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"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

L’ecologia, vittima della guerra russa

La taiga brucia oltre gli Urali, i fiumi di Tjumen e della regione di Mosca sono pieni di pesci morti e si verificano sversamenti di petrolio nella parte russa del Mar Nero. Mentre un’indagine su vasta scala ha identificato 1.497 persone accusate di tradimento e spionaggio in Russia per azioni legate alla protezione dell’ambiente.

di Stefano Caprio – Asia News

22 agosto 2026

L’ambiente sta diventando sempre più vittima di obiettivi militari ed economici, commenta l’esperta di ecologia Mariana Toročišnikova su Radio Svoboda. Le ultime settimane in Russia sono sembrate un film catastrofico, solo senza effetti speciali, perché “tutto sta accadendo davvero”. La taiga brucia oltre gli Urali, i fiumi di Tjumen e della regione di Mosca sono pieni di pesci morti e si verificano sversamenti di petrolio nella parte russa del Mar Nero. La natura sta diventando una vittima, scrivono gli autori del rapporto di Greenpeace International “L’impero dei combustibili fossili”, osservando che dallo scoppio della guerra con l’Ucraina fino al 40% del bilancio russo è destinato al complesso militare-industriale, mentre i finanziamenti per numerosi programmi di protezione ambientale sono stati tagliati.

L’indebolimento delle politiche ambientali, in un contesto di crisi climatica e di espansione dell’agricoltura, sta destabilizzando gli ecosistemi naturali della Russia. Allo stesso tempo, il numero di incendi boschivi è in aumento e il disboscamento sta colpendo sempre più le foreste intatte e selvagge, soprattutto in Siberia e nell’Estremo Oriente. Secondo gli esperti di Greenpeace, ciò minaccia non solo il futuro della Russia stessa, ma anche la stabilità globale, in quanto accelera la crisi climatica e contribuisce alla perdita di biodiversità. Come se non bastasse, i servizi russi dell’Fsb si creano nuovi nemici in campo ecologico, e i casi in cui viene considerata in pericolo “la sicurezza dello Stato in Russia” sono diventati un sistema di produzione di massa. La corrispondente di Verstka, Julia Selikova, racconta di un’indagine su vasta scala che ha identificato 1.497 persone accusate di tradimento e spionaggio, per azioni legate alla protezione dell’ambiente.

Anche l’ecologo Vladimir Slivjak ha parlato in una trasmissione televisiva di come la guerra influenzi il clima e l’ambiente, affermando che “la Russia è un Paese enorme che influenza profondamente il clima, è uno dei maggiori inquinatori al mondo, uno dei cinque Paesi che inquinano maggiormente l’atmosfera”. Quando si parla di cambiamenti climatici, dell’enorme quantità di emissioni a livello globale e del conseguente cambiamento e riscaldamento del clima, la Russia gioca un ruolo chiave; naturalmente, la guerra in Ucraina sta portando a emissioni di gas serra significativamente più elevate rispetto al passato. Nel frattempo, la Russia è completamente assente dagli sforzi globali per ridurre le emissioni di gas serra.

Le fuoriuscite di petrolio, ad esempio, sono una diretta conseguenza della guerra iniziata dalla Russia in Ucraina. Quest’anno si sono già verificati diversi incidenti di grave entità, e nel 2024 si è registrata la più grande fuoriuscita di petrolio della storia nel mar Nero. Il mar Nero abbraccia diversi Paesi, non solo la Russia, ed è evidente che se questo mare viene danneggiato, le conseguenze si ripercuoteranno su tutti i Paesi che si affacciano sulle sue coste. Quando un Paese grande e industrializzato è retto da un regime autoritario, se il presidente di quel Paese perde il controllo le conseguenze dal punto di vista ambientale sono davvero gravissime. E non solo dal punto di vista ambientale, ovviamente, come afferma Slivjak: “dicono che il clima stia cambiando, che la colpa sia della guerra, che la Russia sia direttamente o indirettamente responsabile, che per questo abbiamo ondate di calore, temporali secchi, incendi boschivi… ma le foreste non bruciavano anche prima della guerra? Credo di sì, e quasi ogni anno dicevano che c’erano stati più incendi rispetto agli anni precedenti. È compito dello Stato dire che dobbiamo ricostruire le nostre vite, perché in futuro ci saranno ancora più problemi a causa dei cambiamenti climatici”.

