"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2023 Pagina 12 di 186

LA DIFFERENZA FRA PECCATO MORTALE E VENIALE

Cari amici, prepariamoci al Natale con la Confessione che ci riempirà il cuore di gioia

Dalla radice dell’egoismo e dell’orgoglio, che allignano nelle profondità del cuore, prolifera la varietà dei peccati, le cui sfumature solo Dio può conoscere. La natura umana ferita dal male è un verminaio inesauribile. L’arte e la letteratura si alimentano nella descrizione della potenza di tenebre che opera nell’uomo. E’ un abisso che non sembra mai toccare il fondo. La Sacra Scrittura, più di qualsiasi altro libro di religione o di filosofia, apre squarci di luce impressionanti sulla malvagità umana, indicando però nel medesimo tempo la medicina che guarisce. Gesù, che si presenta come il medico delle nostre anime, non ha esitazioni ad additare la radice del male e le sue innumerevoli manifestazioni:

“Dal cuore…provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo” ( Mt 15, 19-20).  S. Paolo a sua volta elenca impietosamente le innumerevoli manifestazioni dell’egoismo umano, che egli chiama opere della carne: “ Le opere della carne – afferma – sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio” (Gal 5, 19-21).

Quest’ultima affermazione di S. Paolo pone il problema della gravità dei peccati, perché, come anche l’apostolo Giovanni afferma, ci sono peccati che conducono alla morte e dei peccati che invece non conducono alla morte (1 Gv 5, 16-17). La Chiesa al riguardo fin dall’inizio ha distinto i peccati in mortali e veniali. Per preparare la confessione è necessario avere chiara davanti agli occhi questa  diversità, della quale anche noi facciamo la quotidiana esperienza. Premesso che la nostra conoscenza dei peccati è imperfetta e che solo Dio sa esattamente ciò che vi è nel cuore di ogni uomo, è possibile dare indicazioni per distinguere il peccato mortale da quello veniale.

“Il peccato mortale distrugge la carità nel cuore dell’uomo a causa di una violazione grave della Legge di Dio; distoglie l’uomo da Dio, che è il suo fine ultimo e la sua beatitudine, preferendo a lui un bene inferiore. Il peccato veniale lascia sussistere la carità, quantunque la offenda e la ferisca. “ (Catechismo C. C. 1856). Si tratta di una distinzione fondamentale. Infatti nel caso del peccato mortale abbiamo assolutamente bisogno di una vera e propria resurrezione spirituale, che normalmente si realizza nel sacramento della Riconciliazione. Senza di essa rimaniamo spiritualmente morti e non veniamo ammessi alla vita eterna.

Nel caso del peccato veniale invece sussiste la grazia santificante e la divina figliolanza, anche se indebolite e oscurate: “ Non priva della grazia santificante, dell’amicizia con Dio, della carità e quindi della beatitudine eterna” (Giovanni Paolo II – Reconciliatio et Paenitentia, 17).  Perché venga rimesso non è necessario il sacramento della Riconciliazione, ma un semplice pentimento, anche se la Chiesa raccomanda di confessare anche i peccati veniali. Non deve essere infatti sottovalutata la pericolosità dei peccati veniali che indeboliscono l’anima e la predispongono a commettere colpe più gravi. “ L’uomo non può non avere almeno peccati lievi, fin quando resta nel corpo. Tuttavia non devi dare poco peso a questi peccati, che si definiscono lievi. Tu li tieni in poco conto quando li soppesi, ma che spavento quando li numeri! Molte cose leggere, messe insieme, ne formano una pesante: molte gocce riempiono un fiume e così molti granelli fanno un mucchio. Quale speranza allora resta? Si faccia innanzi tutto la Confessione” (S. Agostino).

Il peccato “mortale”, che viene chiamato così perché distrugge la vita divina che è stata infusa nell’anima, è una violazione grave della legge di Dio. Perché sia tale si richiede che concorrano tre condizioni: “E’ un peccato grave quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena avvertenza e deliberato consenso”  (Giovanni Paolo II – Reconciliatio et Paenitentia). Se manca anche una di queste tre condizioni il peccato perde parte della  sua gravità divenendo veniale.

