"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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L’Assunzione: il giorno più bello del tempo e dell’eternità

Corrispondenza Romana -16 Agosto 2023 ore 12:36

di Roberto de Mattei

L’Assunzione in corpo ed anima della Madonna in Cielo è un dogma di fede cattolica, creduto da tempo immemorabile dai cristiani e proclamato solennemente da Pio XII, il 1° novembre del 1950. Dopo aver implorato l’assistenza dello Spirito Santo, Pio XII, nel profondo silenzio della moltitudine, scandì con parole ferme e commosse la formula con cui solennemente definiva «essere dogma da Dio rivelato che: l’Immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Erano le 9.45 di mattina, nella piazza di San Pietro, affollata da oltre un milione e mezzo di pellegrini. In serata tutta la città eterna divenne un immenso braciere di luci. Tutte le chiese di Roma i monumenti, il Campidoglio, il Colosseo, Castel Sant’Angelo, si illuminarono in onore della Madonna. Si chiudeva così una giornata memorabile che segnava il culmine dell’Anno Santo del 1950.

L’Assunzione è il quarto dogma mariano finora proclamato dopo la maternità divina di Maria, la sua perpetua verginità e l’Immacolata Concezione. Il grandioso piano che Dio nelle visioni sconfinate della sua mente infinita aveva previsto per Maria ebbe la sua completa attuazione nel giorno in cui la Madonna, lasciata definitivamente la terra, fu collocata anima e corpo in Cielo, sul trono dell’eterna gloria.

Il profeta Elia fu trasportato in cielo da un cocchio di fuoco (IV Reg. II, 11) che, secondo gli interpreti, fu un gruppo di angeli che lo sollevarono da terra. A portare Maria in Cielo non fu solo un gruppo di Angeli ma, come dice sant’Alfonso de’ Liguori, nelle Glorie di Maria, fu lo stesso Re del Cielo, che venne a prenderla e la accompagnò in Paradiso con tutta la corte celeste. Per questo san Pier Damiani definisce la Assunzione di Maria uno spettacolo ancora più glorioso dell’Ascensione di Gesù Cristo, perché al Redentore vennero ad incontrarLo solamente gli Angeli, mentre alla Madonna andò incontro lo stesso Signore, Re del Cielo, con tutto lo stuolo degli Angeli e dei santi. Se mente umana, dice san Bernardo, non può arrivare a capire la gloria immensa che Dio ha preparato in cielo a coloro che in terra l’hanno amato, chi mai giungerà a comprendere, dice sant’Alfonso, quale gloria egli abbia preparato per la sua diletta Madre, che in terra l’ha amato più di tutti gli uomini anzi sin dal primo momento che ella fu creata, l’amò più di tutti gli uomini e tutti gli angeli messi insieme?

Plinio Corrêa de Oliveira afferma che «dev’essere stato, dopo l’Ascensione del Signore, il fatto più splendidamente glorioso della storia terrena, paragonabile soltanto al giorno del Giudizio Finale, in cui Nostro Signore Gesù Cristo verrà in grande pompa e maestà, come dice la Sacra Scrittura, per giudicare i vivi e i morti; e con Lui, tutta splendente della gloria proveniente da Lui, in modo ineffabile, apparirà ai nostri occhi anche la Madonna».

Quel giorno il Cielo fu illuminato da una luce nuova, mai vista e Maria fu innalzata al di sopra di tutti i cori degli angeli e dei santi. Da allora, al di sopra di Maria, nella gloria, c’è soltanto Nostro Signore. La luce di gloria che investe l’anima di Maria e le rivela le grandezze del Figlio in tutta la loro magnificenza e la sua dignità materna, supera di molto la gloria di tutti gli Angeli e di tutti i Santi. Per questo la liturgia afferma, nella festa del 15 agosto, che è stata innalzata al di sopra dei cori angelici: «Elevata est super choros angelorum ad coelestia regna». Un solo trono è superiore al suo, quello di Gesù. Gli altri, secondo il teologo don Emilio Campana, stanno tutti al di sotto, «per splendore, intensità, estensione e pienezza, subito dopo la gloria di Gesù, viene la gloria di Maria, Come di Gesù è detto che siede alla destra di Dio Padre onnipotente, così di Maria si deve ripetere che siede alla destra di Gesù medesimo».

Il giorno dell’Assunzione è lo stesso giorno della gloria e dell’incoronazione di Maria in Cielo. La Vergine Maria si assise quel giorno coronata a fianco di Gesù, Re divino, quale universale Regina, così come Gesù si assise, dopo aver compiuto la sua missione redentrice, alla destra di Dio. Da questo momento la sua partecipazione alla Regalità di Cristo sull’universo diventa ufficiale e solenne. Il padre Réginald Garrigou-Lagrange scrive che «Maria partecipa più di chiunque altro, come Madre di Dio alla gloria di suo Figlio, e poiché in Cielo è assolutamente evidente la divinità di Gesù è allora estremamente manifesto che Maria appartiene, come Madre del Verbo incarnato, all’ordine ipostatico, che ha una speciale affinità con le Persone divine, e che partecipa inoltre più di chiunque altro, alla regalità universale del Figlio suo su tutte le creature».

