Autore: Padre Livio Fanzaga Pagina 36 di 1163
L’Angelus di oggi di Papa Leone XIV in Piazza San Pietro
Di Veronica Giacometti
Città del Vaticano, domenica 6 settembre 2026, 12:11 (ACI Stampa).
“La Parola di Dio proclamata nella liturgia di questa domenica ci offre alcuni criteri fondamentali di pensiero e di azione. Leggiamo dalla Lettera ai Romani che ogni comandamento si ricapitola in questa parola: Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Papa Leone XIV inizia dalla Liturgia di oggi per accogliere i fedeli e i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per l’Angelus della domenica.
“Gesù ci ha insegnato a invocare e a praticare la remissione dei debiti. C’è però un patrimonio che ci dobbiamo l’un l’altro, senza restarne imprigionati: è il debito di un amore vicendevole. Tutta l’attenzione, la cura e il bene che abbiamo ricevuto ci rendono più liberi e capaci di responsabilità”, dice il Pontefice affacciandosi alla finestra dello studio, nel Palazzo Apostolico Vaticano.
“Nel Vangelo di questa domenica, Gesù suggerisce a ogni comunità cristiana almeno due modi di esercitare l’amore vicendevole. Il primo è diventare capaci di correzione fraterna. È un’arte delicata e troppo spesso dimenticata, che chiede franchezza e gradualità. Parlarsi sinceramente – dapprima a tu per tu, poi se necessario fra due o tre persone, infine, quando occorre, con l’intera comunità – significa affrontare la realtà e trasformare problemi e conflitti in passaggi di crescita. Il lamento e la maldicenza sono più facili, ma non generano nulla e paralizzano molte situazioni. Il Vangelo, invece, ci educa alla libertà, nella carità”, questo il consiglio di Papa Leone.
“C’è poi un secondo modo di amare fraternamente, che per Gesù trasforma persino la preghiera: mettersi d’accordo. Non soltanto quando c’è un conflitto, ma per chiedere a Dio qualche dono. Senza fede, ognuno potrebbe sentirsi solo e sospettare degli altri, vedendoli come estranei e nemici. Per grazia, siamo invece fratelli e sorelle che possono andare d’accordo: incontrandosi, perdonandosi e ascoltandosi nel Signore”, commenta il Papa prima della preghiera mariana.
Subito dopo la recita dell’Angelus il Papa passa ai consueti saluti. L’appello è per la pace in Ucraina. “Con animo addolorato ho seguito le notizie dei violenti attacchi che hanno colpito diverse città e infrastrutture civili in Ucraina, provocando la morte di persone innocenti”, dice il Pontefice. “Il mio cuore si unisce alla popolazione che da anni vive nell’angoscia e nella paura”, continua l’appello del Papa che chiede di “mettere fine alla violenza, fermare la distruzione, aprire il cuore alla pace”. Il Papa nel suo appello auspica la ripresa dei negoziati, l’apertura alla diplomazia. “Prevalga la concordia a tutti i conflitti del mondo”, questo l’appello finale.
“Chiediamo al Signore dopo la pausa estiva di accompagnarci e sostenerci nella sua luce”, finisce così l’Angelus di oggi di Papa Leone in Piazza San Pietro.
di Marta Serafini – Corriere della Sera – 6 Settembre 2026
Lo scoglio principale resta il controllo del Donetsk: Putin insiste nel volerlo tutto, Zelensky fa muro. E Mosca è sempre più ostile al coinvolgimento europeo
Dal febbraio 2022, Mosca e Kiev hanno continuato a mantenere contatti senza però riuscire a trasformarli in un vero percorso verso la pace. Ci sono stati brevi cessate il fuoco, scambi di prigionieri e tentativi di mediazione, ma nessuno di questi passaggi ha prodotto risultati decisivi.
Una nuova fase di negoziati ad alto livello si è aperta nel gennaio 2025, poco dopo l’insediamento di Donald Trump che aveva promesso di chiudere la guerra in tempi rapidissimi. L’ultimo ciclo di colloqui diretti si è svolto a febbraio, con incontri ad Abu Dhabi e poi a Ginevra. Anche in quel caso, però, non è arrivata alcuna svolta. La trattativa si è interrotta bruscamente quando l’attenzione dell’amministrazione americana è stata assorbita dalla guerra con l’Iran. Da allora i contatti tra le due capitali sono rimasti limitati, mentre i nodi di fondo sono rimasti tutti sul tavolo. A giugno Volodymyr Zelensky ha pubblicato una lettera aperta a Vladimir Putin proponendo di riprendere i colloqui di pace, ma il presidente russo ha continuato a mostrare scarso interesse per una soluzione negoziale, ribadendo la volontà di proseguire la guerra.