La gravità della materia “è precisata dai dieci comandamenti, secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre (Mc 10,19).  La gravità della materia è più o meno grande: un omicidio è più grave di un furto. Si deve tenere conto anche della qualità delle persone lese: la violenza esercitata contro i genitori di per sé è più grave di quella fatta a un estraneo” (Catechismo C. C. 1858). La gravità della materia di certi peccati è evidente e facilmente percepibile dalla coscienza: l’omicidio, l’aborto, l’adulterio, la bestemmia, la mancata santificazione delle feste, gravi danni materiali o morali causati al prossimo, ecc. In alcuni casi invece (ad esempio il furto, la menzogna, la calunnia, l’invidia, ecc.)  la gravità della materia ha bisogno di un’attenta valutazione e, se necessario, del consiglio del confessore. Le circostanze possono aggravare o alleggerire la gravità di un peccato.

Perché un peccato sia mortale non bastano la materia grave, ma si richiedono anche la piena consapevolezza e il pieno consenso: “ Presuppone la conoscenza del carattere peccaminoso dell’atto e della sua opposizione alla Legge di Dio. Implica inoltre un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale. L’ignoranza simulata e la durezza di cuore non diminuiscono il carattere volontario del peccato, ma , anzi, lo accrescono. L’ignoranza involontaria può attenuare, se non annullare l’imputazione di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi  della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere  volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o  le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave” ” (Catechismo C. C. 1859 – 1860).

Di straordinaria acutezza è l’affermazione di S. Faustina Kowalska, secondo la quale “il peccato è secondo la conoscenza e la luce dell’anima” ( Diario, 1,52). Il rapporto di ogni anima col Creatore è di estrema delicatezza. Solo lo Spirito Santo conosce le risposte o i rifiuti alle sue illuminazioni e ai suoi inviti.  Quando S. Giovanna d’Arco, sotto la pressione di un tribunale ecclesiastico locale, aveva deciso di abiurare, rinnegando “Le voci” che l’avevano guidata nella sua missione, esse la avvertirono che stava correndo il rischio di perdersi eternamente. Allora ritirò l’abiura e affrontò le fiamme del rogo. Successivamente la Chiesa la elevò all’onore degli altari.

E’ facile o è difficile commettere un peccato mortale? In un certo senso è vera l’una e l’altra cosa. E’ più facile per chi vive nella tiepidezza, ed è più difficile per chi vive nel fervore. In ogni caso “ il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l’esclusione dal Regno di Cristo e la morte eterna dell’inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili. Tuttavia, anche se possiamo giudicare  che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo però lasciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio” (Catechismo C. C. 1861).

Vostro Padre Livio

I SETTE PASSI DELLA CONFESSIONE DI NATALE

Caro amico, è tempo ormai di preparare la Confessione in vista del Natale, che potrai fare nella tua Parrocchia o in qualche santuario che conosci. Una Confessione che cambia la vita ti donerà una gioia indimenticabile. Ecco per te un itinerario di sette passi che ti porterà all’abbraccio col Padre celeste.

La Confessione è un cammino da percorrere in sette passi successivi. I primi due, che si devono considerare una preparazione remota, sono la preghiera e l’esame di coscienza. Gli altri cinque, che costituiscono il cuore del sacramento, sono il dolore di aver offeso Dio, il proponimento di non peccare più, l’accusa dei propri peccati, l’assoluzione del sacerdote  e infine la penitenza. Si tratta di un itinerario interiore che può richiedere anche un tempo non breve di maturazione.

Il protagonista è il cuore che si apre a Dio e alla sua grazia, al fine di ottenere il perdono e la pace. E’ importante arrivare davanti al confessore già preparati, dopo aver fatto l’esame di coscienza e aver espresso al Signore  il proprio dolore e il proposito di correggersi. La fede ti farà da la lampada che ti consentirà di arrivare felicemente al termine della strada senza inciampare.