Il dogma dell’Assunzione è dunque strettamente legato al privilegio della Regalità di Maria, per la quale Maria è incoronata nella gloria celeste e regna sul cielo e sulla terra, come sovrana della Chiesa militante, purgante e trionfante, regina degli Angeli e dei Santi. «Regina della pace», secondo il titolo aggiunto alle litanie lauretane da Benedetto XV nel 1917, ma anche “«Regina delle vittorie, al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi» come dice la Supplica alla Vergine del Rosario di Pompei, redatta dal beato Bartolo Longo.

Dopo aver celebrato le glorie dell’Assunta, Pio XII, con l’enciclica Ad Coeli Reginam del 28 ottobre 1954, istituì la festa di Maria Regina da celebrarsi ogni anno in tutto il mondo il 31 maggio e ordinò che in quel giorno fosse rinnovata la consacrazione del genere umano al Cuore Immacolato di Maria. Questa festa è stata trasferita al 22 agosto per sottolineare il legame della regalità della Madre di Dio con la sua corporea Assunzione. Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria annunciato dalla Madonna a Fatima è un evento storico che ha il suo sublime modello nella gloria di Maria assunta in Cielo. Per questo, se nell’eternità si potessero distinguere i giorni, dovremmo dire che non vi è giorno più bello e straordinario dell’Assunzione di Maria.

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

All’attenzione di Padre Livio : Domanda curiosa Scienza-Fede

Buonasera Padre Livio.

Parto dal sottolineare che ascolto con interesse la sua trasmissione quotidianamente.

Volevo gentilmente porle una domanda dopo aver visto anche una trasmissione televisiva.

Secondo lei la scienza può ritenersi così superiore da staccarsi dalla religione? 

Secondo lei in quale maniera riescono molti scienziati moderni (potrei citare molti nomi) ad ipotizzare un mondo senza Dio?

Numeri alla carta solo il 4% dei biologi ammette di essere credente, cosa mi può dire secondo lei su questo aspetto.

La mia posizione, seppur da statistico non è mai stata incerta ed ho sempre creduto, tuttavia mi piacerebbe discutere con lei la seguente tematica.

Cordiali Saluti di cuore

Giacomo

Caro  Giacomo,

la mia  esperienza  di vita mi  dice che trova  Dio chi ha  un  cuore umile e  puro.

Questo vale anche  per  gli scienziati,  non  pochi dei quali sono credenti.

La  scienza moderna è stata  fondata  da credenti come Galilei e  Newton.

Il  sapere   scientifico è una forma di conoscenza legata  alla  materia e  quindi limitata a  ciò  che  è  sperimentalmente verificabile.

Il  suo successo è dovuto alle  applicazioni della tecnica  che  hanno cambiato il mondo.

Tuttavia l’umanità  conosce  forme  di conoscenza più elevate e più necessarie  per  dare  un senso e  un valore alla vita,  come la filosofia,  la  sapienza e soprattutto  la  fede.

Oggi il mondo oggi  è sull’orlo della  catastrofe  a causa di una tecno-scienza  lasciata  a se  stessa,   ma  sarà  salvato dalla fede di chi recita il Rosario.

Ave Maria

Padre Livio

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

La Festa della Assunta si dovrebbe chiamare la Festa della Divina Volontà.

Ave Maria Padre Livio,

(Libro di Cielo – Luisa Piccarreta – 15 Agosto 1925) 

(3) Dopo di ciò mi sono messa a pensare alla Festa della mia Celeste Mamma Assunta in Cielo, ed il mio dolce Gesù, con un accento tenero e commovente ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, il vero nome di questa Festa, dovrebbe chiamarsi: La Festa della Divina Volontà”. Fu la volontà umana che chiuse il Cielo, che spezzò i vincoli col suo Creatore, che fece uscire in campo le miserie, il dolore e che mise un termine alle feste che la creatura doveva godere nel Cielo. Ora, questa creatura, Regina di tutti, col fare sempre ed in tutto la Volontà dell’Eterno, anzi si può dire che la sua vita fu la sola Volontà Divina, aprì il Cielo, si vincolò con l’Eterno e fece ritornare le feste nel Cielo con la creatura, ogni atto che compiva nella Volontà Suprema, era una festa che iniziava in Cielo, erano soli che formava come ornamento di questa festa, erano musiche che spediva per allietare la Celeste Gerusalemme, sicché la vera causa di questa Festa è la Volontà Eterna operante e compita nella mia Mamma Celeste, che operò tali prodigi in Lei, che stupì Cieli e terra, incatenò l’Eterno coi vincoli indissolubili d’amore, rapì il Verbo fin nel suo seno, gli stessi angeli, rapiti, ripetevano tra loro: “Donde tanta gloria, tanto onore, tanta grandezza e prodigi non mai visti in questa eccelsa Creatura? Eppure, è dall’esilio che viene”. E attoniti riconoscevano la Volontà del loro Creatore come Vita e operante in Lei, e tremebondi dicevano: “Santa, Santa, Santa, onore e gloria alla Volontà del nostro Sovrano Signore, e gloria, e tre volte Santa Colei che ha fatto operare questa Suprema Volontà”.

