"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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Le sfide del Mondo russo secondo Kirill

di Stefano Caprio – Asia news – 8 Dicembre 2024

Il patriarca cerca ultimamente di smarcarsi e sottolineare la sua superiorità nella “sinfonia” russa tra il trono e l’altare. E negli ultimi tempi si sono evidenziati almeno due argomenti su cui la Chiesa ortodossa russa non si è sentita particolarmente in sintonia con le istituzioni statali: le risposte alla crisi demografica che finiscono per mettere sotto accusa lo stesso celibato dei monaci e il divieto di qualunque preghiera organizzata nelle case private.

Il patriarca ortodosso di Mosca, Kirill (Gundjaev), ha presieduto la XXVI sessione del Concilio Popolare Russo Universale, sul tema del “Mondo Russo: le sfide esterne e interne”, coadiuvato dall’amministratore del patriarcato, il metropolita Grigorij (Petrov) e da altre personalità ecclesiastiche e del mondo della cultura russa, come il professor Aleksandr Šipkov, rettore dell’università ortodossa San Giovanni il Teologo. Si notava una generale assenza dell’alta dirigenza politica, con un messaggio d’auguri molto sbrigativo del presidente Vladimir Putin letto da uno dei suoi vice, Sergej Kirienko, forse per una certa gelosia di ruolo nei confronti del patriarca, che cerca ultimamente di smarcarsi e sottolineare la sua superiorità nella “sinfonia” russa tra il trono e l’altare.

Non sono mancati peraltro i tanti gerarchi della Chiesa ortodossa, vescovi, sacerdoti e monaci con la presenza di alcuni deputati della Duma e di altre istituzioni, con rappresentanze di altre confessioni religiose e delle accademie. La riunione è stata trasmessa in diretta dai canali televisivi ortodosso-patriottici Soyuz e Spas, oltre che dal portale ufficiale del patriarcato di Mosca, e aperta dall’inno nazionale della Federazione Russa. Il patriarca ha comunque ringraziato il presidente Putin per la sua “partecipazione alla formazione della politica statale, che viene sostenuta dalla Chiesa e dal Concilio russo universale”, ammiccando al fatto che tale istituzione risale agli anni precedenti alla salita al trono dello stesso presidente, grazie all’iniziativa negli anni Novanta dell’allora metropolita Kirill, oggi patriarca.

Kirill cerca di rimarcare la sua funzione di guida ideologica del Paese, nell’elaborazione di una “politica volta all’affermazione della libertà, dell’indipendenza, dell’autentica indipendenza della nostra Patria nella libertà, e allo stesso tempo nella custodia di quei valori tradizionali che stanno alla base della nostra civiltà”. Il patriarca rivendica il patrocinio dei contenuti fondamentali della politica putiniana, che la Chiesa ha proposto fin dai tempi tumultuosi delle aperture eltsiniane all’Occidente, ricordando che “la tradizione è la trasmissione di tutto ciò che è importante, indispensabile e utile per le persone, ciò che costituisce il pegno del loro benessere e del loro futuro”.

Per evitare equivoci, viste le interpretazioni sempre più fantasiose dei “valori tradizionali” da parte dei politici e dei propagandisti russi, il patriarca rimarca che “l’Ortodossia è la fede tradizionale, e noi affermiamo che proprio la Chiesa trasmette nei tempi questi importantissimi valori e significati di generazione in generazione, attraverso l’insegnamento della dottrina, la preghiera, la formazione delle convinzioni spirituali e teoriche delle persone, per questo è la Chiesa il principale fattore di consegna dei valori al mondo contemporaneo”. Kirill loda il “modello particolare di collaborazione tra la Chiesa e lo Stato nel nostro Paese”, che addirittura “non si era mai visto nel passato”, mettendo lo zar Putin al di sopra di tutti i principi e imperatori (e segretari di partito) dei secoli precedenti, e se stesso al di sopra di tutti i patriarchi non solo moscoviti, per cui oggi “il potenziale della Chiesa nella custodia dei valori viene realizzato al massimo livello possibile”.

