"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Novembre 2024 Pagina 2 di 23

FOTO INEDITE DEI “BEI TEMPI” DI MEDJUGORJE

Padre Jozo con una corda in mano

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sull’abitudine ai gesti gratuiti

Cari amici, Gesù ha detto: «Gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date» (Mt 10,8). Queste parole sono molto importanti, soprattutto nella società nella quale oggi viviamo dove è molto difficile trovare gesti gratuiti, in quanto tutti sono proiettati a guadagnare e ad accumulare e spesso ci si dimentica delle persone bisognose che vengono emarginate.

Soffermiamoci a pensare a noi stessi, a chi siamo. Da Dio Creatore e da Cristo Redentore abbiamo ricevuto tutto ciò che siamo e ciò che abbiamo. La vita è un dono di Dio e tutte le nostre qualità vengono da Lui. La nostra stessa esistenza, istante dopo istante, è un dono di Dio. Ogni passo del nostro cammino è concesso da Dio.

La consapevolezza che tutto ciò che siamo e che abbiamo sia un dono di Dio ci deve rendere grati, ogni giorno. È importante, inoltre, l’apertura agli altri. Così come noi abbiamo ricevuto tutto, è bene che lo condividiamo con gli altri. È un atteggiamento interiore di apertura del cuore, di mani tese verso i bisognosi. Gesù Cristo ci insegna che siamo tutti fratelli e sorelle, siamo un’unica famiglia umana creata da Dio.

È bello riscoprire la dimensione della gratuità nel mondo d’oggi dove, invece, la gente si aspetta sempre un compenso per ciò che fa. A livello individuale, infatti, è difficile trovare dei gesti gratuiti, ma noi cristiani dobbiamo ritrovarli e riempire la nostra vita di altruismo, specialmente quando abbiamo ricevuto da Dio la grazia di avere non solo il necessario, ma anche il superfluo.

Com’è bello riprodurre in noi lo stesso atteggiamento di Dio. Come Lui non ha tenuto per sé la sua pienezza di grazia ma ha voluto creare gli esseri umani capaci di accogliere la grandezza del Suo amore, così anche noi dobbiamo dare agli altri le grazie che abbiamo ricevuto. Questo discorso non deve limitarsi unicamente dal punto di vista materiale, non si tratta solamente di elemosina. Dev’essere proprio una disposizione interiore, dare il meglio di noi stessi agli altri, donare il nostro amore, il nostro talento, la nostra stima. In un mondo in cui l’egoismo la fa da padrona insieme alla competizione e alla smania di accumulo, dobbiamo arginare questo atteggiamento interiore introducendo la gratuità, il dono di sé incondizionato.

Aiutare gli altri è un esercizio che aiuta anche nel cammino spirituale e significa dare una buona parola di conforto, incoraggiare, comprendere, ascoltare, aiutare chi è in difficoltà. L’atteggiamento interiore di attenzione all’altro fiorisce poi in comportamenti virtuosi. In un mondo in cui l’egoismo e l’odio cercano di prevalere, dobbiamo cercare di rispondere con l’amore, con la generosità, con la disponibilità, con la fraternità.

Siamo creature di Dio, dobbiamo imitarlo. Il fondamento teologico dell’apertura verso gli altri è il fatto che Dio ci ha chiamati dal nulla, donandoci gratuitamente tutti i doni (naturali e soprannaturali) di cui siamo ricolmati. Nella preghiera capiamo che siamo un dono, ringraziamo Dio per tutto ciò ci dà ogni giorno; doniamo agli altri quell’amore e quei doni che Dio ci dà. Questo modo di concepire la vita ci fa sentire veramente tutti fratelli, tutti figli di un unico Creatore che, nella sua luce e nel suo amore, si aiutano, si donano reciprocamente, fanno del bene incondizionatamente.

A imitazione di Cristo, diffondiamo il bene, la pace, l’amore, aiutiamo le persone senza volere nulla in cambio. Con questa forza divina che sgorga dal Cuore di Cristo, possiamo fermare i flutti dell’odio e le mareggiate di violenza che si perpetrano ogni giorno in ogni parte del mondo.

La Regina della pace ci abbraccia, riversa su di noi la sua tenerezza affinché noi la versiamo sugli altri: «In modo particolare, figlioli, che abbraccio con tenerezza, vi esorto alla preghiera per la pace nel mondo, affinché la pace prevalga sull’inquietudine e l’odio» (Messaggio del 25 novembre 2024).

