"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2023 Pagina 7 di 186

“MEDJUGORJE E’ LA SPERANZA DEL MONDO ” – Puntata 22″

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla figura del sacerdote

Cari amici, il sacerdote è certamente un uomo, ma è un ministro di Dio e in nome di Gesù ha l’autorità di assolvere i peccati. Dobbiamo, allora, vedere nel confessore la presenza di Cristo che ci assolve i nostri peccati.

Nel sacramento della Penitenza il ministro svolge un compito di grande responsabilità. Infatti, se tu sei il malato, egli è il medico della tua anima. La meraviglia di questo dono che Gesù Cristo ha fatto alla Chiesa consiste nel fatto che la guarigione è certa e immediata. Nel caso di peccato mortale, più che di guarigione dovremmo parlare di una vera e propria resurrezione. La potenza del sacramento della penitenza è straordinaria e i suoi effetti sono mirabili. Qualunque peccato sia stato commesso, viene perdonato e il peccatore viene di nuovo rivestito della grazia santificante. La divina figliolanza che ha riacquistato gli restituisce il diritto alla vita eterna, mentre ritorna ad essere un tralcio fruttifero della vera Vite e un membro vivo della Chiesa. Per quale motivo l’assoluzione del sacerdote opera simili meraviglie?

La ragione in fondo è semplice. Il sacerdote confessore è uno strumento attraverso il quale opera Gesù Cristo in persona. Quando pronuncia le parole: “Io ti assolvo” è Gesù che parla, come quando nella consacrazione dice: “Questo è il mio corpo”. È soprattutto in questi due sacramenti che lo sguardo della fede vede nel sacerdote la persona di Gesù Cristo che comunica la grazia della salvezza. Questa identificazione di Gesù col sacerdote è l’effetto stupefacente del sacramento dell’Ordine. È attraverso di esso che “la missione affidata da Gesù Cristo agli apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa fino alla fine dei secoli” (Catechismo C. C. 1536). Senza questo sguardo di fede la confessione perde la sua dimensione soprannaturale e, lasciata scadere a semplice rapporto umano, entra inevitabilmente in crisi.

Essendo ogni peccato, in ultima istanza, una offesa fatta a Dio e alla sua legge, ne consegue che solo Dio può perdonarlo. Questo lo sapevano bene gli scribi e i farisei che non avevano esitato a obiettare a Gesù: “Chi può rimettere i peccati se non Dio soltanto?” (Lc 5,21). D’altra parte, la presenza del sacrificio nelle varie religioni del mondo corrisponde al bisogno che ha l’uomo di purificazione e di ottenere il perdono di Dio e la sua benevolenza. Il fatto che Gesù si attribuisca il potere di rimettere i peccati suona come uno scandalo alle orecchie degli zelanti ebrei. La reazione non si è fatta attendere: “Costui bestemmia” (Mt 9, 4), esclamano scandalizzati. Gesù sa bene che rivendica a se stesso un potere che è riservato a Dio. È in questo modo che Egli rivela il mistero della sua divinità. Lo farà anche davanti al Sinedrio, quando dichiara che il Figlio dell’uomo verrà sulle nubi del cielo come giudice del mondo (Mc 14,62).

Tuttavia, non solo Gesù si attribuisce questo potere divino, ma fa molto di più. Lo conferisce agli uomini. Il Risorto, apparendo agli apostoli rinchiusi nel cenacolo, alita su di loro e dice: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20, 22.23). Si tratta di un potere che ha la stessa ampiezza di quello di Gesù Cristo. Non riguarda soltanto alcuni peccati, ma tutti, nessuno escluso. Non ha alcun limite nell’esercizio, in quanto il perdono deve essere dato non sette volte ma settanta volte sette (cfr. Mt 18,22). Agli apostoli è persino data la grave responsabilità di non rimettere i peccati, qualora non riscontrassero le disposizioni spirituale necessarie. Non si può certo sminuire questa divina potestà che Gesù Cristo a conferito agli uomini da Lui scelti e che lo rappresentano. La miseria umana dalla Chiesa non deve mai offuscare che Gesù Cristo vive in essa e comunica la salvezza attraverso di essa.

