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"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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Un incontro pieno di fraternità e fede, segno che Radio Maria unisce cuori e popoli diversi sotto lo sguardo della Regina della Pace.

Il pettirosso non ha l’orologio ma arriva puntuale a pranzo

De Maria numquam satis

Chiesa cattolica | CR 1936

 4 Febbraio 2026 

di padre Serafino Lanzetta

 Riportiamo la seconda parte di un articolo su Maria Corredentrice, paradigma di vita cristiana. La sofferenza vicaria, il Corpo mistico e la manifestazione della vera religionedi padre Serafino M. Lanzetta.

«Io piango perché tu non piangi»

Questo è un programma di vita davvero importante. A questo proposito, è degno di nota un grande autore inglese, Padre Robert Hugh Benson (1871-1914), convertito alla fede cattolica dall’anglicanesimo. È conosciuto soprattutto per il suo bellissimo romanzo “Il padrone del mondo”. Dopo la conversione continuò a scrivere, producendo numerose opere per difendere apologeticamente la fede cattolica. Una di queste è The Mystical Body and its Head (Il Corpo mistico e il suo Capo, Sheed and Ward, New York 1911), tratta dalla sua opera più ampia Christ in the Church (Cristo nella Chiesa). Nella sezione dedicata al Getsemani – il libro è una profonda meditazione sulle tappe della Passione di Cristo – Padre Benson riflette sull’unicità del Corpo Mistico di Cristo e parla in modo illuminante della corredenzione anche senza citarla in maniera diretta. Il nucleo di questo mistero è tutto lì.

Benson dice che nella Chiesa Cattolica esiste un principio che viene non solo accolto, ma anche pienamente messo in pratica: il principio del dolore vicario, della sofferenza vicaria (il concetto analizzato prima: il fatto che Gesù abbia fatto qualcosa al posto nostro, che cioè si sia offerto per noi al fine di redimerci). Questo principio del dolore vicario, cioè l’amore con cui ci aiutiamo a vicenda a raggiungere la santificazione, dice Padre Benson, è pienamente riconosciuto e vissuto nella Chiesa Cattolica ed è al contempo ciò che manifesta l’unicità della Chiesa. Viene citato l’esempio del Santo Curato d’Ars, il quale, un giorno, mentre confessava per ore, come sempre, ricevette un penitente che gli elencò dei peccati gravissimi, ma senza il minimo segno di contrizione. Il santo Curato ne fu stupito ed esclamò: «Come? Non piangi? Non versi una lacrima per i tuoi peccati?». E continuando ad ascoltare quella confessione poco contrita, soggiunse: «Io piango perché tu non piangi».

Questa è squisita carità. Questa è corredenzione in azione; la corredenzione di un sacerdote, il Santo Curato d’Ars, che era disposto a fare qualcosa al posto di quel penitente, a “soffrire al suo posto”, pur di guadagnarlo a Cristo. Padre Benson commenta e dice che questo è un esempio lampante della bellezza e dell’unicità della Chiesa Cattolica. Questa sofferenza vicaria è corredentiva ed è un principio di vita cristiana. Leggiamo quanto scrive Benson:

«Questo principio, dunque, attraversa tutta la Chiesa Cattolica, dalla testa ai piedi. In essa non solo il sacrificio esteriore della Croce viene offerto incessantemente nell’augustissimo mistero dell’altare – (ciò che Cristo ha fatto una volta lo fa sempre) –; e in un modo diverso nelle sofferenze esterne delle sue membra; ma anche i dolori interiori del Getsemani vengono similmente perpetuati. Ogni vero sacerdote, nel confessionale, conosce qualcosa di quel senso del peccato che porta su di sé al posto del penitente. “Io piango, singhiozzava il Curato d’Ars, perché tu non piangi”. Ogni cattolico ben istruito sa offrire il proprio dolore per la salvezza di un’altra anima, perché soltanto nella Chiesa Cattolica si manifesta questa stirpe sacerdotale di cui parla il primo Papa (cf. 1Pt 2,9). Solo nella Chiesa Cattolica, infatti, quell’immenso principio del dolore vicario viene accolto, riconosciuto e vissuto: quel principio sul quale è tenuta insieme l’intera catena della vita, persino nell’ordine fisico… “Qui nella mia Chiesa, e solo qui, rivivo in pienezza, con volontà e intelligenza, quella mia agonia registrata nei Vangeli. Qui, nella cella del contemplativo, nel confessionale di un degno sacerdote, nella stanza da letto di un sofferente altruista, in ogni agonia interiore coraggiosamente sopportata, rimango ancora una volta nel giardino, immerso nel sangue, strappato da me, non dai flagelli ma dal dolore”».