Il bene sia più forte del male, i gesti gratuiti schiaccino gli egoismi e le prevaricazioni, l’amore spazzi via l’odio, la luce dissipi le tenebre. Abituiamoci a fare gesti gratuiti nei confronti del prossimo.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🔴LIVE🔴VI VOGLIO TUTTI CON ME IN PARADISO – Puntata 12

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🔴LIVE🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Venerdì 29 Novembre 2024

H. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube  (in differita)

PENSIERO MARIATONA NATALIZIA

Cari amici Radio Maria è una Radio di volontariato, nel senso profondo di un atto di amore in riposta alla chiamata della Regina della pace. Questo fa sì che diverse attività della Radio, nei settori più svariati, siano a titolo gratuito e questo riguarda in modo particolare le trasmissioni, che in qualsiasi Radio Maria del mondo sono un servizio di evangelizzazione.  Anche il sostegno economico degli ascoltatori va visto in questa luce di un dono fatto alla Madonna per realizzare il suo piano di pace per il mondo e di salvezza delle anime.

ABITUIAMOCI A FAR GESTI GRATUITI

Da Dio Creatore e da Cristo Redentore abbiamo ricevuto tutto ciò che siamo e ciò che abbiamo.

“Gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date”

Riempiamo la nostra vita con gesti gratuiti

Condividiamo il superfluo con chi non ha il necessario

LA GUERRA GLOBALE E’ GIA’ INCOMINCIATA

Satana scardina i cuori con l’odio, la superbia, l’invidia

E’ in primo luogo la guerra di tutti contro tutti

Guerra nelle famiglie, nei gruppi sociali, nelle nazioni

Anche nella Chiesa satana diffonde la discordia

Resistere con la preghiera, l’umiltà, il perdono e l’amore

BLOG

Deborah Vannini la neomamma morta a 38 anni per far nascere sana la bambina


DA OGGI FINO A NATALE PARTECIPIAMO CON GIOIA  ALLA MARIATONA  PER DARE UN FORTE IMPULSO ALLA EVANGELIZZAZIONE DI RADIO MARIA IN ITALIA E NEL MONDO.

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Intestato a: Associazione Radio Maria, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 175 – NATO DALLA VERGINE MARIA

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Il compagno di Deborah Vanini, la neomamma morta a 38 anni: “Non ha curato il tumore per far nascere sana la nostra Megan”

Como, parla il compagno della donna che ha scoperto la malattia in gravidanza e ha rinunciato alle cure: «Era speciale, altruista, buona. Mi ha detto: voglio che venga al mondo. I giudizi sui social mi hanno ferito»

LA STAMPA – Francesca del vecchio – 28 Novembre 2024

COMO. «Le decisioni delle persone sono scommesse, il giudizio degli altri conta poco. Quello che mi ha ferito è stata la facilità con cui la gente, sui social, ha criticato la scelta di Deborah senza conoscerne le motivazioni. Senza sapere che persona speciale fosse. Quanto abbia lottato per costruire la nostra famiglia che ora è monca senza di lei».

Massimo Chinaglia, 40 anni, trattiene a fatica le lacrime dall’altra parte del telefono. Appena 24 ore prima di questa intervista, a Como, ha detto addio alla sua compagna, Deborah Vanini di appena 38 anni, che per portare al termine la gravidanza e far nascere la piccola Megan ha scelto di non curare il cancro avanzato che l’aveva colpita ai polmoni.

Chi era Deborah?
«Una persona speciale, altruista, buona. È riduttivo dire che fosse la mia metà: era il mio tutto, il mio punto di riferimento. Voglio parlare di lei perché credo che la sua storia possa essere d’ispirazione e d’insegnamento per le persone che credono che il tempo a nostra disposizione sia infinito. Ci sono casi come quello della mia Debby in cui il “domani” non c’è, casi in cui la sabbia nella tua clessidra è quasi finita e allora anche un sacrificio per un bene superiore vale la pena farlo».

Perché non ha voluto interrompere la gravidanza?
«Quando ci siamo conosciuti, 10 anni fa, sapevamo che volevamo una famiglia con dei figli. Ci abbiamo provato per due anni ma non ci riuscivamo. Poi, a febbraio scorso, il test di gravidanza che ci ha confermato che Deborah era incinta. Solo che di lì a qualche giorno siamo corsi in ospedale perché aveva dei forti dolori a una gamba. Abbiamo firmato una liberatoria per autorizzare la tac nonostante la gravidanza e così abbiamo scoperto un tumore ai polmoni al quarto stadio, le metastasi ad altri organi che erano irrimediabilmente compromessi».

