BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

🔴LIVE🔴 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA – 23/02/2026

L’aborto è la soppressione di un essere umano

Il Concilio Vaticano II chiama l’aborto un delitto ed è una presa di posizione della Chiesa da sempre, fin dalle origini. Tertulliano, un grande scrittore cristiano del II secolo dopo Cristo, diceva che è già uomo colui che lo sarà. Non è la guerra, ma l’aborto la causa più crudele dell’eliminazione violenta degli esseri umani.  

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno nel mondo si verificano circa 73 milioni di aborti indotti; ciò corrisponde a circa 200.000 aborti al giorno. Il Catechismo della Chiesa Cattolica riporta l’insegnamento ufficiale della Chiesa sull’aborto. Siccome oggi questa pratica è molto diffusa anche con una certa facilità, è bene riflettere su questo che, comunque, è un gravissimo peccato come ha detto la Madonna a Medjugorje: «L’aborto è un grave peccato. Dovete aiutare molto le donne che hanno abortito. Aiutate loro a capire che è un peccato. Invitatele a chiedere perdono a Dio e ad andare a confessarsi. Dio è pronto a perdonare tutto, poiché la sua Misericordia è infinita. Cari figli, siate aperti alla vita e proteggetela» (1 settembre 1992).

La gravità dell’aborto nell’insegnamento della Chiesa Cattolica è espressa in precisi numeri del Catechismo.

2270 La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l’essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita. «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato» (Ger 1,5). «Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra» (Sal 139,15).

D’altra parte, vediamo come esulta il bambino nel grembo di Elisabetta quando arriva la Madonna. Giovanni Battista esulta di gioia nel grembo di sua madre che era al sesto mese di gravidanza.

2271 Fin dal primo secolo la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Questo insegnamento non è mutato. Rimane invariabile. L’aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale: «Non uccidere il bimbo con l’aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita». «Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l’altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo degno dell’uomo. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l’aborto come pure l’infanticidio sono abominevoli delitti».

«Non uccidere il bimbo con l’aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita» è una bellissima citazione tratta dalla Didaché, uno dei più antichi documenti cristiani. Successivamente il Catechismo della Chiesa Cattolica riporta il numero 183 della Costituzione Gaudium et spes, del Concilio Vaticano II.

2272 La cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana. «Chi procura l’aborto, se ne consegue l’effetto, incorre nella scomunica latae sententiae», «per il fatto stesso d’aver commesso il delitto» e alle condizioni previste dal diritto. La Chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia. Essa mette in evidenza la gravità del crimine commesso, il danno irreparabile causato all’innocente ucciso, ai suoi genitori e a tutta la società.

È ovviamente coinvolto anche chi procura l’aborto, non soltanto la donna che lo chiede.

2273 Il diritto inalienabile alla vita di ogni individuo umano innocente rappresenta un elemento costitutivo della società civile e della sua legislazione: «I diritti inalienabili della persona dovranno essere riconosciuti e rispettati da parte della società civile e dell’autorità politica; tali diritti dell’uomo non dipendono né dai singoli individui, né dai genitori e neppure rappresentano una concessione della società e dello Stato: appartengono alla natura umana e sono inerenti alla persona in forza dell’atto creativo da cui ha preso origine. Tra questi diritti fondamentali bisogna, a questo proposito, ricordare: il diritto alla vita e all’integrità fisica di ogni essere umano dal concepimento alla morte». «Nel momento in cui una legge positiva priva una categoria di esseri umani della protezione che la legislazione civile deve loro accordare, lo Stato viene a negare l’uguaglianza di tutti davanti alla legge. Quando lo Stato non pone la sua forza al servizio dei diritti di ciascun cittadino, e in particolare di chi è più debole, vengono minati i fondamenti stessi di uno Stato di diritto. […] Come conseguenza del rispetto e della protezione che vanno accordati al nascituro, a partire dal momento del suo concepimento, la legge dovrà prevedere appropriate sanzioni penali per ogni deliberata violazione dei suoi diritti».

L’embrione ha il diritto alla vita. È un diritto inalienabile. Il Catechismo della Chiesa Cattolica cita più volte il Documento Donum Vitae della Congregazione per la Dottrina della Fede in cui si dice l’essere umano inizia a vivere nel momento del concepimento, ha il diritto alla vita e lo Stato non glielo può negare.

2274 L’embrione, poiché fin dal concepimento deve essere trattato come una persona, dovrà essere difeso nella sua integrità, curato e guarito, per quanto è possibile, come ogni altro essere umano. La diagnosi prenatale è moralmente lecita, se «rispetta la vita e l’integrità dell’embrione e del feto umano ed è orientata alla sua salvaguardia o alla sua guarigione individuale […]. Ma essa è gravemente in contrasto con la legge morale quando contempla l’eventualità, in dipendenza dai risultati, di provocare un aborto: una diagnosi […] non deve equivalere a una sentenza di morte».

