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Medjugorje: perché non ho dubbi – Di P. Livio – 29. Gli eventi nel tempo dei Segreti – 28/08/2025

Inferno di missili e droni russi su Kiev e su tutta l’Ucraina: almeno 10 morti. Kiev fatica a «tenere» sul fronte, ma a Mosca si aggrava la crisi

di Lorenzo Cremonesi – Corriere della Sera – 28 Agosto 2025

Nella notte Mosca spara colpendo abitazioni e palazzi residenziali: l’obiettivo erano i civili. Gli inviati Yermak e Umerov a New York da Witkoff. I militari di Kiev: «Dobbiamo combattere, lo zar mira a prendere tutto, non solo il Donbass». E il Cremlino dice no a qualunque presenza di truppe della Nato in Ucraina

KRAMATORSK (Donbass) – Quello che ieri sera era paventato dai militari è diventato tragica realtà nelle prime ore della mattina a Kiev: un massiccio attacco di missili russi anche sul centro della città

Missili lanciati per uccidere, massacrare civili e incutere terrore nella popolazione. Il bilancio è tragico. Almeno 10 morti, tra loro anche bambini, ma sembra destinato a crescere perché ci sono feriti gravi tra la cinquantina di feriti. Colpiti palazzi residenziali vicino allo stadio, danneggiate abitazioni non lontano da Maidan, presso le zone del parlamento, nei quartieri più noti. Dunque non solo fabbriche o aree militari. 

Zelensky accusa la Russia «di preferire i missili balistici, piuttosto che la diplomazia» per mettere fine alla guerra. «Ancora un attacco massiccio alle nostre città, ancora tanti morti. La Russia non ha alcun interesse nei negoziati, sceglie di continuare a uccidere piuttosto che mettere fine alla guerra», scrive il presidente sui social.

Un inferno di fuoco, con macerie incandescenti lanciate a decine di metri, auto in fiamme, sirene e orrore: le foto della mattina mostrano i volti dei civili disperati, gente in pigiama che chiede aiuto. In alcuni casi un secondo missile ha seguito il primo, uccidendo sopravvissuti e soccorritori

Erano alcune settimane che la capitale non veniva devastata in modo tanto grave. Gli ultimi bombardamenti massicci su Kiev erano avvenuti a luglio. Danneggiata anche la sede della delegazione europea, non lontana dall’ambasciata italiana

Raid anche in altre parti dell’Ucraina, specie a Vinnytsia e Zaporizhzhia. Secondo lo Stato maggiore ucraino, la Russia avrebbe tirato 536 droni e 26 missili sul Paese in poco tempo. Nel frattempo Mosca sostiene di avere abbattuto 102 droni ucraini. 

I raid ucraini delle ultime settimane hanno causato seri danni alle maggiori raffinerie russe. Tutto questo non può che tornare a mettere in dubbio il processo di diplomatico.

Anche nel Donbass ogni notte le esplosioni delle bombe russe fanno vibrare i vetri delle abitazioni affacciate alle strade deserte del coprifuoco. A Kramatorsk, che ormai è il capoluogo della parte del Donbass ancora controllata dagli ucraini, le sirene degli allarmi sono incessanti. Qui e nei villaggi vicini, a tutti gli effetti la linea di contenimento contro i tentativi di avanzata russi, è evidente che la massiccia presenza delle brigate di rinforzo dà vita e attività economiche a centri urbani ormai svuotati dei suoi abitanti giovani sfollati in massa verso l’Ucraina occidentale o nei Paesi europei.
 
Vista dal Donbass la sfida militare tra Mosca e Kiev resta più intensa e aggressiva che mai. E negli ultimi due giorni si è aggravata a causa di alcuni successi delle fanterie russe nella regione di Dnipro. Mosca sostiene di avere catturato i due piccoli villaggi di Zaporizke e Novohoriyivka, che assieme contano un paio di centinaia di abitanti. Già a fine giugno i russi avevano occupato il villaggio non molto distante di Dachne.

