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Dio – 2. Dio è immenso ed è eterno

Nell’Esodo Dio si è rivelato a Mosè dicendo: “Io Sono Colui che è”. Dio è l’essere che sussiste per forza propria, che non dipende da nessun altro, che non ha alcuna limitazione e che ha tutte le perfezioni. Possiamo dire che già nella Sacra Scrittura, con il nome di Jahvè (Io Sono), c’è già la definizione di Dio che ci ha dato Lui stesso. La grande speculazione cristiana si è sempre svolta su questo nome. D’altra parte, non bisogna dimenticare che la prova più forte della divinità di Gesù Cristo, che venendo sulla Terra ha rivelato se stesso come Dio. Gesù a coloro che volevano lapidarlo perché affermava di essere Dio, per affermare la sua superiorità rispetto ai profeti, disse: “Prima che Abramo fosse, Io Sono”. Gesù ha attribuito a se stesso la sua divinità. Anche nel Getsemani, quando i soldati gli si avvicinano per catturarlo, Gesù chiede loro: “Chi cercate?” e loro rispondono: “Gesù Nazareno”; Gesù, allora, risponde con l’espressione con la quale Dio si è rivelato al roveto ardente sul monte Sinai: “Io Sono”. Questa risposta pronunciata da Gesù fa cadere a terra i soldati. Successivamente, davanti al tribunale, quando Caifa chiede a Gesù: “Sei tu il figlio del benedetto?”, gli risponde: “Tu lo hai detto” e aggiunge “Vedrete il figlio dell’uomo venire sulle nubi del Cielo a giudicare il mondo”.

Gesù, nella rivelazione della sua identità, fa riferimento proprio a questa espressione “Io Sono”. Dio è l’essere che sussiste per se stesso, è causa di se stesso. Da questa espressione vengono poi tutte le altre perfezioni divine: Dio è purissimo Spirito, Dio è l’immenso, Dio è l’eterno. Molte volte anche nella Sacra Scrittura Dio viene chiamato proprio l’Eterno, cioè Colui che non ha né un inizio né una fine. Dio è purissimo Spirito significa che non ha un corpo e per capire bene che cosa significa bisogna comprendere la differenza fra anima e corpo. La materia è un dato creaturale. Dio è purissimo Spirito incausato, non ha una causa ma è causa di se stesso. Dio non ha un corpo come noi e tutte le rappresentazioni di Dio sono bisogni materiali dell’uomo, ma dobbiamo avere la consapevolezza che Dio non è materia, non ha un corpo come noi. Dobbiamo avere sempre la consapevolezza che le rappresentazioni umane di Dio sono pedagogiche.

Nel medesimo tempo bisogna dire che Dio ha assunto un corpo come noi. Dio Santissima Trinità è Padre che genera, Figlio generato, Spirito Santo che è l’amore ispirato fra il Padre e il Figlio. La Seconda Persona della Santissima Trinità è Gesù Cristo, Figlio di Dio, che si è fatto uomo; la Persona divina di Gesù ha assunto una natura umana con un corpo e un’anima. L’anima di Gesù è creata spirituale e immortale, è dotata di intelligenza, volontà, memoria, ma non ha un io umano, ha un io divino, è l’io della Seconda Persona della Santissima Trinità che si è unita alla natura umana. Questo è il mistero dell’Incarnazione. Resta sempre l’espressione di fondo che Dio è purissimo Spirito perché la sua Santa umanità rientra nel campo della creaturalità. La natura umana di Cristo, senza la sua divinità, è stata creata, è stata formata nel grembo della Vergine Maria nel quale il Verbo si è fatto carne assumendo una natura umana completa, un corpo e un’anima.

In Gesù ci sono due forme di conoscenza, quella divina e quella umana; ci sono, quindi, due forme di volontà, quella divina e quella umana: nella preghiera del Getsemani Gesù dice infatti: “Sia fatta non la mia, ma la Tua volontà”.