Sicché è la mia Volontà, che più che tutto, fu ed è festeggiata nel giorno dell’Assunzione in Cielo della mia Madre Santissima. Fu la sola mia Volontà che la fece ascendere tanto in alto, che la distinse fra tutti; tutto il resto sarebbe stato come nulla se non avesse posseduto il prodigio del mio Volere. Fu la mia Volontà che le diede la Fecondità Divina e la fece Madre del Verbo, fu la mia Volontà che le fece vedere ed abbracciare tutte le creature insieme, facendosi Madre di tutti e amando tutti con un amore di Maternità Divina, e facendola Regina di tutti la faceva imperare e dominare, onde, in quel giorno la mia Volontà ricevette i primi onori, la gloria ed il frutto abbondante del suo lavoro nella Creazione, ed incominciò la sua Festa che mai interrompe per la glorificazione del suo operato nella mia diletta Madre.

 E sebbene il Cielo fu aperto da Me, e molti santi stavano già in possesso della Patria celeste quando la Regina Celeste fu assunta in Cielo, ma però come causa primaria era proprio Lei, che aveva compiuto in tutto la Suprema Volontà, e perciò si aspettò Colei che tanto l’aveva onorata, e conteneva il vero prodigio della Santissima Volontà per fare la prima Festa al Supremo Volere. Oh! come tutto il Cielo magnificava, benediva, lodava l’Eterna Volontà, quando vedeva questa sublime Regina entrare nell’Empireo, in mezzo alla corte celeste, tutta circonfusa dal Sole Eterno del Volere Supremo.

La vedevano tutta tempestata dalla potenza del Fiat supremo, non c’era stato in Lei neppure un palpito che non aveva impresso questo Fiat, e attoniti la guardavano e le dicevano: “Ascendi, ascendi più in alto, è giusto che Colei che tanto ha onorato il Fiat supremo, e che per mezzo suo ci troviamo noi nella patria celeste, abbia il trono più alto e che sia la nostra Regina”. Ed il più grande onore che ricevette la mia Mamma, fu il vedere glorificata la Divina Volontà”. 

Aver  Maria

Massimo

🔴 LIVE 🔴 DALLA NOSTRA CAPPELLA: P.LIVIO COMMENTA IL VANGELO DELL’ASSUNTA 🙏🏻🌟

BUONA FESTA DI MARIA ASSUNTA IN CIELO

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.

Cari amici di Radio  Maria,

la  festa  di oggi riguarda uno straordinario dono di Dio  alla Vergine  Maria,  ma che riguarda  in modo particolare  la  nostra  vita,  il suo senso e  il suo destino ultimo.

Infatti l’umanità da  sempre si è interrogata  sul  senso della nostra  esistenza nel tempo e alla fine  la  sentenza  inesorabile per  tutti è  quella della  morte.

Qualcuno potrebbe rassegnarsi dicendo che  la morte  è un fatto naturale e che quindi è  inutili angosciarsi.  Bisogna metterla  nel  conto,   come d’altra  parte   si deve accettare il  dolore e le  molteplici calamità e brutalità  della  vita.

L’umanità  però,  nella  sua storia,  non  si  è mai rassegnato a questo scacco matto  che ci espelle  per  sempre dal  mondo e,  attraverso la   religione,  ha cercato l’immortalità. Anche oggi questo desiderio è  vivo, ma  la  si cerca  laddove  è impossibile trovarla.

Maria  assunta  in  Cielo è  il dono dell’immortalità che la Divina  Misericordia pone davanti  agli occhi di   una umanità  che ha  smarrito la  strada  e  che  corre veloce verso l’abisso della  perdizione.

Lei, fin  dal momento del  suo transito terreno,  è stata resa partecipe  della   resurrezione  di Cristo e  la sua presenza, piena  di santità,  bellezza  e grazia,  è un segno di sicura  speranza  per  tutti noi che gemiamo  e piangiamo nella valle   del  peccato e  della morte.

Anche noi suoi  figli,   seguendo la  sua via  di umiltà e  di amore, al seguito di suo Figlio, alla fine saremo come  Lei è,  rivestiti della gloria divina dell’immortalità.

Alziamo gli occhi al  Cielo in questo giorno di grazia, perché  quella  è  la  meta  a  cui dobbiamo tendere  nel nostro pellegrinaggio terreno,  perseverando nella fede  fra  le  insidie,  le  seduzioni e  le  persecuzionei di  questo mondo.

La  sua presenza  in mezzo noi ci fortifichi e ci incoraggi ad  essere  testimoni della  vittoria della  vita  sulla morte  che corrode e divora  il mondo senza  Dio.

Vostro Padre  Livio


Vangelo

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,39-56
 
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
 
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
 
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
 
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Parola del Signore

Assunzione della Beata Vergine Maria

Con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus, Pio XII definì solennemente il dogma dell’Assunzione di Maria in anima e corpo, confermando una verità radicata da secoli nel cuore dei fedeli e che ha il suo fondamento nelle Scritture e nella Tradizione 15_08_202 

Confermando una verità radicata nel cuore dei fedeli, l’1 novembre 1950 Pio XII definì solennemente il dogma dell’Assunzione di Maria: «Pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che l’Immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». In queste parole, contenute al culmine della costituzione apostolica Munificentissimus Deus, sono racchiusi tutti e quattro i dogmi riguardanti Maria, proclamati dalla Chiesa nel corso dei secoli e in strettissima connessione tra loro: la Maternità Divina (Concilio di Efeso, 431), la Verginità perpetua (Concilio di Costantinopoli II, 553), l’Immacolata Concezione (Ineffabilis Deus di Pio IX, 1854) e appunto la sua Assunzione in anima e corpo, che rende la Madonna il più alto frutto della Redenzione e segno di sicura speranza per la risurrezione e glorificazione in Cristo di tutti i giusti.