Secondo questa interpretazione non è mai esistito uno Stato più cristiano della Russia di oggi, “le generazioni precedenti potevano soltanto sognare un sistema così perfetto”, garantisce Kirill, in cui “la Chiesa vive nella più assoluta libertà, nessuno si intromette nelle sue attività, e lo Stato si rivolge con grande rispetto alla sua missione”, collaborando soprattutto nell’ambito dell’educazione dell’infanzia e della gioventù e nella creazione di “un sano clima culturale nel Paese”, tutte cose senza le quali “il nostro popolo perderebbe la sua identità”, assicura il capo degli ortodossi russi. Egli sottolinea le dimensioni speciali del rapporto tra la Chiesa e lo Stato in Russia con tre termini in particolare, la vzaimodejstvie (“azione reciproca”), il dialogo e il sorabotničestvo (“collaborazione”, in versione russo-antica), tre inflessioni di uno stesso concetto che vogliono esaltare sia le decisioni pratiche, sia la sintonia ideologica che la “parità di efficacia” delle due istituzioni.

In realtà, negli ultimi tempi si sono evidenziati almeno due argomenti su cui la Chiesa ortodossa russa non si è sentita particolarmente in sintonia con le istituzioni statali a vari livelli. Il primo riguarda la questione della crescita demografica, un argomento su cui Putin insiste fin dall’inizio della sua presidenza, ormai un quarto di secolo fa, senza ottenere alcun risultato: la Russia del 2000 sfiorava i 150 milioni di abitanti, oggi rischia di scendere sotto i 140, se non si tiene conto delle popolazioni ucraine forzatamente “annesse” della Crimea e del Donbass. Per stimolare la generazione di nuovi figli, la Duma di Mosca è arrivata a ipotizzare sussidi e sostegni di ogni genere per le ragazze dai 13 anni in su, a prescindere dalla loro condizione matrimoniale, con una propaganda ossessiva per cui “basta farsi mettere incinte”, poi ci pensa lo Stato, una propaganda decisamente poco “ortodossa”. Senza contare che la Chiesa preferirebbe una campagna più decisa per vietare gli aborti anche nelle cliniche private, cosa che viene invece rifiutata da tutte le amministrazioni regionali.

Questa linea di incitazione alla natalità “ad ogni costo”, inoltre, ha preso una piega sgradevole per le tradizioni ecclesiastiche quando si vuole punire la “propaganda child-free”, mettendo sotto accusa ogni stile di vita che non si orienta all’unione sessuale generativa, come la grande tradizione monastica ortodossa, che solo dopo molte insistenze è stata esclusa dalle misure di esecrazione previste dalle nuove norme in questo campo. Nella Chiesa russa i preti diocesani e di parrocchia sono obbligatoriamente sposati e con molti figli, costituendo di fatto una “casta sacerdotale” molto particolare, ma la dirigenza ecclesiastica si forma esclusivamente tra i monaci, che sono i grandi predicatori della fede patriottica e della guerra santa, quindi da onorare ed esaltare senza mettere ombre inutili sulla loro condizione di vita, esente dalla generazione di figli.

L’altra presa di posizione che ha molto indispettito il clero ortodosso è stata l’assoluta proibizione, confermata anch’essa da provvedimenti legislativi, di qualunque preghiera nelle case private, che nelle intenzioni doveva colpire in particolare le comunità evangeliche, pentecostali e sette come i Testimoni di Geova e altre, ma ha finito per intralciare anche le attività dei sacerdoti ortodossi (e cattolici) che hanno la consuetudine di recarsi a benedire le case e incontrare le persone nella loro abitazione, soprattutto nel periodo invernale e natalizio. Anche in questo caso si è resa evidente la notevole distanza di mentalità tra i politici, che riprendono con grande facilità alcune impostazioni tipiche dei tempi sovietici, e gli esponenti dell’Ortodossia, che nel rapporto con i fedeli non si limitano alla semplice propaganda, come è inevitabile che avvenga dopo oltre trent’anni di libertà religiosa, almeno a livello formale.

Queste dimensioni controverse della concezione ideologico-religiosa del “mondo russo” sono rimaste comunque sullo sfondo della sessione del Concilio russo universale, che ha poi previsto nuove celebrazioni della storia bellico-patriottica della Russia, come ulteriori manifestazioni a San Pietroburgo intorno alla figura del principe vittorioso Aleksandr Nevskij, di cui si pretende il ritorno della solenne urna funeraria dalla città di Vladimir alla capitale del nord, città natale di Kirill e Putin, dove si cerca in ogni modo di nascondere le evidente radici di “apertura all’Occidente” previste fin dalla fondazione da parte di Pietro il Grande. Il patriarca ha sottolineato anche in questo caso, come già avvenuto nei mesi scorsi per l’icona della Trinità di Rublev, gli sforzi che sono stati necessari per “superare le opposizioni del personale del museo” in cui è conservata l’urna argentea, coinvolgendo direttamente il presidente per far rimettere le spoglie nella sede simbolica di colui che aveva sconfitto svedesi e teutonici, antenati dei “nazisti ucraini e occidentali” di oggi.