1. La preghiera

Prima di incominciare il tuo esame di coscienza, raccogliti in preghiera e chiedi a Dio la luce necessaria. Infatti è la grazia che ci aiuta a vedere i peccati, anche i più riposti e a evitare le forme di autoinganno e di autogiustificazione. L’uomo infatti, che pure ha l’occhio pronto a vedere i peccati altrui, è piuttosto restio a riconoscere i propri. In particolare nella preghiera davanti al Crocifisso si contempla la divina misericordia che si china sul nostro male per guarirlo. Nella preghiera non solo si vedono i peccati, ma anche la radice che li genera. E’ la radice dell’incredulità e del disamore. Se essa non viene identificata e sradicata la confessione non produce effetti duraturi. La preghiera non solo apre il cammino della confessione, ma ne è la logica conclusione. All’inizio è una preghiera di invocazione, alla fine di ringraziamento. Grazie alla preghiera tutto l’itinerario penitenziale viene compiuto alla presenza dell’Amore misericordioso.

2. L’esame di coscienza.

L’esame di coscienza “è una diligente ricerca dei peccati che si sono commessi, dopo l’ultima confessione ben fatta” ( Catechismo di S. Pio X). Esso ti sarà più facile se ogni sera, prima di coricarti, rifletterai  sulla tua giornata alla luce di Dio, chiedendo il perdono e formulando il proposito per il giorno dopo. Nell’esame di coscienza devi “richiamare diligentemente alla memoria, innanzi a Dio, tutti i peccati commessi, non mai confessati, in pensieri, parole, azioni e omissioni, contro i comandamenti di Dio e della Chiesa e gli obblighi del proprio stato” ( Catechismo di S. Pio X).

In particolare è necessario mettere a fuoco tutti i peccati mortali, perché essi devono essere confessati, precisandone per quanto possibile il numero. Una coscienza sensibile mette a fuoco anche i peccati veniali, impegnandosi ad eliminarli, anche se non è necessario confessarli tutti. Passa in rassegna, uno per uno, i dieci comandamenti e i sette vizi capitali. Ti aiuterà a portare a galla il male che si è depositato nel fondo dell’anima.

3. Il dolore di avere offeso Dio.  

Se prenderai consapevolezza dei tuoi peccati davanti al Crocifisso, non ti sarà difficile provare un profondo dolore per averlo offeso e gli chiederai di cuore perdono, detestando sinceramente il male compiuto. Il dolore perfetto, o contrizione, che nasce dalla considerazione dell’infinita bontà di Dio in paragone al nostro disamore, ha l’effetto mirabile di ottenerci il perdono divino e la grazia santificante, purché includa  la volontà di confessarsi. Chiedilo ogni giorno nella preghiera, cosi conserverai l’anima sempre pronta per il momento del giudizio. Il dolore imperfetto o attrizione, nasce dal timore del castigo e dalla stessa bruttezza del peccato. Esso è sufficiente per ricevere l’assoluzione del sacerdote, ma solo la carità, cioè l’amore di Dio sopra ogni cosa, dà la forza per non ricadere di nuovo nei soliti peccati. Senza un sincero dolore dei peccati, perfetto o imperfetto che sia, “la confessione non vale, perché il dolore è la cosa più importante di tutte” ( Catechismo di S. Pio X).

4. Il proponimento di non peccare più.

Il dolore dei peccati è autentico se è seguito dalla ferma decisione di cambiare vita. “Il proponimento consiste in una volontà risoluta di non commettere mai più il peccato e di usare tutti i mezzi necessari per fuggirlo” ( Catechismo di S. Pio X). Esso riguarda tutti i peccati mortali commessi o che si potrebbero commettere. Comprende anche la volontà di fuggire le occasioni pericolose e di distruggere le cattive abitudini che si sono contratte cadendo nei medesimi peccati. E’ la fermezza  del proponimento che fa progredire nel cammino spirituale. Se la confessione si  conclude con un proposito concreto, diventa uno strumento  efficace nel cammino di santità.

