"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2024 Pagina 107 di 236

🟢🙏〽️LIVE DA MEDJUGORJE

Nei giorni di MLADIFEST, Medjugorje diventa un GRANDE  CONFESSIONALE DEL MONDO A CIELO APERTO ❤️‍🔥🙏〽️tutto questo è STRAORDINARIO❤️‍🔥🙏GRAZIE GOSPA 💐🙏❤️‍🔥GRAZIE MADRE NOSTRA❤️‍🔥

🔴LIVE🔴IL PIANO DI MARIA PER CAMBIARE IL MONDO

Loading the player...

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

COMPLEANNO DELLA GOSPA

Messaggio del 1 Agosto 1984

“Il cinque agosto prossimo si celebri il secondo millennio della mia nascita. Per quel giorno Dio mi permette di donarvi grazie particolari e di dare al mondo una speciale benedizione. Vi chiedo di prepararvi intensamente con tre giorni da dedicare esclusivamente a me. In quei giorni non lavorate. Prendete la vostra corona del rosario e pregate. Digiunate a pane e acqua. Nel corso di tutti questi secoli mi sono dedicata completamente a voi: è troppo se adesso vi chiedo di dedicare almeno tre giorni a me?”

Auguri di cuore alla Madonna da parte della grande Famiglia di Radio Maria

Padre Livio

🔴LIVE🔴🙏🚗⛪️🔔 PELLEGRINO A QUATTRORUOTE – itinerari con Padre Livio – puntata 20: Parigi – Rue De Bac – La Medaglia Miracolosa II PARTE

Loading the player...

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 62 – DIO COME TRINITÀ

Loading the player...

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Lunedì 5 Agosto 2024 – 

H 9-10: Editoriale di Padre Livio: IL PIANO DI MARIA PER CAMBIARE IL MONDO

In diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

Scaletta:

MEDJUGORJE È UN FENOMENO UNICO NELLA STORIA CRISTIANA

MEDJUGORJE DA’ INIZIO AL TEMPO DELL’APOCALISSE

MEDJUGORJE E FATIMA SI INTEGRANO A VICENDA

LA GOSPA HA COINVOLTO LA CHIESA FIN DALL’INIZIO

SE LA CHIESA È RESTIA AD AMMETTERE LE APPARIZIONI CI DEVE ESSERE UNA RAGIONE SERIA

LA GUERRA APOCALITTICA PER LA DISTRUZIONE DELLA CHIESA

LA MADONNA STA PREPARANDO LA CHIESA ALLA GRANDE TRIBOLAZIONE

LA PROVA DELLA FEDE NEL TEMPO DEI SEGRETI

LA PURIFICAZIONE DELLA CHIESA MEDIANTE IL MARTIRIO

IL CROLLO CLAMOROSO DEL MONDO SENZA DIO

LA CONVERSIONE DEI POPOLI ALLA CHIESA CATTOLICA

Il TRIONFO DELLA CHIESA CON MARIA

LA CROCE E IL ROSARIO LE ARMI DELLA VITTORIA

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

DAI UNA MANO ALLA EVANGELIZZAZIONE DI RADIO MARIA IN ITALIA E NEL MONDO (Radio Maria non ha pubblicità)

+Bonifico Bancario Intestato a: Radio Maria ETS, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)

Banca Intesa Sanpaolo filiale di Milano – IBAN: IT26 H030 6909 6061 0000 0126 574

+Conto corrente postale – N. 1 4 5 2 2 2 2 1

Intestato a: Associazione Radio Maria, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)

+ 5 x 1000: Codice fiscale di Radio Maria: 94023530150

DALLA NOSTRA CAPPELLA P.LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO

Il diario di Eshkol Nevo da Israele, la decima puntata: “Pianti, fughe, alcol: la guerra ci corrode”

di Eshkol Nevo- Corriere della sera  – 4 Agosto 2024

Lo scrittore: credevo che la tregua sarebbe arrivata. E invece ora tutto brucia

Ho indugiato, prima di scrivere questa puntata del Diario. Aspettavo il cessate il fuoco. Credevo che sarebbe arrivato. Volevo scrivere di cuori traboccanti di speranza, di persone che tornavano a sorridere. Di case ricostruite ai due lati del confine. Ma il cessate il fuoco non è arrivato, anzi: tutto brucia. Le fiamme si stanno diffondendo su altri fronti. Al supermercato ci sono lunghe code. La gente compra pacchi di acqua e powerbank per i cellulari, per essere pronta a permanenze prolungate nei rifugi.