E già allora i dirigenti ucraini avevano presentato questo episodio bellico come l’ennesima dimostrazione per cui Putin non si limita a volere la completa occupazione delle regioni che le sue truppe già controllano in parte (Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia), ma in effetti si prende tutto ciò che può.

 «Dobbiamo combattere perché Putin mira a tutta l’Ucraina», continuano a ripeterci ufficiali e soldati. Il dato grave delle ultime ore resta che, sebbene Kiev neghi di avere perso i due villaggi, molti soldati ucraini confermano però che l’offensiva russa «è particolarmente massiccia e minacciosa». I blogger militari denunciano la perdita della foresta di Sebrianske. «I russi entrano nelle aree boscose con piccole pattuglie autosufficienti, che vengono poi rifornite dai loro droni nella notte. Operano nelle nostre retrovie e creano il caos», ci diceva due giorni fa un maggiore delle forze speciali a Sloviansk. Ancora più minacciosa appare nelle ultime ore l’avanzata russa nel settore di Zaporizhzhia, dove gli ucraini stanno difendendo il villaggio di Stepnohirsk.

Non incoraggiano i dati diffusi ieri dalla Procura generale dello Stato a Kiev, che riportano i numeri di soldati che hanno lasciato le loro unità senza autorizzazione e quelli dei disertori. Nel 2022 sono stati rispettivamente 6.900 e 3.500; nel 2023, 17.600 e 7.800; nel 2024, 67.800 e 23.300. Nei primi 7 mesi di quest’anno si sale a 110.500 e 15.300: una media complessiva di 15.700 al mese, ovvero circa il 50 per cento dei mobilitati nello stesso periodo, dato che spiega in sé la carenza delle fanterie ucraine.

Sul fronte diplomatico i riflettori si concentrano su New York, dove il capo dell’ufficio presidenziale di Kiev, Andryi Yermak, si è diretto assieme al ministro della Difesa, Rustem Umerov, per incontrare l’inviato di Trump incaricato di negoziare la questione russo-ucraina, Steve Witkoff. Ma gli attacchi su Kiev e i continui raid lanciano ombre scure su ogni possibilità di successo. 

Nonostante questo, si tratta di cercare di definire le garanzie di sicurezza per Kiev con la partecipazione degli alleati europei, che dovrebbero facilitare il negoziato coi russi in vista di un possibile summit tra Putin e Zelensky. Mosca comunque continua a puntare i piedi, negando vi siano le condizioni per l’incontro. Ieri il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, è tornato a ribadire l’opposizione del suo governo a truppe Nato in Ucraina, sottolineando che la maggioranza dei Paesi europei è nell’Alleanza. 

Ma, se Kiev piange, Mosca non ride. La posizione russa è minata dalla gravità della crisi economica, adesso incrementata dagli attacchi dei droni ucraini sulle raffinerie. Lo stesso ministro delle finanze, Anton Siluanov, ha dichiarato che il 2,5 per cento di crescita previsto a inizio anno scende di almeno un punto percentuale.

🔴LIVE🔴DAL NOSTRO STUDIO-STAND – #MEETING #RIMINI – Interviste a cura dell’inviato Giuseppe Ferrari – 28/08/2025

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🟡LIVE 🟡 “LOTTE E TENTAZIONI DEI PADRI DEL DESERTO” di PADRE LIVIO – Puntata 26 – 28/08/2025 🕊️🌿

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🔴LIVE🔴 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA – Di Padre Livio – 28/08/2025

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Giovedì 28 Agosto 2025

h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

H. 9.00 – 9.30: ATTUALITA’

DUE GIGANTI DELLA SANTITA’: SANT’AGOSTINO E SANTA MONICA


h. 9.30: MEDJUGORJE: PERCHE’ NON HO DUBBI

Gli eventi nel tempo dei Segreti (30)

+Quali eventi conosciamo dalle rivelazioni di Medjugorje?

