"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2023 Pagina 85 di 186

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul Paradiso

Cari amici,

il Cielo è la mèta a cui dobbiamo tendere. Il Paradiso è quel golfo di luce verso il quale la barca della nostra vita deve navigare, è il traguardo del pellegrinaggio terreno che tutti sono chiamati a fare.

Il Paradiso è sicuramente una mèta da non perdere. Quando l’anima è salva lo è per sempre; quando è persa lo è per sempre. La vita eterna, il Paradiso, il purgatorio e l’inferno sono insegnamenti della Chiesa, sono Verità di fede e come tali vanno insegnati con chiarezza e coerenza a quanto scritto sul Catechismo della Chiesa Cattolica.

L’insegnamento della Chiesa sul Paradiso è alquanto articolato ma bellissimo, fa sempre bene leggerlo perché si tratta di una realtà con la quale abbiamo a che fare. È destino della nostra anima, è il fine della vita. Dio ci ha creato perché potessimo conoscerlo, amarlo e goderlo per sempre in Paradiso.

Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono «così come egli è» (1 Gv 3,2), «a faccia a faccia» (1 Cor 13,12): «Con la nostra apostolica autorità definiamo che, per disposizione generale di Dio, le anime di tutti i santi morti prima della passione di Cristo […] e quelle di tutti i fedeli morti dopo aver ricevuto il santo Battesimo di Cristo, nelle quali al momento della morte non c’era o non ci sarà nulla da purificare, oppure, se in esse ci sarà stato o ci sarà qualcosa da purificare, quando, dopo la morte, si saranno purificate, […] anche prima della risurrezione dei loro corpi e del giudizio universale — e questo dopo l’ascensione del Signore e Salvatore Gesù Cristo al cielo — sono state, sono e saranno in cielo, associate al regno dei cieli e al paradiso celeste con Cristo, insieme con i santi angeli. E dopo la passione e la morte del nostro Signore Gesù Cristo, esse hanno visto e vedono l’essenza divina in una visione intuitiva e anche a faccia a faccia, senza la mediazione di alcuna creatura». (CCC 1023)        

Questa vita perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati è chiamata «il cielo». Il cielo è il fine ultimo dell’uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva. (CCC 1024)

Vivere in cielo è «essere con Cristo». Gli eletti vivono «in lui», ma conservando, anzi, trovando la loro vera identità, il loro proprio nome: «Vita est enim esse cum Christo; ideo ubi Christus, ibi vita, ibi Regnum – La vita, infatti, è stare con Cristo, perché dove c’è Cristo, là c’è la vita, là c’è il Regno». (CCC 1025)         
Nel Paradiso siamo uniti con Cristo, siamo nel cuore stesso della Santissima Trinità, siamo partecipi dell’amore eterno di Dio ma non vanificando noi stessi, bensì conservando la nostra vera identità, la singolarità di ciascuno di noi.

Con la sua morte e la sua risurrezione Gesù Cristo ci ha «aperto» il cielo. La vita dei beati consiste nel pieno possesso dei frutti della redenzione compiuta da Cristo, il quale associa alla sua glorificazione celeste coloro che hanno creduto in lui e che sono rimasti fedeli alla sua volontà. Il cielo è la beata comunità di tutti coloro che sono perfettamente incorporati in lui. (CCC 1026)     
Siamo figli nel Figlio, siamo membra del corpo mistico di Cristo, partecipiamo della gloria della Sua Santa umanità. La gioia non è solo della nostra partecipazione con Dio, ma dell’amore di Dio che è partecipato fra di noi e che ci scambiamo fra di noi. Anche la gloria del Cielo non viene detenuta da noi possessivamente, ma la si comunica gli uni agli altri.

Questo mistero di comunione beata con Dio e con tutti coloro che sono in Cristo supera ogni possibilità di comprensione e di descrizione. La Scrittura ce ne parla con immagini: vita, luce, pace, banchetto di nozze, vino del Regno, casa del Padre, Gerusalemme celeste, paradiso: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano» (1 Cor 2,9).  (CCC 1027)  
Vita, luce, pace, banchetto di nozze, vino del Regno, casa del Padre, Gerusalemme celeste, Paradiso, sono tutte espressioni usate nelle Sacri Scritture per descrivere la vita eterna. San Paolo ci descrive questa realtà incomprensibile a noi pellegrini sulla Terra con questa espressione: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano». Ecco cosa ci aspetta. San Francesco diceva: «È tanto il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto», le sofferenze della vita presente non sono paragonabili alla vita futura. Il Paradiso è una grande grazia ma è anche un merito, una corrispondenza alla grazia.