I cambiamenti climatici sul pianeta non sono iniziati oggi, e certamente non sono iniziati perché la Russia ha iniziato la guerra in Ucraina. Sono in atto da molto tempo, ma ora stanno accelerando su tutto il pianeta, e si stanno verificando un gran numero di disastri naturali. Nel 2010 ci fu un’ondata di calore durante la quale le foreste intorno a Mosca bruciarono, avvolgendo tutto nel fumo; all’epoca, i climatologi affermavano che le ondate di calore si verificassero circa una volta ogni 10 anni. Guardando all’Europa negli ultimi quattro anni, tre di questi hanno registrato temperature estive da record, tre delle quali sono state caratterizzate da intense ondate di calore, ognuna delle quali è costata all’economia europea centinaia di miliardi di euro.

Questo fenomeno non si avverte solo in Europa o in Russia; si avverte in tutto il mondo, anche se si manifesta in modalità leggermente diverse. In alcune zone si tratta di siccità, in altre di inondazioni, in altre ancora si stanno diffondendo nuove malattie infettive perché gli agenti patogeni che le causano si stanno spostando più a nord. In precedenza, in alcune regioni faceva troppo freddo, ma ora la temperatura media globale è salita a un livello tale da renderle confortevoli, e le popolazioni del nord stanno iniziando a contrarre malattie che prima si riscontravano solo al sud, in Africa e così via. Purtroppo, le previsioni sui cambiamenti climatici sono molto negative, e pare che non si possa fare nulla per fermare questo processo: si può soltanto adattarsi, riducendo le emissioni di gas serra per evitare che il clima diventi ancora più catastrofico in futuro. Si tratta soprattutto di preoccuparsi delle generazioni future.

Come afferma Toročišnikova, se si riuscisse a ridurre oggi le emissioni di gas serra derivanti dalla combustione di combustibili fossili, ovvero carbone, petrolio e gas, nella seconda metà di questo secolo “probabilmente non sarà più necessario indossare tute protettive per uscire di casa”, e il clima sarà ancora relativamente mite. L’alternativa è che dopo il 2050-2060 “le persone non potranno più uscire di casa, avranno bisogno di tute protettive e tute spaziali, perché l’ambiente esterno sarà completamente ostile, impossibile da sopportare”. A questo si aggiungono la fame, la mancanza di acqua potabile e le epidemie, un quadro terrificante che si deve alleviare facendo tutto il possibile.

La giornalista cerca di immaginare le reazioni delle persone, “ti chiederanno: quali prove hai? Perché ci spaventi? All’inizio del secolo scorso, anche gli scrittori di fantascienza scrivevano che entro la fine del XX secolo le persone avrebbero indossato tute spaziali e gli alberi non sarebbero più cresciuti, invece tutto cresce e fiorisce”, e quindi si chiede perché la gente non creda a queste previsioni di ecologi, climatologi e scienziati. Ricordando l’evoluzione della civiltà industriale, il progresso scientifico e tecnologico portò l’umanità a bruciare enormi quantità di carbone, petrolio e gas. Alla fine del XIX secolo, si trattava principalmente di carbone, nel XX secolo di petrolio e gas, e ora di tutti questi insieme, e questo ha portato a un’enorme quantità di gas serra che si immette nell’atmosfera, creando un effetto serra e riscaldando la Terra.

Questo accadeva quando le generazioni degli antenati erano ancora abituate a seminare in un momento e a raccogliere in un altro, abituate a determinate condizioni climatiche, ma poi tutto cambia in modo tale che il raccolto va perduto, e non c’è più niente da mangiare. “E andrebbe bene se questo accadesse in un solo posto: si può comprare altrove, ma quando questo accade in tutto il pianeta, non c’è più nessuno da cui comprare, i prezzi iniziano a salire e l’instabilità inizia a crescere”, ammonisce Toročišnikova. I rifugiati climatici stanno già comparendo, perché in molte zone si sta verificando la desertificazione, le dimensioni dei deserti si stanno espandendo, la quantità di terra fertile si sta riducendo. Questo crea naturalmente nuovi focolai di tensione, principalmente nei Paesi più sviluppati e anche in Russia, si assiste a crisi migratorie in Europa e altrove, ma “questa è solo la punta dell’iceberg, il meglio deve ancora venire”, afferma l’esperta.

