Preparazione alla Confessione nel Tempo di Natale
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La Creazione del mondo e dell’uomo da parte di Dio è già orientata al mistero dell’Incarnazione. L’uomo è stato creato capace di Dio; la sua natura umana è composta da un’anima e da un corpo. L’anima è la scintilla divina che, elevata in grazia in un modo particolare, può essere unita alla persona del Verbo e quindi, come dice San Paolo, tutte le cose sono state create per mezzo del Verbo e in vista del Verbo, cioè in vista dell’Incarnazione. Tutto il progetto di Dio della Creazione, dell’Incarnazione e della Redenzione è un unico progetto che ha come protagonista il Verbo, cioè la Parola eterna del Padre.
Ciò che distingue il Cristianesimo da tutte le altre religioni e da tutte le filosofie è proprio la Verità dalla fede. Le Verità della fede sono altro rispetto alle credenze umane in cui c’è tutto ciò che l’uomo elabora; la Madonna le ha chiamate ideologie in termini ancora molto più severi rispetto a credenze. Tutte le credenze umane, le ideologie umane nulla hanno a che fare con quello che è la fede cristiana nel mistero dell’Incarnazione. Nella sua semplicità il mistero dell’Incarnazione indica Dio in un uomo concreto che è Gesù Cristo. Gesù Cristo è Dio, è l’unico Dio. L’unico Dio perché si è manifestato come Parola di Dio, come il Figlio di Dio; è un Dio che è uno nella natura e trino nelle Persone.
Il mistero cristiano nella sua formulazione trinitaria ha nulla a che spartire con le altre religioni, ideologie, filosofie. È divina rivelazione, è qualcosa che viene da Dio, è qualcosa di sublime, impensabile, inestimabile, che ci trascende e per credere a questo mistero ci vuole una grazia speciale, la grazia di Dio.
Tutti gli accostamenti che vengono fatti con altre religioni hanno nessun fondamento. Vorrei proprio sottolineare questa unicità della Divina Rivelazione che ha nulla a che spartire con le religioni, le filosofie e le ideologie mondane. Il Cristianesimo è da conservare nella sua integrità, da vivere nella sua integrità, perché è salvifico, nel senso che soltanto credendo in Cristo, Figlio di Dio, Redentore del mondo, si può essere salvi. Che poi Dio abbia molte vie a lui note, a noi non note, per portare le anime alla salvezza è un’altra cosa, ma non c’è dubbio che la via ordinaria per la Salvezza sia la professione di fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio e Redentore del mondo. Questa fede emerge con chiarezza fin dalle prime pagine dei Vangeli; questa unicità del Cristianesimo ha una discontinuità e nel medesimo tempo una continuità con l’Antico Testamento perché la comprensione delle profezie da parte dei credenti d’Israele non era come la fede cristiana; noi sappiamo che il Messia preannunciato dalle profezie e descritto con tratti divini, è Gesù Cristo proprio perché la nostra fede è illuminata dall’Incarnazione. Nell’Antico Testamento le profezie sull’Incarnazione ci sono, ma la comprensione di queste profezie da parte del popolo ebraico era quella di un Messia speciale, diciamo, comunque distinto, in un formato umano per quanto elevato; la reazione nei confronti di Gesù è stata infatti quella della lapidazione, perché Gesù, essendo un uomo, si è proclamato Figlio di Dio. Il motivo per cui Gesù è stato ucciso è perché ha bestemmiato, secondo loro, perché ha indicato se stesso come Dio.
Non cerchiamo, allora, parentele con altre filosofie, ideologie o religioni, per quanto riguarda la professione di fede cristiana nel Dio uno e trino e nell’Incarnazione del Verbo che sono i due misteri principali della fede, sono divina rivelazione, non sono conquiste umane, non sono elaborazioni umane, sono Verità divine che Dio ha rivelato, anche preannunciandole nei profeti di Israele. Alcune formule sono talmente coinvolgenti da pensare che sia appunto lo Spirito Santo che le ha ispirate, ma la loro comprensione è arrivata dopo la venuta di Gesù Cristo.
Nell’Antico Testamento la fede è fede in Jahvè Creatore, un unico Dio. Jahvè, vuol dire Colui che è. Il Nuovo Testamento è una fede in Dio uno e trino e nell’Incarnazione del Verbo. La fede cristiana è diversa rispetto a quella ebraica, anche se comunque c’è una continuità, ma è una continuità che presuppone una nuova rivelazione che è quella che ha fatto Gesù Cristo. Il Cristianesimo è incominciato con una Donna, con una ragazza che aveva circa sedici anni. È con Maria di Nazareth che incomincia il Cristianesimo, proprio nella casa di questa Vergine promessa sposa a un giovane di Nazareth che si chiamava Giuseppe. Questa sposa si chiamava Maria e lì le apparve l’angelo Gabriele. L’angelo Gabriele ha una divinità particolare, è colui che ha annunciato l’Incarnazione e Maria ha un merito particolare. Non si finirà mai di descrivere i meriti di Maria, sono un oceano sconfinato che non riusciamo ad abbracciare. L’angelo Gabriele rivela il mistero della Santissima Trinità e dell’Incarnazione alla Vergine Maria e lei, nella fede, crede a questo mistero e quindi è la prima credente.
Il Cristianesimo nasce con Maria perché l’angelo si rivolge a lei dicendole piena di grazia; non sappiamo cosa abbia capito in quel momento, certamente ha avuto un sussulto profondo perché nella sua umiltà ha capito che era un’espressione che non c’era nella tradizione ebraica, era qualcosa di speciale, di sublime, di unico. I Vangeli, poi, sottolineano l’evangelizzazione da parte dello Spirito Santo che illumina; anche Maria è illuminata dallo Spirito Santo quando l’angelo le ha preannunciato la maternità del Redentore. Al momento dell’Annunciazione la domanda di Maria che riguarda il suo voto di verginità, il suo impegno di verginità, che probabilmente non era soltanto suo, ma era anche di Giuseppe. Anche qui possiamo ben pensare alla conduzione interiore dello Spirito Santo per cui chiede come avverrà questo e qui si dischiude il mistero della Santissima Trinità, cioè “lo Spirito Santo scenderà su di te e quindi Colui che concepirai sarà chiamato il Figlio di Dio”. Maria è la prima credente. Con Maria è nata la Chiesa. Con Maria è nato il Cristianesimo perché è la prima che ha creduto.
Con la sua fede Maria ha dato la possibilità che si realizzasse l’evento cristiano per eccellenza che è l’Incarnazione del Verbo, al quale lei ha dato la natura umana. Ovviamente l’anima è stata creata da Dio, perché anche Gesù aveva un’anima immortale, elevata in grazia in modo particolare ad unirsi alla persona del Verbo. In quel momento Maria è la Madre della fede ed è la Madre della Chiesa, perché il capo della Chiesa è Gesù Cristo. Lei, come Madre della Chiesa, ha generato Colui che è il capo del Corpo mistico. Nel momento del sì di Maria nasce la fede cristiana, la sua grandezza, la sua bellezza e la sua essenzialità. Quel Bambino che la Vergine Maria ha concepito e che ha generato, è il Figlio di Dio, è il redentore del mondo. Questo è il Cristianesimo.
La grandezza di Maria è proprio quella proclamata dalla cugina Elisabetta quando ha detto “Beata te che hai creduto alle parole del Signore”; Maria ha creduto all’evento della sua divina maternità. La Madonna ha avuto una grazia speciale da parte dello Spirito Santo per fare questo atto di fede sublime. Una grazia diversa, ma comunque particolare, l’avevano avuta anche Eva e Adamo che sono stati ricolmati di grazia da Dio nel momento della Creazione, ciò non ha impedito ai progenitori di vacillare nella fede e di scegliere di seguire il diavolo. Il sì di Maria è totalmente libero, potremmo anche dire che è meritorio; in questo modo Maria ha cooperato col suo sì in un modo unico e irripetibile all’opera della Redenzione. Maria è la Madre della Chiesa, è la Madre di Cristo ed è la Madre della fede. Per cui non c’è fede cattolica, non c’è fede cristiana, non c’è fede divinamente rivelata che non sia quella di Maria. La fede di Maria è credere che quel Bambino da lei generato è Dio, è il Figlio di Dio, fatto uomo.
