"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Marzo 2024 Pagina 10 di 17

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Perché l’Anticristo non sarà Vladimir Putin. Oppure sì?

Buongiorno carissimo Padre Livio.

Oggi sono finalmente riuscita a fare una passeggiata per andare a trovare “la mia Madonnina” (tra pioggia e mal di testa era da un po’ di tempo che non andavo) e così felicemente le scrivo i pensieri scaturiti in questo breve lasso di tempo.

Non credo che Putin, pur essendo un criminale, si macchierà anche del gravissimo peccato di un olocausto nucleare. 

Come lei stesso ha detto stamani, il presidente russo sembra avere, se non una coscienza, una lucidità di pensiero ancora non completamente accecato dall’odio; infatti ha sempre minacciato, ma mai messo in atto, un attacco con i missili tattici.

Non credo sia un puro caso che l’attuale zar sia nato il 7 ottobre: la Madonna, in forza di questa data, in qualche modo lo trattiene.

Inoltre, se, come tutti ci aspettiamo, Putin sarà rieletto il prossimo 18 marzo, inizierà il suo nuovo mandato sotto l’insegna di San Giuseppe (19 marzo), patrono della Chiesa Universale e venerato sia dai cattolici che dagli ortodossi.

Infine Putin porta il nome di Vladimir, un santo noto e famoso in tutta la Russia (e che grazie a San Giovanni Paolo II è stato incluso anche nel martirologio romano), il cui nome significa portatore di pace.

E, se è pur vero che finora il novello zar ha portato solo guerre, è anche vero che il santo di cui porta il nome, da pagano violento e dissoluto, si fece battezzare e si convertì al Cristianesimo, mutando col tempo il suo carattere in quello di un uomo mite e promulgando leggi improntate ai valori cristiani, tanto da meritare, dopo la sua morte, l’appellativo di santo.

Non oso auspicare altrettanto per Putin, ma, se, come dicevano i latini, il nome è un presagio, possiamo ben sperare… In fondo nulla è impossibile a Dio.

Anzi, proprio per questo motivo, ritengo che non potrà che essere l’Anticristo in persona a prendere la decisione di annientare il genere umano con una guerra nucleare, perché non penso che sulla terra possa esserci un altro uomo altrettanto sconsiderato e pazzo, se non colui che si nutre di odio per il genere umano, il vicario in terra di Satana.

La Madonna e San Giuseppe veglino su di noi e sul mondo intero.

 Monica di Baldissero. 


Cara Monica,

Fa bene a implorare l’aiuto della Madonna e di san Giuseppe. Ne abbiamo assoluto bisogno.

Putin è l’unico leader al mondo che a intermittenza minaccia di usare le armi nucleari. Questo lo ha fatto già all’inizio dell’aggressione russa all’Ucraina, uno stato libero e indipendente e riconosciuto dall’Onu.

Dopo la sua brillante carriera che vanta la distruzione di intere città con i loro abitanti, come Groznyi, Aleppo e Mariupol, Vladimiro ha pensato di superare se stesso, nell’Ottobre del 2022, con l’uso di un ordigno nucleare per fermare l’esercito ucraino che stava riconquistando una parte del suo territorio occupato dai Russi. Si è fermato perché gli hanno fatto sapere che le bombe atomiche non le ha soltanto lui.

Eppure più di mezzo mondo è prono ai suoi piedi. Il prossimo 18 Marzo non sarà una elezione (avendo in anticipo, eliminati i veri concorrenti) ma sarà la consacrazione del suo Potere eterno.

La decisione della Madonna di apparire a Mirjana ogni 18 Marzo ha a che fare con Putin? Io credo di sì. Se non è lui l’Anticristo poco ci manca.

Ha comunque giorni contati e non è necessario  che noi italiani incominciano a imparare il russo.

Come ha detto Mirjana, già col primo segreto il potere di satana incomincerà a sbriciolarsi. La profezia dei tre giorni impressionerà il mondo.

Ave Maria

Padre Livio

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Coroncina della Divina misericordia: “Con essa otterrai tutto, se quello che chiedi è conforme alla Mia volontà”

Caro Padre Livio,

la ringrazio moltissimo per i suoi editoriali e per il grandissimo dono di Radio Maria, che ho scoperto da qualche anno e che seguo con interesse.

