In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Anna Maria Brogi – Avvenire – sabato 13 settembre 2025
Adottato e approvato il testo sulla soluzione pacifica della guerra che potrebbe spianare la strada al totale riconoscimento della Palestina. Israele non ci sta: «Vergognoso, incoraggia i terroristi»
«Gaza è parte integrale di uno Stato palestinese e deve essere unificata con la Cisgiordania. Non dev’esserci occupazione, assedio, riduzione territoriale o spostamento forzato». È il passaggio chiave della Dichiarazione di New York, il documento varato a fine luglio dalla Conferenza Onu sulla soluzione dei due Stati, promossa da Francia e Arabia Saudita. Quel documento è stato fatto proprio, ieri al Palazzo di Vetro, dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Messo ai voti per iniziativa di ventuno Paesi – tra cui gli europei Francia, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia, Portogallo e Spagna –, è stato approvato con 142 sì, 10 no e 12 astensioni. Hanno espresso voto contrario – oltre a Israele e Stati Uniti, di fatto isolati – anche Ungheria, Argentina, Paraguay, Micronesia, Tonga, Nauru, Palau e Papua Nuova Guinea. I 12 Paesi astenuti sono Albania, Camerun, Repubblica Ceca, Repubblica Democratica del Congo, Ecuador, Etiopia, Fiji, Guatemala, Nord Macedonia, Moldova, Samoa e Sud Sudan. L’Italia si è pronunciata a favore, con il resto dell’Unione Europea.
Si tratta di un primo passo, sostanziale, verso la giornata del 22 settembre, quando l’80esima Assemblea – apertasi il 9 e che entrerà nel vivo il 23 con l’intervento del presidente americano Donald Trump – ospiterà la Conferenza sulla soluzione dei due Stati per la questione israelo-palestinese. In quell’occasione diversi Paesi dichiareranno di riconoscere la Palestina. Oltre alla Francia, l’hanno già annunciato, tra gli altri, Australia, Belgio, Canada, Finlandia, Malta, Portogallo e Regno Unito. Dei 193 membri dell’Onu, sono 147 quelli che già riconoscono la Palestina. Alla vigilia, il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva dichiarato che non esisterà mai uno Stato palestinese. Dopo il voto, Tel Aviv ha commentato: «Dichiarazione vergognosa, incoraggia Hamas». L’ambasciatore all’Onu, Danny Danon, ha attaccato: «Questa è una proposta vuota che ignora completamente la realtà. Questa è una dichiarazione unilaterale che abbraccia le menzogne dei nostri nemici e fornisce sostegno ad Hamas». In realtà, la Dichiarazione di New York si apre ribadendo la «condanna di tutti gli attacchi da qualunque parte contro i civili». «Condanniamo – si legge – gli attacchi perpetrati da Hamas contro i civili il 7 ottobre. Condanniamo anche quelli di Israele contro i civili a Gaza e le infrastrutture civili, l’assedio e la riduzione alla fame».
«L’Assemblea generale – si legge nel testo approvato all’Onu – esprime la sua profonda gratitudine a Francia e Arabia Saudita… per aver elaborato… la Dichiarazione di New York sulla risoluzione pacifica della questione della Palestina e l’implementazione della soluzione dei due Stati» e «sottoscrive tale Dichiarazione».
Se il testo approvato ieri è molto stringato, è alla Dichiarazione di New York che bisogna guardare. Vi si legge che «nel contesto della fine della guerra a Gaza, Hamas deve cessare di esercitare il proprio potere sulla Striscia di Gaza e consegnare le armi all’Autorità palestinese, con il sostegno e la collaborazione della comunità internazionale, conformemente all’obiettivo di uno Stato di Palestina sovrano e indipendente». Il documento invoca inoltre la «fine della guerra a Gaza» e una «soluzione giusta, pacifica e duratura del conflitto israelo-palestinese, basata su una reale attuazione della soluzione dei due Stati».