Questo principio cristiano della sofferenza vicaria non è forse corredenzione in azione? Come possiamo amare uno sconosciuto, addirittura un nemico, offrendo qualcosa di nostro per la sua salvezza? Si tratta di una cosa difficilissima ovviamente; eppure questa è la lezione che ci da Gesù. Dobbiamo amare persino il nostro nemico. Ma come possiamo amarlo se non partecipiamo all’amore sacrificale di Cristo e della Beata Vergine Maria ai piedi della Croce? Come possiamo cominciare a mettere in pratica la legge del perdono? È quasi impossibile se non ci immergiamo in quest’oceano immenso di amore che sgorga dalla Croce di Nostro Signore. Contempliamo la Croce, viviamo questo mistero della Croce insieme alla Vergine Santissima come co-redentori.

Non c’è edificazione del Corpo Mistico di Cristo senza questo mistero della sofferenza vicaria che ci riporta al cuore del mistero della redenzione di Gesù come sacrificio di espiazione. La morte di Cristo in croce non un incidente di percorso, qualcosa di non voluto, una mera esecuzione di routine da parte dei Romani. Nulla di tutto ciò. È un atto di totale donazione di Sé che Cristo fa per noi. Egli ha fatto ciò che noi non eravamo capaci di fare: ci ha salvati con il dono di Sé, con l’offerta del suo Corpo e del suo Sangue.

Di qui la regola basilare della vita cristiana: “Io faccio qualcosa per te perché tu non puoi farlo. Non ne sei capace. Ti aiuto, faccio qualcosa al tuo posto”. San Massimiliano M. Kolbe, nel campo dell’odio e della morte, addirittura esclamerà: “Prendo il tuo posto”, offrendosi vittima al posto di un padre di famiglia. Padre Kolbe, in quell’orribile campo dell’odio, uscì dalla fila, dopo essere stato umiliato per l’ennesima volta con un fare di spregio sarcastico: “Cosa vuole questo sporco polacco”, e disse: “Sono un sacerdote cattolico. Sono anziano. Voglio prendere il suo posto perché lui ha moglie e figli”.

Queste parole si imprimeranno in quella mente crudele e abitata dal male del vice-comandante del campo di concentramento, Karl Fritzsch che selezionava i dieci condannati a morte a causa dell’evasione del campo da parte di un prigioniero. Saranno il suo tormento, il verme della sua coscienza: un uomo si era offerto al posto di un altro scegliendo di morire di fame e di sete nel bunker della morte. Perché? Un’idea pericolosa che poteva condannare al fallimento l’impero nazista dell’odio?

Franciszek Gajowniczek, l’uomo salvato da San Massimiliano, molti anni dopo ricordò quel drammatico momento con queste parole: “Kolbe uscì dalle fila, rischiando di essere ucciso sull’istante, per chiedere al Lagerfhurer di sostituirmi. Non era immaginabile che la proposta fosse accettata, anzi molto più probabile che il prete fosse aggiunto ai dieci selezionati per morire insieme di fame e di sete. Invece no! Contro il regolamento, Kolbe mi salvò la vita”.

L’amore salva. San Massimiliano, infatti, lascerà scritte queste immortali parole: “Solo l’amore crea”. Il suo amore, appreso alla scuola della Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie – folle era il suo amore per l’Immacolata – impartì la più grande lezione di carità. Fu l’inizio della miserevole fine dell’impero nazista. Così Padre Kolbe edificò una Città dell’Immacolata che sopravviverà per sempre, nonostante il tentativo di sopprimerla. L’amore vicario, intriso di sofferenza offerta per amore, vince donando la vita. L’odio invece uccide e distrugge. 