In prossimità della Festa della Divina Misericordia vorrei ricordare altre forme del culto alla Divina Misericordia, con le sue straordinarie promesse, trasmesso da Gesù a Santa Maria Faustina Kowalska. In particolar modo ricordo la preghiera della Coroncina alla Divina Misericordia e l’ora della Misericordia.

Santa Faustina recitò la Coroncina ininterrottamente per chiedere la pioggia quando le piante erano assetate (Diario, n° 1128), e la recitò anche per far cessare un violento temporale. Gesù stesso dice che: “Con essa otterrai tutto, se quello che chiedi è conforme alla Mia volontà” (Diario, n° 1731). La preghiera più gradita a Gesù è quella per la conversione dei peccatori, che viene sempre esaudita (Diario, n°1397).

Nell’ora della Misericordia, alle tre del pomeriggio, Gesù stesso dice: “In quell’ora non rifiuterò nulla all’anima che Mi prega per la Mia Passione” (Diario, n°1320).

In questi tempi tanto incerti possiamo essere tentati di scendere dalla croce, persino di negarla, pensando che ciò che accade attorno a noi non ci riguardi. Ma noi non stanchiamoci mai di alzare il nostro grido silenzioso verso il cielo, usando le armi preziosissime che ci sono state donate, con abbandono e fiducia di figli, chiedendo con insistenza il dono della pace e della conversione di coloro che non credono.

Spero che leggerà questa lettera un po’ lunga, ma per me è molto importante poter condividere le parole che Gesù ha detto a Santa Faustina, che mi sono state molto di aiuto nel periodo della mia conversione. Ringraziandola ancora per il suo impegno e per il suo lavoro, le mando un caro saluto. 

Valentina


Cara Valentina,

ti ringrazio per averci ricordato, in questo tempo di cammino Quaresimale, la potenza di intercessione della Coroncina della Divina Misericordia.

In particolare dobbiamo recitarla per la pace nel mondo e per ottenere la conversione di chi  è lontano da Dio.

E’ un’arma potente che il Cielo ci ha messo in mano, unitamente al Rosario,  per ottenere qualsiasi grazia di cui abbiamo bisogno e che sia conforme alla Divina Volontà.

Pensiamo a quanto tempo perdiamo in chiacchere inutili o davanti alla televisione, quando con la Recita quotidiana della Coroncina potremmo aiutare Gesù e Maria a cambiare il mondo e a salvare le anime.

Ave Maria

Padre Livio

Le tante prove del “Disegno intelligente” che ha creato l’Universo

www.diolascienzaleprove.com – www.sonda.it

Per quasi cinque secoli si sono accumulate scoperte scientifiche che hanno suggerito che fosse possibile spiegare l’Universo senza la necessità di un Dio creatore. Inaspettatamente, il pendolo della scienza ha oscillato nella direzione opposta.

Dopo aver definito cosa sia una prova nella scienza e le implicazioni delle due tesi opposte dell’esistenza o meno di un Dio creatore, il libro affronta le scoperte scientifiche degli ultimi 150 anni, che hanno portato a una vera rivoluzione concettuale.

Solo 100 anni fa tutti gli scienziati pensavano che l’Universo fosse eterno e stabile, mentre oggi sappiamo che ha avuto un inizio, avrà una fine, è in espansione e proviene da un Big Bang. Questo punto solleva la questione di un Dio creatore.

La scoperta della regolazione fine dell’Universo, che rende possibile l’esistenza degli atomi, delle stelle e della vita complessa, è un secondo punto chiave che solleva anche la questione della sua origine.

In un linguaggio accessibile a tutti, gli autori offrono un’affascinante panoramica delle prove scientifiche dell’esistenza di Dio.

Vengono così portate alla luce evidenze razionali convergenti, in campi indipendenti, che gettano una luce nuova sulla questione, forse, decisiva.

Con i commenti finali di Vincenzo Balzani, Noemi Di Segni, Roberto Giovanni Timossi, John C. Lennox, Andrew Briggs, Denis Alexander, Luc Jaeger, Cardinale Robert Sarah, e Monsignor André Léonard.