Questo è un passo fondamentale nella nostra comprensione della fede. Oggi la crisi della fede è entrata anche nella Chiesa, ha svuotato le chiese e ha ridotto il Cristianesimo a una pratica esteriore. Se manca la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Redentore del mondo, non c’è più Cristianesimo e neanche la salvezza delle anime. Se non c’è la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Redentore del mondo, tutto il resto cade, perfino i Comandamenti diventano cose umane. Se Maria è piena di grazia e ricolma di Spirito Santo, è proprio nella luce dello Spirito Santo che ha detto il suo sì radicale, limpido e totale. Nei Vangeli vediamo quest’ opera interiore dello Spirito Santo che rivela chi è Gesù Cristo, che rivela il fatto unico del Cristianesimo, che rivela che la Salvezza è venuta nel mondo. Noi questo lo vediamo chiaramente in Elisabetta, perché Maria sapeva che Elisabetta aveva concepito un bambino ed era già al sesto mese perché glielo aveva detto l’angelo. Maria corre da sua cugina non solo per una visita di cortesia a una donna in attesa, ma per comunicare questo annuncio incredibile dell’Incarnazione del Verbo di cui lei in quel momento è la depositaria. Maria corre da Elisabetta la quale è già stata illuminata, è già stata evangelizzata dallo Spirito Santo; infatti, quando vede Maria dice: “a che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?” Elisabetta già precede il Concilio di Efeso, che ha chiamato Maria Madre di Dio. Il Concilio di Efeso non ha fatto che dichiarare la fede di Elisabetta che mette sul medesimo piano la Benedetta che è Maria e il Benedetto che è suo Figlio in una benedizione unica che indica che la divina figliolanza di Gesù e la maternità divina di Maria è un unico mistero inscindibile, è il mistero cristiano per eccellenza.
Sono cose meravigliose. L’avvento del Cristianesimo avviene tra due donne; c’è anche una componente femminile del Cristianesimo di cui dobbiamo tenere conto che non è solo Maria, è tutta quella serie di donne che sono già nei Vangeli le testimoni più tenaci della Risurrezione di Cristo. È bello mettere in luce queste cose perché si vede la fede cristiana, si vede anche la nascita della Chiesa nella sua limpidezza straordinaria, affascinante. Maria è la Madre della fede cristiana e Elisabetta è la prima credente alla testimonianza missionaria di Maria e questo ci fa anche capire qual è l’influenza delle madri sui figli. Non dimentichiamo che la prima testimonianza pubblica della fede in Cristo, Figlio di Dio, Agnello di Dio, che ha espiato i peccati del mondo, è avvenuta da parte del figlio di Elisabetta che è san Giovanni il Battista. Da Elisabetta abbiamo la seconda testimonianza della fede cristiana di Gesù Cristo, Figlio di Dio.
La terza rivelazione è quella della notte di Natale, è il canto degli angeli in Cielo che annunciano ai pastori che è nato il Salvatore, il Cristo Signore, il Messia, ma nella dimensione divina, per cui viene chiamato il Signore. Questa è la testimonianza degli angeli ai pastori. Poi c’è la testimonianza dell’adorazione che fanno Giuseppe e Maria, che coinvolge i pastori e i Magi. Queste sono cose di una grandiosità commovente, eppure rinchiuse in una quotidianità silenziosa totalmente nascosta al mondo. Prima c’è una giovane donna nella sua umile casa, poi c’è l’incontro tra le due donne nella casa di Elisabetta, la più grande profeta del Cristianesimo con Maria, Madre del Figlio di Dio. La notte di Natale, poi, nel buio più totale nei dintorni di Betlemme, in una grotta nasce il Salvatore e ha come testimoni Giuseppe, Maria e alcuni pastori. Poi c’è anche la visita dei Magi, anche loro adorano quel Bambino e cercavano il Salvatore sotto la guida di una stella. Anche questo è qualcosa di straordinario, una stella ha condotto i Magi dalla Persia fino a Betlemme, è un segno divino straordinario che ci indica come Dio usa i segni divini per sottolineare la sua presenza che va al di là di ogni attesa umana e di ogni calcolo umano. Pensiamo, ad esempio, anche al segno che ci sarà sulla collina delle apparizioni a Medjugorje; sarà un segno bellissimo, visibile, indistruttibile, che durerà fino alla fine del mondo e che viene dal Signore. Sarà un segno più grande ancora della stella dei Magi, perché è durevole e indistruttibile, durerà fino alla fine del mondo. Questo sta a indicare come il ritorno di Dio nel mondo, che avviene e sta avvenendo nella storia umana che ha deviato e che Dio vuole raddrizzare e riportare sulla retta via, è una componente del nostro tempo per cui dobbiamo uscire fuori dal sonno stanco delle nostre anime, come l’ha chiamato la Madonna.
Abbiamo poi queste rivelazioni coerenti fra di loro, convergenti, cioè: l’Annunciazione a Maria, l’Incarnazione del Verbo, la rivelazione del mistero trinitario, Elisabetta che chiama Maria “la madre del mio Signore”, gli angeli in Cielo che dicono che il Messia è il Salvatore che è nato nella grotta di Betlemme. Queste profezie sono convergenti nell’indicare l’identità del Cristianesimo. Il Cristianesimo è la Professione di fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio e Redentore del mondo. Da quando incomincia il Vangelo e fino alla Risurrezione di Cristo, è tutta una manifestazione, una dimostrazione, una testimonianza sistematica, straordinaria di questo evento, che Dio sì è fatto uomo. Il Cristianesimo è tutto qui, è tutto questo. Tutto il resto converge su questa Professione di fede che è continua, perché poi il Vangelo di Gesù Cristo ha predicato non è che lui stesso. Gesù Cristo ha predicato se stesso come Salvatore del mondo, come Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, come il Risorto, il vincitore del male e della morte. Sono cose che noi abbiamo negato.
La Madonna ha detto tante volte che abbiamo negato la fede e la Croce. Ed è la verità! Solamente una piccola minoranza, anche nella Chiesa, ha questa Professione di fede così forte che noi vediamo nei protagonisti dei Vangeli che ascoltano la Divina Rivelazione. La rivelazione del mistero di Cristo che abbiamo nei Vangeli, dopo quella di Maria stessa nell’Annunciazione, quella di Elisabetta, quella degli angeli a Betlemme, è quando Gesù viene portato al tempio dove ci sono Simeone e la profetessa Anna che aspettavano la liberazione di Israele. Anche qui entra in campo lo Spirito Santo, per cui le parole di Simeone sono profetiche. Si rivolge a Maria dicendo che quel Bambino è stato posto per la salvezza e per la rovina di molti. Salvezza per chi crede, rovina per chi non crede. Aggiunge poi che una spada le avrebbe trapassato l’anima. Ecco la convergenza delle profezie che lo Spirito Santo suscita in questi personaggi che noi troviamo nei Vangeli, tutti convergenti nell’unica Professione di fede in Gesù Cristo, figlio di Dio, Salvatore del mondo. In tutte queste Professioni di fede è presente Maria come Colei che è la portatrice del mistero, che è la portatrice della fede cristiana.
C’è poi la fuga in Egitto, il ritorno a Nazaret. C’è quell’episodio di Gesù che a dodici anni viene portato al tempio e lì, in mezzo ai dottori, fa la prima rivelazione di se stesso come Figlio di Dio. Questo ragazzo, nel tempio, in mezzo ai dottori che lo interrogano, cita le Scritture con una grande sapienza lasciando tutti stupiti per la sua profondità e già qui sì manifesta chi sarà il Messia futuro, dotato di una sapienza divina. Quando poi i suoi genitori lo prendono per riportarlo nel gruppo che tornava a Nazaret, Maria si rivolge a lui e dice: “Figlio, perché ci hai fatto questo?” e Gesù, risponde: “Ma non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” Gesù, dodicenne, chiama Dio Padre mio e poi, anche nella sua predicazione successiva nella sua vita pubblica, distinguerà molto bene fra Padre mio e Padre vostro. Gesù ha una paternità diversa dalla nostra; noi siamo figli di Dio perché Dio ci ha creato dal nulla, Gesù è Figlio del Padre che lo ha eternamente generato, è coesistente col Padre, è la Parola del Padre.
