"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Novembre 2023 Pagina 2 di 16

La campagna. Le donne israeliane: «Stuprate, picchiate. E il mondo tace»

AVVENIRE – Fiammetta Martegani

Tel Aviv martedì 28 novembre 2023

La denuncia contro l’Onu e i movimenti femministi rimasti in silenzio sui crimini di Hamas nei confronti delle donne dei kibbutz.

 «Alla vigilia del 25 novembre ci siamo dette che non potevamo aspettare un giorno in più. Era necessario far sentire la nostra voce, la voce delle donne israeliane sopravvissute al massacro del 7 ottobre. E di tutte coloro che, purtroppo, non ce l’hanno fatta».

Sono le parole di Liron Kroll, direttrice creativa della campagna #MeToo_Unless Ur_A_Jew (“MeToo, a meno che tu sia ebrea), organizzata in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, istituita nel 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Proprio grazie alla sua professione di direttore artistico, Liron si è attivata fin dal 7 ottobre nell’aiutare chi è stato più colpito dal massacro di Hamas, a partire delle famiglie degli ostaggi.

«Molte di loro sono donne: madri, figlie, nonne – ci racconta –. E la loro pena è doppia. Non solo per quello che hanno subìto durante quel Sabato Nero, ma anche perché a questo dolore si aggiunge il silenzio del mondo: il fatto che quel dolore non venga riconosciuto all’estero. Che non venga addirittura riconosciuto dall’Onu e da quei gruppi femministi che il 25 novembre sfilavano per le strade delle capitali europee e americane».

Sono trascorsi ormai più di 50 giorni dal 7 ottobre, giorno in cui Hamas, nel commettere il più grande massacro nella storia di Israele, si è macchiato anche di gravissimi crimini e violenze sessuali nei confronti delle donne. Israeliane soprattutto. Ma non solo israeliane: sono, infatti, 28 le nazionalità tra i 239 ostaggi che sono stati rapiti nella Striscia.

Eppure, fuori da Israele, permane una riluttanza nel denunciare le atrocità commesse dal gruppo terrorista nei confronti delle donne. E questo anche se il gruppo Hamas abbia fornito prove fin troppo evidenti delle atrocità di cui si è reso protagonista pubblicando in tempo reale i filmati delle giovani rapite, fatte sfilare per Gaza picchiate, ferite, umiliate, violentate, molte con i pantaloni insanguinati.

Il silenzio caratterizza persino quelle attiviste dedite proprio alla difesa dei diritti delle donne. Nel denunciare tutto questo, Nicole Lampert, firma di Haaretz, mette in luce anche un aspetto che riguarda le donne a Gaza: «Ci si sarebbe aspettati una ferma condanna da parte dei gruppi femministi ben prima del 7 ottobre, quando le credenziali di Hamas in fatto di femminismo non erano certo brillanti visto che il gruppo impone l’uso dell’hijab, ha reso illegale viaggiare senza un tutore maschio e si è rifiutato di vietare gli abusi fisici o sessuali all’interno della famiglia».

Invece, la maggior parte dei movimenti femministi ha taciuto. Addirittura, il 30 ottobre, 140 eminenti studiose americane hanno firmato una petizione «per il cessate il fuoco» dichiarando, però, che essere solidali con le donne israeliane significa cedere al «femminismo coloniale». Come osservato dalla Lampert, nel Regno Unito l’unica organizzazione a denunciare la violenza sessuale del gruppo terrorista è stata “Jewish Women’s Aid”, sottolineando come «il silenzio pubblico di molte organizzazioni ha un ulteriore impatto sull’isolamento e sulla paura delle vittime israeliane».

«Non rimarremo in silenzio. La vita di ogni donna è ugualmente preziosa», sottolinea dunque la campagna #MeToo_Unless Ur_A_Jew. «Istituzioni come la Croce Rossa Internazionale e UN Women non hanno fatto nulla per supportare le nostre vittime», ha scritto – nella campagna Instagram – Keren Sharf Shem, la cui figlia Mia, 21 anni, è stata rapita durante il Festival Nova. Le madri degli ostaggi hanno lanciato anche la campagna #MomToo (“mamma anch’io”) in cui si possono ascoltare le voci delle donne i cui figli sono stati rapiti o uccisi da Hamas. Lo scopo è sensibilizzare le madri di tutto il mondo per creare consapevolezza su quanto è accaduto. E subito dimenticato dal mondo

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla preghiera incessante

Cari amici, l’Avvento è un tempo improntato alla venuta del Re della pace sulla Terra e in questo tempo riecheggia il saluto degli angeli che hanno accolto il Bambino: Gloria a Dio e pace in Terra agli uomini amati dal Signore.