Per il dopoguerra, si menziona il dispiegamento a Gaza di una «missione internazionale temporanea di stabilizzazione» sotto mandato del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Lo stesso Consiglio, giovedì sera, ha espresso «sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale del Qatar», pur senza nominare il raid israeliano di lunedì su Doha, aggiungendo che «il rilascio degli ostaggi, compresi quelli uccisi da Hamas, e la fine della guerra e delle sofferenze a Gaza devono rimanere la nostra massima priorità».
di Redazione Esteri – Corriere della Sera – 13 Settembre 2025
«Non avete idea del fuoco che avete acceso in questa moglie» ha detto la vedova di Charlie Kirk, Erika nella sua prima apparizione pubblica dall’assassinio del marito. Promettendo di continuare il suo movimento
La moglie di Charlie Kirk, Erika Frantzve, ha promesso di continuare l’eredità del marito. «Se pensavate che la missione di mio marito fosse potente prima, non avete idea di cosa avete appena scatenato in questo Paese e in questo mondo. Non avete idea del fuoco che avete acceso dentro questa moglie. Il grido di questa vedova risuonerà in tutto il mondo come un grido di battaglia. A tutti coloro che ascoltano stasera negli Stati Uniti: il movimento che mio marito ha costruito non morirà», ha avvertito Erika nella sua prima apparizione pubblica dopo l’assassinio del marito, durante un evento universitario.
Alla scrivania del marito, dove Kirk stava conducendo le sue trasmissioni sui social media, la moglie ha iniziato il suo discorso esprimendo il suo cordoglio per la morte del compagno, alleato del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. «Mio marito ha dato la vita per me, per la nostra nazione, per i nostri figli. Mi ha dimostrato il suo amore più profondo e sincero. Non avrò mai le parole per descrivere la perdita che provo nel cuore», ha detto.
PS
Questa donna è davvero straordinaria perché ci insegna come si deve reagire al male. Non con lo scoraggiamento o con la resa e neppure con il risentimento o la vendetta, ma impegnandosi ancora si più a diffondere il bene, perché è in questo modo che si cambia il mondo in meglio.
di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 3 Settembre 2025
Sono passati dodici anni da quando il predecessore di Prevost, Papa Francesco, pochi mesi dopo l’elezione, scelse di compiere il suo primo viaggio proprio a Lampedusa per denunciare la «globalizzazione dell’indifferenza»
Un saluto «oggi a distanza, ma spero presto in presenza, di persona». Sono passati dodici anni da quando Francesco, pochi mesi dopo l’elezione, scelse di compiere il suo primo viaggio a Lampedusa per denunciare la «globalizzazione dell’indifferenza» ed ora Leone XIV sembra promettere, in forma di auspicio, un viaggio futuro nell’isola, o almeno un’udienza ai suoi interlocutori. Papa Prevost ha registrato un video per la candidatura del progetto «Gesti dell’accoglienza» alla lista del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco: «Il mio “grazie”, che è il “grazie” di tutta la Chiesa per la vostra testimonianza, prolunga e rinnova quello di Papa Francesco. “Grazie” alle associazioni, ai volontari, ai sindaci e alle amministrazioni che nel tempo si sono succeduti; “grazie” ai sacerdoti, ai medici, alle forze di sicurezza e a tutti coloro che, spesso invisibilmente, hanno mostrato e mostrano il sorriso e l’attenzione di un volto umano a persone sopravvissute nel loro viaggio disperato di speranza», dice Leone XIV.
