NOTIZIE SULLA TRAGICA SITUAZIONE DAL PRESIDENTE DI RADIO MARIA VENEZUELA
ABBIAMO APERTO UNA CLESSIDRA SPECIALE PER DARE LA POSSIBILITA’ AI NOSTRI ASCOLTATORI DI DARE IL LORO AIUTO.
FRA LE COSE ASSOLUTAMENTE PIU’ URGENTI C’E’L’INVIO DI GENERATORI DI CORRENTE
PARTECIPATE NUMEROSI ATTRAVERSO RADIO MARIA ITALIA
🔴DA RADIO MARIA VENEZUELA
Un saluto molto affettuoso e pieno di fede a tutti i nostri fratelli di Radio Maria. Vi parla Luis Guerrero, presidente di Radio Maria Venezuela. Desidero trasmettere queste informazioni anche a nome di tutto il consiglio direttivo e di tutti i collaboratori che operano in Radio Maria Venezuela. Per portare un po’ di tranquillità a tutta Radio Maria, desidero comunicarvi che il personale di Radio Maria Venezuela, i nostri volontari e le loro famiglie stanno bene e sono al sicuro. Ringraziamo Dio e la protezione della nostra Madre. Per quanto riguarda le infrastrutture, la nostra sede principale non ha subito danni strutturali. Tuttavia, registriamo alcuni danni minori nel sito in cui si trova il nostro trasmettitore, motivo per cui siamo attualmente fuori onda con il segnale in chiaro. Ciò è dovuto alla mancanza di energia elettrica, poiché il trasformatore che alimenta direttamente il trasmettitore ha subito gravi danni. Trattandosi di un intervento specializzato, dipendiamo esclusivamente dai tecnici della corporazione elettrica statale per la riparazione. Tuttavia, data la forte commozione nazionale e l’emergenza generale in cui si trova il Paese, sappiamo che potrebbe volerci del tempo prima che questa richiesta venga soddisfatta. Nel frattempo, continuiamo a trasmettere e ad accompagnare il nostro popolo unicamente attraverso la nostra pagina web e l’applicazione per telefoni cellulari.
Come saprete, il nostro Paese è stato colpito da un evento sismico storico e devastante: un doppio terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5 ha scosso con estrema violenza il territorio nazionale. La situazione generale è delicata. Si registrano centinaia di vittime, migliaia di feriti e diversi dispersi a livello nazionale, e le repliche continuano a farsi sentire. La parte peggiore di questa tragedia si concentra nella regione costiera, nello Stato di La Guaira. Molte zone residenziali e turistiche vicino al mare sono state totalmente distrutte. È stato dichiarato lo stato di emergenza, poiché ci sono più di cento edifici crollati. Al momento l’accesso allo Paese è limitato; si stanno ricevendo gli aiuti internazionali, i corpi di soccorso e i volontari sono all’opera. Anche la Chiesa è presente sul campo, attiva nelle operazioni di ricerca dei sopravvissuti. In mezzo al dolore di migliaia di famiglie che hanno perso tutto o che piangono i propri cari, noi continuiamo a offrire una vicinanza intensa attraverso la preghiera. Per questo chiediamo a tutti voi, cari fratelli, di includerci nelle vostre preghiere. Preghiamo per il riposo eterno di chi ha perso la vita, per dare forza ai familiari, per i feriti e per il conforto di quanti hanno perso la casa e i propri beni. Speriamo di poter ripristinare presto il nostro segnale. Da Radio Maria Venezuela inviamo un abbraccio fraterno a tutti voi nel nostro Signore Gesù Cristo e nella nostra Santissima Madre.
Andiamo avanti, confidando sempre nella Divina Provvidenza. Ci affidiamo alle vostre preghiere e vi terremo informati su qualsiasi sviluppo. Grazie a tutti e Dio vi benedica!
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Nostra Signora di Coromoto è la patrona del Venezuela. Il suo nome non indica un luogo bensì una persona a cui è apparsa la Madonna nel 1652, il giorno 8 settembre. Si trattava di un capo indio di nome Coromoto che viveva in Venezuela, nei pressi di Guanare.