In conclusione del suo intervento, il patriarca ha ricordato perfino come fin dai primi tempi delle attività del Concilio russo universale lui avesse raccomandato la lotta contro l’alcolismo, ma nessuno gli dava retta, citando frasi dei salmi sulla “gioia del vino” e le risposte del principe Vladimir di Kiev agli emissari musulmani, rifiutando di assumere l’islam perché non possiamo fare a meno di bere. Oggi l’alcolismo in Russia è diventato nuovamente una piaga che si trascina dai campi da battaglia ai cortili delle case, dove chi è ubriaco si concede alla “morte bianca” del gelo, senza neanche rendersene conto. E l’ultima stoccata di Kirill è stata indirettamente rivolta allo stesso Putin, condannando il “linguaggio volgare” che indebolisce la salute morale della persona; il presidente è noto per le sue espressioni “di strada”, ma pur essendo astemio, ascoltando il patriarca si sarà versato un bicchiere.

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 184 – TUTTA LA VITA DI CRISTO E’ MISTERO

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BUONA DOMENICA

IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Cari amici,

Nel nostro cammino verso il Natale la Chiesa ha collocato la figura meravigliosa di Maria immacolata, perché col suo splendore illuminasse il nostro camino verso la culla di Betlemme.

Già la collocazione liturgica di questa solennità nel tempo di Avvento ci fa capire qual è la ragione per la quale Maria sia stata preservata dal peccato originale fin dal momento del suo concepimento.

Infatti come poteva essere  inquinata dal veleno del serpente antico Colei che avrebbe dovuto essere la Madre del Verbo Incarnato, il Redentore del mondo?

La sua elezione a Madre di Dio è dunque il motivo per cui Dio ha voluto che Maria fosse la “Tutta Santa”, la “Nuova Eva”, la Madre di tutti coloro che vengono rigenerati con l’acqua  e con lo Spirito Santo.

Questa solennità ci aiuta a comprendere il posto eccelso che Maria occupa nel piano divino della creazione e della Redenzione.

La sua elezione è al centro di questo progetto sublime che prevede il mistero inconcepibile della Incarnazione e della Redenzione del mondo.

L’Onnipotenza divina lo realizza attraverso l’adesione di Maria, la cui anima vibra all’unisono con la divina volontà e il cui “si”, perennemente rinnovato, permette a Dio di portare a compimento ciò che Eva aveva compromesso.

Maria Immacolata è quindi la “Nuova Creazione”, la Madre di tutti i redenti dal sangue di suo Figlio, è la vittoria di Dio sulla potenza ingannatrice del maligno.

In questa fase della storia, in cui il Principe di questo mondo tenta di riprendere il suo dominio sull’umanità per trascinarla alla perdizione, la Vergine immacolata è stata inviata in mezzo a noi per guidare la Chiesa nel tempo della prova.

La Madre chiama i suoi figli alla conversione e a rivestirsi della sua bellezza, santità e grazia, perché siano con Lei protagonisti nella battaglia che porterà al trionfo del suo Cuore Immacolato.

Ci conceda la Vergine Immacolata la grazia di rispondere col suo ”SI” deciso e generoso. “Se siete miei vincerete” ci ha assicurato.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

MARIA IMMACOLATA MADRE DI INFINITA BELLEZZA

La bellezza di Maria è assoluta e unica. Include tutte le bellezze dell’universo e le eleva oltre ogni umana concezione. Tuttavia è una bellezza materna. Il volto di Maria, che più di ogni altro riflette la bellezza di Dio, è un volto di madre. Le bellezze umane sono limitate e caduche. La bellezza di Maria è divina e immortale. Quando la Madonna appare, rapisce per lo splendore del suo volto. Ora Maria partecipa della gloria della resurrezione del Figlio, ma come sarà stata la sua bellezza quando era qui sulla terra? Non è certo arbitrario affermare che la piccola fanciulla di Nazareth è stata la persona più bella che mai sia apparsa sulla terra. Di Lei non abbiamo nessuna descrizione, come neppure del Figlio che rifletteva sul volto la somiglianza con la madre. Non sarebbe stato possibile a nessuno descrivere la bellezza sublime di Maria e di Gesù.