Il cessate il fuoco non arriva a causa degli interessi politici di Netanyahu? Oppure perché Hamas mira a trascinare l’intera area in una guerra totale? Non lo so. È difficile stabilirlo. Quel che è chiaro, inequivocabile, è il modo in cui la quotidianità di guerra corrode l’anima degli abitanti di Israele. Le persone scoppiano a piangere così, senza motivo, mentre ti parlano. Bevono di più. Fumano più erba, nel tentativo di smorzare la paura. Ci si sente a disagio a essere allegri. Persino ai matrimoni si parla degli ostaggi. 

E c’è un altro fenomeno, di cui nessuno parla: lo stillicidio di israeliani che vanno all’estero. Alcuni partono per respirare aria libera da missili per qualche settimana e poi tornano. Altri, come la famiglia della migliore amica di mia figlia, non riescono più a sopportare tanta tristezza ed emigrano, non torneranno più. Si parlano tre volte al giorno con FaceTime, mia figlia e la sua amica. Io so, e non le dico, che fra un pochino si parleranno solo una volta al giorno, e poi una alla settimana, e poi una all’anno. 

Non giudico chi non ce la fa più. Può darsi che la loro scelta sia più logica, più responsabile. Ma io rimango. Con i miei amici e i miei studenti e la mia lingua. Senza la mia lingua non posso vivere. E continuo a spostarmi da un posto all’altro, ad ascoltare, a tentare di aiutare, a ricordare. 

Scendo verso il Sud per un incontro con i lettori. È il primo incontro da quando è cominciata la guerra, mi avverte Uri, il direttore della biblioteca, mentre sono già in viaggio, perciò non so quante persone interverranno. Sarò contento comunque, lo tranquillizzo al telefono. Soprattutto sarò felice di vedere te. Ci conosciamo da ormai vent’anni, Uri e io. Mi ha conquistato il giorno in cui gli ho chiesto, dopo una vacanza estiva, com’era andata con la famiglia, e lui ha risposto: un incubo. Chi è disposto ad ammettere di non essersi goduto una vacanza in famiglia può diventare mio amico. Quando entro nella biblioteca ci abbracciamo e mi offre un whisky. Fino a oggi mi aveva sempre offerto caffè o tè. All’improvviso whisky. Facciamo un brindisi e gli chiedo come sta. Non granché, mi risponde. Soffro di disturbo post-traumatico da stress. Diagnosticato. Ti hanno richiamato in guerra? Sono sorpreso, deve avere almeno sessant’anni. Non esattamente, risponde. E spiega: sabato 7 ottobre ha fatto l’errore di guardare uno dei video diffusi da Hamas e ha visto qualcosa che ha fatto riemergere gli orrori a cui aveva assistito mentre era soldato durante la seconda guerra del Libano. Da allora di notte non dorme. Si sveglia per gli incubi. Di giorno tira avanti a malapena. Ha perso venti chili. Non so cosa dire, perciò taccio insieme a lui e gli chiedo di versarci un altro whisky. D’un tratto mi sorge un dubbio. Ascolta, gli dico, fra i brani che ho in programma di leggere durante l’incontro alcuni rischiano di riattivarti il trauma. Pensi sia il caso che li elimini? Leggi quello che vuoi, mi dice. Se sarà un problema, posso sempre tornare nel mio ufficio. 

Una settimana dopo l’incontro m’informo di come sta. Sulla mia testa c’è una nuvola, scrive. A volte è piccola, quasi inoffensiva, poi di colpo diventa un nuvolone nero e minaccioso. Leggo e penso che senza rendersene conto ha descritto perfettamente lo stato d’animo di un intero Paese. 