A motivo della sua trascendenza, Dio non può essere visto quale è se non quando egli stesso apre il suo mistero alla contemplazione immediata dell’uomo e gliene dona la capacità. Questa contemplazione di Dio nella sua gloria celeste è chiamata dalla Chiesa «la visione beatifica»: «Questa sarà la tua gloria e la tua felicità: essere ammesso a vedere Dio, avere l’onore di partecipare alle gioie della salvezza e della luce eterna insieme con Cristo, il Signore tuo Dio, […] godere nel regno dei cieli, insieme con i giusti e gli amici di Dio, le gioie dell’immortalità raggiunta». (CCC 1028)  
In Paradiso contempliamo Dio faccia a faccia, senza alcuna mediazione, lo contempliamo in Cristo. Attraverso il Verbo contempliamo il Padre e questo ovviamente è possibile con una grazia speciale, che ci dà la capacità di conoscere direttamente il mistero di Dio Santissima Trinità.

Nella gloria del cielo i beati continuano a compiere con gioia la volontà di Dio in rapporto agli altri uomini e all’intera creazione. Regnano già con Cristo; con lui «regneranno nei secoli dei secoli» (Ap 22,5). (CCC 1029)  

Questo è lo straordinario affresco del Paradiso che ci offre il Catechismo della Chiesa Cattolica. In questi tempi in cui la fede viene usata, non testimoniata o insegnata, quanto è importante riprendere in mano gli insegnamenti della Chiesa. I fedeli devono attingere dal Catechismo della Chiesa Cattolica, che dopo la Bibbia è la fonte delle Verità cristiane da tenere sempre a portata di mano.

Anche la Madonna nei Suoi messaggi ci ha parlato molte volte del Paradiso, lo ha chiamato sia “Paradiso” sia “Cielo”, entrambe le espressioni si equivalgono.

Messaggio del 13 novembre 1986: «Cari figli, oggi vi invito tutti a pregare con tutto il cuore e a cambiare, di giorno in giorno, la vostra vita. Specialmente vi invito, cari figli, a incominciare a vivere santamente con le vostre preghiere e sacrifici, perché desidero che ognuno di voi, che è stato a questa fonte di grazia, arrivi in paradiso con il dono speciale che è stato dato a me, cioè la santità. Perciò, cari figli, pregate e cambiate ogni giorno la vostra vita affinché diventiate santi. Io sarò sempre vicino a voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».   

Messaggio del 18 dicembre 1986: «Cari figli, di nuovo oggi desidero invitarvi alla preghiera. Quando pregate, voi siete molto più belli: come i fiori che, dopo la neve, mostrano tutta la loro bellezza e tutti i colori diventano indescrivibili. Così anche voi, cari figli, dopo la preghiera mostrate davanti a Dio tutta la bellezza per divenirgli cari. Perciò, cari figli, pregate e aprite il vostro interno al Signore affinché Lui faccia di voi un armonioso e bel fiore per il paradiso. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

Messaggio del 25 ottobre 1987: «Cari figli, oggi desidero invitarvi tutti a far sì che ognuno di voi si decida per il paradiso. Il cammino è difficile per tutti coloro che non si sono decisi per Dio. Cari figli, decidetevi e credete che Dio vi si offre nella sua pienezza. Voi siete invitati, e bisogna che rispondiate all’invito del Padre che vi chiama attraverso me. Pregate, perché nella preghiera ognuno di voi potrà raggiungere l’amore completo. Vi benedico e desidero aiutarvi a far sì che ognuno di voi sia sotto il mio manto materno. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

Messaggio del 25 aprile 1994: «Cari figli, oggi vi invito tutti a decidervi a pregare secondo le mie intenzioni. Figlioli, invito ciascuno di voi ad aiutarmi a realizzare il mio piano attraverso questa parrocchia. Ora vi invito in modo speciale, figlioli, a decidervi di camminare sulla via della santità. Soltanto così mi sarete vicini. Vi amo e desidero condurvi tutti con me in paradiso. Ma se non pregate e se non siete umili e obbedienti ai messaggi che vi do, non posso aiutarvi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata». 