La bellezza di Maria non è soltanto quella del corpo, come noi siamo soliti rappresentarla. Essa riguarda l’intera sua persona. E’ una bellezza che sgorga dalle profondità interiori e che sprigiona la sua luce come una sorgente inesauribile. La bellezza di Maria è innanzi tutto spirituale. E’ lo splendore della sua anima immacolata. Quando l’arcangelo Gabriele saluta Maria, la chiama col nome misterioso di “Piena di Grazia”. Che cos’è la grazia se non la bellezza divina di cui viene rivestita l’anima immortale? Maria è rivestita della bellezza di Dio. E’ una bellezza che l’irradiazione della santità. E’ una bellezza senza macchia, senza peccato, senza inganni, senza seduzioni. Come potrebbero gli uomini, immersi nel fango, ma tuttavia assetati di bellezza infinita, non essere affascinati dallo splendore di Maria?

Maria è la “Piena di grazia” fin dal suo apparire sulla terra. Quale sarà stata la sua bellezza di giovane donna? Lo splendore dell’anima si effonde sul volto, nella luce degli occhi, nella bontà del sorriso. Il corpo umano, animato dall’anima, ne riflette lo luminosità naturale. L’anima di Maria, immune da ogni macchia di peccato originale e circonfusa della santità di Dio, quale splendore non avrà riversato sull’intera sua persona? Solo il Cielo ha potuto ammirare la bellezza sublime di Maria nel momento in cui si apre a ricevere il Verbo nel suo grembo. Da quel momento la bellezza divina di Maria è quella della Madre. Il suo volto materno, che Gesù ha contemplato, gli occhi dolcissimi che Egli ha incontrato, il sorriso che l’ha confortato, sono un dono per tutti gli uomini di tutti i tempi.

La bellezza di Maria è una bellezza materna. E’ una bellezza che per sua natura è chiamata a generare. Maria è la “Tutta bella” e il Cielo ci ha donato questa madre perché generasse figli che le assomigliano. Gli uomini sono predestinati a divenire figli di Maria e a riflettere in se stessi la somiglianza con la madre. Maria vuole che ogni suo figlio rifletta il suo splendore di grazia. Le bellezze che gli uomini inseguono sono come quelle dei fiori di primavera, che oggi sono meravigliosi, ma di essi domani non vi è traccia. Le bellezze che incantano gli uomini sono quelle senz’anima, illusorie e destinate alla corruzione. Sono le bellezze dei sepolcri imbiancati.

Guardando al volto della Madre noi comprendiamo che cosa sia la vera bellezza. E’ la bellezza della grazia, della santità, della purezza, della bontà. Sul volto di Maria si riflette l’amore puro e incondizionato. Maria è infinitamente bella perché infinitamente ama. Il suo Cuore di Madre è ricolmo dell’amore di Dio. La bellezza di Maria è la sovrabbondanza dell’amore.

Notre-Dame risorge davanti al mondo, Macron: «Abbiamo fatto l’impossibile»

di Stefano Montefiori – Corriere della Sera – 8 Dicembre 2024

Orgoglio di Macron per la riapertura a 5 anni e mezzo dall’incendio. Alla cerimonia circa 50 capi di Stato e 2.500 pompieri e artefici della ricostruzione

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE 
PARIGI – Cinque anni e mezzo dopo il drammatico incendio che il 15 e il 16 aprile 2019 aveva rischiato di distruggere Notre-Dame, la cattedrale di Parigi è stata riaperta ieri sera con una solenne cerimonia alla presenza di decine di capi di Stato del mondo intero e di 2.500 persone in totale tra operai, artigiani, pompieri e artefici della ricostruzione. «Sono qui davanti a voi per esprimere la gratitudine della nazione francese a tutti coloro che hanno salvato e ricostruito la cattedrale. Ognuno è stato indispensabile», ha dichiarato il presidente Emmanuel Macron. Il papa Francesco non ha accolto l’invito di Macron a partecipare alla cerimonia, nonostante le ripetute insistenze dell’Eliseo. Il pontefice preferisce visitare la periferia dell’Europa e non le grandi città, i luoghi di solito trascurati e non le capitali che darebbero alle trasferte il carattere di visite di Stato.