5. La confessione dei peccati.

Dopo essersi preparati con l’esame di coscienza, il dolore e il proposito, viene il momento dell’accusa dei peccati davanti al confessore, al fine di averne l’assoluzione. “ Siamo obbligati a confessarci di tutti i peccati mortali; è bene però confessare anche i veniali” ( Catechismo di S. Pio X ).  L’accusa deve essere umile, senza alterigia e senza scuse; deve essere intera, cioè comprendere tutti i peccati mortali commessi dopo l’ultima confessione ben fatta e dei quali di ha consapevolezza e indicare le circostanze che li aggravano e li moltiplicano; deve essere sincera, cioè dichiarare i peccati quali sono, senza scusarli, diminuirli o accrescerli; deve essere prudente, usando termini improntati a modestia e riservatezza,  evitando di rivelare i peccati degli altri; deve essere breve, evitando di dire al confessore cose inutili.

Se uno non è certo di aver commesso un peccato, non è obbligato a confessarsene. Se uno ha il dubbio se l’abbia confessato o meno, non è parimenti obbligato a confessarsene. Chi ha taciuto per dimenticanza un peccato mortale, la confessione vale, ma deve dichiararlo alla prossima confessione.   “Colui che per vergogna o per qualche altro motivo tace colpevolmente qualche peccato mortale in confessione, profana il sacramento e perciò ci fa reo di un gravissimo sacrilegio” ( Catechismo di S. Pio X). Deve perciò esporre al confessore il peccato taciuto e rifare la confessione dall’ultima ben fatta. Compiuta l’accusa dei peccati, bisogna ascoltare con rispetto quello che dice il confessore e, se necessario, chiedere qualche consiglio per  progredire nel proprio cammino spirituale.

6. L’assoluzione del Sacerdote.

Quando ci sono le disposizioni richieste dalla dignità del sacramento, il confessore impartisce  l’assoluzione in nome di Gesù. Tuttavia, quando esse mancano, può differirla o negarla. Ma ciò non deve indurre allo scoraggiamento o al risentimento. Piuttosto  deve considerare umilmente la sua situazione spirituale e mettersi quanto prima nella condizione di poterla ricevere.

7. la penitenza.

“ La penitenza sacramentale è uno degli atti del penitente, col quale egli dà un qualche risarcimento alla giustizia di Dio per i peccati commessi, eseguendo quelle opere che il confessore gli impone…. La penitenza viene data perché d’ordinario, dopo l’assoluzione sacramentale che rimette la colpa e la pena eterna, resta una pena temporale da scontarsi in questo mondo o nel purgatorio…Le opere di penitenza si possono ridurre a tre specie: alla preghiera, al digiuno, alla elemosina” (Catechismo di S. Pio X). Dopo la confessione il penitente “ se ha danneggiato ingiustamente il prossimo nella roba o nell’onore, o se gli ha dato scandalo, deve per quanto gli è possibile al più presto restituirgli la roba, riparare l’onore e rimediare allo scandalo” (Catechismo di S. Pio X ).

Al termine di queste sette passi, abbiamo ottenuto il perdono di Dio e la sua rinnovata amicizia, la grazia santificante, la pace della coscienza, la speranza della vita eterna e una grazia speciale nel combattimento spirituale. Da morti che eravamo siamo ritornati in vita. Dio ci chiede solo un po’ di buona volontà per donarci le sue inesauribili ricchezze.

Vostro Padre Livio

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Loading the player...

