"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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IL BAMBINO GESU’ DI MEDJUGORJE

Il mistero del Santo Natale: “Non c’era posto per loro”

di Roberto de Mattei – Corrispondenza Romana 23 Dicembre 2024

La Siria, su cui in questi giorni è concentrata l’attenzione di tutto il mondo, è un paese antico e travagliato, che ha avuto l’onore di essere ricordato nel Vangelo, assieme al suo governatore Quirinio, nel passo in cui san Luca rievoca con lo stile sobrio che gli è proprio il mistero della Natività.  

In quei giorni –  si legge –  un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra.  Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio” (Lc, 2, 2).

Publio Sulpicio Quirinio era nato nei pressi di Roma, a Lanuvio, attorno al 45 a. C.ed era governatore della Siria, una delle province più importanti dell’impero. Da lui dipendeva anche la Giudea, prefettura romana della Siria. La scuola storica protestante ha accusato san Luca di un errore storico, affermando che il censimento sarebbe avvenuto qualche anno dopo la nascita di Gesù, ma fornendo prove contraddittorie. Noi ci atteniamo ai Vangeli, che sono divinamente ispirati, e seguiamo il racconto di san Luca: “Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta.  Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto.  Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo” (Lc, 2-3- 7). 

Soffermiamoci su quest’ultima frase come fonte di meditazione. Il testo latino dice “Quia non erat eis locus in diversorio”. Il Vangelo non si limita a dire che “non c’era posto”, ma aggiunge “”per loro”. La mancanza di posto non era dunque assoluta. Per altri, non per loro, il posto c’era. 

Il termine che segue: “nell’ albergo”, può dare adito a confusione, perché traduce in maniera imprecisa, il latino diversorium, che non ha solo il significato moderno di albergo, ma anche quello, più generale, di alloggio, di rifugio, di asilo. Giuseppe, giunto a Betlemme, cercava un luogo conveniente per poter alloggiare la sua sposa, provata, come lui, dal freddo e dalla stanchezza del cammino. Avendo a Betlemme dei parenti, della casa di Davide, è logico immaginare che si sia prima rivolto ai componenti della sua tribù e famiglia, ma essi gli rifiutarono l’ospitalità. Giuseppe ai loro occhi era solo un nobile decaduto, un parente povero e per di più imprevidente, per essersi messo in viaggio con un clima così rigido e senza avere la certezza di un alloggio. 

San Giuseppe iniziò allora a chiedere un posto nelle locande, ma il paese era pieno di forestieri, gli alberghi erano gremiti e la risposta era sempre negativa.  Le sue richieste erano ben giustificate dallo stato di gravidanza avanzata di Maria. I due sposi, inoltre, non avevano certo l’apparenza di malfattori o di vagabondi. La tranquillità dolce e afflitta di Giuseppe rivelava un uomo superiore, ma i locandieri non vollero cogliere la luce che rifulgeva dietro le sue buone maniere e la sua dignitosa povertà. San Giuseppe, principe della Casa di Davide, sposo di Maria Santissima e padre putativo del Verbo Incarnato, dovette affrontare il rigetto di uomini mediocri e volgari e in ciò, osserva Plinio Correa de Oliveira, sta tutta la sua eroica grandezza. 

Non c’era posto per loro e forse essi stessi non vollero trovar posto, neanche nel “caravanserraglio”, il grande spazio a cielo aperto in cui si ammassavano uomini e bestie, tutto alla rinfusa in uno spirito di confusione ben diverso dallo spirito di raccoglimento che avrebbe dovuto circondare la nascita del Divin Salvatore. Ciò non conveniva al riserbo e al pudore della Madre di Dio. Madre Cecilia Baij, nella sua Vita del glorioso patriarca san Giuseppe ci dice che il cuore dello sposo era sempre più afflitto, anche perché attribuiva a sua colpa l’angosciosa situazione. Maria lo consolava, dicendogli che tutto era permesso da Dio per i suoi altissimi fini.

