"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Aprile 2024 Pagina 2 di 16

🔴LIVE VIDEO🔴INCONTRO DI P. LIVIO CON VICKA VEGGENTE DI MEDJUGORJE {2000}

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DALLA NOSTRA CAPPELLA PADRE LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO

Mosca e ‘deoccidentalizzazione’: nella ‘svolta’ a Oriente il futuro incerto della Russia

di Stefano Caprio-Asia News – 28 Aprile 2024

La guerra in Ucraina porta il Paese nell’era della negazione e presa di distanza dal “nemico”, per affermare la “ortodossia” spirituale, morale, politica ed economica. Oggi si impongono nuovi “modelli globali” non facilmente digeribili non solo in Russia o in Oriente, ma anche in Europa e nei Paesi anglosassoni. La figura del presidente si sovrappone ormai agli zar del passato. 

Con la guerra della Russia in Ucraina siamo entrati nell’era della de-trazione o de-clinazione, in quanto la de-finizione dell’identità dei popoli e delle nazioni sembra di-pendere dal prefisso, più che dal contenuto. La Russia si è sentita in dovere di di-fendere l’Ucraina assalita dalla de-gradazione occidentale, per raggiungere la sua de-militarizzazione e de-nazificazione; in tutta risposta, l’Ucraina sente ora il bisogno della de-russificazione e de-colonizzazione, indicando in questo la strada agli altri popoli ex-sovietici, già da 30 anni impegnati appunto nella de-sovietizzazione dei loro Paesi.

La negazione e la presa di distanza dal “nemico”, dall’estraneo o “traditore”, è la via maestra per affermare la propria “ortodossia” spirituale, morale, politica ed economica. Il termine più dogmatico e risolutivo di questo dramma dell’identità negata per la Russia è ormai la de-occidentalizzazione, annunciata con il neologismo della de-westernizatsija. La propaganda russa, soprattutto in questi giorni di preparazione alla Pasqua di liberazione e alla Vittoria di de-nazificazione, insiste sul concetto che “la Russia non ha mai fatto parte dell’Occidente”, una realtà demoniaca e russofobica, che cerca di imporre al mondo un dominio globale che staglia la sua ombra su tutti i continenti, facendo brillare sempre più la luce della Santa Eurasia.

La de-occidentalizzazione o “purificazione dall’influsso occidentale” è il vero contenuto delle leggi contro gli “agenti stranieri”, gli inoagenty che non possono essere altro che occidentali, in quanto gli influssi della Cina, dell’India o della Turchia sono invece da considerarsi “amichevoli”. Per questo i russi fanno pressioni sulla Georgia, sul Kirghizistan e su tutti i territori ancora poco de-colonizzati per far approvare leggi analoghe, anche a costo di provocare rivolte di piazza come sta avvenendo in questi giorni per le vie di Tbilisi. La “svolta verso Oriente” non è specificamente “pro” Oriente, ma è principalmente “anti” e “de” Occidente. I sociologi filo-putiniani affermano che “più della metà dei russi non vede alcuna utilità nella civilizzazione e nella cultura occidentale, in quanto è sempre stata estranea alla Russia e ha un carattere distruttivo”, come riportato dalla rubrica Signal di Meduza.

Tali affermazioni del resto non sono una novità per la Russia, anzi attraversano tutta la sua storia e le oscillazioni della sua autocoscienza. Nell’Ottocento, dopo la grande vittoria su Napoleone e la sua Grande Armée dell’intera Europa occidentale, si è sviluppato in Russia per decenni un grande dibattito tra “slavofili” e “occidentalisti”: i primi ritenevano che la Russia avesse una propria “idea” da esprimere nel mondo, i secondi che non ci fosse nei russi nulla di originale, e tutto era dovuto alle culture provenienti dall’Occidente. La storia in effetti ha dato ragione ai secondi, imponendo nel Novecento un sistema pensato dagli occidentali, quello del comunismo marxista, pur reinterpretato come “leninismo” e “stalinismo”, le varianti russe del “socialismo reale” imposto al mondo intero.

