le scrivo di getto perché alla televisione stavo guardando un programma sulle eccellenze italiane. Penso che Radio Maria sia la più grossa eccellenza italiana… passa spesso inosservata ma è proprio così: è così perché è una Radio voluta dalla “Mamma Celeste” e grazie al volontariato ed a tante gocce nel mare di piccole e grandi offerte economiche si sente in Italia e in tutto il mondo con un palinsesto eccellente.
Anche io sono un sostenitore e ne sono molto contento… spesso anche preso dalle paure umane di perdere il lavoro continuo con le offerte convinto che la “Mamma Maria” mi e ci proteggerà sempre e comunque… è più il ritorno che ricevo di quello che offro.
Un abbraccio e grazie a lei ed a tutti i volontari per il lavoro prezioso che svolgete.
Massimiliano.
Caro Massimiliano,
umanamente parlando, Radio Maria non solo è un‘ eccellenza italiana, ma ancor più è un’ eccellenza cristiana, che si fa notare in Italia e all’estero per efficienza, affidabilità e bontà di risultati, sostenuta solo dagli ascoltatori, che sono per lo più gente modesta.
Solo la Madonna poteva realizzare un’ impresa del genere con 130 sedi di trasmissione nei cinque continenti, 65 lingue, 20mila volontari e 35milioni di ascoltatori (in realtà chi potrebbe contare quelli che ascoltano via web?). I Direttori sono tutti Sacerdoti col permesso dei rispettivi Vescovi e i programmi sono gioiosamente cattolici.
Radio Maria non cerca riconoscimenti particolari, benché non siano mancati gli incoraggiamenti dei Papi, da Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI e a Papa Francesco. Il lavoro ben fatto, per amor della Madonna, è premio a se stesso.
Cari amici questa mattina dopo la trasmissione dell’editoriale, ho pensato di seguire il suggerimento della Regina della Pace:
“Cari figli… Utilizzate bene il tempo di riposo e donate alla vostra anima e ai vostri occhi il riposo in Dio.
Trovate la pace nella natura e scoprirete Dio il Creatore al quale potrete rendere grazie per tutte le creature; allora troverete la gioia nel vostro cuore.”
I messaggi della Madonna sono sempre efficaci! Seguiteli e metteteli in pratica!
diGianluca Mercuri- Corriere della Sera – 17 Luglio 2024
Il vice di Trump è già una superstar: ecco perché possiamo dire che sta arrivando uno di quegli uomini in grado di cambiare la storia
«È un’occasione per riunire l’intero Paese, persino il mondo intero». Parlando ieri con la giornalista del Washington Examiner che avrebbe dovuto intervistarlo sabato (poi l’appuntamento mediatico ha ceduto il passo all’appuntamento con la Storia), Donald Trump ha sintetizzato così la strategia che lui e il suo staff hanno delineato per l’atteso discorso di giovedì alla Convention repubblicana di Milwaukee.
Dai toni incendiari — di cui Trump è indiscutibilmente il massimo responsabile in questi anni di polarizzazione e di violenza — si passerebbe dunque a un approccio ecumenico, da unificatore dell’America, presidente di tutti.
Sarebbe una virata totale. Lo sarà?I dubbi di Aldo Cazzullo nell’editoriale di ieri hanno radici profonde: l’intermezzo ecumenico di Trump sarà prevedibilmente breve, spiega, perché «sappiamo che questa non è la sua vera natura. E che nei prossimi mesi il suo discorso sarà: volevano eliminarmi per via giudiziaria, volevano eliminarmi fisicamente; chi non si mobilita per me, chi non combatte — il fatidico “fight” —, farà il loro gioco».
D’altronde, che l’ammorbidimento sia estemporaneo e del tutto provvisorio Trump l’ha confermato nelle stesse ore, con una scelta che può cambiare davvero il corso della storia. La storia dell’America e del mondo, la storia di tutti noi. Perché Trump, tempra o non tempra, fight o non fight, ha 78 anni.
Il vicepresidente che ha indicato è invece nel pieno delle forze, una stella potentissima e abbagliante, un uomo in cui intelligenza, cultura, carisma, fascino personale, energia, giovinezza, determinazione, spregiudicatezza e una evidente inclinazione alla spietatezza ideologica strabordano da ogni atto e parola. Un uomo che ha solo 39 anni, e che dopo i prossimi quattro in cui Trump pare avviato a rioccupare la Casa Bianca e la scena mondiale, ha già — dopo pochissime ore — ottime probabilità di succedergli nei successivi otto.