L’essenziale del messaggio, comunque, è il fatto che Leone XIV accolga e rilanci le ragioni che avevano portato il predecessore nel cuore del Mediterraneo: «Voi siete un baluardo di quell’umanità che le ragioni gridate, le paure ataviche e i provvedimenti ingiusti tendono a incrinare. Non c’è giustizia senza compassione, non c’è legittimità senza ascolto del dolore altrui. Tante vittime – e fra loro quante madri, e quanti bambini! – dalle profondità del Mare nostrum gridano non solo al cielo, ma ai nostri cuori. Parecchi fratelli e sorelle migranti sono stati sepolti a Lampedusa, e riposano nella terra come semi da cui vuole germogliare un mondo nuovo». La «globalizzazione dell’indifferenza» denunciata da Papa Francesco «sembra oggi essersi mutata in una globalizzazione dell’impotenza», aggiunge il Papa: «Davanti all’ingiustizia e al dolore innocente siamo più consapevoli, ma rischiamo di stare fermi, silenziosi e tristi, vinti dalla sensazione che non ci sia niente da fare. Cosa posso fare io, davanti a mali così grandi? La globalizzazione dell’impotenza è figlia di una menzogna: che la storia sia sempre andata così, che la storia sia scritta dai vincitori. Allora sembra che noi non possiamo nulla. Invece no: la storia è devastata dai prepotenti, ma è salvata dagli umili, dai giusti, dai martiri, nei quali il bene risplende e l’autentica umanità resiste e si rinnova». Così, «come alla globalizzazione dell’indifferenza Papa Francesco oppose la cultura dell’incontro, così vorrei che oggi, insieme, iniziassimo a opporre alla globalizzazione dell’impotenza una cultura della riconciliazione».
A Lampedusa, del resto, Bergoglio ricordò al mondo la la domanda di Dio a Caino: «Dov’è tuo fratello?» Lo stesso brano della Genesi che Leone XIV, nel salutare i partecipanti al terzo World Meeting on Human Fraternity, ha richiamato venerdì mattina come «principio di riconciliazione» per il mondo diviso da guerre e ingiustizia: «Quel primo omicidio non deve indurre a concludere: “è sempre andata così”. Per quanto antica, per quanto diffusa, la violenza di Caino non si può tollerare come “normale”. Al contrario, la norma risuona nella domanda divina rivolta al colpevole: «Dov’è tuo fratello?». Una domanda che «va fatta nostra», ha scandito, parlando in inglese: «Interiorizzata, risuonerà così: “Fratello, sorella, dove sei?”. Dove sei nel business delle guerre che spezzano le vite dei giovani costretti alle armi, colpiscono i civili, bambini, donne e anziani indifesi, devastano città, campagne e interi ecosistemi, lasciando dietro di sé solo macerie e dolore? Fratello, sorella, dove sei tra i migranti disprezzati, imprigionati e respinti, tra quelli che cercano salvezza e speranza e trovano muri e indifferenza? Dove sei, fratello, quando i poveri vengono incolpati della loro povertà, dimenticati e scartati, in un mondo che stima più il profitto delle persone? Fratello, sorella, dove sei in una vita iperconnessa ma in cui la solitudine corrode i legami sociali e ci rende estranei anche a noi stessi?».
Il riferimento al conflitto israelo-palestinese
La risposta «non può essere il silenzio» ma «la scelta di un’altra direzione di vita, di crescita, di sviluppo», ha spiegato: «Riconoscere che l’altro è un fratello, una sorella, significa liberarci dalla finzione di crederci figli unici e anche dalla logica dei soci, che stanno insieme solo per interesse. Non è soltanto l’interesse a farci vivere insieme». A questo punto, Leone XIV ha aggiunto una considerazione esegetica che sembra rivolta in particolare al conflitto Israelo-palestinese, alla pretesa dei fanatici di possedere la terra per volontà divina: «Le grandi tradizioni spirituali e anche la maturazione del pensiero critico ci fanno andare oltre i legami di sangue o etnici, oltre quelle fratellanze che riconoscono solo chi è simile e negano chi è diverso. È interessante che nella Bibbia, come ci ha fatto scoprire l’esegesi scientifica, sono i testi più recenti e più maturi a narrare una fraternità che supera i confini etnici del popolo di Dio e che si fonda nella comune umanità. Lo testimoniano i racconti di creazione e le genealogie: una sola è l’origine dei diversi popoli – anche dei nemici – e la Terra, coi suoi beni, è per tutti, non per alcuni».
Cari amici, il 13 settembre si celebra la Giornata Internazionale del Lascito Solidale. Questa giornata è dedicata a promuovere e diffondere la cultura del lascito solidale, ovvero la possibilità di destinare una parte dei propri beni a una causa no-profit dopo la morte, attraverso un testamento. Cos’è il lascito testamentario solidale? È un atto di forte generosità che permette di lasciare un segno duraturo a favore di chi ne ha più bisogno: puoi sostenere il progetto e l’attività evangelica di Radio Maria attraverso il Lascito Testamentario! Ogni lascito a Radio Maria verrà valorizzato e il suo contributo finalizzato interamente al sostegno della missione di Evangelizzazione nel mondo.