Questo è eminentemente cristiano. Anzi, dobbiamo essere più precisi: questo è cattolico, perché nel protestantesimo la cooperazione con la grazia viene eliminata. Non esiste cooperazione, perché l’uomo, secondo Lutero, non è affatto in grado di cooperare in ragione dei suoi peccati che hanno non solo hanno ferito la natura umana, ma l’hanno completamente devastata e resa incapace di operare. L’uomo è del tutto incapace di compiere qualsiasi bene. La sola cosa che possiamo fare è credere e credendo siamo salvati. Non c’è opera, non c’è cooperazione intesa come collaborazione con Dio perché non solo non è necessaria ma è addirittura impossibile. La fede supplisce a tutto e rende le opere di carità superflue se non addirittura insidiose e superbe. 

Nella Chiesa Cattolica, invece, mantenendo questo principio del Corpo Mistico di Cristo affermiamo, insegniamo e mettiamo in pratica questo mistero: l’uomo è capace di cooperare con Cristo in ragione della sua grazia che guarisce e che spinge all’imitazione del Maestro. Il tutto è riassumibile nel mistero della corredenzione di Maria Santissima, l’opera di collaborazione più eccelsa con il divin Maestro, resa possibile dalla grazia di Cristo e mossa unicamente dalla carità perfettissima della Vergine Maria verso Dio e verso il prossimo.

Noi, invece, traiamo un vantaggio personale dalla cooperazione con Dio, per dir così, che consiste anzitutto nel poter espiare i nostri peccati, oltre che espiare per gli altri. Noi dobbiamo “necessariamente” cooperare altrimenti non siamo salvi in ragione dei nostri peccati, quantunque la necessità morale principi da una libertà fondativa dell’essere cristiano. Maria liberamente coopera e solo per il nostro bene: ama Dio e il prossimo con un amore perfetto, perfettamente altruista, e così contribuisce alla nostra salvezza. Lei è la sola che dice, come Gesù: “Tutto quello che tu non puoi fare perché incapacitato dal tuo orgoglio e dalla tua miseria, lo faccio io per te. Prendo su di me la tua miseria e con Gesù ti guarisco”. 

Così capiamo che la corredenzione non è solo teoria. Ha un impatto assolutamente centrale nella nostra vita cristiana. Ogni cristiano dovrebbe studiarla e approfondirla sempre più. Essere cristiano significa essere cooperatore, corredentore in Cristo. Ciò è riassunto dalla Parola di Dio espressa da San Paolo ai Colossesi: “Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo che è la Chiesa” (1,24). Ovviamente alla Passione di Cristo non manca nulla in sé. Ciò che manca è soltanto la mia personale cooperazione con il Signore per l’edificazione del suo Corpo mistico, cioè per la salvezza di tutti i fratelli, perché tutti siano raggiunti dall’amore salvifico di Gesù e Maria e così diventino membra di quest’unico Corpo.

Maria Co-redentrice ci dice questo: l’amore compassionevole guarisce e salva. Tutti i Santi che hanno salvato di volta in volta gli uomini edificando la città di Dio tra loro hanno messo in pratica questo amore co-redentivo, l’amore della Vergine Maria. (continua)

Il “suicidio assistito” degli uomini e delle nazioni

Società | CR 1936

– di Roberto de Mattei  4 Febbraio 2026 

La cultura di morte contemporanea ha le sue ultime espressioni nell’eutanasia e nel cosiddetto “suicidio assistito”, di cui oggi si discute in diversi paesi europei. Il percorso di legalizzazione dell’omicidio/suicidio, iniziato circa 50 anni fa con l’introduzione dell’aborto nelle legislazioni occidentali, giunge ora al suo logico compimento

 Il suicidio, che è l’atto, volontario e deliberato, con cui un uomo si dà la morte, è più grave dell’omicidio perché, a differenza di questo non lascia la possibilità di pentimento. Certo, ci sono delle eccezioni possibili. Il santo curato d’Ars rassicurò la moglie di un suicida, dicendole che tra il ponte da cui si era buttato e l’acqua in cui era annegato, aveva avuto la possibilità di pentirsi. Non si può escludere la possibilità che nei suoi ultimi attimi di vita, un suicida, in seguito ad un’illuminazione divina, si possa pentire del suo gesto. Per questo il nuovo Catechismo della Chiesa cattolica dice che «non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte» (n. 2283). Ma si tratta appunto di eccezioni. La morale non si applica alle eccezioni, ma alla natura dell’atto umano in quanto tale. 