Cosa è successo dopo?
«Mi ricordo quella sera, dopo l’ospedale: Debby l’ha passata con la testa appoggiata sul tavolo della cucina, in lacrime. Era terrorizzata da quello che l’aspettava. Spaventata per le scelte che doveva compiere: non sapeva cosa ne sarebbe stato della sua vita. Poi, quella frase – “Mi curerò dopo il parto” – che mi ha fatto capire che aveva già scelto. Abbiamo sperato nel miracolo, pregato. Abbiamo confidato nei farmaci che le davano per tenere a bada l’avanzamento della malattia, ma quel cancro era troppo cattivo».

Cos’ha pensato della decisione della sua compagna?
«Già, compagna… non abbiamo fatto neanche in tempo a sposarci. Le sono stato accanto perché sapevo che non potevo farle cambiare idea. Mi sono sforzato nei mesi in cui ho dormito con lei in ospedale – anche sul pavimento, se occorreva – di comprendere la sua decisione. So che il suo è stato un gesto di altruismo e di amore verso di me e verso nostra figlia. In fondo, lei sapeva che stava per morire».

Pensa mai a come sarebbe stata la vostra vita se si fosse curata?
«Tutti sanno cos’è un tumore al quarto stadio. I medici furono chiari: era inoperabile. Se avesse iniziato le cure subito, appena scoperto, avrebbe potuto vivere qualche anno in più – 4 o 5 al massimo -, invece di consumarsi in sei mesi. Ma sapeva che in quel tempo che le restava, con la chemio e il resto, una gravidanza non sarebbe mai arrivata. Per questo mi diceva sempre: “Nostra figlia avrà tutta la vita davanti, voglio che venga al mondo. Io, potrei vivere solo pochi anni ancora. Che senso avrebbe rinunciare a lei”. E così ha voluto, fino alla fine».

È stato un parto difficile?
«Non ho mai visto una sala operatoria così piena di persone: saranno state 40. Nonostante l’indecisione se farla partorire in ginecologia o in oncologia, nonostante una tromboembolia e un parto prematuro, è riuscita a godersi la piccola per due mesi, fino a 20 giorni fa. Poi un versamento pleurico e una nuova corsa in ospedale. Da lì le cose sono peggiorate ogni giorno».

Cos’ha pensato in quei momenti?
«Avevamo una bambina di un mese e mezzo a casa, la paura che Deborah potesse non farcela era grande. I medici – lo staff del Niguarda è stato fantastico – hanno cercato di prepararmi. Ma si è mai veramente pronti per una cosa del genere? Alla fine, venerdì notte mi è morta tra le braccia».

Lei adesso come sta?
«Oggi (ieri per chi legge, ndr) è il giorno più duro per me, dopo averla seppellita mi sento mutilato, perso. Ho la gioia di nostra figlia, un “pezzo” di Deborah da cullare mentre sono al telefono. Eppure vedo tutto buio intorno. Volevo diventare padre ma con Deborah al mio fianco. So di avere l’enorme responsabilità di crescere nostra figlia. Ma Debby prima di andarsene mi ha dato tutte le istruzioni, ha anche comprato vestitini, culla, lettino e giochi per i prossimi 7 anni. Aveva capito che le restava poco tempo».

Della vostra storia si è parlato molto. Non sempre in termini positivi. Cosa l’ha offesa di più?
«Più che di offesa, parlerei di mancanza di rispetto per le scelte di una persona che non si conosce. Io non voglio che qualcuno giudichi il fatto che mia figlia crescerà senza madre. Credono che non ci abbia pensato? Chi ha criticato la decisione di Deborah di non curarsi non sapeva nulla della sua malattia, dei suoi sentimenti. Del fatto che si sentisse appagata dalla vita e che per altruismo volesse lasciare a me qualcosa di lei. Una società così incattivita che l’ha giudicata senza sapere dovrebbe prendere esempio dalla sua storia».

Cosa farà adesso?
«Cercherò la forza, da qualche parte. Nella famiglia, di certo, che è l’unico sostegno che si ha nei momenti difficili. Crescerò mia figlia facendo tesoro di quello che Debby mi ha insegnato e quando sarà grande le racconterò del grande gesto d’amore che sua madre ha compiuto perché venisse al mondo».