In diversi messaggi la Madonna ha raccomandato la preghiera incessante, di giorno e di notte. Nel messaggio del 25 novembre 2023 ha raccomandato che questo tempo sia intessuto di preghiera per la pace. Il termine che la Regina della pace utilizza è inequivocabile, ciascuno di noi deve dedicare ogni istante del tempo di Avvento alla preghiera e alle opere buone. In questo momento la Madonna ha bisogno che noi siamo intimamente uniti a Dio mediante la preghiera. Questo è sempre il traguardo della vita cristiana ma lo è soprattutto in questo tempo perché viviamo in un momento storico in cui la maggioranza delle persone ha perso la preghiera perché: «Il modernismo vuole entrare nei vostri pensieri e rubarvi la gioia della preghiera e dell’incontro con Gesù» (25 settembre 2023). Il modernismo vuole annullare il rapporto soprannaturale con Dio che si realizza mediante la preghiera.

La preghiera è una realtà universale perché esprime molto bene la dimensione dell’uomo qui sulla Terra. L’uomo è una creatura esposta alle intemperie di questo mondo, cioè i problemi, le insidie, i disastri, le malattie, la morte. L’uomo ha sempre conservato un atteggiamento di preghiera perchè di fronte alla nostra debolezza può venire in soccorso solamente Dio.

Il modernismo, come concezione della vita che esclude ogni riferimento soprannaturale, uccide la preghiera. Questa cappa di piombo incombe sull’umanità ed è ben visibile a occhio nudo. Siamo prigionieri delle potenze del male come la cattiveria, la sofferenza, la malattia, la morte. È una situazione di prigionia globale che l’uomo stesso si è costruito perché non vuole Dio. L’uomo ha attribuito a se stesso la divinità e si è rinchiuso nel suo miserabile universo.

La Madonna gradualmente, ma fin dall’inizio delle apparizioni a Medjugorje, ha fatto della preghiera lo strumento della nostra formazione, della nostra testimonianza, della sua battaglia e della sua vittoria.

Il richiamo della Madonna alla preghiera non è un fatto puramente devozionale, è un monito per farci comprendere che senza preghiera l’anima muore. La preghiera è il respiro dell’anima. Senza l’unione intima con Dio, se non attingiamo alla luce di Dio e al suo amore che riscalda e dà la vita, senza questo rapporto continuo, la nostra anima muore.

La Madonna ha detto che l’umanità ha deciso per la morte, significa che l’umanità ha deciso che Dio non c’è e infatti non prega. Non attingendo alla luce all’amore di Dio, avendo quindi smesso di pregare, l’umanità muore. Come un fiore senza l’acqua appassisce e muore, così la nostra anima senza il nutrimento della preghiera muore.

Mediante la preghiera stabiliamo un’intima unione con Dio ed è questa la nostra salvezza, se l’anima è unita a Dio non muore!

Ora che c’è questa situazione esistenziale nel mondo e che satana regna, noi che abbiamo risposto alla chiamata dobbiamo cercare di rimanere costantemente e intimamente uniti a Dio attraverso la preghiera e intessendo ogni istante della nostra giornata di preghiera.

Durante il corso della nostra giornata dobbiamo coltivare questo intimo atteggiamento di preghiera. Ci sono di prezioso aiuto le giaculatorie, i dardi infuocati d’amore che inviamo verso il Cielo attraverso il nostro cuore. Durante la giornata pronunciamo nel nostro cuore i nomi di Gesù e di Maria, brevi preghiere, qualche litania…Invece di passare il tempo coltivando i pensieri che molte volte il diavolo ci invia, rivolgiamo la nostra mente, il nostro cuore e il nostro sguardo al Cielo.

Liberiamo la mente dalle ragnatele della finitezza, affidiamo i nostri problemi alla Madonna, pronunciamo con la voce del cuore messaggi d’amore verso il Cielo.