LE TANTE PROVE DI “UN DISEGNO INTELLIGENTE CHE HA CREATO L’UNIVERSO

FRANCESCO DE MARTINI  13 MAR 2024 Il FOGLIO

Accettare razionalmente l’esistenza di un Dio creatore e regolatore si può, basta dare retta alla scienza. Un libro scientifico dove di fede e religione non si parla

In uno dei suoi ultimi (non facili) libri di divulgazione il matematico Roger Penrose ricorda di essere balzato sulla sedia per la sorpresa, e con lui i suoi colleghi dell’University College di Londra, ascoltando nel 1950 una conferenza nell’ambito di un ciclo radiofonico  sulla Bbc, del notissimo professore di Cosmologia a Cambridge, Fred Hoyle sul tema: “La natura dell’Universo”.

 La parola inattesa era lo scandaloso aggettivo “provvidenziale attribuito dal conferenziere, ateo convinto e universalmente dichiarato, a quanto in quei mesi nelle sue ricerche stava scoprendo circa la struttura sorprendentemente ordinata nei più remoti dettagli, delle costanti e delle condizioni iniziali che presiedono la dinamica dell’Universo. Attorno agli anni 50, in una fase adolescenziale della cosmologia moderna, si veniva scoprendo infatti, che il valore di queste costanti e di queste condizioni iniziali appariva “provvidenzialmente” in favore della vita dell’uomo e della Natura in cui viviamo.

 Quella fase  era l’inizio di una concezione della dinamica dell’Universo che porterà in anni successivi alla formulazione del “Principio antropico” entro un contesto dinamico detto di fine tuning. Una citazione di Leonard Susskind, professore di Fisica a Stanford chiarisce: “La maggior parte delle costanti è regolata con uno scarto dell’uno per cento, il che significa che se il valore differisce dell’uno per cento tutto collassa. I fisici possono certo affermare che si tratta di un colpo di fortuna ma bisogna riconoscere che questa costante cosmologica è regolata con una precisione di 1/10120. Nessuno pensa che si tratti unicamente di un caso. E’ l’esempio più estremo di regolazione iperfine…”.  

L’astrofisico della École Normale di Parigi, Trinh Xuan Thuan, aggiunge: “Una delle scoperte più sorprendenti della cosmologia moderna è la constatazione che le condizioni fisiche dell’Universo hanno dovuto essere calibrate con estrema precisione (fine tuning) per permettere la comparsa di un osservatore consapevole…Cambiate solo lievemente le condizioni iniziali o le costanti e l’Universo sarebbe vuoto e sterile: e non saremmo qui a discuterne… Questo è il Principio antropico”.

Queste sono solo due tra le centinaia di multiformi, estese testimonianze di insigni fisici e cosmologi, tra cui moltissimi premi Nobel, raccolte, ordinate e pubblicate in un grosso libro (600 pagine) appena uscito in edizione italiana a opera di due autori francesi: l’ingegnere Michel-Yves Bolloré (fratello del più famoso Vincent, patron di Vivendi), e Olivier Bonnassies, imprenditore, diplomato dell’École Polytechnique.

Il titolo del libro è, a prima vista un terrorizzante colpo al cuore: Dio, la scienza, le prove. L’alba di una rivoluzione (Sonda editore). Niente paura, perché non è affatto un libro di teologia, né viene proposto un qualsiasi accenno a un “Dio personale” o una qualsiasi forma di misticismo religioso: di religione o di Chiesa o di “fede” qui non si parla. Ma solo ed esclusivamente di scienza, con un linguaggio molto semplice e ben comprensibile.

Sembra un miracolo, ma l’assenza nel testo di una qualsiasi equazione matematica non sembra impedire la chiarezza e la precisione dei concetti entro una impostazione chiaramente didascalica. La precisione è garantita dall’uso frequente delle stesse testimonianze autentiche degli scienziati. La scienza è qui rappresentata dalla Fisica quantistica, dalla Cosmologia moderna e dalla moderna Biologia.