Per divina ispirazione Giuseppe ricordò come fuori di Betlemme vi era una spelonca che serviva per ricovero di bestie ed egli decise di andare in quella per non stare nella strada pubblica. Padre Serafino Lanzetta ha ben confutato gli esegeti protestanti e modernisti, secondo i quali la grotta della nascita di Gesù a Betlemme, su cui è stata costruita la Basilica della Natività, non sarebbe il luogo della nascita di Nostro Signore (https://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/la-nascita-di-gesu-in-una-povera-grotta-perche-e-cosi-rilevante-per-la-fede-nel-verbo-incarnato/). Fu invece proprio in quel luogo e in quella notte che cambiò la storia del mondo.

La grotta era libera e disabitata. Giuseppe e Maria vi entrarono ed ebbero un’intima consolazione, più grande che se non fossero entrati in un sontuoso palazzo. Essi compresero che era volontà di Dio che in questo luogo nascesse il Salvatore dell’umanità.

Il mistero di Betlemme prefigura quello del Calvario. Gesù, Figlio di Dio, Re dell’universo, Signore di tutte le cose create, da cui dipende tutto ciò che esiste in Cielo e in terra, veniva a cercare un alloggio, ma non trovò chi l’accogliesse. Fin dalla sua nascita il Verbo Incarnato fu rifiutato dal suo popolo. Questo rifiuto era il simbolo visibile del rifiuto della Redenzione.

Nell’ incipit del Vangelo di san Giovanni leggiamo: “In propria venit et sui eum non receperunt”(Gv, 1, 11). “Venne nella sua casa e i suoi non lo ricevettero”.   

E’ il mistero del Messia che nell’ora della nascita non fu riconosciuto dalla sua città e nell’ora della morte fu rifiutato, deriso, insultato, e ucciso dal popolo eletto.

E’ il mistero delle persecuzioni e dell’incomprensione che circondano coloro che vogliono seguire le orme del Divino Maestro. Il mondo non ha posto per essi.

Eppure quanto sarebbe stato felice, quante grazie, quante ricchezze spirituali avrebbe ricevuto, colui che avesse ospitato il Signore nella Sua casa. E quanto può essere felice chi oggi lo ospita nel suo cuore. Può assaporare quella atmosfera di gioia che inebriò tutti i visitatori della santa Grotta di Betlemme, non per la bellezza, lo sfarzo e l’accoglienza del luogo, ma per lo straordinario compimento della profezia di Isaia: “Puer natus est nobis, filius datus est nobis” (Is 9, 5): “Un Bambino è nato per noi”. Un fatto emozionante, confermato dalle parole degli Angeli: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore”.

Quando è avvenuta la nascita di Gesù? Dall’anno al giorno, tutto quello che sappiamo

di Gian Guido Vecchi- Corriere della Sera – 24 Dicembre 2024

In che anno è nato Gesù, il rabbì di Nazareth in base alla cui nascita buona parte del mondo misura il tempo, dividendo il corso della storia in un «prima» e un «dopo»? (No, la risposta non è l’anno zero: e qui vediamo perché)

CITTÀ DEL VATICANO – Si chiamava Yehoshua ben Yosef, per gli amici Yeshùa, un rabbì di Nazaret in base alla cui nascita buona parte del mondo misura il tempo, dividendo il corso della storia in un «prima» e un «dopo».

Ma in che anno nacque, Gesù? Detta così, parrebbe una domanda banale: siamo nel 2024 e quindi nacque nell’anno zero, duemilaventiquattro anni fa, no? No. Perché lo sa la Chiesa, lo sanno gli studiosi: Gesù nacque prima, non fu crocifisso nell’anno 33 e, quando morì, non aveva trentatré anni.

La data di morte considerata più probabile è venerdì 7 aprile dell’anno 30. Con buona pace delle tombole natalizie («gli anni di Cristo!») e delle simbologie legate al numero 33, Yeshùa morì intorno ai 36 anni.