Finita una visita dal dentista mi accorgo di non avere il tempo di riaccompagnare a casa le mie figlie, perciò chiamo un taxi usando un’applicazione. Come si chiama l’autista? chiede la grande. Ahmad, rispondo. Annulla la prenotazione, dice, è arabo. Neanche per idea, ribatto indispettito. Che differenza fa se è arabo. È un essere umano proprio come te e come me. Ed è cittadino di questo Paese come te e come me. Le mie amiche fanno così, annullano se vedono che il taxista ha un nome arabo, mi spiega. Annulla, papà, non voglio correre rischi. Neanche per idea, mi impunto. Ormai è diventata una questione di principio. Di educazione. Se preferite potete andare a piedi. La sorella minore ascolta la discussione in silenzio, in attesa di sentire come va a finire. Il tassista arabo arriva. Salgono a bordo e arrivano a casa sane e salve, ovviamente. Ho vinto la battaglia. Ho trasmesso il giusto messaggio alle mie figlie. Perché allora in bocca mi è rimasto il gusto amaro della sconfitta? 

Mio padre, che ha ottantadue anni, è diretto a nord, al confine con il Libano. Vuole controllare in che condizioni è la nostra casa al kibbutz Malkia. Ci ha vietato di raccontare alla mamma che si trova nella zona che Hezbollah bombarda senza sosta. Lei impazzirebbe dalla preoccupazione ed è già debole di cuore. Dalla macchina mio padre mi comunica: al cancello di Malkia ci sono i soldati di guardia, ma basta dirgli: abito qui, e ti lasciano entrare. La casa è intera, continua a riferire. Non è stata colpita e nemmeno saccheggiata. Ma il giardino è inselvatichito. Il kibbutz è deserto, nessuno cammina per i sentieri, e nella piscina, che di solito d’estate è affollata di gente in vacanza, non c’è acqua. In quella piscina ho insegnato alla mia figlia minore a nuotare. Non riusciva, ci sono voluti giorni. Si teneva al galleggiante, si teneva a me, si rifiutava di mollarmi. Ormai credevo che sarebbe andata avanti così all’infinito, stavo perdendo le speranze, quando di botto, senza alcun preavviso, ha lasciato la presa e nuotato fino alla sponda opposta, da sola, a grandi, belle, bracciate, e poi è tornata da me entusiasta, ce l’ho fatta! Hai visto? Hai visto? La prossima volta vengo con te, dico a mio padre. Sei sicuro? mi chiede. Sì, penso, la nostalgia è più forte di tutto. 

(Traduzione di Raffaella Scardi. 
Questa è la decima puntata del diario di guerra di Eshkol Nevo. La prima puntata è uscita sul Corriere il 7 novembre, la seconda il 3 dicembre, la terza il 27 dicembre 2023, la quarta il 23 gennaio 2024, la quinta il 22 febbraio, la sesta il 26 marzo, la settima il 10 aprile, l’ottava il 26 maggio e la nona il 23 giugno)

La ‘tri-unità’ del popolo russo

di Stefano Caprio- Asia News 4 Agosto 2024

A Sebastopoli le celebrazioni della festa del Battesimo della Rus’ di Kiev sono diventate l’occasione per ammantare di un’aura trinitaria l’unità tra Bielorussia, Ucraina e Russia. Proprio mentre il clamoroso scambio di prigionieri politici con Germania e Stati Uniti, ha permesso a Mosca di liberarsi dei più noti “agenti stranieri” che “disturbavano la pace interna” anche dalle celle dei lager.

Nella città di Sebastopoli, capitale della Crimea, in occasione della festa dei 1036 anni del Battesimo della Rus’ di Kiev si è tenuto il forum sul Russkij Mir, il “Mondo Russo”, per celebrare anche l’apertura del grandioso museo della “Nuova Chersoneso”, voluto dal metropolita ortodosso Tikhon (Ševkunov), il “padre spirituale” di Putin mandato in Crimea per punizione dal suo nemico storico, il patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev). Il principale assistente ecclesiastico putiniano ha invece sfruttato l’occasione per rilanciare la sua immagine di “ortodossia imperiale”, cominciando proprio dalla terra sacra della penisola sul Mar Nero. Nel museo vengono ricordate le “tre epoche” del cristianesimo: quella apostolica, quella bizantina e quella russa, riassunte proprio nella Crimea del martirio di papa Clemente, della Tauride greca e del Battesimo della Rus’.

