BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Medjugorje recita il Rosario con il Papa: “La vera pace viene solo da Dio”

Nel santuario della Madonna Regina della Pace, in Bosnia-Erzegovina, più di 8mila pellegrini si uniranno attraverso la diretta tv, stasera alle 19, alla preghiera mariana guidata da Leone XIV nella Grotta di Nostra Signora di Lourdes dei Giardini Vaticani. Il parroco e rettore fra Zvonimir Pavičić: “Gli esseri umani non possono raggiungere da soli una pace giusta”. Ma con la preghiera e il digiuno, “le guerre possono essere fermate”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

A Medjugorje saranno tra ottomila e diecimila i pellegrini che si uniranno a Papa Leone XIV in preghiera per la pace, grazie ai maxischermi accanto all’altare all’aperto del santuario di Nostra Signora Regina della Pace, che porteranno le immagini del Rosario di questa sera dai Giardini Vaticani. “Alle 19 ci uniremo alla trasmissione in diretta dal Vaticano – conferma ai media vaticani fra Zvonimir Pavičićparroco di San Giacomo e rettore del santuario mariano in Bosnia-Erzegovina – dopo aver recitato il Rosario nella chiesa dalle 17, secondo il nostro consueto programma, e poi celebrato Messa alle 18”. Sarà lo stesso giovane parroco, minore francescano della provincia dell’Erzegovina, a guidare il Rosario delle 17, mentre fra Nikola Jurišić celebrerà la Messa.

La statua della Madonna Regina della Pace

La statua della Madonna Regina della Pace

Uniti al Papa anche nella preghiera dell’11 aprile

Anche dal santuario dei Balcani arriveranno immagini per la diretta della preghiera con il Papa, e fra Zvonimir esprime la gratitudine di Medjugorje. “Siamo sempre grati ogni volta che riceviamo un invito dal Vaticano a pregare per la pace – sottolinea – questa è un’intenzione costante a Medjugorje, e siamo felici di sapere che preghiamo insieme a tutta la Chiesa, guidata dal Santo Padre. In questo modo, proviamo un profondo senso di comunione e vicinanza, e questo diventa un momento speciale per tutti noi”. E ricorda che il santuario della Madonna Regina della Pace ha risposto anche l’11 aprile all’invito del Pontefice a pregare per la pace. “In quell’occasione, dopo la Messa serale abbiamo tenuto un’adorazione eucaristica fino a mezzanotte, e i fedeli hanno accolto con entusiasmo l’invito. Ci sta molto a cuore essere uniti al Santo Padre nella preghiera per la pace”.

Fra Zvonimir Pavičić, parroco di San Giacomo e rettore del santuario di Medjugorje

Fra Zvonimir Pavičić, parroco di San Giacomo e rettore del santuario di Medjugorje

Solo tre giorni fa, all’udienza generale del mercoledì, Leone XIV si è rivolto alla Vergine Maria, Regina della Pace, per chiederle di proteggere tutti i popoli che soffrono per i conflitti in tutto il mondo. E ha detto che “la guerra non risolve i problemi, ma li aggrava”. Dalla Bosnia-Erzegovina, che tanto ha sofferto dopo la fine della Yugoslavia, può confermare questa verità?

Sì, è vero. Le guerre lasciano sempre dietro di sé innumerevoli situazioni irrisolte. È evidente che gli esseri umani non possono stabilire da soli una pace giusta. La vera pace viene solo da Dio. Ecco perché preghiamo ogni giorno per la pace nella nostra nazione e tra tutte le nazioni. Certamente, sarebbe molto meglio se le persone potessero raggiungere accordi senza ricorrere alla guerra. Eppure sappiamo che ciò richiede grande impegno, buona volontà, amore e rispetto reciproco. Allo stesso tempo, siamo convinti che si possa ottenere molto attraverso la preghiera e il digiuno. Questa è la testimonianza di Medjugorje e dei molti credenti che l’hanno sperimentata qui. Attraverso la preghiera e il digiuno, le guerre possono essere fermate.


