
Programma di Padre Livio – Venerdì 10 ottobre 2025
h. 9.00: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
h. 8.50 -9.20: ATTUALITA’ MONDO – CHIESA
+Il Rosario come soluzione dei problemi internazionali (articolo di R. De Mattei)
+A Putin non dispiace l’immortalità qui sulla terra
h. 9.25 – h. 9.35: VIATICO QUOTIDIANO
Pensieri sulla Fede (21)
h. 9.35 – 9.55: MEDJUGORJE: LE MIE PAROLE VENGONO DAL CIELO
12. Pregate lo spirito Santo perché vi colmi del coraggio e dell’abbandono
+Lo stato di grazia alimenta i doni dello Spirito Santo
+Nel tempo dei Segreti è necessari la pienezza dei doni dello Spirito Santo
+Il coraggio di credere
+Il coraggio di testimoniare
+Il coraggio di affrontare, se necessario, anche il martirio
+Il totale abbandono nelle mani di Dio
+La fiducia nell’intervento di Maria
+La certezza della sua vittoria
h. 10.05: TELEFONATA A PADRE LIVIO
h. 10.o5: LE TROMBE DELL’APOCALISSE (23)
BLOG: blogdipadrelivio.it
Pensiero quotidiano
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di Davide Frattini – Corriere della Sera – 10 Ottobre 2025
Tornano i camion per gli aiuti. La Casa Bianca: «Ora una cerimonia in Egitto». Restano i rebus sulla seconda fase

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – Gli abbracci, i sorrisi, le strette di mano, le prime difficoltà, le ore di attesa, le riunioni rinviate a dopo il tramonto. I 734 giorni di guerra si portano dietro la coda lunga di euforia mista all’ansia dopo due anni vissuti nell’angoscia. Fino all’ultimo le delegazioni israeliane e quella di Hamas hanno discusso la lista dei detenuti palestinesi da scarcerare. Fino all’ultimo non è stato chiaro quando i 20 ostaggi in vita ancora tenuti a Gaza verranno liberati. «Lunedì o martedì» dice Donald Trump dalla Casa Bianca. «Siamo riusciti a ottenere quello che tutti ritenevano impossibile. Adesso la strada per una pace durevole in Medio Oriente è aperta». Il presidente americano si prepara ad arrivare nella regione. Sono previsti un passaggio in Israele — dove è stato invitato a tenere un discorso in parlamento — e in Egitto: «Ci sarà una cerimonia ufficiale per la firma degli accordi», aggiunge.
I tempi e le fasi
La pace che proclama ha per ora i colori disegnati sulla mappa accompagnata al suo piano in 20 punti: entro 24 ore dall’approvazione dell’intesa da parte del governo israeliano l’esercito si ritirerà lungo una linea gialla, le truppe restano dentro la Striscia e continuano a controllarne il 53 per cento. Il passaggio successivo arriverà dopo una fase complessa: nei 363 chilometri quadrati dovrebbe entrare una forza internazionale per monitorare il disarmo di Hamas e mantenere l’ordine, allo stesso tempo le truppe raggiungono la zona blu ancora più vicina al territorio israeliano.
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I tempi del ritiro completo non sono definiti, Tsahal manterrebbe comunque una fascia di sicurezza lungo tutto il perimetro della Striscia. Passaggi ancora lontani. È importante che in queste ore i camion con gli aiuti abbiano cominciato a transitare sempre più frequenti attraverso i cancelli verso il territorio devastato dalle bombe, che le famiglie degli ostaggi israeliani possano davvero sperare di riabbracciare gli amati.
La svolta
L’accelerazione nelle trattative è arrivata mercoledì con l’atterraggio a Sharm El Sheikh di Steve Witkoff, l’inviato di Trump, e Jared Kushner, il genero del presidente. È stata la pressione americana a sbloccare gli ostacoli, a far capire ai due contendenti che non era più il tempo di mercanteggiare. Nella notte egiziana, il pomeriggio a Washington, il segretario di Stato Marco Rubio ha consegnato un bigliettino a Trump in diretta televisiva: era il testo da approvare, il leader doveva essere il primo ad annunciare via social media il successo della mediazione. In contemporanea venivano diffuse le foto delle strette di mano nel resort sul Mar Rosso, i sorrisi distesi per la prima volta dopo mesi di discussioni. Trump ha riconosciuto il ruolo giocato dall’Egitto, dal Qatar e anche dai turchi, che è stato lui a voler invitare per questo tentativo finale di fermare il conflitto.
Condizioni imposte
Netanyahu ha ritardato fino a ieri sera tardi le riunioni decisive per l’accettazione dell’accordo, ma tutto sembrava già deciso nonostante i mugugni rabbiosi dei ministri fanatici e messianici che hanno votato contro. «Ringraziando Dio li riporteremo a casa», aveva scritto sui social media nella notte di mercoledì il primo ministro più longevo nella Storia del Paese. I suoi portavoce si affrettano a proclamare che «tutti gli obiettivi sono stati raggiunti», eppure il disarmo di Hamas richiederà mesi: non è la «vittoria totale» che Bibi aveva promesso agli elettori di destra e agli alleati oltranzisti. Si è dovuto piegare alle imposizioni dell’amico Donald.
