"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Autore: Padre Livio Fanzaga Pagina 660 di 1201

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA


Giovedì 20 Marzo 2025

h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)


 h.  9.05 –  NATALE 1991: IL CROLLO DELL’UNIONE SOVIETICA

Editoriale  di P. Livio  (57 minuti)

h. 10: IL SEGNO DI MEDJUGORJE SCUOTERA’ IL MONDO (3)

BLOG: blogdipadrelivio.it

Il Diario radiofonico quotidiano (31)

Ritagli di pagine inedite (34)

Ramadan Islamico o Quaresima cristiana


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Ramadan islamico o quaresima cristiana?

Corrispondenza Romana -189o – 19 Marzo 2025  – di Roberto de Mattei

Sul “Corriere della Sera” del 13 marzo 2025 leggiamo un reportage dall’Inghilterra del giornalista Luigi Ippolito che scrive questo: «A Londra il Ramadan sembra aver soppiantato la Quaresima: quest’anno i due periodi di digiuno e penitenza praticamente coincidono, ma tutta l’attenzione appare focalizzata sulla ricorrenza musulmana. Nei grandi supermercati ci sono pubblicità che annunciano “Sei pronto per il Ramadan?”, Harrod’s sul suo sito propone cene per l’Iftar, il banchetto dopo il tramonto che spezza il digiuno, le catene di fast food offrono sconti, i parrucchieri stanno aperti fino a tardi per agevolare la clientela musulmana». 

Non basta: nella capitale britannica sono state accese le “Luci del Ramadan” a Coventry Street, mentre nella centralissima Leicester Square c’è una installazione luminosa interattiva che vuole simboleggiare lo “spirito del Ramadan”.  

L’islamizzazione europea avanza dunque indisturbata, come un’onda silenziosa. Da una parte si reclama di togliere dalle scuole il presepio o i canti di Natale, per non urtare la sensibilità dei non cattolici, ma nessuno si sognerebbe di chiedere la rimozione delle luminarie del Ramadan.  

L’ostentazione del Ramadan da parte dei musulmani ci aiuta a capire la differenza con la nostra Quaresima, che non ha bisogno di luminarie, perché è uno spirito interiore. L’Islam invece si presenta come una religione rituale, che si limita a esigere dai propri appartenenti il rispetto dei cosiddetti cinque pilastri: l’affermazione verbale del monoteismo, la recita delle preghiere prescritte, il viaggio una volta nella vita alla Mecca, l’elemosina rituale e quello che è l’aspetto più noto: il digiuno del Ramadan. 

Una volta adempiuti questi obblighi esteriori, il musulmano è libero di immergersi nel piacere. Il digiuno del Ramadan non è penitenza, è ritualismo. Si digiuna per otto ore e si mangia a volontà nelle otto ore successive. Ciò sarebbe inconcepibile per un cristiano a cui nella Quaresima non viene richiesto di osservare dei semplici riti, ma di vivere in spirito di penitenza. Per questo Gesù stigmatizza l’atteggiamento dei farisei, i quali osservavano con scrupolo le prescrizioni rituali imposte dalla legge, ma avendo il cuore lontano da Dio. 

 Nell’Islam non c’è spirito di penitenza perché non c’è spirito di sacrificio. E non c’è spirito di sacrificio perché l’Islam ignora, anzi respinge, quel sacrificio della Croce che san Paolo definisce «scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani» (1 Cor. 1, 22-23). 

L’Islam può essere definito una “religione del piacere”: non solo perché ignora il sacrificio, ma perché sostituisce nel Paradiso al concetto cristiano di felicità eterna quello di eterno piacere, di infinita voluttà. Il paradiso islamico, prevede innanzitutto le gioie dei sensi: banchetti squisiti, accompagnati da vini prelibati; gioie carnali con le sempre vergini a disposizione degli Eletti.  

Il Papa Pio II, in una celebre lettera scritta nel 1461 al sultano Maometto il conquistatore, lo ammoniva con queste parole: nella vita eterna «la nostra felicità corrisponde alla parte più nobile del corpo, l’anima; la vostra alla più vile, il corpo. La nostra felicità è intellettuale, la vostra materiale. (…) La nostra è comune agli angeli e allo stesso Dio, la tua ai porci e agli animali bruti».