Il messaggio del Papa

Così la prossima settimana sarà per la prima volta ad Ajaccio in Corsica, e ieri ha preferito essere presente a Notre-Dame non di persona ma con un messaggio inviato all’arcivescovo Laurent Ulrich e letto dal nunzio apostolico Celestino Migliore: «Notre-Dame che riapre le porte sia un segno di rinnovamento per la Chiesa di Francia. Sono certo che le porte di Notre-Dame saranno spalancate per tutti e che saranno accolti generosamente e gratuitamente, come fratelli e sorelle». In questo modo il Papa è entrato — chiudendola — nella polemica sull’eventuale biglietto di ingresso (5 euro) auspicato dalla ministra francese della Cultura, Rachida Dati. Niente biglietto. Il presidente della Repubblica ha usato parole solenni per sottolineare la grandezza dell’impresa: Notre-Dame ha rischiato di essere totalmente distrutta dalle fiamme, è rimasta gravemente ferita ma si è salvata grazie all’eroismo dei pompieri, ed è stata poi accudita e guarita grazie agli sforzi straordinari di tutta una nazione. «Abbiamo riscoperto ciò che le grandi nazioni possono fare: raggiungere l’impossibile. Abbiamo scelto la reazione d’orgoglio, la volontà, la rotta della speranza. E una fraternità senza precedenti». Macron ha ringraziato tutte le categorie di lavoratori che hanno reso possibile l’impresa di riaprire la cattedrale in soli cinque anni e mezzo — termine che sembra irrealistico — e ha espresso un ricordo speciale per il generale Jean-Louis Georgelin, che ha guidato l’opera di ricostruzione ma non ha potuto vedere il risultato perché scomparso a 74 anni in un incidente in montagna nell’agosto 2023.

I leader mondiali

Circa cinquanta capi di Stato e di governo hanno assistito alla cerimonia, tra i quali il leader americano Donald Trump seduto alla destra di Macron e quello ucraino Volodymyr Zelensky, accolto dagli applausi, seduto accanto a Laura Mattarella, la figlia del presidente italiano posto in prima fila. Trump e Sergio Mattarella si sono stretti la mano e hanno avuto una breve conversazione prima di prendere posto. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è stata accolta a Notre-Dame da Macron e dalla première dame Brigitte, che ha baciato cordialmente la premier italiana. Molti sorrisi fra i tre e qualche battuta scambiata in italiano davanti ai fotografi. A sorpresa anche Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, capo di Space X e Tesla e soprattutto ormai il finanziatore e braccio destro di Trump, è venuto a Notre-Dame e si è scattato selfie con i presenti in attesa dell’inizio della cerimonia. Tra gli invitati c’erano ovviamente i presidenti della Repubblica emeriti Nicolas Sarkozy (2007-2012) e François Hollande (2012-2017), accompagnati dalle mogli Carla Bruni-Sarkozy e Julie Gayet. Le due coppie erano sedute vicine e in particolare François Hollande sedeva accanto a Carla Bruni che notoriamente lo detesta, da quando lui mancò di riaccompagnarla all’auto nel cortile dell’Eliseo dopo avere preso il posto di Sarkozy il giorno dell’investitura alla presidenza della Repubblica, il 15 maggio 2012. 

Thierry Escaich, Olivier Latry, Vincent Dubois e Thibault Fajoles hanno partecipato al «risveglio» e alla benedizione dell’organo più grande di Francia e vecchio di tre secoli, che era stato risparmiato dall’incendio ma era stato ricoperto di polvere e di residui di piombo e che ieri ha risuonato per la prima volta dopo l’incendio. Le sue 8.000 canne hanno dovuto essere smontate, pulite, rimontate e accordate. Per otto volte, l’arcivescovo Ulrich si rivolge all’organo dicendo «Svegliati, organo, strumento sacro, canta la lode di Dio». Terminata l’invocazione, gli organisti rispondono con una strofa musicale.