2275 «Si devono ritenere leciti gli interventi sull’embrione umano a patto che rispettino la vita e l’integrità dell’embrione, non comportino per lui rischi sproporzionati, ma siano finalizzati alla sua guarigione, al miglioramento delle sue condizioni di salute o alla sua sopravvivenza individuale». «È immorale produrre embrioni umani destinati a essere sfruttati come “materiale biologico” disponibile». «Alcuni tentativi d’intervento sul patrimonio cromosomico o genetico non sono terapeutici, ma mirano alla produzione di esseri umani selezionati secondo il sesso o altre qualità prestabilite. Queste manipolazioni sono contrarie alla dignità personale dell’essere umano, alla sua integrità e alla sua identità» unica, irrepetibile.

Siamo di fronte a una solida Dottrina, basata sul rispetto della persona che, oggi, purtroppo è degradata a “cosa” nel tipo di società materialistica nella quale viviamo e dove l’uomo stesso, a partire dall’embrione e lungo il corso della sua vita è ritenuto una cosa di cui poter disporre a piacimento, secondo la legge dei potenti contro i più deboli.

Viviamo in un tipo di società che ci riduce, senza che ce ne accorgiamo, a delle belve feroci o a dei diavoli incarnati. Bisogna sempre reagire, anche insegnando la sana Dottrina, importantissima perché riguarda anche il rispetto della persona umana quando è in condizioni di estrema debolezza.

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – Lunedì 23 Febbraio 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)


h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE:

I cinque minuti dello Spirito Santo


h. 08.55 – 09.30: UNO SGUARDO SULL’ATTUALITA’

1) L’aborto è la soppressione di un essere umano

+Non è la guerra ma l’aborto la causa della eliminazione violenta di essere umani

+Secondo l’OMS, ogni anno nel mondo si verificano circa 73 milioni di aborti indotti. Ciò corrisponde a circa 200.000 aborti al giorno

+La gravità dell’aborto nell’insegnamento della Chiesa cattolica

2) Intervista di Padre Livio al Quotidiano Libero sui Segreti di Medjugorje


h. 9.30 – 9.40: VIATICO QUOTIDIANO

Pensieri sulla preghiera (75)


h. 9.40 – 10.05: I SEGRETI DI MEDJUGORJE

16) Chi ha il compito di rivelare i Segreti

+La Madonna ha incaricato Mirjana di scegliere un sacerdote

+ L’intenzione della Madonna è di coinvolgere la Chiesa

+ Qual è il motivo di questo coinvolgimento?

+ Al momento non c’è un nome ufficiale

+ In occasione del primo Segreto si conoscerà la la soluzione

+ Non si può escludere un soluzione provvisoria per i primi tre segreti

+ Per i Segreti dal quarto al decimo potrebbe essere il Papa?


h. 10.0o: TELEFONATA A PADRE LIVIO


h. 10.05: TUTTI I SEGRETI SI REALIZZERANNO

Libro di Padre Livio: Tutti e Segreti si realizzeranno (13)


BLOG: blogdipadrelivio.it

Intervista di Padre Livio al quotidiano Libero


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Ucraina, storia di 4 anni di guerra: il fallito blitz di Putin, la resistenza, la controffensiva, i massacri. «Mosca ha perso 1,3 milioni di uomini»

di Lorenzo Cremonesi – Corriere della Sera – 23 Febbraio

L’illusione del presidente russo, la controffensiva ucraina e lo stallo. Con centinaia di migliaia di vittime

KIEV – L’inizio non è un vero inizio, bensì il proseguimento di un’aggressione che era cominciata già 8 anni prima. E però in Ucraina ben pochi se l’aspettano, di sicuro non così ampia e non mirata ad annettere il Paese intero alla Russia. L’invasione su larga scala voluta da Vladimir Putin all’alba del 24 febbraio 2022 non coglie di sorpresa gli americani, che già dall’estate avvisavano Volodymyr Zelensky del pericolo, ma il presidente ucraino era stato lento a reagire. «Sino a poco prima credevamo che Putin avrebbe lanciato un attacco limitato sul fronte orientale per annettersi il Donbass e completare ciò che aveva ottenuto nel 2014 con l’annessione della Crimea», racconteranno subito dopo gli ucraini. 

La débâcle di Putin

Va detto chiaro che per il presidente russo le cose vanno male sin dai primi giorni. Il suo piano mirava a spaventare e disperdere le forze nemiche con massicci attacchi su più fronti: dalla Bielorussia e la regione frontaliera di Sumy verso Kiev; da Belgorod su Kharkiv; su tutto il fronte del Donbass sino a Mariupol; dalla Crimea contro il Kherson, Mykolaiev e Zaporizhzhia; dal Mer Nero è programmato lo sbarco sulla costa di Odessa. Una gigantesca operazione a tenaglia che non dovrebbe lasciare scampo a Zelensky. 

In verità, i generali hanno illuso il Cremlino, perché nei loro rosei disegni bellici la guerra avrebbe dovuto durare solo poche settimane. Un commando di 600 Spetsnaz, le forze speciali, deve essere elitrasportato a Hostomel, un piccolo aeroporto quaranta chilometri a nord est di Kiev, e da qui, anche aiutati da squadre «dormienti» di collaborazionisti locali, puntare diritti sulla capitale, eliminare Zelensky con i suoi collaboratori, e quindi instaurare un governo vassallo simile a quello di Aleksandr Lukashenko a Minsk. 