Che il nostro cuore sia aperto tutto il giorno a Dio, in questo modo la nostra anima rimarrà viva, luminosa e bella e la nostra fede sarà fortificata e rinnovata nella luce di Dio. Le parole e i pensieri accompagnino i gesti e ne rispecchino lo stile; non manchino le opere di carità, le parole di conforto ai fratelli, le mani tese ai bisognosi.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

“MEDJUGORJE E’ LA SPERANZA DEL MONDO ” – Puntata 11″

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Le potenze del male potranno silenziare i segreti?

Rev.do Padre Livio,

sono un suo ascoltatore da oltre 20 anni e seguo con interesse il suo Blog, col quale, se non ho capito male, vuole tenere viva l’attenzione sul piano di salvezza della Regina della pace, in questa fase così travagliata per la Chiesa e per il mondo.

Sinceramente sono un po’ guardingo sul tema dei segreti, soprattutto perché non vedo, almeno in apparenza, un interesse della Chiesa al riguardo.

Eppure lo scenario che Lei ha descritto nel suo ultimo editoriale manifesta un crescendo verso una catastrofe che nessuno è in grado di fermare.

Mi colpisce in primo luogo la devastazione spirituale e morale che sta abbattendo i fragili argini che ancora resistono.

La violenza e la guerra si stanno estendendo sempre più, fino a causare un incendio globale.

Concludo la descrizione affermando che La Chiesa cattolica è nel mirino un po’ ovunque nel mondo.

Il rifiuto della Fede e della Croce il livore anticristiano ha preso possesso di molti battezzati.

Ora io mi chiedo, anzi le chiedo:

In questa situazione caotica, nella quale i mass-media hanno una funzione trainante, quale accoglienza avrà la rivelazione dei segreti?

A mio avviso verranno silenziati sul nascere e i padroni del mondo faranno quello che vogliono.

Pur tuttavia Lei, caro Padre, continui a gridare nel deserto. Ne abbiamo bisogno.

Ave Maria

Vincenzo di Salerno


Caro Vincenzo,

hai esposto la realtà nei termini appropriati: Satana ha convinto l’uomo a rimuovere Dio dalla sua vita e si è messo al suo posto.

Quello che noi vediamo è il risultato di questa operazione, condotta con  la simulazione e la ferocia che gli sono proprie.

Tuttavia l’impero delle tenebre, per quanto superi ogni inimmaginabile perversione, è fatto da creature sottoposte alla Divina Onnipotenza.

Maria, inviata da suo Figlio, che è il Re dell’universo, ha approntato un piano di salvezza nel tempo dei segreti.

Il punto chiave di questo piano è di mettere ognuno davanti a una scelta dirimente.

Gli eventi che accadranno, a incominciare dal segno sulla collina, seguito dai  sette flagelli successivi, scuoteranno la terra e ogni suo abitante come mai è avvenuto prima.

La serietà della situazione è espressa dalle parole con le quali la Madonna ha consegnato a Mirjana il rotolo dei segreti:

Mirjana, ho scelto te. Ti ho confidato tutto l’essenziale. Ti ho anche mostrato molte cose terribili. Ora devi sopportare tutto con coraggio. Pensa a me e alle lacrime che devo versare per questo. Devi sempre avere coraggio”.

Chi è umile non avrà dubbi nell’afferrare la mano tesa della Madonna.

I superbi, seguaci del maligno, persisteranno nella realizzazione dei loro malefici progetti e periranno.

Alla fine del tempo dei segreti il mondo non sarà più uguale a prima, perché sarà un mondo di pace.

Questo è il piano della Madonna che si realizzerà col nostro aiuto.

Per chi crede le cose sono semplici e chiare.

Perché dubitare? Solo a Cristo il Padre ha dato ogni potere.

Ave Maria

Padre Livio

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

L’URGENZA DELLA CONVERSIONE

Cari amici, la Madonna a Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché, se aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà troppo tardi. Con questa nuova iniziativa del Blog offriamo la possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali da meditare e da vivere. (Le  troverai man mano nella sezione: Il Combattimento spirituale)

24. La conversione è un cammino controcorrente

La vita è un cammino lungo le distese del tempo. Dal momento del concepimento fino alla morte l’uomo, lo voglio o meno, è in moto. Quando si ferma, la sua esistenza sulla terra è cessata. Anche quando riposi e persino quando dormi, la tua corsa continua irrefrenabile. Più vai avanti nell’età e più la velocità aumenta. Quando stai per arrivare alla fine gli anni diventano giorni e i giorni istanti.