Dal presidente egiziano Adbel Fattah Al Sisi al premier israeliano, adesso tutti assicurano Trump che «si merita il Nobel per Pace», ambizione mai nascosta. Anche se già ammette di non avere un’opinione «sulla soluzione dei due Stati, vedremo come si mettono d’accordo»: senza uno Stato palestinese è difficile capire come verrebbe raggiunta quella pace di cui parla. Il suo piano non indica un calendario preciso ed è già evidente che solo per recuperare i corpi dei 28 ostaggi morti in cattività e rimasti a Gaza ci vorranno mesi, i capi di Hamas e delle altre fazioni ammettono di non sapere dove siano. La ricostruzione è un’impresa enorme, il 90 per cento dei palazzi è danneggiato, le infrastrutture di una Striscia già poverissima devastate.
Sul campo gli scontri sono andati avanti. I militari hanno voluto impedire alla popolazione di ritornare nella città di Gaza che era stata evacuata per l’operazione Carri di Gedeone 2, l’occupazione ordinata dal governo di Netanyahu un mese fa.
Un mese di sangue
I jihadisti hanno tentato qualche agguato contro le truppe. In un mese — calcola il quotidiano Haaretz — le bombe hanno ucciso 130 palestinesi in zone dichiarate sicure dall’esercito, quelli ammazzati nell’offensiva — ordinata dopo la mattanza del 7 ottobre 2023, 1200 persone massacrate dai terroristi di Hamas — sono oltre 67 mila.
Hamas ha ottenuto garanzie dagli americani, dagli egiziani e dal Qatar che il governo israeliano non riprenderà le battaglie dopo il rilascio degli ostaggi. Lo ribadisce Khalil al Hayya, il capo dei negoziatori che Israele ha cercato di eliminare in Qatar: «Siamo sicuri che la tregua diventerà permanente». Gideon Sa’ar, il ministro degli Esteri, assicura: «Non ne abbiamo l’intenzione». Non lascia però spazio a un ruolo dell’Autorità palestinese «fino a quando non avrà implementato le riforme necessarie».
Ancora una volta dalla lista dei detenuti da rilasciare sarebbe rimasto escluso Marwan Baghouti, che i palestinesi considerano un simbolo della resistenza e che secondo i diplomatici internazionali — compreso qualche politico israeliano — potrebbe essere il leader adatto ad attuare quelle riforme e con il quale trattare un accordo duraturo.

14. La Madonna ha messo la S. Messa al centro della vita cristiana
Uno degli aspetti più preoccupanti del cattolicesimo occidentale, in particolare in Europa, è la diserzione dalla Messa domenicale, in particolare da parte dei ragazzi e dei giovani.
Infatti l’Eucaristia è cuore della Chiesa ed è un mistero di fede di infinita grandezza, perché il pane e il vino consacrati sono il Corpo e il Sangue di Cristo offerti per la salvezza del mondo.
Dio, nella sua grande misericordia, l’ha voluto far comprendere alla nostra generazione, che ha abbandonato la Santa Messa, attraverso san Carlo Acutis, un ragazzo di quindici anni che andava a Messa ogni giorno e che si è dedicato a mettere in rete la straordinaria ricchezza dei miracoli eucaristici.
Una delle prime disposizioni che la Madonna ha dato alla Parrocchia di Medjugorje, è stata quella di chiamare la popolazione alla Messa quotidiana, celebrata ogni sera dopo l’apparizione, preceduta e conclusa dal Santo Rosario completo.
La Gente si lamentava, ma la Madonna è stata inflessibile, invitando i parrocchiani a riflettere sullo stato di peccato in cui si trova il mondo.
Che dire della situazione attuale, ben più grave, con un mondo immerso nell’incredulità e a rischio di autodistruzione?
La Messa domenicale è un invito alla mensa celeste, a cui partecipa tutto il Cielo e vi parteciperemmo anche noi, non solo la domenica, ma anche tutti i giorni, se avessimo un briciolo di fede.
(9 ottobre 2025)
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Cari amici e ascoltatori di Radio Maria,
ci siamo riuniti questa settimana Harissa, in Libano, per pregare insieme il Santo Rosario, uniti a tutti gli ascoltatori delle diverse Radio Maria nel mondo, trasmesse in oltre novantacinque Paesi dei cinque continenti. È stato un momento spirituale speciale, nel quale abbiamo sentito i nostri cuori unirsi sotto il manto e la benedizione della Madonna del Libano, nel suo santuario consacrato. Abbiamo percepito nel cuore la forza del suo amore e la sua premura materna per le nostre vite.