Il principe Vladimir di Kiev aveva infatti occupato la città di Chersoneso per minacciare l’impero bizantino, ottenendo in moglie la figlia dell’imperatore di Costantinopoli e accettando per questo il cristianesimo di rito orientale, dopo vari ondeggiamenti tra cattolici latini, ebrei e musulmani. Egli venne battezzato nella terra di Crimea alla fine del primo millennio nell’anno 988, per poi immergere l’intero popolo nelle acque del Dnepr a Kiev, e queste storiche celebrazioni vengono ancora di più separate tra gli ucraini – che le ricordano a metà luglio sottolineando che “a quei tempi, dove ora c’è Mosca, si aggiravano le bestie feroci” – e i russi che a fine mese le esaltano come “l’origine della tri-unità del popolo russo”.

I partecipanti del forum di Sebastopoli, a partire dall’organizzatore, l’oligarca ortodosso Konstantin Malofeev, hanno infatti chiesto che venga inserito nella legislazione russa il concetto di triedinstvo, la “tri-unità” dei bielorussi, i malorossy (“piccoli russi”, cioè gli ucraini) e i velikorossy, i “grandi russi” di Mosca, applicando anche multe e punizioni a chi contesta questo dogma slavofilo fondamentale. Il triedinstvo del resto richiama direttamente la Troitsa, la Trinità, principale dogma della fede cristiana e soggetto della più famosa icona russa, la Trinità di Andrej Rublev, che il patriarca Kirill ha strappato al museo della Galleria Tretjakov (il cognome del principe fondatore è pure simbolico, Tretjakov significa “Terziario”) per esporla alla devozione patriottica nella cattedrale moscovita di Cristo Salvatore e della Lavra di S. Sergij di Radonež, il padre spirituale della Russia di Mosca, vittoriosa contro i tatari e ogni altro nemico di Oriente e Occidente a fine Trecento.

Nelle tre persone della Santissima Trinità sono infatti incarnate le tre varianti della Santa Russia, che riunisce le terre e i popoli nella sobornost universale. Nella proposta del forum di Sebastopoli si prevede il reato di “discredito” della tri-unità del Mondo Russo, con la formulazione per cui “la Federazione Russa riconosce la tri-unità formata storicamente dalla narodnost [“popolarità”, termine risalente allo zarismo ottocentesco] del fondatore dell’antica Rus’, che con la propria iniziativa ha creato uno sviluppo storico di una civiltà, uno Stato, una cultura tri-unitaria, quella del popolo russo che unisce in sé i russi grandi, piccoli e bianchi, che sono indivisibili nelle loro parti”. L’unità trinitaria dei russi è la base che “per secoli ha formato la storia patria, protetta dalle leggi che esprimono i valori tradizionali spirituali e morali, culturali e storici della Russia”.

Il “discredito” prevede punizioni per chi propone di interpretare la tri-unità in “forme erronee, o negandola pubblicamente”, reato per cui si dovrebbe come minimo pagare una multa di 1,5 milioni di rubli (15 mila euro), oppure lavori forzati e di pubblica utilità, fino alla detenzione in lager per 5 anni. Se tale negazione o falsa interpretazione sarà aggravata da circostanze come l’abuso di cariche pubbliche, la diffusione sui media o per motivi politici, ideologici e razziali, fino all’odio nazionale e l’ostilità contro lo Stato, la legge propone di elevare la multa da 3 a 5 milioni di rubli, per arrivare a una condanna tra i 10 e i 15 anni di lager. Nel forum è stata anche costituita una commissione su “cultura e valori tradizionali morali e spirituali”, per aggiungere alla legge proposta le giuste motivazioni, guidata dal governatore di Sebastopoli Mikhail Razvožaev, che coordinerà future sessioni di giuristi ed esperti per stendere tutti i testi necessari per la nuova “costituzione del mondo russo”, consultandosi con i deputati e i senatori del parlamento di Mosca.

Il patriarca Kirill ha sostenuto da Mosca l’iniziativa, lasciando la scena al suo avversario Tikhon, raccomandando di trovare la medicina per “guarire le ferite della divisione tra Russia e Malorossija”, procurate dalle “forze ostili a noi esterne”.  Nel suo messaggio per la festa del Battesimo di Vladimir e della Rus’, egli afferma che “coloro che ci vogliono dividere, seminando incessantemente la discordia e le lotte intestine, hanno lo scopo primario di sprofondarci nel buio di un nuovo paganesimo, distruggendo le nostre fondamenta spirituali e morali”. In opportuna coincidenza con la festa, si è realizzato il clamoroso scambio di prigionieri politici tra Russia, Germania e Stati Uniti, liberando la Russia dai più noti “agenti stranieri” che disturbavano la pace interna anche dalle celle dei lager, e recuperando alcuni “eroi” della resistenza alle forze ostili, assassini e spioni devoti alla grande Patria.