La zona contesa
Il principale punto critico riguarda il territorio. Nell’ultimo ciclo negoziale si è discusso di un piano di pace in 20 punti, che comprendeva garanzie di sicurezza per impedire nuove aggressioni russe e impegni per la ricostruzione dell’Ucraina. Ma la questione decisiva resta il controllo del Donetsk. La Russia chiede che Kiev ceda il territorio che ancora controlla nella regione orientale, una fascia di circa 80 chilometri per 65 con decine di centri abitati. Putin punta al controllo completo del Donetsk, comprese le città fortificate di Sloviansk e Kramatorsk. Zelensky ha escluso di poter semplicemente ordinare il ritiro, sia per ragioni legali sia politiche e umanitarie, ricordando che nell’area vivono ancora centinaia di migliaia di persone. La sua proposta è quella di un arretramento simmetrico delle forze, con la creazione di una zona smilitarizzata o economicamente libera presidiata da Kiev e con la linea di contatto affidata a forze internazionali. Resta però una soluzione difficile: senza un compromesso sul Donetsk, un accordo di pace appare poco realistico, anche se il logoramento militare di entrambe le parti potrebbe alla lunga spingere entrambe le parti verso aperture.
La centrale
Un secondo nodo è la centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, occupata dai russi dal marzo 2022. I sei reattori sono da tempo in arresto. Per farli ripartire servirebbero investimenti ingenti, anche per ricostruire la diga di Kakhovka che garantiva l’acqua di raffreddamento. Kiev chiede la smilitarizzazione dell’area e immagina una zona economica libera. Gli Stati Uniti hanno proposto una gestione congiunta tra Washington, Mosca e Kiev, ma l’ipotesi è stata giudicata irrealistica dagli ucraini, che hanno rilanciato con una gestione al 50 per cento tra Usa e Ucraina. Il problema è che la Russia non intende rinunciare al controllo dell’impianto. Un compromesso, qui, non è impossibile, ma richiederebbe un livello di fiducia che oggi semplicemente non esiste.
Le garanzie di sicurezza
Attorno al tavolo, inoltre, non ci sono solo russi e ucraini. Gli Stati Uniti restano il principale mediatore, ma i governi europei temono di essere tagliati fuori da un accordo destinato a ridefinire gli equilibri di sicurezza del continente. Francia, Germania e Regno Unito hanno quindi costruito un formato negoziale che tuteli gli interessi europei, i Volenterosi. Kiev chiede a Stati Uniti ed Europa garanzie di sicurezza sul modello Nato in caso di una nuova aggressione russa e punta a mantenere un esercito di 800 mila uomini. Ma Mosca considera inaccettabile la presenza di truppe europee sul territorio ucraino.
Legittimità
Pesano poi i costi della guerra e della ricostruzione. Le perdite ucraine sono stimate in 800 miliardi di dollari e resta aperta la questione di quanto la Russia dovrebbe contribuire. Sullo sfondo ci sono anche i beni russi congelati in Europa. A complicare tutto ci sono poi i dossier strategici: l’adesione dell’Ucraina alla Nato, respinta da Mosca ma iscritta nella Costituzione ucraina, e quella all’Unione europea, che appare comunque lontana. E la legittimazione politica di un accordo che a Kiev dovrebbe arrivare da un referendum.

2 Settembre 2026
di Virginia Coda Nunziante – Corrispondenza Romana 1966
La formula De Maria numquam satis – «Di Maria non si dirà mai abbastanza» –, tradizionalmente attribuita a san Bernardo di Chiaravalle, non è un’esagerazione retorica, ma esprime una verità profondamente radicata nella Tradizione della Chiesa. Il mistero della Madonna, infatti, non può essere separato da quello di Gesù Cristo e dall’opera della Redenzione. Quanto più si approfondiscono la persona e la missione di Maria, tanto più si comprendono l’Incarnazione del Verbo, la maternità della Chiesa, la comunione dei santi e il destino soprannaturale dell’umanità.
San Bernardo, il Doctor Mellifluus, nutriva una fiducia sconfinata nel patrocinio della Madre di Dio. «Dio ha voluto che noi nulla ottenessimo, che non passi per le mani di Maria», affermava in uno dei suoi sermoni (In vigilia Nativitatis Domini, serm. III, 10: PL 183, 100A). E, rivolgendosi a chi si sente travolto dalle tempeste della vita, esortava: «Se insorgono i venti delle tentazioni, se incappi negli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria». Chi la segue non si smarrisce, chi la invoca non dispera, chi è sostenuto da lei non cade e chi si lascia guidare da lei giunge alla meta (Homilia II super “Missus est”, n. 17: PL 183, 70B-D, 71A).
Queste parole non riguardano soltanto le prove dell’anima individuale. Possono essere applicate anche alle tempeste che investono la Chiesa e l’intera società. Pio XII, nell’enciclica Doctor Mellifluus del 24 maggio 1953, dopo aver riproposto la celebre invocazione di san Bernardo, osservava che anche il suo tempo era minacciato dall’indebolimento della fede, dalla corruzione dei costumi, dagli odi e dalle discordie tra i popoli. Invitava perciò i cristiani a chiedere alla Madre di Dio che impetrasse «gli opportuni rimedi» ai mali sovrastanti e ottenesse «una sincera, solida e fruttuosa pace alla Chiesa, ai popoli, alle nazioni» (Pio XII, Doctor Mellifluus, in Acta Apostolicae Sedis, 45 [1953], pp. 369-384).
