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L’Angelus di oggi da piazza San Pietro. L’appello alla pace.
Di Antonio Tarallo
Città del Vaticano, domenica 31 agosto, 2025 12:35 (ACI Stampa).
Ore 12, piazza San Pietro. E’ il momento dell’Angelus del papa. Tutti i fedeli aspettano questo momento. Papa Leone XIV si affaccia dallla finestra dello studio del Palazzo Apostolico Vaticano. Prima della consueta recita dell’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti nella piazza più famosa al mondo, è attesa da tutti la sua meditazione.
“Stare a tavola insieme, specialmente nei giorni di riposo e di festa, è un segno di pace e di comunione, in ogni cultura. Nel Vangelo di questa domenica Gesù è invitato a pranzo da uno dei capi dei farisei. Avere ospiti allarga lo spazio del cuore e farsi ospiti chiede l’umiltà di entrare nel mondo altrui. Una cultura dell’incontro si nutre di questi gesti che avvicinano” così esordisce il pontefice.
Poi, approfondisci il tema dell’incontro. Ci dice che “incontrarsi non è sempre facile”. Prende spunto ancora dal Vangelo: “I commensali “stavano a osservare” Gesù, e in genere Lui era guardato con un certo sospetto dai più rigorosi interpreti della tradizione” continua papa Leone XIV. E precisa che l’incontro avviene “perché Gesù si fa realmente vicino, non rimane esterno alla situazione. Egli si fa ospite davvero, con rispetto e autenticità”. Parla dello “stile” di Gesù papa Leone XIV: è uno “stile proprio” che si realizza con il racconto di una parabola. Parole che devono indurre “a pensare”: Gesù “ha infatti notato che c’è una corsa a prendere i primi posti”.
Lo sguardo, poi, sul mondo contemporaneo: “Questo succede anche oggi, non in famiglia, ma nelle occasioni in cui conta “farsi notare”; allora lo stare insieme si trasforma in una competizione”. Ma cosa vuol dire, invece, sedersi alla Mensa del Signore? Papa Leone XIV, allora, si sofferma su questa tematica approfondita molte volte dallo stesso pontefice: “Sederci insieme alla mensa eucaristica, nel giorno del Signore, significa anche per noi lasciare a Gesù la parola. Egli si fa volentieri nostro ospite e può descriverci come Lui ci vede”.
E sottolinea come molto spesso “riduciamo la vita a una gara”. Troppo spesso – sottolinea il pontefice – “diventiamo scomposti per ottenere qualche riconoscimento” e “ci paragoniamo inutilmente gli uni agli altri”. E, invece, ci si dovrebbe fermare per “riflettere”: “lasciarci scuotere da una Parola che mette in discussione le priorità che ci occupano il cuore: è un’esperienza di libertà. Gesù ci chiama alla libertà” continua il papa.
Ma per fare ciò è necessaria l’umiltà che vuol dire “libertà da sé stessi. Essa nasce quando il Regno di Dio e la sua giustizia hanno veramente preso il nostro interesse e ci possiamo permettere di guardare lontano: non la punta dei nostri piedi, ma lontano!”.
Dopo la recita dell’Angelus con i fedeli, ancora qualche parola di papa Leone XIV che ricorda la guerra in Ucraina e il recente bombardamento di Kiev. Ribadisce, in merito, la sua vicinanza al popolo ucraino e alle famiglie ferite. Incessante l’appello per la pace:
“Invito tutti a non cedere all’indifferenza ma farsi prossimi con la preghiera e con gesti concreti di carità. Ribadisco con forza il mio pressante appello per un cessate il fuoco immediato e per un serio impegno nel dialogo. E’ il tempo che i responsabili rinuncino alla logica delle armi e imbocchino la via del negoziato e della pace con il sostegno della comunità internazionale. La voce delle armi deve tacere mentre deve alzarsi la voce della fraternità e della giustizia!”.
Poi, in lingua inglese, ricorda la recente sparatoria in Minesoda: la sparatoria che ha coinvolto una scuola cattolica a Minneapolis. Esprime dolore e vicinanza spirituale a tutte le famiglie.
Poi, continua, nel ricordo della tragedia della nave di migranti dispersa due giorni fa in Mauritania: “I nostri cuori sono feriti anche per le più di 50 persone morte e circa 100 ancora disperse nel naufragio di una imbarcazione carica dei migranti che tentavano il viaggio di 1.100 km verso le isole Canarie rovesciatasi presso la costa atlantica della Mauritania: questa tragedia mortale si ripete ogni giorno ovunque nel mondo. Preghiamo perché il Signore ci insegni come singoli e come società a mettere in pratica pienamente la sua Parola: “Ero straniero e mi avete accolto”.
L’ultimo pensiero alla Giornata mondiale per la cura del Creato che si celebra domani: “Dieci anni fa Papa Francesco in sintonia con il patriarca ecumenico Bartolomeo I istituì per la Chiesa Cattolica tale giornata che definisce “più che mai importante e urgente” nel nostro oggi. Una giornata – annuncia il papa – che “la celebriamo e la prolunghiamo nel tempo del Creato fino al 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, nello spirito del “Cantico di Frate sole”, da lui composto 800 anni”.