È necessario comprendere perché è proprio il Verbo incarnato colui che ha il potere di giudicare e di assolvere dai peccati. Nell’inviare gli apostoli fino agli estremi confini della terra Gesù dice loro. “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra” (Mt 28,18). Il Figlio di Dio fatto uomo, con la sua vita morte e resurrezione ha portato a compimento l’opera della redenzione. Egli è l’Agnello di Dio che si è addossato sulle spalle i peccati del mondo. Col suo amore, con la sua sofferenza, con la sua obbedienza e la sua fedeltà ha espiato i peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi. Per questo il Padre gli ha dato ogni potere, in particolare quello di giudicare (Gv 5,27). Gesù morente in croce, mentre compie il sacrificio che lava e purifica il mondo, chiede al Padre il perdono “perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Al ladrone pentito promette che in quello stesso giorno sarà con Lui in paradiso (Lc 23,43).

Avendo espiato i peccati degli uomini, Gesù ha il potere di rimetterli. Alla luce della fede ciò appare comprensibile e conveniente. Ciò che invece appare un gesto di estrema audacia è il fatto che Gesù, con uno specifico sacramento, dia questo potere a degli uomini, il cui limiti e la cui fragilità non hanno bisogno di essere sottolineati. Viene quindi spontaneo chiedersi: “Perché mai Gesù ha dato il potere di rimettere i peccati agli uomini?”. Non sarebbe stato più semplice e più pratico lasciare che ognuno si confessi a Dio direttamente, senza mediazioni umane?

Con l’istituzione del sacramento della Penitenza Gesù non ha forse reso più difficile la remissione dei peccati commessi dopo il battesimo? Sono interrogativi che a suo tempo hanno portato all’abolizione della confessione sacramentale presso i Protestanti e che tutt’ora vengono sollevati da coloro che, pur essendo cattolici, ne hanno omesso la pratica.

La risposta a queste obiezioni la troviamo nella sapienza veramente divina con cui Gesù ha istituito la Chiesa. Nella visione di Gesù la sua Chiesa è un gregge che è guidato da dei pastori che lo rappresentano. Innanzitutto, Pietro e i suoi successori, ai quali ha dato il potere di legare e di sciogliere (Mt 16,19) e poi tutto il collegio apostolico, unito al suo capo (Mt 18,18; 28,16-20). I pastori della Chiesa hanno ricevuto da Gesù Cristo i suoi poteri di grazia e di misericordia, fra i quali anche quello di rimettere i peccati. Immaginare una Chiesa senza pastori e con pastori dai poteri limitati significa ipotizzare una realtà che non è quella voluta di Gesù Cristo. Colpisce certamente il fatto che tutto ciò che Gesù ha ricevuto dal Padre, Egli lo dia in amministrazione ai suoi Apostoli. È un gesto di grande fiducia, ma nel medesimo tempo è per le pecorelle un invito alla fede, nel senso di vedere Gesù in quelli che lo rappresentano.

Lo sguardo della fede non deve mai mancare, anche quando il ministro non apparisse all’altezza della situazione. La preparazione e soprattutto la santità del sacerdote svolgono un ruolo importante nell’amministrazione del sacramento. Sappiamo i miracoli di conversione che sono avvenuti nei confessionali di Ars e di S. Giovanni Rotondo. S. Teresa d’Avila, come S. Faustina Kowalska non si stancano di insistere sull’importanza di un confessore illuminato perché le anime siano guidate su un cammino di santità. Tuttavia, nel momento dell’assoluzione, è come se la persona del ministro scomparisse dietro la luminosa presenza del Giudice divino. L’assoluzione di un sacerdote in peccato mortale ha la stessa efficacia di quella di un sacerdote in odore di santità. Durante l’assoluzione, come durante la consacrazione, il ministro, santo o empio che sia, è lo strumento docile della divina misericordia.