Dunque, il corpo di Maria – preservata dal peccato originale e mai caduta nemmeno in un peccato veniale – non marcì dopo che fu «terminato il corso della vita terrena»1, ma fu assunto nella gloria eterna, come avverrà alla fine dei tempi per i corpi dei redenti, che si ricongiungeranno alle loro anime già passate attraverso il Giudizio particolare.

Le prime testimonianze esplicite sulla fede della Chiesa nell’Assunzione di Maria si ritrovano negli scritti del IV secolo di sant’Efrem il Siro (306-373) e sant’Epifanio di Salamina (315-403). Ma già nel II secolo la riflessione teologica sulle grazie e i meriti della Beata Vergine aveva raggiunto vette altissime con sant’Ireneo di Lione, che descrisse in profondità il ruolo di Maria nella storia della salvezza, in dipendenza e unione con il Figlio. Sant’Ireneo la presentava infatti come nuova Eva, sulla scia dell’insegnamento paolino di Gesù come nuovo Adamo.

Molto antiche sono pure le origini della festa che si diffuse prima in Oriente, dove era celebrata almeno dal VI secolo come «Dormizione della Vergine» (la «dormizione» implica la tesi del sonno profondo, che avrebbe preceduto l’elevazione in cielo). Si radicò poi in Occidente, grazie in particolare a papa Sergio I (687-701), sotto il quale la Dormitio figurava già tra le maggiori quattro feste mariane. Fu poi Leone IV (847-855), quando a Roma la festa aveva intanto preso il nome di Assunzione, a darle una maggiore solennità, prescrivendo una vigilia e un’ottava. Gli scritti dei Padri, le innumerevoli chiese dedicate all’Assunta, le immagini sacre, gli antichi libri liturgici (dal Sacramentario gallicano ai testi bizantini) mostrano quanto fosse radicata fin dai primi secoli la fede dei cristiani in questo mistero, il quarto mistero glorioso del Rosario.

I teologi della Scolastica – su tutti i santi Alberto Magno, Antonio di Padova e Bonaventura da Bagnoregio – diedero poi un notevole contributo all’approfondimento della dottrina dell’Assunzione. Suo fondamento è la Sacra Scrittura, che è piena di riferimenti alle glorie di Maria, dalla Genesi (Gn 3, 15) alla «donna vestita di sole» dell’Apocalisse (Ap 12, 1). Il Doctor Seraphicus, in particolare, prendendo spunto da un versetto del Cantico dei Cantici (Chi è costei che sale dal deserto, ricolma di delizie, appoggiata al suo diletto?), spiegava che in Paradiso la persona gode della pienezza della beatitudine proprio nell’unione tra anima e corpo, concessa in anticipo alla gloriosa Madre di Dio. E sant’Antonio, commentando un passo del profeta Isaia (Glorificherò il luogo dove posano i miei piedi), scriveva ispirato: «Il luogo dove il Signore pose i suoi piedi fu la beata Vergine dalla quale prese l’umanità. Questo luogo è stato dal Signore glorificato, esaltando Maria al di sopra dei cori angelici. Da ciò è manifesto che la Vergine fu assunta in cielo anche con il corpo, che fu il luogo dove pose i piedi il Signore».

Pensando all’intima unione tra Madre e Figlio, san Bernardino da Siena (1380-1444) affermava chiaramente che «Maria non debba essere se non dov’è Cristo; inoltre è ragionevole e conveniente che si trovino già glorificati in cielo l’anima e il corpo, come dell’uomo, così anche della donna; infine il fatto che la Chiesa non ha mai cercato e proposto alla venerazione dei fedeli le reliquie corporee della Beata Vergine, fornisce un argomento che si può dire quasi una riprova sensibile». Già nel Medioevo si era formato insomma un tale consenso nella teologia cattolica, parallelamente alla grande pietà popolare, che negare l’Assunzione sarebbe stato fonte di scandalo.

Quando poi si arrivò al XIX secolo, con la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, la Santa Sede iniziò a ricevere molteplici suppliche da ogni parte della cristianità, con la preghiera di definire solennemente anche il dogma dell’Assunzione. Nel 1946, Pio XII indirizzò una lettera enciclica a tutti i vescovi, domandando cosa suggerisse la loro «sapienza e prudenza» e la devozione dei fedeli riguardo a un pronunciamento dogmatico su Maria Assunta, a conferma dell’importanza data al sensus fidelium. Le risposte ottenute furono quasi unanimemente favorevoli alla definizione del dogma, proclamato poi durante l’Anno Santo.

***

1 Pio XII non usò la parola «morte» nella definizione dogmatica. Papa Pacelli volle così lasciare tempo all’approfondimento teologico, alla luce delle argomentazioni degli «immortalisti» secondo cui la Madonna non è stata soggetta al potere della morte, non avendo Lei mai peccato.

(Ermes Dovico –La  Nuova Bussola –  15 Agosto 2023)

📖TESTI E DOCUMENTI 📑  

Mons. Suetta: ‘”Ai funerali di Michela Murgia espresse convinzioni difformi rispetto alla dottrina cattolica”

Sanremo, 14 Agosto. “Molte persone mi hanno comunicato la loro sofferenza a cui unisco anche la mia, nel vedere che in chiesa, conclusa la celebrazione delle esequie e ancora in un contesto liturgico e di un luogo sacro, è stata data la parola a persone che esprimono convinzioni e pensieri difformi dalla dottrina cattolica e lo hanno fatto in modo anche, a mio parere, un poco sguaiato, suscitando una serie di applausi quasi come tifo da stadio e atteggiamento da festa, che mi pare davvero improprio sia nella circostanza delle esequie che soprattutto nel contesto di un luogo sacro”.