Il capo degli ortodossi russi invita a pregare affinché “si rinnovi la nostra sincera conversione e il pentimento davanti a Dio, per non rinunciare alla grande vocazione cristiana del nostro popolo e custodire l’eredità del grande principe Vladimir, uguale agli apostoli, e riunire la Russia e la Malorossija”. Come ricorda il patriarca, “dal fonte battesimale del Dnepr è sorto un popolo rinnovato e trasfigurato, in possesso di una enorme forza morale e della luce intramontabile del Vangelo della verità, che si è estesa su tutta la cultura russa, che sgorga proprio da quel fonte”. Come conclude Kirill, “se perdiamo la nostra identità cristiana, perderemo anche la Russia, diventando un facile preda delle forze oscure e delle minacciose influenze delle culture estranee”.

La missione della Russia, secondo il patriarca Kirill, è quella di “riunire i popoli della Santa Rus”, Russia, Ucraina, Bielorussia e “tutti gli altri Stati e popoli che si riferiscono all’antica Rus”. A dare il buon esempio ci ha pensato il presidente della Bielorussia, Aleksandr Lukašenko, che unisce agli storici festeggiamenti anche il 30° giubileo della sua presidenza, mostrandosi come il “grande padre” della tri-unità, o almeno della bi-unità di Mosca e Minsk. Come ha ricordato uno dei principali predicatori bielorussi, il protoierej Fëdor Povnyj, Lukašenko “ha creato insieme al primo esarca del nostro Paese, il metropolita Filaret [Vakhromeev, in carica dal 1978 al 2013, morto nel 2021] una nuova concezione della nazione bielorussa”, che ha portato allo “Stato unitario” con la Russia.

Il “presidente-eterno” della Bielorussia, che negli anni Novanta si definiva “ateo ortodosso” come il russo Boris Eltsin, secondo Povnyj “ha saputo mettere a fondamento dello Stato le relazioni di collaborazione con la Chiesa, con una politica interna basata sul dialogo e sulla pace”. La Chiesa ortodossa in Bielorussia è un esarcato (struttura autonoma e dipendente allo stesso tempo) del patriarcato di Mosca, come inizialmente era stato deciso anche per l’Ucraina, che dal 1992 ha però cercato la piena indipendenza, fino all’attuale ambiguità di una Chiesa formalmente autonoma, ma di fatto ancora in parte legata alla Russia. Il successore dell’esarca Filaret, l’attuale metropolita di Minsk Venjamin (Tupeko), ha dichiarato a sua volta che “lo scisma dell’ortodossia in Ucraina”, con tanto di spostamento della data del Natale al 25 dicembre secondo il calendario occidentale, “ha lo scopo di sradicare i fedeli dalle fondamenta spirituali, per poterli più facilmente indirizzare su nuovi orientamenti estranei”.

Lukašenko ha in effetti anticipato lo stesso Putin in molti aspetti della sua gestione dittatoriale, contestata e riaffermata con violenza nel 2020, ma in effetti in piena continuità con il passato sovietico, essendo entrato in carica nel 1994. La Bielorussia ha conservato perfino la denominazione di “Kgb” per la principale struttura di potere del passato e del presente, che in Russia oggi si chiama “Fsb”, il servizio di sicurezza che Putin ha guidato prima di prendere il potere governativo e presidenziale dopo la fine dell’Urss. Di fatto, le uniche due strutture sopravvissute alla fine dell’impero comunista sono il Kgb-Fsb e il patriarcato di Mosca, le “due nature” del dogma ideologico che si intreccia con la “tri-unità” dei popoli ribattezzati in fretta e furia dopo un secolo di ateismo, che forse ormai ci appare persino più rispettoso dei diritti dell’uomo e dei valori spirituali di quanto lo sia l’attuale Ortodossia veliko-malo-bielorussa.

Pagina 107 di 236

Radio Maria ETS - Via Milano 12, 22036 Erba (Co) - CF 94023530150

Privacy policy