Come non ammirare la sapienza divina del Signore, vero medico delle nostre anime? Mediante il sacerdote confessore Egli ci mantiene sul terreno dell’umiltà, perché confessare i peccati a un uomo è più difficile che confessarli a Dio. Ci preserva dall’autoinganno, perché nessuno è un giudice imparziale in ciò che lo riguarda. Ci dà l’assicurazione del perdono mediante la parola del Sacerdote, spuntando le frecce avvelenate del dubbio satanico. Ci fa certi della divina misericordia, oscurata dalle nostre angosce per la gravità dei peccati. Ci esorta nel cammino di perfezione, scuotendo la nostra tiepidezza. Ci riconcilia con la Chiesa, nostra madre e maestra di vita cristiana.


Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”  

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

I pescecani a caccia di pesci vaganti

Caro padre Livio

ho appena letto la Dichiarazione “Fiducia supplicans” sul senso pastorale delle benedizioni del Dicastero per la Dottrina della Fede, 18.12.2023

È un documento che può essere strumentalizzato e può portare ancora di più alla luce le divisioni che già ci sono riguardo le unioni al di fuori del matrimonio tra un uomo e una donna.

Secondo me ,per capire questo documento sulla benedizione, bisogna leggerlo e rileggerlo con attenzione e la mente libera da giudizi e pregiudizi e si troverà la Misericordia e la Tenerezza del Padre verso ogni creatura.

Bisogna evitare di leggere le sintesi fatte, ma andare al documento integrale.

Ed infine è fondamentale mantenere l’unità con il Santo Padre Papa Francesco e pregare per il suo magistero in questi tempi difficili.

Grazie per tutto e per la sua chiarezza

Maria Luisa


Cara Maria Luisa,

Concordo pienamente con te e spero che, ascoltando il tuo suggerimento, molti si rendano conto  della saggezza con cui il Santo Padre si è mosso su una tematica così controversa, ma anche così urgente di un giudizio equilibrato per il bene delle anime.

Gli  ascoltatori di Radio Maria sanno che il Papa è il Successore di Pietro e il Vicario di Cristo e conoscono le parole di esortazione della Regina della Pace perché si amino i Pastori e si preghi per loro.

Purtroppo un numero considerevole di pesci spensierati si è fatto prendere nelle reti del Web, dove dei Pescecani affamati di prede pontificano giorno e notte, denigrando il Papa e mettendosi spudoratamente al suo posto come maestri di dottrina e di morale.

Chi li ha inviati? In nome chi  parlano? Chi sono quelli che li usano per demolire la Chiesa? Ho poche speranze che gente di questo genere si ricreda, ma spero e prego perché almeno gli ingenui avvertano il pericolo e rientrino nell’ovile di Pietro.

Mi chiedo  che cosa succederà nel tempo dei segreti e che fine faranno queste anime vaganti, in preda all’agitazione e senza i punti di riferimento irrinunciabili , che sono il Papa e La Regina della pace.

Grazie di cuore e Buon Natale

Padre Livio

LO SGUARDO DI FEDE SUL CONFESSORE

Caro amico,

Nel sacramento della Penitenza il ministro svolge un compito di grande responsabilità. Infatti se tu sei il malato, egli è il medico della tua anima. La meraviglia di questo dono che Gesù Cristo ha fatto alla Chiesa consiste nel fatto che  la guarigione è certa e immediata. Nel caso di peccato mortale, più che di guarigione dovremmo parlare di una vera e propria resurrezione. La potenza del sacramento della penitenza è straordinaria e i suoi effetti sono mirabili. Qualunque peccato sia stato commesso, viene perdonato e il peccatore viene di nuovo rivestito della grazia santificante. La divina figliolanza che ha riacquistato gli restituisce il diritto alla vita eterna, mentre ritorna ad essere un tralcio fruttifero della vera Vite e un membro vivo della Chiesa.  Per quale motivo l’assoluzione del sacerdote opera simili meraviglie?

