"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2023 Pagina 54 di 186

FATIMA

Il più grande mistero della Guerra Fredda

“La consacrazione del 1984 ha evitato una guerra atomica che sarebbe accaduta nel 1985”. Così disse l’anziana Suor Lucia, veggente di Fatima. Il 1985 è ora ricordato come l’anno in cui iniziò il disgelo. Ma dalla fine del 1983 fino a tutto l’anno successivo il mondo era realmente sull’orlo della guerra. Lo scoppio improvviso della pace, semmai, è il più grande mistero della Guerra Fredda.

Stefano Magni – La nuova bussola – 19 – 05 – 2017

“Madre degli uomini e dei popoli, dalla fame e dalla guerra liberaci! Da una guerra nucleare, da un’autodistruzione incalcolabile, da ogni genere di guerra liberaci!” Così pregava la Madonna Suor Lucia, la veggente di Fatima. Non una preghiera contro la guerra in generale, ma contro una in particolare. La guerra definitiva, quella atomica, che sarebbe potuta scoppiare. L’anziana Suor Lucia, il 14 ottobre 1993, lo disse a un suo intervistatore portoghese, in una trasmissione che un decennio dopo venne ritrasmessa dal giornalista Antonio Socci nel suo programma Excalibur. “La consacrazione del 1984 ha evitato una guerra atomica che sarebbe accaduta nel 1985”. Si riferiva alla consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, che Giovanni Paolo II fece il 25 marzo 1984. Ma a quale pericolo di guerra si riferiva Suor Lucia? Il 1985 è ricordato da tutti come l’anno di Gorbachev, l’inizio del disgelo fra Usa e Urss dopo anni di grande tensione. Eppure…

Fonti interne all’Urss, come l’ex colonnello del Kgb Oleg Gordievskij (che defezionò in Gran Bretagna nel 1985, con una fuga rocambolesca), affermano tuttora che la Terza Guerra Mondiale stesse per scoppiare nel novembre del 1983. Un anno prima, Jurij Andropov, direttore del Kgb, era diventato prima segretario del Pcus e poi anche presidente dell’Urss succedendo a Brezhnev. Dal momento della sua ascesa, i sovietici stavano conducendo una vasta operazione di spionaggio, l’Operazione Ryan, perché convinti che la Nato stesse preparando la guerra contro l’Urss. L’Operazione Ryan serviva a monitorare i sintomi di un attacco imminente. L’autunno del 1983 venne caratterizzato da quattro incidenti gravi. Il primo fu l’abbattimento del volo di linea sudcoreano Kal 007 da parte dei sovietici, il 1 settembre. Il secondo, il 26 settembre, fu dovuto a un errore dei satelliti sovietici di sorveglianza. A causa di quell’errore tecnico (riflessi del sole scambiati per vampe dei missili sullo spazio aereo americano), scattò l’allarme generale e fu solo per la lucidità e la fermezza dell’ufficiale di guardia, Stanislav Petrov, che i sovietici non lanciarono tutto il loro arsenale per rappresaglia. Il terzo incidente, il 23 ottobre, fu l’attentato alla caserma dei marine a Beirut, dove erano presenti come forza di pace. L’esplosione, non riconducibile alla logica del confronto Est-Ovest, provocò una forte allerta nella Nato che venne interpretata dal Kgb come un’ulteriore preparazione al conflitto, ormai ritenuto prossimo. Infine, il 25 ottobre, gli americani invasero di sorpresa l’isola di Grenada, per rovesciare il locale bellicoso regime comunista. In mezzo a tutta questa tensione, la prima settimana di novembre le forze nucleari della Nato iniziarono la loro esercitazione Able Archer 83, per testare i centri di comando e controllo. La guerra simulata, a Mosca, venne scambiata per giorni interi come la preparazione di una guerra vera.  I sovietici erano quasi del tutto persuasi che la Nato stesse per attaccare. Secondo Gordievskij, che allora era colonnello del Kgb nella rezidentura di Londra, i vertici del Cremlino non lanciarono un attacco preventivo solo perché le manovre della Nato finirono un giorno prima del previsto, l’11 novembre.