La nostra gioia è stata ancora più grande quando, subito dopo la preghiera del Rosario, ci è giunta la notizia dell’annuncio della visita di Papa Leone XIV in Libano. Si tratta della sua prima Visita Apostolica fuori Roma — un messaggio di Pace e di Unità che parte dal cuore della Chiesa e raggiunge la Terra dei Santi. Questa storica visita porta speranza da Roma al Libano e rinnova lo spirito del popolo libanese, che ha affrontato tante prove e difficoltà: dal crollo economico all’esplosione del porto di Beirut, dalle tensioni nel sud del Paese fino alle sofferenze che toccano l’intera regione, in particolare la vicina terra di Gaza e gli altri Paesi limitrofi.
Il Libano, nonostante le sue piccole dimensioni, raccoglie quasi tutte le Chiese cristiane ed è l’unico Paese d’Oriente con più sedi patriarcali. Questa visita sarà un’occasione per il Santo Padre di incontrare i capi delle Chiese orientali e le autorità libanesi in un momento di preghiera e di rinnovamento, ricordando al mondo intero che il Libano non è solo una nazione, ma una vocazione: una chiamata al dialogo e all’unità.
Per Radio Maria, in Libano e nel mondo, questa visita è fonte di grande gioia. Non è soltanto un evento da raccontare, ma un momento di grazia da vivere e condividere. È un’occasione particolarmente significativa per noi, che siamo custodi della fede cattolica e la diffondiamo ai nostri ascoltatori in tutto il mondo, accompagnando la loro vita spirituale e portando la speranza dal cuore della Chiesa a ogni persona.
Accogliamo dunque con cuore aperto questa visita benedetta, elevando le nostre preghiere per il Libano, per la sua pace, la sua stabilità e un futuro luminoso, degno della terra dei santi e della sua gente buona. Con ogni preghiera, ogni buona intenzione e ogni supplica, contribuiamo a realizzare la nostra vocazione in Medio Oriente e a far risplendere il Libano di speranza e di fede.
Radio Maria è felice di accompagnare e custodire questo nobile messaggio.
Preghiamo insieme affinché questa visita porti frutti di benedizione e di Pace per il Libano e per tutta la regione.

Ho ripreso il cammino di fede
Buon giorno caro padre Livio.
Mi chiamo Monica e vivo a Gubbio (PG)
Non so da dove cominciare per ringraziarla di tutto cuore!
Ascolto assiduamente radio Maria da alcuni mesi.
Dopo anni difficili per me, una mattina in macchina accesa la radio e cambiando da un canale all’altro, mi sono trovata ad ascoltare una lettura su radio Maria.
Inutile che io mi dilunghi sui particolari, sono stata colpita al cuore, alla mia intelligenza alla mia intera persona ed esistenza.
È difficile da spiegare. Avevo incontrato il Signore Gesù da giovanissima e seguito un cammino per tanti tanti anni. Poi la vita mi ha portato in luoghi diversi e nella malattia il Signore mi è stato vicino attraverso persone che non credevo.
Ho lasciato il cammino che seguivo ho vagato da sola, impaurita e arrabbiata. Ma ora è di nuovo luce.
Il Signore non mi aveva mai abbandonato! Era lì vicino a me ed a un certo punto mi ha chiamato con una forza incredibile e lo ha fatto attraverso la sua opera, radio Maria.
Sono commossa perché è tutto più vero, tutto più chiaro!
Ho ripreso il cammino di fede affidandolo ad una madre spirituale amica da sempre, una suora francescana. La liturgia e la preghiera al primo posto e la Madonna come madre nel cammino.
Sono stata tre volte a Medjugorje molti anni fa e tutto ora mi è chiaro! Padre Livio che gioia immensa! Quanta speranza!
Sto leggendo il suo ultimo libro, Le trombe dell’apocalisse, la sua visione chiara e lucida sulla storia della salvezza, è grande e bella! Viene da Dio tramite la Madonna, è evidente!
Scusi la mia scrittura caotica e prolissa ma il cuore è colmo e la vita di nuovo piena.
Sto affrontando dei dolori familiari ma ora non ho più rabbia, prego per chi mi fa soffrire perché so che il Signore ama tutti e io voglio amare come Lui.
Grazie Padre Livio. Che Dio la benedica sempre!
Monica
Cara Monica,
la tua bella testimonianza mi ha commosso e incoraggiato perché vedo come il Signore non si stanchi di cercare le anime e di portarle vicino al suo Cuore anche con un semplice mezzo come la Radio.
Radio Maria è stata costruita su un messaggio della Madonna, dato il 1 Gennaio del 1987, per mezzo della Veggente Vicka, a un gruppo di pellegrini di Erba, proprio dove si era appena formata la Associazione Radio Maria.
Il messaggio era un invito ad annunciare la conversione e a diffondere i Messaggi della Regina della pace, cosa che abbiamo fatto come abbiamo potuto, mettendoci però molta buona volontà.
Ora, nell’avvicinarsi dei Segreti, la chiamata dei lontani alla Conversione è ancora più urgente e dobbiamo farlo tutti insieme con la preghiera e la testimonianza.
La incoraggio nei momenti della prova e le assicuro la mia preghiera.
Ave Maria
Padre Livio