Il dibattito ottocentesco era a sua volta frutto della precedente occidentalizzazione dell’Impero di San Pietroburgo, voluta da Pietro il grande per fare della Russia una “finestra sull’Europa”, e conclusa da Caterina la grande come spartizione dell’Europa orientale insieme ad Austria e Prussia, con la de-portazione di massa dei polacchi nei territori siberiani. Lo stesso Pietro aveva voluto disfarsi degli eccessi di torbidi conflitti interni generati dalle scorribande nei territori “ucraini” di confine, ma anche dal fanatismo degli ortodossi “vecchio-credenti” che non volevano accettare la superiorità nei riti e nelle devozioni da parte dei greci, anch’essi da considerare “agenti stranieri” occidentali. Il Battesimo bizantino, che ha dato origine alla storia antica della Rus’, è in effetti l’importazione dall’Occidente di una tradizione che viene considerata del “cristianesimo orientale” rispetto a quello latino occidentale, a riprova che l’identità non corrisponde alla realtà neppure geografica, quando serve un de- per affermarla. La stessa ideologia cinquecentesca di “Mosca-Terza Roma”, la principale definizione della missione della Russia nella storia, si basa sull’eliminazione delle due Rome precedenti, e la profezia si conclude precisando che “una Quarta non ci sarà”.

La retorica della de-westernizatsija, al di là degli archetipi contrastanti dell’anima russa, impone una riflessione che riguarda il futuro non soltanto della Russia. Che cos’è “Occidente”, e che cosa significa essere “sotto l’influsso occidentale”? L’approvazione del Congresso americano dei nuovi aiuti all’Ucraina è stata salutata dal presidente Biden come “affermazione della supremazia americana e occidentale nel mondo”, ma il modello di questa superiorità non è certo limitato alle armi o ai droni d’assalto. Occidente vuol dire democrazia liberale ed economia di mercato, o quanto meno la scelta di un regime comprensibile e organizzato secondo regole accettabili da parte degli occidentali. L’epoca coloniale degli europei ha in effetti imposto in tutto il mondo sistemi analoghi a quelli degli imperi e poi delle democrazie, nella relazione tra le parti sociali e le classi di padroni e lavoratori, i meccanismi finanziari e le istituzioni politiche ed educative, risolvendo l’ispirazione religiosa nella separazione tra Chiesa e Stato.

Oggi queste dimensioni si accompagnano a un frenetico processo di modernizzazione e ridefinizione tecnologica, che rendono vetuste molte componenti fondamentali come il pluralismo politico e gli equilibri parlamentari, perfino la terzietà della legge e della magistratura, imponendo nuovi “modelli globali” non facilmente digeribili non soltanto in Russia o in Oriente, ma negli stessi Paesi europei e anglosassoni, gli “occidentali” per eccellenza. In questo senso diventano più che occidentali nazioni come il Giappone e l’Arabia Saudita, di tradizioni assolutiste o addirittura teocratiche, e dominano l’Occidente le innovazioni pensate in Cina o nella stessa Russia, sciogliendo tutti i confini nella polverizzazione digitale. Non c’è una definizione esaustiva di “Occidente collettivo” o soltanto parziale, neanche alle latitudini attribuite ai “padroni del mondo” produttivo e finanziario.

La de-occidentalizzazione non porta dunque verso la scelta di un sistema rispetto a un altro, né a livello economico, né politico e culturale, e ormai neppure religioso. Si tratta di una reazione identitaria anti-globalista, un tentativo di sottrarsi al coinvolgimento nei processi di cambiamento e di contaminazione, come nell’ideologia della de-crescita e della de-modernizzazione. Essendo però irreversibile la crescita economica e tecnologica, la differenza con il “mondo ostile” può avvenire soltanto nella contrapposizione e nella competizione, ciò che di fatto comporta un legame ancora più stretto e inevitabile: più si cerca di de-occidentalizzarsi, più ci si occidentalizza. Questo era vero perfino all’epoca della Guerra Fredda dei regimi “opposti”, socialista contro liberale, che per imporsi scatenavano la gara alla conquista dello spazio e al controllo delle nazioni, nutrendosi comunque di continui conflitti armati in ogni angolo del mondo.

Non ha alcun senso la de-occidentalizzazione della Russia, per quanto siano prevedibili dei “salti all’indietro” anche nel controllo della proprietà privata, come affermato da Vladimir Putin al congresso degli imprenditori e investitori per “evitare danni allo Stato”, oltre all’evidente ritorno al controllo totalitario delle coscienze. La figura del presidente ormai si sovrappone a quella degli zar del passato, e le leggi stesse sembrano regredire al livello delle uloženja, i decreti seicenteschi che tentavano di comporre i “torbidi” delle varie anime della Russia in bilico tra presente e futuro. Si possono rompere le relazioni diplomatiche con gli Stati occidentali e ogni tipo di accordo internazionale fino alla disgregazione dell’Onu e al disprezzo del tribunale dell’Aja, o dichiarare lo scisma ortodosso tra Mosca e Costantinopoli, ma tutto questo appare più una scena teatrale che una vera “ridefinizione” della posizione del Paese nelle relazioni globali. Se la Russia intende rifiutare il mondo intero, il problema non è che diventerà inaccettabile per l’Occidente, ma che diventerà incomprensibile per sé stessa.