Messaggio del 25 settembre 1994: Cari figli, gioisco con voi e vi invito alla preghiera. Figlioli, pregate secondo le mie intenzioni. Le vostre preghiere mi sono necessarie. Per mezzo di esse desidero avvicinarvi a Dio: Lui è la vostra salvezza. Dio mi manda per aiutarvi e per condurvi in paradiso, che è la vostra meta. Per questo, figlioli, pregate, pregate, pregate. Grazie per aver risposto alla mia chiamata»

Messaggio del 25 maggio 1997: «Cari figli, oggi vi invito a glorificare Dio. Che il nome di Dio sia santo nei vostri cuori e nella vostra vita. Figlioli, quando siete nella santità di Dio, Dio è con voi e vi dona la pace e la gioia che vengono da Lui, soltanto tramite la preghiera. Perciò, figlioli, rinnovate la preghiera nelle vostre famiglie e il vostro cuore glorificherà il santo nome di Dio, e il paradiso regnerà nel vostro cuore. Io vi sono vicina e intercedo davanti a Dio per voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

Messaggio del 25 agosto 1998: «Cari figli, oggi vi invito ad avvicinarvi ancora di più a me attraverso la preghiera. Figlioli, Io sono vostra Madre, vi voglio bene e desidero che ognuno di voi si salvi e sia con me in paradiso. Perciò, figlioli, pregate, pregate, pregate, fin quando la vostra vita diventi preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

Messaggio del 25 novembre 1998: «Cari figli, oggi vi invito a prepararvi alla venuta di Gesù. In modo particolare preparate i vostri cuori. Che la santa confessione sia per voi il primo passo della conversione, e quindi, cari figli, decidetevi per la santità. Che la vostra conversione e la decisione per la santità cominci oggi, e non domani. Figlioli, io vi invito tutti sulla via della salvezza e desidero mostrarvi la strada verso il paradiso. Perciò, figlioli, siate miei e decidetevi con me per la santità. Figlioli, accettate la preghiera con serietà e pregate, pregate, pregate. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

Messaggio del 25 maggio 2006: «Cari figli, anche oggi vi invito a mettere in pratica e a vivere i miei messaggi che vi do. Decidetevi per la santità, figlioli, e pensate al paradiso. Solo così avrete la pace nei vostri cuori che nessuno potrà distruggere. La pace è un dono che Dio vi dà nella preghiera. Figlioli, cercate e lavorate con tutte le forze, affinché la pace vinca nei vostri cuori e nel mondo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

Messaggio del 25 marzo 2007: «Cari figli, desidero ringraziarvi di cuore per le vostre rinunce quaresimali. Desidero incitarvi a continuare a vivere il digiuno con cuore aperto. Col digiuno e la rinuncia, figlioli, sarete più forti nella fede. In Dio troverete la vera pace, attraverso la preghiera quotidiana. Io sono con voi e non sono stanca. Desidero portarvi tutti con me in paradiso, per questo decidetevi ogni giorno per la santità. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

Messaggio del 25 aprile 2011: «Cari figli, come la natura dà i colori più belli dell’anno, così anch’io vi invito a testimoniare con la vostra vita e ad aiutare gli altri ad avvicinarsi al mio Cuore Immacolato perché la fiamma dell’amore verso l’Altissimo germogli nei loro cuori. Io sono con voi e prego incessantemente per voi perché la vostra vita sia il riflesso del paradiso qui sulla terra. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

Messaggio del 25 luglio 2018: «Cari figli! Dio mi ha chiamata per condurvi a Lui, perché Lui è la vostra forza. Perciò vi invito a pregarlo e a fidarvi di Lui, perché Lui è il vostro rifugio da ogni male che sta in agguato e porta le anime lontano dalla grazia e dalla gioia alla quale siete chiamati. Figlioli vivete il Paradiso qui sulla terra affinché stiate bene e i comandamenti di Dio siano la luce sul vostro cammino. Io sono con voi e vi amo tutti con il mio amore materno. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

Messaggio del 25 novembre 2021:«Cari figli! Sono con voi in questo tempo di misericordia e vi invito tutti ad essere portatori di pace e d’amore in questo mondo, dove, figlioli, Dio vi invita attraverso di Me ad essere preghiera, amore ed espressione del Paradiso, qui sulla terra. I vostri cuori siano riempiti di gioia e di fede in Dio affinché, figlioli, possiate avere totale fiducia nella Sua santa volontà. Per questo sono con voi perché Lui, l’Altissimo, mi manda tra di voi per esortarvi alla speranza e voi sarete portatori di pace in questo mondo inquieto. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