C’è poi una rottura che è tipica del metodo di Dio, dei piani di Dio. C’è un lungo silenzio dalla Presentazione al tempio fino alla predicazione di Giovanni dove incomincia proprio la vita pubblica di Gesù. La predicazione di Giovanni e la testimonianza di Gesù su se stesso è esattamente quella che sì è manifestata nell’Annunciazione, nelle parole di Elisabetta, nella notte di Natale e quando Gesù è stato portato al tempio. Giovanni è il primo che in pubblico fa questa grande rivelazione, fa la sua Professione di fede quando Gesù è tra coloro che aspettano di essere battezzati da lui. Ispirato dallo Spirito Santo, e sicuramente anche sostenuto fin da bambino dalla fede della madre Elisabetta, quando Gesù si avvicina dice: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie i peccati del mondo”. Quindi Giovanni non solo indica in Gesù il Figlio di Dio, ma anche Colui che con il suo sacrificio redime il mondo. Successivamente Giovanni ribadisce la sua fede che è la fede cristiana e cioè: “Io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”. La grandezza di Giovanni è quella di essere colui che pubblicamente ha indicato chi è il Messia e questo Messia è il Figlio di Dio ed è il Redentore del mondo. La fede di Giovanni è la fede cristiana nella sua totalità, nella sua interezza, nella sua bellezza, nella sua grandezza, e quindi giustamente è messa in grande evidenza nei Vangeli, perché Giovanni è il precursore, è colui che prepara la via al Verbo incarnato e dà questa sublime testimonianza per la salvezza del mondo. Dopo che ha dato questa testimonianza, la missione di Giovanni è finita e si conclude col martirio. Questa testimonianza di Giovanni è di un’importanza incredibile, perché i primi discepoli di Gesù sono proprio i discepoli di Giovanni. Ovviamente gli Apostoli sono dodici, ma non possiamo tacere questo dono che ha fatto Giovanni di quattro dei suoi discepoli (Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni) che ha mandato da Gesù e sono quegli Apostoli che più di altri gli sono stati vicini e sono stati di testimoni fervorosi.
Vediamo allora la coerenza della fede di Giovanni il Battista che si fa strada, che entra nei cuori, che illumina le menti, che conquista le persone, è la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Redentore del mondo. Oggi siamo in una situazione inversa, si rigetta questa fede. Si dice che Gesù Cristo è un bravo uomo, che Gesù Cristo al massimo è un profeta. Anche la Regina della pace lo ha detto, siamo diventati pagani. È importante mettere in luce la fede di Maria che ha originato il Cristianesimo.
Il Vangelo è costruito su una sola affermazione ben precisa, ripetuta dalla prima all’ultima riga e cioè che Gesù Cristo è il Figlio di Dio ed è il Salvatore del mondo. Infatti, quando Gesù parla nel Vangelo dice che il regno di Dio è vicino e di convertirci al Vangelo. Vuol dire che il regno di Dio è lui, è il Figlio di Dio fatto uomo.
Quanto è importante capire il Vangelo nella sua essenzialità, nella sua anima profonda che lo ispira e che è la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio. Gli evangelisti sono tutti protesi nel dare questa testimonianza: Gesù Cristo, Figlio di Dio è il Verbo incarnato, il Verbo eternamente generato dal Padre, della stessa sostanza del Padre, che si è fatto uomo, che è morto per noi ed è risorto per darci la vita nuova della grazia e la vita eterna.
Chi ha la luce interiore dello Spirito Santo capisce che quel Bambino nella grotta è Gesù Cristo, Figlio di Dio, unico e vero Salvatore del mondo. Anche Gesù, come uomo, mangiava, dormiva, beveva l’acqua, sudava, era stanco, abbiamo visto quanto ha patito durante la Passione. L’umanità di Gesù è quella di una creatura. La natura umana di Cristo fa parte della creazione, è stata concepita nel grembo dalla Vergine Maria. Gesù Cristo è vero uomo, ma è anche vero Dio. Questo è il grande contributo che hanno dato gli Apostoli, perché hanno condiviso per tre anni la vita di Gesù Cristo, l’hanno visto nella sua quotidianità, l’hanno visto quando aveva fame, aveva sete, era stanco, era perseguitato, era sofferente per il rifiuto della fede che aveva la gente, per le persecuzioni dei nemici. Gli Apostoli che l’hanno visto flagellato e incoronato di spine, hanno visto fino a dove è stato trascinato dall’odio del mondo, eppure hanno creduto. Hanno creduto che era il Figlio di Dio, hanno vacillato nella fede nel momento della prova, ma però poi quando Cristo è apparso Risorto, la loro fede sì è rinforzata.
Non c’è dubbio che nei tre anni della vita pubblica in cui gli Apostoli hanno visto Gesù nella sua quotidianità, hanno creduto che era il Figlio di Dio. A questo riguardo citiamo la Professione di Pietro, straordinaria. Quando Gesù dice agli Apostoli: “Chi dice la gente che io sia?” e loro descrivono quello che dice la gente (un profeta, Giovanni, Elia, eccetera). Poi Gesù sì rivolge agli Apostoli e chiede loro: “E voi chi dite che Io sia?” E qui Pietro, ispirato dallo Spirito Santo, dice: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. È la professione di fede, è la professione di fede di Maria, è la professione di fede della Chiesa, è la fede cristiana.
Non solo Pietro, ma anche gli altri Apostoli avevano costruito la loro fede nel seguire Gesù, ascoltando le sue parole, vedendo i suoi miracoli, hanno costruito la loro solidità della fede. Per cui noi vediamo che gli Apostoli, loro lo stessi, sono testimoni della testimonianza di Gesù. Nei Vangeli vediamo la testimonianza di Gesù riguardo a se stesso, la sua Divina figliolanza, ma vediamo anche la testimonianza degli Apostoli al riguardo; anche loro vengono inviati a predicare il Vangelo perché loro lo stessi, già nella vita di Gesù credono che Gesù è il Figlio di Dio, che è il Salvatore del mondo, anche se poi ovviamente hanno fatto un cammino di fede che ha trovato la sua conclusione nel momento della Resurrezione. Quindi la fede cristiana da Cristo si dilata agli Apostoli, si dilata alle pie donne e possiamo dire che la presenza di Maria nella vita pubblica di Gesù con le pie donne, con gli Apostoli, con i discepoli, ravviva la fede degli Apostoli in Cristo. Lo vediamo alle nozze di Cana, ma in tutta la vita di Gesù vediamo che la Madonna è Colei che crede e che lo segue fino in cima al Calvario.
Nei Vangeli vediamo che la testimonianza di Gesù si sussegue continuamente, specialmente nel Vangelo di Giovanni, dove Gesù usa anche formule molto forti per indicare la sua Divina figliolanza, come quando, discutendo con i Giudei, dice: “Prima che Abramo fosse, Io sono”. Gesù arriva anche a indicare se stesso con molta chiarezza, la sua divinità. Ci sono poi diverse teofanie come la Trasfigurazione sul monte Tabor, dove sono presenti tre apostoli (Pietro, Giacomo e Giovanni); lì Gesù dà una testimonianza meravigliosa trasfigurandosi davanti a loro e la voce del Padre dice: “Questi è il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto”. Tutta la vita pubblica di Gesù è intessuta di queste testimonianze che lui dà di se stesso. Ci sono poi i segni che Cristo dà della sua divinità, la sua somma sapienza che appare nei Vangeli, negli insegnamenti e che stupisce le folle e stupisce anche i suoi avversari. La potenza di miracolo di Gesù che risuscita perfino i morti, moltiplica i pane e i pesci, ferma le onde del mare. La testimonianza che dà Gesù non solo cono le parole, ma anche coi fatti, coi miracoli, è straordinaria e indica la sua signoria divina.
Ci sono poi eventi meravigliosi come la sua trasfigurazione o il fatto che Gesù abbia una signoria sui demoni. Questo era già evidente nelle tentazioni di Gesù nel deserto, dove satana tenta Gesù come aveva fatto con la prima coppia dell’umanità quando era uscito vincitore. Contro Gesù, invece, viene umiliato nella triplice tentazione che Gesù smonta manifestando la sua signoria divina. Poi tutto il seguito della vita di Gesù, la sua autorità sui demoni, a un comando di Gesù i demoni fuggono e sono anche obbligati a professare che Gesù è il Figlio di Dio. Gesù non solo ha testimoniato se stesso, la sua divinità con le sue parole, ma l’ha convalidata cono la santità della sua vita, prima di tutto, la sua sapienza che supera ogni forma di conoscenza possibile agli uomini perchè è una sapienza divina, poi la sua potenza di miracolo fino a risuscitare i morti e la sua signoria sui demoni. Sono tutte realtà che dicono che Cristo è Colui che è, cioè il Figlio di Dio, il Redentore del mondo. Sono le prove che Dio offre alle menti più difficili a convertirsi perché credano e si aprano alla grazia.