PERCHE’ I VEGGENTI DI MEDJUGORJE SONO CREDIBILI

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I veggenti parlano con una tale sicurezza che è difficile negare la loro esperienza“, ha affermato l’Arcivescovo Henryk Hoser, già Visitatore Apostolico a Medjugorje (2017-2021) nella sua ultima intervista, prima di ritornare alla casa del Padre


BUONA DOMENICA

QUINTA DOMENICA DOPO PASQUA

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica,

Oggi più che mai essere cristiani significa andare controcorrente. Questo è vero soprattutto per la Domenica, il giorno che Gesù risorto ci ha donato, ma che noi abbiamo svuotato, dissipando il suo grande valore di nutrimento spirituale per le nostre anime.

Ogni Domenica siamo attesi dal Signore nella casa di Dio per partecipare alla celebrazione della Santa Messa, per nutrirci del Vangelo e dell’’Eucaristia e per riconoscerci come appartenenti alla famiglia di Dio qui in terra e lassù in Cielo

Oggi il Vangelo offre alla nostra meditazione una parabola fra le più belle, che ci fa capire quale intima unione dobbiamo realizzare con Gesù, mediante la fede, la preghiera e la santità della vita.

Gesù paragona il nostro rapporto con Lui a quello della vite con i tralci. E’ un rapporto molto intimo, tanto da essere una sola realtà. Ebbene, dice Gesù, “Io sono  la vite e voi i tralci”.

Se un tralcio è unito alla vite dà molto frutto, perché la linfa della vite passa in ogni tralcio. Ma se il tralcio si stacca, non può dar frutto da solo, ma secca e quindi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Come può avvenire che un tralcio  si stacchi dalla vite, cioè che un’anima si stacchi da Gesù o lo perda? Questo avviene quando non preghiamo, non crediamo e non viviamo i comandamenti e lasciamo inaridire l’anima.

Questo è accaduto al nostro mondo cristiano che, avendo abbandonato la preghiera, ha perso la fede e fecondità della vita, diventando una vigna devastata da bestie feroci.

Un ramo  secco è l’immagine della morte, di una vita che si dissolve  nel nulla, di un futuro senza speranza. Solo se siamo uniti  Gesù Cristo la vita fiorisce, porta frutto al di là di ogni immaginazione ed è persino felice, anche quando Padre celeste pota i tralci perché diano più frutto.

Ma il Padre celeste fa ancora di più. Ridà la vita ai tralci secchi se non si induriscono nel rifiuto e con umiltà si lasciano reinnestare in Colui che è la fonte della vita.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore.


BENEDETTO XVI – LA VITE E I TRALCI 

Cari fratelli e sorelle!

Il Vangelo di oggi, quinta domenica del Tempo Pasquale, si apre con l’immagine della vigna. «Gesù disse ai suoi discepoli: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore”» (Gv 15,1). Spesso, nella Bibbia, Israele viene paragonato alla vigna feconda quando è fedele a Dio; ma, se si allontana da Lui, diventa sterile, incapace di produrre quel «vino che allieta il cuore dell’uomo», come canta il Salmo 104 (v. 15). La vera vigna di Dio, la vite vera, è Gesù, che con il suo sacrificio d’amore ci dona la salvezza, ci apre il cammino per essere parte di questa vigna. E come Cristo rimane nell’amore di Dio Padre, così i discepoli, sapientemente potati dalla parola del Maestro (cfr Gv 15,2-4), se sono uniti in modo profondo a Lui, diventano tralci fecondi, che producono abbondante raccolto. Scrive san Francesco di Sales: «Il ramo unito e congiunto al tronco porta frutto non per propria virtù, ma per virtù del ceppo: ora, noi siamo stati uniti dalla carità al nostro Redentore, come le membra al capo; ecco perché… le buone opere, traendo il loro valore da Lui, meritano la vita eterna» (Trattato dell’amore di Dio, XI, 6, Roma 2011, 601).