La Madonna ci insegna che possiamo sperimentare la gioia del Paradiso già su questa Terra vivendo in intima comunione con Cristo e ci invita a pregare incessantemente affinché il Cielo sia la mèta a cui desideriamo tendere. La Madonna ci vuole santi e ci vuole in Paradiso con Lei! La gioia del Cielo può essere vissuta e sperimentata attraverso la fatica della purificazione e del pellegrinaggio sulla Terra e che porta anche alla sapienza; quando si è purificati e ricolmi dell’amore di Dio riceviamo anche ciò che Dio è, ovvero la sua luce, la sua sapienza, la sua umiltà, il suo amore, la sua gioia, la sua felicità, il suo coraggio, la sua forza. Noi dobbiamo essere uno specchio pulitissimo nel quale si riflette la bellezza della Vergine Maria e attraverso di Lei possiamo entrare nella comunione della Santissima Trinità che è la mèta della nostra vita.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Una domanda  personale al caro   Padre  Livio

Caro  e amato Padre  Livio,

Lei  pensa  di poter andare avanti ancora molto  con questo ritmo quotidiano? 

Da una parte mi commuove e mi edifica,  ma dall’altra vedo qualcosa di eccessivo.

E’ già da cinque anni che non  va  a  Medjugorje e che, se non erro,  non si concede qualche giorno di riposo.

Mi dia retta, metta da  parte il   microfono per qualche settimana,  e vada a riposarsi dove  sempre è  andato dal  1985.

Ne troverà  giovamento anche per se stesso.

Le voglio bene e sono preoccupata per la sua salute.

Rosanna  

Cara Rosanna,

La ringrazio per la sua sollecitudine.

Non c’è dubbio che Medjugorje sia più  che  mai nel  mio cuore  e non escludo qualche rapida puntatina.

Devo dire  però  che il segreto del riposo non sta  tanto nelle ferie, ma  nella organizzazione della  giornata.

Una giornata in cui preghiera e lavoro si alternano, consentono di alzarsi al  mattino pieni di creatività.

Finché la Madonna mi concede la salute  e  la gioia di servirla vado avanti volentieri.

Una volta ho sognato che Gesù mi ha portato con sé a visitare l’universo.

Ci spostavamo rapidamente con la velocità del pensiero.

Da allora  ho pensato che per viaggiare c’è tutta l’eternità.

Ave Maria

Padre  Livio

🌹STORIE DI MEDJUGORJE🌹

LE INTERVISTE DI VICKA DI MEDJUGORJE SU RADIO MARIA (3,3)

Vicka di Medjugorje ha tenuto in diretta   su  Radio Maria cinque interviste che sono un importante documento  storico sulle  apparizioni di Medjugorje e una testimonianza di profonda spiritualità mariana. Le pubblichiamo suddividendole in puntate.

(Terza  intervista- Medjugorje 3 Agosto 2000)


“Non esiste cosa più bella che lavorare per  la  Madonna”

Padre Livio: Qui a Medjugorje la Madonna ha dovuto ricostruire dalle fondamenta e perciò ha incominciato con la preghiera.

Vicka. Sì, ma la Madonna vuole che la preghiera venga poi messa in pratica e cambi la vita. Mediante la preghiera Dio fa crescere ogni giorno nuovi germogli nel nostro cuore. Noi, mediante la preghiera, facciamo crescere quelle cose che Dio semina in noi.

Padre Livio: La Madonna non si limita a esortare alla preghiera, ma dà indicazioni molto concrete, ad esempio riguardo alla preghiera nelle famiglie.

Vicka: La Madonna ha invitato a fissare nelle famiglie i momenti di preghiera. Come abbiamo gli orari per il pranzo o per la cena, così dobbiamo avere il tempo stabilito per la preghiera. Nelle nostre famiglie dobbiamo mettere al primo posto la preghiera e poi tutte le altre occupazioni, come il lavoro, la scuola  e tutto il resto. La Madonna ha detto che dobbiamo dedicare ogni giorno almeno tre ore alla preghiera.