La ragione in fondo è semplice. Il sacerdote confessore è uno strumento attraverso il quale opera Gesù Cristo in persona. Quando pronuncia le parole: “Io ti assolvo” è Gesù che parla, come quando nella consacrazione dice: “Questo è il mio corpo”.  E’ soprattutto in questi due sacramenti che lo sguardo della fede vede nel sacerdote la persona di Gesù Cristo che comunica la grazia della salvezza. Questa identificazione di Gesù col sacerdote è l’effetto stupefacente del sacramento dell’Ordine. E’ attraverso di esso che “la missione affidata da Gesù Cristo agli apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa fino alla fine dei secoli” (Catechismo C. C. 1536). Senza questo sguardo di fede la confessione perde la sua dimensione soprannaturale e,  lasciata scadere a semplice rapporto umano, entra inevitabilmente in crisi.

Essendo ogni peccato, in ultima istanza, una offesa fatta a Dio e alla sua legge, ne consegue che solo Dio può perdonarlo. Questo lo sapevano bene gli scribi e i farisei che non avevano esitato a obiettare a Gesù : “Chi può rimettere i peccati se non Dio soltanto?” (Lc 5,21).  D’altra parte la presenza del sacrificio nelle varie religioni del mondo corrisponde al bisogno che ha l’uomo di purificazione e  di ottenere il perdono di Dio e la sua benevolenza. Il fatto che Gesù si attribuisca il potere di rimettere i peccati suona come uno scandalo alle orecchie degli zelanti ebrei. La reazione non si è fatta attendere: “Costui bestemmia” (Mt 9, 4), esclamano scandalizzati. Gesù sa bene che rivendica a se stesso un potere che è riservato a Dio. E’ in questo modo che Egli rivela il mistero della sua divinità. Lo farà anche davanti al Sinedrio, quando dichiara che il Figlio dell’uomo verrà sulle nubi del cielo come giudice del mondo (Mc 14,62).

Tuttavia non solo Gesù si attribuisce questo potere divino, ma fa molto di più. Lo conferisce agli uomini. Il Risorto, apparendo agli apostoli rinchiusi nel cenacolo, alita su di loro e dice: “ Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete , resteranno non rimessi” (Gv 20,  22.23). Si tratta di un potere che ha la stessa ampiezza di quello di Gesù Cristo. Non riguarda soltanto alcuni peccati, ma tutti, nessuno escluso. Non ha alcun limite nell’esercizio, in quanto il perdono deve essere dato non sette volte ma settanta volte sette (cfr. Mt 18,22). Agli apostoli è persino data la grave responsabilità di non rimettere i peccati, qualora non riscontrassero le disposizioni spirituale necessarie. Non si può certo sminuire questa divina potestà che Gesù Cristo a conferito agli uomini da Lui scelti e che lo rappresentano. La miseria umana dalla Chiesa non deve mai offuscare che Gesù Cristo vive in essa e comunica la salvezza attraverso di essa.

E’ necessario comprendere perché è proprio il Verbo incarnato colui che ha il potere di giudicare e di assolvere dai peccati. Nell’inviare gli apostoli fino agli estremi confini della terra Gesù dice loro. “ Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra” (Mt 28,18). Il Figlio di Dio fatto uomo, con la sua vita morte e resurrezione ha portato a compimento l’opera della redenzione. Egli è l’Agnello di Dio che si è addossato sulle spalle i peccati del mondo. Col suo amore, con la sua sofferenza, con la sua obbedienza e la sua fedeltà ha espiato i peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi. Per questo il Padre gli ha dato ogni potere, in particolare quello di giudicare (Gv 5,27). Gesù morente in croce, mentre compie il sacrificio che lava e purifica il mondo, chiede al Padre il perdono “perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Al ladrone pentito promette che in quello stesso giorno sarà con Lui in paradiso (Lc 23,43).

