di Giusi Fasano – Corriere della Sera – 3 Ottobre 2025
La Casa Bianca: dal presidente nuova linea rossa. I timori per gli ostaggi
DALLA NOSTRA INVIATA GERUSALEMME
Hamas tergiversa sul piano Trump per il cessate il fuoco presentato al mondo lunedì sera. La risposta che doveva arrivare il giorno dopo, e poi quello successivo e poi quello dopo ancora, non si è vista fino a ieri sera. «Decideremo presto» annuncia dall’ufficio politico Mohammed Nazzal. E dalla Casa Bianca la portavoce Karoline Leavitt fa sapere in un’intervista a Fox news che «il presidente traccerà una linea rossa per la risposta dell’organizzazione terroristica».
Pare — lo dicono fonti giornalistiche libanesi che sostengono di aver parlato con Washington — che quella linea rossa sia il weekend in arrivo. Quindi: deadline domenica 5 ottobre. Che poi è un giorno in più rispetto ai «3-4 giorni» dichiarati dallo stesso Trump martedì mattina in una conferenza stampa.
All’interno del movimento islamista, intanto, pare si sia arrivati a una specie di resa dei conti fra l’ala militare, che da Gaza boccia il piano su tutta la linea ritenendolo «troppo a favore di Israele» e «concepito per annientare Hamas», e l’ala politica che ha casa a Doha, in Qatar, e che invece sarebbe propensa a dire sì pur chiedendo chiarimenti e modifiche di alcuni dei 20 punti dell’accordo.
Secondo la Bbc è Izz al-Din al-Hadda, il capo dell’ala militare in persona, a non volere il piano studiato a suo dire per «porre fine ad Hamas indipendentemente dal fatto che lo accetti». Quindi la parola d’ordine sarebbe quella di sempre: «Continuare a combattere». Ma c’è grande confusione sotto il cielo di questo inizio ottobre. Fonti palestinesi rivelano che alcune fazioni armate di Gaza vogliono garanzie per accettare l’accordo. Che chiedono un rilascio graduale degli ostaggi legato al ritiro dei soldati dell’esercito israeliano da Gaza.
Media israeliani dicono invece che i mediatori arabi hanno avuto «colloqui produttivi» con Hamas e che i vertici sarebbero pronti a firmare l’accordo modificandone alcune parti: sul ritiro dei soldati, sul disarmo del Movimento islamista e sulle garanzie di incolumità personale per i leader dell’organizzazione che sceglieranno l’esilio. Tutto questo pare sia stato riferito direttamente dal Qatar al presidente Trump. Che però già nei giorni scorsi aveva dato speranze scarse (per non dire inesistenti) alla possibilità di modifiche al piano. La sostanza è: potete chiedere chiarimenti, se volete, ma stavolta non ci sono margini di cambiamento.
L’accordo dei Paesi arabi (Qatar compreso) e della Turchia con Trump e con il premier israeliano Netanyahu fa terra bruciata attorno ad Hamas che scopre come mai prima quanto siano profonde le fratture interne al gruppo, tra l’altro in perenne riorganizzazione per la continua perdita dei leader. L’agenzia di stampa palestinese Ma’an news dice che secondo Hamas sarebbe impossibile consegnare gli ostaggi, anche i vivi, nelle 72 ore previste dall’accordo. Perché per l’intensità dei bombardamenti di questi giorni il movimento islamista «non è in grado di comunicare con i gruppi che tengono prigionieri i rapiti e non ha informazioni sulla loro posizione e sulle condizioni di salute degli ostaggi». Che lo ricordiamo: si stima sino 20 ancora in vita e altri 28 morti.
L’ala militare che è contraria all’accordo, pur essendo in difficoltà sul campo è in posizione di forza rispetto all’alla politica che tratta a Doha perché ha nelle sue mani gli ostaggi. È questo lo scoglio più grande per i mediatori di Doha. Sapremo presto se e come sapranno superarlo.
10. La Madonna prega per la pace in lingua aramaica
La Regina della pace, dopo l’esplosione della violenza in Terra Santa, secondo la testimonianza dei Veggenti di Medjugorje ha pregato più volte in aramaico per la pace.