FOTO INEDITE DEI “BEI TEMPI” DI MEDJUGORJE

Vicka nell’antica sede di Radio Maria in via Turati, 7 in attesa di pregare l’Angelus

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla vita umana senza Dio, un vagare inutile

Cari amici, la vita senza Dio è un vagare inutile. Rispetto a quando la fede era più fervente la vita oggi ha un’impostazione molto diversa, nel quotidiano non c’è spazio per Dio. In passato, invece, era ben presente il riferimento a Dio, eravamo consapevoli che venivamo da Dio Creatore che ci ha tratto dal nulla e ci ha dato un’anima spirituale immortale; l’educazione dei nostri genitori era impostata su una visione della vita alla luce della fede. La vita era intesa come un cammino verso l’eternità, con un inizio e una fine e con un traguardo ben preciso: il Cielo. Con la luce della ragione e con la grazia dello Spirito Santo possiamo dire che in tutte le religioni c’è l’apertura all’Aldilà, alla vita oltre la morte.

È tipico del nostro tempo, invece, imporre una visione pseudoscientifica della vita secondo la quale veniamo dalla materia e, morendo, torniamo a essa. Oggigiorno l’uomo è ridotto a un animale che nasce, cresce e muore. L’umanità non ha più lo sguardo rivolto verso il Cielo, si è chinata verso il basso, ha perso la visione soprannaturale della vita. Negli ultimi decenni si è sempre più diffusa una visione intramondana, regressiva perché riduce l’uomo – che è invece l’espressione più alta del Creato – è stato declassato a prodotto materiale, ad animale un po’ più sviluppato ma comunque limitato. La vita umana, oggi, è tutta orientata al soddisfacimento dei desideri materiali.

Il cuore umano è assetato di assoluto, l’essere umano è la creatura più nobile perché è in grado di arrivare a Dio con la sua intelligenza. L’uomo anela a Dio e i beni spirituali sono il più grande desiderio da realizzare. Chi è nel cammino di fede sa che ci sono dei beni spirituali che valgono più di tutto l’oro del mondo, come ad esempio la pace del cuore e la gioia interiore. Le virtù spirituali rendono bella una persona anche esteriormente perché riflette quel buono interiore anche nello sguardo, nel sorriso, nei modi di porsi agli altri. Ci sono dei beni spirituali che chi crede in Dio ha sperimentato e sa quanto elevano l’uomo.

Rinchiusa la vita nell’ambito dell’animalità, siamo prigionieri dell’effimero e della ricerca spasmodica al benessere materiale che non soddisfa mai veramente, anzi degrada moralmente. Impostando la vita alla ricerca della soddisfazione materiale si arriva alla fine con in mano un pugno di mosche. La vera gioia sta nei beni spirituali, è lì che dobbiamo arricchirci!

Non c’è da meravigliarsi che laddove c’è la degradazione della vita umana, tipica del materialismo e dell’ateismo, si moltiplicano le infelicità e le insoddisfazioni croniche che talvolta sfociano in depressioni anche gravi. La rabbia interiore, causata dall’infelicità, è sotto i nostri occhi ogni giorno; tutti i fatti di cronaca terribili sono la deriva della ricerca inutile del benessere materiale.

È bene allora, fermarsi e fare un paragone tra la vita di un credente e quella di un non credente. Il primo ha lo sguardo rivolto verso il Cielo, anela a Dio, cammina ogni giorno sperimentando la gioia anche nella sofferenza, offrendo le difficoltà al Signore e affidandosi quotidianamente a Lui. Chi vive in questo modo è una persona affidabile anche da punto di vista sociale, è certamente una persona responsabile, potremmo dire è una persona “di cuore” a cui molti si rivolgono anche per dei consigli, per una parola buona e confortante. Chi crede irradia i dono di Dio anche agli altri, porta gioia, porta speranza, porta luce nelle vite di chi gli sta intorno.

Il non credente si lamenta, ha paura del futuro, è totalmente immerso nella ricerca materiale di qualcosa che lo soddisfi, rincorre una felicità terrena che non può trovare nelle cose effimere di questo mondo. Lo stato di insoddisfazione e di infelicità esistenziale che ormai ha permeato quasi l’intera umanità sta a identificare il fallimento della falsa religione che ha sostituito il Cristianesimo. L’uomo ritorni al suo posto di creatura creata da Dio! Ritorniamo alla fede cristiana! Ritorniamo alla Verità e alla Luce! Solamente vivendo nella luce di Dio possiamo ricostruire noi stessi e sperimentare la vera gioia interiore.

Con Dio la vita è un pellegrinaggio di luce dalla Terra al Cielo. Senza Dio la vita umana è un vagare inutile.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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