"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Autore: Padre Livio Fanzaga Pagina 560 di 1193

🔴LIVE🔴🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: IL SEGNO DI MEDJUGORJE SCUOTERA’ IL MONDO – Puntata 7🙏

Loading the player...

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 366 – LA VITA CONSACRATA

Loading the player...

Papa Leone XIV: “Chi manca di carità non solo manca di fede e di speranza, ma toglie speranza al suo prossimo”

Il Messaggio di Papa Leone XIV per la IX Giornata Mondiale dei Pove

Di Antonio Tarallo

Città del Vaticano , venerdì, 13. giugno, 2025 13:30 (ACI Stampa).

Il Messaggio del Santo Padre Leone XIV per la IX Giornata Mondiale dei Poveri (che sarà celebrata domenica 16 novembre 2025) oggi, nella memoria di “Sant’Antonio di Padova, Patrono dei Poveri” (così cita il documento), è stato reso noto dalla Sala Stampa Vaticana. 

“In mezzo alle prove della vita, la speranza è animata dalla certezza, ferma e incoraggiante, dell’amore di Dio, riversato nei cuori dallo Spirito Santo. Perciò essa non delude e San Paolo può scrivere a Timoteo: «Noi ci affatichiamo e lottiamo, perché abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente». Il Dio vivente è infatti il «Dio della speranza», che in Cristo, mediante la sua morte e risurrezione, è diventato «nostra speranza». Non possiamo dimenticare di essere stati salvati in questa speranza, nella quale abbiamo bisogno di rimanere radicati”. Con queste parole di speranza si apre il Messaggio che Papa Leone XIV ha scritto in occasione della IX Giornata Mondiale dei Poveri. 

“Il povero può diventare testimone di una speranza forte e affidabile, proprio perché professata in una condizione di vita precaria, fatta di privazioni, fragilità ed emarginazione”, continua. Il povero, infatti, “non conta sulle sicurezze del potere e dell’avere; al contrario, le subisce e spesso ne è vittima. La sua speranza può riposare solo altrove. Riconoscendo che Dio è la nostra prima e unica speranza, anche noi compiamo il passaggio tra le speranze effimere e la speranza duratura”. Ed è a questo punto che il povero ha “Dio come compagno di strada”, perché “le ricchezze vengono ridimensionate”. 

Il papa, poi, sottolinea che “la più grave povertà è non conoscere Dio”. Cita papa Francesco quando in Evangelii gaudium scriveva: “La peggior discriminazione di cui soffrono i poveri è la mancanza di attenzione spirituale. L’immensa maggioranza dei poveri possiede una speciale apertura alla fede; hanno bisogno di Dio e non possiamo tralasciare di offrire loro la sua amicizia, la sua benedizione, la sua Parola, la celebrazione dei Sacramenti e la proposta di un cammino di crescita e di maturazione nella fede”.  Un punto fermo è che “tutti i beni di questa terra, le realtà materiali, i piaceri del mondo, il benessere economico, seppure importanti, non bastano per rendere il cuore felice. Le ricchezze spesso illudono e portano a situazioni drammatiche di povertà, prima fra tutte quella di pensare di non avere bisogno di Dio e condurre la propria vita indipendentemente da Lui”. 

Nel Messaggio si legge, poi: “La speranza cristiana, cui la Parola di Dio rimanda, è certezza nel cammino della vita, perché non dipende dalla forza umana ma dalla promessa di Dio, che è sempre fedele. Perciò i cristiani, fin dalle origini, hanno voluto identificare la speranza con il simbolo dell’àncora, che offre stabilità e sicurezza”. E aggiunge: “La speranza cristiana è come un’àncora, che fissa il nostro cuore sulla promessa del Signore Gesù”.  Papa Leone XIV ribadisce poi che “la nostra vera patria è nei cieli”. E, dunque, “la città di Dio, di conseguenza, ci impegna per le città degli uomini. Esse devono fin d’ora iniziare a somigliarle”.