Secondo la morale cattolica, il suicidio diretto, voluto e cosciente, è un atto intrinsecamente cattivo, moralmente ingiustificabile. San Tommaso d’Aquino nella Summa Theologiae (II-II, q. 64, a. 5) lo spiega esponendo tre ragioni. In primo luogo, ogni essere tende naturalmente a conservarsi in vita. Togliersi la vita va contro questa inclinazione fondamentale ed è un atto contro la legge naturale. In secondo luogo, uccidersi significa nuocere anche agli altri, perché ogni persona vive non solo per sé, ma per la società di cui fa parte. In terzo luogo, la vita è un dono di Dio. Il suicidio equivale a usurpare un diritto che spetta solo al Creatore.

Il teologo passionista Enrico Zoffoli (1915-1996) scrive giustamente: «Il suicida nega in sé l’essere, ripudia la vita, infligge un “vulnus” nel tessuto più profondo del reale, commette la più imperdonabile delle ingiustizie in quanto ritiene non-buono l’essere, al punto di rifiutarlo, evadere dal suo dominio. Col suo gesto il suicida precipita nel peggiore degli assurdi: per esso, l’essere arriva a contraddirsi negando sé stesso»(Principi di Filosofia, Edizioni Fonti Vive, 1988, p. 664). 

Per questo sant’Alfonso Maria de’ Liguori qualifica il suicidio come un peccato gravissimo, che a buon diritto può essere annoverato tra quelli che gridano vendetta al cospetto di Dio («Suicidium est peccatum gravissimum, et merito inter peccata vindictam a Deo clamantia annumerari potest», inTheologia Moralis, Lib. III, Tract. IV, cap. II, n. 4)

Se la mente è obnubilata, se ci si toglie la vita in un momento di alterazione psichica, la responsabilità è attenuata, ma questo non è il caso del suicidio assistito, che è un suicidio premeditato e organizzato, con piena avvertenza e deliberato consenso. E quest’atto, nella sua natura, è una sfida diretta a Dio, Signore supremo dell’universo, dal momento che il suicidio, come ricorda il padre Viktor Cathrein (1845-1931), è atto di dominio, anzi uno dei supremi atti di dominio (Philosophia moralis, Herder 1959, p. 344).

Il Codice penale italiano non considera reato il suicidio in sé, né quando viene tentato, né, evidentemente, quando viene portato a compimento. È invece punito chi istiga qualcuno a togliersi la vita, ne rafforza il proposito o ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, come stabilito dall’articolo 580 del Codice penale. In questa prospettiva, la legge mira a tutelare la vita come bene primario, proteggendo la persona da pressioni, influenze o aiuti esterni che possano spingerla verso un atto irreversibile.

Ciò che si propongono i fautori dell’eutanasia e del suicidio assistito è di rovesciare questa prospettiva giuridica, non solo eliminando ogni forma di punibilità per gli istigatori del suicidio, ma arrivando a trasformare il suicidio assistito in un diritto positivo. Di conseguenza, non sarebbero più censurati coloro che incoraggiano o facilitano la morte, ma sarebbero considerati colpevoli coloro che cercano di impedirla, anche solo sconsigliandola.

Il tentativo di dissuadere, accompagnare, sostenere un suicidio sarebbe visto come una violazione dell’autonomia individuale.  Ciò è previsto, ad esempio, dalla proposta di legge francese, per ora bloccata in Senato, a Palazzo del Lussemburgo. La proposta di legge italiana non è così radicale, ma è destinata ad avere questo esito, per la logica inflessibile delle idee.

L’odio metafisico verso l’essere, che caratterizza il suicidio è anche l’anima del processo rivoluzionario dell’Occidente verso il nichilismo. Questo itinerario di autodissoluzione ha molte manifestazioni a cominciare dal crollo demografico e dalla “sostituzione” dei popoli attraverso l’immigrazione incontrollata, ma si compie anche attraverso la cancellazione della identità e della memoria storica di una nazione. Il tentativo di annichilire il passato dell’Occidente, e in particolare le sue radici cristiane, è stato teorizzato, negli ultimi cinquant’anni, dai “padroni del pensiero contemporaneo”, come bene documenta il prof. Renato Cristin nel suo studio dedicato a I padroni del caos (Liberlibri, 2017).

