Antonio Tajani – mercoledì 2 luglio 2025 – Avvenire
La laicità dello Stato è un principio nato proprio dal cristianesimo e ciò vale naturalmente anche per la nostra grande casa comune. Però una riflessione sulle radici giudaico-cristiane va fatta
La bandiera simbolo dell’Europa
Caro Direttore, mi sto accorgendo in queste ore che basta sfiorare temi importanti come le radici giudaico-cristiane dell’Europa, per suscitare ancora una volta reazioni rabbiose. E la rabbia, si sa, rende ciechi.
Non ho scritto che la bandiera europea rappresenta semplicemente il manto azzurro della Vergine; ho detto che la bandiera europea è blu come il manto della Madonna, con le dodici stelle disposte in cerchio. Ci mancherebbe altro. La laicità dello Stato è un principio nato proprio dal cristianesimo, e per noi cristiani è importantissima. E ciò vale naturalmente anche per la nostra grande casa comune che è l’Europa. Del resto usare in questo modo un simbolo sacro sarebbe irrispettoso prima di tutto proprio verso la Vergine Maria. Questo significa però che la somiglianza fra l’immagine mariana e la bandiera europea sia casuale?
Sarebbe una ben strana coincidenza. E in effetti non è una coincidenza. Ce lo dice prima di tutto lo stesso Arsène Heitz, l’autore del bozzetto adottato dal Consiglio d’Europa l’8 dicembre 1955 (festività dell’Immacolata Concezione, ma anche questa sarà certo una coincidenza…) e poi dal Parlamento Europeo. Il disegnatore alsaziano, profondamente devoto, spiegò di essersi ispirato all’immagine della “medaglia miracolosa” che commemora le apparizioni mariane di rue du Bac a Santa Caterina Labouré nel 1830, un’immagine che portava sempre con sé. Certo, il Consiglio d’Europa e poi l’Unione Europea hanno adottato questa immagine con un significato laico, come simbolo «de la perfection et de la plénitude», come dice il testo originale francese, cioè della perfezione e della completezza.
Ma da dove nasce l’idea che il numero 12 rappresenti la perfezione e la completezza, se non dalla tradizione ebraica e cristiana? Dalle 12 tribù di Israele, ai 12 apostoli, fino all’immagine dell’Apocalisse che simboleggia Maria «nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle», nelle Sacre Scritture il numero 12 ha un valore simbolico ricorrente. Questo non significa, lo ripeto, che quarant’anni fa il Parlamento Europeo abbia voluto adottare un simbolo religioso. Ha però un significato molto più importante: dimostra quanto e come le radici giudaico-cristiane (e con esse quelle greco romane) abbiano forgiato la cultura, il modo di pensare, i simboli stessi della nostra civiltà europea.
Questo è il vero tema del quale è importante discutere, non la grafica della bandiera.
L’infelice scelta di non includere le radici giudaico-cristiane nel progetto, poi fallito, di Costituzione europea, e neppure nei successivi Trattati di Lisbona, non ha cancellato l’importanza di un tema essenziale, se davvero crediamo che l’Europa non sia soltanto una burocrazia sovranazionale, ma piuttosto la nostra patria comune.
Secondo la bellissima definizione di Papa Benedetto XVI, l’Europa nasce dall’incontro fra Gerusalemme, Atene e Roma. Il valore di ogni essere umano, la giustizia in luogo dell’arbitrio, la libertà come diritto e non come concessione, l’eguaglianza fra le persone, senza distinzioni di sesso, di etnia, di religione, di orientamento. Sono questi i principi – credo condivisi da credenti e non credenti – sui quali di fonda il nostro modello di civiltà.
L’Europa è questo o non è nulla. E la possibilità di giocare un ruolo nello scenario mondiale in continua trasformazione si basa proprio su una chiara coscienza dei valori fondanti che ci accomunano. È quello per cui noi lavoriamo ogni giorno. Chi vuole parlare seriamente di Europa dovrebbe pensare a questo, non dedicarsi a sterili polemiche sul nulla.
