23. «La via della mitezza e dell’umiltà» (Messaggio del 2 luglio 2007)
«Cari Figli! Nel grande amore di Dio, oggi vengo a voi per condurvi sulla via dell’umiltà e della mitezza. Prima stazione su questa via figli miei, è la Confessione; rinunciate al vostro orgoglio e inginocchiatevi davanti a mio Figlio. Comprendete figli miei che non avete niente e non potete niente, l’unica cosa vostra e quello che possedete è il peccato. Purificatevi e accettate la mitezza e l’umiltà. Mio Figlio avrebbe potuto vincere con la forza ma ha scelto la mitezza, l’umiltà e l’amore. Seguite mio Figlio e datemi le vostre mani affinché insieme saliamo sul monte e vinciamo. Vi ringrazio!”» (Messaggio del 2 luglio 2007).
I Messaggi della Regina della pace sono una fonte di acqua viva a cui attingere, perché con essi Maria ha inaugurato la sua evangelizzazione. Ogni frase contiene insegnamenti meravigliosi, ma è l’umiltà il termine che emerge in modo particolare. Quello che fa l’uomo moderno è tutto il contrario dell’umiltà, si crede dio al posto di Dio. Nella Parabola del fariseo e del pubblicano, vediamo come il fariseo parlava a Dio come fosse un suo dipendente.
La Madonna ci spiega cosa siamo. Noi non abbiamo niente, non siamo nemmeno di noi stessi: «non avete niente e non potete niente». «L’unica cosa vostra e quello che possedete è il peccato» questa è la nostra condizione esistenziale, è terribile e molto vera. L’esistenza non ce la siamo dati noi, possiamo essere spogliati del nostro essere in qualsiasi momento. La morte non è la nostra ancella, ma è nostra padrona. Anche i più grandi e potenti di questo mondo non possono nulla. Il non avete niente e non potete niente lo possiamo vedere quando si ha una grave malattia o c’è una disgrazia. Di fronte alle intemperie e alle tempeste della vita non possiamo fare nulla. L’unica cosa che possediamo in abbondanza sono i nostri peccati.
La Madonna vuole portarci a guardare con occhi limpidi e la vista spirituale e la nostra condizione esistenziale, in modo tale che con la luce della fede e la grazia di Dio possiamo umilmente chiedere perdono a Dio. Così possiamo abbracciare la via dell’umiltà che ha seguito Gesù Cristo non per espiare i suoi peccati, ma i nostri. Lui è l’Agnello di Dio che porta i peccati del mondo. Non dobbiamo seguire la via dell’orgoglio, della supponenza, della prepotenza. Ricordiamoci che un giorno la morte arriverà anche per noi. Cerchiamo di avere una realistica percezione della nostra condizione umana e mitighiamo la nostra presunzione, indossiamo le vesti penitenziali per prendere consapevolezza della miseria nella quale viviamo. Anche gli uomini più “grandi” sono senza niente, coloro che credono di avere il potere non sono niente. Poveretti quelli che si credono e non sono. Beati quelli che sanno di non essere e che si aggrappano a Colui che è. Senza Dio, siamo esseri umani condannati alla morte e non decidiamo per noi stessi, siamo nulla, siamo poveri peccatori.
La Madonna dice che la prima stazione sulla via dell’umiltà e della mitezza è la Confessione: «Oggi vengo a voi per condurvi sulla via dell’umiltà e della mitezza. Prima stazione su questa via figli miei, è la Confessione». Con la Confessione rinunciamo all’orgoglio e ci comportiamo come il pubblicano, inginocchiandoci a Gesù: «rinunciate al vostro orgoglio e inginocchiatevi davanti a mio Figlio. […] Purificatevi e accettate la mitezza e l’umiltà». Gesù ha usato le medesime parole, dicendo di essere mite e umile di cuore. Come sue creature e suoi seguaci dobbiamo essere umili, dobbiamo riconoscere di essere peccatori, guardare agli altri come fratelli con cui condividere la nostra fragilità universale, insita nell’umanità peccatrice. Proprio perché siamo tutti malati dobbiamo avere compassione gli uni degli altri con mitezza.
Nel Getsemani il capo delle guardie chiede chi è Gesù di Nazareth ed egli rispose: “Io Sono”, ha attribuito a sé il nome di Jhwh. Gesù non ha vinto con la forza la sua divinità, ma ha scelto la via della Croce, della mitezza, dell’umiltà e dell’amore. Dobbiamo seguire Gesù non da soli, ma insieme alla Madonna: «datemi le vostre mani affinché insieme saliamo sul monte e vinciamo».