Tutto dipende dal fatto che quindici secoli fa, quando si definì l’ «era cristiana», si è sbagliato a calcolare la data della nascita e, di conseguenza, quella della crocifissione.

Resta ignoto il giorno in cui venne alla luce ma anche qui la faccenda è più complicata di quanto appaia: il 25 dicembre è considerato in genere convenzionale, un’appropriazione cristiana della festa romana dedicata al Sole, ma c’è chi ha sostenuto che in effetti, a quanto si evince dai Rotoli del Mar Morto, potrebbe essere nato proprio nell’ultima decade di dicembre: magari, perché no, il 25.

Ma cominciamo dal principio.

Gesù, nato «avanti Cristo»

I quattro Vangeli non indicano né la data di nascita né la data di morte di Gesù. Ma sappiamo che Erode il Grande, re di Giudea, muore nel 4 avanti Cristo. Quindi Gesù non può essere nato più tardi. Suonerà strano, ma il Cristo è nato «avanti» se stesso, o almeno il se stesso del calendario. Perché, a seguire il racconto di Matteo (2,16), quando Gesù nasce Erode è ancora vivo: ed è lui che, dopo aver saputo dai Magi della nascita di quel bimbo che chiamano «re dei Giudei», ordina di uccidere tutti i bambini «da due anni in giù», segno che il bimbo non era appena nato. C’è da considerare anche il periodo tra la fuga in Egitto di Maria e Giuseppe con il bimbo e il ritorno, quando nel racconto evangelico un angelo appare in sogno a Giuseppe e gli dice di rientrare nella terra d’Israele «perché sono morti quelli che cercavano di uccidere il bambino», cioè Erode.

A complicare la faccenda, e a far ballare un altro anno, c’è da dire che l’ «anno 0» dell’era cristiana non esiste: per quanto oggi ci possa sembrare assurdo, il calcolo passa direttamente dall’1 avanti Cristo all’1 dopo Cristo. E questo perché, quando il monaco Dionigi il Piccolo definì a Roma all’inizio del VI secolo la datazione «Anno Domini», non esisteva ancora il concetto di zero, che in Occidente viene trasmesso solo nel 1202 dal Liber abbaci del grande matematico pisano Leonardo Fibonacci: la parola «zero» è la versione toscana del latino zephirum con il quale Fibonacci aveva reso l’arabo sifr, diffondendo in Europa la numerazione indo-araba che usiamo oggi grazie soprattutto all’opera del matematico persiano Muhammad ibn Musa al Khwarizmi, vissuto tra l’VIII e il IX secolo dopo Cristo.

A farla breve, insomma, la gran parte degli studiosi colloca la nascita di Yehoshua ben Yosef, Yeshùa nella forma abbreviata, intorno agli anni 6-7 avanti Cristo.

Ma come è nato l’errore?

Del resto, che ci sia stato uno sbaglio non è un mistero e la Chiesa ne è consapevole. Ne parlò pubblicamente San Giovanni Paolo II durante un’udienza generale del mercoledì, il 14 gennaio 1987: «Per quanto riguarda la data precisa della nascita di Gesù, i pareri degli esperti non sono concordi. Si ammette comunemente che il monaco Dionigi il Piccolo, quando nell’anno 533 propose di calcolare gli anni non dalla fondazione di Roma, ma dalla nascita di Gesù Cristo, sia caduto in errore. Fino a qualche tempo fa si riteneva che si trattasse di uno sbaglio di circa quattro anni, ma la questione è tutt’altro che risolta». In effetti, molti studiosi propendono per sei.