Avendo espiato i peccati degli uomini, Gesù ha il potere di rimetterli. Alla luce della fede ciò  appare comprensibile e conveniente. Ciò che invece appare un gesto di estrema audacia è il fatto che Gesù, con uno specifico sacramento, dia questo potere a degli uomini, il cui limiti e la cui fragilità non hanno bisogno di essere sottolineati. Viene quindi spontaneo chiedersi: “Perché mai Gesù ha dato il potere di rimettere i peccati agli uomini?”. Non sarebbe stato più semplice e più pratico lasciare che ognuno si confessi a Dio direttamente, senza mediazioni umane? Con l’istituzione del sacramento della Penitenza Gesù non ha forse reso più difficile la remissione dei peccati commessi dopo il battesimo? Sono interrogativi che a suo tempo hanno portato all’abolizione della confessione sacramentale presso i Protestanti e che tutt’ora vengono sollevati da coloro che, pur essendo cattolici, ne hanno omesso la pratica.

La risposta a queste obiezioni  la troviamo nella sapienza veramente divina con cui Gesù ha istituito la Chiesa. Nella visione di Gesù la sua Chiesa è un gregge che è guidato da dei pastori che lo rappresentano. Innanzi tutto Pietro e i suoi successori, ai quali ha dato il potere di legare e di sciogliere (Mt 16,19) e poi  tutto il collegio apostolico, unito al suo capo (Mt 18,18; 28,16-20). I pastori della Chiesa hanno ricevuto da Gesù Cristo i suoi poteri di grazia e di misericordia, fra i quali anche quello di rimettere i peccati. Immaginare una Chiesa senza pastori e con pastori dai poteri limitati significa ipotizzare una realtà che non è quella voluta di Gesù Cristo. Colpisce certamente il fatto che tutto ciò che Gesù ha ricevuto dal Padre, Egli lo dia in amministrazione ai suoi Apostoli. E’ un gesto di grande fiducia, ma nel medesimo tempo è per le pecorelle un invito alla fede,  nel senso di vedere Gesù in quelli che lo rappresentano.

Lo sguardo della fede non deve mai mancare, anche quando il ministro non apparisse all’altezza della situazione. La preparazione e soprattutto la santità del sacerdote svolgono un ruolo importante nell’amministrazione del sacramento. Sappiamo i miracoli di conversione che sono avvenuti nei confessionali di Ars e di S. Giovanni Rotondo. S. Teresa d’Avila, come S. Faustina Kowalska non si stancano di insistere sull’importanza di un confessore illuminato perché le anime siano guidate su un cammino di santità. Tuttavia, nel momento dell’assoluzione, è come se la persona del ministro scomparisse dietro la luminosa presenza del Giudice divino. L’assoluzione di un sacerdote in peccato mortale ha la stessa efficacia di quella di un sacerdote in odore di santità. Durante l’assoluzione, come durante la consacrazione, il ministro, santo o empio che sia, è lo strumento docile della Divina Misericordia.

Come non ammirare la sapienza divina del Signore, vero medico delle nostre anime? Mediante il sacerdote confessore Egli ci mantiene sul terreno dell’umiltà, perché confessare i peccati a un uomo è  più difficile che confessarli a Dio. Ci preserva dall’autoinganno, perché nessuno è un giudice imparziale in ciò che lo riguarda. Ci dà l’assicurazione del perdono mediante la parola del Sacerdote, spuntando le frecce avvelenate del dubbio satanico. Ci fa certi della divina misericordia, oscurata dalle nostre angosce per la gravità dei peccati. Ci esorta nel cammino di perfezione, scuotendo la nostra tiepidezza. Ci riconcilia con la Chiesa, nostra madre e maestra di vita cristiana.

Una bella storia di conversione

Caro Padre Livio,

sono un volontario di Radio Maria England.

Le scrivo per ringraziarla per la tenacia con la quale affronta ogni giorno la sua missione a Radio Maria e le continue sfide che il suo ministero le presenta ogni giorno e che mi ha permesso, una decina di anni fa, di riavvicinarmi a grandi passi verso la fede cattolica.

Nato a Milano e cresciuto a Roma in una devota famiglia cattolica, mi sono allontanato dalla fede cattolica quando a 17 anni mi sono trasferito in Sicilia con la mia famiglia.