Vicepremier e ministro degli Esteri
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autore: Marco Richiedei anno: XVII sec titolo: Incredulità di san Tommaso luogo: Chiesa dei Santi Faustino e Giovita, Brescia
Nome: San Tommaso
Titolo: Apostolo
Nascita: I secolo a. C., Galilea
Morte: 3 luglio 72, Mylapore, India
Tommaso, chiamato Didimo che significa gemello, era giudeo: ebbe il privilegio di seguire Gesù che lo chiamò all’apostolato fin dai primi tempi della sua vita pubblica. Supplì al difetto d’istruzione col candore, la semplicità della sua anima e coll’amore al suo Maestro.
Udito che Lazzaro si trovava infermo, «Gesù disse ai suoi discepoli: Torniamo in Giudea. Maestro, gli fecero osservare, or ora i Giudei cercavano di lapidarti, e tu ritorni fra loro? E Gesù rispose: Non è forse di dodici ore la giornata? Se uno cammina di giorno non inciampa, perchè vede la luce di questo mondo; ma se uno cammina di notte inciampa, perchè non ha lume».
Alcuni discepoli cercarono ancora il modo di dissuaderlo. Tommaso, vistolo irremovibile disse: « Andiamo anche noi a morire con lui ».Un’altra prova d’amore di questo Apostolo l’abbiamo quando Gesù nell’ultima cena, volendo confortare i discepoli, uscì in queste parole: « Non si turbi il vostro cuore. Credete in Dio ed anche in me. Nella casa del padre mio ci son molte mansioni. Vado a prepararvi un posto; e quando l’avrò preparato verrò di nuovo a prendervi, affinché dove sono io siate anche voi ».
Tommaso, che bramava ardentemente seguirlo, disse: « Signore, non sappiamo dove vai e come posiamo conoscere la strada?. “Gesù gli rispose : « Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per me ».Risorto Gesù dai morti, apparve agli Apostoli ma Tommaso era assente. Gli dissero gli altri discepoli: « Abbiamo veduto il Signore. Ma egli a loro: Se no vedo nelle sue mani i fori dei chiodi, e non metto il mio dito nel posto dei chiodi, e non metto la mia mano nel suo costato, non credo ».
Ma Gesù ricomparve nuovamente in mezzo a loro, e volgendosi all’incredulo discepolo disse: « Guardami e toccami, e non essere incredulo, ma fedele ». Tommaso allora cadde ginocchioni né poté rispondere altro se non : « Signor mio e Dio mio ».E Gesù: « Perché hai veduto, o Tommaso, hai creduto; beati coloro che non han veduto e crederanno ». Salito Gesù al Cielo e mandato lo Spirito Santo, gli Apostoli si sparsero per il mondo a predicare la buna novella. A Tommaso toccò in sorte di portare il Vangelo tra i Persi e i Medi; evangelizzò pure i Parti, Ircani, i Battriani, gli Etiopici e gli Indiani.
A Calamina, avendo operato molte conversioni, incontrò le ire di quel re idolatra il quale lo perseguitò crudelmente ed in molti modi: alfine comandò che fosse trafitto con la lancia. E Tommaso mori ripetendo : « Signor mio e Dio mio ».Le sue reliquie per ordine di Giovanni III, re di Portogallo, furono riposte in una chiesa eretta a Melapore in onore del grande Apostolo. Successivamente furono traslate sull’Isola di Chios, nell’Egeo, ma nel 1258 furono traslate nuovamente dall’isola di Chios ad Ortona durante una missione militare
PRATICA Facciamo un profondo atto di fede nella divinità di Gesù Cristo.