Vorrei ora arrivare al punto chiave della sua testimonianza che dà Gesù durante tutto il corso della sua vita, che è quella che dà davanti al Sinedrio, perché dobbiamo capire qual è il motivo della morte di Gesù. Gesù è stato condannato come re dei giudei, ma è una motivazione è politica di cui Pilato ha bisogno per condannarlo a morte. Gesù si è proclamato re dei giudei, quindi è un rivoluzionario, è un sedizioso, è un pericolo per l’Impero Romano e va ucciso. Nel contralto sulla croce è scritto: Gesù Nazareno re dei Giudei. La vera motivazione per cui Gesù è stato ucciso è la testimonianza che lui ha dato durante il corso della sua vita di essere il Figlio di Dio, il Salvatore del mondo. Difatti questo è ben descritto dagli evangelisti nel momento in cui Gesù viene catturato, viene imprigionato, viene giudicato, viene portato davanti al Sinedrio. La domanda di Caifa è molto precisa: “Sei tu il figlio di Dio?” E Gesù risponde: “Tu l’hai detto” e poi rincara la dose dicendo: “Vedrete il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del Cielo a giudicare il mondo”. Gesù si attribuisce quindi il giudizio finale che solamente Dio può riguardo al mondo. Quindi, Gesù davanti al Sinedrio ha confermato la sua testimonianza ben sapendo che sarebbe stato condannato a morte. Il motivo per cui Gesù è stato ucciso è perché sì è proclamato Figlio di Dio e Redentore del mondo.
Il mondo oggi più che mai all’erta riguardo al Cristianesimo, perché il mondo indica se stesso come Dio e quindi non tollera che ci sia un Dio a cui bisogna obbedire. Secondo la mentalità umana è l’uomo che è Dio a se stesso, è lui il padrone del mondo. È per questo motivo che la Chiesa Cattolica è sempre perseguitata, perché i potentati umani non tollerano alternative divine al loro potere umano, che poi è un potere umano in mano al demonio. La Regina della pace ha detto che l’uomo ha messo se stesso al posto di Dio e così satana sì è messo lui stesso al posto di Dio.
La testimonianza più grande che Gesù ha dato è stata quella della sua Resurrezione. Non dimentichiamo che il corpo di Gesù è scomparso, il corpo del Crocifisso è scomparso. Una grande pietra è stata rimossa dal Sepolcro e dentro c’erano i panni ben piegati, messi da parte e il suo corpo non è stato mai più ritrovato, perché quel corpo mortale è stato trasfigurato, è diventato il corpo del Risorto. La fede degli Apostoli si è rafforzata con la sua Resurrezione. E quindi la testimonianza della Resurrezione fa parte della testimonianza cristiana che riguarda appunto l’Incarnazione, la Passione, la morte e la Resurrezione di Cristo.
La manifestazione non è necessaria alla gloria di Dio, ma è necessaria per la nostra salvezza. Siamo caduti così profondamente nell’abisso del male e siamo così soggetti alla potenza del male che solamente Dio poteva salvarci. Solo il Figlio di Dio poteva sconfiggere il potere del male, il potere della morte. E questo è avvenuto. La vittoria di Cristo c’è già stata, è stata quella della sua Incarnazione, della sua Passione e della sua Resurrezione. La potenza di Dio ha trionfato.
Oggi i potentati umani mettono se stessi al posto di Dio, ma Dio ha già preparato un piano per mezzo di Maria, che è sempre a fianco di Suo Figlio, per rimettere le cose a posto, per rovesciare i potenti dai troni ed esaltare gli umili. Questo è il momento di Maria!
(PADRE LIVIO – TRILOGIA DEL VERBO INCARNATO – L’evento della Incarnazione del Verbo (2)
Il viaggio a Betlemme di Maria e Giuseppe
Il viaggio di Giuseppe e Maria verso Betlemme è profetico, anche se di fatto è provocato dall’editto dell’imperatore Cesare Augusto che voleva fare il censimento dell’impero. Come gli altri, anche Giuseppe si è trovato costretto a tornare nella località da cui proveniva il suo casato, Betlemme appunto.
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. (Lc 2, 1-6)
Nell’Annunciazione, parlando del Bambino che sarebbe nato da Maria, l’angelo Gabriele disse delle cose umanamente incredibili: “Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Questa profezia si rivela, allora, nel viaggio a Betlemme. Maria e Giuseppe compiono questo viaggio nelle fede, nella comprensione dei misteri di Dio che ci parla attraverso gli avvenimenti della Storia e attraverso gli avvenimenti della nostra vita. Dobbiamo, allora, leggere gli avvenimenti della nostra vita personale e del mondo proprio alla luce della fede perché alla fine è Dio il Signore e la sua Provvidenza guida ogni cosa.
Maria e Giuseppe, in questo viaggio, sono consapevoli di adempiere la profezia rivelata dall’arcangelo Gabriele secondo la quale il Signore Dio avrebbe fatto sì che quel Bambino avrebbe ricevuto il trono di Davide suo padre. Maria e Giuseppe si chiedono che significato avrebbe avuto tale profezia perché, guardando alla realtà, stanno compiendo un viaggio in sella a un umile asinello proprio nei giorni in cui quel Bambino sarebbe dovuto nascere. Il viaggio da Nazareth a Betlemme è lungo e faticoso, specialmente con i pochi mezzi di cui disponeva una famiglia come la loro composta da un falegname e una casalinga.
Nella luce di questa profezia straordinaria che parla di regalità e di un regno che non avrà mai fine, Maria e Giuseppe affrontano questo viaggio faticoso, umile e povero. È proprio vero che i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri, così come le sue vie non sono le nostre. Umanamente è faticoso comprendere i pensieri di Dio, dobbiamo allora uscire dalla nostra mentalità terrena, alzare lo sguardo e trascendere da noi stessi per avvicinarci al modo di pensare di Dio affidandoci alla Sua divina Provvidenza. Di fronte alla profezia dell’angelo, Maria e Giuseppe hanno affrontato il lungo viaggio con umiltà e totale affidamento al disegno di Dio, consapevoli che si sarebbe realizzato. Dio attua i suoi disegni sempre attraverso l’umiltà, percorrendo la via della Croce.
San Giovanni Paolo II sviluppò un concetto meraviglioso: la Madonna, che pure è la beata perché ha creduto nell’adempimento della Parola del Signore, ha progredito nella fede, ha fatto un suo cammino. Si legge infatti nell’Enciclica Redemptoris Mater:
Pertanto, anche la fede di Maria può essere paragonata a quella di Abramo, chiamato dall’Apostolo «nostro padre nella fede» (Rm 4,12). Nell’economia salvifica della rivelazione divina la fede di Abramo costituisce l’inizio dell’Antica Alleanza; la fede di Maria nell’annunciazione dà inizio alla Nuova Alleanza. Come Abramo «ebbe fede sperando contro ogni speranza che sarebbe diventato padre di molti popoli» (Rm 4,18), così Maria, al momento dell’annunciazione, dopo aver indicato la sua condizione di vergine («Come avverrà questo? Non conosco uomo»), credette che per la potenza dell’Altissimo, per opera dello Spirito Santo, sarebbe diventata la Madre del Figlio di Dio secondo la rivelazione dell’angelo: «Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,35). Tuttavia, le parole di Elisabetta: «E beata colei che ha creduto» non si applicano solo a quel particolare momento dell’annunciazione. Certamente questa rappresenta il momento culminante della fede di Maria in attesa di Cristo, ma è anche il punto di partenza, da cui inizia tutto il suo «itinerario verso Dio», tutto il suo cammino di fede. E su questa via, in modo eminente e davvero eroico – anzi con un sempre maggiore eroismo di fede – si attuerà l’«obbedienza» da lei professata alla parola della divina rivelazione. E questa «obbedienza della fede» da parte di Maria durante tutto il suo cammino avrà sorprendenti analogie con la fede di Abramo. Come il patriarca del popolo di Dio, così anche Maria, lungo il cammino del suo fiat filiale e materno, «ebbe fede sperando contro ogni speranza». Specialmente lungo alcune tappe di questa via la benedizione concessa a «colei che ha creduto», si rivelerà con particolare evidenza. Credere vuol dire «abbandonarsi» alla verità stessa della parola del Dio vivo, sapendo e riconoscendo umilmente «quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie» (Rm 11,33). Maria, che per l’eterna volontà dell’Altissimo si è trovata, si può dire, al centro stesso di quelle «inaccessibili vie» e di quegli «imperscrutabili giudizi» di Dio, vi si conforma nella penombra della fede, accettando pienamente e con cuore aperto tutto ciò che è disposto nel disegno divino.
Nell’Annunciazione non c’è traccia della Croce, c’è l’indicazione della grandezza di quel Bambino il cui regno sarà eterno, ma non si parla della Croce la cui rivelazione avverrà per bocca di Simeone. La pedagogia divina si rivela per mezzo dello Spirito Santo, proprio nel viaggio da Nazareth a Betlemme fatto in sella a un asino e non a un regale cammello. Quando finalmente giungono a Betlemme, Maria e Giuseppe non trovano alloggio; nessuno vuole accogliere un’umile coppia che sta per dare alla luce un bambino. Sperimentano, allora, la realtà della grandezza di Dio che opera nella Storia umana intrisa di peccato, di rifiuto, di ostilità a Dio.