Significherebbe che la destra più drastica e potente della storia americana dominerebbe per 12 anni, 12 anni in cui condurrebbe un micidiale scontro di civiltà contro ogni espressione della sinistra culturale, quelle radicali come quelle moderate. La guerra non farebbe prigionieri, armate politico-ideologiche si accoderebbero ovunque a quella americana. Il mondo cambierebbe. Non c’è bisogno di essere Goethe e di farsi ricevere a Erfurt un paio d’ore per avere l’impressione che il genio tedesco ebbe di Napoleone: qui basta poco per pensare (temere, sperare?) che sta arrivando uno di quegli uomini che cambiano la storia.
J.D. Vance è già una superstar, in ogni senso. Il suo libro Hillbilly Elegy, del 2016, è un bestseller diventato il manifesto della destra americana e di tutte le destre mondiali che i libri se li leggono.
Racconta il declino della Rust Belt, la «cintura della ruggine» un tempo cuore dell’industria pesante e della classe operaia bianca, e poi cuore del declino di entrambe. Mito e realtà di un’America profonda e depressa, che fa da base al revanscismo anti élite, sono magnificamente descritti da Vance. Un libro che nessun critico progressista ha osato stroncare per il semplice motivo che è davvero un libro meraviglioso. Per come racconta un passaggio storico, per come spiega cosa ci sia — anche di profondo, di legittimo, di condivisibile — dietro la reazione di una specie umana, il maschio bianco americano di basso reddito, che la sinistra ha tendenzialmente schifato e dimenticato (non sempre, e non ovunque) e la destra ha strumentlmente accolto e usato (sempre e ovunque, facendo bene il suo mestiere ma spesso seminando odio). Se il libro è bello e credibile, però, è anzitutto per il modo in cui Vance racconta la sua storia e quella della sua famiglia. Basta questo passaggio rievocato da Viviana Mazza per mostrarne la forza:
«È cresciuto a Middletown, in Ohio, senza una figura paterna stabile e con la mamma alcolizzata, educato all’importanza di andare bene a scuola da una fiera nonna del Kentucky, “Mamaw”, che rimase incinta a 13 anni, possedeva 19 pistole e una volta diede fuoco al nonno (che sopravvisse) quando non ne potè più della sua violenza e dell’alcolismo».
Ma perché questo ex marine povero, che poi è finito nelle università di élite e nell’alta finanza, può avere un ruolo decisivo nel nostro futuro? Per capirlo conviene leggere quello che scrive di lui Zack Beauchamp, tra i massimi studiosi americani della destra radicale (è appena uscito il suo The Reactionary Spirit: How America’s Most Insidious Political Tradition Swept the World). Oggi Beauchamp attacca il pezzo su Vox raccontando il suo incontro con Vance e l’impressione che ne ebbe, quella di un uomo «amichevole, riflessivo e intelligente, molto più intelligente della media dei politici che ho intervistato». Poi cambia improvvisamente tono:
«Ma la sua visione del mondo è essenzialmente incompatibile con i principi fondamentali della democrazia americana».
Il perché lo argomenta riccamente. Elenca tutte le sortite di Vance che stanno riemergendo in queste ore. Per esempio, quando ha detto che, se nel 2020 fosse già stato il suo numero 2, «avrebbe portato a termine il piano di Trump che prevedeva che il vicepresidente annullasse i risultati delle elezioni», e dunque ha dato ragione ai golpisti del 6 gennaio che, istigati da Trump, avevano assaltato il Congresso esattamente per fare a pezzi Mike Pence, il vicepresidente che si era rifiutato di assecondare il golpe. Infatti, «ha raccolto fondi per i rivoltosi».
Ha invitato il Dipartimento di Giustizia «ad aprire un’indagine penale su un editorialista del Washington Post che aveva scritto un articolo critico su Trump», lasciando intravedere che intenzioni ha con la libera stampa. Dopo l’attentato all’ex presidente, sabato, «ha cercato di sbianchettare il radicalismo di Trump attribuendo la colpa della sparatoria alla retorica dei democratici sulla democrazia, senza un briciolo di prova». Ha detto infatti: «Non è un incidente isolato. La premessa centrale della campagna di Biden è che il presidente Trump è un fascista autoritario che deve essere fermato ad ogni costo. Questa retorica ha portato direttamente al tentativo di assassinarlo». Biden mandante morale, insomma, e tanti saluti al 6 gennaio, definitivamente archiviato dal proiettile di Butler e dall’orecchio insanguinato del leader che voleva sovvertire con ogni strumento l’esito elettorale, ma ora è un mezzo martire mondato da ogni atto ignobile.