Lo stesso Gordievskij, però, scrive nelle sue memorie che, dal novembre 1983 in poi, la tensione continuò ad aumentare. All’inizio del 1984 il livello di allarme nell’Urss era stato addirittura innalzato. Con la morte di Andropov (9 febbraio 1984), tuttavia, l’operazione Ryan perse slancio. L’allerta rimase molto alta fino a luglio, ma da agosto iniziò a scemare. Il che vuol dire che gli eredi di Andropov, Chernenko, Ustinov, Gromyko e Gorbachev, non ebbero il coraggio o la volontà di proseguire con la politica del loro ingombrante predecessore. Una possibile interpretazione (data dallo stesso Gordievskij) è la “paranoia” di Andropov, realmente terrorizzato da un attacco occidentale. Ma è anche possibile dare un’altra interpretazione: probabilmente Andropov stava deliberatamente innalzando la tensione con gli Usa. In caso di guerra avrebbe scaricato la colpa sul blocco occidentale. L’operazione Ryan, insomma, gli sarebbe servita per crearsi un alibi di ferro.

Un’altra fonte interna all’Urss, il defunto generale Akhromejev (suicidatosi dopo il fallito golpe del 1991), dichiarava che l’anno più pericoloso della Guerra Fredda fosse, non il 1983, ma il 1984. Non si sa che cosa intendesse, considerando che, per tutto il 1984 le diplomazie occidentali fecero il possibile per convincere i sovietici a tornare al tavolo negoziale. Forse il 1984 era “pericoloso”, perché erano i sovietici intenti a pianificare un attacco per quell’anno? E per quale motivo avrebbero cambiato idea? Secondo fonti tecniche americane come William T. Lee (analista della Cia), Andropov aveva tutta l’intenzione di lanciare una guerra in Europa entro la fine del primo piano quinquennale degli anni ’80. Dunque: nel 1985. La morte di Andropov, anche per l’analista americano, può aver contribuito a evitare il conflitto. Lo studioso di strategia Edward Luttwack rilevava allora come la propaganda bellicista sovietica avesse continuato a crescere fino all’estate del 1984, per poi scemare nell’autunno successivo. Luttwack non ha mai saputo dire se quello sovietico fosse un bluff (sgonfiatosi quando rischiava di andare troppo oltre) o una vera escalation in preparazione di una guerra. Lo storico militare Alberto Leoni ipotizza che a far cambiare atteggiamento ai sovietici sia stato soprattutto un grave incidente: proprio il 13 maggio 1984 (anniversario della prima apparizione a Fatima) esplose un grande deposito di missili della marina militare sovietica a Severomorsk, nella penisola di Kola, estremo Nord della Russia. L’incidente avrebbe privato per mesi la Flotta del Nord della sua scorta di armamenti. Difficile determinare, però, quanto abbia cambiato i rapporti di forze fra Nato e Patto di Varsavia, in un periodo in cui i sovietici avevano una netta superiorità convenzionale sulla Nato.

Stando alla mera osservazione delle manovre militari sovietiche, quel che si riscontra è un aumento di esercitazioni segrete (senza la presenza di osservatori occidentali) con una frequenza anomala (una al mese) dal gennaio al settembre del 1984. Il periodo delle grandi manovre segrete si concluse con l’esercitazione Scudo84 (9-14 settembre 1984), la più grande dell’esercito sovietico dalla Seconda Guerra Mondiale. La manovra era stata preceduta, tra l’altro, da consultazioni al vertice fra i leader del Patto di Varsavia, della Romania (fino a quel momento dissenziente), di Cuba e della Mongolia. Curiosamente, il maresciallo Ogarkov, considerato un ultra-falco, venne epurato dal comando 3 giorni prima della manovra Scudo84.

Tuttavia, finché non avremo la possibilità di consultare i documenti del Cremlino, noi non potremo mai sapere se i sovietici avessero o meno l’intenzione di scatenare la Terza Guerra Mondiale. Sappiamo, dai piani desecretati dagli ex satelliti sovietici, soprattutto dalla Germania orientale e dalla Polonia, come si sarebbe combattuta. E non possiamo che restare allibiti di fronte a piani che prevedevano un ampio uso di armi nucleari contro l’Europa occidentale e un’invasione che avrebbe dovuto portare le divisioni del Patto di Varsavia fino al Reno in sette giorni e fino all’Atlantico in due settimane. Li avrebbero realmente messi in pratica? Andropov è morto e si è portato i suoi segreti nella tomba. Il 1985 resta il più grande mistero della Guerra Fredda. E un mistero irrisolto legato a Fatima.

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Il modernismo è la causa non il rimedio alla crisi della fede

Caro P.Livio,

a intervalli periodici riaffiora presso Radio Maria e nel suo Blog lo spettro del Modernismo, come un fiume carsico che ogni tanto riemerge in superficie.