In proposito ben 40 pagine del libro (la cui prefazione è del premio Nobel Robert W. Wilson, lo scopritore nel 1964 della Radiazione elettromagnetica di fondo cosmico (Cmbr) raccolgono centinaia di dichiarazioni scritte e testimonianze di famosi scienziati premi Nobel. Ancora nel contesto della Cosmologia, è raccontata con dovizia di particolari la drammatica e anche tragica contesa attorno all’origine dell’Universo.

Qui ancora l’influente ateo Fred Hoyle, in accesa e dichiarata opposizione alla narrazione biblica, sviluppò e sostenne per anni la teoria dello “stato stazionario” con creazione spontanea di materia nell’Universo malgrado fin dal 1929 le osservazioni di Edwin P. Hubble ne avessero previsto l’espansione. Tutto finì con il fallimento clamoroso di quella ipotesi con la scoperta sperimentale della radiazione (Cmbr) nel 1964 che confermò l’esistenza di un Big Bang iniziale e quindi anche di una futura fine dell’Universo.

 Il versante tragico di quella lunga vicenda è raccontato nel libro con dovizia di particolari storici. Il regime sovietico di Stalin e quello nazional-socialista di Hitler che sostenevano accanitamente l’eterna stazionarietà dell’Universo accesero per anni una opposizione feroce alla “fisica ebrea” di Einstein arrivando alla fucilazione e all’internamento di molti scienziati. Nel libro lo stesso processo di analisi delle “prove”, unito a una accurata discussione e valutazione delle tesi opposte, è applicato ai processi della moderna Biologia, anche qui con dovizia di lunghe citazioni. Un esempio da Sir Francis Crick, premio Nobel scopritore della struttura del Dna: “Attualmente il divario tra il ‘brodo primordiale’ e il primo sistema a Rna capace di selezione naturale appare di un’ampiezza insormontabile… Un uomo onesto munito di tutte le conoscenze attuali, può solo affermare che, per ora, in un certo senso, l’origine della vita appare quasi un miracolo tante sono le condizioni che debbono essere soddisfatte perché il meccanismo si metta in moto…”. 

La tesi del libro è semplice, ma per molti versi è sorprendente e perfino rivoluzionaria se considerata nel contesto di una cultura moderna che nella prima metà del XX secolo era ancora condizionata dai dominanti determinismo e materialismo imposti dalla fisica classica. Materialismo che è stato trasmesso per osmosi ad altre scienze (quali ad esempio la psicoanalisi freudiana) e alle ideologie di natura sociologica e politica di origine ottocentesca. Ancora oggi, in Italia, data la generale ignoranza dei (spesso impervi) risultati raggiunti ogni giorno in modo tumultuoso dalla Scienza moderna, la cultura condivisa dagli intellettuali non-scienziati (uomini di lettere, giornalisti, filosofi, giuristi, economisti, etc.) appare intrisa degli stanchi pregiudizi del materialismo positivista di fine Ottocento.  In questa ottica appare quindi convincente l’ambizioso sottotitolo del libro: “L’alba della Rivoluzione”.  Infatti si dimostra qui che, negli ultimi decenni, con l’avanzare tumultuoso delle scoperte scientifiche, segnatamente agli sviluppi sperimentali nei campi della biologia e della fenomenologia quantistica in ambito cosmologico, il paradigma materialistico si è progressivamente attenuato in modo inatteso, mentre molte e multiformi “prove” di un “Disegno intelligente” sono venute a imporsi in modo indiscutibile. In questo quadro, l’irrazionale atto di “fede” consiste, se mai, per ognuno di noi, nella promozione della “prova”, ossia del risultato fenomenico, a “prova assoluta”, ossia alla finale personale accettazione di una verità raggiunta.

Quindi, prescindendo da ogni aspetto religioso, la scienza appare oggi come il più naturale e semplice sentiero che conduce alla accettazione razionale di un Dio creatore e regolatore dello sviluppo temporale dell’Universo. Quel sentiero è infatti oggi percorso da una stragrande moltitudine di uomini di scienza.

Il libro, di lettura molto semplice e appassionante, organizzato con argomentazioni al possibile esatte e comprensibili, in assenza di equazioni matematiche, è destinato ambiziosamente a un pubblico molto vasto. E quindi è destinato a incidere profondamente nella cultura contemporanea.