Questa lingua era diffusa ai tempi di Gesù in Palestina e anche oltre e di essa rimangono ancora tracce significative in diverse località del Medio Oriente (Sira, Iraq).
L’aramaico giudaico era la lingua parlata dalla Sacra Famiglia di Nazareth. Gesù parlava aramaico, anche se conosceva l’ebraico nel quale erano scritte le Sacre Scritture.
La Madonna, pregando per la pace in aramaico durante l’apparizione, usa una lingua che un tempo abbracciava molti popoli del Medio Oriente, quasi a voler indicare una prospettiva unitaria di fratellanza e di cooperazione.
Si tratta infatti di popolazioni mussulmane, ebraiche e cristiane, che hanno per Padre comune Abramo, un punto di riferimento fondamentale per quanto riguarda la fede in un Dio unico, Creatore e Signore del mondo.
Alla scuola di Maria noi dobbiamo metterci in questa prospettiva di preghiera per la pace, nella consapevolezza che sarà Maria, nel tempo dei Segreti, a far crollare le ideologie che distruggono i legami di fraternità fra i popoli.
Esiste un solo Dio, il Dio dell’amore e della pace e Maria è la sua inviata per salvare il mondo da una catastrofe sempre più minacciosa. Lei chiede che ogni cuore si apra all’amore e al perdono. Questo è il punto di partenza per un mondo in pace.
Il mondo non ci aiuta affatto ad avvicinarci alla dimensione soprannaturale, anzi, la sua tendenza è quella di indicarci non solo tutto ciò che è immanenza, ma addirittura a portarci verso passioni e vizi che sono svilenti della nostra natura, anche perché lo ha detto il Re dell’Universo: il principe di questo mondo è Satana. Purtroppo anche molti pastori della Chiesa, oltre ad essere essi stessi troppo presi con le cose del mondo, non aiutano i fedeli a guardare verso l’alto, indicazione che tuttavia ci viene ricordata dal calendario ogni giorno, con i suoi Santi e i suoi Angeli e la Regina degli Angeli e dei Santi.
Il 2 di ottobre Santa Madre Chiesa fa memoria di una festa molto importante, quella degli Angeli custodi. Ebbene sì, il Creatore, nella sua immensa bontà, ha assegnato ad ognuno un compagno buono, fedele, vigile e accorto per accompagnarci lungo il cammino della vita. Lascia scritto sant’Agostino: «Gli spiriti immortali e beati, che abitano le sedi dei cieli e godono della partecipazione al loro Creatore – per la cui eternità sono saldi, nella cui verità sono certi, per cui dono sono salvi – amano con grande misericordia noi, mortali e miseri, desiderando che diventiamo beati e immortali; però non vogliono, e a buon diritto, che noi a loro scarifichiamo, ma solo a colui per il quale sanno che noi e loro siamo un sacrificio» (La città di Dio, 10, 7).
Molti santi hanno visto il loro Angelo custode, come per esempio Padre Pio, che parlava e colloquiava con lui, pregava e lodava Dio insieme a lui; ma non basta, egli dialogava anche con gli Angeli custodi dei suoi figli spirituali. «L’angelo custode», affermava il cappuccino stigmatizzato, «è il nostro amico più sincero e sicuro, quando non abbiamo il torto di rattristarlo con la nostra cattiva condotta», così diceva il santo mistico di Pietrelcina. Nelle sue numerose e terribili battaglie che sostenne contro le aggressioni demoniache, un personaggio luminoso gli stava sempre accanto per dargli coraggio, forza e vigore. Già da bambino, all’epoca di nome Francesco, vedeva il suo Angelo e la Madonna, convinto che queste celesti incontri fossero comuni a tutti quanti.
Fra’ Pio Maria da Verona riporta, in un articolo pubblicato su “Il Settimanale di Padre Pio” (n. 36, 28 settembre 2025), una lettera che il santo cappuccino scrisse nel 1915 a Raffaelina Cerase, una delle sue prime figlie spirituali: «Al nostro fianco c’è uno spirito celeste che, dalla culla alla tomba, non ci abbandona nemmeno per un istante, che ci guida, ci protegge come un amico, come un fratello e che ci consola sempre, specialmente nelle ore che sono per noi le più tristi. Sappiate che questo buon Angelo prega per voi: offre a Dio tutte le buone opere che fate, i vostri desideri più santi e puri. Nelle ore in cui vi sembra di essere sola e abbandonata, non dimenticate questo compagno invisibile sempre presente per ascoltarvi, sempre pronto a consolarvi. O deliziosa intimità! O felice compagnia».
