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Sull’Iran Il rischio è che il presidente americano passi alla storia come un nuovo Carter. “Qui non parliamo di ostaggi, ma di qualcosa di molto più grande: la sopravvivenza del regime iraniano, la minaccia di un Iran nucleare e il caos economico globale”, dice lo storico israeliano
di Giulio Meotti 25 LUG 26 il foglio
Secondo la ricostruzione uscita ieri sul Wall Street Journal, Donald Trump è scettico sul fatto che i negoziati con l’Iran possano produrre una pace duratura e che l’unica cosa che Teheran capisce è la forza. “Credo che pensi di aver dato una possibilità alla pace”, ha detto Michael McCaul della commissione esteri della Camera americana. “Sta tornando al piano A, l’operazione militare”. “Ci sono diverse possibilità e tutte nella testa di Trump”. Parlando al Foglio, lo storico israeliano Benny Morris spiega come potrebbe continuare la guerra. “Una è che i bombardamenti a bassa intensità contro le capacità iraniane di attaccare le navi nello Stretto di Hormuz continuino per una o due settimane. L’altra è che inizi un’escalation colpendo uno o due obiettivi, come Pickax Mountain, e aspetti di vedere come reagiscono gli iraniani. La terza è che attacchi impianti di petrolio e gas, desalinizzazione, centrali elettriche, che porterebbe l’economia e il regime iraniani al collasso. Ci sarebbero rivolte e milioni di persone fuggirebbero. L’Iran ha riserve per due o tre mesi; dopo di che sarà il caos”.
Finora Trump ha evitato di attaccare le infrastrutture economiche iraniane perché sa che porterebbe a una depressione e all’aumento dei prezzi in America e in tutto il mondo.
“Di certo, gli danneggerebbe le elezioni di medio termine” prosegue Benny Morris al Foglio. “Non lo vuole. Ma non vuole nemmeno passare alla storia come un perdente. Ed è questo che lo aspetta se l’Iran continua a fare ostruzionismo, rifiuta di fare concessioni e di rinunciare alla sovranità sul Golfo Persico e Hormuz. Quindi deve decidere”.
Poi c’è il problema di Israele. Il primo ministro Benjamin Netanyahu incontrerà Trump martedì alla Casa Bianca. “Gli iraniani cercheranno di trascinare Israele nella guerra, anche se significherebbe l’attacco dell’aeronautica israeliana” dice Morris. “E Israele deve decidere cosa farà se gli iraniani tenteranno di coinvolgerli o se Trump cercherà di mobilitare l’aeronautica israeliana per aiutare quella americana sull’Iran”.
Questo è un dilemma per Netanyahu.
“I generali israeliani non vogliono un’altra guerra con l’Iran in cui gli americani potrebbero dire ‘basta’ a metà strada, cosa che hanno già fatto due volte. I generali israeliani non lo vogliono, nemmeno Netanyahu, anche per ragioni politiche: sembrerebbe di nuovo uno stupido per non aver vinto la guerra contro l’Iran e aver sprecato tante risorse israeliane”.
Il rischio è che Trump passi alla storia come un nuovo Carter. “Carter tentò di liberare gli ostaggi nel 1979, fallì e perse le elezioni. Qui non parliamo di ostaggi, ma di qualcosa di molto più grande: la sopravvivenza del regime iraniano, la minaccia di un Iran nucleare e il caos economico globale”.
Poi ci sono i paesi arabi, Giordania, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait (quest’ultimo minacciato ieri di invasione dall’Iran).
“Vogliono due cose” ci dice Morris. “Nel lungo termine che il regime iraniano sia eliminato. Nel breve termine che l’Iran non colpisca i loro impianti petroliferi e di desalinizzazione. Vogliono che il regime sparisca, come America e Israele, ma non vogliono nemmeno essere bombardati e vedere le loro economie devastate”. Poi c’è lo scenario peggiore. “Che gli iraniani escano vincenti, continuino a controllare gli stretti e proseguano la produzione di uranio fino a essere in grado di assemblare una Bomba”.
Gli islamisti nel mondo intanto osservano. “Gli iraniani hanno una mentalità messianica e sono giocatori d’azzardo disposti a rischiare. L’intero progetto nucleare iraniano fin dall’inizio è stato una scommessa. Sapevano che America e Israele avrebbero opposto resistenza e hanno scommesso che America e Israele non avrebbero fatto ciò che era necessario per distruggere sia il regime sia il programma di armi atomiche. Era una grande scommessa e ora ne stanno facendo un’altra. Hanno dichiarato la sovranità sullo Stretto di Hormuz e a quanto pare stanno facendo lo stesso a Bab el Mandeb, sperando che questo persuada l’occidente a indietreggiare e a tenere Israele fuori.
Penso che l’occidente, con le spalle al muro – e con Trump è anche una questione psicologica, di come viene percepito – non indietreggerà. Ma potrei sbagliarmi. Trump potrebbe cedere, Israele potrebbe non coinvolgersi e allora Israele dovrà aspettare qualche mese o anno per colpire da solo una volta che sentirà che gli iraniani si stanno avvicinando alla Bomba. Israele li attaccherà senza dubbio”.