Basta una mail, tipo quella di Serena per intenderci, che vengono fuori le idee distorte che ‘la madre di tutte le eresie’ produce.

E la cosa più grave è che una vera e propria piaga che ormai dilaga nella Chiesa a tutti i livelli, viene presa, al contrario, come un rimedio per la crisi che la nostra stessa Chiesa sta attraversando. 

Si confonde la causa con il rimedio, incredibile ma vero! 

La mentalità di tanti nostri fratelli e sorelle nella fede in sintesi è questa:

a) La ragione umana moderna e kantiana è ristretta al campo dei fenomeni, e non può innalzarsi al divino. La Scienza e la Storia procedono autonomamente e escludono Dio. 

Quindi anche nella vita di chi dice di credere, Dio non interviene, anzi più l’uomo è adulto nella fede più se la cava benissimo da solo, ha raggiunto la sua piena maturità. Dio in pratica ci ha dato tutto, intelligenza ragione volontà, e queste oggi ci bastano per vivere in pienezza in questo mondo! 

I cattolici adulti ragionano così e io ho avuto a che fare con tanti di questi intelligentoni che guarda caso non vogliono più sentire parlare di peccato (originale o in generale) ormai appartenente ad un retaggio del passato oscurantista e medioevale! 

Esiste solo la misericordia e non il giudizio, ama e fai quello che vuoi in sintesi, sei libero tanto il Signore ti perdona comunque e non vai certo all’inferno che se c’è è comunque vuoto! 

Ma quali miracoli, apparizioni mariane, stimmate varie, messaggi di madonne e santi , appartengono tutte ad un contesto di arretratezza religiosa buona per il popolino ignorante e manipolabile.

b) Sopravvive certo un sentimento religioso, che chiamiamo fede, che nasce dall’interno dell’uomo e per chi ce l’ha va rispettato, quindi relativizziamo ogni rivelazione esterna, frutto di vari cammini religiosi , tutti validi, tutti sullo stesso piano, importa solo dialogare e la semplice testimonianza della propria fede rischia di diventare una mancanza di rispetto umano!

c) Siamo in un mondo che progredisce comunque, quindi anche i dogmi, i sacramenti, la scrittura, le norme morali, mutano, cambiano, in base alle vicende storiche e quindi il tutto va continuamente rivisto e reinterpretato. 

Siamo progressisti cattolici e ci gonfiamo il petto, eccome, il mondo ci ama, ci accoglie perché noi lo amiamo e siamo accoglienti, in pace con la nostra coscienza, non giudichiamo niente e nessuno, siamo moderni-sti. 

Il Signore ce ne renderà merito un giorno, sia che siamo stati vescovi, sacerdoti o laici, e poverini per quelli che non capiscono nulla!

Siamo quindi arrivati (quasi) al dunque… la coppa è (quasi) colma… il Signore e la Madonna ci sostengano fino all’ultimo giorno della nostra vita, perché le persone a noi più care e le più vicine potrebbero essere loro stesse vittime del serpente antico, la più astuta delle creature.

Preghiamo molto per loro.

Siamo con lei. Grazie. Ave Maria.

Tommaso da Palermo.

“APOSTOLI DI MARIA” – Puntata 4

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla preparazione al passaggio nell’Aldilà

Cari amici, la predicazione e la catechesi cristiana non trattano più il tema della brevità della vita e quindi il passaggio nell’Aldilà deve essere preparato. Un cristiano non può arrivare all’appuntamento fondamentale della sua vita, che è l’incontro con il Signore, senza che tutto il cammino della sua vita sia orientato proprio a questo. I cristiani devono avere una prospettiva radicalmente diversa della prospettiva della vita rispetto a quelli che non credono in Dio.

Tante sono le persone che vivono nell’ateismo, ancora di più quelle che non credono nell’Aldilà e che pensano che con la morte finisce tutto e hanno una visione della vita radicalmente diversa di quella che deve avere un cristiano. Nella visione atea e materialistica, la vita è un attimo fuggente che non ha né una causa, né un fine. Secondo questo modo di pensare siamo originati dal caso e dalla necessità.   