Quando l’apparizione svanì, Coromoto si ritrovò in mano un piccolo pezzo di pergamena su cui era impressa una immagine della Madonna col Bambino. Era grande non più di una moneta.
Dal 1985 questa immagine si trova nella base di legno della statua della Madonna, nel Santuario eretto a Guarane. I venezuelani sono molto legati a questo luogo sacro, un santuario dove si intrecciano storie di speranze, guarigioni e miracoli prodigiosi. Sono molte centinaia infatti i prodigi che si attribuiscono a questa straordinaria “Lourdes dell’America Latina”.
Preghiera alla Vergine del Coromoto
O Vergine del Coromoto, Madre di misericordia e Consolatrice degli afflitti, ci rivolgiamo a te in questo momento di profondo dolore. La terra ha tremato, lasciando dietro di sé distruzione, paura e lutto, e noi cerchiamo rifugio sotto il tuo manto materno.
Ti affidiamo, Madre Santissima: Le vittime del terremoto: Accoglile tra le tue braccia amorose e conducile alla pace eterna del Signore. Dona loro la luce che non tramonta. Le famiglie colpite: Consola i loro cuori spezzati, asciuga le loro lacrime e dona loro la forza e la speranza necessarie per ricostruire la propria vita. I feriti e gli sfollati: Sii la loro guarigione e il loro rifugio. Fa’ che non si sentano mai abbandonati nella prova. I soccorritori e i volontari: Guida i loro passi, proteggili dai pericoli e sostieni le loro forze mentre si spendono per aiutare il prossimo. Tu che hai portato il messaggio di fede e di riconciliazione nei momenti di difficoltà, rinnova in noi lo spirito di solidarietà e di fraterna carità. Aiutaci a essere mani che soccorrono e cuori che confortano.
Nostra Signora del Coromoto, prega per noi, proteggi le nostre case e dona al mondo la tua pace. Amen.
Miracolo fra le macerie
Radio Maria rimasta miracolosamente in piedi ma per ora manca l’elettricità
“Siate le mie mani di pace”, un toccasana per l’anima
Carissimo Padre Livio,
Desidero ringraziarla per la sua puntuale newsletter, e non solo. Le sono grato anche per i suoi editoriali così densi ed esaustivi.
Ma in particolare la voglio ringraziare per il suo ultimo libro: “Siate le mie mani di pace”, un testo molto bello, da meditare e approfondire. D’altra parte tutti i suoi libri sono come “medicine spirituali”, che ravvivano l’anima.
Padre Livio, continui così! Il bene che sta seminando nel “terreno” di Radio Maria, se lo ritroverà accreditato un giorno, il centuplo, nella vita eterna.
Le voglio bene. Prego sempre per lei.
Ave, Maria!
Donato da Milano
Caro Donato,
grazie per l’incoraggiamento. Sono contento che apprezzi il nuovo libro, che ho pensato per questi mesi estivi.
Curando l’anima ne trae beneficio anche il corpo. Quando nel cuore c’è la pace di Dio, diventiamo dei benefattori dell’umanità senza rendercene conto.
Si è aperto stamattina il secondo Concistoro straordinario del Pontificato di Leone XIV, che si tiene oggi e domani in Vaticano. Il Papa nell’intervento iniziale: “la sinodalità non è un insieme di procedure” ma “una maniera più evangelica di vivere insieme le responsabilità”.
26 giugno 2026 – Avvenire
Vaticano, 7 gennaio 2026. Papa Leone XIV presiede il Concistoro Straordinario.