La decisione di Leone XIV di andare a vivere nel Palazzo Apostolico con altri quattro fratelli agostiniani
Di Massimo Camisasca – Tempi – 31 Agosto 2025
La riflessione di monsignor Camisasca sulla decisione di Leone XIV di andare a vivere nel Palazzo Apostolico con altri quattro fratelli agostiniani: «Gesto semplice ma rivoluzionario che pone al cuore della Chiesa la comunione»
Il pontificato di Leone XIV è ancora all’inizio. Nessun uomo serio può immaginare il futuro. Nello stesso tempo si intravedono già alcune linee fondamentali che meritano di essere sottolineate.
Il cuore delle appassionate parole di papa Leone è la riconciliazione all’interno della Chiesa, segnata negli ultimi tempi da polarizzazioni laceranti e da confusione. Tutto ciò é l’anticipo della riconciliazione tra gli uomini, tra le famiglie, tra i popoli. Soltanto un uomo riconciliato dall’azione di Dio può essere fattore di riconciliazione nel mondo. In quest’ottica si può leggere l’attenzione continua di papa Leone per la pace.
Alla riscoperta del Catechismo
Il suo percorso è cristologico. Egli sa e ha ribadito più volte che soltanto guardando a Cristo e riconsegnando a Lui le nostre vite possiamo trovare la prospettiva della riconciliazione ecclesiale. Essa non è certo il frutto di una mediazione umana; avviene attraverso la riscoperta di Cristo nostra pace: in lui ritroviamo la verità della nostra vita e nello stesso tempo la strada dell’abbraccio con i nostri fratelli uomini.
Si può dire che l’intento finora perseguito da papa Leone sia quello di aiutare la Chiesa a riscoprire il Catechismo. Se raccogliamo i suoi interventi di questi primi mesi, possiamo cogliere molte sottolineature discrete dei temi centrali del Catechismo della Chiesa cattolica.
Prevost agisce con pazienza, con discrezione, senza mai porsi sotto i riflettori, con prudenza. Non ha ancora provveduto a nomine importanti che certamente egli sta maturando dentro di sé e che vuole siano segno di un bene per tutta la Chiesa. Ma le sue parole, il suo atteggiamento, l’abbandono chiaro all’aiuto di Dio mostrano che egli ha preso su di sé questo compito immane di condurre in avanti la vita della Chiesa con molta confidenza, si può dire quasi con leggerezza.
La comunione al cuore della Chiesa
C’è un segno che vorrei mettere in luce, sottolineare, perché sembra molto significativo ed è passato quasi totalmente inosservato. Egli ha deciso di vivere nel Palazzo Apostolico, alla terza loggia, nell’appartamento pontificio che fu degli ultimi papi fino a Francesco. Ma ha deciso di vivere con altri quattro fratelli agostiniani: il suo segretario e altri tre sacerdoti. Non so se questi sacerdoti avranno dei compiti in Curia o semplicemente dei compiti nella Congregazione agostiniana. Mi interessa però notare che questo gesto così semplice, ma così rivoluzionario di papa Leone pone al cuore della Chiesa la comunione, la vita comune.
Egli sa di essere il papa e che le decisioni spettano a lui, ma vuole arrivare ad esse pregando con altri, sedendo a tavola con altri, condividendo la vita di altri fratelli. È la scelta che dalla comunità apostolica in poi, attraverso la vita monastica e poi la vita degli ordini mendicanti, ha sorretto la Chiesa fino alla modernità.
Successivamente l’individualismo ha preso il sopravvento e ancora oggi la vita comune non è guardata con la dovuta attenzione e speranza da parte di tanti nella Chiesa.
Con questa decisione silenziosa papa Leone ha dato un segnale a tutta quanta la cristianità: soltanto vivendo la comunione, anche nella sua micro-realizzazione che è una piccola comunità, noi possiamo diventare attori di comunione.
Un esempio di semplice e concreta sinodalità
La vita comune è la strada privilegiata dell’adesione a Cristo, del cambiamento quotidiano della personalità, e nello stesso tempo un anticipo della vita che non finisce, pur nelle ristrettezze, nelle cadute e nelle difficoltà della nostra esistenza quotidiana.
Ponendo al centro della Chiesa la vita comune, il Papa mostra la persona dello Spirito Santo. È Lui che realizza la nostra unità, è Lui che ci dà la forza e l’intelligenza perché il nostro pensiero e il nostro cuore siano plasmati, ora dopo ora, nella partecipazione al pensiero e al cuore di Cristo. È Lui che ci dà quella leggerezza e quell’anticipo di gioia che permettono di vivere ogni sacrificio senza esserne schiacciati.
Questa decisione di papa Leone è una realizzazione semplice e concreta della sinodalità. Ritrova nella comunità apostolica le linee fondamentali della vita cristiana e propone a tutta la Chiesa, senza imporre nulla, questa ottica come un’ottica intelligente e discreta per guardare anche al grave problema della diminuzione delle vocazioni sacerdotali e della collaborazione fra le varie vocazioni all’interno della compagine ecclesiale.
🙏LA DIRETTA DI POCO FA dalla “Casa del Pianto” di via degli Orti ~ Madonna delle lacrime di #Siracusa: Santa Messa presieduta dall’Arcivescovo di Siracusa S.E. Rev.ma Mons. FRANCESCO #LOMANTO – 72° Anniversario della Lacrimazione della Madonna a Siracusa