Fu papa Clemente X, nel 1670, ad istituire la festa degli Angeli custodi, fissandola nel giorno del 2 ottobre. L’ esistenza degli Angeli benefici e malefici, presenti fin dall’Antico Testamento è un dogma di fede, definito dalla Chiesa nel IV Concilio Lateranense (1215) e nel Concilio Vaticano I (1869-70). I Padri della Chiesa e gli integri teologi hanno pronunciato ed elaborato considerazioni e insegnamenti che riguardano la loro creazione, spiritualità, azione, intelligenza, volontà.
Nel Catechismo della Dottrina cristiana di san Pio X si dice che «gli angeli sono i ministri invisibili di Dio, ed anche nostri Custodi, avendo Dio affidato ciascun uomo ad uno di essi». La parola angelo, dal latino angelus, che ha origine nel lemma greco ἄγγελος, significa messaggero, messo, servitore, vemendo così espresso l’ufficio degli Angeli e non la loro natura, come ha dimostrato sant’Agostino (Cfr. Discorso 7, Il roveto bruciava ma non si consumava, discorso tenuto nel digiuno di quinquagesima).
L’Angelo custode, guardia dell’anima e del corpo, non ci lascia mai, né di giorno, né di notte, è sempre al nostro fianco. Se siamo ben disposti ci illumina, ci sospinge a buoni propositi e sentimenti; allo stesso tempo, ci protegge dalle tentazioni e dai pericoli morali o materiali. Al nostro Angelo siamo debitori e gli dobbiamo profonda gratitudine per l’aiuto che ci offre nelle necessità su questa terra e per il soccorso verso la salvezza eterna. Affermava san Francesco di Sales: «I buoni angeli desiderano il nostro bene e non disdegnano di assisterci. I nostri buoni angeli ci danno la forza e il coraggio di praticare la virtù. Tendete la mano al buon angelo affinché vi conduca al cielo».
La mistica Santa Teresa d’Avila, nelle sue memorie, descrive come fu un angelo a trafiggerle il cuore con un dardo dorato dalla punta infuocata, lasciandola immersa in un infinito amore per Dio. San Filippo Neri aveva un rapporto tutto speciale con il suo Angelo custode. Una volta venne sollevato in alto per evitare che una carrozza lo travolgesse in un vicolo di Roma. Un’altra volta il suo Angelo gli comparve nella forma di un povero che chiedeva l’elemosina: il santo era pronto a dargli tutto il poco che aveva con sé, ma a questo punto l’Angelo gli rispose che voleva solo vedere di cosa fosse capace, poi scomparve.
San Luigi Gonzaga aveva una forte devozione per l’Angelo custode che pregava con l’Angele Dei almeno tre volte al giorno. Anche Domenico Savio ebbe esperienza concreta della presenza del suo Angelo. San Francesco d’Assisi ricevette le stigmate da un Serafino con sei ali infuocate e nella chiesa della Porziuncola gli Angeli gli si manifestavano, mentre nella malattia lo confortavano con il loro canto. San Giovanni Bosco, invece, ebbe un Angelo custode che lo proteggeva e lo tutelava manifestandosi in un modo molto singolare. Per difenderlo e salvarlo dagli agguati a cui era esposto a causa dei valdesi e dei massoni, compariva misteriosamente un cane e sempre al momento opportuno. Don Bosco lo chiamava «il Grigio» e di questa eccezionale guardia del corpo confessò ironicamente: «Dire che era un angelo farebbe ridere. Ma non si può dire nondimeno che fosse un cane come gli altri». Il Grigio, che arrivava da chissà dove e spariva non si sa dove, non prendeva mai cibo ed acqua, riapparve dopo ben 32 anni dalla prima volta, giovane come un tempo, addirittura dei testimoni lo videro poi nel 1959.