Ora ci sono le inondazioni a Tjumen, dove non c’è acqua pulita, e la gente si lamenta su Instagram di come lavarsi con acqua che puzza di feci. Le inondazioni in Siberia saranno sempre più gravi, e la siccità sarà molto più intensa; il Reno e il Danubio sono già estremamente bassi, e rischiano di prosciugarsi completamente. Bisogna cercare di adattarsi, cambiando le catene di approvvigionamento, le strutture del trasporto merci, dell’approvvigionamento energetico, perché si vedono centrali nucleari che producono ancora molta energia e chiudono perché l’acqua si sta riscaldando troppo, e non riesce più a raffreddare i reattori. E soprattutto, bisogna smettere di inquinare il mondo con la guerra, cosa che al Cremlino non riescono a capire.

Papa Leone XIV: “Tutto ciò che siamo e abbiamo è dono di Dio”

L’incontro nella cattedrale di Rimini e la Santa Messa al porto

Di Antonio Tarallo

Rimini, sabato 22 agosto 2026, 19:03 (ACI Stampa).

Un momento di commozione, vero, profondo, umano, quello vissuto nel tardo pomeriggio di oggi – prima della celebrazione eucaristica nel Porto di Rimini – con gli ammalati, i disabili ei poveri assistiti dalla Caritas presso la cattedrale di Rimini. Il papà è vicino a chi soffre ea chi aiuta ad alleviare le loro sofferenze. Una presenza, quella di papa Prevost, apprezzata dal vescovo di Rimini, Monsignor Nicolò Anselmi, che ha riservato al pontefice parole di grande gratitudine. Lo sguardo del presule si apre allora alle persone che sono riunite in questo luogo sacro: “Intorno a lei ci sono fratelli e sorelle che stanno attraversando un periodo impegnativo della loro vita, una salita ripida del pellegrinaggio: malati, disabili, persone che stanno facendo un percorso di liberazione dalle dipendenze, fratelli e sorelle che in carcere si stanno preparando a rientrare presto nella società, amici e amiche in difficoltà economiche, spirituali, psicologiche; siamo qui insieme ai loro familiari ea chi è loro particolarmente vicino: amici, personale medico, infermieri, operatori socio sanitari, educatori”. Tutti assieme con il pontefice. 

Un discorso che commuove papa Prevost e che lo spinge a pronunciare alcune parole che fanno da contraltare a quelle del presule e che rimarranno indelebili nella memoria dei presenti: “Il Signore Gesù, quando incontrava persone malate, o con disabilità, o povere, le accoglieva e le metteva al centro, per guarirle, per restituire loro una vita secondo la loro dignità. Così mostrava a tutti i segni dell’amore di Dio, della sua infinita misericordia. E poi queste persone, guarite e risollevate da Gesù, spesso lo seguivano ed entravano a far parte della comunità dei discepoli”. E aggiunge: “Così dobbiamo fare anche noi: lasciarci guarire da Gesù, lasciarci perdonare, convertire, e poi camminare insieme nella sua Chiesa, la comunità che Lui ha formato per portare a tutti il ​​Vangelo della sua vittoria sul peccato e sulla morte”.

Le parole, invece, che papa Leone XIV riserva all’omelia della celebrazione liturgica, celebrata nel Porto di Rimini, sono parole che commentano il Vangelo letto durante la Liturgia della Parola. Le immagini sono suggestive: il palco che è stato adibito è una magnifica scenografia con dietro altrettanto suggestiva e affascinante scenografia naturale, il mare. Azzurro, così come il cielo che si ammanta di ambra per il tramonto che scende su Rimini. Sopra il palco, è stata posto il  quadro originale della  Madonna della Misericordia , Patrona della città: immagine custodita dai  Missionari del Preziosissimo Sangue  nel  Santuario della Madonna della Misericordia in Santa Chiara. 

La pagina del  Vangelo di Matteo: da questa pagina in cui Gesù domanda ai discepoli “Voi, chi dite che io sia?” papa Leone XIV comincia la sua omelia.E, nella stessa pagina, èPietro a rispondere “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Una risposta a cui siamo chiamati ad unirci: dobbiamo anche noi, infatti, “rinnovare la stessa professione di fede: siamo qui perché crediamo che Gesù è il Messia, il Figlio eterno del Padre”.