PREGHIERA Deh! Signore, accordaci di celebrare con gioia la solennità del tuo beato apostolo Tommaso, affinché siamo sempre assistiti dal tuo patrocinio e possiamo veder accrescere la nostra fede.
di Marta Serafini – Corriere della Sera – 3 Luglio 2025
Le conseguenze: «L’assenza di Patriot porterà a un aumento delle vittime civili»
«È una situazione molto spiacevole». Fedir Venislavskyi è un deputato di Servitore del Popolo, partito del presidente Zelensky, e come chiunque si trovi vicino al potere ucraino sa di non dover usare toni allarmanti quando commenta questioni che riguardano il complicato rapporto con l’alleato statunitense. Ma già che commenti la decisione statunitense di sospendere le forniture militari, tema al di fuori della sua competenza, è molto. Può permettersi un po’ di più il primo consigliere del presidente Mikhailo Podolyak che prova a tranquillizzare: le consegne continuano ma se la fornitura dovesse essere sospesa sarebbe «disumano». Più libera di parlare la deputata dell’opposizione Inna Sovsun, che su X si toglie i guanti e scrive: «Centinaia di morti causati da obiettivi civili saranno sulla coscienza non solo di Putin, ma anche di Trump».
Certo, Washington aveva staccato la spina già a inizio anno dopo la sfuriata tra Trump e Zelensky nello Studio Ovale salvo poi tornare sui suoi passi. Inoltre nessuno sa quanto durerà lo stop e nemmeno se Trump, come ha lasciato intendere lui stesso all’ultimo vertice Nato dell’Aja parlando a una giornalista ucraina della Bbc preoccupata, permetterà a Kiev di acquistare dei Patriot o meno. Ma nell’ultimo anno e mezzo il Paese ha vissuto solo due giorni senza attacchi missilistici e con droni russi con un incremento nel solo mese di giugno del 38 per cento.
L’umore è basso. «Qui ormai nessuno fa più programmi, se ti svegli la mattina e sei ancora vivo vai a lavorare se non lo sei non ci vai», recitava un meme circolato su Instagram settimana scorsa. Concedersi una notte di sonno è diventato un lusso. «Ormai ho imparato a distinguere il boato degli Iskander dallo schianto dei droni. Sta imparando anche mia figlia di tre anni Viola. Ho deciso di trasferirmi in campagna da mia madre per dormire altrimenti do fuori di matto», confida Liuba che racconta anche come trovare tranquillanti e sonniferi nelle farmacie della capitale sia ormai praticamente impossibile.
Ieri il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha convocato il vice capo della missione dell’ambasciata statunitense in Ucraina, John Ginkel. «Qualsiasi ritardo o esitazione nel sostenere le capacità di difesa dell’Ucraina non fa che incoraggiare l’aggressore a continuare la guerra e gli atti di terrore, anziché cercare la pace», è il commento ufficiale. Tra le armi interessate dallo stop figurano decine di intercettori PAC-3 per i sistemi di difesa aerea Patriot. Ma anche Stinger, Hellfire, F-16 ucraini, sistemi anticarro come il lanciagranate AT4 così come i Gmlrs, utilizzati per bersagli terrestri a lunga distanza. Tutte armi senza le quali tirare giù gli Iskander e gli Shahed che tengono sveglie la piccola Viola e Liuba è praticamente impossibile.
Ma perché Washington abbia chiuso i rubinetti proprio ora, è la domanda che rimbalza tra i corridoi della Bankova, la via del potere ucraino. La decisione di Trump — che arriva tre giorni dopo il più grande bombardamento combinato di missili e droni — è stata presa all’inizio di giugno, spiegano fonti della Difesa al Financial Times. Ma alcune spedizioni erano già in viaggio verso l’Ucraina quando sono state bloccate. Il tutto mentre il ministero della Difesa ucraino Rustem Umerov dice di non essere nemmeno stato informato ufficialmente delle sospensioni alle forniture. E se la prima domanda non trova risposta, ce l’ha molto chiaramente la seconda: a chi giova tutto ciò? Il Cremlino sostiene che ridurre il flusso di armi verso Kiev contribuirà a porre fine al conflitto più rapidamente.
Ma a crederci sono davvero pochi. «L’assenza di Patriot porterà a un aumento degli attacchi missilistici russi contro le città ucraine, con un conseguente aumento delle vittime civili», commenta Viktor Kevlyuk, esperto militare del Centro per le Strategie di Difesa di Kiev. E di conseguenza, sintetizza George Barros analista dell’Institute for the Study of War, think tank con sede a Washington, «è improbabile che la decisione di sospendere gli aiuti militari porti al cessate il fuoco auspicato dal presidente Trump».