A maggior ragione questo invito vale per la nostra epoca, caratterizzata da una crisi religiosa, morale e politica così grave e profonda da non lasciare intravedere, sul piano puramente umano, sicure vie d’uscita. La crisi religiosa ha oscurato la fede e indebolito la vita soprannaturale; quella morale ha sovvertito i princìpi che regolano la vita degli individui, delle famiglie e delle società; quella politica ha logorato le istituzioni e moltiplicato nel mondo i focolai di guerra. Le soluzioni proposte dagli uomini sembrano spesso aggravare i mali che vorrebbero guarire, perché nascono dalla stessa visione del mondo che li ha prodotti.
È in questo contesto che si svolgerà a Roma, il 7 e l’8 ottobre 2026, il convegno internazionale De Maria numquam satis, dedicato a «La Beatissima Vergine Maria nel dogma e nel culto. Contributi teologici e storici». L’incontro intende onorare la Madre di Dio attraverso una riflessione che, proprio perché mai definitivamente conclusa, rimane sempre viva e feconda. Non si tratta di contrapporre la devozione alla dottrina, ma di mostrare la loro intima unità: la vera devozione nasce dalla verità della fede, mentre la dottrina, quando è autenticamente vissuta, si trasforma in preghiera, fiducia e amore.
Da un lato, l’attenzione ai grandi nodi dogmatici mariani aiuterà a comprendere il fondamento teologico del culto reso alla Beatissima Vergine, Madre del Verbo Incarnato; dall’altro, lo studio delle forme storiche della pietà mariana mostrerà come la fede della Chiesa si sia espressa nel corso dei secoli, illuminando aspetti sempre nuovi dell’inesauribile mistero di Maria. Il convegno vuole così offrire un contributo al risveglio di un autentico movimento mariano tra il clero, i religiosi e i fedeli laici.
Il convegno sarà inaugurato il 6 ottobre alle ore 18.45, dai Vespri solenni in onore della Madonna del Rosario, celebrati nella Basilica della Madonna del Rosario, in via Cernaia, e presieduti da monsignor Anthony Colin Fisher, arcivescovo di Sydney. I lavori inizieranno il 7 ottobre alle ore 9 presso l’Aula magna dell’Istituto Patristico Augustinianum, in via Paolo VI 25, con la prolusione del cardinale Raymond Leo Burke.
La prima giornata sarà dedicata al mistero di Maria nel dogma e nel Magistero. Il professor don Manfred Hauke parlerà della Maternità divina e del dogma di Efeso; padre Wojciech Giertych O.P., teologo della Casa Pontificia, approfondirà il primato dell’amore verginale nell’amore materno di Maria. Seguiranno gli interventi di don Ľubomír Urbančok sul contributo della Scuola teologica romana alla definizione dell’Immacolata Concezione, di don Joseph Hamilton sull’Assunzione e di monsignor Rudolf Michael Schmitz sulla Vergine Maria nella sfera dell’Incarnazione.
La seconda giornata sarà dedicata a Maria nel culto, nella devozione e nella storia. Interverranno José Antonio Ureta sulla devozione mariana in America Latina, don Claude Barthe sulla Vergine nella Scuola francese di spiritualità, don Roberto Spataro S.D.B. su Maria Auxilium Christianorum nella tradizione salesiana e padre Thomas Crean O.P. su Maria vincitrice di tutte le eresie nella tradizione domenicana. Il professor Roberto de Mattei tratterà la teologia della storia del messaggio di Fatima, mentre Sua Eminenza il cardinale Gerhard Ludwig Müller concluderà le relazioni parlando della cooperazione della Beatissima Vergine all’opera della Redenzione. Al termine, si svolgerà una tavola rotonda su «Maria oggi: fede, dottrina e devozione nel mondo contemporaneo», con padre Lawrence Lew O.P., Régis de Lassus e Timothy Tindal-Robertson. Tutti gli interventi saranno accompagnati dalla traduzione simultanea in italiano, inglese e francese, secondo il programma ufficiale del convegno.
Non è casuale che il convegno coincida con la festa della Madonna del Rosario e con il 455° anniversario della battaglia di Lepanto. Il 7 ottobre 1571, mentre la flotta cristiana affrontava quella ottomana nelle acque greche, san Pio V chiamava la Cristianità alla recita del Rosario. La vittoria, umanamente tutt’altro che certa, fu attribuita all’intercessione della Vergine. Anche oggi, nelle ore drammatiche che viviamo, Maria continua a essere la stella che indica la rotta e la Madre che sostiene nella prova.
È con questa fiducia che il convegno romano si pone sotto il suo patrocinio, facendo proprie le parole con cui Pio XII concludeva l’enciclica Saeculo exeunte octavo: «Da Fatima, nostra Signora del Rosario, la grande Madre di Dio che vinse a Lepanto, vi assisterà con il suo potente patrocinio» (Pio XII, Saeculo exeunte octavo, 13 giugno 1940, in Acta Apostolicae Sedis, 32 [1940], pp. 249-260).