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Parla poi di una Chiesa che deve “servire”, papa Leone XIV. E lo fa ispirandosi alla figura di san Pietro. La Chiesa, oggi, come lui deve “servire”: ognuno secondo il proprio stato, “secondo la sua specifica chiamata”. E ricorda, in merito, alcune parole di don Oreste Benzi: “La nostra vocazione consiste nel lasciarci conformare a Cristo povero, a Cristo servo, a Cristo che espia il peccato del mondo, a Cristo, l’Uomo Dio incarnato che vive in mezzo a noi in una forma di condivisione diretta a partire dagli ultimi”. Papa Leone, allora, continua nella sua omelia facendo riferimento alla Prima Lettura, quella del profeta Isaia  che ha parlato di Sebna che “per ambizione aveva cominciato ad abusare dell’autorità conferitagli, accumulando ricchezze per sé e per la sua cerchia di amici e parenti e spadroneggiando sulle persone. Aveva dimenticato che la cosa più importante dell’avventura in cui il suo Signore lo aveva coinvolto, non erano i mezzi economici e il potere, ma la possibilità, attraverso di essi, di promuovere un disegno di rinascita per il bene di tutta la comunità”. Per questo motivo venne destituito e la sua missione affidata a Eliakim, “uomo onesto e libero da condizionamenti, solido nella sua rettitudine”, così lo definisce papa Leone XIV.

E aggiunge: “Il messaggio è chiaro: tutto ciò che siamo e abbiamo è dono di Dio, affidatoci perché, nelle sue mani, possiamo essere gli uni per gli altri, strumenti di salvezza nella giustizia, a partire dai luoghi e dalle persone con cui viviamo e lavoriamo ogni giorno, per rivolgerci, con un cuore grande e aperto, al mondo intero”. Fa riferimento ai disegni di Dio – questo il riferimento alla Seconda Lettura, la pagina di san Paolo di Tarso – che rimangono imperscrutabili “non per la complessità dei suoi ragionamenti, ma per l’immensità disarmante del suo amore”.

E concludono: “Dio è semplice, perché è pura carità, e chiama anche noi ad amare con un cuore simile al suo, conformando alle sue vie le nostre vie e ai suoi pensieri i nostri pensieri”. Infine, un pensiero alla terra che lo ha ospitato oggi, Rimini e la costa adriatica. Parla della gente di questa terra che ha sempre dimostrato nel corso della storia “onestà, gratuità, benevolenza”. Ma aggiunge: “Il mondo in cui viviamo offre tante forme di svago, alcune delle quali, però, portano piuttosto alla dispersione e alla rovina che non a un vero “tornare in sé”, e lasciano il vuoto nel cuore. C’è chi le chiama “evasione”, come se la vita ordinaria fosse una prigione da cui fuggire. Ma noi sappiamo che il luogo più vero in cui trovare ristoro, in cui incontrare Dio per incontrarci davvero tra noi, non è fuori, nel caos, ma dentro di noi, nel profondo dell’anima. Come comunità cristiana siamo chiamati dunque in modo speciale a coltivare tale esperienza ea trasmetterla, nell’apertura e nell’ospitalità personale e delle strutture, nella cura e nel raccoglimento delle chiese, nella predisposizione all’aiuto e alla carità”.

🟢 PADRE LIVIO – GESU’ CI INSEGNA A VIVERE – Puntata 2

Preghiera prima del riposo

Nostra Signora, Madre di Gesù
Mentre prego il Santo Rosario,intercedi per la nostra famiglia, per la nostra casa, per i malati, per coloro che soffrono e si sentono soli.
Dove c’è paura, possa Dio concedere fiducia.
Dove c’è tristezza, possa il conforto venire.
Dove c’è conflitto, possa la pace nascere.
Dove c’è disfatto, possa la speranza essere rinnovata.
Signora nostra, Regina nostra,prega per noi.

🟢LIVE IN RADIOVISIONE: <:::::::::::::>——+ #ROSARIO PER LA #PACE 🕊️COI GIOVANI DI RADIO MARIA

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🟢LIVE🟢PELLEGRINO A QUATTRORUOTE – itinerari con Padre Livio – puntata 36 – PELLEVOISIN II Parte

Il Papa al Meeting: opporre la misericordia al falso realismo che riarma menti e nazioni

Leone XIV parla alla platea della 47ª edizione della kermesse di Rimini ed esorta a “invertire la rotta” e “riaccendere sogni e visioni” non soffiando solo sul “fuoco della stanchezza e disperazione”. È giunta “l’ora della responsabilità”, afferma il Pontefice: “Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo”. Ai giovani: “Mettetevi in gioco!”