Poi, una frase assai forte, che fa riflettere: “Chi manca di carità, invece, non solo manca di fede e di speranza, ma toglie speranza al suo prossimo”. L’invito alla speranza, inoltre, porta con sé “il dovere di assumersi coerenti responsabilità nella storia, senza indugi”. Poi, lo sguardo del pontefice, si posa sul sociale: “La povertà ha cause strutturali che devono essere affrontate e rimosse. Mentre ciò avviene, tutti siamo chiamati a creare nuovi segni di speranza che testimoniano la carità cristiana, come fecero molti santi e sante in ogni epoca”. Fa riferimento all’impegno degli Stati per “gli ospedali e le scuole” che “sono istituzioni create per esprimere l’accoglienza dei più deboli ed emarginati. Essi dovrebbero far parte ormai delle politiche pubbliche di ogni Paese, ma guerre e diseguaglianze spesso ancora lo impediscono. Sempre più, segni di speranza diventano oggi le case-famiglia, le comunità per minori, i centri di ascolto e di accoglienza, le mense per i poveri, i dormitori, le scuole popolari: quanti segni spesso nascosti, ai quali forse non badiamo, eppure così importanti per scrollarsi di dosso l’indifferenza e provocare all’impegno nelle diverse forme di volontariato!”.

Ribadisce, poi, che “i poveri sono al centro dell’intera opera pastorale. Non solo del suo aspetto caritativo, ma ugualmente di ciò che la Chiesa celebra e annuncia”. Un riferimento al Giubileo: “Quando la Porta Santa sarà chiusa, dovremo custodire e trasmettere i doni divini che sono stati riversati nelle nostre mani lungo un intero anno di preghiera, conversione e testimonianza. I poveri non sono oggetti della nostra pastorale, ma soggetti creativi che provocano a trovare sempre nuove forme per vivere oggi il Vangelo”. E ricorda: “Promuovendo il bene comune, la nostra responsabilità sociale trae fondamento dal gesto creatore di Dio, che dà a tutti i beni della terra: come questi, così anche i frutti del lavoro dell’uomo devono essere equamente accessibili. Aiutare il povero è infatti questione di giustizia, prima che di carità”. 

UN’AVE MARIA PER LA PACE

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

🔴LIVE🔴I DONI DELLO SPIRITO SANTO – Catechesi di Padre Livio puntata 21

Loading the player...

🔴LIVE🔴 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Sant’Antonio di Padova

Sant’Antonio nacque a Lisbona nel 1195 da genitori favoriti da Dio di ricchezze spirituali e di un certo benessere. Dopo la prima educazione ricevuta nella casa paterna da uno zio canonico, continuò la sua istruzione nella scuola vescovile annessa alla Curia. Con l’età cresceva pure nell’umiltà, unita al disprezzo per le glorie mondane; virtù che, unitamente alla fama di taumaturgo, lo distingueranno sempre.

Sentendosi portato alla solitudine, il Santo pensò presto di ritirarsi in un convento e scelse i Canonici Regolari di S. Agostino. Qui si diede con tale fervore alla mortificazione della carne, alla ritiratezza e ad un silenzio operoso, da divenire uno specchio per i suoi confratelli. 

Ma le sue brame non erano ancora pienamente appagate: il Santo desiderava di ricevere il martirio, se cosi fosse piaciuto al Signore; e a questo scopo, abbandonato il convento di S. Croce, si ritirò tra i Frati Minori ai quali erano permesse le Missioni.

Ma chi può scrutare i disegni altissimi dell’Onnipotente? Antonio, appena giunto in terra di Missione, è assalito da una malattia tale che lo costringe alla più assoluta inazione, e lo inchioda inesorabilmente in un letto, tanto che è costretto al ritorno. Si imbarca allora per ritornare in Portogallo, ma la nave, sbattuta da violenta tempesta, dopo una fortunosa navigazione, viene a sfasciarsi contro il litorale della Sicilia.

Soccorso da alcuni pescatori, viene trasportato a braccia al più vicino convento. Antonio adora la volontà di Dio, ed appena è in grado di camminare si reca ad Assisi. Qui ebbe la grazia di vedere il suo caro padre S. Francesco, e di assistere al capitolo delle stuoie. Ma in questa circostanza il nostro Santo non parlò, nè fu notato. Dopo l’umiliazione però la Provvidenza, in modo inaspettato, gli apriva la via della predicazione. 

Fu una rivelazione: in poco tempo divenne celebre e dovette passare a Montpellier, a Tolosa, a Bologna, a Rimini e infine a Padova. Nella quaresima che tenne in quest’ultima città, i frutti della grazia divina furono copiosissimi: riconciliò nemici, ridusse i dissoluti a vita migliore, persuase gli usurai alla restituzione. La sua parola era come un dardo che trapassava i cuori e li infiammava d’amore alla virtù. Il Signore confermava la santità del Santo con numerosissimi miracoli.