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sui sette passi della Confessione di Natale

Cari amici, la Confessione è un cammino da compiere in sette passi. I primi due sono una preparazione remota alla Confessione e sono la preghiera e l’esame di coscienza; gli altri cinque passi sono il cuore del Sacramento e sono il dolore per aver offeso Dio, il proponimento di non peccare più, la Confessione dei peccati, l’assoluzione del sacerdote e infine la penitenza. Nell’insieme si tratta di un itinerario interiore che può richiedere anche un tempo non breve di maturazione perché è la decisione finale di un cammino di conversione il cui protagonista è il cuore che si apre a Dio e alla sua grazia, al fine di ottenere il perdono di Dio, la pace e la gioia del perdono. È importante arrivare davanti al confessore già preparati, dopo aver fatto l’esame di coscienza e aver espresso al Signore il proprio dolore e il proposito di correggersi.


1. La preghiera
Prima di incominciare l’esame di coscienza, bisogna raccogliersi in preghiera e chiedi a Dio la luce necessaria. Infatti, è la grazia che ci aiuta a vedere i peccati, anche i più riposti e a evitare le forme di autoinganno e di autogiustificazione. L’uomo, infatti, che pure ha l’occhio pronto a vedere i peccati altrui, è piuttosto restio a riconoscere i propri. In particolare, nella preghiera davanti al Crocifisso si contempla la Divina Misericordia che si china sul nostro male per guarirlo. Nella preghiera non solo si vedono i peccati, ma anche la radice che li genera. È la radice dell’incredulità e del disamore. Se essa non viene identificata e sradicata la Confessione non produce effetti duraturi. La preghiera non solo apre il cammino della Confessione, ma ne è la logica conclusione. All’inizio è una preghiera di invocazione, alla fine di ringraziamento. Grazie alla preghiera tutto l’itinerario penitenziale viene compiuto alla presenza dell’Amore misericordioso.

2. L’esame di coscienza
L’esame di coscienza “è una diligente ricerca dei peccati che si sono commessi, dopo l’ultima Confessione ben fatta” (Catechismo di S. Pio X). Esso sarà più facile se ogni sera, prima di coricarsi, si riflette sulla giornata alla luce di Dio, chiedendo il perdono e formulando il proposito per il giorno dopo. Nell’esame di coscienza bisogna “richiamare diligentemente alla memoria, innanzi a Dio, tutti i peccati commessi, non mai confessati, in pensieri, parole, azioni e omissioni, contro i Comandamenti di Dio e della Chiesa e gli obblighi del proprio stato” (Catechismo di S. Pio X). In particolare, è necessario mettere a fuoco tutti i peccati mortali, perché essi devono essere confessati, precisandone per quanto possibile il numero. Una coscienza sensibile mette a fuoco anche i peccati veniali, impegnandosi ad eliminarli, anche se non è necessario confessarli tutti. Passare in rassegna, uno per uno, i dieci Comandamenti e i sette vizi capitali aiuterà a portare a galla il male che si è depositato nel fondo dell’anima.

3. Il dolore di avere offeso Dio
Se si prende consapevolezza dei peccati davanti al Crocifisso, non sarà difficile provare un profondo dolore per averlo offeso e si chiederà di cuore perdono, detestando sinceramente il male compiuto. Il dolore perfetto, o contrizione, che nasce dalla considerazione dell’infinita bontà di Dio in paragone al nostro disamore, ha l’effetto mirabile di ottenerci il perdono divino e la grazia santificante, purché includa la volontà di confessarsi. Bisogna chiederlo ogni giorno nella preghiera, così si conserverà l’anima sempre pronta per il momento del giudizio. Il dolore imperfetto o attrizione, nasce dal timore del castigo e dalla stessa bruttezza del peccato. Esso è sufficiente per ricevere l’assoluzione del sacerdote, ma solo la carità, cioè l’amore di Dio sopra ogni cosa, dà la forza per non ricadere di nuovo nei soliti peccati. Senza un sincero dolore dei peccati, perfetto o imperfetto che sia, “la Confessione non vale, perché il dolore è la cosa più importante di tutte” (Catechismo di S. Pio X).

