
disponibile su tutti gli store online e
-messaggi WhatsApp 348 6822721
-segreteria 031 610600
[email protected]
QUI IN ARGENTINA

30 Settembre 2026 ore 14:20
Il soprannaturale non si manifesta solo nelle apparizioni o visioni straordinarie, ma anche nella vita ordinaria dei santi, che costituisce una delle principali espressioni della presenza di Dio nella storia.
Il Novecento, rispetto ad altre epoche, fu avaro di santi. E tuttavia una figura carismatica sembrò riassumere in sé una larga parte dei doni straordinari di cui il suo tempo fu privo. Questa figura è quella di padre Pio da Pietrelcina. Nella sua persona il soprannaturale tornò a imporsi all’attenzione di un mondo che pretendeva di spiegare ogni cosa attraverso la scienza e la tecnica. Fu il primo sacerdote nella storia della Chiesa a ricevere le stimmate, i segni della Passione impressi visibilmente nel suo corpo. Attorno allo stigmatizzato di San Giovanni Rotondo si raccolsero poi innumerevoli testimonianze di guarigioni, miracoli, sorprendenti bilocazioni, profezie e discernimento delle coscienze. Ricordiamo, tra i tanti, il caso della dottoressa Wanda Półtawska, che attribuì a padre Pio la propria miracolosa guarigione da un tumore. Il 17 novembre 1962 il vescovo ausiliare di Cracovia, Karol Wojtyła, scrisse al cappuccino chiedendogli di pregare per lei; in una seconda lettera lo ringraziò, riferendo che la donna aveva recuperato improvvisamente la salute prima dell’intervento previsto.
Nato a Pietrelcina il 25 maggio 1887, Francesco Forgione entrò nel noviziato cappuccino nel gennaio 1903 e prese il nome di fra Pio. Emise i voti solenni nel 1907, fu ordinato sacerdote nel 1910 e giunse a San Giovanni Rotondo nel 1916. Qui, il 20 settembre 1918, comparvero sul suo corpo le stimmate, che restarono aperte e sanguinanti per ben cinquant’anni, dopo una visione di Gesù Crocifisso, che gli aveva detto: «Ti associo alla mia Passione».
La sofferenza segnò tutta la sua esistenza. Egli la offrì per la conversione delle anime e la accompagnò con un’instancabile attività nel confessionale e con opere concrete di carità. La più nota è la Casa Sollievo della Sofferenza, l’ospedale che volle a San Giovanni Rotondo per unire la cura del corpo all’assistenza spirituale dei malati.
Padre Pio soffrì fisicamente la Passione di Cristo, ma soffrì anche spiritualmente a causa di calunnie e persecuzioni che dovette subire da parte delle stesse autorità ecclesiastiche. Il fenomeno delle stimmate e la fama di santità del religioso avevano creato un movimento di devozione in tutta Italia con un imponente afflusso di persone a San Giovanni Rotondo. La presenza di padre Pio disturbava però la situazione di rilassatezza morale in cui era immersa la diocesi di Manfredonia, a causa della condotta immorale dell’arcivescovo Pasquale Gagliardi e di alcuni suoi collaboratori. L’arcivescovo e questi sacerdoti, per sbarazzarsi dello scomodo cappuccino, lo accusarono di essere un corruttore di donne e di aver creato artificialmente le stimmate.
Uno dei sostenitori della campagna contro padre Pio fu il padre Agostino Gemelli, che nel 1920 incontrò il frate a San Giovanni Rotondo con l’intenzione di esaminare le stimmate. Padre Pio non acconsentì a mostrarle in assenza di un’autorizzazione del Sant’Uffizio. Pur senza aver visitato il cappuccino, lostesso giorno padre Gemelli inviò a Roma una relazione, nella quale affermava di ritenere le stigmate manifestazioni somatiche di natura isterica.
Il Sant’Uffizio diede l’incarico di condurre un’inchiesta a mons. Raffaello Carlo Rossi, un pio religioso carmelitano, vescovo di Volterra e futuro cardinale, che, dopo un’accurata indagine, nel gennaio del 1922 presentò un testo di 123 pagine con 27 documenti, in cui escludeva la tesi dell’“auto-stimatizzazione” di padre Gemelli e affermava che «quello di straordinario che avviene nella persona di padre Pio non si può dir come avvenga, ma non avviene certamente né per intervento diabolico né per inganno o frode». «L’avvenire – scriveva l’Inquisitore del Sant’Uffizio, – dirà quello che oggi non si può leggere nella vita del padre Pio da Pietrelcina».