Proprio per questo edonismo, l’Islam può esercitare un’attrazione sui giovani secolarizzati d’Occidente. I giovani occidentali, come ogni uomo, aspirano al sacro, all’assoluto, ma sono corrotti dal relativismo, incapaci di sacrificio. L’Islam offre loro una religione che presenta un surrogato di sacro, senza chiedere nessun sacrificio reale. Ma la chiave del successo dell’Islam sta anche nell’appoggio finanziario che riceve dall’OCI, la Conferenza Internazionale Islamica, che raccoglie 58 Paesi musulmani e da alcune delle nazioni più ricche della terra, come l’Arabia Saudita. 

Per questa ragione abbiamo trovato inquietante che l’11 marzo scorso le delegazioni degli Stati Uniti e dell’Ucraina si siano incontrate per discutere sulla possibilità di una pace, proprio a Gedda in Arabia Saudita. Le fotografie e i video mostrano, al tavolo delle trattative, tra le due delegazioni, quasi come due convitati di pietra, i rappresentanti dell’Arabia Saudita, un paese che finanzia l’espansione dell’Islam nel mondo.

L’Islam è una religione totalitaria che si propone la conquista del mondo e l’Arabia Saudita, dopo aver investito per decenni in moschee, oggi investe nelle università occidentali per cambiarne le idee. Lo abbiamo ricordato su Corrispondenza Romana: https://www.corrispondenzaromana.it/universitari-inginocchiati-ad-allah-lalleanza-tra-islam-e-ideologia-woke/

Negli Stati Uniti una vasta protesta a favore dei terroristi di Hamas ha coinvolto prestigiosi atenei, come la California University, Harvard, Yale e Columbia.  Una delle ragioni di questo allineamento di una cospicua parte di studenti e di docenti delle università americane alle parole d’ordine dell’Islam radicale sta nel fatto che le principali università americane ricevono massicci finanziamenti da Fondi islamici, in particolare dall’Arabia Saudita, dal Qatar e dagli Emirati.  Questo denaro fluisce verso tutti i tipi di scuole americane private e pubbliche. In America, come in Europa, i finanziamenti non sono a fondo perduto, ma legati alla creazione di centri di studi, corsi di laurea e master dedicati alla promozione della cultura islamica e all’assunzione di docenti favorevoli alla religione di Allah, che viene praticata in moschee costruite negli immediati dintorni delle università. 

La celebrazione del Ramadan è un’espressione di questa cultura, antitetica a quella occidentale e cristiana. E la resistenza a questa offensiva anticristiana, non si può certo ridurre al controllo, pur necessario, dei flussi migratori, ma è soprattutto culturale e spirituale.

Non è troppo tardi. Contro l’Islam che ci aggredisce facciamo nostre le parole che rivolgeva Pio II al sultano musulmano. Il Papa ricordava al “conquistatore” che nella storia è accaduto che un piccolo esercito cristiano riuscisse a sbaragliare il ben più forte esercito ottomano, solo grazie a un aiuto straordinario di Dio. Ciò non è mai accaduto per l’Islam. L’Islam può vincere con la forza del numero, delle armi o del danaro, ma non ha dalla sua il miracolo, l’intervento di Dio, che in qualsiasi momento è capace di capovolgere quelli che sembrano i destini irreversibili della storia. 

RITAGLI DI PAGINE INEDITE

IL SEGNO DI MEDJUGORJE SCUOTERA’ IL MONDO

 – 34– Ritagli di pagine inedite dal #bestseller di P. Livio: Il segno di #MEDJUGORJE scuoterà il mondo [a cura di Roberta]
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Trovi le puntate precedenti nella sezione “MEDJUGORJE” del Blog

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 280 – I NOMI E LE IMMAGINI DELLA CHIESA

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DIARIO RADIOFONICO QUOTIDIANO

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32. I Segreti di Medjugorje, dal quarto al decimo, riguardano la vittoria sul Regno dell’Anticristo

Tutti i Dieci Segreti di Medjugorje hanno luogo in località specifiche che vengono indicate nella rivelazione tre giorni prima

Dei primi tre si sa che accadranno a Medjugorje. I primi due sono eventi naturali che si verificano nella zona e che provocheranno dei disastri.