  Nel suo classico Europe and the Faith, pubblicato nel 1920, Hilaire Belloc (1870-1953) poneva una radicale alternativa, che è stata confermata da oltre cento anni di storia: «L’Europa tornerà alla Fede o perirà. Perché la Fede è l’Europa e l’Europa è la Fede».  Tre anni prima, il 13 luglio 1917, la Beata Vergine Maria si era rivolta ai tre pastorelli di Fatima con queste parole: «Dio si appresta a punire il mondo per i suoi delitti…” e, «se non si convertirà», “…diverse nazioni saranno annientate». 

A quale annientamento si riferisce la Madonna? La distruzione materiale delle nazioni, in seguito, ad esempio, ad un’ecatombe nucleare, o la loro auto-disintegrazione spirituale, attraverso l’oblio di quella identità culturale da cui scaturisce la vita delle nazioni? O forse entrambe le forme di annientamento, come conseguenza di una catastrofica perdita della fede? 

Se così è, il “suicidio assistito” da tanti invocato, non appare come una pratica individuale, ma come il simbolo di una scelta collettiva, che pone una domanda più profonda: “Qual’è il destino della società umana?”. La risposta sarebbe tenebrosa, se non fosse rischiarata dalle parole conclusive della profezia di Fatima, che annunciano non la morte ma, dopo un ineluttabile castigo, la vita e la speranza al nostro orizzonte.

Il tradimento della fede porta alla rovina

Il tradimento della fede è sicuramente uno dei fenomeni più vistosi dal punto di vista spirituale ed è anche oggetto di analisi sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi decenni in Occidente c’è stato un ampio abbandono della fede fino al rifiuto del Cristianesimo e la conseguente adesione alla religione dell’uomo al posto di Dio. L’umanità ha veramente rifiutato la fede e la Croce, come ha detto la Regina della pace; per noi cristiani è stato un vero tradimento della fede.

Quello che per molti è definito un “risveglio” in realtà è la crisi spirituale che riguarda quasi tutta l’umanità, basta guardarsi intorno. Alle spalle abbiamo una Storia cristiana bimillenaria che ha dato frutti inestimabili alla civiltà umana; tutto questo è stato rinnegato, è stato rimosso e si è affermata una nuova religione che la Madonna ha definito come un ritorno all’idolatria. Uno di questi idoli è proprio quella scienza che nulla ha a che vedere con quella vera, ma è una manipolazione di essa ad uso e consumo dei fini umani proprio perché elimina la trascendenza, elimina Dio, l’anima, l’Aldilà e ogni vincolo morale. Questo nuovo modo di pensare non eleva l’essere umano, anzi lo riduce a un animale più sviluppato.

Non ci sono solamente i tradimenti individuali, di cui l’esempio più lampante è Giuda Iscariota che i Vangeli evidenziano e di cui riportano delle parole molto severe dette da Gesù a riguardo: «Meglio sarebbe per quell’uomo se non fosse mai nato». Il tradimento nei confronti di Dio è sempre un tranello satanico, significa mettersi nelle mani del diavolo che è un mal pagatore. Satana ha portato una generazione intera al tradimento della fede e della Croce e adesso la sta portando al suicidio collettivo, perché di questo si tratta.

L’umanità sta rapidamente correndo verso il suicidio collettivo mediante la malvagità, il distacco da Dio che è Verità, luce e amore. L’assoggettamento al maligno porta solamente alla degradazione dell’uomo a una bestia feroce. Il fatto che una generazione intera come la nostra abbia rinnegato la Divina Rivelazione e la salvezza che viene da Cristo ha portato alla rimozione della fede cristiana. Tolto Dio, dell’uomo è rimasta la superbia, la supponenza, la cupidigia, la rabbia, la prepotenza, l’inganno. È lo spettacolo dell’attuale umanità che troviamo riportato nei giornali ogni giorno. Non c’è stato un passaggio di “risveglio” dalla fede alla ragione ma uno sprofondare nel pozzo nero della Storia! Questo odore nauseabondo si sta diffondendo nel mondo e lo sta invadendo.