Padre Livio: Tre ore su ventiquattro?

Vicka: Sì, come minimo tre ore su ventiquattro.

Padre Livio: Sinceramente per un laico mi sembra una indicazione molto impegnativa.

Vicka: La Madonna non ha detto di pregare per tre ore di seguito, ma tre ore durante la giornata e così ognuno di noi deve trovare i momenti più tranquilli e più adatti.

Padre Livio: La Madonna però, almeno per i principianti, ha dato come indicazioni minime le preghiere del mattino e della sera.

Vicka: Certo, al mattino per chiedere la benedizione di Dio sulla giornata e alla sera per ringraziarlo.

Padre Livio: Il risveglio del mattino è sempre un momento difficile. Qualcuno lo ha chiamato “il momento eroico”. Le preoccupazioni della giornata ci assalgono non appena ci svegliamo. Che tipo di preghiera vorresti suggerire per il mattino?

Vicka: Penso che la cosa migliore sia di pregare secondo le esigenze del cuore. A volte prego con preghiere spontanee, a volte recito il rosario e a volte mi soffermo a leggere qualche versetto della Bibbia.

Padre Livio: E’ molto significativo il fatto che la Madonna in un suo messaggio inviti a leggere ogni giorno la Bibbia in famiglia.

Vicka: Sì, raccomanda di leggere ogni giorno qualche versetto della Bibbia e poi di cercare di viverlo durante la giornata. Per me non tutte le mattine sono uguali. A volte c’è gente fuori al freddo fin dal mattino presto che aspetta e allora posso dedicare meno tempo alla meditazione. L’importante è incominciare la giornata con la preghiera per avere la benedizione di Dio.

Padre Livio: Vedo che la tua giornata, fin dal mattino presto, è già tutta programmata al servizio della Madonna.

Vicka: Sì, da quando mi alzo fino alla sera è già tutto programmato ed io sono contenta, grazie a Dio. Non esiste una cosa più bella che lavorare per la Madonna. Sono veramente contentissima di poter essere una sua serva, un suo strumento e di poter trasmettere i suoi messaggi con tutto il cuore.

Padre Livio: Diffondere i messaggi della Madonna è un impegno gratificante. E’ quanto anche noi, nel nostro piccolo, facciamo a Radio Maria. Ma chi fa dei lavori apparentemente poco significativi si deve forse ritenere meno fortunato?

Vicka: No, ogni lavoro per la vita e per il pane quotidiano ha grande valore se è fatto con amore.

Padre Livio: Non conta dunque  quello che si fa, ma l’atteggiamento interiore di servizio e di offerta.

Vicka: Ogni attività fatta con amore è gradita a Dio. Questa però è una missione particolare, perché ho  questa grazia di parlare con la Madonna, che è qui in mezzo a noi, e di trasmettere con gioia i suoi messaggi, come in questo momento a Radio Maria, che è un grande dono, col quale possiamo raggiungere milioni di persone. Ma ognuno di noi ha sempre qualcosa da offrire. Ognuno di noi, che ha buona volontà, può offrire qualcosa a Dio. Una piccola cosa, offerta col cuore, per Dio è già grande.

Padre Livio: Quindi anche le cose più umili e più semplici, anche i lavori materiali fatti per amore di Dio, sono grandi ai suoi occhi?

Vicka: Ma guarda, Padre Livio, tante volte la Madonna ha detto che dobbiamo imparare dalle cose umili e semplici, per trasmettere agli altri quella loro semplicità. Come la Madonna è umile e semplice, così dobbiamo essere anche noi. Lei è il nostro modello.

“LA GLORIA DI MARIA NELL’ ANNUNCIO DEI SEGRETI” – Puntata 38

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☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Nel  tempo dei segreti non si salverà soltanto un gruppo di eletti

Carissimo Padre  Livio,

io credo che dobbiamo restare fermi nel pensare  al tempo dei segreti come ad un tempo di  numerose conversioni  e non cadere  nella tentazione che soltanto un gruppo di eletti si possa  salvare.

Purtroppo  la vastità  attuale  del  male  e  soprattutto la  potenza dei suoi mezzi, che tiene soggiogate le  persone,   possano indurre  allo  scoraggiamento

Anche alcune rivelazioni del passato possono  far  pensare a questa ipotesi ma, se  guardiamo bene, sono sempre condizionate.