Per chi non crede la vita è l’attesa della morte, l’attesa di scomparire nel nulla. È come una clessidra che si svuota o una candela che si consuma. La cosa grave è che noi cristiani siamo scivolati in questa visione della vita e lo dimostriamo quando muoiono i nostri cari, che non prepariamo all’appuntamento con l’eternità, non ci diamo da fare per i Sacramenti del commiato (estrema Unzione, Confessione, Eucarestia). La stragrande maggioranza delle persone muore senza i Sacramenti del commiato e senza preghiera. Nel momento in cui l’anima si stacca dal corpo viene immediatamente giudicata e inviata in Paradiso, all’inferno o in purgatorio e non pensiamo che sarebbe bastata una preghiera perché in quel momento quel cuore si aprisse alla grazia del perdono e alla luce della salvezza eterna. Questo è un segno lampante che ci fa capire che anche noi cristiani siamo entrati nella stessa dimensione dei non credenti.

L’altro modo con cui dimostriamo di aver omesso quello che essenziale della fede è il fatto di non vivere la vita come hanno fatto le generazioni che ci hanno preceduto e che erano piene di eternità. La vita, per queste generazioni, era piena di prospettive, era vissuta come cammino verso l’eternità e aveva come sbocco finale il Paradiso, il purgatorio o l’inferno. La prospettiva dei Novissimi si è andata spegnendo ed è qui che si vede se uno ha veramente la fede o no.

La fede cristiana è una visione della vita per cui si viene da Dio e per cui il tempo della vita è un cammino verso Dio. Questo deve essere impostato come cammino di santità.

Il fine della vita è la nostra santificazione che avviene mediante la preghiera, i sacrifici, la prassi della penitenza, la rinuncia, la mortificazione, l’unione con Dio. È questa l’impostazione di fondo che dobbiamo dare alla vita e che dobbiamo insegnare anche ai nostri bambini.

La cultura moderna ha dissolto i capisaldi della fede: l’eternità, l’anima immortale, il fatto di venire da un Padre Celeste. La cultura moderna non ci dice da dove veniamo, chi siamo e dove andiamo.  Non permettiamo che i nostri figli crescano in questa dimensione, come trottole o come foglie secche che il vento sbatte qua e là. Molti suicidi avvengono proprio perché non si sa che senso dare alla vita.

La vera medicina per questa desolazione spirituale è la grazia della fede e della prospettiva della vita come cammino verso l’eternità. Ogni giorno che passa noi siamo in cammino verso l’eternità, costruiamo l’eternità rispondendo alla chiamata. Ogni giorno che passa siamo sempre più vicini al momento in cui, varcando i confini del tempo, entreremo nell’istante dell’eternità dove tutto sarà diverso, sarà radicalmente cambiato; dove tutto quello che avremo sperato e costruito diventerà una realtà nella quale saremo immersi; Dio non sarà più lontano, sarà vicino e potremo vederlo e abbracciarlo. Questa visione della vita è decisamente differente rispetto a quella di chi non ha la fede e non vede le cose soprannaturali.

Chi non ha la fede non può vedere né sperimentare il soprannaturale; noi che abbiamo la fede non solo lo sperimentiamo ma ne saremo anche partecipi. Nell’Aldilà sperimenteremo da vicino ciò che nella vita terrena stiamo già sperimentando negli anticipi di quella che sarà la gloria dell’eternità.

Dobbiamo vivere in questa dimensione costruendo giorno per giorno il nostro incontro con Cristo al termine della vita. Dobbiamo vivere nella fedeltà, nella preghiera, nella purificazione, nell’amore, nella testimonianza, nell’operosità. Ogni giorno dobbiamo vivere per il Regno di Dio e far fruttare i nostri cinque talenti, valorizzare ogni istante della vita, non buttare via il tempo della vita, non perdere noi stessi sulla via del male e del peccato, non percorrere le strade senza uscita. Ogni giorno dobbiamo percorrere l’unica via che ci porta alla salvezza e alla gioia, seguendo i Comandamenti come indicatori di strada e avendo come compagni di viaggio Gesù e Maria.

Quotidianamente dobbiamo vivere preparando il nostro Aldilà.
Il Paradiso sarà un dono, ma anche una nostra conquista.      


Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

“Più si avvicinano i segreti e più cresce la confusione”

Carissimo Padre Livio,

Sono una madre di quattro figli e una pellegrina di Medjugorje fin dai primi tempi.

Più si avvicina il tempo dei segreti e più sembra che cresca la confusione.

Ognuno dice la sua e non c’è una leadership spirituale autorevole.

Non mancano neppure i palloni gonfiati che cercano di farsi largo.

Inoltre i veggenti sono sei, ma non si sa quale ruolo avrà ognuno di loro.

Rimpiango i tempi di Padre Slavko che teneva la situazione in pugno.