Ho sempre saputo che il Cristianesimo è l’unica religione vera perché durante l’adolescenza uno dei miei parenti più stretti aveva avuto necessità dell’aiuto di Padre Candido, esorcista alla Scala Santa, nella diocesi di Roma.

Nonostante questo, come spiegato dalla Madonna a Medjugorje, oggi si perde la fede senza neanche accorgersene. Ed è proprio quello che è successo a me.

Dopo un periodo di sbandamento, mi sono trasferito nel Regno Unito per la mia passione per le lingue e le opportunità che esso offriva.

Dopo un lungo periodo di ricerca di me stesso, nel 2012 all’inizio dell’anno della fede mi sono convertito; come dicono gli inglesi “I revated to the catholic faith” sono ritornato alla fede cattolica.

Le cose che mi hanno convinto sono state due:

1 Mi sono “guardato allo specchio” e non mi sono più riconosciuto in ciò che ero, da persona caritatevole sono diventato indifferente agli altri, compresi i miei famigliari.

2 Dopo aver “vagato” nella psicologia e in parte nella New Age, ho scoperto online svariate testimonianze di conversione, alcune della quali di pre-morte, coincidevano con le visioni di Santa Teresa D’Avila e Santa Faustina Kowalska. Non poteva essere una coincidenza.

Una volta convertito, ho dovuto reimparare ciò che avevo dimenticato durante i miei anni lontano dalla Chiesa. Per farlo mi son affidato a Radio Maria Italia e in modo particolare alle sue catechesi. La presenza costante della Madonna negli ultimi secoli mi ha ulteriormente convinto della veridicità della Sacra Scrittura. La Madonna le ha rese moderne.

Non ho mai fatto uso di sostanze stupefacenti, né di alcool, a parte l’occasionale bicchiere in compagnia; tuttavia è stato difficile risalire la cima e cambiare una vita lontana dal Signore. Per usare le sue parole, è come salire sull’albero della cuccagna, dove si scivola e poi si ricomincia grazie al Sacramento della Confessione.

Nel 2019, un mio carissimo amico e uno degli ideatori di Radio Maria England mi ha suggerito di propormi per collaborare alla sua diffusione, cosa che ho fatto prontamente.

Siamo cresciuti molto partendo da solo pochi ascoltatori in un Paese, l’Inghilterra, con non molti cattolici e sempre più ateo.

Ho però una grande fiducia datami dalle profezie della Madonna a Fatima e a Medjugorje con la promessa che il suo Cuore Immacolato Trionferà e  per quanto riguarda l’Inghilterra alcune profezie, tra le quali spiccano quelle di San Domenico Savio e La Salette, che parlano di una fede cattolica che rifiorirà proprio in questo Paese e da esso si spargerà in tutta Europa.

Sento una grande chiamata ad evangelizzare (prima me stesso ovviamente) perché ho trovato un grande tesoro e voglio condividerlo con gli altri il più possibile. Parlo spesso con molti italiani, a maggioranza non credenti, che arrivano nel Regno Unito pieni di speranza per le sue opportunità lavorative, ma che mancano della cosa più importante di tutte, quella che le renderebbe felici e darebbe una direzione precisa alla loro vita, il Signore.

Io cerco nel mio piccolo di evangelizzare, ma non è sempre facile. A Radio Maria England mi occupo di un programma sulla testimonianza di fede intitolata “Awakening: testimonies of faith and conversion” (Risveglio: testimone di fede e conversione), perché sono convinto che la testimonianza di vita vissute possano essere di grande aiuto nel processo di conversione.

Concludo così, ringraziandola nuovamente, per tutto il lavoro che, nonostante i continui attacchi contro di lei (lavoro nel settore dei Social Media e leggo molto), ha svolto e continua a svolgere con grande passione per il Signore e la Madre di Gesù, la Madonna Santissima.