La Madonna stessa ci indica questa strada di misericordia,  benché  ci metta  in guardia dal pericolo di rimandare  la conversione.

Le sarei grato se Lei  trovasse nei messaggi della  Madonna parole che aprono gli orizzonti alla  speranza.

Isabella di Modena

Cara Isabella,

nelle  cose  di Dio  la  libertà  dell’uomo è  decisiva.  Inoltre  la sua Misericordia è  senza limiti. Questa due realtà vanno sempre  tenute davanti agli occhi.

La Regina della  pace ha fatto capire in  diverse occasioni qual è  il  suo  desiderio tenacemente   perseguito: “Salvare tutte  le  anime   a  presentarle a Dio”.  Ha detto che ci vuole “tutti con Lei in paradiso”.

Però ha bisogno del nostro aiuto. Più  glielo diamo e  più anime si salveranno.

Mi ha  colpito il  fatto che, nel  messaggio in  cui ammonisce che “l’umanità ha deciso per  la  morte”, si è affrettata a dire:

“Figlioli, siate strumenti d’amore per tutti coloro che non hanno conosciuto il Dio d’amore. Testimoniate con gioia la vostra fede e non perdete la speranza nel cambiamento del cuore umano.” ( 25 Ottobre 2023)

In un messaggio precedente  a  Mirjana ci aveva rivolto questa esortazione: “Quando la pace del  Cielo vi conquisterà, coloro che  la cercano in   posti sbagliati e  così danno dolore al mio Cuore materno, la riconosceranno” ( 2 Aprile 2012).

Molto quindi dipende  dalla  nostra testimonianza di fede e  di amore.  Il resto lo compirà la grazia dello Spirito Santo:

Ave  Maria 

Padre  Livio

📖TESTI E DOCUMENTI 📑  

Dov’è finita la Russia?

di Stefano Caprio- Asia News  –  8 Luglio 2023

Tutta l’incredibile vicenda degli ultimi giorni, la marcia e la fuga di Prigožin, il ritorno a casa e la vergogna dei generali e dei funzionari, è davvero una replica di tante pagine della letteratura russa. A partire dalle dimensioni grottesche descritte nei personaggi del romanzo più russo della storia, le Anime Morte dell’ucraino di nascita Nikolaj Gogol’

Sono passate due settimane dalla “marcia della giustizia” della compagnia Wagner di Evgenij Prigožin, che ha percorso quasi 800 chilometri da Rostov a Tula, nei pressi di Mosca, con 25mila uomini, mercenari armati pronti a mettere a ferro e fuoco il Cremlino, per poi fare una bella inversione a U, e scomparire nel nulla. Da allora in Russia e nel mondo intero ci si angoscia con domande che manifestano un totale smarrimento geo-psichico, politico e morale: dov’è finito Prigožin? E dove sono i 25mila? E i generali che comandano le grandi armate, da Gerasimov a Surovikin? Prima ancora: dov’era Putin mentre era in corso la marcia su Mosca? Era nel bunker, in una villa di San Pietroburgo, nel castello sul mare, su uno yacht di un amico oligarca? Sono solo alcune delle questioni esistenziali e delle ipotesi metafisiche su cui si arrovellano politici, esperti e commentatori vari, e finora di risposte credibili se ne sono sentite poche, soprattutto rispetto alla domanda di fondo: dov’è finita la Russia?

Non è soltanto una domanda retorica, visto lo sconcerto che i “torbidi wagneriani” hanno provocato nelle anime dei russi e di tutte le persone estenuate da oltre 500 giorni di guerra insensata. È una domanda classica dell’anima russa, della sua storia e della sua cultura. Le vicende di questi ultimi anni stanno riportando sempre più la Russia alle dimensioni grottesche descritte nei personaggi del romanzo più russo della storia, le Anime Morte dell’ucraino di nascita Nikolaj Gogol’ a metà dell’Ottocento. In esse si narra la storia dell’imbroglione Pavel Čičikov, che già allora cercava di mettere insieme la sua “compagnia Wagner” di 25mila anime in realtà inesistenti, da arruolare presso i vari proprietari terrieri, gli oligarchi del tempo. La descrizione macchiettistica di questi possidenti è davvero una profezia della classe dirigente non solo russa, ma di ogni Paese che vive di menzogne e false pretese.