Francesco De Martini, Accademia dei Lincei

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla partecipazione alla Santa Messa

Cari amici, alla luce di un report recentemente pubblicato sulla partecipazione degli italiani alla Santa Messa festiva, è bene fare una riflessione. In questa statistica è stato evidenziato un netto calo della presenza settimanale alla Santa Messa; certamente la secolarizzazione si estende ovunque, perfino nelle grandi città africane, gli effetti ricadono soprattutto sulla pratica dei Comandamenti e dei Sacramenti.

La secolarizzazione, ovvero la visione della vita mondana che esclude la legge morale che viene da Dio Creatore, in occidente è talmente diffusa e i venti del modernismo soffiano forte mietendo vittime, tanti perdono la fede, infatti, e la pratica religiosa è sempre più abbandonata.

La Regina della pace vede come lavora il demonio e ci avverte prima che i danni causati dal diavolo siano irreversibili.

Diversamente da altre apparizioni, la Madonna a Medjugorje non ha chiesto la costruzione di una chiesa ma, dopo aver scelto i sei veggenti nel 1981, dopo tre anni ha scelto la Parrocchia: «Cari figli, io ho scelto in modo speciale questa parrocchia ed è mio desiderio guidarla. Con amore la proteggo e desidero che tutti siano miei. Grazie per essere venuti qui, questa sera. Desidero che vi troviate sempre più numerosi con me e con mio Figlio. Ogni giovedì darò un messaggio particolare per voi» (1 marzo 1984).

Da allora la Madonna ha agito come se fosse Lei stessa il parroco e da allora i parroci di Medjugorje sono sempre stati molto ligi alle indicazioni della Madonna, perfino il vescovo che inizialmente era un po’ scettico ha dato ascolto alle indicazioni della Gospa.

La Madonna a Medjugorje ha scandito i momenti di preghiera a partire dalla Santa Messa, preceduta da due Rosari che a loro volta precedevano le apparizioni. Le apparizioni e i Rosari erano come un viatico, una preparazione alla Santa Messa quotidiana, alla quale partecipavano in massa tutti i parrocchiani, specialmente nei primi tempi.

La prima volta che sono andato a Medjugorje, il 15 marzo 1985, sono rimasto molto colpito nel trovare la chiesa gremita di parrocchiani, erano le cinque del pomeriggio. Era già buio, pioveva a dirotto ma la chiesa era piena di gente della parrocchia, non c’erano pellegrini.

Per frenare la perdita della fede la Madonna ha chiamato la gente innanzitutto a partecipare alla Santa Messa quotidiana. La Messa della sera, a Medjugorje, è diventata il clou della giornata e non c’è differenza fra Messa feriale e festiva perché la partecipazione è la stessa da parte dei parrocchiani a cui si aggiungono i numerosi pellegrini. La Celebrazione Eucaristica della sera, a Medjugorje, è molto partecipata sia dai parrocchiani, che dai pellegrini, ma anche dai numerosi sacerdoti che concelebrano.

La Madonna ha spiegato questa sua strategia dicendo chiaramente che la Chiesa «è indistruttibile, perché mio Figlio le ha dato un cuore: l’Eucaristia» (2 dicembre 2015). Cristo è realmente presente nell’Eucarestia con corpo, sangue e anima e questo rende la Chiesa indistruttibile.

È tempo di scuotere le anime dal loro sonno stanco nel quale satana le ha imbrigliate, le ha cloroformizzate, le ha avvelenate, le ha rese sterili: «La zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili» (25 febbraio 2024). Questo messaggio è una sentenza di morte, è una costatazione oltremodo vera alla quale la Madonna ha aggiunto un raggio di luce: «perciò voi, figlioli, siate luce, amore e le mie mani tese in questo mondo che anela a Dio che è amore».

Dobbiamo essere trainanti anche su questo punto fondamentale del Cristianesimo che è l’Eucarestia, cuore della fede, totalità della fede. La Santa Messa è la fonte di grazia per tutti i Sacramenti e per tutte le grazie che vengono diffuse nel mondo. Tutto passa attraverso il sacrificio della Croce e la gloriosa Resurrezione di Cristo il quale, dopo essere risorto, è apparso nel Cenacolo e ha detto: «Ricevete lo Spirito Santo» (Gv 20,19).