Nel giorno del nostro Battesimo la Chiesa ci innesta come tralci nel Mistero Pasquale di Gesù, nella sua Persona stessa. Da questa radice riceviamo la preziosa linfa per partecipare alla vita divina. Come discepoli, anche noi, con l’aiuto dei Pastori della Chiesa, cresciamo nella vigna del Signore vincolati dal suo amore. «Se il frutto che dobbiamo portare è l’amore, il suo presupposto è proprio questo “rimanere” che profondamente ha a che fare con quella fede che non lascia il Signore» (Gesù di Nazaret, Milano 2007, 305). È indispensabile rimanere sempre uniti a Gesù, dipendere da Lui, perché senza di Lui non possiamo far nulla (cfr Gv 15,5). In una lettera scritta a Giovanni il Profeta, vissuto nel deserto di Gaza nel V secolo, un fedele pone la seguente domanda: Come è possibile tenere insieme la libertà dell’uomo e il non poter far nulla senza Dio? E il monaco risponde: Se l’uomo inclina il suo cuore verso il bene e chiede a Dio l’aiuto, ne riceve la forza necessaria per compiere la propria opera. Perciò la libertà dell’uomo e la potenza di Dio procedono insieme. Questo è possibile perché il bene viene dal Signore, ma esso è compiuto grazie ai suoi fedeli (cfr Ep. 763, SC 468, Paris 2002, 206). Il vero «rimanere» in Cristo garantisce l’efficacia della preghiera, come dice il beato cistercense Guerrico d’Igny: «O Signore Gesù … senza di te non possiamo fare nulla. Tu infatti sei il vero giardiniere, creatore, coltivatore e custode del tuo giardino, che pianti con la tua parola, irrighi con il tuo spirito, fai crescere con la tua potenza» (Sermo ad excitandam devotionem in psalmodiaSC 202, 1973, 522).

Cari amici, ognuno di noi è come un tralcio, che vive solo se fa crescere ogni giorno nella preghiera, nella partecipazione ai Sacramenti, nella carità, la sua unione con il Signore. E chi ama Gesù, vera vite, produce frutti di fede per un abbondante raccolto spirituale. Supplichiamo la Madre di Dio perché rimaniamo saldamente innestati in Gesù e ogni nostra azione abbia in Lui il suo inizio e in Lui il suo compimento.

BENEDETTO XVI

REGINA CÆLI

Domenica, 6 maggio 2012

LA MIA VITA CON LA GOSPA

LA MIA VITA PER  LA GOSPA

Cari amici, a intervalli regolari, vi racconto sul Blog la storia delle apparizioni della Madonna a Medjugorje, così come io l’ho vissuta dai primissimi anni fino ad oggi (Trovate la serie nella sezione “Medjugorje” del Blog)

36. “Dite a quei sacerdoti che non credono alle mie apparizioni che io da sempre trasmetto al mondo messaggi da parte di Dio. Mi dispiace che non credano, ma non si può obbligare nessuno a credere (31 – 12 – 1981).

Nella storia delle apparizioni mariane mai la Madre di Dio ha dato così tanti messaggi. Non è solo questione di quantità, ma anche di qualità e di finalità pastorale. Infatti non si tratta di messaggi disordinati o occasionali, ma di un vero e proprio magistero organico che ha come scopo di illuminare e di guidare la Chiesa e l’umanità intera in una fase drammatica del comune cammino. La Madonna sa quello che fa. Conosce le critiche di chi la considera la Donna del silenzio e vorrebbe che non parlasse mai. Nel medesimo tempo vede il pericolo che molti ascoltino i messaggi per curiosità senza cercare di metterli in pratica. Anche i più volonterosi dopo un po’ si dimenticano e costringono la Madonna a ripetere con infinita pazienza le medesime esortazioni. Non fa così ogni buon parroco alle prese con i suoi parrocchiani?

Il fatto che la Madonna stia educando alla fede un’intera generazione, con parole che raggiungono i cuori più lontani, deve essere considerato come un dono di grazia inestimabile. Come si può essere così accecati da non vedere quanto la Madonna sta facendo per risvegliare la fede e salvare le anime? Quanti oggi ascoltano le prediche? Quanti frequentano le catechesi? Quanti leggono i documenti del Magistero? Quanti meditano la Sacra Scrittura? Il bilancio è scoraggiante e sembra quasi che la Chiesa non riesca a farsi ascoltare dagli uomini.