Quando la grazia è venuta a bussare alla porta del cuore, la tua corsa procedeva sempre più sfrenata.  Divoravi le distanze, scrutando l’orizzonte, in attesa di qualcosa che ti appagasse. Il panorama era sempre identico a se stesso. Le mercanzie dell’effimero modificano la confezione a seconda delle circostanze, ma la sostanza non cambia.  Procedevi per inerzia, senza una meta che ti motivasse. Più andavi avanti e più l’angoscia cresceva fino a soffocarti.

 “Dove sto andando?”, ti chiedevi. “Dove porta questa strada, larga e diritta, che si perde all’orizzonte senza dare indicazioni?” Mentre procedevi, incapace di prendere una decisione, ti sentivi sempre più inquieto La “vita è dunque questo viaggio verso l’ignoto, al termine e del quale c’è il nulla nel quale affogare?” ti chiedevi ogni volta che, sgonfiata l’ennesima illusione, eri presente a te stesso.

Il dramma della vita sta nel fatto che uno, anche volendolo, non si può fermare. Il flusso del tempo, nel quale sei immerso, scorre via inesorabile. Se cammini senza sapere dove vai sei perduto, come quel naufrago che si agita nell’acqua di un oceano sconfinato. Caro amico, senza che te ne rendessi conto, hai percorso una via che conduce alla rovina. L’hai conosciuta così bene che ora farai tutto il possibile per evitarla.

 Anche tu, come tanti, ti eri intruppato, attratto dalla facilità del percorso. Chi sceglierebbe una strada sconnessa invece di una comoda autostrada? Non conoscevi ancora l’accorato ammonimento di Gesù:  “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa è la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano” (Mt 7, 13).

Hai trascorso gran parte della tua vita su una strada che porta da nessuna parte Ora che te ne sei accorto, ti chiedi come potrai recuperare il tempo perduto. Dovrai forse ritornare indietro perdendo altro tempo prezioso? Nelle vicende dell’esistenza umana accade proprio così. Quanto tempo hai speso su una strada sbagliata, altrettanto dovrai spenderne per tornare indietro.

Se nel cammino spirituale avvenisse la medesima cosa sarebbe un disastro.  La vita verrebbe distrutta dagli errori nei quali siamo incappati. Invece la grazia delle conversione ti ha messo come d’incanto su un cammino nuovo e tu, pieno di stupore, stai già  incominciando a fare  i primi passi.

“ Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita e pochi sono quelli che la trovano!” (Mt 7, 14). Gesù ti ha messo su questa strada, che dovrai percorrere sino alla fine senza mai stancarti. Devi affrontare il nuovo cammino col passo giusto. Ciò che ti deve motivare è lo splendore immortale della meta. Sei in cammino verso l’eternità. La luce della fede ha rischiarato il tuo orizzonte.

 Davanti a te non c’è il nulla, ma la pienezza. Quando lo scalatore si inerpica lungo un sentiero di montagna, moltiplica le energie man mano che la vetta si staglia davanti agli occhi in tutta la sua bellezza. Chi potrebbe sostenere un cammino così impegnativo se non avesse un traguardo da raggiungere?  La meta che hai davanti va al di là di ogni  immaginazione: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore d’uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano” (1 Cor 2,9).

Quando scali una montagna accade spesso che le nuvole si abbassino e coprano la vetta verso la quale sei diretto. Avviene la medesima cosa nel cammino spirituale, quando gli inevitabili momenti di stanchezza, di aridità o di scoraggiamento ti offuscano il fine ultimo verso il quale sei incamminato. Nella preghiera mettilo ogni giorno a fuoco, in modo tale che  nella sua luminosità sia sempre presente davanti ai tuoi occhi. Il cielo è la meta a cui devi tendere, senza ripensamenti e senza sbandamenti.

I grandi obbiettivi non sono mai a basso prezzo. Il conseguimento della vita eterna è lo scopo per il quale vivi e che devi raggiungere a qualsiasi costo.  Per quanto il paradiso sia un dono di grazia, che Gesù Cristo ci ha ottenuto con la croce, rimane pur sempre la più impegnativa delle conquiste. Non puoi evitare di percorrere la via erta e stretta se vuoi pervenire alla salvezza.