Da queste parole si capisce già bene «l’agenda aggressiva» che Vance intende mettere in campo nei prossimi 12 anni. Per esempio, uno spoils system fatto col napalm, una purga totale: Trump, ha detto Vance in un’intervista di febbraio alla Abc rimasta famosa perché il conduttore George Stephanopoulos si è indignato al punto di interromperla, dovrebbe «licenziare ogni singolo burocrate statale di medio livello» e «sostituirlo con la nostra gente». Se i tribunali tentassero di impedirlo, Trump dovrebbe semplicemente ignorare la legge. «Si presenti davanti al Paese come fece Andrew Jackson, e dica che ora che la Corte Suprema ha emesso la sua sentenza, la applichi se ci riesce».
Ecco, il paragone con Andrew Jackson — il primo presidente populista (dal 1829 al 1837), di tendenze autoritarie e responsabile di varie atrocità — è di per sé indicativo. Jackson — il cui ritratto campeggiava nello Studio Ovale di Trump — ignorò nel 1832 la sentenza della Corte Suprema che aveva deciso uno stop all’espropriazione di terre indiane da parte dei bianchi. «Il risultato fu la pulizia etnica di circa 60.000 nativi, un evento che oggi chiamiamo “Sentiero delle lacrime”», ricorda Beauchamp. Vance, insomma, nella furia di porre il presidente al di sopra di qualsiasi organo di garanzia, evoca indirettamente una carneficina come precedente da seguire.
Il succo che ne trae l’esperto è questo:
«J.D. Vance è un uomo che crede che l’attuale governo sia così corrotto da giustificare misure radicali, persino autoritarie, in risposta. Si vede come l’avatar del popolo virtuoso d’America, i cui nemici politici sono intrusi che non meritano rispetto. È un uomo di legge che crede che il presidente sia al di sopra della legge».
Importante è anche il trasformismo con cui Vance è passato dal «never Trump» al diventare il suo delfino, subito paragonato dai predicatori di destra al riallineamento tra Kamala Harris e Joe Biden nel 2020. Ma davvero non c’è paragone: quello era un ordinario scontro alle primarie, mentre l’avversione di Vance per Trump è durata anni ed è stata espressa in modo durissimo. Politico ha ricordato tutti i dettagli. I più noti sono questi: nel febbraio 2016 scrisse a un ex un compagno di studi di essere incerto «tra il pensare che Trump sia uno stronzo cinico come Nixon, che non sarebbe poi così male (e potrebbe persino rivelarsi utile) o che sia l’Hitler d’America». Su Facebook attaccò il Partito repubblicano perché si era messo nelle mani di un «demagogo». Cambiò idea nel 2022, quando si candidò al Senato. Fu allora che l’ex compagno diffuse lo screenshot del vecchio messaggio.
Una volta, a proposito del suo attuale capo, twittò «mio Dio che idiota».
Celebre è poi il commento che gli pubblicò il New York Times nel 2016: «Trump è inadatto alla più alta carica della nazione». Come pure un’intervista alla Npr: «Non riesco a digerire Trump. Penso che sia nocivo e che stia portando la classe operaia bianca in un luogo molto buio». Pensò perfino di votare per Hillary Clinton contro di lui: «Credo che ci sia una possibilità, se ritengo che Trump abbia davvero una buona possibilità di vincere, di dovermi tappare il naso e votare per lei». Come si vede, basta un po’ di pazienza e di lavoro di ricostruzione per mostrare come la sua conversione al trumpismo non sia onestamente paragonabile allo scontro contingente tra Harris e Biden. C’è qualcosa di più, e un commentatore serio come Beauchamp lo spiega bene:
«Quando ho parlato con il senatore della Georgia Josh McLaurin — l’ex compagno di stanza alla facoltà di legge che aveva ricevuto il testo di Vance “America’s Hitler” — gli ho chiesto come il Vance che conosceva si sia evoluto nel Vance che vediamo oggi. “La linea di demarcazione tra l’ex JD e l’attuale JD è la rabbia”, mi ha detto McLaurin. “La svolta pro Trump può essere intesa come disprezzo in risposta alla rabbia”, in particolare il disprezzo diretto ai nemici politici di Vance. I commenti di McLaurin suggeriscono che la conversione di Vance al trumpismo sia autentica. Sono propenso a concordare, anche se la tempistica della sua conversione è sicuramente conveniente: si è convertito al populismo di destra giusto in tempo per candidarsi a un seggio vacante nell’Ohio trumpiano».