La conseguenza è la crisi della fede, il sonno  stanco delle anime, il dilagare dell’ignoranza religiosa. La Madonna ha voluto impegnarsi personalmente nel progetto di una nuova evangelizzazione, iniziandolo per prima, e dando alla Chiesa un aiuto straordinario. Lo fa nel suo ruolo specifico, che è quello di una madre che educa i suoi figli, non con discorsi altisonanti, ma con parole domestiche, perché ogni uomo è un bambino, che ha più bisogno di latte che di cibi succulenti, piacevoli al palato ma difficilmente digeribili.

I messaggi della Regina della pace formano un libretto  di dimensioni modeste. Se si considera  il tempo in cui si rivolge al suo popolo. non si può certo dire che la Madonna parli troppo. Ci sono bel altri fiumi di parole inutili che inondano la Chiesa. La Madonna ha più volte ripetuto che il fatto che possa darci i messaggi è un dono che ha ottenuto dall’Onnipotente. L’abitudine ai messaggi è un atteggiamento pericoloso. Non dobbiamo darli per scontati. Sono perle preziose che non possiamo riporre nel cassetto delle cose inutili o, peggio ancora, nel cestino della spazzatura.

I messaggi della Santa Vergine non sono “Parola di Dio” e non possono certo essere equiparati alla Sacra Scrittura. Sono però parole che vengono dal cielo e la Madonna ha voluto sottolinearlo: “Vivete i miei messaggi e mettete nella vita ogni parola che vi do. Siano preziose per voi perché vengono dal cielo” (25-06-2002). E’ un fatto che sono parole che fanno breccia nei cuori. Nella loro semplicità sono piene di sapienza e di santità.

Se possiamo cogliere la dimensione interiore di una persona dalle parole che pronuncia, allora dobbiamo dire che i messaggi della Madonna manifestano ciò che Lei è nella sua incommensurabile grandezza. Ogni sua parola viene dal cuore ed esprime la sua pienezza di sapienza e di grazia. Ogni messaggio è completo in se stesso, come un fiore di incomparabile bellezza. Basterebbe metterne in pratica uno solo per modellare la propria vita ad immagine della Madre.

Il Monfort afferma che Maria è lo stampo di Dio. Questo stampo brilla in ogni messaggio, che imprime il sigillo di Dio sul cuore che lo accoglie. I messaggi della Regina della pace sono un evento irripetibile ed unico nella vita della Chiesa. Nella storia della spiritualità non vi è nulla che possa reggere il paragone per luminosità di dottrina. per pienezza di vita e per afflato di santità. Occorre evitare il pericolo che un dono così grande non sia valorizzato appieno.

La Madre di Dio è la sede della Sapienza e la Madre della Chiesa. E’ la “Benedetta fra le donne” ed colei che è “Beata perché ha creduto alla parola del Signore”. Chi più di Maria potrebbe educare alla fede? Chi potrebbe impedirle di intervenire nella vita della Chiesa, come ha fatto innumerevoli volte fin dalle origini? “Dite a quei sacerdoti che non credono alle mie apparizioni che io da sempre trasmetto al mondo messaggi da parte di Dio. Mi dispiace che non credano, ma non si può obbligare nessuno a credere (31 – 12 – 1981).

La Madonna conosce il suo posto nella Chiesa e vi si attiene. Non si sostituisce a Pietro e al collegio apostolico, ma svolge il compito materno che Gesù le ha assegnato ai piedi della Croce. La maternità di Maria si estende a tutta la Chiesa, in modo particolare ai Pastori, che sono i suoi figli prediletti. Colei che ha educato e formato Gesù, secondo la sua santa umanità, affinché crescesse in età sapienza e grazia, non avrà forse i titoli e le capacità di educare la nostra generazione che sta rinunciando a Cristo e perdendo la fede?

Si dice che la Madonna nei vangeli tace. Dovremmo però considerare che Gesù è stato alla sua scuola fino all’inizio della sua missione, quando la Madre stessa si è messa alla scuola del Figlio. C’è forse da meravigliarsi che Colei che ha accompagnato la Chiesa nel suo cammino bimillenario, intervenendo ogni volta che lo ha ritenuto necessario con innumerevoli apparizioni, sia presente nel momento della grande tribolazione per salvare il mondo dal drago sciolto dalle catene?

 Invano si cercherebbe nei messaggi della Santa Vergine una sola parola che sia fuori posto. Tutto ciò che dice illumina, edifica, consola e sprona alla santità. Alla nostra generazione verrà chiesto che cosa avrà fatto dell’immensa grazia di avere avuto la Madre di Dio come maestra di vita cristiana e guida sulla via che porta alla salvezza.