+Quali eventi conosciamo dalle rivelazioni di Fatima?

+I riferimenti della Sacra Scrittura

+Sintesi: Le profezie dei tre giorni prima – Eventi disastrosi della natura -Eventi disastrosi dalla guerra – Persecuzioni alla Chiesa – Inganni satanici – Manifestazioni soprannaturali.


h. 10.00 LOTTE E TENTAZIONI DEI PADRI DEL DESERTO (26)


BLOG: blogdipadrelivio.it

Santa Monica e la scuola del Cuore (Rocco Ronzani – Asia News)


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Santa Monica e “la scuola del cuore”

LA’ DOVE SEI TU SARA’ ANCHE LUI

Il 27 agosto la Chiesa ricorda la madre di Sant’Agostino, nel giorno che precede la memoria liturgica del figlio. È stata per il figlio la prima immagine della Chiesa, bisognosa di purificazione, fiduciosa nella preghiera, sempre in cammino

Rocco Ronzani*

Madre, maestra di fede e donna di pace. Sono questi i lineamenti essenziali del volto di santa Monica che tratteggia nelle sue opere il figlio Agostino, la cui riflessione teologica e spirituale risente in misura assai ampia delle esperienze vissute e, in particolare, dell’educazione cristiana che gli impartì sua madre fin dall’infanzia.

Negli scritti di Agostino, il primo riferimento a Monica si trova nel dialogo di Cassiciaco sulla felicità, De beata vita: Monica è immagine della vera sapienza e Agostino le attribuisce il merito di «tutto quello che sta vivendo» (I,6).

 Nella campagna dell’odierna Brianza, infatti, egli maturò la conversione che lo avrebbe condotto al battesimo, la vocazione alla vita ascetica e la decisione di tornare in Africa per vivere gli ideali evangelici e dedicarsi alla ricerca di Dio. Qui, poi, sarebbe diventato presbitero e vescovo.

Nel De ordine spiega il ruolo della madre nella conversione: «Io credo senza incertezze e affermo che per le tue preghiere, [madre], Dio mi ha concesso l’intenzione di non preporre, non volere, non pensare, non amare altro che il raggiungimento della verità» (II,20,52).

Agostino ne scriverà ancora nelle Confessioni e altrove, fino al termine della vita. Nel De dono perseverantiae precisa: «In quei libri [Confessioni] ho narrato della mia conversione … con il mio racconto mostrai che mi fu concesso di non perire grazie alle lacrime quotidiane e piene di fede di mia madre» (20,53).

Monica è modello di fede semplice e profonda, animata dall’amore, dall’ascolto delle sacre Scritture (De ordine I,11,32; II,17,46) e dalla preghiera della comunità: «Non lasciava passare giornata senza recare l’offerta all’altare»; «due volte al giorno, mattina e sera, visitava la chiesa … per udire la parola di Dio e far udire a Dio la propria parola» (Confessioni V,9,17).

Agostino ne esalta la virtù della speranza e ne elogia la fede (I,11,17). È la madre a instillare nel cuore del figlio l’amore al nome di Cristo: «Quel nome … nel latte stesso della madre, tenero ancora il mio cuore aveva devotamente succhiato e conservava nel suo profondo. Così qualsiasi opera ne mancasse, fosse pure dotta e forbita e veritiera, non poteva conquistarmi totalmente» (III,4,8).

La vita di Monica, segnata dall’iniziativa di Dio, è ripercorsa per tappe nel libro IX delle Confessioni, dall’infanzia fino alla morte. «Tu la creasti senza che neppure il padre e la madre sapessero quale figlia avrebbero avuto» (IX,8,17);

«Mia madre fu allevata nella modestia e nella sobrietà, sottomessa piuttosto da te ai genitori, che non dai genitori a te» (IX,9,19).