Siamo talmente immersi in questo abisso di iniquità che non riusciamo più a uscirne; siamo arrivati al punto di rimuovere l’inferno come se non esistesse e a interpretare liberamente a modo nostro la Divina Misericordia in modo tale da pensare che si salvano tutti, anche quelli che hanno scelto di seguire il diavolo. Quello che avviene per i singoli avviene anche per la società nel suo insieme, abbiamo tradito, abbiamo abbandonato Dio e quindi sprofondiamo nell’iniquità, diventiamo menzogneri, bugiardi, cattivi, violenti. Oggi l’onnipotenza si misura in base alle armi che si possiedono! Il mondo senza Dio è veramente un anticipo di inferno. La negazione di Dio – che amore e Misericordia – diventa il suo contrario, è odio, menzogna e cattiveria. Aver messo noi stessi al posto di Dio, aver rimosso il Dio della fede e dell’amore, avendo sostituito Dio con degli idoli, arriveremo al punto di non poterne più e tutto questo sfocerà nella guerra, nel suicidio collettivo.

Tutto questo fa parte del piano di satana ed è ciò da cui la Madonna ci mette in guardia. La Madonna è qui da così tanto tempo e scende ogni giorno dal Cielo sulla Terra proprio per portare quello che non c’è e cioè la luce della Verità, la gioia del Paradiso, la pace, la speranza. La maggioranza delle persone è oppressa dalle catene del male, abbiamo bisogno della presenza di Maria! Dobbiamo guardare in faccia la realtà: l’umanità oggi sta preparando la fine del mondo.  

L’opzione che l’umanità ha fatto di tradire la fede e la Croce ha portato al declino, all’abisso. Questa è una delle caratteristiche del nostro tempo. Il tradimento di Giuda applicato all’umanità intera la sta portando alla rovina; difatti la Madonna ha detto che l’umanità ha scelto per la morte. In questa luce, allora, comprendiamo la presenza della Madonna e il suo continuo appello alla conversione, al ritorno a Dio proprio perché è l’unica via di salvezza che abbiamo davanti a noi.

Questa è la situazione del nostro tempo così come la Madonna ce l’ha rivelata e come il Vangelo ci insegna a vederla. Nell’Incarnazione il Verbo di Dio si è fatto carne ed è sceso nel mondo peccatore, si è incarnato in una natura umana senza peccato ma ha camminato sulle strade di un mondo che produce spine, l’ha percorsa spargendo i semi del Vangelo perché germogliassero.

L’umanità era nella primavera della Redenzione e improvvisamente ha scelto di cambiare strada, ha tradito la fede cristiana che è rimasta comunque una minoranza. Questa minoranza, che è quella della Chiesa Cattolica, è quella realtà nella quale la Madonna è presente e della quale si serve per riportare l’umanità a Dio. Questa redenzione avverrà ma bisognerà passare attraverso la via della Croce e dovremo percorrerla tutta. Rispondiamo alla chiamata della Regina della pace che è qui per riportare alla vita, alla libertà, alla gioia, un mondo che è caduto sotto la schiavitù del male. Il tradimento della fede, sia a livello personale che collettivo, porta alla rovina. Giuda è quel caso emblematico che Dio ci ha dato perché potessimo meditare su cosa significa abbandonare Dio e mettere la propria vita nelle mani del maligno.

I Segreti di Medjugorje – di P. Livio – Puntata 8 – Perché i Segreti di Medjugorje non si possono cambiare