Ma com’è possibile che si sia sbagliato? Il monaco Dionigi il Piccolo era un grande erudito ma a quanto pare si ingannò nel tradurre dal greco un passo fondamentale di Luca, l’indicazione cronologica più precisa dei Vangeli, all’inizio del capitolo 3: «Nel quindicesimo anno di governo di Tiberio Cesare», Giovanni comincia a battezzare nel Giordano. Gesù lo raggiunge, viene battezzato e comincia il suo ministero pubblico, si legge nel versetto 23, quando archómenos hosèi etôn triákonta, aveva «circa» (hosèi) trent’anni. Dionigi tradusse come se fossero trent’anni o quasi trent’anni, secondo le interpretazioni, e in base alla cronologia romana di Tiberio calcolò come data di nascita il 25 dicembre del 753 dalla fondazione di Roma, fissando come anno 1 dell’era cristiana il 754.

Un gioco da ragazzi. Ma sbagliato: in greco l’espressione «osei eton triakonta» indica un trentenne, non trent’anni precisi: e infatti, calcolano gli studiosi, Giovanni Battista inizia a battezzare nella regione del Giordano tra la fine dell’anno 27 e l’inizio del 28, e a quel tempo Gesù avrebbe avuto trentatré o trentaquattro anni. E così si arriva all’errore: nella data di nascita, e in quella della morte.

Seguendo la cronologia del Vangelo di Giovanni, che appare più corretta, Gesù e i discepoli si riuniscono per l’Ultima Cena la sera del giovedì, dopo il tramonto e quindi all’inizio del 14 di Nisan, il giorno di preparazione della Pasqua nel rituale ebraico. Il calendario ebraico calcola il ciclo lunare e la data della Pesach non è in un giorno fisso della settimana, come la domenica per la Pasqua cristiana. La Pasqua ebraica – che fa memoria di quando Dio «passò oltre» (pasàch, da cui Pesach) le case degli israeliti nella decima piaga dell’Esodo e quindi della liberazione del popolo di Israele dall’Egitto – quell’anno cadeva di sabato.

Considerato che Gesù è morto dopo i trent’anni, le date possibili erano soltanto due, corrispondenti ai due anni intorno al terzo decennio dopo Cristo nei quali Pesach era di sabato: l’anno 30 o il 33. Quando ancora non ci si era accorti dell’errore nel calcolare la nascita, si è pensato che l’anno 30 fosse troppo presto e che quello giusto fosse, appunto, il 33.

Ma se Gesù è nato tra il 6 e il 7 avanti Cristo, il 33 è troppo tardi, sarebbe morto quasi quarantenne. E allora non resta che l’anno 30. Ad essere precisi, per il bimillenario toccherebbe anticipare. A meno di voler mantenere la simbologia, come fece proprio Giovanni Paolo II celebrando solennemente il Giubileo del 2000, anche se sapeva che i duemila anni dalla nascita di Cristo erano in realtà già passati.

E se fosse nato davvero il 25 dicembre?

Resta la questione del giorno. Il 25 dicembre, i romani celebravano il «Natalis Solis Invicti», la nascita del nuovo sole dopo il solstizio d’inverno. I cristiani fecero propria la festa pagana e del resto, nel prologo del Vangelo di Giovanni, il Lógos-Gesù è presentato come «la luce vera che illumina ogni uomo venendo nel mondo». Un Cronografo redatto a Roma del 354 indica che i cristiani cominciarono a festeggiare in quel giorno il Natale di Gesù a partire dal 336 dopo Cristo.

Benedetto XVI, in un’udienza generale del 23 dicembre 2009, spiegò peraltro che «il primo ad affermare con chiarezza che Gesù nacque il 25 dicembre è stato Ippolito di Roma, nel suo commento al Libro del profeta Daniele, scritto verso il 204». Joseph Ratzinger, citando alcuni esegeti, aggiungeva che «in quel giorno si celebrava la festa della Dedicazione del Tempio di Gerusalemme, istituita da Giuda Maccabeo nel 164 avanti Cristo». Il 25 dicembre è insomma una data simbolica per diverse ragioni.