Ovviamente Dio non si può localizzare. Dio è in Cielo, in Terra e in ogni luogo. Dio non si è limitato a creare il mondo, Dio ha creato il mondo dal nulla e lo sorregge con la Sua volontà e lo governa con la Sua infinita intelligenza. Come dice San Tommaso D’Aquino, Amor Dei est infundens et creans bonitatem in rebus, Dio non solo ha creato il mondo ma lo crea in continuazione infondendo la bontà in tutte le cose. In questo senso, allora comprendiamo l’espressione che Dio è in Cielo, in Terra e in ogni luogo. Egli è l’immenso significa che non c’è una parte del mondo in cui non ci sia Dio, Omnia sunt ei presentialiter (Tutte le cose sono davanti a lui nel presente). In questa meravigliosa espressione San Tommaso esprime come la Creazione sia sotto lo sguardo di Dio ed è sostenuta dall’Onnipotenza divina.

Dio è sempre stato e sempre sarà: Egli è l’eterno. Dio ci ha creato e ha infuso l’anima spirituale e immortale in ciascun embrione umano; l’inizio di un essere umano ha come autore principale Dio e come cause concomitanti i genitori. Se Dio fosse stato creato sarebbe una creatura, non sarebbe Dio. San Tommaso D’Aquino diceva ancora ipsum esse subsistens che significa che Dio è l’essere stesso sussistente. Noi siamo che non sussistiamo da noi stessi, ci fa esistere Dio e questo è bellissimo. Dio ci fa esistere, noi dipendiamo da Lui. La preghiera nasce da questa dipendenza ontologica, il nostro essere cadrebbe nel nulla se Dio non volesse farlo esistere. Dio è l’essere che sussiste per se stesso, è l’essere increato, è causa di se stesso. Noi siamo stati causati da Dio direttamente e, per quanto riguarda il nostro corpo, per mezzo dei nostri genitori.

Il tempo così come noi lo concepiamo è una proprietà della materia, ma Dio è purissimo Spirito quindi per lui non c’è né futuro né passato. Per Dio tutto è presente, come dice San Tommaso, tutte le cose sono davanti a Lui nel presente. Evidentemente se per Lui non c’è né passato né futuro significa che Dio è eterno, ma è un’eternità presente. In Dio c’è solamente il presente, per cui quando ci rivela le profezie si tratta di eventi che per noi sono nel futuro ma che per lui sono già avvenuti e ne conosce già le conseguenze.

Sulla Terra siamo abituati a pensare in termini di passato, presente e futuro ma in Cielo è tutto diverso, si vive nell’istante presente. Il tempo è una caratteristica del mondo creato, del mondo materiale.

🟢LIVE P. LIVIO🟢 EDITORIALE: LE PAROLE DI PAPA LEONE A LOURDES – 29/09/2026

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🟢P. LIVIO🟢 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA – 29/09/2026

VIATICO QUOTIDIANO – di P. Livio – Puntata 153

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio –  Martedì 29 Settembre 2026

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h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE

I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 8.55 – 9.15  ALMANACCO DELLA FEDE:

2. Dio è immenso ed è eterno

+ Dio non ha un corpo come noi, ma è purissimo spirito

+ Dio è in Cielo, in Terra e in ogni luogo. Egli è l’immenso

+ Dio è sempre stato e sempre sarà: Egli è l’eterno

h. 9.15: RITAGLI DI PAGINE INEDITE

Tratta dal Libro: Medjugorje perché non ho dubbi

h. 9.15: ATTUALITA’

Le riflessioni di Papa Leone sul Messaggio di Lourdes

9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO

Pensiero sulla grandezza dell’umiltà

h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

h. 10.05: CATECHESI DI PADRE LIVIO

Medjugorje perché non ho dubbi – La Madonna ha rivelato l’Apocalisse

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Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele

Michele (da Mi-ka-El), «Chi è come Dio?», già nel nome esprime l’onnipotenza del Creatore. Gabriele (da Gavri’El), «Fortezza di Dio», testimonia bene come Antico e Nuovo Testamento si illuminino a vicenda. Raffaele (da Rafa’El), «Medicina di Dio», si rivela quale «uno dei sette angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza della gloria del Signore».