 Nel rapporto con il marito Patrizio, iracondo e adultero, Dio è presente e opera.  Lei: «Si adoperò per guadagnarlo a te [o Dio], parlandogli di te attraverso le virtù di cui tu la facevi bella e con cui le meritavi il suo affetto rispettoso e ammirato» (IX,9,19).

Agostino è grato a Dio anche per la capacità di Monica di portare pace nelle discordie: «Mia madre faceva proprio questo, istruita da te, il Maestro interiore, nella scuola del cuore» (IX,9,19).

Quanto riferisce della madre potrebbe a ragione affermarlo di sé che, nei lunghi anni di ministero, spese le migliori energie per comporre scismi e sanare i morsi delle eresie che laceravano il corpo ecclesiale, attribuendone il merito unicamente a Dio che illumina i discepoli “nella scuola del cuore” ed effonde, per mezzo dello Spirito Santo, la soave carità che genera l’unità.

Nel narrare gli ultimi giorni di vita di Monica, Agostino descrive l’ultimo colloquio con la madre. Come ogni genitore, anche Monica aveva avuto le sue aspirazioni: una brillante carriera per il figlio e vederlo sposato, un nugolo di nipoti, ma soprattutto saperlo cristiano cattolico prima di morire.

 Quando Agostino abbraccia totalmente la fede, Monica, ormai matura nel suo cammino spirituale, confessa: «Il mio Dio mi ha concesso più di quanto mai potessi sperare: di vederti addirittura disprezzare la felicità terrena per metterti al suo servizio» (IX,10,26). Non c’era davvero più motivo di indugiare in questa vita; era stata esaudita oltre ogni aspirazione.

 Per altro, lei che si era sempre preoccupata della sepoltura, preparata con cura accanto a quella del marito, ora raccomanda ai figli di tumulare: «questo corpo dove che sia, senza darvene pena», pregandoli di una sola cosa: «Ricordatevi di me, dovunque siate, innanzi all’altare del Signore» (IX,11,27).

È l’ultimo magistero di una donna semplice che aveva sperimentato la potenza della grazia e la forza della comunione dei santi.

Monica, i cui meriti sono splendido coronamento dei doni di Dio, è stata per il figlio la prima immagine della Chiesa, bisognosa di purificazione, fiduciosa nella preghiera, sempre in cammino. Il modello scritturistico dell’una e dell’altra, della madre Monica e della madre Chiesa, è la vedova di Nain e le sue lacrime, come ci aiuta a comprendere Agostino raccontando:

«[Mia madre] mi considerava come un morto, ma un morto da risuscitare con le sue lacrime versate innanzi a te e che ti presentava sopra il feretro del suo pensiero affinché tu dicessi a questo figlio della vedova: “Giovane, dico a te, alzati”, ed egli ritornasse a vivere e cominciasse a parlare e tu lo restituissi a sua madre» (Confessioni VI,1,1).

 E in riferimento alla fede della madre Chiesa, che con le preghiere e le lacrime è strumento di salvezza per l’umanità, riflette: «Cosa poteva giovare al figlio della vedova la propria fede che, essendo morto, certamente neanche aveva? Ma per risuscitare gli giovò la fede della madre» (De libero arbitrio III,23,67).

Facendo memoria della santa madre di Agostino, possiamo prendere in prestito queste sue: «Io, al pensiero dei doni che spargi, Dio invisibile, nei cuori dei tuoi fedeli, e che vi fanno nascere stupende messi, gioivo e a te rendevo grazie» (Confessioni IX,11,28). E anche noi, grati a Dio, gioiamo con lui.

*Prefetto dell’Archivio Apostolico Vaticano

Sant’ Agostino


autore: Philippe de Champaigne anno: 1645 – 1650 titolo: Sant’Agostino luogo: Museo d’Arte della Contea di Los Angeles

Nome: Sant’ Agostino

Titolo: Vescovo e dottore della Chiesa

Nascita: 13 novembre 354, Tagaste, Africa

Morte: 28 agosto 430, Ippona, Africa

Ricorrenza: 28 agosto

Tipologia: Memoria liturgica

Luogo reliquie: Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro

Sito ufficiale:www.augustinus.it

(LA) « Fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum, donec requiescat in te.»
(IT) « Ci hai creati per Te, [Signore,] e inquieto è il nostro cuore fintantoché non trovi riposo in Te. »


Agostino nacque a Tagaste in Africa da famiglia benestante. Il padre, Patrizio, era pagano, ma sua madre Monica era un’ardente cristiana.