Maria e Giuseppe capiscono la pedagogia di Dio che realizza i suoi piani nell’umiltà, nel nascondimento, nella fatica, nella persecuzione, nella lotta, nel rifiuto. Nel momento in cui il Bambino deve nascere, Maria e Giuseppe si trovano in una grotta, che i pastori in inverno utilizzavano come rifugio per gli animali. Ecco la manifestazione della pedagogia di Dio, nell’umiltà di quella grotta, riscaldato dal fiato di un asinello e di un bue, viene alla luce il Figlio di Dio, il Salvatore e Redentore del mondo. Lo Spirito Santo permette a Maria e Giuseppe di comprendere questo grande insegnamento: nonostante il rifiuto di accoglierli, nonostante il luogo inospitale e umile, nonostante la fatica del lungo viaggio, nasce Gesù e un angelo annuncia ai pastori: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia».
In quel viaggio Maria e Giuseppe hanno compreso che dobbiamo elevare i nostri pensieri ai pensieri di Dio, adeguarci nell’umiltà, prendere in mano la Croce e portarla. Da Nazaret a Betlemme Maria e Giuseppe hanno preso consapevolezza che, anche se i piani di Dio non corrispondono ai nostri, dobbiamo affidarci completamente a Lui. Maria e Giuseppe hanno capito il compito che Dio aveva affidato loro, una di essere la Madre del Verbo, l’altro il custode del Bambino che la Madonna avrebbe dato alla luce. Mentre stavano assimilando la grandezza della loro vocazione, Maria e Giuseppe sperimentano la via attraverso la quale Dio realizza i suoi piani e le vocazioni di coloro che Lui steso sceglie per realizzarli, ovvero la via dell’umiltà, del nascondimento, della Croce, della sofferenza, della fedeltà. Seguendo questa strada Maria e Giuseppe arrivano ai vertici del loro cammino di fede. Anche noi dobbiamo camminare sul sentiero della vita nell’umiltà dell’affidamento totale a Dio; nella luce di Dio siamo tutti importanti, unici.
Dio realizza i suoi piani attraverso la pedagogia che gli è propria e che hanno sperimentato Maria, Giuseppe e soprattutto Gesù. È difficile comprendere i disegni di Dio e soprattutto accettarli nella modalità in cui Egli li realizza, ma sull’esempio di Maria e Giuseppe possiamo metterci in cammino anche noi e crescere umilmente nella fede, passo dopo passo.
Preparazione alla Confessione nel Tempo di Natale

Il Natale è un evento centrale nella Storia del mondo.
Il Prologo del Vangelo di Giovanni ci porta a contemplare tutta la Divina Rivelazione che inizia nel seno del Padre quando, attraverso il suo Verbo, la sua Parola, decide di creare il mondo con la forza e la grazia dello Spirito Santo e quindi si dischiude il mistero della Santissima Trinità che è il primo passo per comprendere poi la grandezza del mistero della Redenzione, perché Colui che sì è fatto uomo e ci ha redento è proprio il Verbo di Dio, la parola del Padre: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”.
Il mistero cristiano è la chiave di comprensione del mistero del mondo e del mistero della vita umana. Prima di questa Divina Rivelazione eravamo proprio nelle tenebre e nell’ombra della morte, come dice il Vangelo, e tutti i tentativi di decifrare il mistero della vita, il mistero dell’esistenza, che riguarda l’esistenza del mondo, ma anche la nostra esistenza, la nostra origine, anche il nostro destino, tutti i grandi sforzi per comprendere e avere un po’ di luce sul mistero della nostra vita, in pratica non hanno approdato a nulla. Prima di questa grande rivelazione che noi abbiamo – preparata dalla Sacra Scrittura nell’Antico Testamento e poi manifestata come una luce che illumina il mondo con l’Incarnazione – prima di questa interpretazione, di questa rivelazione divina che ci dà la chiave di interpretazione della vita e della Storia, gli uomini vagavano nelle tenebre. Noi se andiamo ad analizzare la Storia dell’umanità prima del Natale, prima dell’Incarnazione e della venuta di Cristo, vediamo che ovunque ci sono stati tentativi di comprensione che non hanno condotto a nulla.
Abbondano anche oggi queste teorie che vanificano il senso della vita, il suo valore, la sua unicità, la sua bellezza e la sua grandezza, degradano l’uomo a una cosa, alla materia che si evolvere. La Madonna ha dato un bellissimo Messaggio il 25 giugno 2025, ci ha messo in guardia dalle ideologia che distruggono noi e la nostra vita e che sono passeggere, cioè sono tentativi ingannevoli di interpretazione del mistero: «Cari figli Anche oggi ringrazio l’Onnipotente di essere con voi e di potervi guidare verso il Dio d’amore e di pace. Le ideologie che demoliscono voi e la vostra vita spirituale sono passeggere. Io vi chiamo, figlioli, ritornate a Dio perché con Dio avete il futuro e la vita eterna. Grazie per aver risposto alla mia chiamata». Le ideologie cercano di dare spiegazioni che poi alla fine sono false e non soddisfano nessuno, non soddisfano l’ambizione di verità e di luce, ma anche di grandezza che c’è nel fondo del cuore dell’uomo, che ovviamente non accetta di essere degradato a un animale qualsiasi.
La luce del Verbo che rischiara il mistero della vita è una luce unica, è una luce divina, è una luce che viene dal Cielo, è una luce che lo stesso Verbo ci ha rivelato venendo in questo mondo e facendosi uomo. Non c’è altra alternativa a questa luce da accogliere umilmente e da assimilare nella meditazione e vivendola, perché è una luce che illumina e che eleva. Senza questa luce siamo nelle tenebre e nell’ombra della morte, siamo in balìa del caso e del non senso e per cui poi la vita collassa. Il mondo, senza una ragion d’essere che lo spinga a realizzare un progetto, collassa su se stesso e va verso l’autodistruzione. Questo è inevitabile e si è evidenziato nel nostro tempo, quando c’è stato un rifiuto del Verbo Incarnato e quindi del Verbo Salvatore. C’è stato un rifiuto della fede della Croce, siamo ridiventati pagani, siamo ritornati nelle tenebre e nell’ombra della morte e quindi collassiamo su noi stessi, andiamo verso quella catastrofe che è ovvia perché, se il Verbo non ci sostiene, collassiamo in quel nulla che poi è la morte infernale. In questa fase della Storia il Verbo ha inviato sua Madre per darci la luce. Così come Gesù è venuto nel mondo mediante Maria, adesso attraverso sua Madre vuole riportare l’umanità nell’unica luce vera che rischiara il mondo.
L’esistenza del mondo e dell’uomo da sempre sono stati un enigma; l’unica rivelazione, l’unica parola di verità è giunta a noi perché Dio stesso l’ha rivelata entrando nella Storia degli uomini, inviando i suoi Profeti, illuminandoci sul suo progetto di santità, di redenzione e di amore che poi sì è realizzato nel tempo fino al momento in cui il Verbo sì è fatto carne.
Noi cristiani dobbiamo imparare a leggere la Storia del mondo, la Storia dell’uomo e la nostra vita, alla luce della fede, alla luce della Parola di Dio. In quest’ottica vediamo che c’è un progetto grandioso, un progetto luminoso, un progetto di amore, un progetto sublime che ci riguarda, mentre al di fuori c’è il vagare nelle tenebre nell’ombra della morte.
Ci sono frammenti di verità qua e là, ma sono frammenti che alla fine non portano a nulla, risposta non c’è quando si rifiuta la fede. La risposta c’è quando si accoglie la fede. Viviamo in un passaggio storico particolare che è quello del rifiuto della Divina Rivelazione che riguarda gran parte dell’umanità e che riguarda soprattutto l’Occidente. Questo rifiuto ha fatto sì che l’umanità non è più in grado di realizzare un progetto di vita che sia un progetto di futuro e sta progettando la morte di tutti, sta progettando l’autoannientamento. L’umanità ha deciso di uscire fuori dal progetto di Dio Creatore, ha rifiutato Colui che ha creato tutto per mezzo del Verbo e che tutto ha creato e orientato al Verbo. Questo è il progetto di Dio, fuori si vaga qua e là, come ha detto la Madonna. Ciò non toglie che Dio vada anche oltre, che Dio nella sua infinita Misericordia non cessi mai di illuminare e di chiamare, però il punto d’arrivo è uno solo ed è il Verbo Incarnato di cui nel momento della Creazione ha progettato l’Incarnazione.
La Storia del mondo e dell’uomo ha origini remote, nel momento storico che stiamo vivendo vediamo che se si eccettua la Divina Rivelazione, quella che ci ha fatto Dio e che riguarda appunto l’interrogativo sull’origine del mondo e sul senso della vita dell’uomo, vediamo che non c’è nessuna risposta al di fuori di quella del Cristianesimo. Nessuna risposta che sia luce, nessuna risposta che sia salvezza, nessuna risposta che sia pace, nessuna risposta che sia gioia.