D’altronde, ricorda giustamente, sapere cosa pensino davvero i politici è importante ma fino a un certo punto: conta di più cosa fanno. E comunque gli indizi di una adesione sincera di Vance alle pieghe più reazionarie del moderno pensiero conservatore sono sparsi ovunque. I suoi riferimenti sono l’accademico Patrick Deneen, che invoca un «cambio di regime» in America, e il suo ex datore di lavoro e attuale sponsor Peter Thiel, il miliardario della Silicon Valley (non sono affatto tutti di sinistra) capace di dire «non credo più che libertà e democrazia siano compatibili».
Un concetto affine a quello della «democrazia illiberale» teorizzata da Viktor Orbán.
È il primo ministro ungherese il vero modello di J.D. Vance come di tutte le moderne destre mondiali. Lo ispira in molte cose — l’approccio verso la stampa e la magistratura per esempio, che a Budapest sono diventate quasi interamente organiche al governo — ma c’è soprattutto una frase da tenere d’occhio: a proposito delle università, secondo Vance, Orbán «ha preso alcune decisioni intelligenti da cui potremmo imparare negli Stati Uniti». Allude alla conquista del mondo accademico da parte della destra ungherese a suon di finanziamenti statali — qui la racconta l’Economist — e fa capire che più che mai le università sono e sempre più saranno il campo di battaglia tra destra e sinistra: se ora sono il laboratorio delle teorie progressiste più radicali e anche controverse, per l’uomo dell’Ohio devono cambiare di segno e diventare roccaforti del pensiero conservatore.
Insomma, non è certo un caso se Kevin Roberts, presidente del think tank di ultradestra Heritage Foundation, forza trainante del «Progetto 2025» che mira né più né meno a orbanizzare l’America, dica apertamente che Vance «sarà assolutamente uno dei leader — se non il leader — del nostro movimento».
Last but not least: Vance è un antiabortista feroce. Feroce perché vuole costringere a concludere la gravidanza perfino le donne vittime di stupro e incesto. Lo ha spiegato così: «Due errori non fanno un diritto. Non si tratta di stabilire se una donna debba essere costretta a partorire un figlio, ma se si debba permettere a un bambino di vivere, anche se le circostanze della sua nascita sono in qualche modo scomode o un problema per la società».
Naturalmente è pure islamofobo: un prerequisito ormai per questa «Nuova Destra» assertiva che vuole spazzare via la «dittatura» della sinistra. Solo che qui l’articolazione del pensiero si fa grezza fino al grottesco. Lo si è visto di recente, quando ha detto che la Gran Bretagna può essere «il primo paese davvero islamista dotato di armi nucleari, ora che hanno vinto i laburisti».
Ecco dunque il vero campione della destra: Trump è solo di passaggio. Il vansismo soffierà forte ovunque. In Europa e in Italia in tanti non vedono l’ora.
Pensiero spirituale sulla vita umana che è un duro combattimento spirituale (Catechismo 407-410)
Cari amici, soltanto quando saremo di fronte al Padre Eterno ci renderemo conto di quale grazia abbiamo avuto con la fede in Gesù Cristo. Grazie ad essa tutti gli interrogativi esistenziali che riguardano il senso della vita hanno ricevuto una risposta.
Il dogma di fede del peccato originale è fondamentale nel Cristianesimo perché è un’analisi della condizione umana che Dio ci dà con la sua Parola e Divina Rivelazione. È in questa luce di fede che il Signore ci dà la risposta alla condizione di male che affligge la natura umana, con la sua morte e Resurrezione grazie alla quale diventiamo nuove creature e figli di Dio.
La superficialità con cui liquidiamo il dogma del peccato originale è tale da non comprendere più da cosa ci ha redenti. Non comprendiamo più il valore della Croce, dell’Incarnazione, della Resurrezione e la salvezza cristiana. Andando quindi a cercare le salvezze umane, false e anticristiche con le quali satana ci attira nella sua rete.
Per salvarci da questa realtà della condizione umana afflitta dal peccato originale – come dicono il Catechismo e il Vangelo – dobbiamo attendere con tutte le nostre forze l’opera della nostra salvezza. Dobbiamo combattere contro il potere delle tenebre che si è appropriato di una parte di noi e che ci trascina verso la perdizione; quindi, una lotta contro i semi del male perché non crescano e non prendano possesso della nostra vita. Una lotta contro la carne, contro il mondo che ci seduce e il maligno che ci tenta, ci devia e ci inganna. Questa vita qui sulla Terra è un duro combattimento. È la battaglia più importante che dobbiamo fare.
Con queste premesse siamo in grado di comprendere la sapienza della Chiesa che ci ha insegnato l’importanza del dogma del peccato originale e che ne ha tratto le conseguenze.
Le idee svolte dal Catechismo sono tre: tutta la storia umana è una lotta contro le tenebre, ognuno di noi deve fare la sua lotta spirituale per salvarsi, Dio in Cristo ci offre la grazia della salvezza.