 Ti sarai reso conto, fin dai primi passi, che il cammino è controcorrente. La moltitudine ama la discesa, non la salita. Man mano che avanzi, risali una corrente che diventa sempre più vorticosa. La carne, il mondo e il demonio sono in agguato per bloccarti e per farti deviare. Più volte sarai assalito dalla tentazione di voltarti indietro e di rimpiangere la palude nella quale eri immerso.

 Non di rado la bufera riesce ad abbattere i maestosi cedri del Libano, mentre aquile che volavano nei cieli della santità si sono trasformati in uccelli notturni. Eppure, nonostante la fatica, ti sentirai motivato a proseguire. Infatti ora la tua vita ha un senso e una direzione. Sai chi sei, da dove vieni e dove vai. Soprattutto senti brillare sopra di te il sole caldo dell’amore. “Il cristianesimo non è facile, ma felice”. (Paolo VI).

 La via del bene è impegnativa, ma gioiosa. La via del male è facile, ma triste. Sono verità che hai sperimentato sulla tua pelle. Non scoraggiarti per le cadute. Dio ti rialzerà ogni volta. All’inizio le tue gambe sono malferme e i tentennamenti sono inevitabili. Ma più vai avanti e più camminerai spedito. Le guarigioni dello spirito sono più lente di quelle della carne. Spesso ci portiamo le cicatrici fino alla fine.

Man mano che avanzavi sulla via del male aumentava l’angoscia, ora invece nel tuo cuore senti crescere  la speranza. Il futuro non ti fa più paura. Colui che ti attende al traguardo cammina già con te. L’arma con la quale il nemico cercherà di ostacolare il tuo cammino sarà quella dello scoraggiamento. Le seduzioni, ora che  conosci l’amarezza che lasciano, hanno su di te una presa più debole.

 Allora il nemico cercherà di presentarti la sequela di Gesù come impossibile. Approfitterà delle tue debolezze per farti desistere. Tu invece pensa a quanti ti hanno preceduto su questo glorioso cammino, giungendo fino alla metà. Erano uomini come te, ma umili e tenaci, che hanno posto la loro fiducia nella forza della grazia.

Perché ora sono cristiana

AYAAN HIRSI ALI  27 NOV 2023-IL FOGLIO (Versione completa)

Nel 2001, dopo l’11 settembre, è stato più facile prendersela con gli errori dell’America che pensare di essere di fronte a una guerra di religione: oggi è lo stesso con Israele. L’occidente minacciato e le radici che lo terranno saldo e unito. Libertà, democrazia, femminismo: la lezione di Ali 

Nel 2002, ho trovato una lezione del 1927 di Bertrand Russell intitolata: “Perché non sono un cristiano”. Mentre la leggevo, non mi è mai passato per la mente che un giorno, quasi un secolo dopo quella lezione a Londra, alla National Secular Society, mi sarei ritrovata a scrivere un saggio dal titolo esattamente contrario. L’anno precedente avevo condannato pubblicamente gli attacchi terroristici di 19 uomini che avevano dirottato degli aerei di linea e li avevano fatti schiantare contro le torri gemelle a New York. Avevano agito in nome della mia religione, l’islam. Ero musulmana all’epoca, anche se non praticante. Se condannavo le loro azioni, questo cosa significava per me? Il principio sottostante che giustificava gli attacchi era, dopotutto, religioso: l’idea del jihad, della guerra santa contro gli infedeli. Era possibile, per me come per molti membri della comunità musulmana, distanziarmi semplicemente da quell’attacco e dai suoi risultati terrificanti?

In quel momento, c’erano molti leader occidentali – politici, studiosi, giornalisti ed esperti – che insistevano sul fatto che i terroristi erano motivati da ragioni diverse da quelle espresse chiaramente da loro e dal loro leader Osama Bin Laden. Così l’islam aveva un alibi.

Questo tentativo di scusarli non era soltanto accondiscendente nei confronti dei musulmani. Dava anche a molti occidentali la possibilità di rannicchiarsi nel negazionismo. Prendersela con gli errori di politica estera degli Stati Uniti era più facile che contemplare la possibilità che fossimo di fronte a una guerra religiosa. Abbiamo assistito a una tendenza simile nelle ultime settimane: milioni di persone simpatizzanti con i cittadini di Gaza hanno cercato di giustificare gli attacchi terroristici del 7 ottobre come una risposta alle politiche del governo israeliano.

