BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

╔•═•-⊰❉⊱•═•⊰❉⊱•═•⊰❉⊱ 🌿LIVE BENEDIZIONE DI P.LIVIO-Quarta Domenica di Quaresima ✝️•═•-⊰❉⊱•═•⊰❉⊱•═•⊰❉⊱

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Mio punto di vista su una sua frase.

Confermo veramente in tutto questa frase molto bella di p. Livio che
dice: “È impressionante questo affresco della storia umana, così come è
vista dal Cielo, dove la Luce e le tenebre, la Verità e la menzogna,
  il Bene e il male si confrontano e si scontrano in un duello globale,
che coinvolge le anime e determina il destino eterno dei singoli e delle
nazioni”. (Tratta da libro: “Non c’è Dio senza futuro)

Si è davvero proprio impressionante!
Il mondo avanza da sempre come se Dio e i suoi figli fossero sempre
stati degli optional sociali.
Ma come potrebbe esistere un mondo senza le varie creature di Dio?
Che mondo sarebbe, quale fine avrebbe? E chi lo ammirerebbe o
valuterebbe?
E’ per questo che molti affreschi nella storia umana sono stati rovinati
dal tempo o dalle persone?
Ma con Dio nessun affresco sarà mai disprezzato o sottovalutato del suo
valore, e ciò anche indipendentemente dallo stato di conservazione!,
e che piaccia o non piaccia l’affresco, ciò ha rilevanza ancor più se si
parla degli esseri umani,
i figli che lui ha creato nella sua mente divina ancor prima di questo
mondo.
Ciò che Dio è capace di gestire e creare, il mondo ne sarà sempre tenuto
ignaro.
E per il bene della vita dei suoi figli, credo che Dio faccia davvero
bene ad agire così, perché solo lui è davvero il vero unico abile
imprenditore umano della storia,
che sa cosa significa saper amare e rispettare anche nel poco!
Tutto il resto….vanità di egoismi umani pagani, da rispettare per
differenti gusti o preferenze delle singole persone, ma spesso vanità di
egoismi più irrealisticamente profani che sacri, e queste sono le
conseguenze del mondo in cui siamo cresciuti, che vede Dio più come
optional che come autentica ancora di salvezza, mondo che porta alla
deriva la dignità più intrinseca dell’uomo, su ogni aspetto che si
vorrebbe considerare.
E poi continuano a chiedersi perché la società è malata e non guarisce!
Io non pregherò mai Dio per essere felice solo nell’eternità, vivendo in
questo mondo lo pregherò sempre per essere felice anche di qua,
poi di ciò che è dell’aldilà, si vedrà e constaterà quando Dio vorrà.

Laura N.

Ora l’esercito Usa chiede al Pentagono risorse per stare in guerra 100 giorni (e non le 4-6 settimane annunciate): ecco perché

di Giuseppe Sarcina – Corriere della Sera – 15 Marzo 2026

Il Dipartimento alla Difesa dovrà stanziare altre decine di miliardi di dollari che andranno ad aggiungersi agli 11,3 spesi soltanto nei primi sei giorni di guerra

Dateci le «risorse» per far fronte a 100 giorni di guerra. È la richiesta che il Centcom, il Comando centrale delle forze armate americane, con sede in Florida e competenza sull’intera regione del Medio Oriente, ha inviato nei giorni scorsi al Pentagono. I generali che stanno gestendo l’operazione «Epic Fury» chiedono più soldati, più mezzi, più equipaggiamenti. Ciò significa che il Dipartimento alla Difesa dovrà stanziare altre decine di miliardi di dollari che andranno ad aggiungersi agli 11,3 spesi soltanto nei primi sei giorni di guerra.

È un dato che sembra offrire una pista nella confusione permanente creata dagli annunci contraddittori di Donald Trump. Arrivati a questo punto, sondata l’aspra difesa degli ayatollah, i vertici militari americani ritengono che il conflitto potrà continuare almeno per altri tre mesi. Un orizzonte molto più lungo, quindi, delle «quattro-sei settimane», ipotizzate pubblicamente dal presidente. Sempre che la Casa Bianca confermi gli obiettivi di partenza: disarticolare le forze armate degli ayatollah, in particolare la Marina militare; neutralizzare la minaccia missilistica; azzerare la capacità di costruire la bomba atomica.

In questo quadro si comprende meglio perché il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, abbia accolto una sollecitazione più specifica del Centcom, forse la prima di una lunga serie. Così una flottiglia di tre navi, guidata dall’unità anfibia d’assalto «Tripoli», lascerà la base nipponica di Sasebo per fare rotta verso l’Iran. La squadra trasporterà un contingente di 5 mila militari, tra i quali 2.500 marines finora di stanza a Okinawa, sempre in Giappone. Completerà lo schieramento di uno «squadrone», cioè due o tre dozzine di F-35 i più micidiali caccia in dotazione all’Aeronautica.