Eppure uno studioso come Tommaso Federici, che fu biblista e docente alla Pontificia Università Urbaniana e saggista per l’ «Osservatore Romano», arrivò a sostenere la storicità della data in un articolo pubblicato nel 1998 dal quotidiano della Santa Sede e in un altro del 2000 su «30Giorni». Prendeva in considerazione, sulla base del racconto evangelico di Luca, l’annuncio al sacerdote Zaccaria della nascita di Giovanni Battista e «sei mesi più tardi» l’annuncio a Maria della nascita di Gesù. Citava tra gli altri uno studioso israeliano, Shemarjahu Talmon, dell’Università ebraica di Gerusalemme, che aveva lavorato sui documenti di Qumran e aveva definito l’ordine dei 24 turni sacerdotali nel Tempio. In base al turno, la famiglia di Abijah, cui apparteneva il sacerdote Zaccaria, «doveva officiare due volte l’anno, i giorni 8-14, del mese terzo, e i giorni 24-30 dell’ottavo mese», e quest’ultimo turno cadeva «nell’ultima decade di settembre».

Di qui la conclusione dello studioso: «Non è senza senso che il calendario bizantino festeggi “la concezione di Giovanni” il 23 settembre, e la sua nascita 9 mesi dopo, il 24 giugno. I “sei mesi” dopo dell’Annunciazione, fissata come festa liturgica il 25 marzo, precedendo di 3 mesi la nascita di Giovanni Battista, preludono ai 9 mesi che cadono in dicembre: il 25 dicembre è data storica».

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🔴LIVE🔴COMMENTO AL MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE – 25 DICEMBRE 2024

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🔴LIVE🔴IL GIUBILEO PREPARA LA CHIESA AL TEMPO DEI SEGRETI DI MEDJUGORJE

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IL GIUBILEO PREPARA LA CHIESA AL TEMPO DEI SEGRETI DI MEDJUGORJE

EDITORIALE DI PADRE LIVIO

Venerdì 27 dicembre 2024

H. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube  (in differita)

I SEI VEGGENTI DI MEDJUGORJE CONOSCONO DA TEMPO LA DATA DEI DIECI SEGRETI E DEGLI EVENTI CHE LI CONTRADDISTINGUONO.

LA MADONNA NON HA MAI DETTO UNA PAROLA FUORI POSTO IN QUESTI OLTRE 43 ANNI E TUTTE LE SUE PROFEZIE SI SONO REALIZZATE.

IL BUON SENSO E LA RETTA RAGIONE CI DICONO CHE LE RIVELAZIONI CHE LA GOSPA HA FATTO AI SEI VEGGENTI SI REALIZZERANNO PIENAMENTE.

Il TEMPO DELLE APPARIZIONI HA VISTO MANIFESTARSI L’ESSENZIALE DEI SEGRETI CHE TUTTI NOI POSSIAMO CONSTATARE: IL PERICOLO DI AUTODISTRUZIONE DEL MONDO E LA DISSOLUZIONE DELLA FEDE.

GLI EVENTI DEI SEGRETI SI DOVRANNO REALIZZARE NECESSARIAMENTE PERCHÈ IL MONDO POSSA CAMBIARE ED ESSERE SALVATO.

NEL TEMPO DEI SEGRETI SI MANIFESTERÀ L’ONNIPOTENZA DIVINA PER MEZZO DI MARIA E NEL MEDESIMO TEMPO SI SGRETOLERÀ L’IMPERO MONDIALE DI SATANA.

Il CUORE DEL PIANO DI MARIA SARÀ LA RIVELAZIONE AL MONDO TRE GIORNI PRIMA DI OGNI SEGRETO.

QUESTO INTERVENTO DIVINO NELLA STORIA, MAI AVVENUTO PRIMA, POLARIZZERÀ L’ATTENZIONE DELLE MOLTITUDINI SULLA PRESENZA DI MARIA IN NOME DI SUO FIGLIO GESÙ.

LA RIVELAZIONE TRE GIORNI PRIMA DI OGNI SEGRETO METTERÀ L’UMANITÀ INTERA DI FRONTE ALLA NECESSITÀ DI UNA SCELTA CHIARA FRA CRISTO E SATANA.

