Pensiero Spirituale sul cammino verso il Natale. Undicesima tappa: rientra nell’Ovile santo

Cari amici,

l’evento di grazia della nascita di Gesù nel nostro cuore richiede la nostra cooperazione e la nostra preparazione. Nella Notte Santa Gesù Bambino deve trovare un cuore pieno di fede e di amore, degno di accoglierlo.

Il Natale cristiano è un evento di grazia in cui riceviamo la pace di Dio nei nostri cuori. È un dono inestimabile e in tanti potrebbero testimoniare che è il dono più bello che si possa ricevere sulla Terra.

La Confessione è certamente il primo passo sulla strada della vita nuova, dopo una vita di peccato. Quando si sceglie di impegnarsi nel cammino di fede e si cambia radicalmente, tutti notano il cambiamento perché diventa tangibile nel comportamenti, nel modo di parlare, nello stile di vita quotidiano.

Non tutti, però, accettano di buon grado questo cambiamento. Alcune persone talvolta vengono emarginate soprattutto dagli amici. Succede specialmente ai giovani che quando si convertono si ritrovano soli perché non è facile trovare persone che capiscono la loro situazione spirituale. Può succedere che ci si ritrovi isolati e si debba reimpostare la vita e i rapporti umani.

In queste situazioni è molto bella la fraternità che si crea fra le persone che si convertono. Si diventa “fratelli nella fede”.

Dio non lascia mai soli e nel momento in cui ci si trova a reinventare le reti di rapporti umani, permette di trovare altre persone nella stessa situazione, con cui condividere il cammino. È proprio per creare la fraternità che esistono nella Chiesa i gruppi di preghiera, da soli non è facile camminare! Abbiamo bisogno del sostegno e dell’incoraggiamento dei fratelli nella fede per andare avanti.

Si tratta di un vero e proprio passaggio: si lasciano determinati rapporti (alcuni dei quali sono pericolosi perché trascinano al male) e si intraprendono rapporti umani nuovi, diversi. È il rientro nella Chiesa, si fa parte così di gruppi di persone certamente più simili. Il comune denominatore è l’amore per Gesù Cristo e la voglia di camminare insieme.

Nella parrocchia, con il sacerdote e gli altri fedeli, si rientra nella Chiesa per fare il cammino di fede.

Il cammino di conversione deve necessariamente iniziare dalla Confessione, altrimenti rimane un qualcosa di astratto e interiore che non approda nella partecipazione ai Sacramenti della Chiesa. Il pericolo è quello di fare un cammino di conversione senza passare per le tappe indispensabili del Cristianesimo che sono, appunto, i Sacramenti.

La conversione deve essere attiva, oltre che interiore, deve essere messa in pratica e non solamente pensata. La conversione deve partire necessariamente da un Sacramento, che la concretizza e mette il sigillo della decisione di cambiare vita, abbandonare il peccato e camminare nella luce della fede.

Nel cammino di conversione i Sacramenti sono indispensabili. Sarebbe impensabile camminare da soli, senza un guida spirituale, senza la fonte della grazia che è l’Eucarestia, senza unirsi in matrimonio davanti a Dio…

A questo proposito vi invito a leggere la storia della conversione di Bruno Cornacchiola alle tre Fontane, che sia d’ispirazione per tutti, specialmente per le parole che la Madonna gli ha rivolto apparendo: «Rientra nell’Ovile santo, l’eterno miracolo di Dio, dove Cristo posò la prima pietra, quel fondamento sulla roccia eterna, Pietro.» (12 aprile 1947)

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”