Lo sguardo sul mondo, la pace, il bene comune e la sinodalità. Su questi quattro temi «tra loro profondamente collegati» papa Leone XIV ha «desiderato» che si concentrasse il lavoro dei cardinali convocati a Roma da tutto il mondo per il secondo Concistoro straordinario del suo Pontificato. Non si tratterà anzitutto «di riflettere sulla vita interna della chiesa», come ha spiegato lo stesso Pontefice stamattina nell’intervento che ha introdotto la due giorni di lavori dei porporati in aula Paolo VI. Ma le condivisioni convergeranno nelle sessioni in una sola domanda: «come possiamo aiutare oggi le nostre chiese ad annunciare il Vangelo con maggiore fedeltà libertà e credibilità?», ha specificato, prendendo la parola dopo il canto del Veni Creator Spiritus e il saluto del cardinale decano, Giovanni Battista Re. Poi ribadisce ancora il “motivo” di questa scelta. «La missione non è uno dei molti compiti della Chiesa, è la sua ragione di esistere, e proprio per questo diventa anche il criterio che orienta il nostro discernimento».
E’ un intervento “fraterno” e disteso, quello di Leone XIV ai cardinali, ma franco e determinato, che è partito ricordando anzitutto le motivazioni e lo stile del ritrovarsi insieme, senza negare le possibili difficoltà. Il suo «desiderio semplice», oltre a quello di approfondire insieme alcune questioni urgenti, è che incontri come il Concistoro aiutino il collegio cardinalizio «a imparare sempre più a lavorare insieme nel servizio della Chiesa» e a proseguire una conversazione che aiuti il Papa «nel servizio della missione». Due tra le «responsabilità» più importanti affidate ai porporati, ha sottolineato. Sono i cardinali i primi ad essere chiamati a costruire la «comunione di Cristo», ha detto ancora, «che prende forma in una chiesa sinodale nella quale tutti cooperano alla medesima missione, ciascuno secondo il proprio carisma e il proprio ministero». Non si tratta di essere «custodi di interessi particolari», dunque, «ma discepoli e testimoni del regno di Dio».
Perché la sinodalità, ha specificato più volte nel suo intervento, «non è anzitutto un insieme di procedure, come ho avuto modo di dire più volte, ma un atteggiamento, un’apertura, una disponibilità a comprendere». Anche se «talvolta è stata interpretata come una diminuzione dell’autorità, in realtà ci aiuta a comprendere più profondamente il significato dell’autorità stessa, che esiste per custodire la comunione, favorire la partecipazione di tutti e orientare il cammino comune della Chiesa». Dal Papa è arrivata la richiesta di sostenere, anche nelle proprie Chiese locali, questo «stile di discernimento ecclesiale», senza negare le difficoltà che questo comporta. Anche se questo richiede «pazienza» e «talvolta suscita interrogativi», ha detto, «sono convinto che il Signore ci stia insegnando una maniera più evangelica di vivere insieme la responsabilità che ci ha affidato».
Poi li ha incoraggiati a «vivere con convinzione» il lavoro dei gruppi, anche se per «per molti di noi non è il modo abituale di svolgere il concistoro». Eppure, ha proseguito, «anche questo fa parte del cammino lungo il quale il Signore ci sta conducendo». Perciò ha chiesto a tutti «di entrare con fiducia in questo esercizio ecclesiale». Durante l’omelia della Messa nella Basilica di San Pietro che ha aperto il Concistoro, poco prima di intervenire in aula Paolo VI, il Papa aveva ricordato anche che «la nostra collegialità fa sintesi della sinodalità alla quale tutti i battezzati partecipano», e che sinodalità e collegialità sono «forme della fraternità cristiana, che ci lega come battezzati e come vescovi». E, infatti, «l’aiuto che potrete darmi, nell’esercizio del ministero petrino, – ha aggiunto – trova in me chi chiede, non chi comanda». Perché l’autorità del primato «è propria di chi ascolta e solo perciò guida, di chi apprende e solo perciò insegna, sempre alla sequela dell’unico Maestro».