A parlare è il vescovo della diocesi di Ventimiglia e Sanremo, Antonio Suetta, che in un video pubblicato su YouTube pone sotto accusa alcuni aspetti relativi ai funerali della scrittrice Michela Murgia.

“Non intendo parlare della persona, che ha vissuto un’esperienza drammatica e faticosa in relazione alla. malattia e che ora ha compiuto il passaggio della morte ed è nel giudizio di Dio. A lei il rispetto che si deve a ogni persona – afferma il prelato -.

Desidero soltanto fissare l’attenzione sull’aspetto pubblico di Michela Murgia, come scrittrice e soprattutto in relazione ai contenuti del suo contributo culturale. Mi limito a definirla una scrittrice, in quanto considerarla una teologa mi sembra eccessivo.

 Le battaglie, così è stato detto, che Michela Murgia ha portato avanti erano legate a sue convinzioni personali e a esperienze di vita, ma il suo contributo culturale in moltissimi casi è stato stato apertamente in contrasto con l’insegnamento di chiesa e dottrina cattolica, in particolare per la concezione della famiglia e altri argomenti molto importanti come aborto ed eutanasia.

Rimane per ogni persona libertà di pensiero e espressione e anzi questa libertà può essere contributo a un dialogo.

 Diverso – ha concluso il vescovo – è accodarsi a un coro pressoché unanime di approvazione, perché le sue esternazioni e convinzioni corrispondono al pensiero oggi dominante e questo non è corretto farlo anche dal punto di vista cristiano, perché la fede cristiana e la dottrina cattolica su questi argomenti hanno visioni differente”. (ANSA -2023 – 08- 14 – 12:33)

San Massimiliano Maria Kolbe

Il fondatore della Milizia dell’Immacolata fu il «martire dell’amore» che nel bel mezzo della distruzione dell’umano attuata nei lager nazisti ricordò al mondo, sacrificandosi per salvare un padre di famiglia, tutta la fecondità della fede.

 Ermes  Dovico – La  Nuova  Bussola14_08_2023

«Rimettiti in tutto alla Divina Provvidenza attraverso l’Immacolata e non preoccuparti di nulla», è l’insegnamento al centro della spiritualità di san Massimiliano Maria Kolbe (1894-1941). Il «martire dell’amore» ricordò al mondo, nel bel mezzo della distruzione dell’umano attuata nei lager nazisti, tutta la fecondità e potenza della fede, sacrificandosi per salvare un padre di famiglia.

Secondo di cinque figli, era nato in Polonia da due ferventi cattolici, che lo battezzarono il giorno stesso della nascita con il nome di Raimondo. Già da bambino ebbe una visione della Vergine che gli porgeva due corone di fiori, una di gigli, simbolo della verginità, l’altra di rose rosse, simbolo del martirio. Le accettò entrambe. A 16 anni vestì l’abito dei francescani conventuali assumendo il nome di fra Massimiliano; e quattro anni dopo, all’atto della professione perpetua, vi aggiunse quello di Maria.

Era arrivato intanto a Roma, dove si laureò in filosofia e teologia. Il Rosario e l’adorazione eucaristica animavano ogni sua giornata. Già negli anni in collegio alcuni compagni si erano accorti di avere un santo tra loro, come testimonierà padre Giuseppe Pietro Pal: «L’amore fraterno di Massimiliano era davvero come quello del Vangelo. Quando nelle nostre conversazioni parlavamo di quanto poco venissero osservate le regole nel nostro collegio, mi diceva di pregare per i peccatori. Non l’ho mai sentito parlare male di qualcuno. Soffriva nel vedere gli altri trasgredire le regole». Consapevole della piaga del modernismo e dell’odio contro la Chiesa diffuso dalla Massoneria, il 16 ottobre 1917 fondò insieme ad altri sei compagni la Milizia dell’Immacolata. L’idea era di consacrare a Dio, attraverso Maria, quante più anime possibili, aiutandole a guadagnare la salvezza eterna. «Chi ha Maria per madre, ha Cristo per fratello», insegnava.

Il santo sapeva infatti bene che la fede genuina s’incarna nella Chiesa militante, chiamata a combattere il Maligno e far conoscere e amare Dio, lavorando all’instaurazione del Suo Regno con l’aiuto di Maria. A questo fine, già ammalato di tubercolosi, diede inizio a una rivista, Il cavaliere dell’Immacolata. Era convinto della necessità di un apostolato attraverso i mezzi di informazione, per trasmettere la bellezza delle verità di fede e di morale, già all’epoca attaccate da «propagatori senza numero». Diceva: «Un missionario della penna […] forma l’opinione pubblica, attenua l’avversione nei confronti del cattolicesimo, chiarisce e lentamente rimuove dalle menti prevenzioni e obiezioni inveterate, predispone a una graduale lealtà nei confronti della Chiesa e col tempo […] alla fiducia, infine al desiderio di conoscere più a fondo la religione».