La corrispondenza impressionante sta nella descrizione della famosa trojka, la carrozza a tre cavalli che trasporta Čičikov da un luogo all’altro della Russia. La trojka è una piccola Trinità (Troitsa), riflessa doppiamente nel protagonista insieme ai due servi e ai tre cavalli in giro per la Russia, evocando la sacra immagine che ancora per dieci giorni troneggia nella cattedrale del Salvatore di Mosca, a gloria del patriarca e dello zar. Nel brano della fuga finale, dopo che l’inganno di Čičikov è stato scoperto, Gogol’ descrive la natura russa, la terra, il paesaggio, quelle coordinate geografiche e spirituali sempre indefinite, che aprono nuovi orizzonti e suscitano continue ambizioni, così descrivendo l’anima russa:

 Ma quale russo non ama la velocità? È mai possibile che ad essa non aneli la sua anima, quell’anima che desidera la vertigine, il pazzo godimento, e a cui talvolta piace esclamare: “Vada tutto al diavolo!”. Come dunque potrebbe non amarla, dal momento che essa ci dà una sensazione esaltante e meravigliosa? Sembra che una forza ignota ti abbia afferrato e posato sulle sue ali, e tu voli, e tutto vola; volano le pietre miliari, ti volano incontro i mercanti sui loro carri coperti, vola ai due lati il bosco con le cupe file di pini e di abeti, con il risuonare dei colpi d’ascia e il gracchiare delle cornacchie; vola tutta la strada perdendosi nella lontananza, non si sa dove, e un non so che di pauroso spira da questo rapido balenare che ti lascia appena intravedere l’oggetto che fugge via; solo il cielo sopra la testa, e le nubi leggere, tra le quali traspare la luna, sembrano immobili. Ah, trojka, sei come un uccello! Chi ti ha inventata? Certo potevi nascere solo tra un popolo ardito, in una terra che non ama scherzare, che si è adagiata come un’immensa pianura per mezzo mondo, e puoi contarne di miglia (…) Non calza stivaloni alla tedesca il cocchiere; ha la barba e i guantoni e sta seduto lo sa il diavolo su che cosa; ma si solleva appena, alza la frusta, intona una canzone, e i cavalli scattano, i raggi delle ruote paiono fondersi in un unico, levigato cerchio, trema la strada, grida il pedone che si ferma spaventato, e la trojka alata vola, vola! E ormai, in lontananza, si vede soltanto qualcosa che solleva polvere e fora l’aria …

Non è così, o Russia, che corri anche tu, come una trojka irraggiungibile? Sotto di te fuma la strada, tremano i ponti, tutto rimane indietro e pare fermarsi. Si ferma, stupefatto dal divino miracolo, lo spettatore: non è forse un fulmine lanciato dal cielo? Che cosa significa questa travolgente corsa? E quale forza sconosciuta in quei cavalli, ignoti al mondo? Ah, cavalli, cavalli … che cavalli siete voi! Un turbine si nasconde forse nella vostra criniera? Un sensibile orecchio arde forse in ogni vostra vena? Avete udito scendere dall’alto la nota canzone, e tutti insieme, in accordo perfetto, avete proteso i petti di bronzo e, quasi senza sfiorare con gli zoccoli la terra, apparite come una linea distesa che vola nell’aria, e la trojka pare lanciata nello spazio da un anelito divino! RUSSIA, DOVE CORRI COSÌ? RISPONDI!

Non risponde. Il suono stupendo delle sonagliere si diffonde, l’aria freme e si trasforma in vento; vola a ritroso tutto ciò che si trova sulla terra e, guardando timorosi, si fanno da parte e le danno la strada gli altri popoli e le altre nazioni.

Nessuna pagina descrive l’anima russa in modo più intenso, una trojka sfrenata che divora il mondo. Questa è solo un’ispirazione letteraria, ma certamente molto elevata: la Russia è la novità che suscita la meraviglia o il terrore del mondo, a seconda della strada che prende, da Oriente a Occidente. Lo stesso Gogol’, del resto, rappresenta questa contraddizione nella sua stessa persona: voleva scrivere la storia della Malorossija-Ucraina, le ha dedicato un ciclo di racconti e romanzi come il noto Taras Bul’ba, per poi esaltarsi all’idea della “missione salvifica universale” della Russia. Le Anime morte volevano essere una Divina Commedia russa, narrata in tre parti: dannazione, redenzione, santificazione. Alla fine della redazione della prima parte “infernale”, il suo mentore Aleksandr Puškin gli disse che aveva descritto la Russia com’era veramente, facendo del giovane scrittore l’arbitro delle grandi diatribe tra “slavofili” e “occidentalisti”, che oggi si rinnovano negli scontri tra russi e ucraini; ma Gogol’ si disperò, perché la Russia che lui aveva in mente doveva essere molto più elevata, e cercò conforto nella religione e nella liturgia ortodossa, da lui descritta meglio di tanti teologi e patriarchi.