IN PALIO VI È LA SALVEZZA ETERNA DELLA PROPRIA ANIMA E LA POSSIBILITÀ DI POTER ENTRARE NEL TEMPO DELLA PACE QUI SULLA TERRA.

LA PROVA DELLA FEDE IN CRISTO, NOSTRO SIGNORE E SALVATORE, E DELLA PRESENZA DI MARIA COME MADRE DELLA CHIESA, È L’ESSENZA DEL TEMPO DEI SEGRETI.

LA MADONNA HA AMMONITO, FIN DAI PRIMI TEMPI, DI CONVERTISI QUANTO PRIMA POSSIBILE PERCHÈ NEL MOMENTO DELLA PROVA SARÀ TROPPO TARDI.

QUESTO È DOVUTO AL FATTO CHE CHI VIVE IN STATO DI PECCATO MORTALE È SOTTO L’INFLUSSO DI SATANA CHE LO TIENE PRIGIONIERO CON L’INGANNO E LA PAURA.

L’ANNO DEL GIUBILEO È UN TEMPO DI GRAZIA PERCHÈ LA CHIESA SI RINNOVI NELLA FEDE E NELLA VITA CRISTIANA E SIA PRONTA A DARE LA SUA GRANDE TESTIMONIANZA FINO AL MARTIRIO.

NEI DUE MESSAGGI DATI IN QUESTO NATALE LA REGINA DELLA PACE HA MANIFESTATO LA SUA PREOCCUPAZIONE AL RIGUARDO PERCHÈ, CI HA AMMONITO, CORRENDO DIETRO A “OBBIETTIVI TERRENI”, VAGHIAMO “AVVOLTI DALLA TENEBRE” E NON VEDIAMO IL SENSO DELLA NOSTRA VITA.

È ADESSO CHE DOBBIAMO STACCARE IL CUORE DALLE MONDANITÀ E APRIRLO A CRISTO PER POTER VIVERE NEL SUO AMORE.

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LA CHIESA DI MEDJUGORJE A NATALE

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Il messaggio del 25 Dicembre a Marija è un pugno nello stomaco

Gent.mo Padre Livio,

Non le ho mai scritto così a caldo. Ho sempre meditato sui Messaggi o su qualsiasi catechesi da Lei proposta, proprio per essere sicuro di aver ben compreso quanto ascoltato dai microfoni di Radio Maria. 

Normalmente, Lei riesce a farci capire ciò che a noi, semplici ascoltatori, sfugge nella comprensione dei Messaggi. 

Stavolta è assolutamente diverso. 

Personalmente, ho avuto immediatamente la stessa Sua sensazione!

Il Messaggio appena dato è un pugno nello stomaco. 

C’è una dicotomia, apparentemente illogica, tra il giorno Santo della nascita di Gesù e le parole della Madonna. Non c è, nel messaggio, la consueta gioia e non parla del Bambino. 

La triplice richiesta di Pregare, non è stata posta alla fine, ma all’inizio del Messaggio. Immediatamente ha posto un comando! l’Imperio di pregare.

È come se non ci fosse più tempo. 

La mia sensazione è che si tratti di un Avvertimento a tutti gli effetti. Non so di cosa. Ma è un Avviso, di fare presto, per cambiare vita. 

Il male e l’inquietudine hanno già preso il sopravvento. E solo la preghiera può vincere. 

In queste stringatissime parole della Madonna, si ha la sensazione che le redini del mondo siano state strattonate dalla Madre per scuoterci, addirittura nel giorno più impensabile. 

Credo si tratti di un dono immenso che Dio ci sta offrendo. Sta alla nostra cervice, capire e cambiare. 

Le confesso di essere confuso.

 Mi sono messo all’ascolto della Radio con la consueta felice attesa di ricevere un Messaggio sull’eterno Mistero di Dio che scende sulla terra a portare gioia e conforto. Ed invece Maria Santissima, da Madre forte, decisa, consapevole, come ogni tanto lo sono le nostre, ci scuote senza fronzoli e senza necessità d’interpretazioni varie. 