Lo Spirito Santo viene dall’Eucarestia. Il dono dello Spirito Santo, che è l’amore di Dio, viene dalla Resurrezione di Cristo. Lo Spirito Santo rimette i peccati, ci trasfigura, ci eleva, ci divinizza, è l’opera della santificazione che ci fa figli di Dio, eredi della vita eterna.

Dopo la Confessione i parroci dovrebbero dare un impegno che il penitente può mantenere, una cosa semplice ma spiritualmente edificante. Nella mia lunga esperienza di confessore, dopo il pentimento e il proposito di vita nuova, ho sempre dato come indicazione concreta di mai mancare alla Messa domenicale. È lì che il fedele trova la fonte della grazia, la Parola di Dio, l’Eucarestia ed è proprio perché per ricevere l’Eucarestia bisogna essere in grazia di Dio che ci si confessa, ci si prepara spiritualmente.

Cari amici, per dirci cristiani e per essere attivi nel coltivare la nostra fede e ravvivarla, dobbiamo tenere vivo l’impegno di partecipare alla Santa Messa festiva. Il nostro proposito a Gesù e a Maria sia di non mancare mai alla Santa Messa, accostandoci alla Comunione sempre in grazia di Dio.

Chi attinge alla fonte della grazia non perde mai la fede e man mano viene introdotto da Dio alla comprensione di questo mistero immenso che è l’Eucarestia, cioè la celebrazione dell’evento della nostra salvezza. Cristo è veramente presente nell’Eucarestia.

Partecipando alla Santa Messa moriamo al peccato e risorgiamo con Cristo a vita nuova, diventiamo sempre più assimilati a Cristo figli nel Figlio, eredi della vita eterna.

Torniamo al fervore della fede vissuta, della partecipazione alla Santa Messa. Dobbiamo essere Cristiani militanti, appassionati, decisi, innamorati di Cristo, veri figli della Madonna e fratelli nell’unica Chiesa Cattolica.

Facciamo dell’Eucarestia il perno della nostra vita e, possibilmente, anche della nostra giornata.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

“LA CHIESA E’ INDISTRUTTIBILE” – Puntata 20″

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☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

I «grazie» che dobbiamo a Kiev

 Corriere della Sera – 12 Marzo 2024 di Goffredo Buccini|

Zelensky ha rubato due anni ai disegni imperiali dello zar di Mosca e li ha regalati a noi

Al di là delle rassicurazioni formali, è dura credere alla casualità dell’attacco missilistico russo piovuto giorni fa su Odessa a poche centinaia di metri da Zelensky e dal premier greco Mitsotakis in visita: un’azione dalle conseguenze potenzialmente assai gravi anche per il coinvolgimento della Nato, di cui la Grecia è membro. Il segnale è chiaro, comunque. Il piccolo comico di Kiev, divenuto eroe popolare, resta bersaglio principe di Putin, perché ha fatto qualcosa che difficilmente lo zar di Mosca potrà perdonargli. Ha rubato due anni ai suoi disegni imperiali e li ha regalati a noi. E, nonostante il crollo nei consensi internazionali e gli autorevoli inviti ad alzare bandiera bianca, continua a farci guadagnare tempo prezioso.

Lungo è l’elenco degli scenari sui quali la resistenza ucraina ha bloccato le lancette nell’interesse delle democrazie. L’ultimo è la Transnistria, tornata a infiammarsi a fine febbraio, quando il parlamento della autoproclamata repubblica filorussa ha chiesto «aiuto» a Mosca contro la pretesa invadenza della Moldavia (di cui la Transnistria è parte). La Russia sta scaldando i muscoli ma fatica a impegnarsi adesso su un altro fronte (che passerebbe peraltro proprio dal corridoio di Odessa). Si va riproponendo in fotocopia lo schema che ha condotto Putin in Donbass e prima ancora in Crimea, ed è mutuato dal canonico pretesto sovietico per invadere Ungheria e Cecoslovacchia: l’aiuto «fraterno». Il popolo russo e le entità russofone sono assai più grandi degli attuali confini della Federazione e dunque tocca… riallargare quei confini. Chi in buonafede predica pace dovrebbe partire da questa semplice constatazione.