Ma l’intelligence Usa allerta gli ucraini, fornisce i riferimenti gps del tragitto dei velivoli russi: gli Spetsnaz vengono massacrati sulla pista d’atterraggio di Hostomel. Il piano dell’alto comando di Mosca è stravolto. Le forze russe superano Bucha, arrivano a Irpin, ma alle periferie di Kiev si fermano, per poi ripiegare sulle basi di partenza oltre il confine internazionale. Ai primi di aprile tutta la regione di Kiev è libera. Lo stesso avviene via via a Chernihiv, Sumy, Kharkiv.

Il contrattacco

Il 20 maggio 2022 si arrendono gli oltre 2.000 combattenti della brigata ucraina Azov asserragliati nei sotterranei delle acciaierie Azovstal di Mariupol. I morti sono migliaia. Secondo l’Onu il 90 per cento degli edifici della città è danneggiato o distrutto. Sarà un modello bellico destinato a replicarsi di continuo: lungo tutta la linea dei combattimenti verranno ridotti in macerie centinaia di quartieri, cittadine, villaggi, zone industriali e fattorie isolate. La guerra sta cambiando di passo. 

I russi rinunciano allo sbarco su Odessa. I nuovi droni marini ucraini Magura affondano già ai primi di aprile la Moskva, l’ammiraglia della Flotta del Mar Nero. Presto per i comandi navali russi in Crimea sarà un vero problema: oltre un terzo della flotta sarà colato a picco o reso inservibile. Putin l’11 settembre impone un referendum farlocco per dare una parvenza di copertura legale alla sua annessione delle zone occupate. 

Ma subito dopo avviene un altro sviluppo sorprendente: gli ucraini tra fine settembre e novembre 2022 contrattaccano, cacciano i russi da Kherson sino al fiume Dnipro, liberano Izium e minacciano persino le avanzate russe nel Donbass settentrionale. Da adesso in poi la guerra quasi si ferma, diventa un infinito conflitto di logoramento, dove le avanzate non si calcolano più in decine di chilometri, bensì in centinaia di metri: si combatte casa per casa, albero per albero. 

I droni dominano ormai i cieli e ben presto anche le battaglie di terra con i nuovi modelli che sostituiscono le fanterie. Si noti che l’aviazione russa non è mai riuscita a penetrare seriamente lo spazio aereo ucraino. Quello che nelle aspirazioni di Putin dovrebbe essere l’esercito di una superpotenza, degna di stare al tavolo con i generali americani e cinesi, si rivela una tigre di carta, al limite una «potenza regionale», che si differenzia dalle altre perché negli arsenali si trovano ancora le bombe atomiche dell’era sovietica. 

Logoramento

Nell’estate del 2023 fallisce l’attesa controffensiva ucraina. Il 23 giugno la milizia mercenaria Wagner si ribella contro lo Stato maggiore, addirittura marcia su Mosca, ma viene fermata e poco dopo Putin fa eliminare il suo comandante, Yevgeny Prigozhin, in un «incidente» aereo. I russi trincerano le posizioni conquistate, in larghi settori passano dall’attacco alla difesa. 

I due eserciti si dissanguano in dure battaglie limitate in zone specifiche del fronte: Bakhmut e Avdiivka sono le più famose, dove le vittorie russe costano decine di migliaia di morti. La sfida oggi per Pokrovsk dura da circa un anno. 

Nell’agosto 2024 gli ucraini sfondano nella regione meridionale di Kursk: Zelensky vorrebbe scambiarla ai negoziati di pace per il Donbass. Ma l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca il 20 gennaio 2025 cambia l’asse delle alleanze. Il neo-presidente Usa taglia gli aiuti militari a Kiev in marzo e Zelensky è costretto a ordinare la ritirata da Kursk. Da allora la battaglia di terra registra lentissime avanzate russe pagate con perdite enormi. In tutto, dal 2014 i russi occupano adesso circa il 20 per cento dell’Ucraina. 

Secondo gli esperti occidentali, tra soldati morti, feriti e prigionieri la Russia potrebbe avere perso oltre un milione e 300 mila uominigli ucraini forse meno della metà. Le verifiche indipendenti sono impossibili. Putin sopperisce ai fallimenti di terra moltiplicando i tiri di missili e droni. Da fine dicembre ha intensificato gli attacchi sul sistema energetico per approfittare delle temperature gelide.

🔴LIVE🔴 DESIDERIO DI DIO – PUNTATA 21: La gravità dei peccati – Catechesi giovanile 2006-2007 di P. Livio


🔴LIVE🔴 I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio – Puntata 80 – QUESTIONI SOCIALI MONDIALI

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INTERVISTA A PADRE LIVIO SUI SEGRETI DI MEDJUGORJE

PUBBLICATA SUL QUOTIDIANO LIBERO

ANDREA MORIGI – DOMENICA 22 FEBBRAIO 2026

Dal 24 giugno 1981, nel villaggio di Medjugorje, in Bosnia Erzegovina, accadono eventi tali che, dopo decenni di discernimento, un documento del Dicastero per la Dottrina della Fede, approvato da Papa Francesco, pur non pronunciandosi sulla soprannaturalità delle apparizioni della Madonna, ne riconosce gli abbondanti frutti spirituali e formula un giudizio complessivamente positivo sui Messaggi. Da 45 anni sei persone affermano di avere  apparizioni della Regina della pace  e di riceverne i Messaggi. Papa Francesco ha nominato un delegato pontificio, al quale spetta il compito di valutarli e di diffonderli, se li giudica coerenti con la sacra scrittura e la tradizione. I veggenti affermano che la Madonna ha consegnato loro dieci segreti, scritti su un rotolo di pergamena, che riguardano avvenimenti concernenti il futuro del mondo e della Chiesa.  

Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, lo ha messo nero su bianco in un libro appena edito da Sugarco, Tutti i segreti si realizzeranno. La promessa della Madonna a Medjugorje. E in un’ora di conversazione a Erba, in provincia di Como, da dove l’emittente cattolica si è moltiplicata in 131 centri di trasmissione, in 83 lingue, anticipa qualche sua riflessione sul piano in via di compimento.

«Più il tempo passa più i Segreti si avvicinano, questo è fuori discussione. Nel 2033 saremo nel secondo millennio della redenzione. Pensa, siamo nel 2026. Sono sette anni in cui il mondo cambierà. E tutta questa vicenda potrebbe essere terminata». 

Quale vicenda, padre Livio?

«La vicenda del mondo senza Dio, preceduta dalla realizzazione dei dieci segreti di Medjugorje. Sarà la battaglia fra il Cielo e la Terra, fra la Madonna da una parte e satana dall’altra. Non è mica una cosa da poco. Già ora stiamo vivendo momenti tremendi e ancora di più lo saranno i prossimi».

Si annuncia la fine del mondo?

«Non ancora. Sono gli ultimi tempi, ma che non portano alla fine del mondo. È una prospettiva molto ampia. Può durare anche secoli, come diceva San Giovanni Paolo II. E noi siamo entrati in quella fase degli ultimi tempi che è il primo grande combattimento spirituale del libro dell’Apocalisse, al capitolo 12, fra la Donna vestita di sole e il grande dragone rosso. In un secondo combattimento sconfiggerà le due bestie, citate nel capitolo 13 dell’Apocalisse, la pantera, cioè il potere umano assoluto e l’agnello che ha la voce di drago ed è la falsa religione, diciamo il modernismo che ha sostituito il cristianesimo oggi. Ma l’esito finale è un tempo di pace, che vedrà il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, come profetizzato anche a Fatima. Solo successivamente si consumerà l’ultima fase della storia che vedrà Cristo da una parte e satana dall’altra. Ne sappiamo poco per la verità, soltanto che alla fine satana sarà scaraventato all’inferno e ci sarà il giudizio finale». 

Come lo ha capito? 

«La Madonna ha profetizzato più volte che per il mondo nuovo senza Dio che stiamo costruendo non c’è né futuro né vita eterna, nessuna prospettiva neanche storica: è destinato a crollare. Ma dal 2000 in avanti i messaggi affidati ai veggenti di Medjugorje descrivono in modo straordinario la fase storica che noi viviamo. Il primo gennaio del 2000 dicendo: “Ora che satana è sciolto dalle catene, consacratevi in modo speciale al mio cuore e quello di mio figlio Gesù”. Ora “satana è sciolto dalle catene” che cosa significa? È il regno dell’anticristo, se vogliamo chiamarlo così, cioè il mondo nuovo senza Dio. La Madonna descrive il piano di satana, che vuole raggiungere due obiettivi. Il primo è distruggere la fede: la Chiesa è il primo obiettivo che vuole raggiungere e il secondo è quello di distruggere il mondo. La Madonna aveva già anticipato tutto questo proprio nel 1991, quando crollò l’Unione Sovietica. Il 25 gennaio del 1991 uscì un  messaggio, dove la Madonna diceva: “satana vuole distruggere le vostre vite, vuole distruggere la vita, la natura e il mondo sul quale vivete”».

Un piano di disintegrazione della creazione di Dio?

“E anche e soprattutto dell’opera della redenzione compiuta da Gesù Cristo, che prosegue nella storia attraverso la Chiesa. Non è una cosa campata in aria. D’altra parte siamo qui tutti a dire che rischiamo l’autodistruzione. La Madonna farà sì che non avvenga, ma che il mondo nuovo senza Dio si autodistrugga e al suo posto trionfino il cristianesimo e l’umanità stessa. In questi prossimi anni quindi la Madonna sta già costruendo ora la sua vittoria. La veggente Mirjana ha detto che già con il primo segreto Satana comincerà a perdere potere perché la potenza di Dio manifesterà prima quello che accadrà e quindi la gente aprirà gli occhi. E man mano che si va avanti con i segreti il mondo nuovo senza Dio crolla. Ci sarà una grande conversione nel mondo. Perché ci sia la pace nel mondo bisogna che i popoli si riconcilino con Dio. 

E come? 

«Si riconcilieranno con Dio attraverso la presenza di Maria che li riporta a suo Figlio e nella Chiesa cattolica. Ecco, e alla fine di questo processo di conversione mondiale ci sarà anche il popolo russo che nel segreto di Fatima e di Medjugorje è il protagonista. Cioè un secolo e mezzo dal 1917 quando il popolo russo è cominciato a diventare protagonista mondiale col comunismo».

Capisco che i dieci segreti non siano stati rivelati, ma non c’è proprio nessun indizio che ci aiuti a capire in che cosa consistono?