Nel frattempo, alcuni laici presero pubblicamente le difese del cappuccino. Tra loro si distinsero il sindaco di San Giovanni Rotondo, Francesco Morcaldi, e l’impresario Emanuele Brunatto, che raccolse documenti e testimonianze per contestare le accuse. Nel giugno 1925 Brunatto giunse a Roma, portando con sé due voluminosi incartamenti e su consiglio di don Luigi Orione incontrò il cardinale Merry del Val, segretario del Sant’Uffizio. Il cardinale lo ascoltò attentamente, esaminò i documenti che gli presentava, e lo rassicurò, dicendogli: «No, signor Brunatto, il S. Uffizio non ha condannato Padre Pio. Quando la Suprema Congregazione vuole condannare un sacerdote lo sospende a divinis. Non dimentichi, infine, che tutti santi, durante la loro vita, hanno avuto delle prove ed anche assai dure, qualche volta».
Una Visita apostolica condotta in maniera riservata dal 26 marzo al 5 aprile 1927, costrinse mons. Gagliardi a dimettersi da vescovo di Manfredonia, ma dopo la morte di Merry del Val, nel maggio 1931, il Sant’Uffizio tolse a padre Pio la facoltà di confessare e di celebrare la Messa in pubblico. La restrizione durò fino al luglio 1933, ma la controversia non si placò. Tra le più umilianti ispezioni canoniche che padre Pio dovette subire negli anni successivi, vi fu quella promossa da Giovanni XXIII, che dal 13 luglio al 2 ottobre 1960 inviò, come visitatore apostolico a San Giovanni Rotondo, mons. Carlo Maccari. Quel periodo sarà ricordato come la fase di più dura persecuzione avvenuta nei confronti del santo di Pietrelcina, finché nel 1964, sotto Paolo VI, gli fu restituita piena libertà nell’esercizio del ministero.
Padre Pio visse le decisioni dei suoi superiori senza rompere con la Chiesa alla quale aveva consacrato la propria vita. Obbedì anche quando l’obbedienza gli costava la separazione dai penitenti che lo cercavano e dalle anime che guidava. Continuò a riconoscere la Chiesa come la sua casa, anche negli anni in cui alcuni suoi rappresentanti gli resero più pesante la croce.
Questo atteggiamento, tuttavia, non significa che non vi fosse spazio per far conoscere la realtà dei fatti. La Provvidenza levò attorno a lui una vera e propria legione di giornalisti, storici, scienziati e semplici fedeli, che lo difesero a spada tratta, contribuendo a ristabilire la verità contro le ingiuste accuse.
Nel 1967 padre Pio confidò alla nipote Pia Forgione quanto tempo gli restava da vivere. La giovane mise per iscritto il colloquio e affidò il documento a un notaio prima della morte dello zio, avvenuta il 23 settembre 1968. Pio da Pietrelcina fu beatificato nel 1999 e canonizzato nel 2002 da Giovanni Paolo II. Oggi è una delle figure religiose più popolari, amate e venerate dal popolo cattolico. La sua festa liturgica cade il 23 settembre.
«Cari figli, in questi tempi dei segni di Dio, non abbiate paura perché io sono con voi. L’amore grande di Dio mi manda per condurvi alla salvezza. Datemi i vostri cuori semplici, purificati con il digiuno e la preghiera. Solo nella semplicità dei vostri cuori c’è la vostra salvezza. Io sarò con voi e vi guiderò. Grazie» (Messaggio del 2 settembre 2007)
In questo Messaggio la Madonna ci richiama a scrutare i segni dei tempi. Questa espressione fa parte della Teologia, ne ha parla Gesù Cristo quando invitava la gente a scrutare i segni del suo tempo, il tempo della Redenzione; attraverso i segni di quei tempi Gesù invitava a scoprire la presenza del Salvatore. Il segno dei tempi di Gesù era Lui stesso, il Verbo Incarnato, la sua santità di vita, la sua potenza di miracolo, la sua sapienza straordinaria, la sua morte per amore, la sua gloriosa resurrezione, ma la gente non lo ha capito. Il segno del nostro tempo è descritto nel capitolo XII dell’Apocalisse e cioè la Donna vestita di Sole con una corona di dodici stelle, ma pochi lo hanno capito. La Donna dell’Apocalisse è esattamente descritta così come la Madonna che appare a Medjugorje. Il segno del nostro tempo è la Madonna stessa che il 24 giugno 1981 è apparsa vestita di Sole, con una corona di dodici stelle, con i piedi su una nuvola e con Gesù Bambino tra le braccia.
I segni principali sono due. La Madonna è il primo segno di Dio, insieme ad altri segni che le fanno da corona e cioè i Messaggi, le grazie che concede e i miracoli di conversione e di guarigione che compie. L’altro è un segno che la Madonna ci rivela ed è satana stesso, è il drago rosso infernale di cui parla l’Apocalisse il cui obiettivo è divorare il Figlio che la Donna partorisce. Il drago, satana, sta cercando di distruggere il Cristianesimo che è Gesù Cristo, che è quel Bambino che la Madonna ci ha donato. Satana sta mettendo in campo tutta la sua potenza per distruggere la Chiesa e il mondo; satana vuole annientare l’Opera della Creazione e della Redenzione.