Mi dica se esagero, ma sono preoccupata.

Grazie per il suo sostegno quotidiano alla Gospa.

Ester di Viterbo


Cara Ester,

Non dimentichiamoci che la Madonna ha tutto sotto controllo, però è anche vero che la buona riuscita del suo piano dipende
molto da noi.

Anche a me sono presenti i problemi che Lei ha
sollevato. Penso però che i primi due segreti, che riguardano proprio la Parrocchia, potranno risolverli con una salutare purificazione.

Per quanto riguarda il compito dei sei veggenti nel tempo dei segreti, mi sono fatto una mia convinzione.

Giustamente essi sostengono che tutti avranno un ruolo in quel tempo di
sconvolgimenti drammatici. Ma quale?

Credo che sia soprattutto quello di essere compatti nel sostenere la credibilità delle rivelazioni (dal primo al decimo segreto) e la presenza salvifica della Madonna.

A Mio avviso non vi è dubbio che Mirjana avrà una posizione di rilievo, perché è Lei che ha la pergamena con scritti i 10 segreti, che verrà di volta in volta mostrata al Sacerdote incaricato di rivelarli.

Avrà con compito non meno importante il veggente (uno fra Vicka, Ivan e Marija) che continuerà ad avere le apparizioni quotidiane in tutto il tempo dei segreti e oltre. 

Chi sarà? Non lo sappiamo, ma è chiaro che la gente guarderà soprattutto da quella parte.

Per noi è fondamentale fortificarci nella fede, nella purezza del cuore e nel coraggio della testimonianza. 

Sarà questo atteggiamento interiore di appartenenza a Maria che ci salverà.

Ave Maria

Padre Livio

“Satana si è impossessato di una parte del mio progetto”

“Nei messaggi di Medjugorje non vi è un insegnamento astratto sul demonio, ma piuttosto una messa in luce della sua attività concreta piena di insidie. Nei lunghi anni delle apparizioni satana è stato presente fin dal principio per intralciare con tutte le sue forze i piani della Madre di Dio. “In qualunque luogo io vada – dice la Madonna in un messaggio a Mirijana – ed è con me pure mio Figlio, là mi raggiunge anche satana” (28.01.1987).

In ogni tappa della storia umana, fino alla fine del mondo, si svolge senza sosta il duello fra la Donna vestita di sole e il dragone rosso, di cui parla l’Apocalisse. Da una parte è possibile affermare che satana fa di tutto per impadronirsi dei progetti di pace e di amore di Maria, ma dall’altra si può anche asserire il contrario, nel senso che la Madre di Dio contrasta vittoriosamente il maligno nei suoi piani di distruzione e di morte.

Quando arrivai a Medjugorje per la prima volta nel 1985 rimasi profondamente impressionato da una lunga serie di messaggi nei quali la Madonna metteva in guardia i parrocchiani dalla perfida attività del maligno, che cercava di impadronirsi dei suoi piani. Di che cosa in realtà si trattasse rimane un segreto di Dio. Chi può, se non lui, osservare ciò che avviene nel profondo dei cuori, laddove noi stessi con le nostre scelte diveniamo figli della luce o figli delle tenebre?

A prima vista la situazione esteriore era migliore di quella attuale. Nonostante l’afflusso dei pellegrini, i villaggi intorno alla parrocchia avevano conservato un clima di semplicità e di sobrietà che oggi molti  ancora rimpiangono. Nelle famiglie si digiunava e si pregava certamente più di ora. Mi ricordo le serate trascorse in gruppi a legare le foglie di tabacco su lunghi filari, tutti seduti in cerchio pellegrini e gente del luogo, mentre si cantava e si pregava. La Medjugorje dei primi anni è rimasta nei cuori come l’angolo di una piccola Nazareth ormai definitivamente perduto.

La Madonna non si è mai mostrata preoccupata della posizione contraria, almeno sul piano personale, del Vescovo di Mostar e neppure dei goffi e maldestri tentativi della polizia di stato di intimidire i veggenti e le loro famiglie. Non era da quella parte che veniva il pericolo. Dove dunque era al lavoro l’astutissima serpe? Solo l’occhio di Maria poté vederlo, non certo noi, le cui supposizioni potremo tuttavia avere la soddisfazione di verificare, se ci sarà concesso, quando saremo in cielo.