Per tornare all’attualità, la macchietta gogoliana di Prigožin è stata “redenta” dal suo inganno grazie alla magnanimità dello zar, e gli sono stati restituiti perfino i soldi e le armi che gli avevano sequestrato. Pare che sia tornato tranquillamente a San Pietroburgo, nella residenza principesca della sua città natale, ma forse è di nuovo in fuga per la Russia e per il mondo, con la sua trojka-aereo privato. E l’intero Paese sprofonda di nuovo nell’incertezza sul proprio destino, sulla guerra e sull’economia, mentre il dollaro sfonda di nuovo la barriera dei 100 rubli, come non accadeva da prima dell’avvento di Putin. Questo è infatti il risultato della sbandierata “operazione speciale” che doveva rimettere la Russia al centro del mondo: il ritorno al nulla del passato, alla dispersione e frantumazione di ogni sogno imperiale. La Russia si è persa, disciolta nelle acque della diga del Donbass.

Tutta l’incredibile vicenda degli ultimi giorni, la marcia e la fuga, il ritorno a casa e la vergogna dei generali e dei funzionari, è davvero una replica di tante pagine della letteratura russa, da Gogol’ a Dostoevskij e molti altri. L’aveva intuito anni fa uno dei protagonisti di questa tragicommedia, il ministro della difesa Sergej Šojgu, quando in Siria nel 2016 si era rifiutato di premiare Prigožin e il suo amico Sergej Surovikin, il generale “macellaio di Aleppo”, dicendo che “i gopniki non possono entrare nella storia”. Il gopnik è un termine sovietico, che indica la “vergogna della società cittadina” incarnata nei personaggi che vagabondano per le strade urbane facendo danni, furti e violenze, spesso fuorusciti dalle prigioni, con un linguaggio volgare e atteggiamenti sfrontati.

Prigožin è il gopnik per antonomasia, e Surovikin, anch’egli scomparso nelle nebbie degli ultimi giorni, era diventato suo grande sodale nelle scorribande russe contro l’Isis. Dopo aver perso e ripreso più volte l’antica città di Palmira, la Bakhmut del tempo, i due si dedicarono a quella che di fatto è diventata la specialità della Wagner, usare la guerra per fare soldi: Prigožin comprava le sue “anime morte” e Surovikin lo proteggeva, tanto da ottenere l’iscrizione ad honorem alla compagnia con il numero M-3744, esaltando la coppia del “cuoco” e del “macellaio”. Šojgu concesse poi le onorificenze per la presa di Palmira ad altri due generali, Valerij Gerasimov e Aleksandr Dvornikov, a loro volta attualmente dispersi.

In seguito, grazie anche alle campagne di successo e di guadagno in Africa, Prigožin ottenne comunque un premio da Šojgu, che gli consegnò una pistola Glock in segno di rispetto delle sue capacità di “sparare mirando”, uno slogan che alcuni vogliono usare per lanciare il leader “redento” alle elezioni presidenziali del prossimo anno, in alternativa al sempre più fatiscente gopnik del Cremlino. La Glock è stata restituita con le altre armi, e sembra davvero di tornare ai primi anni post-sovietici, con la guerra tra bande per spartirsi la torta dell’impero crollato, a cui Putin aveva messo fine ripristinando a suo modo la Russia di Stalin. Subito dopo la morte del dittatore georgiano, nei cinque anni che precedettero il XX Congresso del Pcus del 1957 e il rinnegamento di Stalin da parte dell’ucraino Khruščev, in Unione Sovietica era sorto una specie di movimento hippy, gli stiljagi per lo “stile” americaneggiante, che cominciarono a suonare una musica nuova, diffondendo il jazz anche al di qua della Cortina di Ferro. E ora si attendono i suoni della musica del futuro, affidata nuovamente all’improvvisazione.

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