Parteciperanno alle Decine del Rosario in collegamento :

Santuario della Madre di Dio dall’Ucraina
il Santuario Internazionale di Nostra Signora della Pace e del Buon Viaggio : Filippine
il Santuario della Beata Vergine del Rosario: Fatima,Portogallo)
il Santuario della Madonna Regina della Pace : Medjugorje, in Bosnia ed Erzegovina);
il Santuario di Nostra Signora di Lourdes (Pirenei, Francia);
il Santuario di S. Charbel (in Libano) e il Santuario Pontificio della Santa Casa (a Loreto Italia)

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

Santa Giovanna d’Arco


autore: Jean-Auguste-Dominique Ingres anno: 1854 titolo: Giovanna d’Arco all’incoronazione del re Carlo VII nella cattedrale di Reims luogo: Museo del Louvre

Nome: Santa Giovanna d’Arco

Titolo: Vergine

Nome di battesimo: Jeanne d’Arc

Nascita: 1412, Domrémy, Francia

Morte: 30 maggio 1431, Rouen, Francia

Ricorrenza: 30 maggio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Protettrice:
della radiodella telegrafia

Beatificazione:
18 aprile 1909, Roma, papa Pio X

Canonizzazione:
16 maggio 1920, Roma, papa Benedetto XV

S. Giovanna nacque l’anno 1412 nel remoto villaggio di Domrémy, dolcemente adagiato sulle sponde della Mosa. Crebbe pura come un giglio, semplice ed incline alla vita austera e penitente: le sue compagne, che la vedevano condurre il gregge al pascolo, non avrebbero certo immaginato quale avvenire straordinario l’attendeva.

Visione di Santa Giovanna d’Arco


Un giorno, mentre recitava l’Angelus, la fanciulla udì dalla parte della chiesa una voce pronunciare distintamente il suo nome: « Giannetta, Giannetta! ». La voce era così penetrante e soave, che la fanciulla si commosse fino alle lacrime. Volse lo sguardo verso il santuario, e vide una gran luce: un personaggio dalle fattezze nobili e graziose, accompagnato da una legione di esseri angelici, ripetè: « Giannetta, Giannetta, sii buona, pia, ama Dio e frequenta la chiesa ». Le apparizioni si ripeterono e in Giovanna crebbe il desiderio d’essere più perfetta e di abbandonarsi all’azione della grazia: Dio le affidava la salvezza della Francia.

Giovanna, conosciuta la sua missione, si raccolse per un istante, levò gli occhi al cielo, poi chinando la fronte soffusa dal rossore e giunte la mani sul seno, esclamò: « Sia fatta la volontà di Dio ». Vinta dopo lungo tempo l’opposizione della famiglia, l’inerme fanciulla si presentò al re Carlo VII, nella città di Chinet.



Ivi tutti erano in preda allo scoraggiamento. Il nemico vinceva; la bandiera inglese sventolava già sulle torri di Parigi: l’ultima speranza era Orléans, ma anch’essa era assediata; espugnata questa, la Francia sarebbe stata inghiottita dall’imperialismo inglese. Giovanna, forte della protezione divina, dopo infinite difficoltà e diffidenze, ebbe il comando di uno scaglione di truppe; ella riordinò quelle poche milizie, fece pregare il Signore, Dio degli eserciti, e mosse contro il nemico che tosto fu sconfitto.

Vinse ripetutamente e liberò Orléans dove entrò entusiasticamente acclamata. La nazione si riscosse, tornò la speranza, ed il nome della giovane guerriera corse su tutte le labbra. A Reims fece incoronare il re, ed ella, chiamata d’ora in poi « Pulzella d’Orléans », venne nominata Contessa del giglio.

titolo Morte di Giovanna d’Arco
autore Eugène Lenepveu anno 1886-1890


Riprese poi le armi e si volse verso Parigi: vinse ancora e fu di nuovo il terrore degli Inglesi; ma il giorno nero venne. Dopo aspra ed infelice battaglia, a Compiègne, la giovane, tradita dai generali invidiosi, cadde nelle mani dei nemici. Aveva 18 anni. Le vendette e le ingiurie a cui soggiacque sono indicibili. L’infame processo che ne seguì fu tra le più abominevoli ingiustizie che si siano mai commesse contro un innocente e coperse di eterna infamia i giudici iniqui. Fu condannata ad essere arsa viva come « eretica, recidiva, apostata, idolatra ». 