Davanti a lui, in aula Nervi, come era accaduto anche nel Concistoro di gennaio scorso, i cardinali sono seduti attorno ai tavoli rotondi, in stile “sinodale”. Qualcuno ha già il suo pc aperto per prendere appunti, altri ascoltano la traduzione delle parole del Papa, che parla in italiano, attraverso le cuffie. Nella prima sessione di lavori, iniziata stamattina dopo la meditazione biblica del cardinale Grzegorz Ryś, arcivescovo metropolita di Cracovia, come ha ricordato ancora il Papa, i cardinali «sono invitati a contemplare il mondo nel quale la Chiesa è chiamata ad annunciare il Vangelo». Perché prima di domandarsi «cosa fare» occorre «sostare davanti alla realtà guardandola con gli occhi della fede e lasciandoci interrogare dall’ascolto dei fratelli». In questo modo, aveva sottolineato ancora nell’omelia, «la testimonianza cristiana diventa profezia di un mondo nuovo, evangelizzazione e servizio, progetto culturale e sociale che promuove integralmente lo sviluppo umano», perché «mentre annuncia il Vangelo, tra gioie e persecuzioni, la Chiesa non è mai di parte: è per tutti, e a ciascuno rivolge l’identica parola di conversione e di salvezza».
Nella sessione pomeridiana, invece, saranno chiamati a riflettere «sulla cultura della potenza e sulla civiltà dell’amore». Molti cardinali, infatti, ha sottolineato Leone XIV, «provengono da zone segnate dalla guerra, dalla violenza, dalla polarizzazione sociale o religiosa, ma nessuno di noi è estraneo alle molte forme di conflitti, di sopraffazione di frattura che attraversano oggi le nostre società». Proprio per questo il discernimento «riguarda tutti e interpella la missione della chiesa, non il contesto». A supportare il confronto anche il testo dell’enciclica Magnifica humanitas, che «offre alcune chiavi preziose per leggere questo tempo». Della guerra «che non è mai degna dell’uomo, e non è mai benedetta da Dio» aveva parlato il Pontefice durante la Messa della mattina, «perché il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche».
Domani, invece, laterza sessione«approfondirà ancora la Magnifica humanitas, interrogandosi sul contributo che la Chiesa può offrire alla costruzione del bene comune», in un tempo in cui «cresce la tentazione della frammentazione e prevalgono facilmente interessi particolari». Per la Chiesa questo impegno, ha proseguito Prevost, assume la forma di «uno stile sinodale al servizio della missione del Ragno», come ricorda il n’86 dell’enciclica, aggiungendo che questo richiede attenzione al modo in cui si prendono le decisioni e si esercitano le responsabilità». L’ultima sessione invece, nel pomeriggio del 27 giugno, sarà dedicata al cammino di attuazione del sinodo, senza aprire nuovi temi, ha spiegato, ma raccogliendo le condivisioni delle diverse sessioni.
Su questo Prevost torna più volte, per rendere lo stile sinodale più condiviso possibile. «Di fronte alle ferite del mondo, alla costruzione del bene comune e alla missione della Chiesa, – continua a specificare – la sinodalità indica un modo di procedere, ascoltare, discernere, e assumere insieme la responsabilità delle scelte che il Signore ci affida». Perché «quando impariamo ad ascoltarci, a portare insieme le responsabilità, a riconoscere l’azione dello Spirito nelle diverse Chiese», non stiamo «soltanto migliorando il nostro modo di lavorare, ma stiamo diventando una Chiesa più capace di incontrare gli uomini e le donne del nostro tempo e di testimoniare loro la gioia del Vangelo».
Non da ultimo, il Papa si è rivolto ai cardinali chiedendo, come aveva già fatto nel primo Concistoro, di poter contare sul loro «appoggio, forte esplicito e pubblico». «Ho bisogno di sentirmi sostenuto da voi come da fratelli, – ha aggiunto -. Aiutatemi ad ascoltare ciò che emerge nelle Chiese, a riconoscere i segni di speranza che spesso crescono nel silenzio, ma anche a non ignorare le fatiche, le incomprensioni e le resistenze che possono rallentare il cammino». Il ministero petrino «non può essere vissuto da solo», perciò, ha concluso, il Papa ha bisogno «della vostra libertà, della vostra franchezza e della vostra lealtà».
Domani sera poi, al termine dei lavori a cui il Papa non prenderà parte, Leone XIV ascolterà gli interventi dei cardinali e interverrà di nuovo per concludere il Concistoro.