Il terzo invece è un segno sulla collina delle prime apparizioni che apparirà improvvisamente, dopo essere stato anch’esso preannunciato tre giorni prima. Il segno è “bellissimo, indistruttibile, durevole fino alla fine del mondo, che viene dal Signore.” (I Veggenti di Medjugorje)

Per quanto riguarda gli eventi dal quarto al decimo non si sa dove siano localizzati, ma si sa solo che riguardano il mondo e la Chiesa.

Si può supporre che gli eventi che riguardano il mondo siano distruzioni provocate dalla guerra o da eventi naturali.

Per quanto riguarda la Chiesa, invece, dalle rivelazioni di Fatima sappiamo che si tratta della persecuzione e dell’apostasia.

Dopo il terzo Segreto, il Segno sulla collina delle prime apparizioni, esploderà la lotta fra La Donna e il Drago, far le schiere di Maria e l’impero dell’angelo ribelle.

In quel periodo Satana cercherà di prevalere col “mondo senza Dio”, come lo ha bollato la Regina della pace, che in realtà altro non è che il “Regno dell’Anticristo”.

Ad ogni evento, che verrà rivelato tre giorni prima, le potenze del male, vedendosi scoperte e perseguite dall’onnipotenza divina, vacilleranno e si disperderanno.

Le milizie che combattono sotto il segno della Croce e lo stendardo dell’Immacolata, invece, si rafforzeranno e compatteranno le moltitudini che pregano.

La Chiesa salirà coraggiosa fino in cima al Calvario, dove gli angeli raccoglieranno il sangue dei martiri in anfore di cristallo, col quale irroreranno le anime che ci avvicinano a Dio.

59.MO ANNIVERSARIO DI SACERDOZIO

ROMA 19 MARZO 1966 – ERBA 19 MARZO 2025

Grazie di cuore per gli auguri e le preghiere

Dio vi benedica e la Madonna vi protegga col suo amore

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🔴IL SEGNO DI MEDJUGORJE SCUOTERÀ IL MONDO – Catechesi di Padre Livio – Puntata 2

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🔴LIVE🔴IL 18 MARZO 2024 LA GOSPA HA SVELATO IL PIANO DI SATANA – Editoriale di Padre Livio

SAN GIUSEPPE

Il beato Pio IX lo ha dichiarato patrono della Chiesa universale, consapevole della potentissima intercessione di Giuseppe, che si estende a ogni grazia, come già ricordava santa Teresa d’Avila.

Ermes Dovico – La Nuova Bussola -19_03_2025 

Se giustamente l’antico adagio teologico afferma che di Maria non si dice mai abbastanza, similmente si può dire del suo castissimo sposo poiché in nessun altro santo, eccetto la stessa Madre di Dio, la dimensione del mistero è così grande come in san Giuseppe. E in nessun altro santo come nel padre putativo di Gesù le logiche divine appaiono del tutto straordinarie e ribaltate rispetto alle logiche del mondo. La Chiesa insegna che solo a Dio si deve il culto di latria (adorazione); a Maria è riservata una venerazione specialissima detta iperdulia («oltre la dulia», cioè il culto di angeli e santi), cui segue immediatamente la protodulia dovuta a Giuseppe, da venerare come primo tra tutti i santi.

Il perché lo spiega bene Leone XIII nella Quamquam Pluries: «Poiché tra Giuseppe e la beatissima Vergine esistette un vincolo coniugale, non c’è dubbio che a quell’altissima dignità, per cui la Madre di Dio sovrasta di gran lunga tutte le creature, egli si avvicinò quanto nessun altro mai. Infatti il matrimonio costituisce la società, il vincolo superiore ad ogni altro: per sua natura prevede la comunione dei beni dell’uno con l’altro. Pertanto se Dio ha dato alla Vergine in sposo Giuseppe, glielo ha dato pure a compagno della vita, testimone della verginità, tutore dell’onestà, ma anche perché partecipasse, mercé il patto coniugale, all’eccelsa grandezza di lei». Non è perciò casuale il posto unico che san Giuseppe occupa nel cuore dei credenti, dai fedeli più semplici ai più grandi teologi, fino ai pontefici, che da secoli esortano i cristiani ad accrescere la devozione verso il Custode della Sacra Famiglia, in sommo grado ripieno di fede, speranza e carità.