I Segreti di Medjugorje

8. Perché i Segreti di Medjugorje non si possono cambiare

Quando ai veggenti è stato mostrato il settimo Segreto, Mirjana ha affermato che era qualcosa di estremamente spaventoso; perciò, ha organizzato un gruppo di preghiera affinché questo Segreto fosse attenuato. La Madonna ascoltò queste preghiere ed esaudì la richiesta di attenuare il Segreto. Mirjana nel suo libro afferma che la Regina della pace ha chiesto di non chiedere più questa grazia di attenuarli perché è la volontà di Dio che accadano. I Segreti che Dio permette sono strumenti per cambiare il mondo, attraverso di essi vuole portare il mondo alla conversione.       
Analizzando i Segreti possiamo constatare che sono un fatto positivo perché – pur essendo opere degli uomini, eccetto il terzo – Dio li usa per ottenere un bene maggiore che è la conversione del mondo.
Mirjana, in un’intervista con Padre Petar Ljubicic del 26 giugno 1985, ha affermato di essere rimasta scioccata dai primi due Segreti. Sono eventi che si abbatteranno su Medjugorje come una diga che si rompe; sarà un evento della natura che distruggerà tutto ciò che si è costruito e guadagnato facendo sacrifici. Secondo alcune parole che ha detto Vicka in quei primi tempi, anche la chiesa di San Giacomo crollerà e si piegherà su se stessa.            
Mirjana, nella sua analisi acuta, afferma come sia importante non rimanere attaccati alle cose di questo mondo ma di distaccarsi. In questo modo si acquista una vista spirituale, cadono le squame dagli occhi che prima non facevano vedere le cose importanti. Attraverso questa spogliazione – che avverrà a causa di un evento naturale – capiremo che le cose di questo mondo non servono per l’eternità. Nel distacco del cuore si acquista una libertà interiore, la gioia dell’amore e della grazia di Dio e dell’attesa del Paradiso.        
I primi due Segreti sono un esempio per il mondo di come la gente dovrà prepararsi ai Segreti dal quarto al decimo. La gente deve credere a quanto verrà annunciato nel Segreto tre giorni prima e deve affrontare le conseguenze. Credendo ci si può salvare. Fidiamoci di Dio.          
Il terzo Segreto è un segno sulla montagna meraviglioso, visibile, indistruttibile, che viene dal Signore, durevole nel tempo. Sarà un segno che richiamerà l’attenzione di tutto il mondo perché da Medjugorje saranno proclamati i sette Segreti, i sette flagelli dell’Apocalisse.          
Ci chiediamo come mai la Regina della pace, così come ha ascoltato le preghiere per attenuare il settimo Segreto, non possa fare lo stesso per gli altri, in modo tale da cancellare i Segreti. La testimonianza di Vicka in qualche modo sembra contraddire quello che dice la Madonna. Infatti, la Gospa afferma che tutti i Segreti si realizzeranno, ma in un’intervista del 25 settembre 2025 Vicka afferma che, se preghiamo, tutti i Segreti possono essere diminuiti o cancellati. Se Vicka afferma una cosa del genere significa che la Regina della pace le ha concesso di dirlo. Nel riferire le parole di Maria i veggenti sono sempre molto precisi. Non ho dubbi che la Gospa abbia detto una cosa del genere, come ha fatto anche a Fatima con la Seconda Guerra Mondiale. Dato che non ci siamo convertiti, non abbiamo consacrato la Russia, abbiamo diffidato e avuto paure politiche di vario genere, la Seconda Guerra Mondiale è accaduta a causa dell’uomo. Se ci convertissimo i Segreti non accadrebbero, perché sono eventi provocati dall’uomo, dalla guerra o dalla natura, come ha rivelato suor Lucia, la quale che ha visto gli oceani straripare trascinando innumerevoli anime.          
I Segreti sono provocati dagli uomini aizzati da satana. Se le persone si fossero convertite queste azioni malvagie non ci sarebbero state. La Madonna dicendo che tutti i Segreti si realizzeranno afferma che Dio ha bisogno di essi per cambiare il mondo, per portarlo alla conversione. Il Signore usa il male a fin di bene per salvare le anime. Questo è perfettamente coerente con la Teologia cristiana: Dio permette che si compia il male perché ne vuole trarre un bene superiore.     
I Segreti confidati da Maria si realizzeranno e se ci convertiremo non ci saranno, perché coloro che li avrebbero dovuti provocare si sono convertiti. Vi è una logica teologica di grande coerenza. I Segreti di Medjugorje non si possono cambiare perché questo rientra nella strategia divina. Gli eventi dei Segreti sono un male di cui Dio si serve e preannunciandoli tre giorni prima, dà la possibilità a chi crede di salvarsi.       
Siamo di fronte all’agire di Dio che ci chiama alla conversione. Se non ci convertiamo e perseveriamo sulla via della rovina, Dio interviene per farci ragionare, per aprirci gli occhi e salvarci.

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

🔴LIVE🔴 TUTTI I SEGRETI SI REALIZZERANNO – Catechesi a cura di P. Livio – Puntata 1

VIATICO QUOTIDIANO – di P. Livio – Puntata 66

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