Si doveva trattare di qualcosa di molto sottile, quale solo l’insuperabile falsario è capace di ordire. La Madonna lancia l’allarme, anche se non ci svela da che parte guardare per individuare il pericolo. Prima denuncia che satana “desidera intralciare i suoi piani” (12.07.1984). Richiama senza sosta alla gravità del pericolo in successivi messaggi, finché quasi un anno dopo arriva l’annuncio raggelante: “Satana si è impossessato di una parte del mio progetto e vuole farlo suo. Pregate affinché non abbia successo” (01.08.1985).

Mi ha sempre molto colpito questa affermazione della Madonna, secondo la quale satana non si accontenta di impedire o di distruggere i piani di Maria, ma vuole impadronirsene, facendoli suoi e prendendo il suo posto. Come? Ho meditato a lungo su questa attività del falsario infernale così come si è svolta negli anni successivi, quando con somma scaltrezza è riuscito ad insinuarsi in molti gruppi di Medjugorje sparsi nel mondo, portandoli allo sbando e quindi al dissolvimento. Non è forse vero che alcune delle riviste più prestigiose che erano nate sull’onda di Medjugorje sono poi passate ad ospitare messaggi e veggenti di dubbia provenienza, alcuni dei quali, come Vassulla Ryden, condannati dall’autorità della Chiesa?

Che pensare dunque della denuncia della Madonna nell’estate del ’85 sul fatto che satana si era impossessato di una parte del suo progetto con la perversa volontà di farlo suo? Evidentemente sarebbe temerario fare supposizioni, ma mi pare che il pericolo gravissimo che allora Medjugorje passò non consistesse in persecuzioni esterne e nemmeno in una caduta di fervore spirituale della parrocchia, della quale la Madonna si era dichiarata contenta per i suoi rinnovamenti spirituali (24.01.1985). Il pericolo forse veniva da dove nessuno se l’aspettava, stante l’abilità suprema dell’eterno ingannatore nel travestirsi in angelo di luce.

Arrivai a Medjugorje proprio alcuni giorni dopo che la Madonna aveva attirato l’attenzione sul grande pericolo. I ragazzi del gruppo di preghiera di  Ivan, con i quali ero venuto in contatto grazie a Marija e a Vicka, erano particolarmente impegnati nell’offrire preghiere e sacrifici per la vittoria della Madonna. Mi colpì molto il fatto che loro, non facevano supposizioni. Evidentemente la Madonna si era limitata, come di solito, alla sola richiesta di collaborazione, senza nulla concedere all’inutile e morbosa curiosità.

Fu allora che vidi come possono essere graditi alla Madonna anche i più piccoli sacrifici. Una volta vidi la veggente Marija scegliere il più attraente fra i cioccolatini di una scatola, mentre diceva: “ Per questa volta non faccio un sacrificio e scelgo il più bello”. Evidentemente anche la scelta di un cioccolatino più piccolo era un sacrificio gradito alla Madonna, la quale non disprezza nulla, ma valorizza tutto ciò che è in apparenza insignificante.

Venne accolto con il giubilo dei cuori, soprattutto da parte dei giovani, il messaggio della prima settimana di settembre. Dopo un mese di intensa preghiera e sacrifici, la Madonna in quel giorno benedetto disse: “ Cari figli, oggi vi ringrazio per tutte le preghiere. Pregate ancora di più, così satana si allontanerà da questo luogo. Cari figli, il piano di satana è fallito. Pregate per la realizzazione di tutto ciò che Dio sta programmando in questa parrocchia. Ringrazio in modo particolare i giovani per i sacrifici che hanno offerto” (05.09.1985). Che cosa era avvenuto? Non lo sapremo mai con certezza, ma sappiamo con quali armi la Gospa aveva vinto la sua battaglia.”

(Perché  Credo a Medjugorje – Padre Livio  –  Sugarco edizioni 1998)

PS . Successivamente sono riuscito a sapere il significato di quella affermazione sibillina della Madonna (“Satana si è appropriato di una  parte  del  mio piano”).  Era  avvenuto  che   la  persona che controllava  i  messaggi dei sei veggenti aveva   anche una sua veggente  personale con i propri messaggi, con il conseguente  pericolo che potete immaginare.

Questa  persona fu rimossa dalla  Parrocchia proprio nel mese  di Settembre  1985. Qualche  anno dopo,  nel 1988, fu smascherata, non senza aver lasciato  macerie spirituali dietro di sé.

La trasmissione dei messaggi, dal momento in cui vengono scritti dal veggente fino alla loro pubblicazione sul sito parrocchiale è molto delicata.

“APOSTOLI DI MARIA” – Puntata 3

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