Conoscendo per rivelazione che suo padre era accusato ingiustamente della morte di un nobile, pregò Dio e si trovò miracolosamente a Lisbona accanto al padre. Qui richiamò a vita l’ucciso che indicò l’omicida: suo padre fu salvo. 

Sentendosi vicino al termine della vita ottenne il permesso di ritirarsi nel romitorio di Camposampiero nel luogo che il signore del luogo, il conte Tiso, aveva affidato ai francescani, nei pressi del suo castello; qui passò i suoi ultimi giorni nella contemplazione e nell’esercizio sempre più puro dell’amor di Dio.

Si narra che Antonio camminando nel bosco, notò un maestoso noce e gli venne l’idea di farsi costruire tra i rami dell’albero una specie di celletta. Tiso gliela allestì. Il Santo passò così in quel rifugio le sue giornate di contemplazione, rientrando nell’eremo solo la notte.

Una sera, il conte si recò nella stanzetta dell’amico, quando, dall’uscio socchiuso, vide sprigionarsi un intenso splendore. Temendo un incendio, spinse la porta e restò immobile davanti alla scena prodigiosa: Antonio stringeva fra le braccia Gesù Bambino. 

Quando si riscosse dall’estasi e vide il viso commosso, il Santo lo pregò di non parlare con nessuno dell’apparizione celeste. Solo dopo la morte del Santo il conte avrebbe raccontato quello che aveva visto.

Così poco dopo Frate Antonio si ammalò gravemente ed espresse il desiderio di essere portato a Padova per morire nel suo convento di S. Maria. Venne tosto disteso su di un carro, tirato da due buoi. Ma quando il carro giunse alle porte di Padova, si fece una breve sosta nel convento dell’Arcella. Qui l’ammalato peggiorò e domandò il S. Viatico e l’Estrema Unzione. Poi cominciò a cantare l’inno alla Madonna: “O gloriosa Signora, innalzata sopra le stelle…”.  Intorno a lui i frati pregavano e piangevano.

Ad un certo momento i suoi occhi velati, si aprirono, e si fissarono estatici e lucenti in alto come se vedessero qualche cosa di divino. Il frate che lo sorreggeva gli chiese:  “Che cosa guardi?”. Con voce che manifestava tutta la sua gioia, rispose: “Vedo il mio Signore!”.  Poco dopo Frate Antonio era in cielo: 13 giugno 1231 all’età di 36 anni. Dopo la sua morte i fanciulli di Padova e dei dintorni andavano gridando: « È morto il Santo, è morto il Santo ». Ed era veramente morto un santo ed un grande santo, che lasciò tracce indelebili di ogni virtù.

LA CANONIZZAZIONE

Sant’Antonio di Padova fu canonizzato il 30 maggio 1232, a soli 11 mesi dalla sua morte, avvenuta il 13 giugno 1231. La cerimonia si svolse nella cattedrale di Spoleto durante la domenica di Pentecoste e fu presieduta da papa Gregorio IX. Questo processo di canonizzazione è considerato il più rapido nella storia della Chiesa cattolica, completato in appena 352 giorni.

La straordinaria rapidità della canonizzazione fu motivata dalla profonda devozione popolare e dalla fama dei numerosi miracoli attribuiti a Sant’Antonio subito dopo la sua morte. La sua tomba, situata nella chiesa di Santa Maria Mater Domini a Padova, divenne rapidamente meta di pellegrinaggi. Le autorità civili e religiose di Padova inviarono ripetute delegazioni a papa Gregorio IX, che aveva personalmente conosciuto Antonio e ne apprezzava la santità.

Il processo canonico fu affidato a una commissione presieduta dal vescovo di Padova, che raccolse numerose testimonianze di guarigioni e altri prodigi. Il papa, dopo aver esaminato le prove e ascoltato la lettura dei 53 miracoli approvati, proclamò solennemente frate Antonio santo, fissando la sua festa liturgica il 13 giugno, anniversario della sua morte.In seguito alla canonizzazione, la chiesa di Santa Maria Mater Domini fu ampliata per accogliere il crescente numero di pellegrini, dando origine all’attuale Basilica di Sant’Antonio di Padova, conosciuta anche come “il Santo”

I missili, le sirene: l’esercito israeliano attacca l’Iran. Netanyahu: «Colpiti i siti nucleari»

di Davide Frattini – Corriere della Sera – 13 Giugno 2025

Dichiarato lo stato di emergenza speciale in Israele. Udite forti esplosioni nella capitale iraniana

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – La prima sirena d’allarme è la sveglia per tutti gli israeliani da Nord a sud del Paese. Costringe milioni di persone a leggere il messaggio che blocca lo schermo dei telefonini: il governo dichiara l’emergenza dopo aver ordinato un bombardamento contro l’Iran. In contemporanea i testimoni raccontano di esplosioni attorno alla capitale Teheran. 