Chi è assiduo nella lettura della Sacra Scrittura non ha difficoltà a cogliere come la Parola di Dio si rifletta in ogni messaggio della Regina della pace. Nessuna creatura conosce la Bibbia come la Madonna. Si tratta di una conoscenza viva, che modella la sua persona. Non è forse Lei la Madre del Verbo incarnato? Ogni parola della Sacra Scrittura è impressa nel suo cuore. Sole Lei conosce ogni particolare nelle sue insondabili profondità. I suoi messaggi sono veicoli attraverso i quali l’acqua viva della Parola di Dio disseta i cuori inariditi.

Chi conosce la Sacra Scrittura, col cuore si commuove dinanzi ai messaggi della Regina della pace. Non è la scienza esegetica che apre i significati insondabili della Parola di Dio. Senza la fede e la santità non si sfiora neppure la superficie. La Scrittura è incomprensibile senza la luce di sapienza dello Spirito Santo. Chi ne è ricolmo quanto Maria? La Regina della pace come madre amorosa nutre la moltitudine dei suoi figli, attualizzando il vangelo nella loro vita. Le parole che escono dal suo cuore rendono viva la Parola di Gesù. Come i piccoli del corvo gridano a Dio per mancanza di cibo (cfr. Sal 146,9) così innumerevoli anime oggi attendono il cibo corroborante dei messaggi della Regina della pace.

Non mancano però quelli che non prendono in considerazione i messaggi della Madonna. A volte persino li disprezzano liquidandoli come ripetitivi e banali. Anche fra quelli che hanno risposto alla chiamata non di rado prevale un atteggiamento di curiosità e di superficialità. Si attende il nuovo messaggio senza aver tentato di mettere in pratica quello precedente. La Gospa conosce bene la situazione e non si stanca di dare i consigli perché il seme dei messaggi germogli nei cuori e dia frutti abbondanti.

Innanzi tutto i messaggi vanno accolti nel cuore. Non basta ascoltarli o leggerli. Se il cuore è chiuso scivolano via come l’acqua sulla pietra. “Voi non capite le mie parole col cuore; perciò non capite neanche il mio amore” (22-05-1986). Senza il desiderio dei figli di essere nutriti e saziati dall’amore della madre, qualsiasi cibo che venga preparato rischia di essere disprezzato.

La Madonna non si stanca di invitare a pregare lo Spirito Santo perché nella sua luce i messaggi vengano compresi e perché la sua forza ci aiuti a metterli in pratica. “ Voi desiderate vivere quello che io vi dico, ma non riuscite, perché non pregate. Cari figli, vi prego, apritevi  e incominciate a pregare” (20 – 03 – 1986). “Cari figli, non vi rendete conto dei messaggi che Dio vi dà attraverso di me. Egli vi concede grazie, ma voi non capite. Pregate lo Spirito Santo, perché vi illumini. Se sapeste quante grazie Dio concede, preghereste senza interruzione” (08 – 11- 1984).

Una volta compresi i messaggi vanno incarnati nella vita. Le parole della Madonna sono parole di vita. Hanno lo scopo di unirci a Gesù che è la Via, la Verità e la Vita. I messaggi della Gospa si comprendono nella misura in cui si vivono. Le esortazioni della Madonna a vivere i suoi messaggi  si ripetono incessantemente: “Vivete i miei messaggi e radicateli nel cuore “ ( 212.11-1984). Questa è la condizione indispensabile per trasmetterli agli altri.

E’ fatica sprecata diffondere ciò che non si vive. La testimonianza non è propaganda. “Cari figli, voi siete responsabili dei messaggi. Qui si trova la fonte della grazia e voi, cari figli, siete i vassoi nei quali vengono trasmessi questi doni. Perciò, cari figli, vi invito a compiere questo servizio con responsabilità. Ognuno risponderà secondo la propria capacità” (08 – 05 – 1986). Chi poteva immaginare che quei primi messaggi dati alla parrocchia sarebbero diventati una luce per tutta la Chiesa e una fonte inesauribile di santità per innumerevoli anime in cerca di ristoro spirituale?

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COMMENTO AL MESSAGGIO DI MEDJUGORJE 25 APRILE 2024

“La forza di satana è sempre più forte”

Cari amici, il messaggio della Regina della pace ha un tono fortemente apocalittico e descrive in un modo breve ma efficace la battaglia escatologica in atto.