Il Vangelo non gli attribuisce direttamente nessuna parola, ma il suo silenzio e ogni circostanza in cui si parla di lui hanno un peso specifico enorme. Giuseppe collega Gesù alla discendenza di Davide, è l’uomo chiamato da Dio a cooperare alla realizzazione delle profezie e all’adempimento delle antiche promesse. Perciò il primo capitolo di Matteo, l’evangelista che più si rivolge ai Giudei, si apre con la genealogia di Gesù e – al suo culmine – ci presenta Giuseppe come «lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo». Come Luca approfondirà la prospettiva interiore della Vergine, Matteo ci offre uno spaccato dei pensieri di Giuseppe, da lui lodato quale «giusto». Un giusto che in ogni istante, per quanto tormentato, pensò a proteggere Maria, preservandola dalla lapidazione e custodendone l’onore, fino al conforto del messaggero celeste: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Giuseppe abbracciò quindi la sua vocazione di sposo e «fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore», prendendo con sé la sua sposa. Quel «fece» dice molto su questo glorioso santo nascosto, che ama la legge di Dio e dunque la osserva, abbandonandosi totalmente alla Volontà divina, con il pieno assenso del suo intelletto. Come Maria ha detto liberamente sì a Dio, così Giuseppe: entrambi sorpresi da Lui, entrambi pronti a servire il Suo disegno salvifico. «La sorpresa del casto Giuseppe era paragonabile a quella della Vergine Maria quando al momento dell’Annunciazione ha chiesto: “Come può accadere se non conosco uomo?” Maria voleva sapere come avrebbe potuto essere vergine e madre allo stesso tempo, e san Giuseppe non sapeva come poter essere vergine e padre», ha detto il venerabile Fulton Sheen (1895-1979) in una splendida catechesi: «L’Angelo del Signore ha spiegato a entrambi che solo Dio aveva il potere di fare una cosa simile».

Attraverso il matrimonio con Maria, luce per tutti gli sposi, Giuseppe divenne padre di Gesù e ne servì la missione proprio con la sua paternità verginale. Salvò il Bambino da Erode con la fuga in Egitto, lo allevò, lo nutrì, lo vestì, gli insegnò un mestiere, assolvendo di giorno in giorno i suoi compiti paterni verso Gesù, il quale da parte sua obbediva docilmente ai genitori e «cresceva in sapienza, età e grazia», preludio della sua attività pubblica. A Dio piacque che Gesù, Verbo incarnato, venisse chiamato figlio di Giuseppe e volle che alla custodia del santo patriarca fossero affidati «gli inizi della Redenzione» (Messale Romano). Come ricorda san Giovanni Paolo II nella Redemptoris Custos, Giuseppe fu allo stesso tempo il Custode del Redentore, il primo devoto di Maria e il primo uomo al quale fu partecipato il mistero dell’Incarnazione che si era compiuto nella sua sposa. Alla quale è indissolubilmente legato. Perciò, insegnano i santi, la vera devozione dell’uno accresce la devozione verso l’altra: e insieme sono strada sicura verso Cristo.

Ecco perché san Giovanni Crisostomo ne sottolineava l’eccezionale ruolo di «ministro della salvezza» e il beato Pio IX lo ha dichiarato patrono della Chiesa universale, consapevole della potentissima intercessione di Giuseppe, che si estende a ogni grazia, come già ricordava santa Teresa d’Avila: «Ad altri sembra che Dio abbia concesso di soccorrerci in questa o in quell’altra necessità, mentre ho sperimentato che il glorioso San Giuseppe estende il suo patrocinio su tutte. Con ciò il Signore vuol darci a intendere che, a quel modo che era a lui soggetto in terra, dove egli come padre putativo gli poteva comandare, altrettanto gli è ora in cielo nel fare tutto ciò che gli chiede».

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