«Non è mai trapelato nulla dai veggenti, che dovranno comunicare i segreti a un sacerdote che sarà indicato direttamente dalla Madonna. Potrebbe anche essere il Papa, visto che è un prete. Si sa che saranno rivelati tre giorni prima che accadano, per dare ai credenti il tempo di prepararsi. Quindi non succederà nulla all’improvviso. I primi due saranno calamità naturali che riguarderanno Medjugorje. Il terzo invece sarà un segno indistruttibile, durevole e che viene dal Signore che comparirà sulla collina delle prime apparizioni. Gli ultimi sette, a giudicare dal numero, sembrano i sette flagelli dell’Apocalisse. Si può ipotizzare che si verifichino in Europa, in Russia, magari negli Stati Uniti, ma sono congetture».

Su che cosa si fondano?

«C’è un protagonista ben preciso della storia mondiale a partire dal comunismo: è la Russia. Il primo a osservarlo fu il cardinale Carlo Caffarra che considerava le rivelazioni di Fatima, avvenute in Portogallo oltre un secolo fa e riconosciute come autentiche dalla Chiesa, l’unica apparizione profetica della storia, che cioè ha come scopo di cambiare la storia. E la Russia è protagonista della storia della salvezza, come il figliol prodigo, che prima ne combina di tutti i colori e poi alla fine partecipa al pranzo e si converte. E difatti il Segreto di Fatima dice che la Russia provocherà guerre,  distruggerà popoli, diffonderà errori, farà soffrire il Papa. Lo aveva spiegato bene, prima di essere eletto Papa, il cardinale Joseph Ratzinger, il 13 maggio 2004, al Senato della Repubblica italiana, nella Lectio magistralis sulla  storia dell’Europa. I fondamenti spirituali ieri, oggi e domani, che la Russia ha elaborato in tutta la sua storia, sono il programma di ricostruire l’impero romano mondiale attraverso l’etnia russa e appropriarsi del pontificato. Se questo è il programma dell’attuale dirigenza russa, non mi meraviglio di quello che è preannunciato nel segreto di Fatima e cioè che dei soldati, non dei terroristi….. 

Quindi riconoscibili dalla divisa.

«In divisa, che uccidono, sterminano la Chiesa che sale verso il Calvario, i cardinali, i vescovi, tutte le classi e poi alla fine uccidono il Papa». 

Con che cosa?

«Con colpi di arma da fuoco e frecce, cioè con la disinformazione. Quel segreto di Fatima, san Giovanni Paolo II l’ha attribuito a se stesso e ha fatto dire al cardinale Sodano che il Papa cadde come morto. No, non c’è scritto che il Papa cadde come morto. C’è scritto che il Papa cadde morto. Quindi il Papa del segreto di Fatima non era Giovanni Paolo II, quello era un anticipo. E chi ha tentato di uccidere Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981? Lui lo dice nel suo ultimo libro Memoria e identità: erano quelli che parlano in cirillico che hanno ucciso San Giovanni Paolo II. Ma lo sanno tutti. Lo sapeva anche il giudice Ilario Martella alla fine. Ma non è Giovanni Paolo II quel Papa del segreto di Fatima. Non era lui. Perché Giovanni Paolo II si è salvato». 

Perché una mano ha deviato la pallottola

«Ma non è morto. Non è morto. Dunque è un altro Papa».

Fu lui a rendere pubblica la terza parte del Segreto di Fatima dove peraltro si dice: Se il Papa consacrerà la Russia al mio cuore Immacolato la Russia si convertirà. La consacrazione è avvenuta, il totalitarismo comunista è caduto, qualche cosa è successo, ma la Russia non si è convertita.

«Ecco, alla fine di questo processo di conversione mondiale ci sarà anche il popolo russo che comunque è il protagonista del segreto di Fatima e di Medjugorje. Nel prossimo futuro, che potrebbe essere fra 10 anni, possiamo fare un conto di questo genere. Quindi è questa è la prospettiva di speranza che abbiamo davanti, a mio parere. È la prospettiva per cui vale la pena combattere, vale la pena impegnarsi perché la Madonna vincerà, non c’è dubbio, ma col nostro aiuto. Per questo Lei dice “Aiutatemi ad aiutarvi”».

Torniamo al Papa. Una delle novità del suo libro è la sottolineatura del ruolo  del regnante pontefice, cioè di Papa Leone XIV. Che, lei dice, è il Papa dei segreti di Medjugorje. È il Papa dei 10 segreti. O della profezia di Fatima… 

«A me ovviamente piacerebbe lasciare Papa Leone tranquillo perché lo vedo infervorato dalla sua missione straordinaria in questo momento, dalla passione con cui testimonia Gesù Cristo ogni giorno».


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🪔BENEDIZIONE di P. LIVIO SANTA MESSA ✝️PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA

De Maria numquam satis

Chiesa cattolica | CR 1938

 18 Febbraio 2026 

di Redazione – Corrispondenza Romana

Riportiamo uno dei passi centrali dell’enciclica di Pio XII Ad Coeli Reginam dell’11 ottobre 1954 su La dignità regale della Santa Vergine Maria.