Da 48 ore gli americani – che precisano agli alleati occidentali e in Medio Oriente: «Non siamo coinvolti» – avevano diffuso segnali che qualcosa stava per succedere: le ambasciate in Iraq, Kuwait, Bahrain evacuate, i famigliari dispiegati nella regione richiamati negli Stati Uniti. Fino alle rivelazioni passate ai giornali e alle emittenti televisive: «Per gli israeliani è tutto pronto. Succederà nei prossimi giorni». È successo.

Ancora ieri il presidente Donald Trump aveva ripetuto di non considerare il raid «imminente», aveva proclamato di non volerlo fino a quando un accordo con l’Iran è ancora possibile».

A questo punto non è chiaro se l’amico Benjamin Netanyahu lo ha lasciato all’oscuro (improbabile) o le sue parole facessero parte della copertura per sorprendere il regime islamico. Sorpresa relativa: fonti da Teheran avevano spiegato di essere state avvertite da una «nazione amica» della possibilità. Domenica gli inviati della Casa Bianca avrebbero dovuto incontrare gli emissari degli ayatollah per discutere ancora una volta dell’intesa.

Bibi, com’è soprannominato, considera fermare il progetto atomico iraniano come la missione esistenziale. Ci pensa e progetta l’attacco dal 2009, quando è tornato al potere (dopo un periodo tra il 1996 e il 1999) e ci è rimasto. Il primo ministro più longevo nella Storia del Paese è stato impegnato nei giorni scorsi in un’altra battaglia, quella per la sopravvivenza politica, mentre gli alleati religiosi minacciavano di lasciare la coalizione.

Gli Stati Uniti hanno affermato di essere al corrente degli attacchi israeliani contro l’Iran ma hanno precisato di «non essere coinvolti in nessun modo».
Lo riferiscono funzionari di Washinton alla Cnn. Il premier Benjamin Netanyahu annuncia in un messaggio registrato che l’operazione – chiamata Leone che sorge – serve a fermare gli ayatollah: «Hanno accumulato abbastanza uranio arricchito per produrre nove testate».

I missili stanno colpendo i siti nucleari, le installazioni militari, le basi missilistiche. Ma anche i palazzi del potere a Teheran. Fonti militari spiegano che l’offensiva potrebbe durare settimane. È una guerra più che un raid. I generali israeliani lasciano trapelare che nella prima ondata avrebbero eliminato lo Stato Maggiore della Repubblica islamica, il comandante dei Pasdaran, gli scienziati alla guida del programma. Tra gli obiettivi anche i leader politici. Sembra che l’attacco punti anche al cambio di regime.

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Venerdì 13 Giugno 2025

h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita

h. 9.oo: MEDJUGORJE: PERCHE’ NON HO DUBBI

2. Le apparizioni di Medjugorje sono uniche nella storia della Chiesa


Sono incominciate il 24 Giugno del 1981 e termineranno con la morte dei sei veggenti.

La Madonna appare ovunque i veggenti si trovino nel mondo

I messaggi della Madonna, per quanto numerosi, sono “irreprensibili”

La Madonna oltre ai veggenti ha scelto una Parrocchia

Tutto questo ha fatto di Medjugorje una delle parole più conosciute al mondo

La Gospa ha fatto di Radio Maria l’emittente cattolica più diffusa nel mondo

h. 9.30: PENSIERO MARIANO

“Vittoria” (17)

Dal libro di padre Livio: “Magnificat – il poema di Maria”


h. 10: I DONI DELLO SPIRITO SANTO (21)


Blogdipadrelivio.it

Lettera di Tiziano


DAI UNA MANO ALLA EVANGELIZZAZIONE DI RADIO MARIA IN ITALIA E NEL MONDO

+Bonifico Bancario Intestato a: Radio Maria ETS, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)

Banca Intesa Sanpaolo filiale di Milano – IBAN: IT26 H030 6909 6061 0000 0126 574

+Conto corrente postale – N. 1 4 5 2 2 2 2 1

Intestato a: Associazione Radio Maria, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)

+ 5×1000 per i progetti di Radio Maria: C. F. 94023530150

Pagina 560 di 1193

Radio Maria ETS - Via Milano 12, 22036 Erba (Co) - CF 94023530150

Privacy policy