Questa la testimonianza lasciata da Renato Celato (1923-2020), autista di ben quattro Rettori maggiori salesiani (cfr. Don Bruno Ferrero, https://www.infoans.org/sezioni/interviste/item/530-rmg-ho-accarezzato-il-grigio-incontro-con-il-signor-renato-celato): «Ho potuto vedere, toccare, accarezzare quel misterioso cane. Era il 5 o il 6 di maggio del 1959 […]. Eravamo di ritorno da Roma con l’urna di don Bosco. L’urna era rimasta a Roma vari giorni. Era venuto ad onorarla anche Papa Giovanni XXIII. In contemporanea c’era a Roma anche l’urna con le spoglie di San Pio X. L’urna di don Bosco rimase due giorni a San Pietro […]. Siamo partiti da Roma nel tardo pomeriggio. Cominciava a farsi buio. Dovevamo arrivare a La Spezia alle quattro del mattino, sennonché eravamo stanchi e don Giraudi ci consigliò di fermarci un paio d’ore a Livorno dai Salesiani. Arrivammo a La Spezia verso le sette invece che alle quattro. Il confratello sacrista, signor Bodrato, aveva aperto le porte della Chiesa alle quattro e mezzo e aveva visto questo cane accovacciato davanti alla porta e gli aveva rifilato un calcio per mandarlo via. Senza reagire, il cane si era ritirato in disparte ed aveva aspettato l’arrivo dell’urna.
Quando siamo arrivati, abbiamo portato l’urna in chiesa e l’abbiamo appoggiata su un bancone dei falegnami, il cane ci ha seguiti e si è accoccolato sotto l’urna. Lì per lì nessuno ci ha badato. Poi quando incominciò ad arrivare la gente e iniziarono le messe e le funzioni, il direttore si preoccupò e disse ai carabinieri: “Mandate via questa bestia che sta sotto l’urna!”. Ma non ci riuscirono. Il cane digrignava i denti e sembrava arrabbiato. Rimase là fino a mezzogiorno. A quell’ora chiusero la chiesa. Il cane uscì e cominciò a gironzolare tra i ragazzi in cortile. I ragazzi naturalmente erano felici di averlo in mezzo a loro: lo accarezzavano, gli tiravano la coda. Mi unii anch’io a loro.
Andammo a pranzo. C’erano l’Ispettore, tutti i direttori della Ispettoria, i novizi e i confratelli che erano riusciti ad entrare. La sala da pranzo era al piano superiore. Durante il pranzo vedemmo questo cane che tranquillamente spinse la porta con le zampe anteriori ed entrò. Cominciò a gironzolare tra le tavole. Don Puddu, segretario del Consiglio Superiore, gli sferrò un calcio, ma il cane non si scompose e continuò a passeggiare. Gli offrirono pane, prosciutto, salame. Annusava in segno di gradimento, ma non toccò niente. Rimase lì per tutto il pranzo. Poco prima della preghiera finale, aprì di nuovo la porta da solo ed uscì.
Verso le quattordici, tornammo in chiesa per ripartire, perché il viaggio era ancora lungo. Il cane era di nuovo accovacciato sotto l’urna. Come aveva fatto a entrare? La chiesa aveva le porte sbarrate, com’è facile immaginare.
Caricammo la pesantissima urna sul furgone e il cane era ancora lì in mezzo a noi. Ho lasciato in archivio una fotografia che documenta quel momento. Partimmo per Genova Sampierdarena, passando per il valico del Turchino. Non c’era l’autostrada allora. Don Giraudi, che era in macchina con me, mi diceva ogni tanto: “Sta attento, guarda un po’ se c’è il cane!” C’era. Sempre dietro il nostro furgone, anche in città. Lo vidi ancora fino al terzo tornante della salita. Poi scomparve».
Perché nelle nostre case, nelle nostre parrocchie non parlare ai bambini come agli adulti di queste vicende di carattere spirituale, che appartengono alla linfa della nostra religione e che sicuramente verrebbero accolte da tante anime assetate di cose divine perché ormai stanche, annoiate e sature di mondo laico e ateo? Forse si tace per vergogna oppure per colpevole incredulità?