Abbandonata da tutti e assistita soltanto da un religioso, la prigioniera salì il patibolo baciando il Crocifisso. Le fiamme che avvolsero ed arsero la verginella posero fine alle sue sofferenze. Era il 30 maggio 1431. Le sue ceneri furono gettate nella Senna dal Pont Mathilde

L’innocenza di S. Giovanna d’Arco brillò fulgida al mondo intero, quando San Pio X, il 18 aprile 1919, la proclamò beata e il giorno 16 maggio 1920 Benedetto XV Papa la elevò agli onori degli altari.  Nel 1922 fu proclamata patrona della Francia.

Pensieri sui Vangeli Festivi: Santissima Trinità – di Padre Livio

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L’Europa è già nel mirino di un’offensiva russa allargata: così Mosca ha «ampliato il perimetro»

di Federico Rampini| 29 maggio 2026 – Corriere della Sera – 29 Maggio 2026

L’incidente romeno arriva mentre Mosca intensifica gli attacchi contro Kiev e mentre cresce tra gli alleati occidentali il timore che il Cremlino possa cercare di modificare gli equilibri del conflitto allargandone il perimetro

C’è una parte del continente europeo che già si prepara a fronteggiare aggressioni dalla Russia. E non è l’Ucraina. L’ultima notizia aggiunge un elemento inquietante a uno scenario già carico di tensioni da tempo. Un drone russo è penetrato nello spazio aereo della Romania, paese membro della Nato, provocando l’allarme delle autorità di Bucarest e riaccendendo un interrogativo che da mesi circola nelle cancellerie europee: fino a che punto Vladimir Putin è disposto a spingersi pur di uscire dall’impasse della guerra in Ucraina?

L’incidente romeno arriva mentre Mosca intensifica gli attacchi contro Kiev e mentre cresce tra gli alleati occidentali il timore che il Cremlino possa cercare di modificare gli equilibri del conflitto allargandone il perimetro. Non esistono prove che la Russia stia preparando un’offensiva convenzionale contro un Paese della Nato. Tuttavia una serie di segnali, dichiarazioni e movimenti hanno convinto molti governi europei che il rischio di una pericolosa escalation non possa più essere escluso.

Da oltre quattro anni la guerra in Ucraina è entrata in una fase che ricorda i grandi conflitti di logoramento del Novecento. Nessuna delle due parti riesce a ottenere una svolta decisiva. Le linee del fronte si muovono lentamente. Le conquiste territoriali vengono misurate in villaggi e chilometri quadrati. Dietro l’apparente immobilità, si accumulano pressioni enormi.

La Russia continua a colpire le città ucraine con ondate di missili e droni. Gli attacchi contro Kiev hanno assunto una frequenza e un’intensità tali da suggerire che il Cremlino stia cercando non soltanto obiettivi militari, ma anche un effetto psicologico sulla popolazione e sui governi occidentali che sostengono l’Ucraina.

Parallelamente, il linguaggio ufficiale di Mosca è diventato più aggressivo nei confronti di altri europei. Le repubbliche baltiche sono finite al centro di minacce sempre meno velate. La Lettonia è stata accusata di ospitare operatori di droni ucraini e, sulla base di queste accuse, esponenti russi hanno evocato la possibilità di colpire quelli che definiscono «centri decisionali». Riga ha respinto categoricamente queste affermazioni, che vede come un pretesto per legittimare attacchi da Mosca.

Anche la Lituania ha vissuto momenti di tensione quando alcuni droni sospettati di provenire dalla vicina Bielorussia hanno costretto le autorità ad attivare procedure di emergenza e a trasferire membri del governo in rifugi protetti.

In un’altra iniziativa giudicata provocatoria da molte capitali occidentali, il ministero della Difesa russo ha diffuso gli indirizzi di aziende europee accusate di collaborare con l’industria militare ucraina. Le società si trovano in diversi paesi del continente. Il messaggio implicito: continuare ad aiutare Kiev potrebbe avere conseguenze.