 La Transnistria è in mano a una gang finanziata e armata da Mosca ed è un museo a cielo aperto del comunismo sovietico. Ma non è folclore. È un monito. Gli eventi laggiù sarebbero precipitati già nel 2022 senza la sorprendente risposta dell’Ucraina all’invasione. Dunque, la sedicente repubblichetta putiniana ci dice molto sul grado di riconoscenza che dovremmo a Zelensky per avere rifiutato il famoso «passaggio aereo» offertogli da Biden all’indomani dell’aggressione russa. E non è certo la sola né la maggiore casella geopolitica in questione. Cosa sarebbe successo se il leader ucraino fosse scappato e i suoi si fossero arresi in quei giorni di fine febbraio 2022? Almeno altri nove scenari sarebbero mutati sul campo e nelle cancellerie.

Avremmo visto in una settimana i soldati russi sfilare nelle piazze di Kiev con le uniformi da parata che avevano negli zaini, alimentando la balla retorica della «denazificazione» e dando in realtà una grossa mano alla causa delle autocrazie che guardano a Putin. E avrebbe trovato consacrazione pratica il Russkij Mir, la teoria dello spazio russo alla base del putinismo che tanto somiglia al Lebensraum, quello sì, nazista. Svezia e Finlandia non avrebbero fatto in tempo ad attivare il loro meccanismo di adesione alla Nato, che ha rilanciato l’Alleanza Atlantica, prima del febbraio 2022 data in stato comatoso da Macron e ora impegnata in imponenti esercitazioni a poca distanza dalla Russia. 

La Lituania e la Polonia, membri Nato con l’exclave di Kaliningrad incuneata tra loro, si sarebbero trovate Putin immediatamente alle porte. A causa della Transnistria, il destino sacrificale della Moldavia si sarebbe compiuto per primo: di conseguenza il Paese soggiogato giammai avrebbe avanzato richiesta di entrata nella Ue (e men che meno l’avrebbe fatto l’Ucraina, s’intende).

Soprattutto, Putin avrebbe avuto ancora la sua forza militare pressoché intatta da puntare sull’Europa (si stima oggi che abbia perso 300 mila uomini e per rimpinguare il proprio arsenale militare è stato costretto a trasformare la Russia in un’economia di guerra, scelta che alla lunga peserà non poco sulla tenuta interna).

E L’Europa non avrebbe attivato i propri meccanismi di solidarietà verso l’Ucraina, i tredici pacchetti di sanzioni alla Russia: non ci sarebbe stata nessuna risposta comune, nemmeno simbolica. Neppure sarebbe mai stata abbozzata la politica di difesa europea che adesso comincia a delinearsi, benché fra mille tentennamenti residui: riforma dell’European Peace Facility; spesa comune o almeno coordinata e dibattito aperto sugli eurobond con cui finanziare una forza armata continentale; un supercommissario alla Difesa e il passaggio di Ursula von der Leyen dall’«European green deal» a un «European security deal». Da ultimo, ma non meno importante, sarebbe cresciuto l’impatto delle forze sovraniste e russofile che nei Paesi democratici avrebbero così influenzato più pesantemente di quanto già non facciano le scelte dei governi europei all’avvicinarsi delle elezioni del 2024.

Sono giorni duri, questi, a Kiev. Passata l’epopea resistenziale, è il tempo delle divisioni, dei renitenti e degli imboscati, dell’assenza di una strategia motivazionale prima ancora che dei denari per metterla in atto. Da generale Della Rovere ucraino, Zelensky s’è mutato secondo molti in una specie di cupo Macbeth che rimuove chi intralcia il suo potere (il popolarissimo generale Zaluzhny, in primis). Ma le ragioni per ringraziarlo sono scritte nella storia e in fondo anche nei persistenti tentativi dei russi di eliminarlo. La ragione più forte è che ci ha mostrato come la libertà non sia un pasto gratuito ma una conquista quotidiana. Rammentarlo ogni tanto sarebbe il minimo per onorare i due anni di respiro che quell’eroe per caso ci ha concesso.

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