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

Sì, cari amici, è l’ora della responsabilità, specialmente per chi molto ha ricevuto da una millenaria tradizione di fede che si fa cultura

C’era la guerra, la Guerra Fredda, il 29 agosto del 1982 quando San Giovanni Paolo II solcava il palco della Fiera di Rimini per partecipare all’allora terza edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli. Un’intuizione del fondatore di Comunione e Liberazione, don Luigi Giussani, non rimasta “enclave” del movimento ma divenuta nel tempo “crocevia per la Chiesa e per la società”, “incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini”.

E c’è la guerra, anzi, ci sono le tante guerre – piccole, grandi, “a pezzi” –, insieme alle crisi, alle divisioni, le ideologie, le disuguaglianze, i disastri ambientali e i “business della morte”, ora che un Pontefice, Leone XIV, torna a parlare alla multiforme platea della kermesse riminese. Politici, artisti, leader religiosi, rappresentanti di istituzioni o della società civile, giovani, volontari, testimoni, sono tutti riuniti all’interno del Grande Auditorium nel segno di quell’“amicizia”, appunto, che in questo tempo di lacerazioni è valore non scontato. Sono circa 20 mila (altre 55 mila persone sono dentro la Fiera) e accolgono il Papa con un lungo applauso che lascia poi il posto ad un fermo silenzio che pervade tutti i padiglioni, una volta preso il microfono.

L’ora della responsabilità

Smascherare le ingiustizie

Erano attese da mesi le parole del Successore di Pietro, ponte e punto di riferimento per la Chiesa e il mondo. Lui, Leone, propone al Meeting un discorso/ appello di ampio respiro che guarda all’attualità di quest’umanità chiamata a una “inversione di rotta”, resa “convincente e credibile” dall’opera di “pionieri coraggiosi”.

Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte. A partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo, smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo

Il Papa al Meeting di Rimini

Il Papa al Meeting di Rimini (@VATICAN MEDIA)

L’amore che muove il mondo

“Non ci sia soltanto chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni!”, dice il Papa dal palco, lasciando a chi lo ascolta un comando: l’Amore, quello che “move il sole e l’altre stelle” come scriveva Dante nell’ultimo verso della Divina Commedia che dà il titolo alla 47ª edizione dell’evento.

Più volte il Sommo Pontefice richiama il Sommo Poeta nel suo discorso in cui cita il Concilio, don Giussani e i predecessori Francesco, Benedetto XVI e, naturalmente, Giovanni Paolo II che già 44 anni fa aveva compreso “la profezia” di un simile appuntamento: “Già solo il pronunciare queste parole rallegra il cuore: Incontro! Incontro di amicizia”! Amicizia tra i popoli! Parole che acquistano un particolare significato in queste ore, spesso drammatiche, della storia del mondo”.

Le persone prima dei confini e delle istituzioni

Leone fa sue le parole del Papa polacco: “Anche oggi la pace è custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi”, sottolinea, esortando – sulla scia della Fratelli tutti – a “coltivare l’amicizia sociale” così da riconoscerci “nella dignità di figli di Dio” che accomuna tutti gli esseri umani, “al di là di ogni diversità, separazione o conflitto”.

Possiamo immedesimarci l’uno nell’altro, ascoltarci e diventare amici, tra persone e quindi anche tra popoli. Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone

Il realismo della misericordia

È la forza dell’amore, l’amore che “muove” e che dai tempi di Dante “non è scomparso, non ha perso vigore, né intensità”, sebbene rimanga “volentieri silenzioso, a differenza delle forze rumorose che sconvolgono la terra, il cielo e tutte le creature”, evidenzia il Papa, richiamando l’insegnamento dei Papi sulla “Misericordia”. “Il male non si combatte col male – aggiunge -. Come in cielo, così in terra l’amore è la legge della vita, il metodo della redenzione, del Messia crocifisso”.

Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità. Il peccato esiste, certo, ma più forte è l’amore redentore di Cristo, che ci impegna a purificare pensieri, interessi, abitudini, frequentazioni, progetti, investimenti – ogni aspetto della vita – da tutto ciò che la cultura della potenza ha inquinato

È dunque “un’autentica conversione di popolo” quella che domanda il Papa. Quanti sono seduti nell’Auditorium con le loro competenze, responsabilità e risorse possono mettersi davvero al servizio e accompagnare l’umanità sulla strada giusta: non quella che “sfrutta la divisione, l’alienazione e la disperazione”, bensì quella che “serve il Regno di Dio e la sua giustizia”.