La verità c’è, che la chiave di volta che svela il mistero ci è stata data da Dio. Questa chiave è Cristo stesso. Quindi dobbiamo avere questa consapevolezza che noi abbiamo incontrato Colui che è il Creatore e il Salvatore del mondo, è il Verbo Incarnato e, come Salvatore del mondo prepara Cieli nuovi e Terra nuova. Dobbiamo imparare a cogliere la grandiosità della nostra fede, la profondità di risposte che non vengono dagli uomini ma che ci dona Dio stesso e come tutto questo illumini ed elevi la vita e di tutto questo noi dobbiamo essere convinti. Queste Verità di fede dobbiamo portarle nel nostro cuore, nella nostra mente, devono essere la luce che ci illumina e la forza che ci sostiene.
Vediamo, allora, quali sono le grandi Verità che il Verbo ci ha rivelato e che la Chiesa ci insegna. Per noi la Verità c’è ed è il Verbo stesso, è la Divina Rivelazione che è contenuta nella Sacra Scrittura, che la Chiesa ha accolto, approfondisce e insegna. Questa è la Verità del Verbo che illumina la vita umana di tutti e che dobbiamo accogliere nella sua totalità, dobbiamo abbracciare, dobbiamo amare, dobbiamo nutrirci di questa Verità e dobbiamo testimoniarla perché è una verità che illumina un mondo che nelle tenebre della morte. Nel mondo di oggi si butta via la vita, si butta via tutto come se fossimo delle cose.
Quindi, vediamo quali sono quelle Verità che dobbiamo tenere ben ferme perché la Divina Rivelazione, il Verbo di Dio, ce le ha rivelate. Quel Verbo è nato a Betlemme e ci ha insegnato il Vangelo; è sempre quello il Verbo che ha creato il mondo e tutto ciò che esiste è stato creato per mezzo di Lui. Quel Verbo si è fatto Bambino, ha illuminato il mondo con la Parola del Vangelo e lo ha redento sulla Croce. Questa è la prospettiva a cui dobbiamo aprirci. Dobbiamo uscire fuori dalle opinioni mondane, dalle ideologie, dalle chiacchiere umane che invadono il mondo come un’immondizia che deve essere rimossa per lasciare lo spazio alla Verità che illumina e che ci dia la forza di testimoniarla.
La prima Verità che il Verbo ci ha rivelato è che il mondo non è una materia eterna che esiste da sempre e che si evolve per caso come se tutti noi fossimo prodotti del caso. Il mondo è un progetto meraviglioso, il mondo è un progetto di bellezza e di grandiosità. È un progetto finalizzato all’uomo e l’uomo stesso è un progetto finalizzato a Dio. Il mondo è stato creato per mezzo del Verbo dal nulla. C’era un tempo in cui il mondo non esisteva e con la sua Parola Dio lo ha fatto esistere come un progetto che si realizza nell’uomo e attraverso l’Incarnazione: “tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste”.
La Divina Rivelazione ci rivela due cose fondamentali, meravigliose. La prima è la creazione delle realtà invisibili, degli angeli, questi esseri luminosi e intelligenti che Dio ha creato ed elevato in grazia, e che ha sottoposto alla prova. Dalla prova ne è uscito che una parte degli angeli sì è sottomessa, sì è inchinata davanti a Dio come creature e ha accolto la loro elevazione alla gloria, mentre un’altra parte si è indurita nel loro ego, nella loro volontà di essere come Dio e al di sopra di Dio e sono diventati demoni. Questa è una Verità di fede di una tale luminosità che ci fa capire come è nato il male nel mondo, dove è nato il male nel mondo, in che cosa consiste il male del mondo. Il male consiste nel fatto che dalle creature libere e intelligenti si oppongono a Dio, contestano Dio e mettono se stesse al posto di Dio. Questo è il male del mondo! Questa è l’origine del male e Dio ce l’ha rivelata.
Coi nostri occhi, con la luce naturale dell’intelligenza, vediamo che il mondo è un progetto che si realizzare, condotto e guidato dal Verbo stesso, dalla Divina Provvidenza, per cui, come dice la Sacra Scrittura, Dio prese dalla polvere della terra e ha infuso l’anima spirituale immortale, il suo spirito, il ruah che è quello che distingue l’uomo da tutti gli animali, da tutti gli altri esseri viventi. Grazie all’anima spirituale immortale, l’uomo è capace di intendere, è capace di decidere, è capace di Dio, è capace di conoscere Dio, di rivolgersi a Dio, di amare Dio, ma anche di rifiutare Dio. L’uomo, nella sua dualità di uomo e di donna, è stato sottoposto alla prova. E anche l’uomo è caduto come una parte degli angeli. L’uomo, elevato in grazia, amico di Dio, coi doni della sapienza, coi doni dell’immortalità, ha ceduto alla tentazione dell’angelo ribelle di essere come Dio ed è precipitato in un abisso di tenebre e di morte che noi chiamiamo peccato originale, ma che è di una vastità incalcolabile.
Non possiamo capire la portata devastatrice del peccato originale se non grazie alla luce della fede, dell’insegnamento della Chiesa e della Sacra Scrittura, da qui comprendiamo anche la grandezza della Redenzione con la quale Dio ci ha salvati. Questa è la realtà che è all’origine del mondo, e cioè la ribellione di una parte degli angeli, la ribellione della prima coppia umana, il dilagare del male nel mondo, con tutto il carico di sofferenze, di morte, di cattiverie, di cui anche oggi sentiamo la presenza, la sentiamo ogni giorno, la vediamo. Il male sovrabbonda.
Queste sono le grandi Verità della fede che ci illuminano sul mistero del mondo, sul mistero del male, sul mistero della Redenzione. Quindi, se noi guardiamo la Sacra Scrittura, specialmente i primi capitoli del Genesi, troviamo tutto: la Creazione del mondo, degli angeli, degli uomini, il peccato originale, la devastazione, lo stato di degradazione dell’umanità fino a quando Dio ha deciso di punire il mondo col Diluvio universale perché il male straripava nel mondo.
Quale grazia enorme è stata l’Incarnazione del Verbo, per salvarci, per ricostruire la grandiosità del progetto di Dio che è quello di elevare l’uomo a figlio di Dio. Abbiamo abbandonato queste Verità, perché abbiamo abbandonato la fede e la Croce, queste verità non vengono più neanche insegnate nel Catechismo dei bambini, non se ne parla quasi più. Eppure, sono le chiavi di interpretazione della nostra vita. Non c’è altro al di fuori di questo che ci possa illuminare. Ora che ci siamo liberati di queste Verità, che cosa sappiamo noi della nostra vita? Non conosciamo l’origine del male, non conosciamo la profondità del male, non conosciamo la Redenzione dal male, non conosciamo lo sbocco della nostra vita, che cosa è diventata la nostra vita? È quella parentesi di tempo nella quale viviamo, durante la quale siamo sballottati come turaccioli nelle onde agitate dell’oceano per poi scomparire nell’abisso. Vi pare giusto che la vita umana sia ridotta a una inutilità del genere? Assolutamente no!
È importante da una parte capire il progetto di Dio, che ci ha creato a sua immagine, ci ha elevati in grazia, voleva che la condizione umana fosse una condizione felice per tutti qui sulla Terra, ma l’uomo ha preferito ascoltare il serpente antico che l’ha trascinato nell’abisso in cui lui si trova. E così è stata la vita umana nel tempo, sia pure sotto sempre la guida della Provvidenza; una vita dove gli uomini hanno vagato qua e là e noi ci chiediamo: tutti quegli uomini che sono vissuti prima della Redenzione che fine hanno fatto? Non sono andati in Paradiso perché prima che Cristo morisse era chiuso a causa del peccato delle origini che aveva macchiato tutti gli uomini. Tutte le anime degli uomini morti prima della Redenzione sono andate in quello che viene chiamato il limbo, o se vogliamo anche gli inferi, cioè in una condizione di attesa della Redenzione. Nessuna anima prima della Redenzione è potuta entrare in Paradiso, tutte attendevano nel limbo. Parlo delle anime di chi comunque ha seguito perlomeno la luce della mente illuminata da Dio, la luce della coscienza, si è pentito dei peccati e quindi era già in un ambito di attesa della Salvezza. Mentre gli altri, che sono morti nel rifiuto di Dio, che sono morti nella negazione di Dio, sono andati all’inferno. Quindi questa era la situazione dell’umanità. Questa è una lettura della Storia alla luce del Catechismo della Chiesa Cattolica e alla luce della Sacra Scrittura. Sono quegli insegnamenti che vengono da Dio e che comunque danno una intellegibilità alla Storia umana, danno una comprensione alla Storia umana. Diversamente si direbbe che si viene nel mondo per caso, si vive non sapendo per quale motivo, ci si muove qua e là a seconda di come vengono mosse le pedine e poi si scompare. Questa è la visione della vita che c’è oggi, ma alla luce della fede tutto è tutto diverso.