Santo del giorno 29_09_2026 – Emes Dovico -La Nuova Bussola

In seguito alla riforma del calendario liturgico del 1969, la Chiesa ricorda insieme i tre Arcangeli nel giorno che in precedenza era dedicato al solo san Michele (il 24 marzo cadeva la festa di san Gabriele e il 24 ottobre quella di san Raffaele).

Michele (da Mi-ka-El), che significa «Chi è come Dio?», già nel nome esprime l’onnipotenza del Creatore assieme all’umiltà dell’Arcangelo, come ben descritto da san Gregorio Magno: «Quando deve compiersi qualcosa che richiede grande coraggio e forza, si dice che è mandato Michele, perché si possa comprendere, dall’azione e dal nome, che nessuno può agire come Dio». Il Libro di Daniele lo chiama «il gran principe» che vigila sui figli del popolo di Dio. E l’Apocalisse fa capire perché la Chiesa lo veneri come principe delle milizie celesti, avversario di Satana e degli altri angeli ribelli: «Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, ma non prevalse e non vi fu più posto per loro in cielo» (Ap 12, 7-8). Dopo la celebre visione avuta verso il 1884, Leone XIII compose una preghiera a san Michele che fu recitata al termine di ogni Messa non cantata fino al 1964. L’istruzione Inter Oecumenici la fece cadere in disuso a livello liturgico, sebbene nel XXI secolo si assista a una sua riscoperta grazie anche al sorgere di gruppi di fedeli amanti della Messa in rito antico.

Gabriele (da Gavri’El), «Fortezza di Dio» o «forza di Dio», è scelto dall’Onnipotente per il messaggio centrale nella storia della salvezza: annunciare la nascita di Gesù alla Vergine Maria, che onora chiamandola «piena di grazia», in perfetto accordo con la volontà divina. Come riporta l’evangelista Luca, Gabriele aveva annunciato sei mesi prima la nascita di Giovanni Battista, apparendo nel tempio a Zaccaria. La sua figura testimonia bene come Antico e Nuovo Testamento si illuminino a vicenda: proprio lui (cfr. Dn 9, 21-27) spiega a Daniele la profezia delle «settanta settimane» (490 anni per l’esegesi) che sarebbero passate prima di «mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità, stabilire una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei Santi», prefigurazione della prima venuta di Cristo e della sua Redenzione. La Chiesa lo ha eletto patrono dei lavoratori delle comunicazioni.

Raffaele (da Rafa’El), «Medicina di Dio», compare nel Libro di Tobia, dove si rivela inizialmente in forma umana con il nome di Azaria: è lui che accompagna Tobia nel viaggio per riscuotere un vecchio credito del padre, un uomo generoso nel fare elemosine e diventato cieco. Lungo il viaggio Raffaele aiuta Tobia a sposare Sara, lo esorta a pregare insieme a lei e ne libera il matrimonio dagli attacchi del diavolo, che fino ad allora aveva tormentato la giovane facendole morire tutti i mariti alla prima notte di nozze. Al ritorno a casa, il padre di Tobia guarisce dalla cecità grazie alla sua intercessione. Prima di risalire in cielo, si rivela come Raffaele, «uno dei sette angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza della gloria del Signore». Con un versetto simile l’Apocalisse presenta gli angeli a cui vengono date le sette trombe all’apertura del settimo sigillo. Raffaele è patrono di ammalati, fidanzati, sposi e viaggiatori.

🟢 PADRE LIVIO – SENZA PREGHIERA NON PUOI VIVERE – PUNTATA 3


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