Il presepe napoletano

Viene invece dall’Italia il presepe della cattedrale, il grande presepe settecentesco napoletano di oltre 150 figure, raccolto nel corso di tutta una vita dal collezionista Alberto Ravaglioli, scomparso lo scorso anno. Il presepe è opera soprattutto delle due botteghe artigiane dei Fratelli Sinno e di Biagio Roscigno. Il complesso, che resterà esposto fino a febbraio, è stato realizzato per iniziativa dell’associazione Grandi eventi culturali, sotto l’egida dell’ambasciatrice francese presso la Santa Sede, Florence Mangin, e dell’ambasciatrice d’Italia a Parigi, Emanuela D’Alessandro, con il contributo dell’Istituto italiano di cultura. La cerimonia avrebbe dovuto svolgersi in parte all’aperto, sul sagrato davanti alla cattedrale, ma le previsioni di pioggia e vento molto forti hanno spinto ad annullare questa parte dell’evento. Anche il discorso del presidente Emmanuel Macron, previsto in un primo momento all’aperto anche per rispetto della laicità dello Stato e del carattere sacro della cattedrale, è stato pronunciato al suo interno. Il concerto degli artisti all’aperto è stato registrato un giorno prima e mandato in onda ieri sera. Tra i presenti Clara Luciani, Vianney, Garou e Pharrell Williams. Finita la cerimonia, cena di gala all’Eliseo con i leader mondiali tra i quali Mattarella e Meloni.

FOTO INEDITE DEI “BEI TEMPI” DI MEDJUGORJE

Qui sotto Milka, la sorellina di Marija, che vide la Madonna il primo giorno (24 Giugno 1981) insieme Ivanka, Mirjana, Vicka e Ivan. Il secondo giorno sentì l’attrazione a recarsi sul luogo della prima apparizione, ma non vi andò perché la mamma l’aveva mandata altrove per una commissione.

Milka ha fatto la sua testimonianza nella mia parrocchia di S. Giuseppe Calasanzio di Milano nel maggio 1986 durante una riunione del gruppo giovanile.

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

: I credenti e i cuori induriti nel tempo dei segreti.

Carissimo Padre Livio, vi ascolto dal 1992,e 28 anni fa sono stato a Cervia (Ravenna) ad un incontro con Marija e Padre Slavco. Personalmente non ho alcun dubbio sui veggenti, Medjugorje e i segreti anche se nono sono mai stato a Medjugorje.

Penso che durante i segreti noi credenti saremo comunque posti innanzi la scelta se lasciare tutto come Lot quando uscì da SODOMA, senza voltarsi indietro come fece sua moglie o perire fisicamente per non abbandonare i nostri cari, magari impossibilitati a partire, magari non credenti, intercedendo per loro ed esortandoli fino all’ultimo a credere.

Per questo fin da ora come santamente lei ci esorta dobbiamo con la preghiera e la conversione prepararci a quanto sempre più prossimo sta giungendo, per aver chiara in quel momento la volontà di Dio su noi e sceglierla con coraggio.

Grazie per la missione che con tanta forza sta compiendo.

Antonio


Caro Antonio,

Come tu hai ben compreso, il tempo dei segreti sarà nella sostanza una prova della nostra fede e del nostro affidamento a Gesù e a Maria. Tutto il resto è secondario.

L’umanità viene sottoposta a questo aut aut perché, come ha ammonito la Madonna, ha rifiutato la Fede e la Croce e ha messo se stessa al posto di Dio.

Dio nella sua Misericordia ha invito Maria per rimetterci sulla via della salvezza, prima che il demonio possa realizzare il suo piano di distruggere il mondo e di “mietere le anime”.

Nel tempo dei segreti, tre giorni prima, verrà rivelato l’evento che accadrà e noi saremo posti di fronte alla possibilità di salvarci confidando nell’aiuto  di Maria.

La Madonna ci ha più volte ammonito a non rimandare la nostra conversione perché, quando gli eventi accadranno, sarà troppo tardi, in particolare per quelli che sapevano ma non hanno ascoltato.

La Madonna in tutti questi anni ha fatto ciò che mai era stato fatto nella storia bimillenaria della Chiesa, ma in troppi fanno l’orecchio di mercante , anche dopo il Nulla Osta del Santo Padre.

I cuori induriti dalla presunzione, dall’avarizia e dalla lussuria illudono se stessi con pretesti ingannevoli. Preghiamo perché si ravvedano finché sono in tempo.

Ave Maria

Padre Livio

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🔴LIVE🔴🙏 ⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: #MEDJUGORJE: IL FUTURO È DI DIO – Puntata 4🙏

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 183 – TUTTA LA VITA DI CRISTO E’ MISTERO

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