Leone XIV durante il suo discorso alla Fiera di Rimini

Un disegno che attraversa la storia

“In un mondo attraversato da tante manovre che puntano a conquistare mercati e spazi di influenza, spesso rivestite da retoriche rassicuranti e costruzioni ideologiche seducenti, il nostro cuore avverte il bisogno di scoprire un disegno diverso, sapiente e benevolo, simile a quello che Maria contempla nel Magnificat”, afferma Papa Leone. Questo disegno di misericordia attraversa la storia anche oggi, dentro “i passaggi più rapidi e inquieti segnati dagli algoritmi e dalle reti globali” e diventa “la bussola per un’esistenza evangelica nell’era digitale”.

Appello ai giovani

Una “responsabilità”, il Papa la invoca pure per il vasto mondo educativo, oggi sempre più a “rischio”. E una parola la rivolge a giovani, presenti in gran numero come volontari: “Siete segno che il futuro è una promessa, non una minaccia!”, scandisce Leone. “Mettetevi in gioco! Apritevi a una vera cattolicità, allargando i vostri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta”, esorta il Vescovo di Roma.

Contrastate ciò che vorrebbe allontanarvi da fratelli e sorelle di culture, sensibilità e provenienze diverse, specialmente dai più poveri. Uscite, invece, incontro a tutti!  Ad ogni latitudine, in particolare ai margini e fra coloro che soffrono, troverete chi è già pronto a costruire la civiltà dell’amore

Papa Leone ai ragazzi del Meeting: la comunione nel mondo comincia da voi giovani

Risveglio della fede

Nessuno deve permettersi di sminuire la parola “amore” che, rimarca il Papa, “è il nome stesso di Dio: Dio è amore”. E “nell’amore non c’è mai costrizione, indottrinamento; mai seduzione, inganno, arruolamento. C’è amore solo nella libertà, nel confronto vivo, nel dono generoso di sé”.

Questa stessa libertà è il motore del risveglio della fede di tanti giovani: “Oggi il mondo sembra stupirsi della vostra adesione a Cristo, dell’attrazione che sentite per Lui e per la sua Parola, della vostra appartenenza alla Chiesa”, annota Leone. Ma non è “una questione di numeri, sebbene commuovano le migliaia di vostri coetanei che chiedono il Battesimo in società considerate tra le più secolarizzate del mondo”. “È una questione di libertà: la verità si incontra solo nella libertà”, afferma Leone XIV. E la Chiesa stessa, come diceva Benedetto XIV, “non fa proselitismo” ma “si sviluppa piuttosto per attrazione”.

“Amate sempre la Chiesa!”

“Amate sempre la Chiesa!”, aggiunge ancora il Papa, facendolo ripetere ancora una volta: “Amate sempre la Chiesa!”.

“Amate e preservate l’unità della compagnia attraverso la quale Cristo vi ha raggiunti e vi attrae a sé”, dice, questa volta rivolgendosi agli aderenti a Comunione e Liberazione. “Anche i momenti difficili possono essere momenti di grazia e possono essere momenti di rinascita”. L’invito è ad “imparare ad ascoltarci a vicenda”, perché dono dell’ascolto “spesso si è perso in alcuni settori della Chiesa”. Ascolto della Parola di Dio, ascolto reciproco, ascolto della saggezza in uomini e donne, membri della Chiesa e quanti sono alla ricerca della verità, indica il Papa.

Il Papa parla alla 47.ma edizione del Meeting di Rimini

Sinodalità

La via è, dunque, quella della “sinodalità”, che “non è il nome di un processo, ma la natura di un popolo che nell’amicizia e nell’incontro con l’altro avverte di appartenere a Dio solo”.

Allora l’autorità si converte in servizio, che onora le diversità e ne facilita l’armonia

“Questo stile costituisce in quest’epoca travagliata un vero e proprio segno dei tempi”, osserva il Papa. “Testimoniamo che ogni carisma è per l’utilità comune, che ogni ricchezza si moltiplica se condivisa, che ogni paura può essere superata: dobbiamo renderlo tangibile, credibile, desiderabile”.

LA GIORNATA DI PAPA LEONE

PAPA LEONE A SAN MARINO

PAPA LEONE AL METTING DI RIMINI

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

Pensieri sui Vangeli Festivi: XXI Domenica del Tempo Ordinario – di Padre Livio

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