C’è poi la questione di come ci vedono. “Vedono l’occidente come decadente, confuso e debole. Nasrallah lo espresse bene una volta quando descrisse Israele come una ragnatela: qualcosa che si sta sfaldando, come una tela di ragno, non davvero solida. Pensava che alla fine potesse essere sconfitta e che Israele sarebbe scomparso. Credo che sia così che gli iraniani e gli islamisti in generale considerano l’occidente. Vedono poi cosa succede nelle strade di Londra e Parigi, dove gli islamisti fanno un sacco di cose orribili e non vengono puniti o fermati”.

Nome: San Giacomo il Maggiore
Titolo: Apostolo
Nascita: Betsaida
Morte: 43 circa, Gerusalemme
Ricorrenza: 25 luglio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
Luogo reliquie:Cattedrale di Santiago da Compostela
San Giacomo il Maggiore fu uno dei dodici Apostoli. Poiché i Samaritani non vollero accogliere i discepoli mandati da Gesù, Giacomo, con il fratello Giovanni, si rivolse al Maestro dicendo: «Signore, vuoi che diciamo al fuoco di discendere dal cielo a consumarli?».
Ma Gesù rispose con dolcezza: «Non sapete di che spirito siete. Il Figlio dell’uomo non è venuto a perder le anime, ma a salvarle». Giacomo seppe far tesoro di quella lezione.
Nacque in Galilea circa dodici anni prima di Gesù. Era fratello di San Giovanni ed entrambi erano figli di Zebedeo, pescatore di Betsaida, e di Salome, discepola di Gesù. L’appellativo «Maggiore» gli fu attribuito per distinguerlo dall’altro San Giacomo, figlio di Alfeo, detto «Minore».
Chiamato da Gesù all’apostolato, lo seguì con generosità, lasciando reti e barca. Questa prontezza gli meritò una particolare benevolenza da parte del Maestro, tanto da essere ammesso alle sue confidenze più intime: fu presente, insieme a Pietro e Giovanni, alla risurrezione della figlia di Giàiro, alla Trasfigurazione e all’agonia di Gesù nell’orto del Getsemani.
Come ogni uomo, ebbe le sue debolezze. Con Giovanni, fece chiedere alla madre Salome che potessero sedere alla destra e alla sinistra di Gesù nel suo regno. E il Maestro rispose: «Potete voi bere il calice che sto per bere, ed essere battezzati col battesimo col quale io sarò battezzato?».
«Sì, lo possiamo», risposero. Gesù replicò che in effetti avrebbero bevuto il suo calice, ma che i posti nel Regno erano riservati secondo la volontà del Padre.
Disceso lo Spirito Santo a Pentecoste, San Giacomo divenne tra i più zelanti predicatori del Vangelo, arrivando fino in Spagna. Lasciò lì un’impronta così profonda che, secoli dopo, durante le invasioni dei Mori, fu spesso invocato e persino visto apparire come guerriero celeste su un cavallo bianco, in difesa dei cristiani.
Rientrato a Gerusalemme verso l’anno 43, fu arrestato e decapitato per ordine del re Erode Agrippa I, desideroso di compiacere i Giudei.
L’eroica testimonianza di fede di San Giacomo colpì profondamente il soldato che lo aveva condotto al giudizio, tanto che questi si convertì e ricevette la grazia del martirio insieme a lui. Il corpo dell’Apostolo, oggetto di continui pellegrinaggi, riposa nella basilica di Compostela, in Spagna.
Il celebre Cammino di Santiago di Compostela è legato alla tomba di Giacomo e al suo ritrovamento, avvenuto nel IX secolo. Secondo la Legenda Aurea, sebbene Giacomo fosse stato decapitato in Palestina nel 44 d.C., i suoi discepoli trasportarono il corpo in Galizia a bordo di una barca guidata da un angelo. Qui, nella terra che l’Apostolo aveva evangelizzato tra le popolazioni celtiche, fu sepolto in un bosco vicino a Iria Flavia, antico porto romano della regione
ROBERTA ZAPPA – POMERIGGIO INSIEME

MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE 25 LUGLIO 2026
Di Padre Livio Fanzaga
il 25 Luglio 2026
in COMMENTO AI MESSAGGI DELLA REGINA DELLA PACE
FESTA DI SAN GIACOMO APOSTOLO PATRONO DI MEDJUGORJE
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MEDJUGORJE : MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE – 25 luglio 2026
“Cari figli!
Mentre le tenebre e l’inquietudine regnano in molti cuori, voi, figlioli, siate preghiera e le mie mani tese d’amore.
Mettete, figlioli, la Sacra Scrittura in un posto visibile nella vostra famiglia e leggetela, affinché sia per voi esortazione alla conversione e alla vita nuova. Perché satana è forte e seduce i cuori. Desidero affidare i vostri cuori attraverso il mio cuore materno, al cuore di mio Figlio Gesù, affinché in voi regni Lui, il Risorto, e la gioia regnerà in voi e intorno a voi.”
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”
{Con approvazione ecclesiastica}
H 21.00 ✨〽️DIRETTA CON P.LIVIO PER IL MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE- #Medjugorje 25 Luglio 2026✨〽️
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