana vi trascini e faccia di voi quello che vuole. Io vi invito a diventare responsabili e decisi e a consacrare a Dio ogni giorno» (25.01.1998).
La Madonna ci dice che satana ci porta con sé nell’abisso della perdizione; inoltra ci invita a consacrare a Dio ogni nostro giorno, ogni istante della nostra giornata.
«Adesso, come mai prima, satana desidera soffocare con il suo vento contagioso dell’odio e dell’inquietudine l’uomo e la sua anima. In tanti cuori non c’è gioia perché non c’è Dio né la preghiera. L’odio e la guerra crescono di giorno in giorno. Vi invito, figlioli, iniziate di nuovo con entusiasmo il cammino della santità e dell’amore perché io sono venuta in mezzo a voi per questo. Siamo insieme amore e perdono per tutti coloro che sanno e vogliono amare soltanto con l’amore umano e non con quell’immenso amore di Dio» (25.01.2015).
La Regina della pace parla del vento dell’odio e dell’agitazione; questo Messaggio si colloca nel periodo del terrorismo jihadista. La Madonna dice che se nel cuore non ci sono Dio e la preghiera, non c’è gioia. Maria è qui per risvegliare le nostre anime e infiammarle del fuoco dell’amore di Dio. L’amore umano è interessato, egoista, calcolatore e traditore, noi dobbiamo testimoniare, invece, l’amore di Dio che è gratuito, disinteressato, incondizionato.
In tutti questi anni la Regina della pace ha voluto aprirci gli occhi sulla realtà del peccato, soprattutto perché stiamo vivendo un periodo storico in cui il male è sminuito e non si parla nemmeno più dell’inferno. L’appello alla conversione è indice della grande Misericordia di Dio ma bisogna decidersi prima che sia troppo tardi.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”
Oggi il santo patrono d’Italia sarebbe inviso al laicismo dominante, che pretende di espellere Dio dalla dimensione pubblica. Ammoniva infatti i governanti «ad attribuire al Signore tanto onore fra il popolo a voi affidato […]. E se non farete questo, sappiate che dovrete renderne ragione a Dio»
Santo del giorno 04_10_2024 – Ermes Dovico – La Nuova Bussola 
Lontano anni luce dalla figura insipida e ridotta che l’ecologismo e il pacifismo gli hanno ritagliato, san Francesco d’Assisi (1181-1226) è stato un testimone radicale del Vangelo, dell’amore per Dio al primo posto, da cui discendeva il suo farsi prossimo per tutti gli uomini con bisogni materiali e spirituali. Dopo una gioventù vissuta nel benessere, l’anno passato in prigione ne segnò l’inizio di un cammino di conversione. La preghiera, le rivelazioni notturne, i primi gesti di donazione gratuita verso mendicanti e lebbrosi fecero il resto, culminando nell’episodio alla chiesa di San Damiano, dove gli parlò il Crocifisso: «Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina».
Francesco si adoperò per la riparazione della chiesetta ma in seguito, ascoltando un passo sulla missione degli apostoli (Mt 10, 9-10), capì che Cristo lo stava esortando al rinnovamento di tutta la Chiesa. Il giovane, che già era stato protetto dal vescovo al tempo della rinuncia ai beni paterni, dedicò tutte le forze alla missione a cui Dio lo chiamava. Fece questo sempre nell’obbedienza alla Chiesa, in quegli anni alle prese con l’eresia catara e contestata da movimenti pauperistici che non ne riconoscevano l’autorità di origine divina. Al contempo ricordava che ognuno deve conformarsi alla legge di Dio: «Nessun uomo si ritenga obbligato dall’obbedienza a obbedire a qualcuno là dove si commette delitto o peccato» (Lettera ai fedeli, seconda recensione).
Nel povero vedeva il Signore sofferente, ma per lui la vera povertà era la non conoscenza di Dio, a partire dalla mancata adorazione per il suo Corpo e Sangue: «I calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve al sacrificio, devono essere preziosi. E se in qualche luogo trovassero il santissimo Corpo del Signore collocato in modo miserevole, venga da essi posto e custodito in un luogo prezioso». Lo stesso raccomandava per la Sacra Scrittura. Non rinunciava mai ad annunciare la verità di Cristo. Se ne accorse anche il sultano, al quale si presentò inerme e spiegò che i crociati (diversamente da quanto sostiene la moderna vulgata anticristiana) agivano secondo giustizia nel combattere i musulmani per liberare i luoghi santi della Palestina. Il sultano non si convertì, ma lo ammirò.
Libero da compromessi col mondo, oggi il santo patrono d’Italia sarebbe inviso al laicismo dominante, che pretende di espellere Dio dalla dimensione pubblica. Ammoniva i governanti «ad attribuire al Signore tanto onore fra il popolo a voi affidato […]. E se non farete questo, sappiate che dovrete renderne ragione a Dio». Esortava i sacerdoti a ricordare al popolo di fare penitenza, metteva in guardia sulle pene del Purgatorio, l’eternità dell’Inferno e chiamava gli impenitenti «prigionieri del diavolo». Due anni prima di morire ricevette le stimmate. Era il sigillo su una vita vissuta nell’amore per Cristo e la salvezza delle anime, come ricordò ai presenti quando ottenne l’indulgenza della Porziuncola: «Io vi voglio mandare tutti in Paradiso!»