Le sue idee e la sua carità accesero di entusiasmo una moltitudine di giovani. La sua rivista giunse a una tiratura di milioni di copie. Nel 1927 fondò in patria un convento chiamato Niepokalanów («Città dell’Immacolata»), che si dotò di una tipografia e di un seminario vocato alla missione: in dieci anni si era formata attorno una cittadella e ospitava oltre 700 frati. Esportò lo stesso modello a Nagasaki, dove il Mugenzai no Sono («Giardino dell’Immacolata») accoglierà gli orfani di guerra. Fondò una stazione radio, la SP3RN (Stazione polacca 3 Radio Niepokalanów), e per questo motivo è patrono dei radioamatori. Dopo l’invasione della Polonia i nazisti lo imprigionarono per quasi tre mesi insieme ad altri 37 confratelli. Una volta rimesso in libertà, il francescano tornò alla «Città dell’Immacolata» trasformandola in un ospedale e rifugio per migliaia di ebrei e feriti.

Fu definitivamente arrestato dalla Gestapo il 17 febbraio 1941 e a maggio venne trasferito ad Auschwitz. La fuga di un prigioniero fece scattare la dura ‘legge’ nazista: dieci prigionieri vennero condannati a morire di fame nel Blocco 13. Tra questi vi era un padre di famiglia, Franciszek Gajowniczek (il 10 ottobre 1982 assisterà alla canonizzazione di padre Kolbe), che parlava disperatamente della moglie e dei figli. Il santo si offrì di prendere il suo posto. «Chi sei tu?», gli chiesero i nazisti. «Un prete cattolico», rispose lui, che per due volte aveva già celebrato segretamente nel lager la Santa Messa, distribuendo il Corpo di Cristo a una trentina di detenuti. I nazisti, sorprendentemente, accettarono lo scambio. La calma del sacerdote polacco li impressionò e, come dirà un testimone, il capo del bunker lo considerava «un eroe addirittura sovrumano».

Nelle due settimane di isolamento senza cibo padre Kolbe non si lamentò mai, confortò gli altri prigionieri, parlò loro del sacrificio e amore di Gesù, li fece pregare ed elevare inni sacri. Il 14 agosto, vigilia dell’Assunta, sopravvivevano ancora lui e altri tre uomini. Le SS decisero di farla finita con un’iniezione di fenolo. Fu allora che al capoblocco dell’infermeria disse: «Lei non ha capito nulla della vita, l’odio non serve a niente… solo l’amore crea!». Porse il braccio al carnefice pronunciando le sue ultime parole terrene: «Ave Maria». Testimonierà il carceriere: «Quando riaprii la porta di ferro, già non viveva più; ma mi si presentava come se fosse vivo. Ancora appoggiato al muro. La faccia era raggiante in modo insolito. Gli occhi largamente aperti e concentrati in un punto. Tutta la figura come in estasi. Non lo dimenticherò mai».

Patrono di: radioamatori, prigionieri, movimenti pro-vita, giornalisti, famiglie; Milizia dell’Immacolata

L’ASSUNZIONE AL CIELO DELLA BEATA VERGINE MARIA

Nella descrizione di Maria valtorta

   8 dicembre 1951.

   Quanti giorni sono passati? È difficile stabilirlo con sicurezza. Se si giudica dai fiori che fanno corona intorno al corpo esanime, si dovrebbe dire che sono passate poche ore. Ma se si giudica dalle fronde d’ulivo su cui posano i fiori freschi, fronde dalle foglie già appassite, e dagli altri fiori vizzi, posati come tante reliquie sul coperchio del cofano, si deve concludere che sono passati dei giorni ormai.
   Ma il corpo di Maria è quale era appena spirata. Nessun segno di morte è sul suo volto, sulle piccole mani. Nessun odore sgradevole è nella stanza. Anzi aleggia in essa un profumo indefinibile che sa d’incenso, di gigli, di rose, di mughetti e di erbe montane, insieme mescolati.
   Giovanni, che chissà mai da quanti giorni veglia, si è addormentato, vinto dalla stanchezza, stando seduto sullo sgabello, con le spalle appoggiate al muro, presso la porta aperta che dà sulla terrazza. La luce della lanterna, posata al suolo, lo illumina da sotto in su e permette di vedere il suo volto stanco, pallidissimo, meno che intorno agli occhi arrossati dal piangere.
   L’alba deve essere ormai incominciata, perché il suo debole chiarore rende visibili all’occhio la terrazza e gli ulivi che circondano la casa, chiarore che si fa sempre più forte e che, penetrando dalla porta, fa più distinti anche gli oggetti della camera, quelli che, per essere lontani dalla lucernetta, prima si intravvedevano appena.

   Ad un tratto una gran luce empie la stanza, una luce argentea, sfumata d’azzurro, quasi fosforica, e sempre più cresce, annullando quella dell’alba e quella della lucerna. Una luce uguale a quella che innondò la grotta di Betlemme al momento della Natività divina. Poi, in questa luce paradisiaca, si palesano delle creature angeliche, luce ancor più splendida nella luce già tanto potente apparsa per prima. Come già avvenne quando gli angeli apparvero ai pastori, una danza di scintille d’ogni colore si sprigiona dalle loro ali dolcemente mosse, dalle quali viene come un mormorio armonico, arpeggiato, dolcissimo.
   Le creature angeliche si dispongono a corona intorno al lettuccio, si curvano su di esso, sollevano il corpo immobile e, con un più forte agitar d’ali, che aumenta il suono già esistente prima, per un varco apertosi prodigiosamente nel tetto, come prodigiosamente s’aprì il Sepolcro di Gesù, se ne vanno, portando seco loro il corpo della loro Regina, santissimo, è vero, ma non ancora glorificato e perciò ancora soggetto alle leggi della materia, soggezione a cui non era più soggetto il Cristo perché già glorificato quando risorse da morte. Il suono dato dalle ali angeliche aumenta, ed è ora potente come un suono d’organo.