E’ chiaro il riferimento al Cap. XII dell’Apocalisse dove lo scenario presenta da una parte la Donna vestita di sole, incoronata da dodici stelle e dall’altra l’enorme drago rosso proteso all’assalto.

La Regina della pace è la protagonista di questo primo combattimento escatologico, già preannunciato a Fatima e che terminerà col trionfo del suo Cuore immacolato al termine dei dieci segreti di Medjugorje.

L’antagonista è Satana e con lui tutti coloro che “hanno scelto la morte e l’odio”, una schiera  infernale che vuole distruggere il mondo e la stessa umanità e ancora di più la Chiesa, prolungamento di Cristo sulla terra.

Ciò che di nuovo c’è in questo messaggio è l’affermazione della Madonna che “la forza di satana è sempre più forte” e che, di conseguenza,  il momento in cui si manifesterà attraverso i segreti è sempre più vicino.

Per questo la Madonna ci incoraggia, assicurandoci la sua presenza e il suo amore, e ci esorta alla preghiera perché è l’arma con la quale l’impero delle tenebre viene sconfitto.

La preghiera, in particolare il Rosario, è un’arma con la quale si possono fermare le guerre, per quanto devastatrici esse siano, perché chiama in campo la potenza d’amore e di pace che viene da Dio.

La Madonna si rivolge ancora una volta a tutti coloro che hanno risposto alla sua chiamata, perché la affianchino nella battaglia e siano “le sue mani tese d’amore” verso quella parte di umanità che vaga qua e là nelle tenebre del mondo, come pecore allo sbando.

La Madonna conta sui suoi apostoli perché siano Luce per tutti quelli che non si sono induriti nel male e che cercano “il nostro Dio”, cioè Gesù Cristo, che vuole che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della Verità.

Il messaggio della Madre irradia una luce particolare che illumina le tenebre del momento presente e, nel medesimo tempo, scuote “il sonno stanco delle nostre anime” perché “satana non dorme” e prepara l’attacco finale.

Vostro padre Livio

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla Regina della pace: la Donna dell’Apocalisse

Cari amici, le peculiarità delle apparizioni mariane sono un fatto unico. Quello che è più costitutivo e interessante delle apparizioni sono i loro tratti apocalittici. La Madonna che appare con una corona di dodici stelle attorno al capo, si manifesta come Donna dell’Apocalisse che è qui per il grande combattimento escatologico. Ha come controparte satana insieme alle due Bestie, il mondo nuovo senza Dio e la falsa religione. È nei Messaggi che si caratterizza il tratto apocalittico, cioè la grande battaglia. La Gospa è venuta qui per salvare la Chiesa e il mondo, portando al trionfo il suo Cuore Immacolato.

Questo è un tratto che la Chiesa fa fatica ad assimilare. Anche la cultura laica si rende conto che siamo nel tempo dell’Apocalisse, intesa diversamente da come la intende la Chiesa cattolica. L’Apocalisse viene concepita dalla Chiesa come un tempo di grazia e di salvezza, mentre quello laico la vede come un’esplosione del caos che porta il mondo alla rovina. L’umanità corre verso l’abisso dell’autodistruzione, è già arrivata all’abisso dell’odio e della guerra e del male, perciò la catastrofe è duplice: morale e spirituale ma anche materiale.

Nel Messaggio, che la Madonna ha dato il 25 aprile 2024, non c’è dubbio che si manifestano evidenti tratti apocalittici, specialmente quando dice che satana diventa più forte:

«Cari figli!
Sono con voi per dirvi che vi amo e vi esorto alla preghiera perché satana è forte e ogni giorno la sua forza è sempre più forte attraverso coloro che hanno scelto la morte e l’odio.
Voi, figlioli, siate preghiera e le mie mani d’amore tese per tutti coloro che sono nelle tenebre e cercano la luce del nostro Dio.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata»

È una prospettiva di corsa verso la catastrofe, perché ovviamente satana distrugge. Se satana diventa sempre più forte vuol dire che il mondo sta correndo verso la catastrofe e la forza di satana viene da quelli che hanno scelto per lui che è il re della morte e dell’odio. Questo tratto particolare ci introduce agli ultimi tempi.