4. Il proponimento di non peccare più
Il dolore dei peccati è autentico se è seguito dalla ferma decisione di cambiare vita. “Il proponimento consiste in una volontà risoluta di non commettere mai più il peccato e di usare tutti i mezzi necessari per fuggirlo” (Catechismo di S. Pio X). Esso riguarda tutti i peccati mortali commessi o che si potrebbero commettere. Comprende anche la volontà di fuggire le occasioni pericolose e di distruggere le cattive abitudini che si sono contratte cadendo nei medesimi peccati. È la fermezza del proponimento che fa progredire nel cammino spirituale. Se la Confessione si conclude con un proposito concreto, diventa uno strumento efficace nel cammino di santità.

5. La Confessione dei peccati
Dopo essersi preparati con l’esame di coscienza, il dolore e il proposito, viene il momento dell’accusa dei peccati davanti al confessore, al fine di averne l’assoluzione. “Siamo obbligati a confessarci di tutti i peccati mortali; è bene però confessare anche i veniali” (Catechismo di S. Pio X). L’accusa deve essere umile, senza alterigia e senza scuse; deve essere intera, cioè comprendere tutti i peccati mortali commessi dopo l’ultima Confessione ben fatta e dei quali di ha consapevolezza e indicare le circostanze che li aggravano e li moltiplicano; deve essere sincera, cioè dichiarare i peccati quali sono, senza scusarli, diminuirli o accrescerli; deve essere prudente, usando termini improntati a modestia e riservatezza, evitando di rivelare i peccati degli altri; deve essere breve, evitando di dire al confessore cose inutili. Se non si è certi di aver commesso un peccato, non si è obbligati a confessarlo. Se si ha il dubbio di averlo confessato o meno, non si è parimenti obbligati a confessarlo. Chi ha taciuto per dimenticanza un peccato mortale, la Confessione vale, ma deve dichiararlo alla successiva Confessione. “Colui che per vergogna o per qualche altro motivo tace colpevolmente qualche peccato mortale in Confessione, profana il Sacramento e perciò ci fa reo di un gravissimo sacrilegio” (Catechismo di S. Pio X). Deve perciò esporre al confessore il peccato taciuto e rifare la Confessione dall’ultima ben fatta. Compiuta l’accusa dei peccati, bisogna ascoltare con rispetto quello che dice il confessore e, se necessario, chiedere qualche consiglio per progredire nel proprio cammino spirituale.

6. L’assoluzione del sacerdote
Quando ci sono le disposizioni richieste dalla dignità del Sacramento, il confessore impartisce l’assoluzione in nome di Gesù. Tuttavia, quando esse mancano, può differirla o negarla. Ma ciò non deve indurre allo scoraggiamento o al risentimento. Piuttosto si deve considerare umilmente la situazione spirituale e mettersi quanto prima nella condizione di poterla ricevere.

7. La penitenza
“La penitenza sacramentale è uno degli atti del penitente, col quale egli dà un qualche risarcimento alla giustizia di Dio per i peccati commessi, eseguendo quelle opere che il confessore gli impone…. La penitenza viene data perché d’ordinario, dopo l’assoluzione sacramentale che rimette la colpa e la pena eterna, resta una pena temporale da scontarsi in questo mondo o nel purgatorio…Le opere di penitenza si possono ridurre a tre specie: alla preghiera, al digiuno, alla elemosina” (Catechismo di S. Pio X). Dopo la Confessione il penitente “se ha danneggiato ingiustamente il prossimo nella roba o nell’onore, o se gli ha dato scandalo, deve per quanto gli è possibile al più presto restituirgli la roba, riparare l’onore e rimediare allo scandalo” (Catechismo di S. Pio X).

Al termine di queste sette passi, abbiamo ottenuto il perdono di Dio e la sua rinnovata amicizia, la grazia santificante, la pace della coscienza, la speranza della vita eterna e una grazia speciale nel combattimento spirituale. Da morti che eravamo siamo ritornati in vita. Dio ci chiede solo un po’ di buona volontà per donarci le sue inesauribili ricchezze.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”  

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

RADIO MARIA – LA VOCE DI MARIA NEL TEMPO DELL’APOCALISSE

“Perché la Madonna ha voluto una sua Radio?” Editoriale di Padre Livio

L’Archivio storico di RADIO MARIA a cura di ROBERTA


🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Buongiorno padre Livio

Io sono una cristiana nata ortodossa, rumena. 