La spedizione anfibia e la presenza delle truppe scelte dei marines ha subito spinto gli analisti americani a ipotizzare una possibile incursione nell’isoletta di Kharg, già bersagliata dai bombardamenti Usa. Non si esclude, quindi, che Trump stia pensando a occupare stabilmente quel frammento di terra, 22 chilometri quadrati incuneati nella parte alta dello Stretto di Hormuz. Uno snodo vitale per l’Iran, visto che ospita fondamentali infrastrutture petrolifere da cui transita circa l’80-90% del greggio destinato all’esportazione. Certo, le conseguenze geopolitiche di un’operazione simile potrebbero essere devastanti. Gran parte di quel petrolio è acquistato dalla Cina. Trump ha davvero intenzione di mettere un tappo a forniture cruciali per Pechino? Probabilmente punta a sostituirsi agli iraniani, senza alterare il flusso degli idrocarburi in viaggio verso la Cina. O, altro scenario, la mossa americana va interpretata come un pesante avvertimento, forse l’ultimo, per il regime degli ayatollah.

C’è, però, anche un’altra pista complementare. Nelle scorse settimane, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, Kuwait, Bahrein e Oman si sono riuniti ufficialmente più volte nel Consiglio di Cooperazione del Golfo. Inoltre, i contatti informali tra le diverse capitali della regione sono costanti. Le sei monarchie si sono subito trovate d’accordo su un punto: bisogna assolutamente evitare l’allargamento del conflitto; occorre, quindi, limitarsi a difendere il proprio territorio dai missili e dai droni iraniani, senza pianificare alcun contrattacco su Teheran. I monarchi sunniti sono convinti che lo scontro totale con gli ayatollah iraniani avrebbe conseguenze devastanti per il Medio Oriente, l’Europa, l’Asia e gli stessi Usa. Ecco perché anche i Paesi più colpiti, come gli Emirati Arabi, bersaglio di circa il 40% dei droni complessivi lanciati dall’Iran, continuano a incassare, pur avendo a disposizione arsenali iper tecnologici.

Nello stesso tempo, però, sauditi, emiratini e tutti gli altri hanno cominciato a fare pressione sugli Stati Uniti: dovete riaprire al più presto lo Stretto di Hormuz e riportare in sicurezza la navigazione delle petroliere. Secondo gli arabi, sarebbero sufficienti blitz mirati. Un diplomatico del Golfo si sarebbe rivolto più o meno in questi termini agli interlocutori occidentali: qui non è in gioco solo il greggio, quella è la superficie della questione. A questo punto bisogna capire se a Teheran verrà concessa la possibilità di ricattare il resto del mondo, manovrando a suo piacimento il traffico di merci fondamentali.

Altre realtà, invece, spingono per riprendere il filo del dialogo con la nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei. La Turchia sembra più avanti di tutti. Nei giorni scorsi, i diplomatici di Recep Tayyip Erdogan avrebbero già incontrato le controparti di Teheran.

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Papa Leone XIV si trasferisce nell’Appartamento papale del Palazzo Apostolico

Dopo oltre 10 mesi il Papa lascia la sua abitazione a Palazzo del Sant’Uffizio 

Di Marco Mancini

Città del Vaticano, sabato 14 marzo 2026, 16:41 (ACI Stampa).

Nel pomeriggio di oggi Papa Leone XIV prenderà possesso dell’appartamento nel Palazzo Apostolico, trasferendosi, con i suoi più stretti collaboratori, negli spazi a disposizione dei suoi predecessori. Lo ha comunicato nel pomeriggio la Sala Stampa della Santa Sede.

Dopo oltre 10 mesi dalla sua elezione dunque Leone XIV lascia il suo appartamento al Palazzo del Sant’Uffizio e si trasferisce in quella che è stata a lungo la casa dei Pontefici, usanza abolita nel marzo del 2013 da Papa Francesco che – come è noto – preferì abitare fin dal primo giorno del suo pontificato a Casa Santa Marta.

Differenziandosi da Papa Francesco – che aveva scelto non di soggiornare mai nella residenza estiva di Castel Gandolfo – Papa Leone XIV ha ripristinato anche questa abitudine. La scorsa estate il Papa ha soggiornato a Villa Barberini, e successivamente ha deciso di trasferirsi quasi ogni settimana a Castel Gandolfo dal lunedì sera al martedì sera

L’appartamento papale è stato sottoposto a un lungo e accurato restauro, essendo stato disabitato dalla fine del pontificato di Papa Benedetto XVI, conclusosi il 28 febbraio 2013. L’ultima ristrutturazione risaliva alla primavera del 2005, dopo la morte di Papa Giovanni Paolo II e prima che Benedetto XVI prendesse possesso della sua nuova residenza.

Oltre alle camere da letto, l’Appartamento è composto anche da uno studio privato per il Papa, dalla cui finestra ogni domenica si affaccia per la recita dell’Angelus , la sala da pranzo e ovviamente la cappella privata, dove i Papi erano soliti celebrare la Messa all’inizio di ogni giornata.