L’argomento principale, su cui si fonda la dignità regale di Maria, già evidente nei testi della tradizione antica e nella sacra liturgia, è senza alcun dubbio la sua divina maternità. Nelle Sacre Scritture infatti, del Figlio, che sarà partorito dalla Vergine, si afferma: «Sarà chiamato Figlio dell’Altissimo e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre; e regnerà nella casa di Giacobbe eternamente e il suo regno non avrà fine» (Lc 1, 32-33); e inoltre Maria è proclamata «Madre del Signore» (Lc 1, 43). Ne segue logicamente che ella stessa è Regina, avendo dato la vita a un Figlio; che nel medesimo istante del concepimento, anche come uomo, era re e signore di tutte le cose, per l’unione ipostatica della natura umana col Verbo. San Giovanni Damasceno scrive dunque a buon diritto: «È veramente diventata la Signora di tutta la creazione, nel momento in cui divenne Madre del Creatore» (S. Ioannes Damascenus, De fide orthodoxa, 1. IV, c. 14: PG 94, 1158s.B.) e lo stesso arcangelo Gabriele può dirsi il primo araldo della dignità regale di Maria.

Tuttavia, la beatissima Vergine si deve proclamare regina non soltanto per la maternità divina, ma anche per la parte singolare che, per volontà di Dio, ebbe nell’opera della nostra salvezza eterna. «Quale pensiero – scrive il Nostro predecessore di felice memoria Pio XI – potremmo avere più dolce e soave di questo, che Cristo è nostro re non solo per diritto nativo, ma anche per diritto acquisito e cioè per la redenzione? Ripensino tutti gli uomini dimentichi quanto costammo al nostro Salvatore: “Non siete stati redenti con oro o argento, beni corruttibili, … ma col sangue prezioso di Cristo, agnello immacolato e incontaminato” (1 Pt 1;18-19). Non apparteniamo dunque a noi stessi, perché “Cristo a caro prezzo” (1 Cor 6, 20) ci ha comprati» (Pius XI, Litt. enc. Quas primasAAS 17(1925), p. 599; EE 5/147). 

Ora nel compimento dell’opera di redenzione Maria santissima fu certo strettamente associata a Cristo, onde giustamente si canta nella sacra liturgia: «Santa Maria, regina del cielo e signora del mondo, affranta dal dolore, se ne stava in piedi presso la croce del Signore nostro Gesù Cristo». (Festum septem dolorum B. Mariae Virg., Tractus). E un piissimo discepolo di sant’Anselmo poteva scrivere nel medioevo: «Come … Dio, creando tutte le cose nella sua potenza, è padre e signore di tutto, così Maria, riparando tutte le cose con i suoi meriti, è la madre e la signora di tutto: Dio è signore di tutte le cose, perché le ha costituite nella loro propria natura con il suo comando, e Maria è signora di tutte le cose, riportandole alla loro originale dignità con la grazia che ella meritò» (Eadmerus, De excellentia Virginis Mariae, c. 11: PL 159, 508AB).

 Infatti: «Come Cristo per il titolo particolare della redenzione è nostro signore e nostro re, così anche la Vergine beata (è nostra signora) per il singolare concorso prestato alla nostra redenzione, somministrando la sua sostanza e offrendola volontariamente per noi, desiderando, chiedendo e procurando in modo singolare la nostra salvezza» (F. Suarez, De mysteriis vitae Christi, disp. XXII, sect. II: éd. Vivès, XIX, 327).

Da queste premesse si può così argomentare: se Maria, nell’opera della salute spirituale, per volontà di Dio, fu associata a Cristo Gesù, principio di salvezza, e in maniera simile a quella con cui Eva fu associata ad Adamo, principio di morte, sicché si può affermare che la nostra redenzione si compì secondo una certa «ricapitolazione» (S. Irenaeus, Adv. haer., V, 19, 1: PG 7, 1175B) per cui il genere umano, assoggettato alla morte, per causa di una vergine, si salva anche per mezzo di una Vergine; se inoltre si può dire che questa gloriosissima Signora venne scelta a Madre di Cristo proprio «per essere a lui associata nella redenzione del genere umano» (Pius XI, Epist. Auspicatus profectoAAS 25(1933), p. 80) e se realmente «fu lei, che esente da ogni colpa personale o ereditaria, strettissimamente sempre unita al suo Figlio, lo ha offerto sul Golgota all’eterno Padre sacrificando insieme l’amore e i diritti materni, quale nuova Eva, per tutta la posterità di Adamo, macchiata dalla sua caduta miseranda» (Pius XII, Litt, enc. Mystici corporisAAS 35(1943), p. 247; EE 6/258) se ne potrà legittimamente concludere che, come Cristo, il nuovo Adamo, è nostro re non solo perché Figlio di Dio, ma anche perché nostro redentore, così, secondo una certa analogia, si può affermare parimenti che la beatissima Vergine è regina, non solo perché Madre di Dio, ma anche perché quale nuova Eva è stata associata al nuovo Adamo.