Verso la fine dell’anno 370 si portò a Cartagine per studiare retorica. Trovava nello studio un’attrattiva sì grande, che era costretto a farsi violenza per lasciarlo; ma le cognizioni che acquistava non gli servivano che a nutrire l’orgoglio. I manichei, conosciuta la sua bramosia per gli studi, solleticarono la sua vanità e l’indussero ad abbracciare la loro dottrina. Nauseato però dalle loro ciance, li abbandonò e si recò a Roma. Da Roma andò a Milano, per insegnare eloquenza.

Monica, addolorata della partenza del figlio, lo raggiunse. Una sera il giovane si sentiva afflitto nello spirito e provava un grande bisogno di spargere lacrime. Si ritirò nel giardino, sotto la chioma di un ombroso fico, e diede libero sfogo al pianto. Sentiva la sua anima coperta di peccati e se ne rammaricava. Ad un certo momento gli parve di sentire nel giardino una cantilena come di fanciullo che diceva: Prendi e leggi, prendi e leggi! Aprì il libro delle lettere di S. Paolo e lesse: Non nei conviti e nelle ubriachezze, non nelle morbidezze e nelle disonestà si trova la pace… Bastò questo perché scosso dalla grazia divina si risolvesse a darsi senza riserva al servizio di Dio.

Ritornato in Africa, ad Ippona, si diede a vita ascetica. Qualche tempo dopo fu consacrato prete e poi vescovo.

Allora ebbe inizio la sua grande attività contro gli eretici. Ario, Nestorio, Donato, Pelagio tentavano di sfaldare la chiesa. Contro di essi combatterono i grandi Padri della Chiesa: Atanasio, Gregorio Nazianzeno, Cirillo di Gerusalemme, Cirillo di Alessandria, Giovanni Crisostomo, Ambrogio, Gregorio Magno, ma sopra tutti il grande Agostino.

Ben duecentotrentadue sono le sue opere. Nell’anno 400 scrisse il De libero arbitrio per confutare le dottrine manichee. Nel 411 e 412 diresse un’epistola ai cattolici sull’Unità della Chiesa contro i Donatisti. Contro Pelagio scrisse il trattato Della natura e della grazia nel quale dimostra la necessità della grazia divina per sostenere la volontà indebolita dal peccato originale. A quest’opera si riannoda l’altra De gratia et libero arbitrio.

Quando poi finalmente il Pelagianesimo veniva condannato da Papa Zosimo, S. Girolamo ormai vecchio, entusiasta per la grande vittoria riportata dai cattolici, per merito specialmente di S. Agostino, non esitò a scrivergli: Salve! Ti onora l’universo! I cattolici ti venerano e ti ammirano come il nuovo fondatore dell’antica fede!

Non vanno poi dimenticate le opere colossali: La Città di Dio e l’altro libro De Trinitate contro Ario.

Nell’anno 430, allorché i Vandali invasa l’Africa assediavano Ippona, Agostino esalò l’ultimo respiro: era il 28 agosto. Fu pure il fondatore degli Agostiniani e la sua è una delle quattro regole fondamentali dello stato religioso.

PRATICA. Leggiamo un tratto delle Lettere di San Paolo.

PREGHIERA. Sii propizio, Dio onnipotente, alle nostre suppliche, e poiché ci infondi la speranza, concedici benigno per intercessione del tuo beato confessore e vescovo Agostino, l’abbondanza della tua misericordia.

🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio – Puntata 7 – La nostra vita è breve e triste

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