Un duro combattimento
407La dottrina sul peccato originale – connessa strettamente con quella della redenzione operata da Cristo – offre uno sguardo di lucido discernimento sulla situazione dell’uomo e del suo agire nel mondo. In conseguenza del peccato dei progenitori, il diavolo ha acquisito un certo dominio sull’uomo, benché questi rimanga libero. Il peccato originale comporta «la schiavitù sotto il dominio di colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo». Ignorare che l’uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell’educazione, della politica, dell’azione sociale e dei costumi.
Con la luc dell’intelligenza sappiamo riconoscere il bene, ma nella decisione siamo fragili, soccombiamo e molte volte facciamo il male. San Giovanni nella Sacra Scrittura scrisse che tutto il mondo è sotto l’influsso del maligno. Il diavolo ha potere sulla vita umana in quanto trova i segni del male su cui soffia per farli crescere. Questi semi sono le tre concupiscenze o i sette vizi capitali. Essi indicano quella ferita del peccato originale con la quale il maligno esercita il suo potere. Senza però toglierci la libertà. L’uomo rimane libero, ma senza la grazia non è capace di fare stabilmente il bene.
Proprio nei Paesi occidentali cristiani – nei quali si è ignorata la presenza del peccato originale – non si sono posti dei limiti a quelle forme di falsa libertà. Bisogna riconoscere le tendenze del male che sono in ognuno di noi, per poterle estirpare affinché non diventino nostri padroni. È un passo decisivo sul piano educativo, sociale e politico.
408Le conseguenze del peccato originale e di tutti i peccati personali degli uomini conferiscono al mondo nel suo insieme una condizione peccaminosa, che può essere definita con l’espressione di san Giovanni: «il peccato del mondo» (Gv 1,29). Con questa espressione viene anche significata l’influenza negativa esercitata sulle persone dalle situazioni comunitarie e dalle strutture sociali che sono frutto dei peccati degli uomini.
Molte leggi non sono conformi alla morale naturale, sono molto permissive e che non tengono sotto controllo sociale il male. Con queste inclinazioni il male dilaga.
409La drammatica condizione del mondo che «giace» tutto «sotto il potere del maligno» (1 Gv 5,19) fa della vita dell’uomo una lotta:
«Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall’origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l’uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l’aiuto della grazia di Dio».
La storia è un campo di battaglia fra la luce e le tenebre, fra Dio e l’angelo ribelle, noi ne siamo protagonisti. L’uomo deve conseguire un’unità fra i desideri più elevati e comportamenti concreti che ne derivano. I Comandamenti di Dio li conosciamo e dobbiamo cercare di di viverli. Nel mondo c’è una spinta al male e il maligno ci aspetta al varco con le sue trappole che non si vedono.
Quando l’uomo è uscito dal Paradiso terrestre, Dio ha dato un segnale di grande speranza: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”. Dio non ha abbandonato l’uomo in potere della morte e del male, ma fin dall’inizio ha provveduto alla Redenzione. Fin da quel momento ha preparato la Storia della salvezza che continua tutt’ora. Con l’Incarnazione di Cristo la salvezza è arrivata, fra la venuta di Cristo sulla Terra e la seconda venuta alla fine dei tempi, la grazia viene distribuita a tutti gli uomini. Per questo la Chiesa ha la missione di portare la grazia di Cristo ovunque nel mondo: per far sì che tutti possano avere la grazia della Redenzione.
«Tu non l’hai abbandonato in potere della morte»
410Dopo la caduta, l’uomo non è stato abbandonato da Dio. Al contrario, Dio lo chiama, e gli predice in modo misterioso che il male sarà vinto e che l’uomo sarà sollevato dalla caduta. Questo passo della Genesi è stato chiamato «protovangelo», poiché è il primo annunzio del Messia redentore, di una lotta tra il serpente e la Donna e della vittoria finale di un discendente di lei.
Questa lotta – a livello individuale – attraversa tutta la storia fino alla fine, ma a livello storico, siamo entrati in una fase della lotta fra la Donna e il serpente. Questo primo grande combattimento spirituale vedrà come vincitore la Donna vestita di sole, una battaglia che vedrà il trionfo del Cuore Immacolato di Maria.
È una lotta fra l’angelo ribelle – che vuole distruggere la Creazione – e l’opera della Redenzione. Cristo con sua Madre e tutta la Chiesa vivono la Passione qui sulla Terra e la Resurrezione. Questa battaglia proseguirà fino alla fine e come obiettivo ha la salvezza eterna delle anime.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”