Quando lessi la lezione di Russell, la mia dissonanza cognitiva iniziò ad alleviarsi. Fu un sollievo poter adottare un atteggiamento scettico nei confronti della dottrina religiosa, abbandonare la mia fede in Dio e dichiarare che non esisteva alcuna entità del genere. Meglio ancora, potevo rifiutare l’esistenza dell’inferno e il pericolo della punizione eterna.

L’affermazione di Russell secondo cui la religione si basa principalmente sulla paura risuonò dentro di me. Avevo vissuto troppo a lungo nel terrore di tutte le orribili punizioni che mi aspettavano. Mentre avevo abbandonato tutte le ragioni razionali per credere in Dio, la paura irrazionale del fuoco dell’inferno era ancora presente. La conclusione di Russell era quindi un sollievo: “Quando muoio, marcirò”.

Per capire perché sono diventata atea vent’anni fa, dovete prima capire che tipo di musulmana ero stata. Ero adolescente quando i Fratelli musulmani penetrarono nella mia comunità a Nairobi, in Kenya, nel 1985. Non credo di aver mai compreso la pratica religiosa prima dell’arrivo dei Fratelli. Avevo sopportato i rituali delle abluzioni, delle preghiere e del digiuno ritenendoli noiosi e senza scopo.

I predicatori dei Fratelli musulmani cambiarono tutto. Articolarono una direzione: la retta via. Uno scopo: lavorare per l’ammissione nel paradiso di Allah dopo la morte. Un metodo: il manuale d’istruzioni del Profeta sui doveri e sui divieti – l’haram e l’halal. Come supplemento dettagliato al Corano, gli hadith spiegavano come mettere in pratica la differenza tra giusto e sbagliato, tra  bene e male, tra Dio e il diavolo.

predicatori dei Fratelli non lasciavano nulla all’immaginazione. Ci diedero una scelta. Sforzarsi di vivere secondo le regole del Profeta e raccogliere le gloriose ricompense nell’aldilà. Su questa terra, nel frattempo, il più grande risultato possibile era morire da martiri per il bene di Allah.

Al contrario, indulgere nei piaceri del mondo significava attirarsi l’ira di Allah e condannarsi a una vita eterna nel fuoco dell’inferno. Alcuni dei “piaceri mondani” che essi condannavano includevano leggere i romanzi, ascoltare la musica, il ballo e andare al cinema – ero imbarazzata ad ammettere che adoravo il cinema.

La qualità più sorprendente dei Fratelli musulmani era la capacità di trasformare me e i miei coetanei da credenti passivi in attivisti, quasi dall’oggi al domani.

Gli anni con i Fratelli musulmani, le istruzioni del Profeta  e l’odio speciale riservato agli ebrei. “L’unica risposta credibile” alle minacce che incombono sulla civiltà occidentale sta “nel nostro desiderio di difendere l’eredità della tradizione giudaico-cristiana”

Non dicevamo solamente cose o pregavamo per qualcosa: facevamo qualcosa. Noi ragazze indossavamo il burka e avevamo rinunciato alla moda e al trucco occidentali. I ragazzi coltivavano la loro barba il più possibile. Indossavano il tradizionale abito bianco, simile a un vestito, indossato nei paesi arabi o facevano accorciare i pantaloni sopra le caviglie. Operavamo in gruppo e offrivamo volontariamente i nostri servizi ai poveri, agli anziani, ai disabili e ai deboli. Esortavamo i musulmani a pregare e chiedevamo ai non-musulmani di convertirsi all’islam.

Durante le sessioni di studio islamico, condividevamo con il predicatore responsabile della sessione le nostre preoccupazioni. Per esempio, cosa dovevamo far con gli amici che amavamo e ai quali eravamo fedeli, ma che rifiutavano di accettare la nostra dawa (l’invito alla fede)? In risposta, ci veniva ricordata continuamente la chiarezza delle istruzioni del Profeta. Ci veniva detto senza mezzi termini che non potevamo essere fedeli ad Allah e Maometto se mantenevamo anche amicizia e lealtà verso gli increduli. Se essi rifiutavano esplicitamente la nostra chiamata all’islam, dovevamo odiarli e maledirli.