Per comprendere queste minacce bisogna guardare alla situazione sul campo di battaglia. L’esercito russo sta pagando un prezzo altissimo in termini di perdite umane. Molti servizi d’intelligence ritengono che le perdite mensili abbiano raggiunto livelli difficilmente sostenibili nel lungo periodo.

Finora Putin è riuscito a evitare una mobilitazione generale con servizio di leva obbligatorio per tutti. Ha preferito incentivi economici, reclutamenti regionali, arruolamenti nelle carceri e contratti ben remunerati. Ora questa strategia mostra segni di esaurimento.

Una mobilitazione avrebbe conseguenze profonde. Sul piano interno rischierebbe di riaprire ferite che il regime era riuscito a contenere. Quando nel 2022 furono richiamati centinaia di migliaia di uomini, una parte significativa della popolazione reagì fuggendo all’estero. Professionisti, tecnici, giovani qualificati lasciarono il paese in quello che molti osservatori descrissero come un nuovo esodo di cervelli.

Sul piano politico, una mobilitazione sarebbe difficile da conciliare con la narrazione ufficiale che da quattro anni e tre mesi annuncia vittoria imminente. Se davvero la guerra sta andando bene, perché richiamare nuove masse di soldati?

È proprio questo paradosso che preoccupa alcuni paesi europei. Se il Cremlino decidesse di aumentare lo sforzo bellico, potrebbe sentirsi obbligato a giustificare tale scelta con una drammatizzazione del conflitto, cercando un’escalation.

Le forme di questa escalation potrebbero essere diverse. La prima è verticale. Significa aumentare l’intensità della guerra senza cambiarne la geografia. Più bombardamenti, più distruzione delle infrastrutture ucraine, più minacce nucleari, più pressione psicologica sull’Occidente.

 La seconda è orizzontale. Significa estendere il conflitto oltre i confini attuali, aprendo nuovi fronti di tensione. Non necessariamente attraverso un’invasione tradizionale. Potrebbero bastare provocazioni, sabotaggi, cyberattacchi, incursioni di droni, operazioni ibride capaci di mettere alla prova la coesione dell’Alleanza Atlantica. È questa seconda ipotesi che suscita le maggiori inquietudini. Da tempo i servizi di sicurezza europei osservano una crescente aggressività russa nelle operazioni ibride. Cavi sottomarini danneggiati, attacchi informatici, campagne di disinformazione, interferenze politiche.

Tutto ciò non è nuovo. La novità è la percezione che Mosca possa essere disposta a correre rischi maggiori rispetto al passato. La preoccupazione è più forte nei paesi che confinano direttamente con la Russia o con la Bielorussia. Le repubbliche baltiche rappresentano il punto più vulnerabile. Sono geograficamente esposte, hanno popolazioni ridotte e ospitano importanti infrastrutture Nato.

Anche alcune aree del Mar Baltico vengono considerate sensibili. Lo stesso vale per l’Artico, una regione dove la competizione strategica è cresciuta negli ultimi anni. A rendere più complesso il quadro c’è il dibattito sul ruolo americano. Le dichiarazioni di Trump sulla Nato e la prospettiva di una riduzione dell’impegno militare statunitense in Europa hanno alimentato interrogativi sulla deterrenza occidentale. Molti governi europei temono che il Cremlino possa interpretare questi segnali come un’opportunità.

 In particolare in una fase in cui il continente affronta anche le conseguenze economiche della guerra tra Stati Uniti e Iran. L’aumento dei prezzi energetici, le difficoltà economiche e la crescita di forze politiche favorevoli a una riapertura dei rapporti con Mosca potrebbero creare un contesto più favorevole alle iniziative russe. La conquista dell’Ucraina resta parte di un progetto più ampio che mira a ridefinire i rapporti di forza nel continente e a limitare l’autonomia dell’Europa. Secondo numerosi responsabili europei, il conflitto non riguarda soltanto il controllo di territori ucraini ma la natura stessa dell’ordine europeo nato dopo la fine della Guerra fredda.