È certo che in senso pieno, proprio e assoluto, soltanto Gesù Cristo, Dio e uomo, è re; tuttavia, anche Maria, sia come madre di Cristo Dio, sia come socia nell’opera del divin Redentore, e nella lotta con i nemici e nel trionfo ottenuto su tutti, ne partecipa la dignità regale, sia pure in maniera limitata e analogica. Infatti da questa unione con Cristo re deriva a lei tale splendida sublimità, da superare l’eccellenza di tutte le cose create: da questa stessa unione con Cristo nasce quella regale potenza, per cui ella può dispensare i tesori del regno del divin redentore; infine dalla stessa unione con Cristo ha origine l’inesauribile efficacia della sua materna intercessione presso il Figlio e presso il Padre.

Nessun dubbio pertanto che Maria santissima sopravanzi in dignità tutta la creazione e abbia su tutti il primato, dopo il suo Figliuolo. «Tu infine – canta san Sofronio – hai di gran lunga sopravanzato ogni creatura. … Che cosa può esistere di più sublime di tale gioia, o Vergine Madre? Che cosa può esistere di più elevato di tale grazia, che per volontà divina tu sola hai avuto in sorte?» (S. Sophronius, In Annuntiationem Beatae Mariae VirginisPG 87, 3238D et 3242°).

E va ancora più oltre nella lode san Germano: «La tua onorifica dignità ti pone al di sopra di tutta la creazione: la tua sublimità ti fa superiore agli angeli» (S. Germanus, Hom. II in Dormitionem Beatae Mariae VirginisPG 98, 354B). San Giovanni Damasceno poi giunge a scrivere la seguente espressione: «È infinita la differenza tra i servi di Dio e la sua Madre» (S. Ioannes Damascenus, Hom. I in Dormitionem Beatae Mariae VirginisPG 96, 715A).

Per aiutarci a comprendere la sublime dignità che la Madre di Dio ha raggiunto al di sopra di tutte le creature, possiamo ripensare che la santissima Vergine, fin dal primo istante del suo concepimento, fu ricolma di tale abbondanza di grazie da superare la grazia di tutti i santi. Onde – come scrisse il Nostro predecessore Pio IX di fel. mem. nella lettera apostolica Ineffabilis Deus – «ha con tanta munificenza arricchito Maria con l’abbondanza di doni celesti, tratti dal tesoro della divinità, di gran lunga al di sopra degli angeli e di tutti i santi, che ella, del tutto immune da ogni macchia di peccato, in tutta la sua bellezza e perfezione, avesse tale pienezza d’innocenza e di santità che non se ne può pensare una più grande al di sotto di Dio e che all’infuori di Dio nessuno riuscirà mai a comprendere» (Pius IX, Bulla Ineffabilis Deus: Acta Pii IX, I, pp. 597-598; EE 2/app.).

Inoltre la beata Vergine non ha avuto soltanto il supremo grado, dopo Cristo, dell’eccellenza e della perfezione, ma anche una partecipazione di quell’influsso, con cui il suo Figlio e Redentore nostro giustamente si dice che regna sulla mente e sulla volontà degli uomini. Se infatti il Verbo opera i miracoli e infonde la grazia per mezzo dell’umanità che ha assunto, se si serve dei sacramenti dei suoi santi come di strumenti per la salvezza delle anime, perché non può servirsi dell’ufficio e dell’opera della Madre sua santissima per distribuire a noi i frutti della redenzione? «Con animo veramente materno – così dice lo stesso predecessore Nostro Pio IX di imm. mem. – trattando l’affare della nostra salute ella è sollecita di tutto il genere umano, essendo costituita dal Signore regina del cielo e della terra ed esaltata sopra tutti i cori degli angeli e sopra tutti i gradi dei santi in cielo, stando alla destra del suo unigenito Figlio; Gesù Cristo, Signore nostro, con le sue materne suppliche impetra efficacissimamente, ottiene quanto chiede, né può rimanere inesaudita» (Ibidem, p. 618; EE 2/app). A questo proposito l’altro predecessore Nostro di fel. mem., Leone XIII, dichiarò che alla beata Vergine Maria è stato concesso un potere «quasi immenso» nell’elargizione delle grazie (Leo XIII, Litt. enc. Adiutricem populiAAS 28(1895-96), p.130; EE 3) e san Pio X aggiunge che Maria compie questo suo ufficio «come per diritto materno» (Pius X, Litt. enc. Ad diem illumAAS 36(1903-04), p. 455; EE 4/27).

Godano dunque tutti i fedeli cristiani di sottomettersi all’impero della vergine Madre di Dio, la quale, mentre dispone di un potere regale, arde di materno amore.

«Rientra in te stesso». Il tempo della Quaresima con Agostino

di Paola Muller Avvenire 22 Febbraio 2026

Abbiamo paura del silenzio. L’Ipponate non ci chiede di amare il vuoto ma di attraversarlo perché diventi spazio di verità. Per scoprire non solo lo ciò che ci manca ma anche ciò che cerchiamo davvero quando proviamo a colmarlo

Un ritratto di Sant’Agostino

Un’inquietudine attraversa il nostro tempo: la paura del silenzio. Lo riempiamo appena si affaccia: podcast durante la corsa, playlist mentre cuciniamo, scroll continuo nei tempi morti. La nostra epoca soffre di horror vacui, terrore del vuoto. Restare soli con noi stessi ci inquieta, nemmeno il tempo di un viaggio in metro senza auricolari. Eppure, la liturgia di questa prima domenica di Quaresima ci conduce là dove il vuoto ci fa paura: nel deserto, dove Gesù affronta le tentazioni. Un deserto che la tradizione cristiana ha sempre riconosciuto come necessario. È lo spazio in cui affiora ciò che abita il cuore.