Alla luce della fede c’è già fin dalle origini la Divina Provvidenza che segue la Storia, che ha un progetto di salvezza nella Storia, che ha un progetto di grandezza che attende tutti quelli che si aprono a Dio e che si compie contro un evento incredibile, meraviglioso, lungamente preparato che è l’Incarnazione del Verbo. Prima dell’Incarnazione le anime non potevano accedere al Paradiso ma attendevano nel limbo, luogo di attesa ma non di sofferenza. L’umanità prima della Redenzione è una umanità vastissima. Ebbene, tutta quell’umanità era in attesa dell’Incarnazione del Verbo, era in attesa della Redenzione, era in attesa che il Cristo patisse sulla Croce e portasse con sé il buon ladrone e tutti quelli che attendevano.
Allora così capiamo che la Storia diventa intellegibile, diventa comprensibile, diventa un progetto che ha un senso, diventa un progetto di Misericordia. Noi ci siamo liberati dalla fede perché ci hanno insegnato che la fede è una illusione e che è una storiella, mentre i non credenti ci hanno spacciato per verità delle opinioni che stanno né in cielo né in terra, che sono quelle ideologie di cui la Madonna ha detto che sono passeggere. Oggi siamo in preda a un’ideologia che ci ha offuscato la Divina Rivelazione che è la più meravigliosa comprensione della Storia umana che ci possa essere, cioè la Storia umana alla luce del Verbo creatore e Redentore.
Tutta la storia prima della Redenzione è una Storia in preparazione alla Redenzione. Sappiamo che Dio ha guidato la Storia, lo vediamo nella Sacra Scrittura dalla Genesi. Già nel capitolo terzo della Genesi, dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio si rivolge al serpente e gli dice: “Porrò inimicizia fra te e la Donna, fra la sua stirpe e la tua stirpe, ed essa ti schiaccerà la testa”. Tutta la storia umana, dopo la caduta originale, è una storia in preparazione della Donna la cui stirpe schiaccerà la testa a satana perché ha rovinato la Creazione di Dio. In questa luce deve essere compresa tutta la Storia dell’umanità prima dell’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Maria.
È incredibile come tutta la Storia umana, prima dell’Incarnazione, sia compresa fra due donne. La prima è Eva che ha portato nel mondo la menzogna, la distruzione, la morte, il regno del demonio. Questo progetto di Dio vede la caduta per causa di una donna che dice sì al serpente e vede come punto di arrivo un’altra Donna, Maria, che dice sì a Dio. Da Maria nasce Colui che vincerà il serpente. C’è tutto questo enorme spazio illuminato dalla fede che va dalla prima caduta al momento della Redenzione ed è in questo spazio, nella Sacra Scrittura, che noi vediamo realizzarsi il progetto di Dio. Non sappiamo com’era il progetto di Dio prima. Sappiamo soltanto che c’è stato il grande Diluvio Universale a causa della malvagità umana, dopo il quale Dio però ha promesso di non punire più il mondo in modo così grave. C’è stata poi la preparazione dell’umanità all’opera della Redenzione che ha come punto di partenza Abramo, a cui fanno riferimento tutti i cristiani e non solo.
Dio interviene nella Storia della Salvezza con degli uomini che lui chiama e ai quali rivela il suo progetto di redenzione. Ad Abramo stesso Dio promette che i suoi figli saranno più numerosi della rena del mare. Lì incomincia la Divina Rivelazione nel senso che Dio rivela la sua esistenza, rivela di essere l’unico vero Dio, mentre tutto il resto del mondo è infestato degli idoli. È il tempo dei patriarchi, questa chiamata di Abramo che dà proprio inizio alla Storia della Divina Rivelazione, circa nel 2000 avanti Cristo; si calcola che Abramo sia vissuto 4000 anni fa. È recente l’inizio vero e proprio della Storia della Salvezza, nel senso che con Abramo, Isacco e Giacobbe, il popolo ebreo si stanzia in quella che noi chiamiamo adesso Palestina insieme ad altri popoli e all’interno di questa comunità abramitica si è creata l’adorazione dell’unico e vero Dio.
Alcuni secoli dopo c’è stato il passaggio del popolo ebraico in Egitto e lì abbiamo proprio la vocazione di Mosè e la vocazione del popolo ebraico liberato dall’Egitto che fa un patto con Dio sul Sinai e lì comincia la vera e propria Storia di Israele. Non solo la legge morale, ma la rivelazione dell’unico Dio con il suo nome. Quindi lì incomincia quella Storia che punta i fari sempre più chiaramente, sempre più profondamente, sulla venuta del Messia, sulla venuta di Cristo. Se guardiamo la Sacra Scritturai questa luce, scorgiamo meravigliosamente come Dio rivela il suo progetto, cioè che dal popolo ebraico, dalla radice di Iesse, nascerà il Redentore, il Salvatore, il Messia. Da qui poi tutte le rivelazioni profetiche che ci aprono la via alla conoscenza del progetto di Dio di salvare il mondo.
Quello che allora veniva rivelato non era molto comprensibile. Noi invece abbiamo la possibilità di interpretarlo alla luce di Cristo; quindi, comprendiamo i testi profetici che ci hanno rivelato la venuta di Cristo alla luce di quello che è avvenuto. Difatti i Vangeli fanno sempre riferimento a testi che sono interpretati alla luce di Cristo, non solo la sua nascita, il suo messianismo profetico e spirituale, ma anche il suo messianismo redentore.
Già nell’Antico Testamento viene preparato quello che è il mistero cristiano per eccellenza, perché il fatto che Dio si fa uomo è qualcosa di inconcepibile alla mente umana. Quell’espressione di fede il Verbo sì è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi, è di una tale potenza, di una grandiosità tale che va al di là di qualsiasi comprensione. Quindi è chiaro che gli stessi profeti, gli stessi autori di queste profezie non erano consapevoli fino in fondo di quello che era il progetto di Dio. Ma anche noi facciamo fatica a capirlo. L’abbiamo capito quando c’è stata la presenza di Cristo, allora lui stesso ci ha insegnato a comprendere le Scrittura in riferimento a Lui. Cristo è un Messia trascendente, un Messia inconcepibile: quel Bambino che è nato a Natale è Dio, è il Verbo di Dio, è Colui attraverso il quale il Padre ha creato il mondo. Tutto ciò che esiste, esiste in quel Verbo che si è fatto carne del grembo della Vergine Maria. Vediamo allora questa preparazione lunga al mistero dell’Incarnazione che attraversa tutta la Sacra Scrittura, dal momento della caduta fino al momento in cui è apparso nel mondo il Verbo in un modo che quasi nessuno se n’è accorto.
Questo ci deve fare meditare su come Dio si afferma nel mondo. Cioè prepara nel silenzio, sceglie i piccoli, gli umili, sta alla larga dei potenti e dei prepotenti e quindi realizza i suoi progetti con le persone che sceglie lui. Noi vediamo la scelta delle persone con le quali Dio ha preparato la sua venuta, sono tutti piccoli, gli anawîm (i poveri) di Jahvè, fra cui possiamo contare perfino il grande profeta Davide, che era un ragazzino; molti profeti erano dei pastori, degli agricoltori.
Dio ha preparato la sua venuta lentamente, silenziosamente e in un modo incredibilmente efficace, perché poi tutte queste profezie sono state raccolte per Divina Provvidenza in libri sacri che sono arrivati fino a noi e che portano la Verità di Dio così com’è stata accolta, com’è stata compresa, ma che noi leggiamo alla luce della fede, nella luce dello Spirito Santo e quindi comprendiamolo nella sua grandiosità.