   Giovanni, che s’era già, pur rimanendo addormentato, smosso due o tre volte sul suo sgabello, come fosse disturbato dalla gran luce e dal suono delle ali angeliche, si desta totalmente per quel suono potente e per una forte corrente d’aria che, scendendo dal tetto scoperchiato ed uscendo dalla porta aperta, forma come un gorgo che agita le coperture del letto ormai vuoto e le vesti di Giovanni, spegnendo la lucerna e chiudendo con un forte picchio la porta aperta.
   L’apostolo si guarda intorno, ancor mezzo assonnato, per rendersi conto di ciò che avviene. Si accorge che il letto è vuoto e che il tetto è scoperto. Intuisce che un prodigio è avvenuto. Corre fuori sulla terrazza e, come per un istinto spirituale o per un richiamo celeste, alza il capo, facendosi solecchio con la mano per guardare senza avere l’ostacolo del nascente sole negli occhi.

   E vede. Vede il corpo di Maria, ancor privo di vita ed in tutto uguale a quello di persona dormente, che sale sempre più in alto, sostenuto dallo stuolo angelico. Come per un ultimo saluto, un lembo del manto e del velo si agitano, forse per azione del vento suscitato dalla rapida assunzione e dal moto delle ali angeliche, e dei fiori, quelli che Giovanni aveva disposti e rinnovati intorno al corpo di Maria, e certo rimasti tra le pieghe delle vesti, piovono sulla terrazza e sulla terra del Getsemani, mentre l’osanna potente dello stuolo angelico si fa sempre più lontano e quindi più lieve.
   Giovanni continua a fissare quel corpo che sale verso il Cielo e, certo per un prodigio concessogli da Dio, per consolarlo e per premiarlo del suo amore alla Madre adottiva, egli vede, distintamente, che Maria, avvolta ora dai raggi del sole che è sorto, esce dall’estasi che le ha separata l’anima dal corpo, torna viva, sorge in piedi, perché ora Lei pure fruisce dei doni propri ai corpi già glorificati.
   Giovanni guarda, guarda. Il miracolo che Dio gli concede gli dà potere, contro ogni legge naturale, di vedere Maria quale è ora mentre sale ratta verso il Cielo, circondata, ma non più aiutata a salire, dagli angeli osannanti. E Giovanni è rapito da quella visione di bellezza che nessuna penna d’uomo, né parola umana, né opera di artista potrà mai descrivere o riprodurre, perché è di una bellezza indescrivibile.
   Giovanni, stando sempre appoggiato al muretto della terrazza, continua a fissare quella splendida e splendente forma di Dio — perché realmente può dirsi così Maria, formata in modo unico da Dio, che la volle immacolata, perché fosse forma al Verbo incarnato — che sale sempre più in alto. E un ultimo, supremo prodigio concede Iddio-Amore a questo suo perfetto amatore: quello di vedere l’incontro della Madre Ss. col suo Ss. Figlio che, Lui pure splendido e splendente, bello di una bellezza indescrivibile, scende ratto dal Cielo, raggiunge la Madre, se la stringe sul cuore, e insieme, più fulgenti di due astri maggiori, con Lei ritorna da dove è venuto.

   Il vedere di Giovanni è finito. Egli abbassa il capo. Sul suo volto stanco sono presenti e il dolore per la perdita di Maria e il gaudio per la sua gloriosa sorte. Ma ormai il gaudio supera il dolore.
   Egli dice: «Grazie, mio Dio! Grazie! Io presentivo che questo sarebbe accaduto. E volevo vegliare, per non perdere nessun episodio della sua Assunzione. Ma erano ormai tre giorni che non dormivo! Il sonno, la stanchezza, congiunti alla pena, mi hanno abbattuto e vinto proprio quando era imminente l’Assunzione… Ma forse Tu stesso l’hai voluto, o Dio, perché io non turbassi quel momento e non soffrissi troppo… Sì. Certo Tu lo hai voluto, come ora volesti che io vedessi ciò che senza un tuo miracolo non avrei potuto vedere. Mi hai concesso di vederla ancora, benché già tanto lontana, già glorificata e gloriosa, come mi fosse vicina. E rivedere Gesù! Oh! visione beatissima, insperata, insperabile! O dono dei doni di Gesù-Dio al suo Giovanni! Grazia suprema! Rivedere il mio Maestro e Signore! Vedere Lui presso la Madre! Lui simile a sole e Lei a luna, splendidissimi entrambi, e per esser gloriosi e per esser felici d’esser riuniti in eterno! Che sarà il Paradiso ora che Voi vi splendete, Voi, astri maggiori della Gerusalemme celeste?