La Storia cristiana è una linea retta che ha un inizio e una fine. Inizia con la Creazione e continua con l’elevazione in grazia, l’amicizia con Dio, il Paradiso terrestre come fase originaria dell’umanità nella gioia e nella pace con Dio e, infine, la caduta. Continua con la lunga storia della Redenzione che ha il suo culmine in Gesù Cristo, nell’Incarnazione e nella Croce. Quindi, la Storia di Cristo che opera nei secoli attraverso la Chiesa per distribuire il frutto della Redenzione, che è il perdono dei peccati e l’amore di Dio, la Promessa eterna.

La fase finale della Storia è caratterizzata dal tentativo di satana di riappropriarsi di ciò che ha perduto con la Croce. Satana ha perso il dominio del mondo con l’opera della Redenzione; quindi, ha il potere di agire fino alla fine del mondo. San Paolo disse che il mistero di iniquità – per Divina permissione – opera fino alla fine del mondo, ma i suoi poteri sono limitati. La frase: “La Chiesa non praevalebunt”, indica un’opposizione, un limite invalicabile delle potenze del male. Tuttavia, le potenze del male avranno un momento di rivincita proprio nell’ultima fase della Storia, che chiamiamo Apocalisse.

Secondo la Sacra Scrittura ci saranno grandi combattimenti spirituali: il primo è quello nel quale siamo entrati, che vede la Madonna come protagonista e che terminerà con il trionfo del suo Cuore Immacolato e un tempo di pace; un’altra fase che vedrà l’ultimo tentativo di satana di attirare a sé l’umanità, quando ci sarà l’ultima ribellione, interverrà Cristo nella gloria e ci sarà il giudizio finale. Perciò satana verrà rinchiuso nell’inferno per sempre e con lui tutti coloro che hanno scelto per la morte e per l’odio.

Questa è la prospettiva tipica dei Messaggi di Medjugorje, cioè la Regina della pace è la Donna del secondo capitolo dell’Apocalisse. Tutte le volte che è apparsa a Medjugorje fin dal primo giorno – 24 giugno 1981 – aveva la corona delle dodici stelle. I suoi Messaggi che preparano alla grande battaglia nel tempo dei Segreti sono di carattere apocalittico. Essi rivelavano l’antagonista per eccellenza che è satana e quelli che fanno da supporto e che hanno deciso di passare dalla sua parte. Cercano di appropriarsi di gran parte di quella umanità che è fatta da persone che vagano senza Dio e senza speranza.

Questa è una caratteristica unica straordinaria delle apparizioni di Medjugorje che in questo senso fanno un piano unico con quelle di Fatima. La Madonna ha ripetuto autorevolmente in due Messaggi distinti che è venuta a Medjugorje a compiere quello che ha iniziato a Fatima: Vi invito a qualche rinuncia per la durata di nove giorni, affinché con il vostro aiuto si realizzi tutto ciò che voglio realizzare secondo i segreti iniziati a Fatima. (25 agosto 1991); Pregate con me affinché si realizzi ciò che ho iniziato a Fatima e qui (25 gennaio 2023).

Il cardinal Caffarra disse che la profezia di Fatima è distinta da tutte le altre apparizioni proprio perché è una rivelazione della Storia umana. È una teologia della Storia proiettata nel futuro e quindi è una profezia che si realizza con il passare del tempo e che va verso il suo compimento, che è il trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

Questa è la prospettiva nella quale ci stiamo muovendo, ma fa fatica ad essere assimilata. Nella Chiesa non ci sono molte pubblicazioni e riflessioni di carattere apocalittico, benché un segnale sia stato dalla Chiesa quando è stato fatto il Catechismo della Chiesa cattolica nella sua edizione post-conciliare. Ci sono dei passaggi molto importanti dove si parla dell’impostura anticristica, della fase finale della Chiesa che ripropone la Passione di Cristo per partecipare alla sua Risurrezione, della Grande battaglia finale e della venuta di Cristo nella gloria. Questa parte – che occupa una gran parte dei Vangeli, delle lettere degli Apostoli e l’Apocalisse – è decodificata nell’ultimo Catechismo della Chiesa cattolica, che diventa oggetto di insegnamento di questa dottrina.

La prospettiva apocalittica ha accompagnato la storia della Chiesa in tutto il suo cammino. Soprattutto le prime comunità cristiane, l’hanno immessa nelle Sacre Scritture. Cristo stesso ha dato al suo ritorno una forte dimensione apocalittica. Il fatto che la Storia si concluderà con la venuta di Cristo nella gloria sta a indicare quanto sia opportuno che sia la Vergine Maria a preparare la grande battaglia escatologica. L’epicentro teologico di questa preparazione è proprio Medjugorje.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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