Il testamento è un atto modificabile e aggiornabile durante la vita del testatore, garantendo la flessibilità nel cambiare le proprie volontà. Tutela i diritti degli eredi: un lascito solidale non lede i diritti dei familiari più prossimi e non compromette la loro quota ereditaria. Funge da strumento di comunicazione: la giornata promuove un dialogo aperto su un argomento spesso considerato “tabù”, incentivando le persone a considerare l’importanza di fare testamento. Crescente altruismo: la Giornata Internazionale del Lascito Solidale evidenzia come sempre più persone in Italia scelgano di inserire un lascito nei propri desideri post mortem, mostrando un aumento nella propensione a fare del bene agli altri sia materiale che spirituale.
Per informazioni sulle modalità di inserimento nel proprio testamento di un lascito testamentario da destinare a Radio Maria potrai scrivere un’e-mail [email protected], chiamare l’ufficio informazioni 031-610600 oppure mandare messaggio WhatsApp 031 610610
di Redazione Esteri – Corriere della Sera – 12 Settembre 2025
Il 29enne Hunter Kozak stava discutendo con l’influencer proprio di sparatorie di massa: «All’inizio ho pensato a un petardo. Quello che è successo è intollerabile»
Kirk lancia cappelli prima dell’inizio del suo evento alla Utah Valley University (Ap)
Aveva già partecipato ad eventi di Charlie Kirk, l’ultimo poche settimane fa a Tampa, in Florida. Quando ha saputo che l’attivista conservatore avrebbe parlato alla sua università, ha deciso subito che sarebbe stato presente.
Hunter Kozak, 29enne a sua volta attivista – democratico, studente di matematica e filosofia – sui social, si è messo in coda con la moglie sul prato della Utah Valley University di Orem un’ora e mezza prima che il dibattito con Kirk iniziasse. La sicurezza lo ha fatto arrivare fino alle transenne dopo avergli chiesto quale domanda volesse rivolgere all’ospite dell’ateneo.
«E non sarebbe potuta essere una domanda peggiore», ha detto Kozak al New York Times: perché quando Kirk è stato colpito fatalmente, i due stavano dibattendo proprio di sparatorie di massa. Kozak aveva valutato di parlare di Epstein, o di gender, ma poi ha deciso per le stragi con armi da fuoco, anche perché suo fratello è stato coinvolto in passato in uno shooting.
Quando il colpo è stato esploso «pensavo fosse un petardo», spiega Kozak. Ma ha impiegato qualche frazione di secondo a rendersi conto di cosa fosse davvero successo: «Ho visto il sangue, mi sono buttato a terra e ho cercato di allontanarmi dal palco», racconta al Washington Post. «Ho pensato: è un assassinio, Charlie era il bersaglio ed è morto».
Kozak è tornato a casa dai suoi due bimbi, la seconda nata la scorsa domenica. Non ha risposto ai molti messaggi che gli sono arrivati da familiari, amici e follower (ne ha 34 mila su TikTok), per timore di esporsi.
Ma, passate 24 ore, si è fatto avanti proprio sui social:«Per quanto fossi in disaccordo su tutto con Kirk, una cosa mi accomunava a lui: la voglia di confrontarsi con chi non la pensa come me, il dibattito libero». Ha poi riflettuto sul fatto che lui, come Kirk, ha una famiglia, sul fatto che sono coetanei: «Era un padre, come me. Un essere umano. Quello che è accaduto è intollerabile».
La moglie di Kozak stava riprendendo il botta e risposta con Kirk, e ha consegnato i video alla polizia. Nel frattempo, sui social molti hanno puntato il dito contro Kozak, alcuni account di destra dopo l’attacco hanno indicato in lui il possibile colpevole. Quello vero, il 22enne Tyler Robinson, è stato arrestato dalla polizia.
Non ha molto altro da dire, Kozak: «Sono devastato. I miei pensieri vanno alla famiglia di Charlie».