   Quale il gaudio degli angelici cori e dei santi? È tale la gioia che m’ha dato il vedere la Madre col Figlio, cosa che annulla ogni sua pena, ogni loro pena, anzi, che anche la mia cessa, e in me subentra la pace. Dei tre miracoli che avevo chiesti a Dio, due si sono compiuti. Ho visto tornare la vita in Maria, e la pace la sento tornare in me. Ogni mia angoscia cessa, perché vi ho visti riuniti nella gloria. Grazie di ciò, o Dio.

   E grazie per avermi dato modo, anche per una creatura, santissima ma sempre umana, di vedere quale è la sorte dei santi, quale sarà dopo l’ultimo giudizio, e la risurrezione delle carni, e la loro rincongiunzione, la loro fusione con lo spirito, salito al Cielo all’ora della morte. Non avevo bisogno di vedere per credere. Perché io ho sempre creduto fermamente ad ogni parola del Maestro. Ma molti dubiteranno che, dopo secoli e millenni, la carne, fatta polvere, possa tornare corpo vivente. A costoro io potrò dire, giurandolo sulle cose più eccelse, che non solo il Cristo tornò vivo, per suo proprio potere divino, ma che anche la Madre sua, tre dì dopo la morte, se morte può dirsi tal morte, riprese vita, e con la carne riunita all’anima prese la sua eterna dimora in Cielo, al fianco del Figlio.

   Potrò dire: “Credete, o cristiani tutti, nella risurrezione della carne, alla fine dei secoli, e alla vita eterna e dell’anima e dei corpi, vita beata per i santi, orrenda per i colpevoli impenitenti. Credete e vivete da santi, come da santi vissero Gesù e Maria, per avere la loro stessa sorte. Io ho visto i loro corpi salire al Cielo. Ve lo posso testimoniare. Vivete da giusti per potere un giorno essere nel nuovo mondo eterno, in anima e corpo, presso Gesù-Sole e presso Maria, Stella di tutte le stelle”. Grazie ancora, o Dio!

   Ed ora raccogliamo quanto resta di Lei. I fiori caduti dalle sue vesti, le fronde degli ulivi rimaste sul letto, e conserviamoli. Serviranno… Sì, serviranno a dare aiuto e consolazione ai miei fratelli, invano attesi. Prima o poi li ritroverò…».
   Raccoglie anche i petali dei fiori sfogliatisi nel cadere, rientra nella stanza tenendoli in un lembo della veste.

   Nota allora più attentamente l’apertura del tetto ed esclama: «Un altro prodigio! E un’altra mirabile proporzione nei prodigi della vita di Gesù e Maria! Egli, Dio, da Sé risorse, e col suo solo volere ribaltò la pietra del Sepolcro, e col suo solo potere ascese al Cielo. Da solo. Maria, santissima ma figlia dell’uomo, per aiuto angelico ebbe aperto il varco per la sua assunzione al Cielo e, sempre per aiuto angelico, è stata assunta là. Nel Cristo lo spirito tornò ad animare il Corpo mentre esso era ancora sulla Terra, perché così doveva essere, per far tacere i suoi nemici e per confermare nella fede i suoi seguaci tutti. In Maria lo spirito è tornato quando il Corpo santissimo era già sulle soglie del Paradiso, perché per Lei non era necessario più altro. Potenza perfetta dell’infinita Sapienza di Dio!…».

   Giovanni ora raccoglie in un telo i fiori e le fronde rimasti sul lettuccio, vi unisce quelli raccolti fuori e li depone tutti sul coperchio del cofano. Poi lo apre e vi colloca il guancialetto di Maria, la coperta del lettuccio; scende nella cucina, raccoglie altri oggetti usati da Lei — il fuso e la conocchia, le sue stoviglie — e le unisce alle altre cose.

   Chiude il cofano e si siede sullo sgabello esclamando: «Ora tutto è compiuto anche per me! Ora posso andare, liberamente, là dove lo Spirito di Dio mi condurrà. Andare! Seminare la divina Parola che il Maestro mi ha data perché io la dia agli uomini. Insegnare l’Amore. Insegnarlo perché credano nell’Amore e nella sua potenza. Far loro conoscere cosa ha fatto Dio-Amore per gli uomini. Il suo Sacrificio e il suo Sacramento e Rito perpetui, per cui, sino alla fine dei secoli, noi potremo essere uniti a Gesù Cristo per l’Eucarestia e rinnovare il rito e il sacrificio come Egli comandò di fare.

   Tutti doni dell’Amore perfetto! Far amare l’Amore, perché credano in Esso come noi vi abbiamo creduto e crediamo. Seminare l’Amore perché sia abbondante la messe e la pesca, per il Signore. L’amore tutto ottiene, mi ha detto Maria nel suo ultimo discorso, a me, da Lei giustamente definito, nel collegio apostolico, colui che ama, l’amante per eccellenza, l’antitesi dell’Iscariota che fu l’odio, come Pietro l’irruenza e Andrea la mitezza, i figli d’Alfeo la santità e sapienza congiunta a nobiltà di modi, e così via. Io, l’amoroso, ora che non ho più il Maestro e la Madre da amare in Terra, andrò a spargere l’amore tra le genti. L’amore sarà la mia arma e dottrina. E con esso vincerò il demonio, il paganesimo, e conquisterò molte anime. Continuerò così Gesù e Maria, che furono l’amore perfetto in Ter­ra».

(Maria Valtorta –  L’Evangelo come  mi è stato rivelato-   Vol  X – Capitolo 649-   CEV- 

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