Qui, un odio speciale era riservato per una categoria particolare di increduli: gli ebrei. Maledivamo gli ebrei più volte al giorno e esprimevamo orrore, disgusto e rabbia per la lista di presunte offese che avevano perpetrato. L’ebreo aveva tradito il nostro Profeta. Aveva occupato la Santa Moschea di Gerusalemme. Continuava a diffondere corruzione nel cuore, nella mente e nell’anima.

A questo punto, a chi aveva attraversato una formazione religiosa del genere, l’ateismo sembrava parecchio allettante. Bertrand Russell offriva una via di fuga semplice e senza costi da una vita insopportabile di auto-negazione e molestie verso gli altri. Per lui, non c’era una prova credibile dell’esistenza di Dio. Russell argomentava che la religione era radicata nella paura: “La paura è la base di tutto – paura dell’oscuro, paura della sconfitta, paura della morte”.

Diventando atea, pensavo di perdere quella paura. Ho trovato anche un nuovo gruppo di amici, completamente diverso dai predicatori dei Fratelli musulmani. Più trascorrevo tempo con loro – persone come Christopher Hitchens e Richard Dawkins – più mi sentivo sicura di aver fatto la scelta giusta. Gli atei erano intelligenti. Erano anche molto divertenti.
E allora, cosa è cambiato? Perché ora mi definisco cristiana?

Parte della risposta è globale. La civiltà occidentale è minacciata da tre forze diverse ma correlate: la rinascita dell’autoritarismo delle grandi potenze e dell’espansionismo sotto forma del Partito comunista cinese e della Russia di Vladimir Putin; la crescita dell’islamismo globale, che minaccia di mobilitare una vasta popolazione contro l’occidente; e la diffusione virale dell’ideologia woke, che sta minando la fibra morale della prossima generazione.

Cerchiamo di respingere queste minacce con strumenti moderni e laici: militari, economici, diplomatici e tecnologici per sconfiggere, corrompere, persuadere, placare o sorvegliare. Eppure, a ogni round di conflitti, perdiamo terreno. O stiamo esaurendo le risorse finanziarie – il nostro debito nazionale è di decine di trilioni di dollari – o stiamo perdendo il nostro vantaggio nella corsa tecnologica con la Cina.

Ma non possiamo combattere queste formidabili forze a meno che non riusciamo a rispondere alla domanda: cosa ci unisce? La risposta “Dio è morto!” sembra insufficiente. Anche il tentativo di trovare conforto nell’“ordine internazionale liberale basato sulle regole” sembra inadeguato. L’unica risposta credibile, credo, risiede nel nostro desiderio di difendere l’eredità della tradizione giudaico-cristiana.

Questa eredità consiste in un elaborato insieme di idee e istituzioni progettate per salvaguardare la vita umana, la libertà e la dignità: dallo stato-nazione e lo stato di diritto alle istituzioni della scienza, della salute e dell’apprendimento. Come ha dimostrato Tom Holland nel suo meraviglioso libro “Dominion”, tutte le libertà apparentemente secolari – del mercato, di coscienza e di stampa – hanno le loro radici nel cristianesimo.

Così, ho capito che Russell e i miei amici atei confondevano il dito con la luna. La luna è la civiltà costruita sulla tradizione giudaico-cristiana; è la storia dell’occidente, difetti compresi. La critica di Russell alle contraddizioni nella dottrina cristiana è seria, ma è anche troppo limitata nel suo campo d’azione.

Per esempio, tenne quella sua lezione in una stanza piena di (ex o almeno dubitanti) cristiani in un paese cristiano. Pensate a quanto fosse una cosa unica quasi un secolo fa e a quanto questo sia ancora raro nelle civiltà non occidentali. Un filosofo musulmano potrebbe tenere un discorso davanti a qualsiasi uditorio di un paese musulmano – allora come oggi – una conferenza dal titolo “Perché non sono un musulmano”? Un libro con quel titolo esiste, lo ha scritto un ex musulmano. Ma l’autore lo ha pubblicato in America con lo pseudonimo Ibn Warraq. Sarebbe stato troppo pericoloso fare diversamente.