La tecnologia aggiunge un’altra dimensione a questa crisi. I droni hanno trasformato il campo di battaglia in modo radicale. L’Ucraina ha sviluppato capacità notevoli, soprattutto nei droni a lungo raggio. Ma anche la Russia ha accumulato un’esperienza operativa che molti eserciti europei non possiedono. Alcune simulazioni militari occidentali hanno mostrato quanto sarebbe difficile affrontare un avversario che dispone delle competenze maturate in quattro anni di guerra ad alta intensità.

La storia insegna che Putin ha spesso sorpreso gli osservatori scegliendo opzioni considerate troppo rischiose. Dall’intervento in Siria all’invasione dell’Ucraina, il leader russo ha dimostrato una notevole propensione alla scommessa strategica. L’incursione del drone in Romania, proprio perché coinvolge un territorio dell’Alleanza Atlantica, ricorda quanto sottile sia ormai la linea che separa la guerra ucraina dal resto dell’Europa.

I Segreti di Medjugorje – di P. Livio – Puntata 52 – Intervista di Vicka con Padre Livio in diretta su Radio Maria

Il valore inestimabile della sofferenza

La Croce di Cristo ha risolto il problema della sofferenza umana. Il Cristianesimo ha risolto questo problema alla radice, facendo della sofferenza un valore, uno strumento di santificazione e di amore. Di per sé la sofferenza fa soffrire, è qualcosa di corrosivo che si abbatte sulla vita non solo dal punto di vista fisico ma anche e soprattutto da quello psicologico e spirituale. Per liberarci dalla sofferenza non basta una medicina, molte volte è più efficace un sorriso di qualcuno per alleviare la sofferenza.

La sofferenza è un mistero della fede, è la perdita della grazia santificante e della divina presenza che si è avuta con il peccato originale. L’uomo, privato dei doni di Dio, sperimenta nella sua vita la sofferenza e la morte. Questa è la condizione umana nella quale siamo nati.

Nel mio ultimo incontro con Vicka a Medjugorje, il 23 maggio 2026, ho avuto la possibilità di capire come lei abbia vissuto il mistero della sofferenza nella sua vita; fin da giovanissima, infatti, Vicka ha sofferto molto per svariati motivi. All’inizio delle apparizioni cadeva in coma ogni mese per qualche giorno; per un problema di salute che la affligge da anni, recentemente ha subìto l’ennesimo intervento da cui si sta riprendendo proprio in questi giorni. In questo incontro Vicka ha detto queste parole: «Senza la Croce non si può andare avanti. Senza la croce io adesso non posso andare avanti». La sofferenza, in unione con Cristo, è la massima attività della vita, è la massima offerta che noi possiamo fare a Dio per la salvezza delle anime, per la pace nel mondo, perché le anime vadano in Paradiso, perché le persone si convertano.

Siamo tutti sofferenti, ognuno ha le sue Croci da portare. Chiediamo a Dio la grazia di scoprire l’importanza, la bellezza, la grandezza della Croce. Cristo, con la sua Croce, ha fatto della sofferenza uno strumento di purificazione e di salvezza per sé e per gli altri. Gesù ha preso su di sé la Croce, uno strumento di sofferenza tremenda, e ne ha fatto uno strumento di salvezza. Dobbiamo, allora, seguire Cristo, ciascuno con la propria Croce. La vita umana è già di per sé un cammino lungo il Calvario, ma c’è una bella differenza se lo si percorre lamentandosi, inveendo, arrabbiandosi con Dio o accettando la Croce e offrendo la sofferenza a Dio. Dobbiamo unirci a Cristo per fare della nostra sofferenza uno strumento di santificazione e di purificazione dal peccato, uno strumento missionario per la salvezza delle anime.

Ci liberiamo dalla sofferenza quando accettiamo la nostra Croce non come un peso, ma come una partecipazione alla sofferenza di Cristo sul Calvario. Accettiamo la sofferenza per amore di Gesù, uniti a lui, abbracciando con lui il mondo che ha bisogno di essere redento. La sofferenza offerta a Dio diventa un atto di amore, diventa salvifica per noi e per gli altri. Chiediamo a Dio questa grande grazia di capire che cos’è la sofferenza e di saperla offrire giorno per giorno ogni volta che si presentano nella nostra vita. Senza Gesù la sofferenza è un peso insopportabile. Con Gesù la sofferenza è grazia e gioia.

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