In Cristo,

Alessio

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Grazie per il suo santo ammonimento

Carissimo Padre Livio,

La ringrazio per la sua santa “tirata d’orecchie” di cui ciascuno di noi ha costantemente bisogno per non deviare da Gesù, dalla Madonna, dal Santo Padre e dalla nostra Madre Chiesa.

Io per prima mi rendo conto di quante volte ho deviato, criticando i pastori, il Papa e la Chiesa. Giudicando gratuitamente dal mio piedistallo e senza offrire neanche una preghiera o sacrificio per il bene di questi fratelli. Quanta cecità nel mio cuore! Proprio recentemente, durante una confessione, ho avuto la grazia di confessare per la prima volta a Dio la mia contrizione per questo peccato, del quale non avevo purtroppo alcuna coscienza della sua gravità e della sua pericolosità.

I giornali e soprattutto i socials sono gremiti di costanti critiche alla Chiesa, al Papa ed ai suoi pastori. Per non parlare di teorie complottiste di varia portata. Purtroppo, noto con dispiacere intorno a me, quanto tutto questo attecchisca nel cuore di tanti fedeli ed i danni causati possono essere qualvolta irreparabili. 

Il travisamento della “fiducia supplicans” ne è purtroppo un’ennesima prova e, come ha ribadito lei tante volte, nel tempo dei segreti le falsità si moltiplicheranno a dismisura per celare la verità. A noi la responsabilità di crescere nella fede in questo tempo che la grazia di Dio ci concede, perché lo Spirito di Verità e di discernimento ci assistano nelle ore più buie.

Forse ora comprendo le parole della Madonna, quando ci avverte che per chi non si sarà convertito sarà troppo tardi. Se non ci sono conversione ed un sincero e deciso cammino di fede, non saremo abbastanza fortificati nello Spirito per discernere il bene dal male, e quindi più vulnerabili alle menzogne che vorranno distoglierci dal piano salvifico di Maria.

Ancora una volta caro padre, la ringrazio di cuore per i suoi ammonimenti, perché come ci dice l’evangelista Matteo “larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!”.

Preghi per noi caro padre, perché non ci perdiamo. Noi dal nostro canto, preghiamo che Dio la illumini sempre e la custodisca più che mai. 

La abbraccio con affetto,

Ave Maria,

Elena

🔴LIVE VIDEO🔴Pomeriggio insieme: Festa Natalizia

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Francesco alla Curia: solo chi ama non smette di camminare verso la verità

Nel tradizionale discorso per gli auguri di Natale il Papa riflette su tre verbi che devono costituire l’essenza della missione di chi lavora a servizio della Chiesa universale: ascoltare come Maria “in ginocchio”, discernere come Giovanni Battista lasciando spazio a Dio oltre i pregiudizi, camminare come i Magi senza perdersi nei labirinti della rigidità e mediocrità

Alessandro De Carolis – Città del Vaticano– 21 Dicembre 2023

Un labirinto dentro il quale perdersi per conformismi, paura, inerzie di vario tipo, di quelli che trasformano la missione della Chiesa universale in un ufficio con relativa burocrazia. Oppure un cammino, e un servizio, rinnovati ogni volta con “coraggio”, in cui la differenza la fa non il “tirare a campare” ma l’“amore”. La fa il “ripartire da Dio” e la determinazione a “guardare in alto”, perché “dai labirinti si esce solo ‘da sopra’. Il Papa riunisce come ogni anno in vista del Natale i suoi più diretti collaboratori della Curia romana impostando i suoi auguri su tre verbi – ascoltare, discernere, camminare – e su un neologismo, “labirintare”, che diventa l’ago della bilancia per verificare in che modo si stia servendo la causa del Vangelo.

Il Papa parla alla Curia romana

Il Papa parla alla Curia romana

Maria, donna dell’“ascolto in ginocchio”

Francesco personifica i verbi con tre figure centrali della storia della salvezza, ricordando subito che la culla del mondo in cui Gesù nasce quest’anno è circondata dalle ferite di un tempo di violenze e guerra, di “rischi epocali” tra cambiamenti climatici, povertà, sofferenze, fame. Il primo personaggio che incarna l’ascolto ideale è Maria. Ascoltare, afferma, “è sempre l’inizio di un cammino” purché, come la mamma di Gesù, sia fatto “con il cuore”, lei che all’annuncio dell’angelo “si coinvolge con disponibilità” davanti a Dio che l’ha scelta. Si mette, dice, in ascolto “in ginocchio”.