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Insieme a Papa Leone XIV vivranno nell’appartamento papale del Palazzo Apostolico sicuramente i suoi due segretari, il peruviano Monsignor Edgard Iván Rimaycuna Inga e l’italiano Don Marco Billeri.

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GESU’ CRISTO IERI OGGI E SEMPRE

Kharg, parte il raid Usa sull’isola del tesoro iraniano: «Pronti a colpire il greggio»

di Viviana Mazza- Coriee della Sea – 14 Marzo 2026

La minaccia di Trump per sbloccare il transito dallo Stretto: «Abbiamo condotto uno dei più potenti bombardamenti della storia del Medio Oriente»

NEW YORK – «Pochi istanti fa, su mia direzione, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha eseguito uno dei bombardamenti più potenti nella Storia del Medio Oriente e ha completamente annientato ogni obiettivo militare nel gioiello della corona dell’Iran, l’isola di Kharg», ha annunciato il presidente Donald Trump ieri notte sul suo social Truth. Per ora, ha sottolineato Trump, «ho scelto, per ragioni di decenza, di non spazzare via le infrastrutture petrolifere sull’isola. Tuttavia, se l’Iran o chiunque altro dovesse fare qualcosa per interferire con il passaggio libero e sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz rivaluterò immediatamente la mia decisione».

Una settimana fa, quando Israele aveva colpito 30 depositi di carburante in Iran si era creato il primo vero screzio tra i due alleati nella loro operazione militare congiunta in Iran. Gli israeliani avevano preannunciato l’attacco, ma la sua portata era andata al di là di quanto si aspettavano gli americani. «Al presidente non piace questo attacco, vuole salvare il petrolio, non bruciarlo. E questo ricorda alla gente i prezzi più alti della benzina», aveva detto un consigliere di Trump ad Axios. 

Nell’amministrazione Usa c’è il timore che attaccare infrastrutture come quelle petrolifere usate dai civili in Iran possa essere controproducente e possa spingere la popolazione ad appoggiare il regime. Inoltre, colpire gli impianti petroliferi ha un impatto sui mercati e il presidente vuole evitare un ulteriore aumento del prezzo del petrolio , che nel frattempo ha superato i 103 dollari al barile (un aumento del 40% dall’inizio della guerra). L’attacco di ieri notte ha la funzione di avvertimento al regime: la possibilità di colpire gli impianti per il greggio di Kharg è una carta «pesante» che il presidente americano mostra di tenere in mano nel confronto ma spera di non dovere usare. 

Poiché uno degli obiettivi principali per Trump in questo momento è lo sblocco del transito petrolifero nello Stretto di Hormuz, senza il quale l’uscita dalla guerra verrebbe vista come una sconfitta americana, il presidente sta cercando di abbattere ogni mezzo militare iraniano che possa minacciare le petroliere e ha annunciato venerdì scorso che la stessa Marina statunitense — se necessario — potrebbe scortarle. Nel frattempo ha anche esortato gli equipaggi delle petroliere ad avere «il coraggio» di attraversare lo Stretto di Hormuz, ripetendo che l’Iran «non ha più una Marina». 

Con lo stesso fine, il capo del Pentagono Pete Hegseth ha assicurato ieri che «non ci sono prove chiare» che l’Iran vi abbia piazzato nuove mine nello Stretto. Dall’isola, a 25 chilometri dalla costa iraniana, passa il 90% delle esportazioni di greggio della Repubblica Islamica con una buona quota diretta verso il mercato cinese. Da sempre i suoi impianti rappresentano un segmento strategico, come ricordava Guido Olimpio in un recente articolo in queste pagine, e per questo gli ayatollah hanno cercato di potenziarli ma anche di tutelarli. 

Allo stesso tempo Kharg è storicamente stata vista dagli americani come un bersaglio strategico. Già in un’intervista nel lontano 1988 Trump aveva suggerito che bisognava prendere il controllo dell’isola. Al presidente Jimmy Carter fu presentata a novembre 1979 una proposta di intervento per strappare Kharg all’Iran, ma era rimasta sul tavolo. 

Nella notte di ieri i bombardieri dell’aeronautica militare statunitense hanno colpito tutti gli obiettivi militari presenti a Kharg, inclusi i depositi di missili e di mine, ha detto un funzionario al New York Times. Trump aveva dichiarato il giorno prima in un’intervista con Fox News Radio pubblicata ieri che una invasione terrestre dell’isola non era «ai primi posti nella lista» delle possibili operazioni militari anche se «potrei cambiare idea». Alcuni hanno visto nell’annuncio di altri 2500 marines e una nave di assalto anfibia un indicatore di una potenziale operazione terrestre, ma un assalto presenta rischi, e la Casa Bianca è consapevole che una parte importante del sostenitori del presidente preme perché gli Stati Uniti escano al più presto da questa guerra.

Pensieri sui Vangeli Festivi: IV Domenica di Quaresima – di Padre Livio

Forma breve:
Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 9,1.6-9.13-17.34-38

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

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