Per me, questa libertà di coscienza e di parola è forse il più grande beneficio della civiltà occidentale. Non è una cosa che viene naturale agli esseri umani, ma è il prodotto di secoli di dibattito all’interno delle comunità ebraiche e cristiane. Sono stati questi dibattiti che hanno promosso la scienza e la ragione, hanno diminuito la crudeltà, soppresso le superstizioni e costruito istituzioni per ordinare e proteggere la vita, garantendo la libertà al maggior numero possibile di persone. A differenza dell’islam, il cristianesimo ha superato la sua fase dogmatica. E’ diventato sempre più chiaro che l’insegnamento di Cristo implicava non soltanto un ruolo circoscritto per la religione come una cosa separata dalla politica, ma implicava anche compassione per il peccatore e umiltà per il credente.

Eppure non sarei sincera se attribuissi la mia adesione al cristianesimo solamente al fatto che ho realizzato che l’ateismo è una dottrina troppo debole e divisiva per fortificarci contro le minacce dei nostri nemici. Mi sono rivolta al cristianesimo anche perché alla fine ho trovato insopportabile la vita senza alcun sollievo spirituale – quasi autodistruttiva. L’ateismo non è riuscito a rispondere a una domanda semplice: qual è il significato e lo scopo della vita?

Russell e altri attivisti atei credevano che con il rifiuto di Dio saremmo entrati in un’era della ragione e dell’umanesimo intelligente. Ma il “vuoto di Dio” – il vuoto lasciato dal ritiro della chiesa – è stato semplicemente riempito da un groviglio di dogmi quasi religiosi irrazionali. Il risultato è un mondo in cui culti moderni sfruttano le masse, offrendo loro motivazioni fasulle per l’esistenza e l’azione, principalmente impegnandosi in un teatro di virtue signalling in nome di una minoranza vituperata o del nostro presunto pianeta condannato. La frase spesso attribuita a G.K. Chesterton si è trasformata in una profezia: “Quando gli uomini scelgono di non credere in Dio, non credono più in nulla, diventano capaci di credere in qualsiasi cosa”.

In questo vuoto nichilista, la sfida che abbiamo davanti diventa civile. Non possiamo resistere alla Cina, alla Russia e all’Iran se non possiamo spiegare alle nostre popolazioni perché è importante farlo. Non possiamo contrastare l’ideologia woke se non possiamo difendere la civiltà che essa è determinata a distruggere. E non possiamo contrastare l’islamismo con strumenti puramente secolari. Per conquistare i cuori e le menti dei musulmani qui in occidente, dobbiamo offrire loro qualcosa di più dei video su TikTok.

La lezione che ho imparato dai miei anni con i Fratelli musulmani è stata la potenza di una storia unificante, inserita nei testi fondamentali dell’islam, per attrarre, coinvolgere e mobilitare le masse musulmane. A meno che non offriamo qualcosa di altrettanto significativo, temo che l’erosione della nostra civiltà continuerà. E fortunatamente, non c’è bisogno di cercare qualche nuova concezione new age di farmaci e meditazione. Il cristianesimo ha tutto.

Per questo motivo, non mi considero più un’apostata musulmana, ma un’atea inattiva. Naturalmente, ho ancora molto da imparare sul cristianesimo. Scopro un po’ di più in chiesa ogni domenica. Ma ho riconosciuto, nel mio lungo viaggio attraverso una selva di paura e dubbio, che c’è un modo migliore per affrontare le sfide dell’esistenza rispetto a ciò che l’islam o l’incredulità avevano da offrire.

Copyright UnHerd

Ayaan Hirsi Ali è nata a Mogadiscio nel 1969, ha la cittadinanza olandese ma vive da diversi anni negli Stati Uniti. Scrittrice e attivista che si batte per i diritti umani e per i diritti delle donne, il suo ultimo libro, non ancora tradotto in italiano, è “Prey. Immigration, islam and the Erosion of  Women’s Right”.  

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Ringraziamenti

Ciao padre Livio, ti ringrazio con tutto il cuore, per la tua
fortissima fede, il tuo coraggio, la tua indefettibile
energia, il tuo incrollabile sostegno. Sei una bomba di bene nelle mani
della Madonna. Grazie, grazie infinite.
Da te ricevo forza anch’io, per irrobustire la mia fede, certa, ma
fiacca.

Ti abbraccio e prego per te, ti saluto cordialmente.
Donatella

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