Ascoltare “in ginocchio” è il modo migliore per ascoltare davvero, perché significa che non stiamo davanti all’altro nella posizione di chi pensa di sapere già tutto, di chi ha già interpretato le cose prima ancora di ascoltare, di chi guarda dall’alto in basso (…) Una cosa è semplicemente udire, un’altra cosa è mettersi in ascolto, che significa anche “accogliere dentro”.

Questo tipo di ascolto, prosegue il Papa, sa fare spazio interiore alle parole dell’altro evitando che si diventi, stigmatizza, come “lupi rapaci” che cercano “subito di divorare le parole dell’altro, senza ascoltarle davvero”, rovesciandogli immediatamente “addosso le nostre impressioni e i nostri giudizi”. È urgente allora “recuperare uno spirito contemplativo, che ci permetta di riscoprire ogni giorno che siamo depositari di un bene che umanizza”.

Un momento dell'udienza del Papa alla Curia Romana

Un momento dell’udienza del Papa alla Curia Romana

Giovanni Battista, discernere con umiltà

Il personaggio emblematico del secondo verbo, il discernimento, è per Francesco quello di Giovanni Battista. Ricorda che quando Gesù comincia il suo ministero, il Precursore vive una “drammatica crisi di fede” perché il Messia atteso non appare quel Dio potente e dominatore che aveva immaginato. E dunque il Battista dal carcere fa chiedere a Gesù se sia lui il salvatore, ovvero cerca di capire, di discernere.

Per noi è importante il discernimento, questa arte della vita spirituale che ci spoglia della pretesa di sapere già tutto, dal rischio di pensare che basta applicare le regole, dalla tentazione di procedere, anche nella vita della Curia, semplicemente ripetendo degli schemi, senza considerare che il Mistero di Dio ci supera sempre e che la vita delle persone e la realtà che ci circonda sono e restano sempre superiori alle idee e alle teorie.

I tre libri donati dal Papa ai membri della Curia romana

I tre libri donati dal Papa ai membri della Curia romana

I Magi, camminare guidati da Dio e fuori dai labirinti

Come terzo esempio per il terzo verbo, camminare, Francesco porta i Magi. “La gioia del Vangelo, quando la accogliamo davvero, innesca in noi – osserva il Papa – il movimento della sequela, provocando un vero e proprio esodo da noi stessi”. Ed è qui che entra in gioco il rischio e la tentazione del “labirintare”, quel “girare a vuoto”, sostiene, “dentro i nostri recinti e nelle nostre paure” che penalizzano “il servizio che siamo chiamati a offrire alla Chiesa e al mondo intero”.

Perciò, quando il servizio che svolgiamo rischia di appiattirsi, di “labirintare” nella rigidità o nella mediocrità, quando ci troviamo ingarbugliati nelle reti della burocrazia e del “tirare a campare”, ricordiamoci di guardare in alto, di ripartire da Dio, di lasciarci rischiarare dalla sua Parola, per trovare sempre il coraggio di ripartire. Dai labirinti si esce solo “da sopra”.

In definitiva, riassume Francesco, “ci vuole coraggio per camminare, per andare oltre. È questione di amore”. E ricorda la riflessione di un sacerdote che disse “che si fa fatica a riaccendere le braci sotto la cenere della Chiesa”. La fatica, oggi, per Francesco “è quella di trasmettere passione a chi l’ha già persa da un pezzo”.

A sessant’anni dal Concilio, ancora si dibatte sulla divisione tra “progressisti” e “conservatori”, mentre la differenza centrale è tra “innamorati” e “abituati”. Questa è la differenza. Solo chi ama cammina.

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