Quando il Verbo è venuto in mezzo a noi nel mondo è descritto nella quotidianità, nella piccolezza, quasi nella non rilevanza di quello che accade. Cioè, c’è una donna a Nazaret, Maria, che è fidanzata contro un bravo giovane di Nazaret che si chiama Giuseppe. A questa donna appare un angelo del Signore che la saluta così: ti saluto, o piena di grazia. Maria sussulta a questo saluto e si chiede il perché di questo saluto. Lei è la piena di grazia, l’Immacolata, ma non sa di esserlo. Viene rivelata a se stessa come piena di grazia e poi le viene rivelato l’evento dell’Incarnazione, che è un evento di una grandiosità tale che sfugge a qualsiasi considerazione dell’intelligenza umana. È un evento al quale sì può dare soltanto un’adesione di fede, ma anch’essa è un dono di grazia, perché senza un dono di grazia speciale, un atto di fede così grande, è impossibile. Eppure, è proprio questo atto di fede che è uscito dal cuore della Vergine Maria, quando l’angelo le rivela il mistero che si stava realizzando in lei, e cioè che sarebbe essere Madre del Messia, del Figlio di Dio. Qui Maria ha un sussulto e chiede: come avverrà questo? Non conosco uomo. Questo è un mistero che non riusciamo ancora a scandagliare fino in fondo, perché Maria era promessa sposa e forse avevano fatto un voto di verginità, come dicono molti mariologi. Maria ovviamente si è consacrata a Dio e quindi vuole chiarezza su questo punto, perché vuole appunto che la sua promessa a Dio sia confermata e l’angelo, infatti, le dice: lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà e colui che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio. Sarà chiamato Figlio di Dio proprio da tutti quelli che hanno la fede, che non da carne e non da sangue nasce, ma dalla grazia dello Spirito Santo.
Vediamo allora il mistero meraviglioso, insondabile, inconcepibile, che illumina il mistero della vita. Il mistero illumina tutto. Il primo mistero che abbiamo visto è che tutto è stato creato per mezzo del Verbo. Nel momento dell’Incarnazione, ci viene rivelato che quel bambino che la madonna concepirà è il Figlio di Dio. Gli angeli, poi, lo dicono ai pastori annunciando che è nato il Salvatore del mondo. Vediamo allora la grandezza inconcepibile del progetto di Dio, che è la Creazione del mondo e dell’uomo pensato come colui che il Verbo assumerà su di sé, unirà a sé per mezzo dell’Incarnazione e che trasformerà e trasfigurerà unendolo alla sua santa umanità dopo la Resurrezione. Questi misteri, che sono inconcepibili per la loro grandezza, vengono rivelati nella semplicità a delle persone umili e semplici e sono il cuore della nostra fede, sono quello che noi adesso neanche più consideriamo. Non riusciamo neanche più a capire la loro bellezza e la loro grandezza. Non ci rendiamo conto di cosa siano i misteri della fede che ci sono stati rivelati. Ci avviciniamo alla grotta di Betlemme, ci avviciniamo a questo Bambino che è un neonato e vediamo in lui il Verbo eternamente generato dal Padre. È Dio, è il Figlio di Dio, uguale a Dio. Lui è la Parola eternamente generata dal Padre, è il Figlio generato, non creato, della stessa sostanza del Padre che si è fatto uomo nel grembo della Vergine Maria, col suo assenso, con la sua fede, col suo trasporto totale, col superamento da parte sua di ogni rischio che poteva correre, anche a costo della sua vita, lo sappiamo. Maria adora quel Bambino e i pastori che si avvicinano imitano la Madre e San Giuseppe, anche loro si avvicinano e lo adorano.
Questo è il mistero cristiano. Quel Bambino è un bambino, è un vero uomo ma la sua santa umanità è stata generata per opera dello Spirito Santo, è stata unita alla Persona del Verbo, un’unione ipostatica, indissolubile, eterna. Per cui noi, il lui scopriamo la nostra grandezza, la nostra dignità, perché scopriamo la grandezza della natura umana creata da Dio capace di Dio. Mediante la fede siamo membra del corpo di Cristo, membra della santa umanità di Cristo, uniti quindi alla sua divinità; attraverso l’unione della sua divinità siamo uniti al Padre. Questa grandezza della fede cristiana si è dissolta dalle nostre menti, non abbiamo più trovato il gusto di approfondirla e di viverla, ma tutto questo è quello che ci viene detto nei Vangeli, la Chiesa è nata da questa fede nel Figlio di Dio fatto uomo. La fede della Chiesa è la fede di Maria, Lei ha creduto che il Verbo si sarebbe fatto carne nel suo grembo. Lei ha creduto che quel Bambino, portato nove mesi nel suo grembo, era il figlio di Dio, eternamente generato dal Padre. Lei, quando ha dato alla luce Gesù, rimanendo intatta la sua verginità, ha creduto che quel Bambino era il Figlio di Dio e lo ha adorato. L’ha adorato anche San Giuseppe. L’ha adorato invitando anche i pastori ad adorarlo. Infatti, anche i pastori hanno contribuito alla nascita della fede della prima Chiesa cristiana, perché con le loro famiglie erano testimoni a Betlemme di questo grande evento. Betlemme è una cittadina cristiana, anche se ci sono anche i musulmani, però ha vissuto il mistero dell’Incarnazione, il mistero della Divina Presenza mediante questo Bambino, è il luogo dove c’è la grotta dove c’è stata la prima professione di fede della Chiesa, cioè Maria, Giuseppe, i pastori e poi anche i Magi che hanno riconosciuto la regalità di Cristo offrendo oro, incenso e mirra. I Magi, nel medesimo tempo, si prostrano davanti a quel Bambino e lo adorano come Re del mondo.
Tutto questo ci mostra come il Natale ha avuto una preparazione grandiosa, una preparazione straordinaria che riguarda proprio le origini del mondo, le origini dell’umanità, gli eventi dei primi tempi quando l’umanità è stata creata ed elevata in grazia, poi la caduta immane, la Storia dell’umanità, una Storia di morte, di sopraffazioni, una Storia di violenza in cui il principe di questo mondo ha fatto da padrone. Lo vediamo dalla decisione di Dio di punire l’umanità con il diluvio. Vediamo l’opera lenta, lunga, della Provvidenza che prepara all’Incarnazione. Dobbiamo leggere tutti i testi della Sacra Scrittura, l’Antico Testamento, fino ai Profeti, ai Libri Sapienziali, ai Salmi, tutto è orientato all’Incarnazione del Figlio di Dio, ma in un modo molto concreto nella scelta di Maria, l’Immacolata, la Sempre Vergine che diventerà la Madre di Dio, la Madre di tutti i figli di Dio, la Madre stessa dalla Chiesa. Dobbiamo vedere questa grandiosità del piano di Dio in modo tale che la nostra fede si rafforza, si eleva e ci eleva e ci esalta nella gioia, nella contemplazione di queste opere meravigliose di Dio.
Anche per noi ci sarà il tempo della purificazione perché l’anima è accecata dalla menzogna, il mondo che credere di essere sapiente, in realtà è accecato dalla menzogna, naufraga nell’ignoranza
Nulla più grande, più profondo, più salutare, più necessario della Divina Rivelazione. È mirabile come Dio abbia sviluppato un piano ben preciso di salvezza e di azione nella Storia incominciando fin dai tempi più antichi, nelle memorie di cui non si hanno tracce ma che però poi ci ha lasciato in un libro, il libro della Sacra Scrittura. Tutto questo lo troviamo nella Bibbia. Come si sia formato questo libro è anche difficile dirlo, perché è proprio un Libro di Dio. È un libro in cui tutta la Storia che abbiamo delineato sinteticamente è presente come Parola di Dio, come luce di Dio e noi vediamo come la Verità e la luce si fa sempre più chiara man mano che si va avanti. Il progetto di Dio si manifesta sempre più chiaramente. Noi vediamo come si succedono le più diverse personalità di patriarchi, di profeti, di re, di uomini di Dio straordinari e come tutti convergono – anche a distanza di secoli – nell’illuminare un piano guidato dall’alto e che poi si realizza silenziosamente. È impressionante come è avvenuta la nascita di Gesù e come l’Incarnazione si sia attuata.
Al momento dell’Incarnazione non era presente nessuno. Erano presenti Maria e l’angelo Gabriele. Cosa ha fatto la Madonna dopo che ha avuto questo evento straordinario per cui avrebbe potuto straripare di gioia e quindi svelarlo a chissà chi? È andata da sua cugina Elisabetta, la quale sapeva già tutto, perché glielo aveva rivelato lo Spirito Santo. È andata da Elisabetta, dopodiché, ha fatto il viaggio fino a Betlemme e da lì è fuggita in Egitto. Tutto è avvenuto nel silenzio, tutto è avvenuto nel nascondimento. Le cose di Dio vanno avanti così e noi vediamo come questo è il metodo di Dio nella storia: realizza i suoi piani con delle persone particolari che magari il mondo non conosce, che il mondo disprezza, che il mondo perseguita. Dio sceglie fra i più semplici, fra quelli che non contano, fra quelli che sono più disposti interiormente anche ad accogliere la Parola di Dio, fra quelli che non fanno i prepotenti, che non fanno i superbi, che non fanno i supponenti. Dobbiamo imparare questa grande lezione che Dio rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili.
(PADRE LIVIO – TRILOGIA DEL VERBO INCARNATO – La preparazione alla Incarnazione del Verbo”)