Padre Livio, il 25 dicembre 2024, 24 ore dopo l’apertura della Porta Santa, tutto mi aspettavo, fuorché una strigliata così imperiosa della Madonna. 

Questa è Pedagogia Divina di altissimo livello. 

Grazie, grazie infinite! 

Il Signore La benedica e La protegga in ogni istante. 

Claudio 

COMMENTO BREVE AL MESSAGGIO

COMMENTO BREVE AL MESSAGGIO DEL 25 DICEMBRE 2024

Il messaggio della Regina della pace alla veggente Marija è stato questa volta inaspettatamente breve rispetto a quelli usuali del giorno di Natale.

La Madonna infatti è venuta anche questa volta con in braccio il Bambino Gesù, ma non ne ha fatto alcun cenno, mentre negli anni passati la presenza del Neonato era al centro delle sue attenzioni e delle sue parole.

La differenza rispetto ai consueti messaggi natalizi era troppo grande per non essere notata e ha provocato una certa apprensione nei seguaci della Gospa, che si sono interrogati sulle ragioni di questa sorprendente cambiamento.

La Madonna infatti con questo messaggio ha voluto far capire che non era contenta e lo ha sottolineato soprattutto con quello che non ha detto e che i suoi “cari figli” si aspettavano.

Già negli  anni passati, in particolare nei primi tempi, la Madonna aveva dati messaggi brevissimi e a volte non aveva dato il messaggio nel giorno stabilito, nonostante che la veggente Marija glielo avesse chiesto come di consueto.

Questo è avvenuto perché non era contenta della nostra risposta alle sue parole e alle sue esortazioni ed aspettavamo i messaggi più per curiosità che per devozione.

In una circostanza ha rivelato che aveva deciso di non dare più messaggi se non avessimo cambiato atteggiamento. Poi non lo ha fatto perché aveva ottenuto una risposta positiva.

Possiamo quindi affermare che, con l’inusitato messaggio di questo Natale, la Madre ha voluto dire ai suoi figli che devono uscire dalla tiepidezza spirituale e riprendere con serietà il cammino di conversione.

Questa preoccupazione appare in modo particolare nelle parole rivolte al veggente Jakov, nel giorno della sua apparizione annuale nel giorno di Natale.

La Madonna ha ammonito con parole vibranti ad uscire dalla mondanità e da una prospettiva di vita rivolta ai beni terreni e ha esortato ad aprire il cuore a Gesù per poter vivere nell’amore e nella misericordia di Dio.

 La preghiera e la conversione è quanto la Madonna ci chiede da sempre con infinita pazienza, ma noi ci stanchiamo e ci voltiamo indietro rischiando da farci “avvolgere dalle tenebre e di non vedere più il senso della nostra vita”

Vostro Padre Livio


MESSAGGIO 25 DICEMBRE 2024 (a Marija)

Cari Figli!

pregate, pregate, pregate, affinché la pace regni in ogni cuore e prevalga su ogni male ed inquietudine.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata

(Con approvazione ecclesiastica)


MESSAGGIO ANNUALE A JAKOV

25 Dicembre 2024

Cari figli, oggi in questo giorno di grazia, in modo particolare vi invito a non vivere la vita tendendo verso gli obiettivi terreni e a non cercare la pace e la gioia nelle cose terrene perché in questo modo la vostra vita è avvolta dalle tenebre e non vedete il senso della vostra vita.

Figlioli, aprite la porta del vostro cuore a Gesù, permettetegli di avvolgere tutta la vostra vita perché possiate iniziare a vivere nell’amore e nella misericordia di Dio.

Figli miei soltanto con Gesù nei vostri cuori conoscerete il vero obiettivo della vostra vita e tenderete verso la salvezza eterna.

Io vi benedico con la mia benedizione materna.                                                                                  

(Con approvazione ecclesiastica).

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