«Le ideologie che vi distruggono sono passeggere» (25 giugno 2025)
In questo Messaggio la Madonna utilizza il termine “ideologie”. In altri Messaggi aveva nominato apertamente il modernismo. Nel dopoguerra, anche nei Paesi di antica cristianità, hanno preso piede le ideologie moderne che escludono il soprannaturale e che si riflette in una dittatura del relativismo. Oggi nel mondo c’è una situazione di caos ideologico e la Madonna ha analizzato questo processo che è un piano satanico e che porta all’abbandono della fede cristiana, al rifiuto di Cristo, alla negazione del Vangelo. Con il paganesimo moderno l’uomo ha messo se stesso al posto di Dio e, di conseguenza, è schiavo di satana.
La Madonna ha riconosciuto che c’è stato un passaggio al paganesimo, all’ateismo, all’idolatria, alla sottomissione di ideologie che sono sottomissione umana, sono passeggere. Di fatto, ogni visione della realtà è passeggera perché viene negata, contraddetta e superata da chi ne introduce una nuova. Si tratta di opinioni, non di Verità. Prima che tutto questo avvenisse la vita era plasmata dalla fede.
A differenza delle ideologie, la fede è un dono divino, è un complesso di Verità che Dio stesso ha rivelato e che si trova nella Sacra Scrittura, che è Parola di Dio. Gesù stesso è la Via che salva, è la Verità eterna e la Vita che non muore mai.
Siamo passati dal dono di Dio che è la fede che eleva, che ci apre al Cielo, ci porta all’immortalità, ci conduce alla Gerusalemme celeste, alle ideologie umane. Abbiamo abbandonato la fede rivelata da Dio per seguire le ideologie umane moderne che sono prodotte dagli uomini e che, tra l’altro, non sono nate come ricerca della verità. Il pensiero moderno cerca di liberarsi dal Cristianesimo. Il modernismo è un’ideologia che ha come scopo di eliminare il Cristianesimo. La storia delle idee, dal Rinascimento in poi, è rancorosa, è tutta rivolta a “picconare” il Cristianesimo e a puntare verso forme di liberazione che in realtà sono vizi, perversioni, schiavitù peggiori. I vizi capitali sono le virtù del mondo moderno!
Il mondo ormai sembra quasi affogare in uno stagno maleodorante proprio perché ha rifiutato Cristo e la Croce. La Madonna ha detto che l’umanità ha scelto per la morte, è vero. L’umanità ha rifiutato la vita, che è Cristo, e ha abbracciato le ideologie che sono ragnatele rancorose in cui rimane lei stessa impigliata. Siamo veramente sull’orlo del precipizio, basta poco perché il mondo salti all’aria. La Terra è diventata inabitabile: comandano i prepotenti, il massacro degli esseri umani è coperto ma grida al Cielo. Eliminando il Cristianesimo l’umanità è precipitata nell’oblio.
Queste ideologie anticristiane, che la Madonna ha riassunto nella parole modernismo, sono opera di satana. Con il modernismo satana ci devia e ci mette sulla sua via. Queste ideologie di cui l’umanità addirittura si vanta ci portano alla morte, ci stanno distruggendo. Quando si è fuori dalla Verità ci si riduce a mendicanti che dal mondo ricevono poco o niente, briciole inconsistenti di cui non possiamo certamente nutrirci. Il mondo offre ideologie che distruggono la nostra vita spirituale. Le parole della Madonna sono profonde, illuminano, ci danno la possibilità di vedere la miseria del mondo moderno, di capire lo stato di degradazione in cui è caduto l’Occidente abbandonando Dio. Accogliamo le parole della Regina della pace perché vengono veramente dal Cielo.
«Cari figli! Anche oggi ringrazio l’Onnipotente di essere con voi e di potervi guidare verso il Dio d’amore e di pace. Le ideologie che demoliscono voi e la vostra vita spirituale sono passeggere. Io vi chiamo, figlioli, ritornate a Dio perché con Dio avete il futuro e la vita eterna. Grazie per aver risposto alla mia chiamata». 25 giugno 2025 (Con approvazione ecclesiastica)