La Donna vestita di Sole rappresenta la Madonna e la Chiesa nel medesimo tempo. Entra in battaglia a modo suo, sottraendosi alla furia del serpente, fuggendo nel deserto come ci racconta l’Apocalisse. Il deserto rappresenta un po’ Medjugorje, è il luogo dove la Madonna si è accampata, dove ha posto le sue tende, dove ha inaugurato le sue apparizioni. Medjugorje è il luogo da cui annuncerà i Segreti e il trionfo del Suo Cuore Immacolato.
Di fronte all’immagine del drago che cerca di distruggere il mondo e la fede, la Madonna ci dice di non avere paura perché lei è con noi e scende sulla Terra ogni giorno. La Madonna è qui per difenderci, la sua missione è quella di trionfare, di schiacciare la testa al drago. Andando avanti la Madonna ci dice che è qui perché Dio ci ama immensamente. Noi andremmo distrutti di fronte a questo attacco del drago, ma Dio ci ama così tanto che ha mandato la Madonna per condurci alla salvezza. La via della salvezza che la Madonna ci offre è lei stessa, sono i Segreti di Medjugorje con cui ci porterà al tempo della pace. Ogni assalto del drago verrà rivelato tre giorni prima per dare a noi la possibilità di metterci in salvo. Di fronte a questa rivelazione dobbiamo rispondere e quindi, in semplicità, credere come hanno creduto i pastori a Betlemme, come credono tutti quelli che hanno il cuore umile. Dio non dà la grazia della fede ai superbi, ma la dà agli umili. Liberando i nostri cuori da tutte le pietre che li soffocano, purificandoli con la rinuncia alla mondanità, possiamo accogliere la presenza di Maria che è dovuta all’amore di Dio e il cui scopo è quello di salvarci da un’aggressione dalla quale non potremmo salvarci da soli.
La Madonna ripete due volte la parole semplice, semplicità. Intende quel cuore che si è liberato dalla supponenza, dalla superbia, dal culto del proprio io. La semplicità è quella dei pastori di Betlemme, di Elisabetta, degli Apostoli quando rispondono alla chiamata, del centurione ai piedi della croce, del buon ladrone che si converte, di Zaccheo che accoglie l’invito di Gesù con gioia. Solo rispondendo alla chiamata in un modo semplice, senza supponenze, senza condizionamenti, senza superbie, possiamo entrare sulla via della salvezza.
I supponenti, i superbi, tutti quelli che ancora si danno da fare per affossare la presenza della Madonna, sono in pericolo. Impegniamoci sulla via della conversione, rinunciando al mondo e al peccato e crescendo nell’amore di Dio. Sulla strada della semplicità e del rinnovamento di noi stessi e dei nostri cuori, nel tempo dei Segreti possiamo arrivare alla salvezza. Non sarà una cosa facile. Se arriviamo al tempo dei Segreti con i sacchi di pietre sulle spalle accadrà che ci cadranno addosso e ci soffocheranno. Dobbiamo liberarci dal male; attraverso il Sacramento della Penitenza dobbiamo scaricare tutto il male che abbiamo addosso. Dobbiamo purificarci, alleggerirci.
La Madonna conclude dicendo che sa che darle i nostri cuori purificati è difficile perché comporta digiuno e preghiera, una grande battaglia spirituale. Ma la Madonna è qui in mezzo a noi, continua le sue apparizioni, ci porta i suoi Messaggi, ci dà la certezza del suo aiuto. La Madonna sarà con noi e ci guiderà. Una delle espressioni più ricorrenti nei Messaggi della Madonna è quella del guidarci. Fin dall’inizio la Regina della pace ha detto che ci vuole guidare. La Madonna ha detto che vuole guidare la Chiesa. La Madonna ha insegnato a tutta la Chiesa nascente, quella di Pietro e degli Apostoli, la sequela di Cristo. Nel Cenacolo è la Madonna che raggruppa attorno a sé tutti gli Apostoli e nel momento in cui nasce la Chiesa con il dono dello Spirito Santo, è sulla Madonna che scende la fiamma dello Spirito Santo che si distribuisce poi sugli Apostoli. La Chiesa nasce in quel momento intorno a Maria.
La Madonna stessa guida il collegio apostolico verso Suo Figlio Gesù. Cristo nella sua umiltà ha obbedito Maria, si è fatto educare da sua Madre, l’ha condotta con sé nel suo apostolato. Nel momento dell’offerta con cui Cristo si è donato al Padre per salvare il mondo ai piedi della croce c’era Sua Madre. Questa presenza di Maria accanto a Gesù dal momento dell’Incarnazione e fino all’Ascensione ci dice che è un’endiadi che non si può separare. Gesù e Maria non si possono separare.