Nelle Confessioni Agostino racconta il suo lungo vagabondaggio esteriore – inseguendo il successo, i piaceri, i riconoscimenti – finché non comprende che il vero viaggio è altrove: «Noli foras ire, in te ipsum redi» (La vera religione, 39.72): non andare fuori, rientra in te stesso. È nell’interiorità che abita la verità. Quel “rientrare” richiede di fare deserto attorno a sé per scoprire cosa davvero ci abita dentro. L’uomo contemporaneo fatica con questo movimento. Viviamo proiettati all’esterno: misurare, comparare, apparire. I social media hanno reso l’esteriorità una seconda natura. Esistiamo attraverso lo sguardo degli altri, validati dai like, ansiosi di aggiornare il profilo. Agostino chiamerebbe tutto questo regio dissimilitudinis (Confessioni, 7, 10.16), la regione della dissomiglianza: il luogo in cui ci siamo allontanati da noi stessi, in cui non ci riconosciamo più. Benedetto XVI parlava di «desertificazione spirituale», a proposito di quel «vuoto che si è diffuso». Riempire ogni silenzio diventa una strategia di difesa.

Il deserto quaresimale, invece, è una pedagogia del silenzio abitato. Non chiede di amare il vuoto ma di attraversarlo perché diventi spazio di verità. Nel deserto scopriamo non solo ciò che ci manca ma anche ciò che cerchiamo davvero quando proviamo a colmare i vuoti. Ma perché abbiamo così paura del deserto interiore? Perché intuiamo che è il luogo delle tentazioni. Il deserto non crea le tentazioni: le rivela. Ecco perché lo evitiamo. Nel rumore costante non dobbiamo affrontare ciò che portiamo dentro. Finché c’è rumore possiamo fingere che tutto vada bene. Il silenzio del deserto è spietato: ci mette di fronte a noi stessi, senza filtri. Agostino descrive con lucidità questo meccanismo. Prima della conversione – racconta – viveva «disperso nelle cose esteriori», incapace di raccogliersi. La sua vita era un continuo inseguire, fuori di sé, ciò che aveva perduto dentro di sé. Solo quando accetta di fermarsi, di fare deserto può sentire quella voce interiore che lo chiama da sempre: «Eri dentro di me e io ero fuori» (Confessioni 10, 27.38). La conversione agostiniana è un riconoscimento interiore. È smettere di fuggire.

Il deserto quaresimale ci aiuta a questo: sottrarci alla dispersione. Non per annullarci, ma per ritrovarci. Contrariamente a quanto pensiamo, il deserto non è uno spazio vuoto. È uno spazio pieno – pieno di verità. Là scopriamo cosa davvero desideriamo, cosa davvero temiamo, chi davvero siamo. «L’uomo non conosce sé stesso a meno che non impari a conoscersi nella tentazione» scrive Agostino (Discorso 2.3). Le tentazioni di Gesù nel deserto ce lo mostrano. La prima – trasformare le pietre in pane – è la tentazione del bisogno immediato, della riduzione dell’esistenza a sopravvivenza. Quante volte riempiamo il silenzio perché non sopportiamo l’inquietudine, preferendo qualsiasi distrazione al confronto con la fame vera? La seconda – gettarsi dal tempio – è la tentazione dello spettacolo, del gesto eclatante che ci dispensa dalla fatica quotidiana della fedeltà. Non è forse la logica dei social, dove l’apparire conta più dell’essere? La terza – adorare il potere – è la tentazione del dominio, della soluzione violenta che promette risultati immediati. È la tentazione di chi non sopporta i lunghi tempi della trasformazione interiore.

Gesù risponde a tutte e tre le tentazioni non con argomenti filosofici ma con la Parola: riporta ogni tentazione alla Verità che lo abita. «Non credi che la parola di Dio sia pane?» (Commento al Salmo 90, 2.6), chiede Agostino. Può farlo perché nel deserto ha imparato a riconoscere quella voce. Cristo non evita la prova, la attraversa. E attraversandola in lui, impariamo che in lui siamo vincitori. Come scrive Agostino: «Fosti tu ad essere tentato in lui, ma riconosci anche che in lui tu sei vincitore» (Commento al Salmo 60.3). Che cosa significa? Che Cristo, assumendo la nostra carne, assume anche la nostra tentazione. Si lascia tentare non perché ne abbia bisogno ma per insegnarci a vincere. La sua vittoria diventa la nostra vittoria possibile.

La Quaresima ci offre quaranta giorni di deserto. Non necessariamente fisico, ma interiore. Piccoli deserti quotidiani. Spazi vuoti in apparenza che, in realtà, si riempiono di presenza. Una Presenza che non impone, ma attende. Questo è il frutto del deserto: discernere. Distinguere tra la voce che chiama fuori e la Voce che chiama dentro. Tra il desiderio autentico e il surrogato. Tra ciò che ci costituisce e ciò che ci disperde. Agostino lo dice con parole che attraversano i secoli: «Tardi ti ho amato, bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato! Tu eri dentro di me e io ero fuori» (Confessioni 10, 27.38).

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