Da un paio di anni io ho iniziato  un camino spirituale  con un sacerdote  cattolico, quindi vado alle messe cattoliche, perché  io prima ero credente, anche praticante, ma molto lontana dal Signore.  Io il Signore  lo ritrovato  qui tramite  appunto  il mio sacerdote. 

Le volevo  fare una domanda, se gentilmente  mi può rispondere.  Perché  la chiesa  ortodossa, ritiene che questo e un grosso  peccato?

La ringrazio  la saluto cordialmente e le faccio tanti auguri di buone feste!!

Che la pace del Signore sia sempre con lei.

Cerasela 


Cara Cerasela,

Il motivo sta nel fatto che la Chiesa Ortodossa ritiene di essere l’unica vera Chiesa.

Però non è così, perché  la vera Chiesa è quella fondata su Pietro e i suoi successori, i Papi, come dice Gesù: “ Tu sei Pietro e su questa “Pietra” fonderò la mia Chiesa”.

Stai tranquilla perché sei sulla barca di Pietro, che è la barca della salvezza.

Dio ti benedica e la Madonna ti protegga col suo amore.

Ave Maria

Padre Livio

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Sul perché la Chiesa non ha ancora preso ufficialmente in considerazione i segreti di Medjugorje.

Buongiorno carissimo Padre. È sempre un piacere ascoltare le sue riflessioni.

A proposito del motivo per cui la Chiesa non ha ancora messo ufficialmente mano ai segreti di Medjugorje, io penso che sia perché altrimenti cadrebbe in contraddizione.

Infatti i segreti di Medjugorje sono il proseguimento, o meglio l’ampliamento, di quello di Fatima, che la Chiesa ha letto e conosce, ma di cui non ha ancora dato una lettura ufficiale completa ai fedeli; manca infatti la famosa terza parte, la quale si conosce solo grazie a rivelazioni private e comunque velate.

Ritengo che la Chiesa, che è sì prudente ma anche avveduta, debba fare ogni cosa con ordine e per gradi, così come ci insegna la Madonna. 

L’incalzare degli eventi che ci condurranno sempre più velocemente verso il tempo dei segreti, come lei ha dimostrato proprio stamani, sarà certamente un ausilio per chiarire e soprattutto dare credibilità a questo segreto di Fatima, per ora ancora secretato per timore di suscitare il panico tra la gente. 

Ed è anche per questo che il Papa ha indetto il 2024 come anno di preghiera.

Credo che questo anno di intensa preghiera ci renderà più preparati ad accogliere l’annuncio di tale segreto, che il Santo Padre potrebbe forse proclamare nell’anno giubilare 2025 e che sarà il primo passo di apertura verso i segreti di Medjugorje, segreti che nel frattempo potrebbero già anche essere iniziati, quantomeno i primi due.

Infatti, a questo punto di svolta della storia, saranno gli eventi stessi del mondo che ci faranno talmente preoccupare, che il sapere che il Papa e la Chiesa conoscono da tempo i flagelli profetizzati e che sono dalla nostra parte per guidarci, per aiutarci e in ultimo per salvarci, sarà per noi un sollievo, una vera e propria àncora di salvataggio.

Poi, come lei più volte ha menzionato, con il segno sulla collina la Chiesa sarà obbligata a prendere una posizione ufficiale sui segreti di Medjugorje, proprio per accompagnare e guidare i fedeli su questo ponte di salvezza che condurrà l’umanità verso il tempo di Pace.

Ave Maria.

Monica di Baldissero

RADIO MARIA SUI GIORNALI

Guarda la galleria fotografica storica di Radio Maria

Pagina 12 di 186

Radio Maria ETS - Via Milano 12, 22036 Erba (Co) - CF 94023530150

Privacy policy